Cento Coppi recensione del libro sul campionissimo

Cento Coppi recensione del libro di Giacinto Bevilacqua

Cento Coppi di Giacinto Bevilacqua e Renato Bulfon pubblicato da Alba edizioni: una raccolta di memorie sul campionissimo

Cento Coppi

Cento Coppi

Cento Coppi è l’ultimo lavoro dell’instancabile giornalista Giacinto Bevilacqua che, in collaborazione con il collezionista Renato Bulfon, ha creato un vero gioiello di memorabilia per gli amanti del campionissimo.
Pubblicato da Alba Edizioni per la collana “Storie a Pedali” il libro racconta il mitico corridore di Castellania scomparso il 2 gennaio 1960 con la visione del collezionista.

Se è vero che quasi nessun altro sportivo ha saputo incarnarsi nello spirito italiano del dopo guerra, se è vero che pochi altri atleti hanno creato attorno alla loro scomparsa un alone di tragedia e mito (forse solo il grande Marco Pantani), questo libro rende onore a una figura così di elevate qualità come Coppi.

Il libro racconta non solo la storia del campione ma anche del nostro paese in modo rapido e avvincente, con la visione del collezionista con immagini, copertine, cartoline che hanno reso immortale Fausto Coppi.

Cento Coppi racconta Fusto attraverso le maglie gloriose, biciclette, i grandi avversari, i momenti difficili, le persone che lo hanno influenzato, le più belle copertine che gli hanno dedicato, le cartoline rare, i ritratti e le caricature, le pubblicità di successo alle quali ha prestato l’immagine.

CENTO COPPI, ALBA EDIZIONI, 2018, 156 PAGINE, 15 EURO

Cento Coppi: gli autori

Giacinto Bevilacqua, giornalista sportivo, sul ciclismo ha scritto i libri “Pedali e parole. 50 storie di ciclismo pordenonese”(Sports15, 2011), “Il ciclismo che parla veneto” (Alba edizioni, 2013), “Associazione ciclistica Valvasone 1983-2013. Una corsa lunga 30 anni” (Alba edizioni, 2013), “Raggi di sole. Piccole e grandi storie di ciclismo in Friuli Venezia Giulia” (Alba edizioni, 2013), “Gino Bartali. 100 anni di leggenda” (Alba edizioni, 2014), “Pietro Polo, il più forte gregario di Francia” (2017). Nel 2013 ha fondato la casa editrice Alba edizioni dando vita alla collana Storie a pedali. Nel 2017 gli è stato assegnato il premio giornalistico della 24^ Rotonda di Badoere-Memorial Adriano Morelli.

Renato Bulfon è un esperto di ciclismo a tutto tondo. Risiede a Mortegliano (Udine), dove è proprietario di un negozio di biciclette che è un punto di riferimento per gli amanti del ciclismo. È anche uno dei maggiori collezionisti italiani di memorabilia sullo sport delle due ruote, specializzato su Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fausto Coppi e l’illustre compaesano Virginio Pizzali. La sua preziosa collezione ha trovato posto nel catalogo di Alba edizioni già in occasione dell’uscita dei libri “Gino Bartali. 100 anni di leggenda” (2014) e “Mortegliano sportiva” (2018). La collaborazione con Alba edizioni si esplica anche nell’ideazione e nell’allestimento di mostre storiche sul ciclismo.

La leggenda del Gavia di Giacinto Bevilacqua

La leggenda del Gavia il nuovo libro di Giacinto Bevilacqua

La leggenda del Gavia ultima fatica di Giacinto Bevilacqua in cui si raccontano le epiche gesta della famigerata giornata del 5 giugno 1988

La leggenda del Gavia

La leggenda del Gavia

La leggenda del Gavia è l’ultima pubblicazione del giornalista Giacinto Bevilacqua, assegnatario del Premio Rotonda di Badoere per il giornalismo sportivo nel 2017. Il libro di Bevilacqua, uscito per Alba Edizioni, è dedicato alla tappa del Giro d’Italia più martoriata del dopoguerra: la Chiesa in Valmalenco-Bormio del 5 giugno 1988, la famigerata la tappa del Gavia. In cima al Passo, a -5°C, una bufera di neve, agitata dal forte vento, attese i corridori. In testa c’era l’olandese Johan Van der Velde in maniche corte senza berretto né occhiali né gambali né impermeabile. La discesa, affrontata sullo sterrato, con la nebbia e la neve, fu un autentico calvario testimoniato dalle immagini sfocate della Rai. L’emozionante racconto dei “sopravvissuti” ex ciclisti Marino Amadori, Giampaolo Fregonese, Marco Giovannetti, Sylvain Lorenzon, Silvio Martinello, Roberto Pagnin , Renato Piccolo, Ennio Salvador, Franco Vona e del fotografo Roberto Bettini trasforma una corsa ciclistica in epica. Accurata la documentazione raccolta attraverso una ricerca fra i giornali e le riviste del tempo. La prefazione è di Toni Frigo, caposervizio della Tribuna di Treviso, per 25 anni al Giro d’Italia per i quotidiani locali del gruppo L’Espresso.

Giovanni Micheletto campione del ciclismo

Giovanni Micheletto, un ciclista raccontato a teatro

Giovanni Micheletto il conte di Sacile, viene portato in scena in un reading teatrale da Monica Beltrame e Claudio Moretti il 12 maggio a San Vito al Tagliamento

Giovanni Micheletto, il conte di Sacile

Giovanni Micheletto, il conte di Sacile

Giovanni Micheletto diventa un reading teatrale. Il sacilese (1889-1958), campione del pedale, imprenditore vinicolo di successo, attivo protagonista del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e presidente dell’ospedale di Sacile, è portato sulle scene da Monica Beltrame e Claudio Moretti (autore anche della stesura) con l’accompagnamento musicale dal vivo del fisarmonicista Paolo Forte.

Il debutto del reading, intitolato “Giovanni Micheletto, il conte di Sacile” come il libro di Giacinto Bevilacqua dal quale è stato tratto (http://www.albaedizioni.it/portfolio/giovanni-micheletto-il-conte-di-sacile/), è fissato per sabato 12 maggio alle 20.45 all’ Auditorium Zotti di San Vito al Tagliamento (Pordenone). L’ingresso è libero.

L’iniziativa è del comitato tappa San Vito al Tagliamento e rientra nell’ambito delle iniziative collaterali in preparazione alla tappa San Vito al Tagliamento-Monte Zoncolan di sabato 19 maggio.

Nato a Sacile nel 1889, Micheletto è stato uno dei più forti ciclisti europei di inizio secolo, in grado di conquistare il Giro di Lombardia nel 1910, il Giro d’Italia nel 1912 (con la squadra dell’Atala assieme a Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Luigi Ganna che non portò a termine la corsa), la Parigi-Menin (primo italiano a vincere una corsa in linea all’estero) e la prima tappa del Tour de France nel 1913.

Personaggio stravagante, di genitori commercianti, si ritirò per noia a soli 24 anni. Durante la sua carriera ciclistica si distinse per gli atteggiamenti insoliti per un pedalatore: visitava i musei, parlava il francese, suonava il violino e, soprattutto, in corsa si soffiava il naso con il fazzoletto. Da qui il soprannome di “Conte di Sacile”.

Dopo aver portato alla massima espansione la sua azienda di produzione e di commercio di vini e liquori, durante la seconda guerra mondiale, coerentemente con i suoi ideali di giustizia e di onestà, fu tra i protagonisti della Resistenza a Sacile, militando nel Comitato di Liberazione nazionale e scampando più volte all’arresto.

Nel secondo dopoguerra fu nominato presidente dell’Ospedale di Sacile, guidando lo sviluppo del nosocomio cittadino anche con robuste donazioni personali.

Per sua espressa volontà, alla sua morte non venne pubblicata alcuna epigrafe e la lapide sulla sua tomba non riporta fotografie né titoli.

Tuttavia ai suoi funerali partecipò una folla immisurabile di autorità politiche e sportive ma, soprattutto, di semplici cittadini omaggianti il generoso benefattore.

Sono intitolati a Giovanni Micheletto il palazzetto dello sport di Sacile (Pordenone) e il museo del ciclismo Alto Livenza di Portobuffolè (Treviso).

Si ringrazia l’amico Giacinto Bevilacqua di Alba edizioni