Samuele Manfredi secondo alla Parigi-Roubaix

Samuele Manfredi secondo alla Roubaix Juniores, vince Askey

Samuele Manfredi conquista il secondo posto nella Parigi-Roubaix juniores dopo averla dominata dal primo all’ultimo chilometro. Vince Lewis Askey

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi sul podio

Samuele Manfredi ligure della Work Service Romagnano domina dal primo all’ultimo chilometro la  Parigi-Roubaix juniores ma, dopo una prova gagliarda e generosa sulle pietre deve arrendersi al Lewis Askey è riuscito a precedere lo scatenato corridore di Loano.

Manfredi e Askey hanno dato spettacolo con uno splendido attacco ai meno venticinque chilometri dall’arrivo, il gruppo ha provato a reagire ma la maggior forza dei due non ha consentito a nessuno di rientrare sulla fuga e sono stati loro due a giocarsi il successo sulla storica pista del velodromo di Roubaix.

Nello sprint all’interno del mitico velodromo, Askey, juniores di primo anno sedicenne di Cannock, nella contea dello Staffordshire, ha fatto valere il suo spunto battendo Manfredi.

Il podio viene completato  il danese Matthias Jensen Skjelmose. All’Italia di Rino De Candido resta la soddisfazione di una grande prestazione, non solo di Manfredi, ma di tutta la squadra.

Classe 2000, Samuele Manfredi è cresciuto nella nella Unione ciclistica Alassio e oggi corre per la Work Service Brenta Romagnano, solidissimo team giovanile del ciclismo veneto. Lo scorso anno ha vestito la maglia azzurra ai Mondiali di Bergen (grazie al secondo posto conquistato ai campionati italiani di categoria).

Se è vero che all’Italia da troppi anni mancano corridori in grado di imporsi nelle grandi classiche (soprattutto per quelle del nord) pare che le nuove generazioni possano regalare presto soddisfazioni:

dopo il quinto posto a Roubaix dello scorso anno di Gianni Moscon, il nome di Manfredi è una possibile speranza per il futuro del movimento ciclistico tricolore.

 

Gianni Moscon alla Sky fin al 2020

Gianni Moscon alla Sky, l’amore continua

Gianni Moscon alla Sky per tutta la stagione 2020, il corridore classa 94 resterà dunque alla corte del britannico Chris Froome

Gianni Moscon alla Sky

Gianni Moscon alla Sky

Gianni Moscon alla Sky fino a tutta la stagione 2020.  Le parti si erano già parlate più volte e la volontà comune di prosecuzione del rapporto di collaborazione ha prevalso. Così, come riporta La Gazzetta dello Sport, il talento emergente del ciclismo tricolore continuerà dunque a militare per la corazzata britannica con l’obiettivo di continuare a crescere e di diventare un punto di riferimento nei prossimi anni.

Naturalmente Gianni dovrà proseguire nelle sue tappe di apprendistato prima di poter attaccare sulla propria divisa i gradi di capitano. Per le corse a tappe, Moscon è chiuso dall’ingombrante presenza di  Chris Froome ma può già guardare con sano ottimismo alle Classiche del Nord a partire dal Giro delle Fiandre in programma il 1° aprile.

La decisione di rimanere in Sky fa storcere il naso a qualche addetto ai lavori che vedrebbe come più funzionale alla carriera di Gianni, il passaggio ad un team che gli possa garantire maggiori margini di libertà.

Se la scelta di rimanere sotto l’ala protettrice del Team Sky sia la scelta più favorevole allo sviluppo professionale del talento classe 1994 originario di Livo sarà il tempo a stabilirlo.

Nella scorsa stagione Gianni Moscon ha dato una grande mano ai capitani del team ogni volta in cui è stato chiamato in causa ed ha conquistato il titolo a cronometro ai Campionati italiani. La scora non è stata una annata semplice per Moscon che spesso è stato al centro di polemiche con i compagni di plotone.

Roglic doma lo strappo di Trevi alla Tirreno

Roglic doma lo strappo di Trevi alla Tirreno-Adriatico

Roglic doma tutti sullo strappo di Trevi nella terza tappa della Tirreno-Adriatico 2018 mentre Geraint Thomas del Team Sky è nuovo leader della classifica.

 

Roglic Doma la terza tappa

Roglic Doma la terza tappa

Roglic doma la terza tappa della Tirreno-Adriatico 2018 con arrivo sul durissimo arrivo di Trevi, tappa lunga 235km con partenza da Follonica con tanti strappetti compreso quello finale. Tappa caratterizzata da una fuga con ben cinque atleti Jacopo Mosca (Wilier – Selle Italia), Nicola Bagioli e Sho (Nippo – Vini Fantini – Europa Ovini), Dennis Van Winden (LottoNL – Jumbo) e Stepan Kurianov (Gazprom – RusVelo) che arrivano ad avere 8 minuti di vantaggio.

Alle spalle dei fuggitivi il gruppone lascia fare finché la tappa non entra in territorio umbro per poi cominciare a lavorare per ridurre il vantaggio. Va segnalata una brutta caduta che ha coinvolto, tra gli altri, anche Gianni Moscon e Rafal Majka. Il trentino poi riesce a rientrare mentre è costretto ad alzare bandiera bianca il polacco, ormai fuori dalla generale. I fuggitivi vengono riassorbiti.

A meno dieci km dal traguardo ecco lo strappo di Trevi con pendenze oltre il 20%, il gruppo stantuffa sui pedali e a circa un km dall’arrivo ecco che parte Primoz Roglic: sembra non ci sia alcuna possibilità per lo sloveno ma il piccolo margine che riesce a prendere diventa duro da colmare per gli avversari. Dietro a lavorare è Gianni Moscon che cerca di condurre l’inseguimento per il suo capitano Geraint Thomas.

Niente da fare per gli avversari, Primo Roglic doma la salita di Trevi mentre a 3″ arriva Yates, seguito poco dietro dal vincitore della Strade Bianche Tiesj Benoot (Lotto Soudal) e da Thomas, che diventa il nuovo leader della classifica generale a pari tempo con Greg Van Avermaet.

Pagano nel finale i tre big Chris Froome (Sky), Vincenzo Nibali (Bahrain – Merida) e Fabio Aru (UAE Team Emirates). Domani tappa regina: si va da Foligno a Sasso Tetto (219 km), con le asperità di San Ginesio, Gualdo e Penna San Giovanni ed infine la salita di Sarnano lunga 14.2 km (con pendenza media del 5.8%), giudice supremo della corsa.

Gianluigi Stanga: ciclismo malato non da buttare

Gianluigi Stanga: questo ciclismo è malato ma non tutto è da cancellare

Gianluigi Stanga, ex manager dello sport, ora lavora per GLS Enterprise ma non si dimentica del ciclismo: sport malato ma non tutto è da buttare

Gianluigi Stanga

Gianluigi Stanga

Gianluigi Stanga, dopo trent’anni da manager nel ciclismo, attualmente collabora come responsabile per l’Italia delle sponsorizzazioni del gruppo internazionale GLS Enterprise, corriere espresso che fa capo a Royal Mail, le poste inglesi, e ha 150 sedi in Italia.

Il suo impegno nelle sponsorship a tema sportivo è a 360 gradi: “lavoro nel calcio con Atalanta, Bologna, Fiorentina, Torino e Lazio, e abbiamo fatto un accordo con la Lega di serie B per l’ospitalità in tutti gli stadi. Poi ci sono Basket, Vollwy e Golf, ho portato il marchio anche nel ciclismo alla Milano-Sanremo, Lombardia e da ormai tre anni il via della  Milano-Torino è dalla sede GLS. Dallo scorso anno collaboriamo con il Giro d’Italia Under 23.

“Il calcio si vende più facilmente, ha un orario certo e tanto appeal per gli sponsor” ha dichiarato Gianluigi Stanga ai colleghi di tuttobiciweb che mantiene nel DNA tutta la sua passione per il ciclismo: “i problemi sono davvero molti, assurda è la vicenda dei motorino o quello che è accaduto a Lucca, siamo lontani da risolvere i mali di questo sport”.

Gianluigi Stanga, persona attenta e oculata fa un quadro completo del movimento: “Un problema sono i genitori che hanno un problema culturale evidente, lo sport è un modo per crescere non per arrivare, la vicenda di Lucca è sconvolgente”. Ma ad alto livello quale è stato il punto di rottura? ” Quando è stato concepito il Pro Tour l’obiettivo era selezionare le corse migliori, i team migliori e i corridori migliori ottenendo compensi per i diritti Tv. Quando Patrice Clerc, che era il presidente dell’ASO, quando capì che avrebbe dovuto rinunciare a qualcosa in favore delle squadre si mise di traverso e tutto è saltato. L’attuale globalizzazione del ciclismo costringe i team ad avere 25-30 atleti in roster oltre che a personale e mezzi. La storia non si crea in un giorno se la Roubaix ci ha messo 100 anni per diventare stoica, non possiamo pensare che le nuove corse prendano subito l’interesse del pubblico”.

Un altro argomento scottante nel mondo del ciclismo è il caso FroomeGianluigi Stanga non si sottrae ad un commento: “Questa vicenda l’ho vissuta con Petacchi, le stesse cose che abbiamo detto noi dieci anni fa, adesso stanno cercando di provarle gli esperti di Froome, esattamente le stesse. Credo che dopo questa vicenda la Wada dovrà rivedere il protocollo, ma nello stesso tempo non credo che Froome possa cavarsela senza danni”.

Gianluigi Stanga ha avuto sotto la sua ala protettrice grandi campioni come Gianni Bugno, Laurant Fignon, Francesco Moser e Richard Virenque ma l’idea di tornare nel circus delle due ruote non lo stuzzica più di tanto: “ormai girano cifre esagerate e non è facile trovare i budget per fare squadre competitive. Non so se sia possibile tornare indietro ma si potrebbe pensarci ma scelte come la diminuzione dei corridori al via nei grandi giri non risolvono i problemi. Detto questo piangersi addosso non serve a nulla, bisogna impegnarsi e le cose possono migliorare”.

Un ultimo pensiero Gianluigi Stanga lo rivolge ai nostri giovani atleti: “ci sono giovani davvero bravi, Villella è uno da cui mi aspetto molto, vedo bene Consonni, è un bel passista veloce. Poi c’è Gianni Moscon, ecco uno come lui in un mio team lo prenderei al volo, ha il carattere giusto per eccellere”.

 

Team Sky 2018: Presentazione team

Team Sky 2018: ecco la squadra

Team Sky 2018: i casi Froome e Moscon non spaventano i britannici. Kwiatkowski, Poels e Thomas sono le  certezze in una rosa ricca di talento e prospettive

Team Sky 2018

Team Sky 2018

Team Sky 2018 inizia la nuova stagione con qualche complicato punto interrogativo legato alle possibili squalifiche di due pezzi da novanta come il capitano Froome e il nostro Gianni Moscon. Entrambi i corridori sono in attesa di giudizio per situazioni molto diverse: Froome attendo un responso sulla sua arcinota non negatività mentre Gianni se la deve vedere con le accuse di aver provocato la caduta di un collega alla Tre Valli Varesine.

Detto questo la Sky mantiene il primato del budget di gran lunga più ampio di tutto il World Tour  e, di conseguenza, affiderà il suo potenziale su tantissimi atleti in grado di essere competitivi su ogni terreno. Le new entry del team sono state tutte in ottica futura con le firme di due giovani “fenomeni” come Sivakov e Bernal.

Negli ultimi otto anni la compagine britannica ha trionfato in cinque Tour de France e in una Vuelta a España. L’idea del team è quello di inserire nel palmares una vittoria al Giro d’Italia e per questo invierà in Italia il capitano Froome (che punta alla doppietta “pantaniana”).

Geraint Thomas “vittima” della maledizione da Giro, quest’anno si dedicherà alle classiche del nord e poi farà da spalla a Froome per la Grande Boucle.

Wout Poels con la splendida Vuelta 2017 ha ottenuto i galloni di capitano e verosimilmente li difenderà in terra iberica. Daranno una mano ai capitani, facendo apprendistato, i due gioiellini Egan Bernal e Pavel Sivakov. Jonathan Castroviejo  servirà per le cronometro ai grandi giri mentre David De la Cruz farà da capitano per le corse di una settimana.

Dopo aver perso le due ruote veloci Viviani e Van Poppel, per le volate si punterà a far crescere il classe 96 Kristoffer Halvorsen, campione del mondo under 23 a Doha.

Se non vi saranno squalifiche l’uomo per il nord sarà Gianni Moscon assieme al nuovo arrivato Dylan van BaarleIan Stannard è chiamato al riscatto dopo un 2017 decisamente deludente.

Michal Kwiatkowski, uno dei talenti più completi e reduce da una stagione sopra le righe (successo alle Strade Bianche, Milano-Sanremo e San Sebastián), sarà il faro per le classiche e per le gare a tappe di una settimana.

Sergio Luis Henao sarà la seconda punta per le grandi classiche primaverili mentre Diego Rosa deve tornare a offrire prestazioni di qualità dopo lo scorso deludente anno.

C’è infine curiosità per vedere i progressi di  Tao Geoghegan Hart, che tra gli under 23 ha sempre mostrato grandi qualità e che deve dimostrare continuità.

Team Sky 2018: la rosa

Leonardo Basso (Ita, 1993), Egan Bernal (Col, 1997), Jonathan Castroviejo (Spa, 1987), David De la Cruz (Spa, 1989), Philip Deignan (Irl, 1983), Jonathan Dibben (Gbr, 1994) Owain Doull (Gbr, 1993), Kenny Elissonde (Fra, 1991), Christopher Froome (Gbr, 1985), Tao Geoghegan Hart (Gbr, 1995), Michal Golas (Pol, 1984), Kristoffer Halvorsen (Nor, 1996), Sebastián Henao (Col, 1993), Sergio Luis Henao (Col, 1987), Beñat Intxausti (Spa, 1986), Vasil Kryienka (Blr, 1981), Christian Knees (Ger, 1981), Michal Kwiatkowski (Pol, 1990), Christopher Lawless (Gbr, 1995), David López (Spa, 1981), Gianni Moscon (Ita, 1994), Wout Poels (Ned, 1987), Salvatore Puccio (Ita, 1989), Diego Rosa (Ita, 1989), Luke Rowe (Gbr, 1990), Pavel Sivakov (Rus, 1997), Ian Stannard (Gbr, 1987), Geraint Thomas (Gbr, 1986), Dylan van Baarle (Ned, 1992), Lukasz Wisniowski (Pol, 1991)

Moscon una Pinarello K10S per la Roubaix

Moscon una Pinarello K10S per conquistare la Parigi-Roubaix

Moscon una Pinarello K10S equipaggiata con il DSS System (sospensione elettronica) per cercare di conquistare la Parigi-Roubaix 2018

Moscon una Pinarello speciale

Moscon una Pinarello speciale

Moscon una Pinarello K10S speciale per tentare un’impresa speciale: vincere la Parigi-Roubaix 2018. Quello di vincere la classica del nord non è un sogno ma un obiettivo dichiarato del corridore del Team Sky che, nonostante le tante polemiche che hanno segnato la scorsa annata, è reduce da una stagione che lo ha lanciato nell’olimpo del ciclismo mondiale come talento emergente.

Per questo motivo il trentino è tornato sulle strade della Regina delle Classiche ed in particolare è partito dalla Foresta di Arenberg e ha pedalato per un centinaio di chilometri per valutare dettagli strategici e tecnici per essere pronto per il colpo grosso.

Per preparare la corsa in programma il prossimo  8 aprile, assieme a Gianni Moscon c’erano Ian  Stannard e Sebastian Langeveld (che si piazzò terzo lo scorso anno) e assieme a loro, in ammiraglia uno che la Roubaix la conosce bene: Servais Knaven (che vinse la classica nel 2001).

Accanto al gruppetto c’era anche Michele Botteon, responsabile del settore Ricerca & Sviluppo della Pinarello. Proprio la bicicletta e la sua preparazione ad hoc per la corsa sono stare uno dei punti focali della spedizione.
Moscon utilizzerà una Pinarello K10S con l’innovativo telaio carattetizzato dal DSS System. La bicicletta sarà, infatti, attrezzata con una sospensione elettronica del peso complessivo di circa 300 grammi in grado di autoregolarsi a seconda degli impulsi del terreno.

Questo sistema dovrebbe consentire non solo la massima comodità per l’atleta ma anche la massima trazione possibile della ruota posteriore. Dal sopralluogo di ieri è stata presa la scelta di non adoperare i freni a disco perché, in caso di forature, questo sistema comporterebbe del tempi di sostituzione dello pneumatico più lunghi.

Sebastien Reichenbach contro Moscon

Sebastien Reichenbach attacca nuovamente Moscon

Sebastien Reichenbach non ha ancora digerito i fatti della Tre Valli Varesine e accusa Gianni Moscon di averlo fatto cadere volutamente.

Sebastien Reichenbach,

Sebastien Reichenbach,

Sebastien Reichenbach, ciclista della FDJ, continua la sua battaglia legale contro Gianni Moscon per i fatti relativi alla Tre Valli Varesine. Lo svizzero accusa il corridore del Team Sky di averlo fatto volontariamente cadere durante la corsa varesina.

Sulla questione ha preso posizione anche il Presidente UCI Lappartient e il corridore elvetico ha denunciato l’accadimento alla Polizia e ha mandato la sua testimonianza all’UCI e ha ricordato i fatti della Tre Valli Varesine, come riportato da Cyclingnews.com:

 Sebastien Reichenbach: le parole

“L’UCI ha ricevuto la mia testimonianza come quelle dei testimoni e c’è una procedura davanti al tribunale civile. Moscon non mi ha mai chiamato per scusarsi. Ho ancora in mente le immagini dell’incidente: ero rilassato perché non c’era tensione in gruppo e l’andamento era molto tranquillo. Non c’erano situazioni pericolose, ma ad un certo punto ho sentito urtare la mia spalla. Dopo non ricordo nulla a causa della botta sul marciapiede. A terra ho subito detto al medico di squadra che un corridore mi ha spinto. Adesso voglio voltare pagina e concentrarmi per il 2018”.

 

 

 

Lappartient contro Moscon: non c’entra col ciclismo!

Lappartient contro Moscon e il caso FDJ: parole di fuoco del presidente UCI

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon

Lappartient contro Moscon, il presidente dell’UCI non risparmia le critiche al ciclista del Team Sky. Tutto è partito ad Aprile quando un tweet di Sebastian Reichenbach della FJD accusò Gianni Moscon di aver insultato Kevin Reza per questioni raziali durante il Tour de Romandie.
Come noto la vicenda costò a Gianni una sospensione stabilita internamente dal Team Sky della durata di ben sei settimana. Tutto sembrava risolto ma alla scorsa Tre Valli Varesini il caso si è riaperto per via di una caduta che ha coinvolto lo stesso Reichenbach che ha accusato Gianni Moscon di averlo volontariamente fatto cadere.

Lappartient contro Moscon: le parole

Secondo quanto riportato dal sito web cyclingnews.com il numero uno del ciclismo mondiale si sarebbe espresso in modo molto netto contro il corridore italiano: “Sto controllando il caso molto attentamente. Se dopo aver rivolto frasi razziste ha spinto un collega fuori strada, per me il corridore non ha niente a che spartire con il ciclismo”.

Tutto ruota intorno alla situazione creatasi alla Tre Valli Varesini e all’inchiesta che l’UCI sta portando avanti, Reichenbach che nella caduta si è fratturato il gomito. Per avere un quadro completo delle due vicende, il presidente dell’UCI ha aperto dei fascicoli per capire meglio la situazione. David Lappartient ha intenzione di applicare delle punizioni a Gianni Moscon sui casi che lo coinvolgono, come riportato anche dal Times.

Sulla testa di Gianni Moscon già pesano i tanti attacchi della stampa francese che sul caso non si è certo tirata indietro, anzi ha decisamente attaccato frontalmente il corridore del Team Sky appuntandogli anche la colpa del famoso “traino” ai Mondiali di Bergen. L’anno di Moscon non è stato sicuramente piacevole fuori dalle corse (non ultimo un infortunio fastidioso) mentre sulle strade tutto è andato oltre le aspettative.

 

Frattura per Gianni Moscon, stop di 40 giorni!

Frattura per Gianni Moscon: continua la sfortuna per il nostro campioncino

Frattura per Gianni Moscon

Frattura per Gianni Moscon

Frattura per Gianni Moscon! è questa la brutta notizia che verosimilmente comporterà un ritardo per la preparazione della stagione 2018. A riportare l’incidente è la Gazzetta dello Sport che ha contattato Moscon che ha fatto capire di non essere  particolarmente preoccupato da questo intoppo.
L’infortunio è avvenuto lo scorso lunedi, il corridore trentino era impegnato in palestra quando è scivolato rompendosi lo scafoide sinistro. “E’ stata una caduta davvero stupida – ha dichiarato Gianni Moscon – in teoria devo riposare per 40 giorni ma spero di poter salire in bicicletta anche prima”.

Una brutta frattura per Gianni Moscon ma almeno, considerando il periodo di semi-riposo, è accaduta in un periodo dell’anno favorevole. Gianni sta trascorrendo un periodo in Val di Non in famiglia.  Gianni ha preso parte alla festa dell’amico Matteo Trentin fresco di passaggio alla Orica-Scott e prossimamente tornerà a Montecarlo per allenarsi con i soliti compagni.

Frattura per Gianni Moscon: dinamica dell’incidente

E’ lo stesso Gianni a raccontare come è accaduto l’infortunio: “Stavo facendo allenamenti di equilibrio quando sono caduto all’indietro. Insomma una stupidaggine, una vera cavolata tanto che di solito non ci si fa nulla. Abituato alle cadute in biciclette questa sembrava nulla tanto che in un primo momento stavo per tornare ad allenarmi. Poi il polso si è nettamente gonfiato e ha iniziato a essere dolorante”. Gli esami hanno evidenziato la frattura e si è proceduto con un piccolo intervento a Bressanone. “L’ho presa con filosofia – dice il trentino – naturalmente era meglio non farsi male ma almeno è capitato in un periodo dell’anno in cui c’è tanto margine per recuperare”.

 

 

 

Zalf rivoluzione nella rosa 2018

Zalf ben unidici volti nuovi per il 2018!

Zalf

Zalf: Luciano Rui

Zalf cambia volto per la prossima stagione con l’inserimento di ben 11 nuovi corridori. La scelta viene spiegata dal Team Manager Luciano Rui: “Abbiamo chiuso un ciclo importante per il nostro team. Un ciclo che negli ultimi tre anni ha regalato alla Zalf Euromobil Désirée Fior tantissime soddisfazioni, in termini di risultati e di crescita della nostra popolarità. Abbiamo ottenuto due titoli Italiani e tante vittorie in campo internazionale. Dopo il passaggio di Gianni Moscon ai “pro”, abbiamo proseguito nel nostro progetto di crescita per garantire anche agli altri ragazzi del team la possibilità di esprimersi al meglio, sia tra gli under 23 sia tra gli élite”.

Si è svolto nel weekend appena concluso il primo raduno del team in vista del 2018 e i volti nuovi, come detto, erano tantissimi in quanto solo 5 atleti sono stati confermati: Samuele Battistella (1998), Nicola Breda (1996), Edoardo Francesco Faresin (1998), Luca Mozzato (1998) e Matteo Zurlo (1998).

Tra i volti nuovi, tre elementi provengono dalla categoria juniores: Edoardo Ferri, Riccardo Bobbo e Andrea Pietrobon nati nel 1999. A questi innesti si aggiungono gli “esperti” della categoria: Alberto Dainese (1998), Leonardo Marchiori (1998), Mattia Cristofaletti (1997), Giovanni Lonardi (1996), Pasquale Abenante (1998), Aldo Caiati (1998),  Lorenzo Fabrello (1997) e e Gregorio Ferri (1997).

“Era giunto il momento di voltare pagina – ha continuato Rui – ci sono le giuste condizioni per creare un nuovo ciclo che potrà regalare nuove soddisfazioni. Abbiamo costruito un team giovane e ricco di talento riducendo il roster per meglio concentrarci sulla crescita individuale dei corridori”.