Oscar Camenzind il campione del mondo 1998

Oscar Camenzind il “postino” iridato

Oscar Camenzind dalla gloria del Campionato del Mondo 1998 di Valkenburg alla polvere del doping. Palmares, storia e vittorie 

Oscar Camenzind Campione del Mondo

Oscar Camenzind Campione del Mondo

Oscar Camenzind nasce il 12 settembre 1971a di Gersau, paesino di duemila abitanti sul lago dei Quattro Cantoni, nel canton Svitto. Quinto di cinque figli, Oscar si dedica originariamente allo Sci mentre i genitori Adalbert e Josephina Camenzind si dedicano alla fattoria di famiglia dove vengono allevati maiali e mucche.

Oscar scopre il ciclismo, spinto dal fratello Leo, quando ha dieci anni e, poco dopo, inizia a gareggiare con il Velo Club Gersau ma ottiene il primo successo solo dopo tre anni. A sedici anni inizia a lavorare come postino prima ad Altdorf e poi a Zugo.

Nel 1994 Oscar Camenzind smette di “consegnare pacchi e buste” e si dedica a tempo pieno al ciclismo, come dilettante con il Velo Club di Lugano. Oscar è assetato di rivincita e conquista il Giro del Ticino, il campionato svizzero di categoria e il Giro del Giappone. Nel 1995 viene selezionato dalla Svizzera per il Campionato del Mondo di Bogotà dove ottiene un incoraggiante undicesimo posto di categoria.

I brillanti risultati gli consentono di ottenere le attenzioni dei team professionistici e, su segnalazione di Ernesto Colnago, firma con la squadra italiana Panaria-Vinavil diretta da Pietro Algeri. Nel 1996 Oscar conclude al secondo posto in generale il Grand Prix Tell imponendosi in tre frazioni.

Il primo anni da professionista è decisamente incoraggiante e il potenziale dell’elvetico attiva i radar della corazzata Mapei-GB di patron Squinzi che gli offre un contratto per il 1997.

La fiducia viene ripagata con sette vittorie tra cui spiccano due tappe al Giro di Svizzera (concluso al secondo posto alle spalle di Christophe Agnolutto) e il titolo nazionale svizzero Elite. Al Grand Prix Tell, Oscar si aggiudica la classifica generale mentre ottiene due vittorie di tappa al Giro d’Austria e vince la cronometro a coppie del Grand Prix Telekom insieme al belga Johan Museeuw.

L’anno d’oro di Oscar Camenzind è il 1998 quando viene convocato per il Giro d’Italia come gregario del russo Pavel Tonkov. Il giro ’98 sarà per sempre ricordato come quello del trionfo del Pirata, Marco Pantani protagonista di un testa a testa mozzafiato proprio con il capitano della Mapei. In quell’edizione della corsa rosa, però, nonostante il lavoro di gregariato, Camenzind chiude al quarto posto, sfiorando il podio, e superando nelle gerarchie l’altro svizzero Alex Zuller che era tra i favoriti per la vittoria finale.

Camenzind si deve fermare, saltando il Tour de Suisse, per asportare una cisti al soprassella ma nonostante ciò viene convocato come stella della nazionale elvetica per il campionato mondiale.

Oscar Camenzind Campione del Mondo Valkenburg 1998

Cielo grigio e pioggia fanno da cornice alla partenza del Mondiale di Valkenburg nel Limburgo , l’11 ottobre 1998. Come spesso accade negli anni ’90 l’Italia è una delle favorite per la vittoria che manca da Benidorm quando ad imporsi fu Gianni Bugno. In ammiraglia c’è Antonio Fusi, che ha preso il posto del commissario tecnico per antonomasia della nazionale italiana, Alfredo Martini ed il favorito di tutti è Michele Bartoli appoggiato da Andrea Tafi.

E’ assente il campione del mondo in carica, il francese Laurent Brochard ma la starting list presenta a Boogerd, Van Petegem, Zberg e  Lance Armstrong, di ritorno dopo esser sopravvissuto ad un tumore ai testicoli, in grado di imporsi ad Oslo nel ’93.

Il circuito prevede il duro strappo del Cauberg ed il cielo nero come la pece rende ancora più aspro il percorso. Dopo un paio di tentativi di fuga ripresi e tante schermaglie si entra nelle fasi calde. Sono dodici atleti ad allungare: Markus Zberg, Van Petegem, Boogerd, Bolts, Garcia Acosta, Armstrong, Magnien, Vainsteins, Rumsas, Aebersold, Bartoli e… Oscar Camenzind. I 12 si rirportano facilmente su che Tafi e Wauters che avevano allungato in precedenza ed è palese che sia questa l’azione decisiva.

Quando sul Cauberg arriva la stoccata di un brillantissimo Armstrong a resistere sono Boogerd che è spinto da un paese intero, Aebersold, Bartoli, Van Petegem e “il postino” svizzero.

Si entra nell’ultima tornata con sei uomini che andranno a giocarsi il mondiale e con la Svizzera che può sfruttare la superiorità numerica con Aebersold e Camenzind.

Quando mancano poco meno di otto chilometri all’arrivo, dopo che Bartoli ha provato due volte a fare il vuoto, è Oscar Camenzin a provare la zampata. Nel gruppetto c’è indecisione: Bartoli ha le energie al lumicino, lo stesso Armstrong è allo stremo delle forze, l’olandese Boogerd è vittima di una foratura e resta appiedato, Van Petegem ci prova ma può poco. La corsa è andata.

Camenzind va a tagliare il traguardo a braccia alzate ed è campione del mondo davanti a Van Petegem che brucia Michele Bartoli verso l’argento.

Oscar è il terzo svizzero ad aggiudicarsi la maglia iridata dopo Hans Knecht nel 1946 a Zurigo e Ferdy Kubler nel 1951 a Varese.

 

Oscar Camenzind vince il Giro di Lombardia

La conquista del mondiale esalta la forma fisica di Camenzind che conclude secondo la Milano-Torino, tiene caldo il motore al Giro del Piemonte e il 17 ottobre si presenta al Giro di Lombardia carico come una molla.

La maglia iridata centuplica se sue energie e sul Berbenno saluta tutti e se ne va in compagnia di Michael Boogerd e Wladimir Belli poi, quando mancano poco più di 80 chilometri allunga con Boogerd per poi bruciarlo nella voltata di Piazza Matteotti a Bergamo.

Dalla Liegi al declino

Dopo la doppietta Mondiale-Lombardia, Oscar torna alla Panaria che nel frattempo è divenuta Lampre-Daikin e che affida allo svizzero il compito di lottare per il podio al Giro e al Tour de Suisse. Il primo squillo stagionale arriva al Giro del Trentino ma la corsa rosa  è un autentico flop con pesanti distacchi rimediati sulle Alpi. Oscar chiude undicesimo a oltre 17 minuti dal vincitore dal vincitore Ivan Gotti (che beneficiò della sospensione di Pantani).

Al Giro di Svizzera arriva una vittoria di tappa ma la generale è ancora deficitaria con un quinto posto. Al mondiale di Verona ottiene un discreto sesto posto giungendo col gruppetto dei big e al Lombardia fa quarto.

Il 2000 inizia con un cambio di stratega: basta corse a tappa e focus sulle classiche e sulla Coppa del Mondo Le aspettative vengono, però, nuovamente tradite: fuori dai dieci in classifica finale e miglior piazzamento è l’undicesimo posto al Giro delle Fiandre.
Oscar si prede la rivincita conquistando la vittoria del Tour de Suisse davanti a Dario Frigo e Wladimir Belli.

Il 2001 è l’anno del primo trionfo in un classica del nord, Oscar vince l’ottantasettesima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi in volata precedendo sul fil di lana Rebellin, Etxebarria, Casagrande e Boogerd. L’altro squillo di quell’anno arriva nella decima ed ultima tappa del Giro di Svizzera.

Il 2002 segna il passaggio alla formazione elvetica Phonak. Nella squadra “di casa” Camenzind raccoglie la vittoria del Sachsen-Tour International e poi solo piazzamenti: ottavo al Campionato di Zurigo, secondo alla Milano-Torino e terzo al Lombardia.

Il 2003 segna l’ultima vittoria in carriera con il successo di tappa al Sachsen-Tour International

Oscar Camenzind positivo all’epo!

Il 2004 dello svizzero è privo di vittorie e povero di risultati: solamente terzo ai campionati nazionali, nono al Tour de Suisse e undicesimo all’Amstel Gold Race.

Se i risultati sono deludenti la doccia fredda arriva ad agosto quando viene resa nota la positività di Camenzind all’EPO a seguito di un controllo antidoping a sorpresa eseguito durante un allenamento del 22 luglio precedente. Oscar perde, chiaramente, il posto tra i selezionati per i Giochi olimpici di Atene e viene licenziato dal team.

Ad agosto Oscar Camenzind convoca la stampa presso la stazione di Lucerna per annunciare il suo ritiro immediato dallo sport d’alto livello. A quasi 33 anni, lo svittese decide di non attendere l’inevitabile squalifica ma di salutare il gruppo.

“Ho fatto una grossa stupidaggine ed ora la pagherò” dichiara alla stampa che lo incalza. Lo svizzero spiega come il ricorso alle sostanze proibite sia stato “spinto” dalla difficoltà nel trovare la forma dopo la mononucleosi che lo ha colpito nel 2002.

 

Oscar Camenzind: palmares

1994
Hegiberg-Rundfahrt

1996
Hegiberg-Rundfahrt
2ª tappa Grand Prix Tell
4ª tappa Grand Prix Tell
5ª tappa Grand Prix Tell

1997
Prologo Österreich-Rundfahrt (cronometro)
5ª tappa Österreich-Rundfahrt
Classifica generale Grand Prix Tell
Campionati svizzeri, Prova in linea
Schynberg Rundfahrt Sulz
1ª tappa Tour de Suisse (Romanshorn, cronometro)
9ª tappa Tour de Suisse (Davos)
Grand Prix Breitling (cronometro, con Johan Museeuw)

1998
Campionati del mondo, Prova in linea
Giro di Lombardia

1999
3ª tappa Giro del Trentino (Malcesine)
7ª tappa Tour de Suisse (Nauders)

2000
Classifica generale Tour de Suisse

2001
Liegi-Bastogne-Liegi
10ª tappa Tour de Suisse (Losanna)

2002
2ª tappa Sachsen-Tour International (Klingenthal)
Classifica generale Sachsen-Tour International

2003
3ª tappa Sachsen-Tour International

Jarlinson Pantano positivo all’EPO

Jarlinson Pantano positivo all’EPO: annuncio dell’UCI

Jarlinson Pantano positivo all’EPO dopo un controllo anti-doping, la Trek-Segafredo di Luca Guercilena ha sospeso l’atleta colombiano in attesa delle controanalisi

Jarlinson Pantano positivo all’EPO (fonte pagina twitter)

Jarlinson Pantano positivo all’EPO (fonte pagina twitter)

Jarlinson Pantano positivo all’EPO, il corridore della Trek–Segafredo non ha superato un controllo anti-doping lo scorso 26 febbraio. A rendere nota la brutta notizia è stata la UCI che ha prontamene sospeso l’atleta colombiano classe 1988.

Pantano era approdato alla formazione americana nel 2017 dopo la chiusura della IAM Cycling con la quale era letteralmente esploso al Tour de France. Alla corsa francese il colombiano aveva ottenuto una vittoria di tappa e due secondi posti e il 19° posto finale mentre al Giro di Svizzera aveva conquistato la quarta posizione in classifica generale.

Pantano non prende parte alle gare dal 25 marzo, giorno della prima frazione del Giro della Catalogna. Ora il colombiano potrà fare richiesta delle contro-analisi ma nel frattempo è stato chiaramente sospeso dal team di Guercilena.

“È con grande delusione che abbiamo appena appreso che il nostro corridore è stato notificato un controllo non negativo in un campione raccolto fuori dalle competizioni. In accordo con la nostra politica di tolleranza zero, è stato immediatamente sospeso. Richiediamo ai nostri corridori e staff i più elevati standard etici, pertanto ci comporteremo e comunicheremo in accordo con essi quando saranno disponibili maggiori dettagli” il comunicato del team americano.

David Zabriskie e quella promessa non mantenuta

David Zabriskie aveva giurato di non usare sostanze

David Zabriskie la storia dell’ex prodigio della US Postal di Lance Armstrong che ha violato la promessa fatta di non toccare sostanze

David Zabriskie

David Zabriskie

David Zabriskie e la sua storia sono una delle realtà forse più toccanti dello scandalo che ha travolto Lance Armstrong e la sua US Postal Service.

David Zabriskie è stato il primo ciclista americano a vincere una tappa in tutti e tre i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta) dimostrando tutte le sue qualità e la sua voglia di vincere.

David sale in bicicletta giovanissimo, la sua famiglia vive un’esistenza segnata dalla tossicodipendenza del padre che morirà giovanissimo vittima proprio dei suoi demoni e della sua dipendenza.

Per il giovane Zabriskie la bicicletta è la valvola di sfogo dalle brutture del vivere quotidiano, è una fabbrica di endorfine che si alimenta di fatica e sudore. Allenamenti estenuanti, fra gli 80 e i 100 chilometri, sono il suo antidoto alle sostanze che il padre assume e che circolano in casa.

Zabriskie scopre il ciclismo guardando un film degli anni ’70 intitolato “All American Boys” e si compra la prima bicicletta con i risparmi accantonati. L’obiettivo del gracile David è quello di metter su un po’ di muscoli con la sua Mountain Bike e, come detto, dimenticare i problemi di casa.

A quindici anni Zabriskie conosce Steve Johnson (il futuro presidente dell’USA Cycling) in un incontro organizzato da un club ciclistico locale e tra i due scatta una bella amicizia.

Come detto, il padre di Zabriskie aveva una storia di abuso di sostanze e, considerando come la tossicodipendenza aveva segnato la sua esistenza, Dave giura a se stesso di non assumere per nessuna ragione delle droghe e, anzi, vede nel ciclismo un hobby sano e salutare che lo può tenere lontano dalle cattive frequentazioni.

Nel 1998, a 19 anni mentre è ancora un dilettante, viene invitato ad una corsa con Lance Armstrong e Kevin Livingston, proprio in quell’occasione lo staff del texano fa conoscenza con David che nel 2000 entra nel team Postal e per restarvi sino alla fine della stagione 2004.

David Zabriskie si presenta motivatissimo all’appuntamento con i professionisti, mette a segno delle entusiasmanti prove a cronometro e, forte di una perfetta condizione fisica, si tiene lontano dal doping. David è un tipo sveglio, non dorme e ha gli occhi aperti, negli alberghi in cui soggiorna col team vede siringhe e i medici praticare delle iniezioni ai compagni di squadra e di stanza ma se ne tiene alla larga temendo si trattasse di sostanze dopanti.

Nel 2002 David, dopo aver attraversato un periodo di crisi, accetta di sottoporsi alle “iniezioni di recupero” come le chiamano i suoi colleghi alla US Postal. David odia aghi e punture, sente salire il ricordi d’infanzia e del padre tossico ma il meccanismo è di quelli “dentro o fuori” e il ragazzo impara ad accettare e a maneggiare siringhe, aghi e quelle confezioni che tra gli ingredienti riportano “vitamine”.

Nel 2003 Zabriskie dimostra tutte le sue doti, è un vero astro nascente del ciclismo e una vecchia volpe come Johan Bruyneel capisce che bisogna andare avanti. Assieme a García del Moral (medico del team) invita David e il compagno Michael Barry in un caffè di Girona consegnando agli consegna ai due giovani delle confezioni di liquidi iniettabili: iniezioni «di recupero» ed EPO

David è scioccato, non si aspettava di ricevere un tale segnale dal team, cerca di informarsi sugli effetti collaterali dell’assunzione di prodotti dopanti. Il primo timore del ragazzo è legato agli aspetti sanitari: Gli avrebbe impedito di avere figli? E’ sicura? Avrebbe provocato dei cambiamenti fisici? Non è tanto una questione di “frode sportiva”, tutti lo fanno (?) quanto di incolumità fisica.

“Lo fanno tutti” cerca di confortarlo Bruyneel, aggiungendo che se l’EPO fosse pericolosa nessuno dei ciclisti professionisti avrebbe figli.

Zabriskie capitola alla pressione del manager che, sempre assieme a del Moral, consegna una scatola di cerotti al testosterone da dividere fra i due ciclisti per aumentare l’effetto di recupero.

David sa che quando accetti compromessi poi tornare indietro è dura, lo sa perché ha visto il padre scomparire imprigionato dalle sostanze, David chiama la madre e piange al telefono. Vive un momento segnato da infortuni e dubbi, timori e delusioni tanto da pensare al ritiro del ciclismo.

Sul finire del 2004 firma un contratto biennale con la CSC, diventando un gregario di primo piano di Ivan Basso, uno dei principali avversari di Lance nel Tour 2005.

David era salito in bici per scappare dalla tossicodipendenza del padre ma si era ritrovato dipendente al meccanismo delle iniezioni del sistema US Postal.

Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stones intervista il Cobra

Rolling Stone intervista il Cobra Riccardo Riccò che racconta a ruota libera della sua vita, del Doping e del recente Tour de France

Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stone noto periodico di musica e cultura moderna ha incontrato Riccardo Riccò per una intervista a tutto tondo tra doping, ciclismo moderno e la sua seconda vita. “Solo olo col doping non vinci. Senza doping nemmeno” è una legge non scritta, secondo il corridore Modenese, che spiega approfonditamente nel suo ultimo libro “cuore di Cobra” (edito da Piemme edizioni e scritto con Dario Ricci).

Riccò, squalificato dal Tribunale Nazionale Antidoping per 12 anni potrebbe tornare a gareggiare solo nel 2024.

Il Cobra ha parlato, dalle colonne di Rolling Stone, della controversa figura del capitano della Sky Chris Froome che non è riuscito nella storica doppietta Giro-Tour:

“Non mi piace come corridore, c’è chi lo paragona a Lance Armstrong, ma l’americano è sempre andato forte. Lui è saltato fuori dal nulla a 30 anni o giù di lì, e io non ci credo a queste storie”.

Il cobra sa ancora mordere e, come ha sempre fatto, non disdegna mai di tirar fuori i denti nemmeno quando si parla dei recenti accadimenti del Tour tra sputi, insulti, ciclisti fatti cadere (lo stesso Froome è stato vittima di un gendarme che lo ha scambiato per un amatore):

“ci sono stati parecchi casini. Ma mi pare che in tutto il mondo succedono cose strane ultimamente. Sarà colpa del caldo”.

E caldi sono stati gli anni che ha vissuto come professionista Riccardo Riccò, una candela che ha brillato molto ma che è bruciata in fretta vittima, per sua stessa ammissione, del suo carattere o fatto a pezzi da un mondo che fa spesso distinzioni.

Riccardo ha ancora una volta rimarcato come il fenomeno del doping sia congenito nel ciclismo, nello sport ma in generale nella vita (leggasi la droga) sottolineando come a tratti possa essere una battaglia persa:

“C’è sempre una nuova sostanza, sempre più difficile da rilevare. Quando dicono che il doping è sempre un passo avanti rispetto all’antidoping, dicono una grande verità”.

Ma come è cambiato il ciclismo nel porsi nei confronti del doping, insomma se è vero, come sostiene Riccò, che senza doping non puoi competere, le vicende giudiziarie che hanno travolto il ciclismo sul finire degli anni 90 e nei primi 2000 non sono servite a nulla?

Secondo il Cobra la situazione sarebbe ancora peggio rispetto ai tempi delle scandalo Festina o di ciò che accadeva quando era lui stesso parte del gruppo:

“Ai miei tempi ne succedevano di tutti i colori, peggio che ai tempi di Pantani  con il limite di 50 di ematocrito per tutti. Allora tutti usavano l’Epo, e in qualche modo erano alla pari. Ora c’è un ventaglio larghissimo di sostanze: chi usa la genetica va inevitabilmente molto più forte di uno che utilizza doping meno sofisticati. Non c’è paragone. Oggi chi ha più soldi e conoscenze migliori è troppo avvantaggiato, e questo crea squilibrio”.

Insomma parrebbe che la situazione del ciclismo sia in peggioramento almeno stante alle parole rilasciate a Rolling Stones da Riccardo che sottolinea come, paradossalmente, l’apparente maggior controllo stia spingendo verso soluzioni più estreme di farmaci non ancora testati che spopolano sopratutto tra gli amatori e, in alcuni casi anche nelle categorie giovanili.

Le parole del Cobra faranno sicuramente discutere nei prossimi giorni. L’intervista completa è pubblicata sul sito della rivista.

 

Robin Parisotto si esprime sul caso doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla delle vicende doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla dei casi di doping nel ciclismo tra cui quello del capitano del Team Sky Chris Froome.

Robin Parisotto

Robin Parisotto

Robin Parisotto è un noto scienziato dell’antidoping che da sempre è in prima linea per combattere la piaga del doping dilagante nel mondo dello sport professionistico (e non solo).

Sulla scia di diversi scandali di doping un parte dei commentatori hanno sostenuto che liberalizzare il doping potrebbe essere un sistema per attutirne le conseguenze ed evitare che i “furbi” possano passare tra le maglie dell’antidoping ottenendo un vantaggio competitivo.

“Fino a quando la nostra capacità di testare e identificare l’assunzione di sostanze non sia radicalmente migliorata, dovremmo permettere quello che chiamo drogaggio fisiologico”, ha scritto Savulescu sul sito di The Conversation “Stabilendo limiti sicuri per i valori fisiologici come i livelli di testosterone e l’ematocrito così da mirare i controlli su come i livelli vengano raggiunti”. Savulescu, a seguito di grandi scandali, ha spesso chiesto di cambiare il metodo dei controlli antidoping.

Di tutt’altro avviso è Robin Parisotto, uno scienziato antidoping molto apprezzato che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un test per l’EPO prima delle Olimpiadi di Sydney nel 2000,  che è detto in completo disaccordo con la nozione di “free-for-all”.

In una recente intervista a https://cyclingtips.com ha sottolineato come, per natura umana, l’imbroglio non può essere eliminato e spesso i meccanismi di controllo sono influenzati dalla corruzione oltre che dalla assenza di una reale volontà di stroncare il problema.

Liberalizzare il doping sarebbe, evidentemente, molto peggio dell’attuale sistema oltre che una dichiarazione di resa. Insomma se si aprisse al doping il rischio non è che il pensiero ricorrente sarebbe “se tutti si dopano allora meglio non doparsi” ma, al contrario, sarebbe una spinta ad andare sempre oltre il limite.

“L’idea di aprire al doping sarebbe deleteria e omicida” ha dichiarato Parisotto che ritiene impossibile stabilizzare i controlli in un mondo senza regolamento antidoping.

Secondo il dottore non è praticabile una via che preveda l’assenza di limiti all’assunzione di sostanze anche sotto controllo di medici designati. Insomma la logica “se è tutto controllato da medici e tutti ricevono la stessa dose non vi sarà chi bara” è assolutamente inapplicabile.

E’ un po’ come pensare che se una persona assume una aspirina contro il mal di testa non vi sia nessuno che ne prenda 5 per evitare che ritorni il dolore.

Parisotto oltre ad aver lavorato per lo sviluppo del test EPO, è stato anche membro fondatore del pannel dell’UCI per l’introduzione del passaporto Biologico e sostiene che indipendentemente dal regolamento gli atleti hanno la propensione a cercare un vantaggio competitivo sempre maggiore.

Se fosse consentita una piccola quantità di una sostanza che attualmente è bandita, è probabile che la spinta sia per superare anche quel limite imposto (un po’ come avvenne per la soglia del 50% di ematocrito).

“Questo è il principio dei guadagni marginali – dichiara Parisotto – essere sempre al limite, al margine. Questo sentiero è molto rischioso e scivoloso, cadere sarebbe un attimo”.

La liberalizzazione avrebbe poi fortissime implicazioni etiche: chi può assumere sostanze e come si può pensare che fisici diversi reagiscano egualmente? A quale età sarebbe etico entrare in un programma di “doping liberalizzato”? E ancora, le donne potrebbero assumere gli stessi farmaci dei colleghi uomini? La risposta a conosciamo bene: liberalizzare sarebbe una follia!

L’esperto studioso australiano è fin troppo consapevole delle lacune dell’attuale sistema (tanto di aver inscenato una plateale protesta nel 2016) ma è altrettanto certo che la liberalizzazione porterebbe allo sfacelo.

“Secondo il mio parere ci vuole un sistema in cui si sappia che non esistono deroghe o escamotage, in cui le regole sono certe e anche le sanzioni. In questo momento il punto debole è qui, non vi sono certezze assolute”.

 

 

Ciclisti: ci proponevano farmaci proibiti

Ciclisti indagati a Lucca: “ci proponevano l’uso di sostanze dopanti”

Ciclisti interrogati dopo il blitz della Polizia di Lucca le parole pubblicate su Il Tirreno: ci venivano proposti farmaci dopanti

Ciclisti e Doping

Ciclisti e Doping

Ciclisti indagati all’interno del blitz della Polizia di Lucca sono stati interrogati in questura dal capo della Mobile Silvia Cascino, su delega della procura della Repubblica, alla presenza dei loro legali.

Secondo quanto riportato da Il Tirreno, tre dei quattro atleti indagati hanno confermato quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Si tratta di tre giovani ciclisti – di età compresa tra i 19 e i 23 anni mentre un quarto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

“Ci proponevano di far uso di sostanze dopanti per migliorare le nostre prestazioni sportive” avrebbero confermato i ragazzi che avrebbero però negato di aver fatto uso di farmaci vietati dalla federazione. In sostanza i giovani – possibili futuri campioni del pedale – hanno verbalizzato alla polizia giudiziaria ciò che era già a conoscenza degli investigatori ad seguito degli otto mesi d’indagine.

Gli interrogatori sono continuati anche nella giornata di oggi ma, a quanto pare, non sarebbe emerso altro se non conferme di quanto già noto agli inquirenti ossia la proposta di assunzione di farmaci dopanti tra cui, pare, anche la famigerata EPO CERA.

Il sostituto procuratore Salvatore Giannino ha predisposto l’invio di tutto l’incartamento (comprese le intercettazioni) alla Federazione Ciclistica Italiana e alla procura nazionale antidoping. Secondo i rumors circolanti, per Matteo Alban, Maher Tounsi, Gracjan Krzystof Szelag, Francesco Di Felice e gli altri corridori della GFDD Altopack Eppela, il rischio di incappare in una pesantissima squalifica sarebbe assolutamente elevato.

Filippo Simeoni l’uomo che accusò Lance Armstrong

Filippo Simeoni ebbe la forza di accusare il “Re” Lance Armstrong

Filippo Simeoni e l’attacco di Lance Armstrong una triste storia di ciclismo degli anni 2000, l’italiano andò contro il texano e Michele Ferrari

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni ed Armstrong

Filippo Simeoni quel 23 luglio 2004 se lo ricorderà per tutta la vita non c’è alcun dubbio così come ricorderà per sempre il 27 giugno 2008 quando da vero outsider fece suo il Campionato Italiano di Bergamo e forse anche  17 gennaio 2013 non sarà dimenticato facilmente.

Torniamo a quel mese di Luglio 2004, al Tour de France si corre la diciottesima tappa da Annemasse a Lons-le-Saunier di 166 km. La classica tappa di trasferimento, posta tra Montagna dura e la dura prova a  cronometro del giorno dopo. In condizioni di normalità i leader lasciano fare, chi riesce entra nella “fuga buona” sperando di inserire il proprio nome nell’albo d’oro.

Sono da poco passati 30 chilometri dalla partenza ed ecco che si muove qualcuno: partono in sei, Lotz, Garcia Acosta, Flecha, Fofonov, Mercado e Joly. Il vantaggio sale fino ad un minuto e a quel punto dal plotone esce una maglia bianconera della Domina Vacanze, è Filippo Simeoni che ci aveva provato, senza successo nella tappa di Guéret.

Alla ruota di Simoeni ecco che incredibilmente c’è la maglia gialla, davanti alla tv ogni amante delle due ruote rimane folgorato: che ci fa il leader della generale ad inseguire un “gregario”?

Simeoni è sorpreso quanto gli spettatori e il pubblico a bordo strada ma continua a tirare, lo fa per circa 14 km e si riporta sui fuggitivi. Lance Armstrong non gli concede il cambio, sta alla ruota fino al ricongiungimento coi primi.

“Bravo Simeoni, bel numero” esclama Armstrong con aria strafottente. La scena è ripercorsa anche nel noto film “The Program” di Stephen Frears ma non in modo completo perché, dopo la battuta, Lance va a parlottare con gli altri uomini in fuga. In particolare parla con il più anziano, Garcia Acosta.

Lo stesso Simeoni ricorda: “Acosta si lascia scivolare al mio fianco: se Armstrong resta qui la nostra fuga è condannata. Lui dice che se ti stacchi tu si stacca anche lui, il gruppo vi ripiglia e a noi ci lascia andare. Mi sono staccato per non danneggiare dei colleghi, è finita che ha vinto Mercado e il gruppo è arrivato a 11 minuti. Potevo vincere io, o almeno provarci, e Armstrong me l’ha impedito. Questo, nel film, emerge poco”.

Fatto sta che, come detto, Filippo Simeoni si lasciò sfilare fino ad essere riassorbito da plotone e a quel punto arrivò il completamento della provocazione del texano: ” mi disse che avevo sbagliato due volte, mettendo in mezzo Ferrari e poi querelando lui per diffamazione. “Ho tanti soldi e tanti bravi avvocati, posso rovinarti quando voglio”. Poi, quando il gruppo riprese lo strano duo, Lance fece il gesto della bocca cucita.

Dopo l’umiliazione da parte dell’allora intoccabile Lance ecco arrivare le offese dei colleghi “La cosa che mi ha fatto più mal – ha dichiarato Simeoni – qualcuno si è scusato altri no. Quella sera ho pensato di ritirarmi, poi ci ho ripensato perché ero la vittima e non il colpevole”.

Poi sull’arrivo ai Campi Elisi: “nell’ultima tappa, quella sì di trasferimento per tradizione, ho attaccato quando Armstrong stava facendo le foto coi bicchieri di Champagne, in testa al gruppo. E i suoi si sono tirati il collo per venirmi a prendere. Poi Ekimov mi ha fatto il gesto delle corna, ma io ero soddisfatto, la provocazione era riuscita. Ci ho provato anche dopo, sui Campi Elisi, sempre per provocare, per far vedere che ero vivo, ma sapevo che per me ci sarebbe stato disco rosso.

Il gesto intimidatorio di Armstrong assolutamente antisportivo ed intimidatorio voleva essere una pubblica umiliazione per Simeoni, ma si rivelò un boomerang che portò molti a domandarsi quali fossero le vere ragioni di un simile comportamento.

Invece di chiudere la vicenda, Armstrong non fece altro che portare alla ribalta la vicenda dei suoi rapporti con il Dottor Ferrari tant’è che pare che qualche giorno dopo lo stesso Lance ammise di “aver fatto una cazzata” ad un giornalista de La Gazzetta dello Sport.

Ma cosa ne sa Filippo Simeoni di EPO e di Michele Ferrari? Ne sa, ne sa perché “Ancora da dilettante vado in Abruzzo dal dottor Santuccione e mi faccio spiegare come funziona l’Epo. Me lo spiega, ma resisto alla tentazione. Passo professionista con la Carrera di Marco Pantani e Claudio Chiappucci. E le cose quadrano ancora meno. A fine ‘96 mi decido e vado dal dottor Ferrari, che in gruppo chiamano dottor Mito, il più bravo allievo del professor Conconi. Ferrari è un grande, nel suo campo. Affascina. Prima del Giro del Trentino e dopo adeguati trattamenti mi dice che posso finirlo nei primi cinque. Finisco quinto. Al Giro d’Italia vado forte ma per una tendinite mi devo ritirare quando sono diciassettesimo in classifica”.

All’inizio Simeoni non si pone problemi ma poi “La molla mi è scattata nel ‘99, quando hanno perquisito la casa del dottor Ferrari e poi, in base alle cartelle cliniche, le case dei corridori che si erano rivolti a lui. Anche la mia, all’alba. Carabinieri che rovistano nel frigorifero, aprono i cassetti, mia madre agitata che mi dice: Filippo, cos’hai combinato? Li ho capito che sbagliavo e non si poteva continuare su quella strada”.

C’è stato un processo che ha coinvolto Filippo Simeoni: “ho confermato la testimonianza, mi hanno squalificato per nove mesi, poi ridotti a quattro”. Dopo la sospensione è riuscito senza doping, a vincere due tappe alla Vuelta e, a 37 anni, il campionato italiano. Poi l’anno successivo arriva l’esclusione del Giro da campione d’Italia a favore di una squadra galiziana: “Ho scritto a Berlusconi, che era premier, e non mi ha risposto. Avrei dovuto scrivere a Napolitano. Sono andato in federazione e ho restituito polemicamente la maglia tricolore. E per questo mi hanno squalificato tre mesi. Nel 2009 ho chiuso”.

Quando accadde il fatto dell’inseguimento al Tour 2004 stava uscendo “L.A. Confidential, i segreti di Lance Armstrong” di David Walsh giornalista del Sunday Times e Pierre Ballester, ex giornalista de L’Équipe. Nessuno renderà a Filippo Simeoni quella tappa ma il 17 gennaio 2013 sarà unìaltra data che il corridore ricorderà: quel giorno durante un’intervista con Oprah Winfrey il texano ammise per la prima volta di aver fatto uso di sostanze dopanti!

Thomas Dekker andata e ritorno dall’inferno

Thomas Dekker racconta la sua caduta e la risalita

Thomas Dekker

Thomas Dekker

Thomas Dekker uscito dalla scuola della Rabobank, era un predestinato. Nei due anni da dilettante conquista 14 successi, è un fenomeno sulla bocca di tutti. Ai campionati del mondo 2004 di Verona conquista due medaglie d’argento nella categoria Under 23, sia nella prova in linea che a cronometro. Dopo tre mesi da stagista a fine 2004, passa professionista nel 2005 con la Rabobank; la prima vittoria da pro la ottiene il 27 marzo di quell’anno nella seconda tappa del Critérium International.

Il 28 settembre 2008 firma un contratto biennale con la Silence-Lotto, squadra belga in cui milita Cadel Evans e lascia così la Rabobank dopo quattro stagioni da professionista.

Il 20 giugno 2009 viene trovato positivo all’EPO in seguito a controlli anti doping effettuati a Colonia su dei campioni prelevatigli nel dicembre 2007, in periodo di non competizione.

La decisione di assumere farmaci che migliorano la prestazione ha spedito Dekker in una spirale in discesa – dall’iniezione di vitamine per poi entrare nel mondo oscuro del doping del sangue e dell’EPO. Nel 2013, quando Michael Boogerd ha confessato di aver fatto uso di doping, precisando (EPO, trasfusioni di sangue e cortisone)  Dekker si rifiutò di commentare.

Fece poi uscire un libro, lo scorso anno, “The Descent” in cui Dekker racconta la sua stupefacente storia di sacche di sangue in camere d’albergo, appuntamenti oscuri con rivenditori, feste con prostitute al Tour de France e conseguenze di un uso prolungato di EPO. Il viaggio di Dekker dall’idealismo giovanile ad un sordido percorso di eccesso e doping che lo ha portato a non avere più nulla da perdere.

Ora dopo periodi bui e pieni di fantasmi pare che Thomas abbia ritrovato la serenità che forse aveva perduto nel periodo in cui aveva un ruolo da professionista nel ciclismo mondiale.

André Cardoso sospeso per doping

Il portoghese André Cardoso è risultato positivo all’EPO

André Cardoso

André Cardoso

Il 32enne portoghese André Cardoso, professionista dal 2006 da quest’anno portacolori della Trek-Segafredo, è stato sospeso dall’Unione Ciclistica Internazionale. Fatale è stato un test anti-doping risultato positivo.

Il test è avvenuto fuori dalle competizioni ufficiali lo scorso 18 giugno ed ha rivelato la presenza di Eritropoietina (EPO).

Cardoso era all’interno della lista dei nove corridori della Trek che dovevano prendere il via al prossimo Tour de France. 

Chiaramente il team potrà inserire un sostituto nel gruppo che aiuterà Alberto Contador nel ben figurare alla Grand Boucle.

Una settimana prima del controllo antidoping in questione Cardoso aveva concluso il Critérium du Dauphiné al 19° posto.

Il portoghese ha militato anche in Caja Rural, Garmin e Cannondale si è sempre ben comportato nei grandi giri e nelle piccole corse a tappe senza però eccellere ritagliandosi un ruolo da gregario.

Il controllo è stato realizzato dalla Fondazione Anti-Doping CADF, corpo indipendente che l’UCI ha incaricato di definire e implementare la strategia contro il Doping nel ciclismo.

André Cardoso ha ora il diritto di poter richiedere l’analisi del secondo campione prelevato in conformità con le norme vigenti in materia di anti-doping ed è stato sospeso dal team in attesa del giudizio definitivo.

LA NOTA DELLA TREK SEGAFREDO

È con profonda delusione che abbiamo appena appreso che il nostro corridore Andre Cardoso è risultato positivo ad una sostanza proibita. In linea con la nostra politica di tolleranza zero, è stato sospeso immediatamente.

Inseguiamo con i nostri corridori e il nostro staff i più alti standard etici, agiremo di conseguenza e comunicheremo le nostre decisioni non appena saranno disponibili ulteriori dettagli.

 

L’UCI squalifica per 2 anni Giampaolo Caruso

Giampaolo Caruso

Giampaolo Caruso

L’UCI ha comunicato  che il proprio tribunale antidoping ha squalificato Giampaolo Caruso per una positività annunciata il 18 agosto 2015, giorno in cui iniziò la sospensione per l’allora atleta del Team Katusha. Giampaolo fu trovato positivo all’EPO in un controllo effettuato fuori competizioni  il 27 marzo 2012, tempi veramente lunghi indipendentemente dall’idea che ci si può fare sulle vicende di doping ematico.

La squalifica di Caruso scadrà dunque il  17 agosto di quest’anno ma a 37 anni e dopo tanto tempo lontano dalle gare non sarà semplice trovare la voglia di risalire in sella o una squadra disposta ad accoglierlo.