Franco Chioccioli chi è Coppino re del Giro 91

Franco Chioccioli e il suo Giro D’Italia 1991

Franco Chioccioli ciclista toscano soprannominato “coppino” per la somiglianza con Fausto Coppi, tra mille vicissitudini conquista il Giro d’Italia 1991

Franco Chioccioli

Franco Chioccioli

Franco Chioccioli nasce a Castelfranco di Sopra il  25 agosto 1959 e diventa professionista nel 1982 tra le fila della Selle Italia. Accreditato dagli addetti ai lavori come uno dei talenti emergenti del ciclismo italiano, Franco colpisce la fantasia degli appassionati anche per una incredibile somiglianza con Fausto Coppi, morto nel gennaio del 1962 ma mai uscito dal cuore degli italiani.

Nella sua stagione di debutto, Coppino conquista due splendidi secondi posti al Giro dell’Appennino e a quello dell’Etna. Dopo la stagione di apprendistato, Chioccioli comincia a cambiare team con una frequenza impressionante squadre (Vivi-Benotto, Murella-Rossin, Maggi Mobili-Fanini, Ecoflam-Jollyscarpe-BFB, Gis Gelati-Jollyscarpe) prima di approdare alla Del Tongo nel 1988 per restarci 4 stagioni.

Dotato di ottime doti di scalatore, “Coppino” Chioccioli vince nel 1984 la Coppa Agostoni e il Giro del Trentino, l’anno successivo trionfa al Giro del Friuli mentre nel 1986 vince una tappa al Tour de Suisse.

Il rapporto tra Coppino e il Giro è per anni controverso nel 1985 chiude al nono posto in generale vincendo una tappa, nel 1986 scala tre posti e chiude al sesto posto conquistando anche questa volta una tappa.

 

Franco Chioccioli e la tappa del Gavia

Il 4 giugno 1988 Franco “Coppino” Chioccioli indossa la maglia rosa segno del primato in attesa, il giorno seguente, di scalare il Gavia. Il giorno seguente è quello della “Tappa del Gavia”, giornata da tregenda con corridori dispersi, ghiacciati.

Alla partenza da Chiesa in Valmalenco, Chioccioli è in maglia rosa (conquistata nella tappa di Selvino) con un vantaggio di 33 secondi di su Zimmerman e 55 su Visentini

Coppino è il capitano della Del Tongo, leader della corsa e a tutti i costi vuole mantenere la maglia ma il team non ha fatto i conti con il meteo. Franco parte con l’equipaggiamento estivo del resto siamo a giugno. Il meteo lo tradisce e il Gavia si trasforma in un inferno di ghiaccio.

Chioccioli, come tanti colleghi, è vittima del freddo, sviene all’arrivo, si rimette a fatica in piedi e comprende di aver perso il treno della vita. Ha tagliato il traguardo con oltre 5 minuti di ritardo da Breukink (Visentini, arrivato dopo 30’54”,  Saronni, a 31’30”) e deve cedere la rosa.

“Mi hanno rubato il Giro. Ho chiesto cinque volte un cappello ma ho dovuto fare tutta la discesa con una mano sulla fronte, per proteggermi dalla neve. Mi si è ghiacciata la mano destra. La corsa andava fermata al Gavia. Tutto quello che è avvenuto dopo è stato frutto dell’incoscienza dei ciclisti, non definiamola una corsa!” urla la sua rabbia Coppino.

Franco Chioccioli il Giro 1991

Il 1990 è l’anno del dominio di Gianni Bugno e Franco chiude sesto in generale. E’ il 1991 l’anno d’oro di Chioccioli, alle soglie dei 32 anni riesce finalmente a vincere il Giro battendo il favorito della vigilia Claudio Chiappucci. Per avere la meglio su “El Diablo”, Coppino attacca, scatta, spende energie enormi anche quando indossa saldamente la maglia rosa. Le immagini della Rai ci consegnano Franco Chioccioli curvo sulla bicicletta, andare a tutto con quel naso, quello sguardo e quei lineamenti che ricordano tremendamente Fausto Coppi e ne consacrano il soprannome di Coppino.

Franco ha trentun anni e le spalle larghe che portano il peso della terribile giornata del Gavia dell’88 quando il destino gli ha sottratto la maglia rosa. Ha visto trionfare e gioire Fignon e Bugno e ora si prende la sua gloria vincendo anche tre tappe e portando la maglia rosa per diciannove tappe su ventuno, lasciando, da vero campione, la vittoria a Marino Lajarreta nella salita verso Scanno.

L’anno successivo arriva terzo nella Corsa Rosa alle spalle di Miguelon Induráin e Claudio Chiappucci, conquistando un’altra vittoria di tappa.

Conclude la carriera alla fine nel 1994 indossando la maglia della Mercatone Uno. Chioccioli ha corso 13 stagioni da professionista prendendo parte ad altrettanti Giri d’Italia vincendo sette tappe e indossando la maglia rosa per 22 giorni.

 

LEM Helmets e BePink insieme nel 2019

LEM Helmets e BePink assieme nel 2019

LEM Helmets, azienda nata nel 1972 leader nella produzione di caschi da ciclismo, affianca il Team BePink

LEM Helmets e BiPink (comunicato stampa)

LEM Helmets e BiPink (comunicato stampa)

BePink è lieta di annunciare ufficialmente un nuovo sponsor tecnico, LEM Helmets, azienda nata nel 1972 leader nella produzione di caschi da ciclismo sicuri, eleganti e performanti per strada, mountain bike, pendolari e bambini.

La formazione lombarda nel 2019 correrà con i modelli da strada Gavia e Volata, due prodotti superiori che combinano in un perfetto mix sicurezza, confort, ventilazione, aerodinamicità e leggerezza.

Entrambi i caschi a disposizione di BePink sono in un’edizione limitata “pink colorways”.

Gavia è stato progettato e disegnato in base a una tecnologia che garantisce il massimo della sicurezza e delle prestazioni e prende il nome dall’iconico Passo Gavia, nelle Alpi, una delle più famose e affascinanti salite del Giro d’Italia.

Volata è stato ispirato dal termine italiano che indica lo “sprint finale” ed è progettato per migliorare l’esperienza di pedalata grazie a una vestibilità confortevole e leggera, contribuendo a ottimizzare al meglio le prestazioni dell’atleta durante la corsa.

“Siamo entusiasti di collaborare con BePink e supportare questa talentuosa squadra nel corso della stagione 2019 e nelle corse che verranno affrontate in tutto il mondo. Essendo BePink un team italiano, e visto che LEM fonda le sue radici proprio in Italia, possiamo dire che le stelle si siano allineate per creare un ottimo incontro,” ha commentato Keith Cozzens, Global Brand Marketing Director di LEM. “La professionalità e la dedizione all’organizzazione sono senza pari e siamo ansiosi di coltivare una duratura e proficua partnership, con l’obiettivo di fornire alle atlete la massima protezione e performabilità.”
“Siamo orgogliosi di essere un team italiano e che l’Italia rappresenti un ‘fil rouge’ con la storia di LEM. Siamo certi che insieme faremo grandi cose,” ha spiegato il Team Manager di BePink Walter Zini.“La squadra trarrà, sicuramente, un grande beneficio da questa partnership e saremo in grado di lavorare con questa azienda su molteplici livelli – inclusi i prodotti – nel corso di questa stagione e nei prossimi anni.”

Per maggiori informazioni su LEM Helmets: https://lemhelmets.com/

FONTE COMUNICATO STAMPA

Erez Zarum l’uomo dell’Everesting

Erez Zarum ha conquistato sette Everesting

Erez Zarum

Erez Zarum sul Gavia

Erez Zarum, a molti questo nome non dirà nulla.  è un ragazzo israeliano, amante delle due ruote e soprattutto delle sfide al limite dell’impossibile tra cui, appunto, le Everesting.

Vi abbiamo parlato qualche giorno fa di questo genere di sfide, una nuova frontiera del ciclismo estremo per certi versi anche un po’ controverso. La sfida non è complicata: bisogna prendere in considerazione una salita e ripeterla fino a che non si raggiungono gli 8848 metri di dislivello.

Ma torniamo a Zarum, dopo aver ottenuto  il record sia sul Gavia che sullo Stelvio,  l’israeliano ha provato con una salita più breve: dagli impianti di risalita del Mottolino fino all’ingresso dell’Alpen Village Hotel di Livigno. Questa sfida, come spiega lo stesso Erez, era particolare in quanto in totale l’ascesa misurava circa un chilometro e mezzo e quindi vi era la necessità di percorrerla circa 100 volte!

Il problema principale di questa prova, brillantemente superata da Zarum, è quello che intervallare brevi tratti di salita con rapide discese ha comportato un continuo raffreddamento muscolare non facile da sopportare. Ad ogni modo il brillante corridore israeliano ha messo nel suo curriculum anche questa Everesting.

Era quali sono i prossimi obiettivi di Zarum?  Realizzare il doppio Everesting del Gavia. 17696 metri di dislivello in 24 ore. Numeri da capogiro, ma i record sono fatti per essere superati.