Frank Vandenbroucke e la sua triste parabola

Frank Vandenbroucke il James Dean del pedale

Frank Vandenbroucke la triste storia del campione belga dagli allori ai dolori sino alla triste morte per embolia polmonare

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke nasce a Mouscron , il 6 novembre 1974e cresce a Ploegsteert nelle Fiandre, il padre fa il meccanico in un team locale e lo zio è Jean-Luc Vandenbroucke ciclista su strada e pistard belga ed inevitabilmente il ciclismo è fin dall’origine nel suo DNA.

Fin da piccolo il destino gli mette di fronte una strada impervia: a quattro anni, mentre pedala in sella alla sua bicicletta viene travolto da un’auto da rally.

Il piccolo Frank subisce quattro operazioni al ginocchio e trascorre tre mesi in ospedale la leggenda vuole che non abbia mai pianto quel giorno se non quando i medici gli tagliano i pantaloncini da ciclista.

Quel problema al ginocchio lo accompagnerà per tutta la vita, sarà il primo avversario da battere quando sale in sella.

La passione per il ciclismo esplode “tardi” in quanto in Belgio sino al 1990 non era possibile correre in bici sino al compimento dei quindici anni, ecco che Frank si dedica all’atletica nella Intesa Athlétique Hainaut. Nel 1986 si frattura il gomito ma nonostante ciò, poche settimane dopo l’incidente, vince il campionato nazionale di corsa campestre.

Compiuti i fatidici quindi anni Frank sale in sella, è il 1989 e conquista otto corse nel 1990 e quindici nel 1991, diventa campione belga nella categoria allievi e poi in quella juniores

Nel 1992 prende parte ai Campionato del Mondo juniores 1992 di Atene, vinti da Palumbo, arrivando terzo. Ormai il suo nome è sulla bocca di tutti, viene considerato il nuovo Eddy Merckx in tanti direttori sportivi hanno posato gli occhi su questo diamante, un peso duro da sopportare quando si è così giovani.

Tutto è pronto perché il mondo dei professionisti accolga questo campione predestinato e, nel 1993, a soli 19 anni, senza correre nella categoria dei dilettanti, Frank Vandenbroucke entra nel Team Lotto dello zio Jean Luc ed è già considerato tra i grandi del pedale mondiale.

Vandenbroucke lascia la Lotto a metà del 1995 per unirsi alla squadra più prestigiosa del momento, la Mapei in cui corre Johan Museeuw conquistando la Parigi-Bruxelles.

Nel 1996, nella sua terza stagione da professionista, mette nel carniere 14 successi tra cui spiccano il Trofeo Laigueglia, il Giro d’Austria, il Tour Méditerranéen e il Grand Prix de Ouest-France.

Il 1997 vede l’esordio di Frank al Tour de France (due sole partecipazioni in carriera) dove sfiora per due volte la vittoria: la prima, nella terza tappa, quando viene superato da Erik Zabel e la seconde, nella sedicesima, quando deve inchinarsi allo sprint a Christophe Mengin. La stagione ci chiude con la vittoria al Giro di Colonia e al Matteotti oltre alla Classifica generale del Tour de Luxembourg.

Il 1998 si apre con un picco di forma che porta Vandenbroucke a vincere la cronometro iniziale della Parigi-Nizza di 10,2 chilometr e la quinta tappa con arrivo in salita al Col de la Republique che vale anche il primo posto nella classifica finale della breve corsa a tappa francese.

La gamba gira a mille e qualche settimana dopo fa sua anche la Gand-Wevelgem battendo in Lars Michaelsen e Nico Mattan. La campagna delle classiche del nord fa registrare anche il secondo posto alla Freccia Vallone (preceduto da Bo Hamburger) e il sesto posto alla Liegi. Il bottino stagionale è impreziosito anche dalla Classifica generale alla Vuelta a Galicia e al Tour de la Région Wallonne.

Le premesse e le promesse sono mantenute e nel 1999 passa alla Cofidis con un contratto triennale a cifre importanti. A febbraio nasce Cameron (che diventerà ciclista) frutto della relazione da Vandenbroucke e Clotilde Menu i due non si sposeranno e, anzi, la relazione terminerà rapidamente.

Frank Vandenbroucke: Liegi-Bastogne-Liegi 1999

Il 18 aprile 1999 è una giornata tiepida di primavera belga, Jalabert prova la fuga solitaria mentre la Mapei lavora sodo per portare alla vittoria il capitano Michele Bartoli mentre in tanti faticano tra pendenze spaventose e biciclette difficili da governare. Tra questi spicca la maglia Cofidis di Frank che pedala (o forse danza) con la sua consueta classe. Il bordo strada trabocca di gente e passione quando Michele Bartoli, mani basse sul manubrio, prova un attacco mettendo alla frusta il gruppo che si allunga, in fila indiana.

La trama della corsa sembra rispettata quando arriva la stoccata di Frank Vandenbroucke, il casco copre i capelli biondi ossigenati del James Dean del pedale, il belga supera tutti, affianca Bartoli, i due si guardano, si controllano e Michele prova ancora a forzare ma Frank è in carrozza, pedala come solo i campioni sanno fare.

Il tracciato è in salita ma i due volano come prima di uno sprint in pianura in un duello all’arma bianca che lascerà un solo vincitore. Il belga ha le gambe che vanno da sole mentre Bartoli comincia a soffrire. sulla Redoute VDB fa letteralmente il diavolo a quattro e il favorito Michele Bartoli che, dopo due vittorie di fila, insegue la tripletta capisce di essere “spacciato”.

Quando arriva il Saint-Nicolas (dove Frank aveva promesso di attaccare) è il “grillo” Paolo Bettini a tentare l’attacco seguito da Michael Boogerd e “Vé-Dè-Bè” che prosegue nel forcing staccando l’olandese.

Nessuno può prenderlo, le sue gambe vanno al doppio, al triplo degli altri e quella vittoria entra di diritto nella storia della corsa: “avevo il vento a favore” si schermisce il belga ma tutti sanno che è semplicemente il più forte.

Frank Vandenbroucke: il Mondiale di Verona 1999

Per avvicinarsi alla rassegna iridata, Vandenbroucke prende parte alla Vuelta a España e alla corsa iberica dimostra la forma di cui gode: vince la Valencia-Teruel e la El Escorial-Avila che gli consentono di far sua anche la classifica a punti finale e di chiudere dodicesimo nella generale.

La prestazione alla corsa spagnola gli vale i galloni del favorito per i Mondiali di Verona, i riflettori di tutti sono puntati sul belga ma, segno del destino, la sfortuna inizia a voltare le spalle a Frank che al chilometro cento si tocca con il compagno di squadra Nico Mattan finendo violentemente sull’asfalto. Nell’impatto con il terreno si frattura lo scafoide ma il temperamento di VDB non lo fa mollate e, seppur in grave sofferenza, continua la corsa restando con i migliori sino allo sprint quando lo scatto di Oscar Freire brucia tutti. Frank chiude settimo.

Frank Vandenbroucke la discesa agli inferi

Vandenbroucke fa notizia già bel 1999 quando viene arrestato dalla polizia parigina per uso di droga per poi essere rilasciato.

Nel 2000 sposa Sarah Pinacci, ex modella e hostess del Team Saeco ma la relazione tra i due è tutt’altro che tranquilla.

Il passaggio alla Cofidis coincide con il miglior anno di VDB ma anche con le frizioni con il leader del team francese David Millar e con l’incontro con Philippe Gaumont, un vero cavallo pazzo (scomparso il 17 maggio 2013).

E’ proprio Philippe Gaumont, vincitore della Gand-Wevelgem nel 1997 (su cui poi farà outing sull’uso di sostanze dopanti) ad avvicinare Frank ad uno stile di vita borderline che lo porterà nel tunnel delle dipendenze. Tutto inizia con un mix fatto di Stilnoct, un sonnifero, e di alcool a cui segue l’incontro con il “Docteur Mabuse” Bernard Sainz che propina altri comportamenti sconvenienti al povero belga.

L’imbocco del tunnel è ampio, l’uscita stretta e Frank Vandenbroucke ci entra con testa e piedi iniziando una autentica e devastante Via Crucis personale.

La stagione 2000 è nettamente al di sotto delle aspettative e l’anno successivo Frank prova a cambiare aria trasferendosi alla Lampre ma la forma dei tempi d’oro è sparita e ormai l’atleta belga gareggia senza ottenere alcun risultato di rilievo e faticando a trovare estimatori. L’unico sussulto è al Campionato Belga quando chiude secondo dietro Axel Merckx cosa che fa ben sperare in vista del Tour de France che, invece, si rivela deludente con il ritiro alla decima frazione.

Nel 2001 dal matrimonio con Sarah Pinacci nasce la secondogenita Margaux ma i problemi proseguono: viene fermato in Belgio mentre corre in autostrada in compagnia del Dr “Mabuse” Sainz, da una perquisizione dell’auto vengono ritrovati farmaci successivamente identificati come proibiti mentre il dottore sosteneva fossero prodotti omeopatici. Successivamente la polizia perquisisce la casa dell’atleta rinvenendo altri farmaci illegali

Nel 2002 Vandenbroucke viene fermato due volte dalla polizia e viene trovato alla guida della sua Porsche in evidente stato d’ebrezza mentre firma con la corazzata Domo-Farm Frites dove ritrova Museeuw e Patrick Lefevère che l’anno successivo lo porta con sé alla Quick Step-Davitamon con cui arriva secondo al Giro delle Fiandre dietro a Peter van Petegem oltre quarto all’Omloop Het Volk, nono alla Dwars door Vlaanderen e ottavo al Giro del Belgio.

Il 2004 segna il ritorno in Italia alla Fassa Bortolo di Ferretti, l’accordo prevede un pagamento solo in caso di successi ma anche qui la stagione è deludente da portare al licenziamento. Il pellegrinaggio di Frank prosegue alla Mr Bookmaker formazione Continental olandese ma, nonostante gli stimoli dei manager, i risultati non arrivano.

Dopo due stagioni infruttuose arriva lo spostamento alla Mitsubishi, dove viene sospeso in seguito alle accuse della polizia belga di acquistare cocaina.

Nel 2005 la discesa è ormai inesorabile e, dopo essersi bevuto una bottiglia di Château Petrus, si inietta dell’insulina e indossa una maglia iridata per andare incontro alla morte ma viene fortunatamente salvato.

Frank Vandenbroucke e “la licenza di Tom Boonen”

Dopo aver firmato con il Team Unibet, a maggio Frank si trova senza squadra e si traferisce nella Bassa Pavese. Nel mese di luglio, durante una accesa discussione con la moglie, lascia partire alcuni colpi di pistola in aria preambolo nefasto del futuro divorzio con la Pinacci. Nell’agosto di quell’anno Frank che si è trasferito nel Pavese si iscrive ad una gara amatoriale locale, 1° Giro del Basso Pavese.

Al traguardo si presenta, con il numero 6 un ragazzo biondo e magrissimo con un fisico che non ha nulla da spartire con gli amatori, indossa pantaloncini della Landbouwkreditm e pedala su una bici Girs. La corsa si svolge in modo ordinario poi quel numero 6 attacca, stacca tutto e quando mancano 400 metri all’arrivo svolta in una stradina e abbandona la gara lasciando agli amatori il gioco della volata.

Si scopre che quel numero 6 altri non è che Frank che si è iscritto usando una licenza falsa, intestata a “Francesco del Ponte” con la foto di Tom Boonen.

Frank Vandenbroucke, il tragico epilogo

Ormai senza squadra e con la credibilità a pezzi, Frank parte per una settimana di riposo a Saly, località costiera a 70 km a sud di Dakar, in Senegal. Assieme a lui c’è Fabio Polazzi ventiquattrenne amico del belga. I due risiedono al La Maison bleue ma la sera tra l’11 e il 12 ottobre i due si dividono e Frank passa la serata in compagnia di una amica. Polazzi vede l’amico verso mezzanotte la mattina seguente il ciclista belga viene trovato morto.

Secondo indiscrezioni il ciclista rientra in hotel ubriaco con una ragazza senegalese, alle quattro della mattina la ragazza richiede un asciugamano perché Frank ha vomitato. Poi il nulla. Alle 20 Fabio viene avvisato della morte dell’amico.

La morte con cui Frank ha danzato a lungo l’ha ora raggiunto dopo averlo tristemente corteggiato.

Salobe Ngingie, il procuratore della regione di Thies che coordina l’inchiesta. Viene fermata la ragazza senegalese ha addosso soldi e due cellulari, scatta l’accusa di furto e omicidio (la seconda cadrà).

Le indagini sanciscono la causa del decesso: una doppia embolia polmonare e un problema cardiaco già presente hanno stroncato Vandenbroucke. Il braccio sinistro è crivellato dal vizio.

Il mito del ciclista maledetto, diventato campione troppo presto: Sarebbe stato meglio che fosse passato professionista a ventidue o ventitré anni, come tanti, con un po’ più di maturità” dichiara il padre Jean-Jeacques.

 un epilogo triste da immaginare ma facile da prevedere” sentenzia lo zio.

Ruote maledette di Remo Gandolfi recensione

Ruote maledette di Remo Gandolfi

Ruote maledette di Remo Gandolfi racconta 14 storie di morte legate al ciclismo da Marco Pantani a Michele Scarponi e non solo

Ruote Maledette di Remo Gandolfi

Ruote Maledette di Remo Gandolfi

Ruote maledette, quelle raccontate da Remo Gandolfi con prefazione di Luca Gregorio nel libro edito da Urbone Publishing (156 pagine, 12 euro). Storie che con ogni probabilità Gandolfi non avrebbe mai voluto scrivere né noi leggere ma storie vere, tremendamente vere. Storie che hanno in qualche modo segnato la nostra esistenza.

Ognuno di noi ricorda perfettamente dove era e con chi era quando ha appreso la notizia della scomparsa del Pirata Marco Pantani, tanti di noi ricordano quel caldo giorno di luglio quando un giovane Fabio Casartelli perse la vita al Tour de France e così per tutte le altre storie raccolte in Ruote maledette.

Chi non ricorda la classe del “Chava” Jimenez? Classe presente nel suo DNA in egual misura con l’autodistruzione che l’ha portato a togliesi la vita. Chi non ha amato Frank Vandenbroucke segnato dal “male di vivere”. Quasi spaventose sono la serie di sfortune che hanno colpito il povero e indimenticato Luis Ocana.

E ancora tanti altri casi di vere e proprie maledizioni che hanno contribuito a rendere mitologico lo sport del ciclismo passando per Denis Zanette, Joaquim Agostinho fino al nostro Michele Scaponi.

14 storie che raccontano il lato nascosto del ciclismo, il lato che non vorremmo vedere o aver visto ma che purtroppo esiste. Storie di campioni amati che hanno però visto la buona stella offuscarsi troppo presto.

Ruote maledette di Remo Gandolfi è un libro che si legge velocemente e che gli amante del ciclismo mangeranno letteralmente tra una lacrima di ricordo per i risultati sportivi che questi grandi atleti ci hanno regalato e una di tristezza per quelli che non hanno potuto raggiungere.

 

 

Cameron Vandenbroucke chi è la figlia di Frank

Cameron Vandenbroucke figlia di Frank

Cameron Vandenbroucke figlia di Frank correrà indossando la maglia che fu del padre morto nel 2009 a soli 34 anni per una doppia embolia polmonare

Cameron Vandenbroucke

Cameron Vandenbroucke

Cameron Vandenbroucke un cognome che nel mondo del ciclismo non può passare inosservato, il padre Frank tragicamente scomparso nel 2009 quando si trovata in Senegal a seguito di una doppia embolia polmonare. Sono passati circa 10 anni, e dieci anni fa Cameron aveva solo 10 anni: insomma la bionda figlia di Frank Vandenbroucke ha già affrontato metà della sua vita senza una figura fondamentale come quella del padre.

Dal papà, fantastico (e maledetto) campione, Cameron ha preso la classe sui pedali e proprio come il padre vestirà i colori della Lotto (con cui il padre nel 1999 trionfò alla Liegi-Bastogne-Liegi).

Cameron Vandenbroucke chi è?

Cameron viva attualmente a Ploegsteert, paesino belga non lontano dal confine con la Francia assieme Jean Jacques e Chantal, i genitori di Frank, studia al secondo anno di comunicazione e nel 2018 ha svolto uno stage alla Quick Step per circa un mese.

Appassionata di sport si è sempre dedicata all’atletica leggera con una predilezione per gli 800 metri specialità in cui si è messa in luce vincendo diverse competizioni nelle categorie giovanili in Belgio. Un prospetto sportivo che a sedici anni, però, è vittima di un incidente stradale: mentre si allenava correndo a piedi su una pista ciclabile assieme alla cugina, complice un po’ di distrazione, viene investita da un’auto. Nell’impatto Cameron si frattura un piede e, come percorso riabilitativo, le viene suggerita la bicicletta.La ragazza inizia a pedalare e il gene del padre esce allo scoperto: è amore per il ciclismo (così come per  il 22enne cugino Franklin Six figlio di Sandra, sorella di Frank).

Come ricordato dalla ragazza

“Atletica, incidente, ciclismo: sapete che anche a papà era capitata una cosa del genere”, certamente un caso ma anche uno scherzo del destino!

Cameron Vandenbroucke correrà per la Lotto!

A vent’anni Cameron è passata al professionismo dopo una serie di prove degne di nota nelle categorie giovanili, non è ancora fissata la data di debutto ma questo avverrà, altro caso del destino, con la maglia della Lotto indossata dal padre.

 

“La Lotto è l’ambiente ideale per crescere, il mondo del ciclismo non è facile, ricordo che papà era spesso lontano per via delle corse” racconta Cameron che in Belgio (e non solo) è già diventata un fenomeno mediatico dopo che ad agosto si era aggiudicata un criterium:

“Non mi aspettavo un simile impatto, ho visto esplodere il  numero dei miei follower sui social network e da quel giorno continua a salire – dichiara la ragazza che mantiene, però, saldamente i piedi per terra – Sono consapevole che è anche grazie al mio cognome che sono lì, ma spero che in seguito, saranno più importanti le mie performance del nome che porto. Non avevo ancora corso la prima gare che quattro o cinque squadre si erano già presentate senza nemmeno sapere quanto valessi veramente questo un po’ mi spaventa”.

Insomma Vandenbroucke è un cognome che può aprire le porte nel mondo del ciclismo ma anche un nome che porta con sé un peso considerevole da avere sulle spalle:

“Prima, ho pensato che fosse assolutamente cool, sono orgogliosa di mio padre e di quello che ha fatto, qualcuno dice che sono stata cercata dalla Lotto solo per il mio cognome  ma penso che non sia solo per quello”