Coppi, l’ultimo mistero di Paolo Viberti, recensione

Coppi, l’ultimo mistero, saggio di Ediciclo Editore

Coppi, l’ultimo mistero di Paolo Viberti edito da Ediciclo Editore in cui vengono analizzare verità mai raccontate sulla vita del Campionissimo

Coppi, l’ultimo mistero

Coppi, l’ultimo mistero

 

Coppi, l’ultimo mistero, pubblicata da Ediciclo Editore nella collana Miti dello Sport è l’opera di studio di Paolo Viberti, giornalista sportivo e e da Adriano Laiolo, compagno di viaggio di Fausto nel 1959 nel viaggio  nell’Alto Volta.

Viberti e Laiolo cercano di far luce su 10 grandi misteri legati alla vita del campionissimo nato a Castellania il 15 settembre 2019 e prematuramente scomparso nel 1960 a causa della malaria.

Proprio nel viaggio nell’attuale Burkina Faso il Campionissimo contrasse la malattia che fu per lui fatale e legate alla scomparsa di Coppi ci sono, a distanza di ormai 60 anni, diverse cose poco chiarite che i due autori cercano di investigare nella loro fatica editoriale. Fausto Coppi era consapevole delle conseguenze della mancata assunzione del Chinino dopo aver contratto l’infezione malarica? Partendo da questa domanda il libro ripercorre alcune vicende della vita personale di Fausto.

L’opera cerca di far luce sulla figura di Raphaël Géminiani, amico di Fausto e presente del fatidico viaggio africano in cui il ciclista francese fu a sua volta contagiato dal virus ma senza pagarne il dazio richiesto a Coppi. Nella pagine del libro entra in gioco anche Giulia Occhini forse la persona che avrebbe potuto aiutare il Campionissimo nell’assumere il chinino e la cui assenza in quel maledetto viaggio africano costò veramente troppo, troppo caro.

Di particolare interesse un’intervista riportata nel libro in cui Coppi racconta, a pochi giorni dalla sua scomparsa, i programmi della San Pellegrino Sport formazione con cui nel 1960 avrebbe dovuto essere al via delle classiche del nord e del Giro d’Italia. Fausto racconta anche la sua idea “visionaria” di progettare biciclette simili alle attuali Mountain Bike.

E’ un libro piacevole e scorrevole ma assolutamente profondo che abbiamo letto con estremo interesse in quanto assolutamente originale nei contenuti e nelle analisi. Coppi, l’ultimo mistero non è la classica biografia del campione di Castellania ma  è una vera e propria indagine su aspetti poco noti degli ultimi giorni di vita e non solo di Fausto Coppi.

Coppi, l’ultimo mistero è disponibile nel principali siti di ecommerce e nelle librerie al prezzo di 15 euro e sul sito dell’editore

  • PAGINE: 208
  • FORMATO: 14×21 cm
  • LINGUA: italiano
  • RILEGATURA: brossura cucita filo, copertina con alette e stampa in UV lucido
  • PRIMA EDIZIONE: maggio 2019
  • ISBN: 978-88-6549-292-5
  • COLLANA: Miti dello Sport

Vigorelli storia del velodromo di Milano

Vigorelli dalle origini ad oggi: un simbolo di Milano

Vigorelli la storia del ciclismo su pista milanese tra massimo splendore, crisi, risalite e declino. Tutto quello che c’è da sapere sul Velodromo Vigorelli

Vigorelli velodromo di Milano

Vigorelli velodromo di Milano

Vigorelli a Milano è un’istituzione come il panettone e la nebbia, come San Siro e i ”ghisa”. Il velodromo più famoso in Italia ha vissuto una parabola che l’ha portato dalle luci della ribalta al declino per poi iniziare una lenta ma costante risalita.

Milano sul finire del 1800 dimostra un grande amore per lo sport del pedale tanto che al Trotter viene creato un circuito in terra battuto a cui fa seguito uno in legno presso l’Arena Civica. Grazie anche ad alcune corse pionieristiche, la febbre del pedale contagia rapidamente i milanesi, prima per la componente più “aristocratica” che vede la bicicletta come un piacevole passatempo poi anche ai livelli meno elevati della popolazione.

La febbre del pedale, dapprima passatempo aristocratico, contagia rapidamente i milanesi. Il Comune tenta di imporre ai velocipedi un divieto di circolazione entro la cerchia dei Navigli, a causa della loro presunta pericolosità, che però non regge alla passione ciclistica dei cittadini. Già nel 1893 in città si contano infatti quattromila biciclette.

Vigorelli: l’erede del Velodromo Sempione

Forse non tutti sanno che il “padre” del Velodromo Maspes-Vigorelli (esatta denominazione attuale del Velodromo Vigorelli) fu il Campo Sportivo Milanese di via Arona. I due rettilinei della pista presentavano delle tribune e alle curve erano posizionate delle gradinate in cemento.

In mezzo all’impianto ribattezzato dai milanesi “Velodromo Sempione”, inaugurato nel maggio del 1914, era presente un rettangolo di gioco per il calcio dove, il giorno dell’inaugurazione, si disputò l’incontro tra il Milan e la formazione tedesca Phoenix di Karlsruhe, terminata 3-3.

Nel febbraio nel 1920 il calcio milanese di trasferì nel nuovo campo di Via Lombardia lasciando il Velodromo Sempione ad uso esclusivo del ciclismo. Corse su pista erano ospitate anche presso il Palazzo dello Sport di Piazza VI Febbraio in grado di ospitare ben 18.000 spettatori con una vocazione multidisciplinare e che presentava una pista in legno smontabile.

In quegli anni la popolarità del ciclismo su strada vide un ulteriore incremento togliendo interesse alle corse su pista. Proprio questo calo di interesse del pubblicò porto a una drastica riduzione dell’attività di manutenzione della pista con un conseguente abbandono del Velodromo Sempione che nel 1928 venne abbattuto.

Demolito “il Sempione” Milano restò per ben sette anni senza una struttura appositamente dedicata in alle corse ciclistiche su pista.

Velodromo Vigorelli, nasce nel 1934

L’assenza di un impianto specificatamente dedicato al ciclismo su pista in una città di grande tradizione come Milano non passò inosservata e il dirigente sportivo Alberto Bonacossa assieme a Giuseppe Vigorelli, industriale meneghino e assessore sotto la giunta Mangiagalli che in gioventù fu corridore su pista, lottarono affinché sorgesse in città un nuovo impianto dedicato al ciclismo.

Il 28 ottobre 1935 venne inaugurato dalla Duchessa Xenia Visconti di Modrone-Berlingieri, moglie del podestà di Milano, il nuovo Velodromo cittadino, intitolandolo a Giuseppe Vigorelli davanti a ventimila spettatori (incasso 100.000 lire) oltre 5000 persone non riuscirono ad accedere all’evento.

Solo 3 giorni dopo Giuseppe Olmo ottenne il record dell’ora proprio nel nuovo impianto. Il 7 novembre del 42 sarà la volta di Fausto Coppi a ottenere il nuovo primato con la distanza di km 45,798.

Il Velodromo Vigorelli diventa rapidamente un punto di riferimento e un simbolo della città che raccoglie la dei milanesi e di tanti appassionati lombardi che vogliono godersi sprint, inseguimenti e corse all’americana. Il prato del Vigorelli diventa teatro di incontri di box, la pista attrae il gotha del ciclismo mondiale, anche il ciclismo su strada fa rotta al velodromo con gli arrivi del Giro d’Italia, del Giro di Lombardia e del Trofeo Baracchi.

La Bullona e il Sempione e i loro bar trasudano passione per la amata pista, le foto della “scala del ciclismo” fanno bella vista nei posti più noti della città. Il Vigorelli è leggenda, una leggenda che precede quella dei protagonisti delle sfide su pista.

Sotto le gradinate del Vigorelli, l’officina di Faliero Masi sforna biciclette e il Vigorelli sforna i campioni che utilizzano quelle biciclette, è vera e propria passione.

Durante la Seconda Guerra mondiale, nell’estate del 1944, Milano viene bombardata ripetutamente e tra le “vittime” c’è anche il Vigorelli che viene colpito con la conseguente distruzione della pista. In un anno il tempio del ciclismo milanese viene ricostruito per garantire la continuità delle competizioni.

Vigorelli i concerti dei Beatles

Non solo grande ciclismo ma anche grande musica ha calcato il Velodromo Vigorelli, in particolare negli anni 60 il prato del velodromo vide in scena fenomeni della musica come i Led Zeppelin.

Nel 1965 i Beatles tennero il loro primo fantastico concerto in Italia (uno pomeridiano  alle 17e uno serale alle 21) davanti ad oltre 19.000 spettatori, come supporter Peppino di Capri. L’arrivo a Milano dei FabFour diede ulteriore vanto al tempio del ciclismo su pista italiano.

I posti in tribuna costavano 100o lire, il doppio per stare vicini al palco (all’epoca un quotidiano costava 50 lire).  I Beatles salirono sul palco in giacca e cravatta come da protocollo dei ragazzi di Liverpool, Paul Mc Cartney salutò con un “ciao” il pubblico prima di introdurre la band e attaccare, tra urla e lacrime delle fans, con Twist and shout.

I Led Zeppelin: la battaglia del Vigorelli

Il 5 luglio del 1971, quando a Milano arrivarono i Led Zeppelin portati in italia dal mitico Cantagiro chiamati a chiudere le performance di Gianni Morandi, Lucio Dalla, Milva e Bobby Solo. Stili di versi per fans diversi infatti a salire sul palco fu solo uno: fischi per Gianni Morandi che scese dal palco quasi in lacrime convincendo i colleghi a non salire sul palco.

Nel frattempo all’esterno dei cancelli dal Vigorelli, centinaia di ragazzi premevano per cercare di accedere al concerto. In una Milano  divisa dai credo politici all’esterno del velodromo la polizia era in assetto anti sommossa a presidiare i varchi. Alcuni gruppi di “autoriduttori” cercarono di entrare senza pagare.
Alle 22 quando il forfait dei cantanti italiani fece uscire dal velodromo le famiglie i cancelli vennero aperti scatenando i tumulti proprio nell’attimo in cui i Led Zeppelin salirono sul palco. Il quartiere Sempione venne messo a ferro e fuoco da sassaiolo, cariche della Polizia, lacrimogeni e bombe molotov.

“Keep cool” chiese il cantante del gruppo, Robert Plant, due fumogeni sfiorarono il palco e la band inglese decise di scendere dal palco. I tumulti scoppiarono anche all’interno dell’impianto con danni alla pista e con il palco saccheggiato.

Vigorelli: il declino

Nel 1975 si decise di chiudere il velodromo per sottoporlo ad un restauro che durò sino al 1984, solo un anno dopo la storica nevicata nel 1985 fece crollare la copertura della struttura che danneggiò la pista in parquet. Dopo tre anni di attività a scartamento ridotto, il Velodromo venne definitivamente chiuso all’attività ciclistica nel gennaio ’88.

Il 10 luglio del 1991 venne completata la ricostruzione della tettoia accompagnandola con un nuovo impianto di illuminazione. La riapertura della struttura, però, avvenne solo nel 1997 grazie soprattutto all’impegno del gruppo Mapei per ospitare una gara di sci di fondo.

Il 20 settembre 1998, in concomitanza con l’Esposizione del Ciclo fu ospitato nuovamente un evento ciclistico con nomi di richiamo come i pistard Collinelli, Martinello, Villa e gli “stradaioli” Baffi, Ballerini, Museeuw, Tafi, Tonkov e il mitico Pantani.

L’Amministrazione comunale meneghina decise di dedicare il Velodromo ad Antonio Maspes scomparso il 19 ottobre 2000. I tentativi di riportare il ciclismo al Vigorelli fallirono e l’attività ciclistica si chiuse definitivamente l’11 settembre 2001 per far spazio (sul prato ormai in erba sintetica) agli atleti del football americano.

Vigorelli: i tempi moderni

Nel 2013 nasce l’ Associazione Comitato Velodromo Vigorelli ASD con l’obiettivo di ridare al velodromo milanese il ruolo che gli compete. Nasce da un gruppo di persone, cicliste e non solo che voglio aprire il velodromo alla città per ridare la giusta dignità ad un tempio dello sport italiano.

L’Associazione si impegna per l’apertura sistematica dell’impianto ad amatori, pedalate sociali, attività giovanili, eventi culturali per diffondere l’impiego della bicicletta in una città come Milano.

Nel 2018 è uscito il libro «Vigorelli e altre storie» scritto del giornalista Angelo De Lorenzi. Nel 2019, durante gli eventi del salone del mobile anche il Velodromo è stato protagonista del design con day bed, tavoli e sedute che hanno piacevolmente invaso il prato del velodromo di Milano.

Attualmente il Vigorelli, con campo e pista lignea ristrutturati, è sede degli allenamenti e delle partite  della squadra di football americano Seamen Milano, che lo scorso 9 marzo ha disputato nell’impianto la prima partita di campionato, e gli allenamenti dei Rhinos. Sul campo si svolgono gli allenamenti della scuola di mini rugby Parco Sempione, dell’FC Brera e del Rugby Milano.

La quarta edizione di  Open House Milano, l’evento internazionale di architettura nato nel 2016,  sabato 25 e domenica 26 maggio porterà curiosi a visitare palazzi storici, musei e gallerie, ex edifici industriali e sportivi tra cui il Velodromo Vigorelli.

La società che firma il quartiere Citylife si sta occupando anche del  restyling dello storico impianto con un investimento di circa 7,5 milioni: rifacimento della pista, copertura degli spalti, sistemazione del campo; a questo si accompagna una pista per BMX.

L’impianto completamente revisionato dovrebbe essere consegnato alla città nel 2020.

 

 

 

Non ho tradito nessuno, libro di Fausto Coppi: recensione

Non ho tradito nessuno a cura di Gabriele Moroni

Non ho tradito nessuno è una raccolta di scritti autobiografici, pubblicati negli anni dal Campionissimo Fausto Coppi, edito da Neri Pozza

Non ho tradito nessuno

Non ho tradito nessuno

Non ho tradito nessuno è un insieme di scritti autobiografici pubblicati negli anni dal Campionissimo su giornali, riviste raccolti sapientemente da Gabriele Moroni. Coppi si racconta attraverso le pagine del libro dagli anni dell’infanzia a Castellania a quelli della maturità sportiva e personale: da bimbo a uomo a campione.

Fausto Coppi, icona della storia sportiva italiana è forse lo sportivo tricolore più amato si sempre e divenuto ancor più mitico dopo la sua tragica scomparsa. Una vita troppo breve e tremendamente intensa quella del Campionissimo, una vita piena di gioie ma anche di dolori, di vittorie esaltanti vissute sempre con estremo pudore ma anche di sconfitte devastanti da cui, però, Fausto ha sempre saputo rialzarsi.

Non ho tradito nessuno trasmette appieno lo spirito di Coppi, la sua schiettezza e semplicità: “quando verrà il giorno della rinuncia, so bene che cosa dovrò fare: appenderò, come si dice, la bicicletta al chiodo e tornerò ad essere un uomo di campagna come furono mio pare e mio nonno”. Sappiamo tutti come andò a finire, Fausto non tornò a fare il “contadino”.

Nel libro non può mancare l’amico e rivale Gino Bartali sua esatta antitesi sportiva e umana ma verso il quale il rispetto e la stima non sono mai mancati. Immancabile la tragica figura del fratello Serse, compagno di allenamenti, fatica, gioie e terribili dolori sino a quello più estremo nella morte.

Non ho tradito nessuno non è una semplice biografia, è una attenta raccolta di ciò che il Campionissimo ha scritto di suo pugno, è Coppi raccontato da Coppi. Moroni interviene delicatamente nel far scorrere gli scritti di Fausto lasciandone intatta la capacità del Campionissimo di tracciare, con le parole, traiettorie perfette come quelle fatte in sella all’inseparabile bicicletta.

Dal giovane garzone di bottega al campione unico, dal primo squillo al Giro d’Italia del 1940 alle sfide infinite su strade polverose, dal record dell’ora al Vigorelli appena prima della guerra al periodo di prigionia, ogni pagina è un’emozione unica e vera perché scritta in prima persona.

Estranee al libro sono, giustamente, le tormentate vicende di famiglia che sono private e come tali devono restare.

Il libro a cura di Gabriele Moroni risulta un interessantissimo auto-ritratto di Coppi, emozionante e a tratti commovente per chi, come noi, è da sempre legato a filo doppio al Campionissimo.

Pirelli velo peumatici: tra strada e MTB

Pirelli Velo lancia nuove sfide

Pirelli Velo: dalle gomme hi-performance per il road racing alla nuova gamma per Mountain Bike

 

Pirelli Velo

Pirelli Velo

Pirelli Velo è la Business Unit, dedicata al mondo bici, di Pirelli, leader mondiale nella produzione di pneumatici da auto di fascia Prestige e nel segmento radiale del mercato dei Ricambi di pneumatici per moto.

Fornitore unico dal 2011 delle monoposto di F1 e dal 2004 del mondiale Superbike, forte di una storia sportiva di oltre 110 anni, la P lunga sfrutta e mette a disposizione del ciclismo l’enorme bagaglio di conoscenze, patent, test, innovazioni, tecnologie, messe a punto da quando nel 1872 fu fondata ad oggi.

Di fatto, quello di Pirelli nel ciclismo, è un ritorno: le prime gomme da bici della P lunga, di cui si abbia memoria, risalgono al 1895 e, nel tempo, corsero con Pirelli anche grandi nomi della bici da strada, come Fausto Coppi, Gino Bartali o Alfredo Binda. La produzione di gomme da bici della P lunga cessa alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso.

A giugno del 2017, dopo quasi 30 anni, Pirelli entra nel mercato del ciclismo su strada, con PZero Velo. Gli pneumatici da bici road racing di Pirelli sono stati oggetto di un lungo lavoro di ricerca e sviluppo, di analisi di mercato, di test in laboratorio e su strada, durato oltre 2 anni. Come per il celebre omonimo pneumatico automobilistico, il P ZERO, anche i PZero Velo attingono al meglio della tecnologia Pirelli e si posizionano nella fascia medio-alta del mercato consumer.

Nello stesso anno, la P lunga rientra anche nelle grandi competizioni ciclistiche come sponsor del Giro d’Italia e partner della maglia bianca del Giro Under 23. Partnership, quest’ultima, riconfermata per il 2018.

A pochi mesi dal lancio delle sue gomme da strada, l’azienda estende velocemente la sua rete distributiva. Oggi, gli pneumatici da bici della P lunga sono venduti in 42 paesi del mondo, oltre ad essere disponibili sull’e-commerce dedicato del sito velo.pirelli.com

Quest’ultimo, presentato a fine dicembre 2017, offre al consumatore anche prodotti esclusivi ed unici, acquistabili solo online, come le versioni colorate dei PZero Velo o la capsule collection di abbigliamento ciclistico, disegnata da Pirelli Design in collaborazione con Castelli.

Nel 2018 Pirelli è già sulle ruote di una delle più importanti squadre del circuito professionistico su strada: il team Mitchelton-SCOTT che, nello stesso anno, con Simon Yates, raggiunge il vertice della classifica World Tour. La partnership con la squadra australiana è riconfermata per il 2019. A questa, si aggiunge la sponsorizzazione del team italiano Elite XCM Trek-Selle San Marco, che vanta nel proprio organico anche il campione tricolore Marathon Samuele Porro. Il debutto internazionale con il team e le nuove Scorpion MTB avverrà alla Absa Cape Epic 2019.

Sviluppando gomme dedicate per e insieme alle squadre, Pirelli adotta nel ciclismo lo stesso approccio che l’ha resa il fornitore numero 1 al mondo nelle gare motoristiche di alto livello: lavorare insieme ai team, in un continuo scambio di feedback, per raggiungere la massima prestazione e tradurla in prodotti fruibili per il consumatore finale.

Contemporaneamente alla sponsorizzazione, l’azienda sigla una partnership con RCS Sport, che vede la P lunga a fianco di Strade Bianche e del Giro di Lombardia 2018.

Nel giugno del 2018 Pirelli lancia il suo primo pneumatico da strada Tubeless Ready: Cinturato. La gomma in poco tempo si posiziona al vertice di molte prove e test della stampa specializzata, per le sue eccellenti prestazioni in termini di durata e protezione contro le forature, accompagnate da ottima scorrevolezza e maneggevolezza.

Alla Eurobike 2018, la più importante fiera del settore che si tiene ogni anno in Germania, Pirelli entra anche nel segmento delle e-bike e delle bici urban, trekking e turismo, con la gamma Cycl-e.

Oggi, la P lunga presenta Scorpion MTB la gamma dedicata alle mountain bike, che sposta l’attenzione dalla bici al terreno, offrendo gomme adatte a qualsiasi tipo di fondo e garantendo tenuta di strada, maneggevolezza, velocità e grip, indipendentemente dal clima e dalle condizioni atmosferiche.

Come tutte le gomme da bici di Pirelli Velo, anche la nuova gamma di pneumatici mtb è stata sviluppata nel centro dell’innovazione Pirelli, i laboratori R&D di Milano Bicocca: il principale tra gli 11 centri di ricerca Pirelli nel mondo che, con oltre 1000 ricercatori dedicati, destina ogni anno circa 200Mil di euro per lo sviluppo e l’innovazione dei suoi pneumatici.
About Pirelli
Fondata nel 1872, Pirelli è un’azienda dalle profonde radici italiane con un brand riconosciuto in tutto il mondo per le sue tecnologie all’avanguardia, la sua capacità di innovazione e la qualità dei suoi prodotti. Con oltre 30.000 dipendenti e un fatturato nel 2017 pari a circa 5,3 miliardi di euro, Pirelli è tra i principali produttori mondiali di pneumatici e di servizi a questi collegati e l’unico interamente dedicato al mercato Consumer, che comprende pneumatici per auto, moto e biciclette.

Pirelli è una Pure Consumer Tyre Company focalizzata in particolare sul mercato dei pneumatici High Value e costantemente impegnata nello sviluppo di prodotti innovativi e capaci di soddisfare anche le più specifiche esigenze, come avviene con i pneumatici Specialties e Superspecialties. Questo anche grazie al costante investimento in nuove competenze e nuove funzioni di business come il Consumer Marketing, il Digital, il Data Science, il Cyber e il Velo.

Nell’ambito dei pneumatici High Value oggi Pirelli ricopre una posizione di leadership nei pneumatici Prestige, con una quota superiore a un terzo del mercato globale in termini di volumi, e nel segmento radiale del mercato dei Ricambi di pneumatici per Moto. Pirelli è anche leader in Europa, Cina e Brasile, nel mercato dei Ricambi dei pneumatici New Premium per Auto e Premium per Moto.

Nel 2017 Pirelli rientra nel ciclismo, creando una Business Unit dedicata e lanciando PZero Velo, pneumatici di alta gamma per bici da corsa, seguiti da Cycl-e per le e-bike e le bici urban e trekking, e da Cinturato, il primo Tubeless Ready da strada della casa. Oggi, la P lunga entra anche nel segmento MTB con la gamma Scorpion MTB.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Commemorazione Fausto Coppi 2019

Commemorazione Fausto Coppi a 59 anni dalla scomparsa

Commemorazione di Fausto Coppi nell’occasione del 59esimo anniversario della scomparsa del campione nato a Castellania

Fausto Coppi

Fausto Coppi

Nel 59° anniversario della scomparsa del Campionissimo Fausto Coppi, lo sportivo che più di qualunque altro, ha saputo rappresentare la voglia di una nazione di risollevarsi dopo i disastri della dittatura fascista e della seconda guerra mondiale, domenica 6 gennaio al Tempio del Ciclista a Calderba di Ponte di Piave (Treviso) si rinnova l’appuntamento con la commemorazione organizzata dall’Associazione ex ciclisti della provincia di Treviso e dalla società ciclistica Fausto Coppi Polyglass. Alle 10.30, alla conclusione del pellegrinaggio in bicicletta dei cicloamatori della San Lazzaro Goppion e del Pedale Opitergino da Treviso e del Gruppo ciclistico San Vendemiano da San Vendemiano, Germano Bisigato e Edi Tempestin, presidenti delle associazioni organizzatrici, inaugureranno le foto degli ex professionisti trevigiani deceduti nel 2018: Andrea Barro e Toni Uliana.

A ricordo di Fausto Coppi e altri 30 ex professionisti trevigiani verrà deposta una corona d’alloro. Barro, velocista nato a Scomigo di Conegliano nel 1931, corse nel 1953 e nel 1954 con la Torpado, aggiudicandosi nella sua prima stagione da professionista la Coppa Agostoni e la Milano-Modena. Abbandonata forzatamente la carriera a causa di un drammatico incidente, successivamente è stato presidente del Gruppo sportivo Gelati Sanson di Scomigo e organizzatore del Trofeo Città di Conegliano per dilettanti. Uliana, nato a Carpesica di Vittorio Veneto nel 1931, corse da professionista dal 1954 al 1961 indossando le maglie di Torpado, Leo-Chlorodont, Bottecchia, Molteni e Atala-Pirelli, e aggiudicandosi una tappa alla Vuelta del 1955. Nel corso della cerimonia il giornalista Giacinto Bevilacqua presenterà il libro “Cento Coppi” (Alba edizioni) scritto assieme al collezionista Renato Bulfon. La giornata proseguirà con la disputa del campionato triveneto di ciclocross Acsi “Trofeo Luigi Tempestin alla memoria”.

COMUNICATO STAMPA

Franco Franchi, si è spento a 95 lo scalatore gregario di Bartali

Franco Franchi è mancato all’età di 95 anni, funerali ad Alba Adriatica

Franco Franchi, storico gregario di Gino Bartali, simbolo di un ciclismo ormai sparito, si è spanto a 95 anni. I funerali ad Alba Adriatica

Franco Franchi

Franco Franchi

Franco Franchi se n’è andato a 95 anni. Ex campione di ciclismo, scalatore e storico gregario di Gino Bartali, Franchi era nato il primo settembre del 1923 a Poggio Morello. Professionista dal 1949 al 1956, era stato capace di vincere una tappa al Giro d’Italia del 1950, anni di ciclismo poetico ed eroico. Affidabile gregario votato alla causa del capitano Gino Bartali, si impose nella quinta tappa del Giro ‘50 Genova-Torino ed era il più anziano vincitore di una tappa alla corsa rosa vivente.

Anche il fratello maggiore, Bertino Franchi, era stato professionista tra il 1945 e il 1948.

Franco Franchi  e la morte di Serse Coppi

Franco stava pedalando alle spalle di Serse Coppi, quel 29 giugno 1951, a Torino, all’ultimo chilometro del Giro del Piemonte quando in una caduta il fratello di Fausto perse la vita.

Fausto Coppi e Serse si stavano preparando per la volata quando proprio Franchi vide Serse scivolare. “Attento”, fece appena in tempo ad urlare Franco ma ormai Serse era a terra battendo la testa. Il fratello di Fausto si rialzò, apparentemente senza alcuna conseguenza ma due ore dopo accusò una letale emorragia cerebrale

Fausto decise, comunque, di correre il successivo Tour e Franco Franchi, che dormiva nello stesso albergo di Coppi, ricordava la notte di vigilia della partenza come una lotta interiore del campionissimo e una lotta con la moglie Bruna che non voleva che Fausto prendesse parte alla grande Boucle.

Franco Franchi: le esequie

I funerali di Franchi si sono tenuti oggi, mercoledì 31 ottobre, alle 9.45, nella chiesa di Sant’Eufemia ad Alba Adriatica.

 

Fausto Coppi, l’Uomo e il Campione la recensione

Fausto Coppi, l’Uomo e il Campione di Davide Pascutti

Fausto Coppi, l’Uomo e il Campione la recensione del fumetto di Davide Pascutti edito da BeccoGiallo

Fausto Coppi, l'Uomo e il Campione

Fausto Coppi, l’Uomo e il Campione

Fausto Coppi, l’Uomo e il Campione frutto del lavoro e della passione di Davide Pascutti e pubblicato dall’editore specializzato BeccoGiallo è un vero gioiello di grafica e di contenuti.

Qualche anno fa Gaetano Curreri e i suoi Stadio cantavano “chiedi chi erano i Beatles”, questo libro risponde alla domanda “chiedi chi era Fausto Coppi”. Per la nostra generazione, cresciuta senza internet e senza tablet, alla domanda “chi era Coppi” la risposta arrivava dai racconti dei nonni, ora peri più giovani può arrivare tramite un mezzo di comunicazione efficace come un fumetto.

Davide Pascutti riesce esprime con il suo modo di disegnare i tratti essenziali del Campionissimo e dei personaggi chiave della sua storia sportiva (e non solo). La storia che l’autore propone non è la classica biografia del personaggio ma è un reale spaccato dell’Uomo Coppi. Il fumetto evidenzia i tratti umani di Fausto, la sua essenza, dalle rivalità accesa all’amicizia con Gino Bartali (Beccogiallo ha prodotto un fumetto anche su Ginettaccio).

Il libro salta il “capitolo Dama Bianca” per lasciare spazio alla figura della moglie Bruna. Ampio spazio è dato al Tour de France del 1949 che è paradigmatico della carriera del campione di Castellania.

Particolare la parte finale del fumetto in cui Pascutti affianca il lettore nella genesi del libro stesso per meglio comprendere il tratto grafico e la scelta artistica degli spazi di storia raccontati. Il fumetto sul Campionissimo è stato anche tradotto e pubblicato in francese.

Questo fumetto può essere uno splendido modo per approcciare una storia spesso narrata ma a volte poco “digeribile” per il pubblico più giovane che potrebbe preferire al bianco e nero dei documentari su Fausto Coppi il tratto del disegno di Pascutti.

Gino Bartali a fumetti, recensione del libro

Gino Bartali a fumetti edito da Becco Giallo Editore

 Gino Bartali a fumetti di Andrea Laprovitera e Iacopo Vecchio edito da Becco Giallo ecco la nostra recensione del libro

Gino Bartali a fumetti

Gino Bartali a fumetti

Gino Bartali a fumetti non lo avevamo davvero mai visto e questa “novità” ci ha assolutamente entusiasmato. Le lotte epiche tra Ginettaccio e Fausto Coppi hanno infiammato i cuori dei nostri nonni che ci hanno narrato le gesta di questi due campioni. I due ciclisti più iconici di sempre sono stati raccontati su giornali, libri, serie televisive che ne hanno reso eterna la memoria.

L’uscita in libreria di questo fumetto dedicato a Gino Bartali cambia il modo di raccontare la storia di un campione mai troppo celebrato. Ci siamo immaginati giovani generazioni di studenti, intenti a prendere il treno o l’autobus per andare a scuola che, grazie all’opera di Andrea Laprovitera e Iacopo Vecchio possono imbattersi in una epopea ciclistica mondiale.

Il libro è piacevole, presenta fantastiche illustrazioni e riserva una carrellata assolutamente esaustiva e ben assemblata della vita del campione toscano. Ci siamo riscoperti adolescenti nel godere di un fumetto con la consapevolezza di un adulto che ama le due ruoto nel godere del racconto dell’incredibile vita di “Ginettaccio” Bartali.

Davvero complimenti ai due autori e alla Becco Giallo Editori che propone interessanti riletture in chiave “comics” della vita di Gino Bartali ma anche di tantissimi personaggi illustri.

 

Andrea Laprovitera
Nato a Orvieto nel 1971, scrittore e sceneggiatore di fumetti, ha pubblicato con Rizzoli Lizard (Il Treno, 2010), Tunué (Il Maestro nel 2008, Quartieri nel 2010, L’uomo che sfidò le stelle nel 2011), con la casa editrice francese Clair de Lune (Sonny & Sambo, 2009), Kappa Edizioni (Che notte quella notte, una vita swing, una biografia di Fred Buscaglione, nel 2012), Nicola Pesce (Il vecchio e il mare, 2016), Kleiner Flug (La linea d’ombra, 2017), Shockdom (Flop & Morgana, 2018).

Iacopo Vecchio
Nato a Pavia nel 1981, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera diplomandosi in Nuove Tecnologie per l’Arte, e successivamente la Scuola
del Fumetto di Milano. Illustratore e fumettista, ha pubblicato per Comma 22, Tunué, Round Robin e Hop Edizioni.

 

 

Maglia a Pois simbolo del Tour de France

Maglia a Pois uno degli emblemi della Grande Boucle

Maglia a Pois è uno dei simboli del Tour de France che identifica il miglior scalatore della corsa francese, ecco la storia di questo emblema

Maglia a Pois

Maglia a Pois

Maglia a Pois, uno dei grandi classici del Tour de France. Sicuramente la maglia più ambita e simbolica dopo il “Sacro Graal” della maglia gialla di leader della generale. I colori nel ciclismo hanno una funzione fondamentale, in quasi nessun altro sport il leader di una gara o il campione di una nazione (o del mondo) acquisiscono il diritto di competere con una maglia diversa. Questo, invece, avviene nel mondo del ciclismo da sempre.

Se per i leader della generale si tende a scegliere una maglia monocromatica, la gialla al Tour, la rosa al Giro e la rossa (prima color amarillo) alla Vuelta, per identificare il miglior scalatore la corsa più famosa al mondo, il Giro di Francia appunto, ha deciso di creare una maglia assolutamente originale.

Maglia a Pois nasce solo nel 1975!

Se la classifica della montagna fu inserita per la prima volta nel 1933, per vedere una maglia dedicata al leader della specialità bisogna arrivare al 1975. L’idea di premiare il miglior “grimpeur” della corsa francese nacque dalla indiscutibile capacità di Vicente Trueba, ciclista spagnolo, di affrontate le salite (la stessa abilità non era però presente nelle discese). Ad ogni modo l’allora direttore della corsa francese, Henri Desgrange, decise che il corridore in grado di transitare per primo sulle vette della corsa venisse premiato con un riconoscimento.

Inizialmente al primo a transitare sul GPM veniva attribuito un bonus in termini di tempo da far valere sulla classifica generale. Dopo qualche anno venne tolto il bonus ma l’organizzazione continuò a stilare una speciale classifica per i più abili scalatori della corsa.

Maglia a Pois tra Chocolat Poulain e montagne

Solo nel 1975, l’organizzazione decise di introdurre un segno distintivo per il leader della classifica della montagna. L’idea di griffare la divisa con dei pois rossi fu dell’allora sponsor di maglia la ditta produttrice di cioccolato Chocolat Poulain che voleva aumentare la visibilità del proprio marchio. Fino ad allora, il leader doveva accontentarsi di un punto rosso sulla sua divisa, poi i punti aumentarono creando una istrionica maglia ora simbolo nel mondo.

“Ci fu un dibattito sul colore”, ricorda Albert Bouvet, allora direttore della corsa “Ho immaginato una maglia che mostrava le alte vette del Tour de France come il Galibier dove era il monumento Henri-Desgrange (fondatore della gara) “.

Dopo essere arrivata sulla strada nel 1975, la maglia a pois divenne presto popolare, così che la Poulain, le cui scatole inizialmente avevano un cerchio blu su uno sfondo arancione, decise di modificare il packaging dei propri prodotti.

La maglia fu indossata per la prima volta dall’olandese Joop Zoetemelk il 27 giugno 1975, quasi inconsapevolmente. In cima alla modesta salita del Bomerée, all’uscita della città belga di Charleroi, Joop anticipò Eddy Merckx conquistando il diritto a vestire questa nuova e particolare divisa. Sul traguardo di Parigi fu il belga Lucien Van Impe a transitare con questa maglia che sarebbe diventata storica.

Maglia a Pois: Virenque e gli altri

La bellezza e il fascino della maglia “Maglia a Pois Rouge” divenne subito assoluto per gli scalatori, uno dei ciclisti francesi più amati della storia, Richard Virenque , è quasi identificato con questa maglia. Virenque, con sette successi, è infatti il corridore che ha vinto più volte l’ambita classifica seguito da Bahamontes e Van Impe (6 vittorie).

Fra gli italiani, troviamo con due successi Fausto Coppi e  GinoBartali (che vinsero nello stesso anno la generale e la classifica della montagna) Massignan e Chiappucci, mentre con una vittoria Nencini, Bellini e Battaglin, ultimo azzurro ad aver conquistato la classifica dei GPM nel 1979.

Maglia a Pois: gli sponsor

Dal 1975 ad oggi l’appeal della maglia à pois rouge è via via aumentato non solo nei confronti dei corridori che la vedono come un simbolo di cui fregiarsi ma anche per gli sponsor che la vedono come una importante promozione per il proprio brand.

  • 1975-1978: Chocolat Poulain
  • 1979-1981: Campagnolo
  • 1982-1984: Chocolat Poulain
  • 1985-1989: Café de Colombia
  • 1990: pitture Ripolin
  • 1991-1992: Coca-Cola Light
  • 1993-2008: supermercati Champion
  • 2009-: supermercati Carrefour

Maglia a Pois: Tour de France e non solo

L’idea di far indossare una maglia a pois al leader della classifica della montagna, partita dal Tour de France ha fatto “moda” tanto da essere utilizzata da molte altre competizioni in giro per il mondo. In particolare, premiano il miglior gripeur con una maglia a punti le seguenti manifestazioni:

Vuelta Espana (dal 2010)
Critérium du Dauphiné
Critérium international
Paris-Nice (dal 2002)
Quatre Jours de Dunkerque
Giro di germania
Tour de l’Avenir
Giro dei Paesi Baschi
Tour of Bejin (dal 2011)
Tour de Martinique

Gli italiani al Tour de France, recensione del libro

Gli italiani al Tour de France di Giacomo Pellizzari

Gli italiani al Tour de France scritto da Giacomo Pellizzari, un libro che ripercorre le gesta dei nostri atleti nella corsa più famosa al mondo

Gli italiani al Tour de France

Gli italiani al Tour de France

Gli italiani al Tour de France è un libro scritto dalle sapienti mani di Giacomo Pellizzari (che abbiamo avuto il piacere di intervistare lo scorso anno in occasione dell’uscita di Storia e geografia del Giro d’Italia) ed edito da UTET.

Storicamente la Grande Boucle è la corsa più ambita dai ciclisti di tutto il mondo, un evento che per popolarità è secondo solo ai Mondiali di Calcio e ai Giochi Olimpici. La dicotomia tra Tour e Giro è nota a tutti gli amanti del ciclismo. La corsa rosa è quasi una festa popolare (anche se negli ultimi anni l’organizzazione sta facendo passi da giganti) mentre, anche un po per lo sciovinismo francese, la corsa in giallo ha da sempre i crismi dell’evento pubblicizzato e pompato.

La rivalità che negli anni ha diviso italiani e francesi nel tifo per i propri atleti ha aiutato a generare il mito del Tour de France tra i ciclisti tricolori tanto da essere cantati “… e i francesi ancor si incazzano”.

Tante storie di corridori italiani si sono intrecciate nel corso degli anni con la Grande Boucle, dalle più belle alle più drammatiche. Dalla prima vittoria tricolore data 1924 con Ottavio Bottecchia all’ultima di Vincenzo Nibali, da Fausto Coppi a Gino Bartali è stato un susseguirsi di emozioni. Dalla rivalità tra Gianni Bugno e Claudio Chiappucci che forse favorì Miguel Indurain alla storica accoppiata Giro-Tour di Marco Pantani del 1998, il libro ripercorre come in fotogrammi attimi diventati storici.

Non può magare un ricordo dell’indimenticato e indimenticabile Fabio Casartelli tragicamente morto per una terribile caduta nella discesa dal Portet d’Aspet

Gli italiani al Tour de France  è il racconto di un grande viaggio (anzi di 104 grandi viaggi) alla caccia di un sogno tra polvere, fatica, lotte, delusioni amarezze e tante gioie che, dai periodi del ciclismo pionieristico ed epico ad oggi, da sempre affascina i ciclisti di tutto il mondo.