Ranking UCI 2018: Alejandro Valverde chiude al comando

Ranking UCI 2018: Valverde primo, davanti a Simon Yates e il nostro Viviani terzo. Italia sul podio per Nazioni

Ranking UCI 2018: Valverde chiude primo

Ranking UCI 2018: Valverde chiude primo

Ranking UCI 2018 presenta la classifica definitiva dopo la conclusione dell’ultima prova del World Tour, il Tour of Guangxi. Il ranking definitivo di questo 2018 premia la continuità del fresco Campione del Mondo Alejandro Valverde.

Il forte corridore spagnolo ha chiuso la stagione con 4168 punti precedendo di oltre mille punti il secondo uomo in classifica, il britannico Simon Yates (3160) vincitore della Vuelta di Spagna e il nostro Elia Viviani (3106) che ha fatto la voce grossa in quasi tutte le volate

Peter Sagan ha dovuto salutare la sua seconda pelle (la maglia iridata) e si è dovuto accontentare della quarta posizione nella classifica mondiale 2018 davanti a Julian Alaphilippe che precede il vincitore del Tour de France Geraint Thomas.

A completare la top ten del Ranking UCI 2018 ecco il belga Greg Van Avermaet, l’olandese Tom Dumoulin (forte dei due secondi posti a Giro e Tour), il belga Tim Wellens e il francese Romain Bardet. Il secondo miglior atleta tricolore è Sonny Colbrelli (22esimo) mentre Vincenzo Nibali pur avendo trionfato alla Milano-Sanremo si deve accontentare della 45esima piazza pagando lo sfortunato ritiro al Tour e la conseguente Vuelta corsa sottotono

Fabio Aru chiude il suo Annus Horribilis al 153esimo posto senza essere mai riuscito a graffiare.

L’Italia si riappropria all’ultimo del podio nella classifica per Nazioni grazie alla vittoria al Tour of Guangxi di Gianni Moscon sorpassando la Spagna nella classifica che ha visto trionfare il Belgio davanti alla Francia

Ranking UCI 2018 Top Ten:

  1. Alejandro Valverde (Spagna) 4168
  2. Simon Yates (Gran Bretagna) 3160
  3. Elia Viviani (Italia) 3106
  4. Peter Sagan (Slovacchia) 3092
  5. Julian Alaphilippe (Francia) 2991,12
  6. Geraint Thomas (Gran Bretagna) 2777,25
  7. Greg Van Avermaet (Belgio) 2744,47
  8. Tom Dumoulin (Olanda) 2693,86
  9. Tim Wellens (Belgio) 2663
  10. Romain Bardet (Francia) 2545

Ranking UCI 2018 classifica degli italiani

  1. Elia Viviani 3106
  2. Sonny Colbrelli 1732,8
  3. Domenico Pozzovivo 1492
  4. Gianni Moscon 1451,82
  5. Diego Ulissi 1237
  6. Vincenzo Nibali 1172
  7. Andrea Pasqualon 1006
  8. Damiano Caruso 945,14

Ranking UCI 2018 Elia Viviani il più vincente al Mondo

Elia Viviani è il ciclista più vincente del 2018 avendo alzato le braccia al cielo per 18 volte nel corso della stagione alle sue spalle Dylan Groenewegen e Alejandro Valverde con 14 trionfi. Il campione della Quick-Step Floors ha dimostrato una grandissima continuità imponendosi sin dalle prima corse del calendario World Tour 2018 (terza tappa del Tour Down Under). Elia si è imposto anche al Dubai Tour (con classifica generale) e all’Abu Dhabi Tour. In primavera ecco trionfo alla Brugge-De Panne e ben quattro successi di tappa al Giro.

Poi ecco ben tre tappe conquistate alla Adriatica Ionica Race, il Campionato Italiano a Darfo Boario e la Classica di Amburgo per chiudere con altre tre frazioni della Vuelta di Spagna.

Nazionale Italiana per i Mondiali di Innsbruck

Nazionale Italiana: i convocati per il Mondiale

Nazionale Italiana ecco la lista e l’analisi dei convocati per il Mondiale di Innsbruck del CT Davide Cassani e della Nazionale femminile di Dino Salvoldi

Nazionale Italiana

Nazionale Italiana

Nazionale Italiana pronta a scaldare i motori in vista dell’appuntamento più atteso dell’anno: i Mondiali di Ciclismo di Innsbruck. Il Mondiale 2018 è ancor più atteso in virtù della difficoltà estrema del percorso: è dai mondiali in Colombia che non si vedeva un tracciato così impegnativo.

Nazionale Italiana Maschile per Innsbruck

  • Dario Cataldo (Astana Pro Team): non ci si aspettava la chiamata del corridore abruzzese, esce mediamente bene dalla Vuelta Espana a 2018 ma con ogni probabilità non sarà effettivamente impegnato in corsa.
  • Damiano Caruso (BMC Racing Team): Damiano è pressocchè certo di essere al via domenica trenta e le sue performance recenti lo accreditano come un ideale uomo di complemento ad un possibile capitano (Nibali?). L’ideale sarebbe tenerlo coperto fino all’ultimo transito quando potrebbe essere un perfetto diversivo o potrebbe tentare l’azione personale.
  • Alessandro De Marchi (BMC Racing Team): inutile girarci attorno, la Vuelta Espana l’ha detto, il Rosso di Buja è l’uomo più in forma del ciclismo tricolore (Elia Viviani a parte) e potrebbe essere l’uomo di “lusso” da mettere nelle fughe o correre da outsider. Il suo compito potrebbe essere quello di dettare il ritmo nelle tornate finali ma, se la strada gli sarà amica, potrebbe giocarsi le sue carte. Sarà uomo chiave della nostra nazionale.
  • Davide Formolo (Bora-Hansgrohe): non esce benissimo dalla Vuelta, ha provato a mettersi in luce attaccando ma il risultato non è stato dei migliori. Ha terminato la corsa  in 22esima posizione (ma non aveva i gradi di capitano della sua formazione) avrebbe potuto recitare un ruolo di rilievo ai Mondiali di Innsbruck ma con ogni probabilità dovrà accontentarsi di fare la “riserva”.
  • Gianni Moscon (Team Sky): tornato a correre dopo la squalifica per i fattacci del Tour de France ha dimostrato subito di essere pronto per giocare un ruolo di primo piano in Austria. Le qualità di Gianni le conosciamo bene così come ne sappiamo i limiti (anche caratteriali nella gestione dello stress della corsa), DavideCassani sa di potersi giocare una bella carta in una corsa durissima che potrebbe esaltare il fondo del trentino.
  • Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida): ragazzi avessimo scritto questo elenco a giugno avremmo detto che Lo Squalo era l’uomo da battere, poi c’è stato il Tour e quella stramaledetta caduta che ah scompaginato i piani. Nel palmares del siciliano la maglia iridata sarebbe una meritata ciliegina sulla torta, la sfortuna non si dimentica mai di baciarlo (vedi Rio 2016), che sia la volta di un bacio della fortuna?
  • Franco Pellizotti (Bahrain-Merida): è la spalla ideale per Vincenzo e ha dimostrato negli ultimi anni di avere trovato una maturità che gli ha permesso di ottenere due top ten di tappa alla Vuelta Espana. La forma è palesemente buona e vuole giocare un ruolo importante nella sua ultima apparizione in maglia azzurra (Franco ha annunciato il suo ritiro).
  • Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida): il percorso gli sorridere e se la condizione dovesse supportarlo potrebbe essere un outsider da guardare con attenzione. Domenico ha spesso ben figurato nelle classiche più difficili e quello di Innsbruck potrebbe essere un tracciato adatto al lucano.
  • Giovanni Visconti (Bahrain Merida): convocazione inaspettata per il siciliano che deve dimostrare di valere un posto tra i titolari per evitare il “taglio”.

Nazionale Italiana Femminile  per Innsbruck

Il CT Dino Salvoldi ha scelto una squadra di scalatrici, che possano reggere bene sul durissimo percorso austriaco:

  • Elisa Longo Borghini: la 26enne piemontese sarà la capitana della spedizione tricolore forte della sua conclamata esperienza internazionale. Nelle corse del Women’s WorldTour non ha particolarmente brillato ma l’oro conquistato ai Giochi del Mediteranno fa ben sperare visto che le sue qualità di scalatrice ben si sposano con il tracciato del mondiale 2018.
  • Erica Magnaldi: la 26enne della Bepink è una scalatrice pura tanto da chiudere nelle prime posizioni molte corse prestigiose. La forma sembra essere assolutamente al top e si presenta al via con grandi ambizioni.
  • Elena Cecchini: giovanissima ma già bandiera della nazionale riesce a ben figurare su ogni terreno. In questa seconda parte di stagione si è ritagliata un ruolo da protagonista in ogni corsa disputata in cui spicca il quarto posto agli Europei. Potrebbe correre da seconda punta in base a come andrà la corsa.
  • Sofia Bertizzolo: giovanissima atleta (21 anni) che sta crescendo costantemente come ha dimostrando conquistando la classifica dei giovani al Giro Rosa. Al mondiale farà esperienza e sarà al servizio della squadra.
  • Soraya Paladin: ha trionfato al recente Giro di Toscana dimostrando una buona forma, sarà al servizio delle compagne per la prima parte della corsa provando magari ad inserirsi in qualche azione.
  • Tatiana Guderzo Giorgia Bronzini, si giocano un posto nel  ruolo di registe della squadra mentre la 19enne Elena Pirrone, già certa del posto da titolare nella cronometro si contenderà la maglia con Nadia Quagliotto, seconda miglior giovane al Giro Rosa e Rossella Ratto, che è stata bronzo al mondiale del 2013.

Sono innocente ma… parola di Gianni Moscon

Sono innocente ma la Sky disturba

Sono innocente ma canta Vasco Rossi e Gianni Moscon dice lo stesso per spiegare l’accanimento contro la sua persona

Sono innocente ma

Sono innocente ma

Sono innocente ma mi hanno squalificato perché la Sky crea malumori. Parola di Gianni Moscon, musica di Vasco Rossi. Sono trascorse cinque settimane da quando Moscon è stato allontanato dal Tour de France per aver alzato le mani contro Elie Gesbert nelle fasi iniziali della Milau-Carcassonne, quindicesima tappa della Grande Boucle.

Il trentino del Team Sky è stato squalificato fino al 12 settembre ma si sta allenando con intensità per farsi trovare pronto in caso che il CT Davide Cassani decidesse di aggregarlo per la “campagna Austrica” ai Mondiali di Innsbruck.

Lo stesso Moscon, in un’intervista rilasciata a Tuttosport, ci ha tenuto a sottolineare come il mese di agosto sia stato volto alla preparazione della rassegna iridata:

 “Mi sto allenando allo Stelvio, dormendo a quasi 3.000 metri di quota, per farmi trovare pronto. Sono reduce da un’uscita di sei ore in Val Martello, con oltre 4.000 metri di dislivello. Rimarrò qui fino a giovedì, a meno che non nevichi di nuovo

ha spiegato l’italiano del team Sky.

Per ciò che concerne l’alterco con il ciclista francese va detto che il pugno non aveva colpito Gesbert ma la Federazione Internazionale aveva deciso di punire ugualmente il gesto per la sua estrema gravità. Gianni ha parlato proprio di questo argomento:

L’ho mandato a quel paese, in modo plateale ma se avessi veramente cercato di tirargli un pugno come dicono, perché nelle immagini lui non si ritrae per evitare questo fantomatico colpo? Io sono la pecora nera del gruppo, quello più facile da colpire perché ho dei precedenti e il Team Sky sta antipatico a molti e quindi crea malumori. Devo dire che non ho ricevuto multe anzi, il team è rimasto sempre al mio fianco”.

Secondo quanto dichiarato a L’Adige il corridore trentino sarà al via di  

“tutte le corse che ci sono in Italia a partire dalla Coppa Agostoni,proprio il 15 settembre. Poi, se le risposte saranno quelle giuste e sarò convocato, andrò al Mondiale, dunque il Lombardia e poi penso di andare a correre in Cina al Gree-Tour of Guangxi“.

Sempre nell’intervista rilasciata a tutto sport si è parlato dei Mondiali di Innsbruck:

Ho parlato con Cassani e voglio guadagnarmi una chance mondiale ma non è detto però che io partecipi anche alla crono: dipende da quante gare avrò bisogno di fare prima della prova in linea.

 Gianni Moscon tornerà in gara il 15 settembre alla Coppa Agostoni e sarà presente anche il giorno dopo alla centesima edizione della Coppa Bernocchi.

Alaphilippe vince a Bagneres de Luchon

Alaphilippe vince la sedicesima tappa del Tour 2018

Alaphilippe vince sul traguardo di Bagneres de Luchon dopo aver vinto sulle Alpi ora ecco l’affermazione anche sui Pirenei

Alaphilippe vince la 16esima tappa

Alaphilippe vince la 16esima tappa

Alaphilippe vince  la 16^ tappa del Tour de France 2018 al termine di una lunga fuga in una tappa in cui, lo si può tranquillamente dire, è accaduto un po’ di tutto. Uno splendido bis quello ottenuto dal Francese che dopo la vittoria sulle alpi bissa sui pirenei con sulle spalle la maglia a Pois.

Dopo le polemiche delle parole di Dave Brailford:“I francesi hanno la cultura dello sputo, è inaudito quello che dobbiamo subire ogni giorno, al Giro il pubblico è stato fantastico”. Dopo la caduta di Vincenzo Nibali. Dopo la squalifica di Gianni Moscon. Ecco arrivare oggi lo sciopero degli agricoltori che bloccano la corsa con delle balle di fieno. La gentarmeria reagisce (troppo) violentemente con lacrimogeni e la tappa viene temporaneamente neutralizzata.

Dopo che la tappa “riparte” ecco che il ritmo si alza e nessuno riesce ad uscire fino al “via libera” del Team Sky. Allungano in 46  tra cui Simon Clarke (EF-Drapac), il nostro Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), Gorka Izagirre, Ion Izagirre,  Greg Van Avermaet, Tejay Van Garderen (BMC) e molti altri.

Quando il gruppo affronta la discesa del tristemente noto Portet d’Aspet ecco uno spaventoso volo di uno dei fuggitivi: Philippe Gilbert (Quick Step Floors), che cade nel burrone accanto alla carreggiata per fortuna senza particolari problemi se non qualche escoriazione.

Sul  Col de Menté prova ad allungare la coppia Caruso – Gesink riagganciata da altri quindici inseguitori, comprendenti anche Pozzovivo.

Yates scollina per primo sul  Col du Portillon  ma lungo la discesa arriva la scivolata del britannico ed il conseguente aggancio di Alaphilippe, che tira dritto in fino al traguardo. Senza caduta probabilmente avrebbe vinto Yates ma deve accontentarsi della terza piazza dietro a Gorza Izaguirre mentre Pozzovivo chiude quinto.

Alle spalle dei fuggitivi i big della classifica non si danno battaglia e l’unica notizia ufficiale è che se Peter Sagan arriverà a Parigi conquisterà a maglia verde (sesta per lui!) in quanto la matematica lo vede già come inarrivabile per gli altri.

 

Gianni Moscon espulso dal Tour de France!

Gianni Moscon espulso,  pizzicato dalla VAR

Gianni Moscon espulso dopo essere stato pescato dalla VAR mentre litigava con Elie Gesbert della Fortuneo Samsic

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso, il fatto

Gianni Moscon espulso dal Tour de France, a decretarlo sono le immagini catturate dalla VAR che hanno “pizzicato” il trentino mentre litigava con il collega francese Elie Gesbert in forza alla Fortuneo Samsic.

Secondo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport“, Gianni al termine della discussione, avrebbe sferrato un pugno al transalpino. Corretto usare il condizionale in quanto nella decisione della giuria si parla di “aggressione particolarmente grave” e non espressamente di pugno.

Chris Froome e Geraint Thomas perdono quindi un forte compagno di squadra importante in vista dell’ultima e decisiva settimana di fatiche per delineare la classifica finale della Grande Boucle.

Ci spiace dover nuovamente parlare di Gianni Moscon per episodi legati ad intemperanze. Il primo caso fu quello degli insulti razzisti contro Reza, seguito al “traino” ai Mondiali di Bergen per arrivare alla vicenda della scorsa Tre Valli Varesine quando Reichenbach lo accusò di averlo fatto cadere di proposito durante la corsa.

Gli insulti a Reza costarono a Moscon un lungo stop da parte del Team Sky mentre per l’“affaire Reichenbach” li 20 giugno scorso era stato i assolto dalla Commissione Disciplinare dell’Uci per mancanza di prove. Il traino al Mondiale norvegese costatorno, invece, a Gianni la squalifica.

Il susseguirsi di episodi poco piacevoli hanno portato Moscon ad essere “mal visto” da una parte del gruppo e, soprattutto dalla stampa transalpina che ha fortemente criticato l’atteggiamento tenuto dal trentino in questi episodi.

Altre accuse vennero rivolte a Gianni da alcuni corridore della FdJ al termine dello scorso Lombardia ma senza portare effettive motivazioni.

La Fortuneo ha reso noto che Elie Gesbert è stato colpito dal Trentino appena 800 metri dopo la partenza della tappa e i giudici, sentiti i manager dei team e i due corridori hanno optato per la pena massima applicabile.

Gianni Moscon espulso: i commenti

Dave Brailsford della Sky ha preso subito posizione sulla vicenda: “Siamo d’accordo sulla decisione presa dalla giuria. Gianni è seriamente pentito del suo gesto, parleremo con lui a fine del Tour e valuteremo se prendere ulteriori decisioni. Intanto vogliamo porgere le nostre scuse a Gesbert e alla sua squadra per quanto accaduto”.

Moscon ha affidato ad un video diffuso online le proprie scuse a Gesbert, alla sua squadra ed al Tour de France.

Questo nuovo capitolo che certamente non renderà simpatico il nostro corridore agli occhi di molti e sicuramente a quelli dei francesi che identificano ancora un corridore di casa come vittima delle intemperanze del ciclista tricolore.

Spiace vedere un atleta del valore di Gianni cadere in questi errori. Forse, però, l’errore più grande è quello di vestire la maglia del Team Sky che lo espone a continue critiche da parte della stampa transalpina. Gianni ha sicuramente sangue caldo ma anche tanta classe ed è un vero peccato leggerlo come protagonista di questi episodi e non di vittorie che per stoffa meriterebbe di ottenere.

Il futuro del ciclismo italiano? Verso l’oblio?

Il futuro del ciclismo italiano? Discussione aperta

Il futuro del ciclismo italiano? A giudicare dai risultati degli ultimi anni la crisi sembra profonda, quali ricette per tornare a brillare?

Il futuro del ciclismo italiano: parla CassaniIl futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano? non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso da poco ha confermato questa sensazione. Dopo aver esaurito l’effetto Nibali il rischio è di avere davanti anni di “vacche magre”.

Lo Squalo il prossimo mese di novembre compirà 34 anni e, dopo aver conquistato qualcosa come 1 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 1 Vuelta di Spagna, ha un po’ variato la sua attitudine testandosi con esiti positivi nelle classiche di un giorno (1 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia).

Vincenzo ha anche sfiorato una medaglia olimpica e quella caduta a Rio 2016 è una ferita ancora aperta per i tifosi e per il ciclista siciliano che si è posto il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 come (probabilmente) ultimo della sua incredibile carriera.

Tra gli appassionati (inspiegabilmente) c’è qualcuno che critica lo Squalo dello Stretto ma, se si considerano i risultati del ciclismo mondiale, Vincenzo rappresenta il prototipo del corridore d’altri tempi in gradi di primeggiare nelle corse in linea e nelle gare a tappe, merce rara di questi tempi.

Merce ancor più rara se guardiamo al ciclismo di casa nostra con un occhio al futuro.

Il futuro del ciclismo italiano? E il presente?

Quando Vincenzo Nibali appenderà la bicicletta al chiodo ci potremo affidare al solo Fabio Aru, reduce da un Tour 2017 e un Giro 2018 assolutamente sotto le aspettative. In molti hanno già dato per finito il Cavaliere dei Quattro Mori ma sinceramente non ce la sentiamo di sposare questa idea in quanto un corridore di 28 anni in grado di vincere una Vuelta Espana e salire due volte sul podio del Giro non può essere considerato “bollito” anche se gli ultimi passaggi a vuoto (al Tour 2017 e al Giro 2018) un po’ di preoccupazione la destano.

Davide Formolo, 25enne veneto, ha raccolto solo un nono posto alla Vuelta e due decimi al Giro e, anche in prospettiva, non sembra poter mutare in un corridore in grado di salire sul podio in una grande corsa a tappe. Il corridore il forza alla Bora sembra essere ancora troppo soggetto ad alti e bassi per garantire tenuta sulle tre settimane. Probabilmente per attitudine Formolo è più adatto alle classiche di un giorno come la Liegi o Il Lombardia piuttosto che il Giro o il Tour.

Gianni Moscon è una delle speranze più importante del pedale tricolore, fisico da passista e discreto nelle prove contro il tempo sa dire la sua anche in montagna. La maglia gialla indossata per un giorno al recente Delfinato aveva fatto ben sperare ma in salita non è riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Gianni corre il rischio di trasformarsi nel “servitore” di Froome o (in futuro di) di Egan Bernal senza potersi giocare appieno le proprie carte nelle corse a tappe.

Il futuro del ciclismo italiano? I giovani?

Il Giro Under23 che si è appena concluso ha evidenziato l’assenza di scalatori tricolori tanto che la top5 non ha visto nemmeno un italiano presente. Nelle categorie giovanili si stanno registrando sensibili diminuzione degli iscritti e anche il numero delle gare sta calando.

Rispetto a paesi come la Gran Bretagna o la Francia in cui si investe sui giovani da noi vi è un calo dell’attività che potrebbe portare ad aumentare il Gap anche con paesi come la Spagna o la Colombia che sforna ogni anno potenziali talenti.

Tra i corridori da poco “pro” si è un po’ perso quell’ Edward Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir nel 2016 su cui in tanti puntano ma che non è riuscito ancora ad essere protagonista con la maglia dell’UAE Emirates.

Matteo Fabbro è con ogni probabilità l’unico scalatore puro su cui puntare per il futuro ma sarà importante che alla Katusha gli venga dato il giusto spazio. Proprio sulla questione “spazio agli italiani” uno delle cause principali è l’assenza di compagini tricolori nel World Tour che impatta sullo spazio a disposizione per gli atleti di casa nostra.

Il futuro del ciclismo italiano? La paure di Davide Cassani

Quella italiana pare, dunque, una crisi non temporanea ma strutturale ed è stato lo stesso CT della nazionale, Davide Cassani, a lanciare un grido (ennesimo) d’allarme. Le tre vittorie tricolore (Affini, Lonardi, Dainese) al Giro Under23 e l’ottavo posto in generale (Covi) danno l’idea che il ricambio generazionale non sia così semplice anzi tutt’altro.

“Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni. Abbiamo delle interessantissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero – ha dichiarato Cassani – e quindi i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

Quale la ricetta di Cassani? “Bisogna tornare ad alzare l’asticella con un cambiamento che parte dai tecnici ma che deve essere radicale. I ragazzi devono partecipare alle corse a tappe per aumentare la loro esperienza. A 20 anni gli attuali campioni come Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa prendevano parte ad almeno 5 corse a tappe a stagione, senza questa abitudine sarà dura tornare competitivi”.

 

 

Gianni Moscon assolto per la caduta di Reichenbach

Gianni Moscon assolto: non ha fatto cadere Reichenbach

Gianni Moscon assolto: dopo tante polemiche l’UCI ha stabilito che il corridore del Team Sky non ha colpe nella caduta

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon Assolto

Gianni Moscon assolto dal verdetto della Commissione Disciplinare della Uci e, dopo tante polemiche, il giovane talento del ciclismo italiano può tirare un sospiro di sollievo.

Gianni è un personaggio chiacchierato, non particolarmente ben visto da una parte del gruppo e dei giornalisti (soprattutto francesi).

Gianni Moscon assolto: i fatti

L’accusa rivolta a Moscon è legata ad un episodio accaduto durante la scorsa Tre Valli Varesine: Sebastian Reichenbach ha accusato il corridore italiano di averlo volutamente fatto cadere per colpa di alcune dichiarazioni legate alla vicenda che ha visto Gianni scontrarsi verbalmente con Kevin Reza, corridore francese di colore del team FDJ.

Successivamente il 23enne trentino si è scusato con Reza: «Ho sbagliato, mi è scappata una parola ma non sono razzista». Il francese ha accettato le scuse e dichiarato che per lui la vicenda si chiudeva lì. Anche i dirigenti dei due team avevano chiarito la faccenda ma ormai il caso era esploso e così i vertici della Sky hanno deciso di sospendere Moscon per sei settimane.

La vicenda sembrava giunta a conclusione ma, al termine della corsa Varesina Reichenbach, senza nominare Moscon, ha cinguettato su Twitter: «Sono scioccato per aver sentito degli stupidi usare ancora tra i professionisti delle offese razziste. Sei una vergogna per il nostro sport».

L’UCI ha quindi preso a valutare l’accadimento della corsa varesina mediante la Commissione Disciplinare. L’indagine ha portato ad evidenziare l’assenza di prove a carico del ciclista del Team Sky sull’aver fatto cadere volontariamente Sebastian Reichenbach durante la Tre Valli Varesine dello scorso anno.

Le accuse del corridore svizzero (frattura all’anca e al gomito) sono quindi infondate e la cosa non comporterà alcuna sanzione o squalifica al 24enne trentino.

 

 

Campionati Italiani Ciclismo 2018 i dettagli

Campionati Italiani Ciclismo 2018 a Darfo Boario Terme

Campionati Italiani Ciclismo 2018,  sabato 30 giugno a Darfo Boario Terme, Fabio Aru proverà a difendere la maglia tricolore. Programma, orari e diretta tv e streaming

Campionati Italiani Ciclismo 2018: Fabio Aru

Campionati Italiani Ciclismo 2018: Fabio Aru

Campionati Italiani Ciclismo 2018 in programma sabato 30 giugno in provincia di Brescia, precisamente nella splendida cornice di Darfo Boario Terme. La prova in linea maschile prevede un percorso che si snoda attorno alla città per un totale di 233 km con interessanti e numerosi strappi in grado di infiammare la corsa.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: il percorso

La prova sarà contraddistinta da due circuiti: il primo di 25.4 chilometri da ripetere quattro volte che presenta il Gianico, 1200 metri al 6.5% medio e lo strappo di Via Cornaleto.
Nel secondo circuito la principale difficoltà sarà la salita di Berzo Inferiore che misura 2 chilometri con pendenza media del 6% e punta del 10%. La differenza, però, potrebbe essere Via Cornaleto con l’ultimo passaggio a circa due chilometri e mezzo dalla linea d’arrivo. La partenza è fissata alle 10.30, mentre l’arrivo è previsto tra le 15.45 e le 16.20.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: starting list

Al via il detentore della maglia tricolore Fabio Aru che vuole provare a riscattare la delusione del Giro d’Italia (ma la condizione del sardo non pare eccellente). In tanti cercheranno di far propria l’ambita divisa a partire da Gianni Moscon passando per Sonny Colbrelli e Diego Ulissi.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: diretta tv e streaming

I Campionati Italiani 2018 saranno trasmessi su RaiSport in diretta e in diretta streaming su Rai Play.

Campionati Italiani Ciclismo 2018: parola ad Ezio Maffi

“Per quanto riguarda il percorso della prova Elite abbiamo cercato di seguire le indicazioni di Davide Cassani rendendo più nervoso il tracciato del 2016 anche in chiave Mondiali di Innsbruck. Tutto continuerà a ruotare attorno al Muro di Cornaleto (200 metri con pendenza al 17%) che verrà affrontato a meno di 3 km  dall’arrivo”ha dichiarato Ezio Maffi, organizzatore della manifestazione

 

 

 

Samuele Manfredi secondo alla Parigi-Roubaix

Samuele Manfredi secondo alla Roubaix Juniores, vince Askey

Samuele Manfredi conquista il secondo posto nella Parigi-Roubaix juniores dopo averla dominata dal primo all’ultimo chilometro. Vince Lewis Askey

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi ligure della Work Service Romagnano domina dal primo all’ultimo chilometro la  Parigi-Roubaix juniores ma, dopo una prova gagliarda e generosa sulle pietre deve arrendersi al Lewis Askey è riuscito a precedere lo scatenato corridore di Loano.

Manfredi e Askey hanno dato spettacolo con uno splendido attacco ai meno venticinque chilometri dall’arrivo, il gruppo ha provato a reagire ma la maggior forza dei due non ha consentito a nessuno di rientrare sulla fuga e sono stati loro due a giocarsi il successo sulla storica pista del velodromo di Roubaix.

Nello sprint all’interno del mitico velodromo, Askey, juniores di primo anno sedicenne di Cannock, nella contea dello Staffordshire, ha fatto valere il suo spunto battendo Manfredi.

Il podio viene completato  il danese Matthias Jensen Skjelmose. All’Italia di Rino De Candido resta la soddisfazione di una grande prestazione, non solo di Manfredi, ma di tutta la squadra.

Classe 2000, Samuele Manfredi è cresciuto nella nella Unione ciclistica Alassio e oggi corre per la Work Service Brenta Romagnano, solidissimo team giovanile del ciclismo veneto. Lo scorso anno ha vestito la maglia azzurra ai Mondiali di Bergen (grazie al secondo posto conquistato ai campionati italiani di categoria).

Se è vero che all’Italia da troppi anni mancano corridori in grado di imporsi nelle grandi classiche (soprattutto per quelle del nord) pare che le nuove generazioni possano regalare presto soddisfazioni:

dopo il quinto posto a Roubaix dello scorso anno di Gianni Moscon, il nome di Manfredi è una possibile speranza per il futuro del movimento ciclistico tricolore.

 

Gianni Moscon alla Sky fin al 2020

Gianni Moscon alla Sky, l’amore continua

Gianni Moscon alla Sky per tutta la stagione 2020, il corridore classa 94 resterà dunque alla corte del britannico Chris Froome

Gianni Moscon alla Sky

Gianni Moscon alla Sky

Gianni Moscon alla Sky fino a tutta la stagione 2020.  Le parti si erano già parlate più volte e la volontà comune di prosecuzione del rapporto di collaborazione ha prevalso. Così, come riporta La Gazzetta dello Sport, il talento emergente del ciclismo tricolore continuerà dunque a militare per la corazzata britannica con l’obiettivo di continuare a crescere e di diventare un punto di riferimento nei prossimi anni.

Naturalmente Gianni dovrà proseguire nelle sue tappe di apprendistato prima di poter attaccare sulla propria divisa i gradi di capitano. Per le corse a tappe, Moscon è chiuso dall’ingombrante presenza di  Chris Froome ma può già guardare con sano ottimismo alle Classiche del Nord a partire dal Giro delle Fiandre in programma il 1° aprile.

La decisione di rimanere in Sky fa storcere il naso a qualche addetto ai lavori che vedrebbe come più funzionale alla carriera di Gianni, il passaggio ad un team che gli possa garantire maggiori margini di libertà.

Se la scelta di rimanere sotto l’ala protettrice del Team Sky sia la scelta più favorevole allo sviluppo professionale del talento classe 1994 originario di Livo sarà il tempo a stabilirlo.

Nella scorsa stagione Gianni Moscon ha dato una grande mano ai capitani del team ogni volta in cui è stato chiamato in causa ed ha conquistato il titolo a cronometro ai Campionati italiani. La scora non è stata una annata semplice per Moscon che spesso è stato al centro di polemiche con i compagni di plotone.