Fondazione Molteni in azione per Angelo Serlini

Fondazione Molteni: un gesto per Angelo

Fondazione Molteni sostiene il 20enne Angelo Serlini costretto in carrozzina dopo aver lottato con la morte per una caduta in MTB

Molteni

Fondazione Molteni che porta il nome della storica squadra di Merckx ha scelto di sostenere il 20enne Angelo Serlini, ex esordiente costretto in carrozzina dopo aver lottato con la morte per una caduta in Mountain Bike

Aiutare a riscrivere il destino dei meno fortunati: questo è l’obiettivo con cui, nell’Ottobre del 2018, la Fondazione Ambrogio Molteni si svelava ufficialmente all’interno del Velodromo Olimpico di Londra. L’inizio di un percorso ricco di emozione e di significato: il ritorno di un marchio storico ed indimenticato del mondo del ciclismo, per sempre identificato con il mito di Eddy Merckx e di molti altri campioni, si legava ad una missione tutta nuova. Non più la ricerca del successo, di cui quella Molteni fu straordinaria interprete in due decenni indimenticabili, ma quella del riscatto: quello di ex professionisti delle due ruote caduti in difficoltà, o di giovani il cui presente e futuro a due ruote sia stato interrotto dal destino.

Poco più di un anno dopo, la Fondazione Molteni compie il suo primo atto concreto: durante la serata degli Oscar TuttoBici di venerdì 22 Novembre 2019 a MilanoMario e Pierangela Molteni – i due figli di Ambrogio e promotori dell’iniziativa – hanno annunciato infatti il nome del primo beneficiario dell’opera della Fondazione.

Il nome di Angelo Serlini suonerà familiare ai più appassionati conoscitori dello scenario giovanile italiano: bresciano, classe 1998, da esordiente Angelo aveva vinto il campionato regionale lombardo in pista a Montichiari. La sua passione per la bici non si fermava però nei velodromi: Angelo pedalava su strada ed anche fuoristrada, in mountain bike, dove il 17 novembre 2012 incontrò il destino che gli cambiò la vita.

Un terribile incidente, due settimane di coma aggrappato alla vita per i capelli, poi il risveglio e le diagnosi che lo condannavano ad uno stato vegetativo permanente. E invece: nel 2013 Angelo inizia un difficile ed oneroso percorso presso il centro di riabilitazione di Bosisio Parini, e contro ogni pronostico torna a parlare, a nutrirsi da solo, anche a ricordare.

Angelo torna a casa con la sua carrozzina, ma continua a battersi: torna a scuola, si diploma, si dà da fare, sorride. I danni cerebrali subiti non gli consentono il ritorno ad una vita normale, ma se c’è una cosa che ha aiutato Angelo nell’invertire ogni pronostico è la sua inguaribile passione per la bicicletta, ed il sogno – un giorno – di poter tornare a pedalare. Una voglia di vincere che consente ad Angelo di continuare a lottare contro ogni avversità: un desiderio che la Fondazione Molteni ha deciso di sostenere e stimolare.

La bicicletta fa bene allo spirito, aiuta le persone a credere e a sperare in un domani migliore – ha detto Mario Molteni. – Questa è la lezione che ci dà Angelo, che aggrappato al sogno della bicicletta ha compiuto progressi che la stessa medicina aveva escluso. È un messaggio di ispirazione di cui tutti abbiamo bisogno, e siamo orgogliosi che proprio Angelo sia il destinatario del primo gesto concreto della fondazione intitolata a nostro padre.”

Chi desideri supportare con una donazione la missione della Fondazione Ambrogio Molteni può farlo online sul sito ufficiale www.fondazionemolteni.org, oppure tramite bonifico bancario:

Fondazione Ambrogio Molteni
Banca Intesa San Paolo – Fil. 55000
IBAN: IT44O0306909606100000168367
BIC: BCITITMM
FONTE COMUNICATO STAMPA

Molteni torna per aiutare i ciclisti in difficoltà

Molteni torna la squadra di Eddy Merckx

Molteni marchio mitico del ciclismo torna alla Sei Giorni di Londra per assistere chi, è caduto nell’indigenza

Molteni: una formazione

Molteni: una formazione

Molteni un nome che per gli amanti del ciclismo non è indifferente, anzi è un nome che mette i brividi e che, ai più anziani, farà scendere una nostalgica lacrima.

A volte ritornano era il titolo di un racconto di Stephen King e a volte ritornano vale per questo storico marchio che ha legato il suo nome ad un team fortissimo, una delle maglie più note e indossate anche da un tale Eddy Merckx e del nostro Gianni Motta.

Gli anni Sessanta e Settanta, il Processo alla Tappa di Sergio Zavoli gli anni d’oro del ciclismo mondiale e italiano. Anni in cui dal bianco e nero si inizia a passare al colore, anni di boom economico e di benessere, anni di sfide a biglie sulla spiaggia e le “biglie” più ambite erano quelle di Merckx, Gimondi, Anquetil, Zilioli e compagnia.

Ora alle soglie del 2020, al Lee Valley VeloPark, velodromo costruito apposta per le Olimpiadi del 2012, si è corsa la Sei Giorni di Londra ed ecco che torna il marchio Molteni. Nella prima serata della “Six Days” londinese sono scesi in pista due coppie di corridori con la mitica maglia Molteni: Roger Kluge e Theo Reinhardt (campioni del mondo su pista) e Adam Blythe e Jon Dibben.

Gli atleti hanno indossato proprio la gloriosa maglia della formazione Molteni, con l’inconfondibile color camoscio che richiama momenti magici del ciclismo.

Va ricordato che la storica azienda Molteni ha chiuso i battenti nel 1986 ma la famiglia continua ad operare nel settore alimentare con altri marchi. Il nome Molteni è legato, però, alla Fondazione Ambrogio Molteni che ha come obiettivo quello di aiutare ex corridori caduti in difficoltà economiche

L’operazione, va precisato, non ha finalità commerciali o si lega a future sponsorizzazioni

“Mio padre e mio nonno mi portavano con sé in qualche tappa quando ero bambino. La passione per la bicicletta e per tutto ciò che rappresenta me l’hanno passata così”. E ora, a sessant’anni dall’inizio della storia Molteni nel ciclismo e a poco più di quaranta dalla fine, “abbiamo voluto onorare la memoria dei miei familiari, che purtroppo non ci sono più”.

ha spiegato a “Repubblica” Mario Molteni, figlio di Ambrogio, presente a Londra per illustrare l’iniziativa che avverrà ufficialmente lanciata all’inizio del 2019.

La Fondazione estenderà il supporto anche a giovani talenti il cui cammino verso il ciclismo professionistico è stato segnato da incidenti, sfortune o scelte sbagliate.