Spagna consentirà ai ciclisti extraeuropei di entrare nel Paese?

Spagna consentirà l’accesso ai ciclisti extraeuropei?

La nuova sentenza dovrebbe consentire a Egan Bernal e a tanti altri professionisti colombiani di volare a Madrid entro la fine di questo mese

Spagna

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La autorità spagnole hanno approvato nuove regole per consentire ai lavoratori essenziali di entrare nel paese e ad “approfittarne” potrebbero essere molti ciclisti professionisti, tra cui il vincitore del Tour 2019, Egan Bernal.

La scorsa settimana era circolata insistentemente la notizia che l’UE avrebbe chiuso i suoi confini ai viaggiatori di un certo numero di nazioni extra CE tra cui Colombia e Stati Uniti. La Spagna ha però previsto un allentamento delle regole di accesso offrendo una possibilità a molti ciclisti professionisti che desiderano tornare in Europa in anticipo della ripresa della stagione delle gare 2020.

Abbiamo letto delle difficoltà che sta affrontando il vincitore del Giro d’Italia 2019, Richard Carapaz per imbarcarsi su di un volo diretto in Europa. Questa apertura da parte della Spagna potrebbe agevolare non solo Bernal ma anche altri atleti tra cui, appunto, Carapaz che si è detto pronto a pedalare sino alla Colombia pur di accelerare il rientro nel vecchio continente.

Bernal e altri atleti colombiani hanno programmano di volare a Madrid il 19 luglio su un volo da Bogotá appositamente organizzato. I dettagli delle nuove linee guida iberiche stanno ancora emergendo ma sarà importante comprendere come, viaggiatori giunti in Spagna, potranno poi trasferirsi in altri paesi dell’Unione Europea, su tutti Francia e Italia che saranno luogo delle principali corse.

L’Europa ha deciso di chiudere selettivamente i suoi confini nel timore di una possibile ondata crescente di casi COVID-19 in arrivo dalle Americhe. Da segnalare che il ciclista statunitense Ian Garrison della Deceuninck-Quick-Step non è stato fatto salire su un volo da Atlanta ad Amsterdam a causa delle restrizioni più restrittive sui viaggi globali. Ben King della NTT Pro Cycling e Larry Warbasse della Ag2r La Mondiale sono invece riusciti a tornare in Europa  sfruttando il fatto di essere residenti nel vecchio continente.

 

 

 

 

Bernal: “nessuno sa chi sarà il capitano Ineos”

Bernal e il Team Ineso per il Tour 2020

Bernal in una lunga intervista rilasciata al quotidiano colombiano “El Tiempo” para di Tour, di Froome e strizza l’occhio al campionato del Mondo

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal in una lunga intervista rilasciata al quotidiano colombiano “El Tiempo” ha parlato di come la pandemia di COVID-19 potrà impattare sulle corse e su come il casa Ineos sarà difficile stabilire a priori chi sarà il capitano al Tour de France 2020-

Egan ha “stuzzicato” l’altro co-leader del Team Ineos, Chris Froome, in qualche precedente dichiarazione rilasciata alla stampa e ci ha tenuto a precisare che il rapporto di amicizia tra i due è solido.

Saranno tre i “galli nel pollaio” della Ineos con Froome, quattro volte vincitore,  che è stato ad un passo da salutare la formazione inglese, Bernal che è il campione uscente ed il “terzo incomodo”, il vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas.

Qualche mese fa Egan era stato chiaro nel dichiarare che non avrebbe “gettato via l’opportunità per vincere un altro Tour de France” sacrificando se stesso per i suoi co-leader e se la stampa ci ha ricamato sopra un bel po’, in casa Ineos la cosa non ha sorpreso nessuno in quanto, di norma, al Tour è sempre il ciclista più forte ad imporsi. Saranno quindi, con ogni probabilità, i chilometri di salita a definire le gerarchie della corsa e quelle interne alla Ineos.

“in molti hanno detto che Froome si è arrabbiato per le mie parole – ha detto Bernal – ma non è così. Non si è mai arrabbiato con me per quello che ho detto, siamo amici e vogliamo tutti e dure la vittoria. L’unica cosa che conta è siamo alla Inoes e che a vincere sarà un corridore della Ineos. Io, Geraint e Chris siamo sinceri l’un l’altro, nessuno può dire di essere il capitano a prescindere, si vedrà a seconda di chi starà meglio. Se devo lavorare per Froome ne sarà felice così come se devo farlo per Geraint e allo stesso modo l’armonia ci sarà se saranno loro a lavorare per me”.

Insomma pare presto per definire le gerarchie a tavolino e, ad ogni modo, sarà la capacità dello staff tecnico della Ineos a gestire nel migliore dei modi una faccenda che, al di là delle parole di facciata, sarà certamente spigolosa.

“Non abbiamo mai corso – ha spiegato il colombiano – e dobbiamo aspettare le prime prove per cominciare a farci un’idea sullo stato di forma di ogni atleta. Ci saranno inevitabilmente sorprese perché ognuno si è allenato in modo diverso dal previsto. Per questo motivo il Tour sarà una corsa più aperta, ci saranno molti che combatteranno per il titolo. Sarà un evento diverso dal solito, non solo dal punto di vista sportivo ma anche per la quotidianità ed è per questo che ci stiamo preparando nel miglior modo possibile”.

Bernal si sta allenando sette ore al giorno e, per avvicinarsi al Tour, passerà dal Tour de l’Ain e dal Critérium du Dauphiné.

“Mi posso ritenere fortunato, ci sono settori molto più importanti che sono stati colpiti, penso agli operatori sanitari o a chi ha perso il lavoro” ha raccontato il talento colombiano che è convinto del ritorno progressivo alla normalità: “C’è un calendario e quelle gare si terranno sicuramente, sono convinto al 100%. Il mio primo obiettivo sarà il Tour ma mi piacerebbe essere pronto anche per i mondiali, analizzerò le condizioni in cui sarò e vedrò cosa fare. Sarebbe l’ideale andare per lottare per il titolo, ma a Parigi capiremo se la cosa sarà fattibile. Non sono mai stato a un campionato del mondo su strada e sarebbe una bella esperienza ma andare solo per far presenza non ha senso”.

 

 

Sidi Sixty Gold Limited Edition Egan Bernal

Sidi Sixty Gold, la Limited Edition ispirata ad Egan Bernal

Sidi Sixty Gold Limited Edition, la scarpa Sixty è ora disponibile al pubblico in versione gold ispirata al vincitore del Tour, Egan Bernal

Con la sua esclusiva colorazione gold, la Sixty si propone in una versione elegante e imperdibile, nata inizialmente esclusivamente per Egan Bernal vincitore, nel 2019, della 106esima edizione del Tour de France.

Il giovane talento colombiano entrava così nell’olimpo dei grandi a soli ventidue anni e diventando il primo della sua nazione a trionfare sugli Champs-Élysées in tutta la storia della prestigiosa corsa francese. Un anno d’oro per il ragazzo prodigio del team Ineos che ha portato il quindicesimo Tour all’interno dello storico palmares Sidi, risultato che rende orgogliosa la squadra di Dino Signori.

La limited edition sarà acquistabile presso tutti i rivenditori SIDI a partire da Maggio 2020.

La scarpa è un vero e proprio mix di dettagli iconici e soluzioni innovative come il sistema di chiusura Tecno-4. La suola ultra-leggera Vent Carbon è stata studiata per trasferire al meglio la potenza della pedalata oltre che per garantire massima resistenza e traspirazione, anche in caso di elevate temperature. Le fibre di carbonio con le quali è realizzata le conferiscono il giusto grado sia di rigidità che di flessione controllata in punta, alleviando così lo stress ai tendini plantari e favorendo una corretta circolazione durante lo sforzo.

Leggera, performante, resistente e naturalmente comoda, la Sixty è prodotta con materiali rispettosi dell’ambiente e all’avanguardia, assicurando alti livelli di aerodinamicità e il massimo della performance.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Egan Bernal:” il Tour de France sarà il obiettivo”

Egan Bernal lancia la sfida per la maglia gialla

Egan Bernal chiude i dubbi sui suoi obiettivi stagionali: niente Giro d’Italia e obiettivo numero uno sul Tour, concorrenza permettendo

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal sogna la doppietta al Tour de France 2020 dopo aver vinto a sorpresa (ma non troppo) l’edizione dello scorso anno della corsa a tappe francese. Dopo essersi “un po’ nascosto” circa gli obiettivi per la nuova stagione sportiva che, per il colombiano, scatterà la prossima settimana con il Tour Colombia 2.1.

Fresco di candidatura per il prestigioso premio “Breakthrough of the Year” il giovane talento del Team Ineos vuole succedere al compagno Geraint Thomas nella classifica di questo riconoscimento così come avvenuto in quella della Grande Boucle.

“Sono orgoglioso di questo riconoscimento per la sua importanza nel mondo, sono felice per me, per la squadra e per il mio paese” ha detto al quotidiano spagnolo AS. L’amore di Bernal per la sua patria è nota: “ in Colombia abbiamo molti, troppi problemi sociali e sono contento che la mia vittoria al Tour abbia ispirato e dato fiducia ai miei connazionali, il ciclismo e lo sport possono essere una via di riscatto per il mio paese”.

Il 2020 di Egan Bernal potrebbe iniziare certamente meglio della stagiona precedente visto che il 2019 era iniziato con gli strascichi della caduta subita alla Clásica San Sebastián: “la preparazione è stata migliore, l’anno precedente ho dovuto subire molte visite e questo ha rallentato tutto, mi sento bene e sono concentrato sul mio obiettivo primario: confermarmi al Tour de France 2020”.

Negli USA si definisce “statement”, una dichiarazione chiara: ragazzi io ci sono! Se lo scorso anno Egan ha conquistato, pur con una preparazione a singhiozzo, Parigi-Nizza, Tour de Suisse e Tour de Franc, ora con una condizione ottimale potrebbe letteralmente “spaccare”.

Sulla strada per il bis in giallo, però, gli ostacoli potrebbero essere molti a partire dai compagni di team Geraint Thomas e Chris Froome che ha lottato come un leone per tornare in sella e inseguire il sogno di entrare nel club dei 5 volte vincitori del Tour.

Bernal non teme, però, la concorrenza interna: “nelle ultime stagioni abbiamo sempre corso con due punte, nel 2020 saremmo in tre. La cosa importante è che il team lavori unito” taglia corto il colombiano.

Rivalità assente? Che siano dichiarazioni di facciata? Apparentemente il clima nella Ineos è ottimo:

“non vedo Chris come un rivale ma come un collega che ha avuto tanta sfortuna con quel brutto incidente e a cui auguro il meglio possibile. Dal canto mio voglio arrivare all’appuntamento francese al 100&%”.

La concorrenza sarà però molto agguerrita anche “fuori casa” con la Jumbo-Visma che sarà a sua volta al via con un terzetto da paura: Primož Roglič, Tom Dumoulin e Steven Kruijswijk.

Egan Bernal allontana quindi l’ipotesi, paventata qualche tempo fa, di essere al via anche del Giro d’Italia:

“ci ho pensato ma non potendo non puntare sul Tour ed essendo questo un anno con le Olimpiadi, non posso presentarmi al via della corsa rosa visto che tra le due corse a tappe ci sarà una settimana in meno di stacco”.

 

Bernal pronto per correre Giro e Tour?

Bernal non sente la pressione d

Bernal accenna alla possibilità di essere al via al Giro d’Italia e al Tour de France e non teme di potersi sentire sotto pressione

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal sta preparando la stagione 2020, la stagione della conferma? Egan è un ragazzo serio e giustamente ambizione e non lascerà di certo nulla di intentato nel prossimo anno. Dopo aver regalato la prima maglia gialla alla sua Colombia correndo (non completamente) senza pressione ora dovrà affrontare la stagione entrante con i riflettori puntati più di quanto non sia già accaduto quest’anno.

Vincere il Tour ti proietta dell’olimpo dei migliori, farlo a 22 anni ti inserisce di diritto nel gotha del ciclismo mondiale. Ora il compito diventa più duro soprattutto se nella testa comincia a ronzare l’idea di impegnarsi per tentare l’ardua doppietta Giro-Tour.

Il 22enne campione colombiano ha esternato il suo pensiero al quotidiano spagnolo AS:

“Mi piacerebbe correre al Giro e poi dopo il Tour. L’idea di essere al Giro mi entusiasma, certo prendere il via a tutte e due le corse a tappe è una cosa complicata ma se la decisione viene ponderata è possibile farlo e farlo bene”.

La doppietta Giro-Tour manca dall’esaltante 1998 in cui a riuscirci fu l’indimenticato e indimenticabile Marco Pantani, da quel momento nessuno è riuscito nell’impresa, nemmeno quella “macchina umana” di Chris Froome. Se il Team Sky/Ineos è riuscito a portare a casa tutte e tre le grandi corse a tappa, la doppietta rosa-gialla è ancora argomento tabu oltremanica.

Chris Froome nel 2018 ha ottenuto la vittoria in terra italiaca ma si è dovuto “accontentare” del terzo posto alla Grande Boucle.

Bernal doveva prendere parte parte al Giro di quest’anno , ma è caduto in allenamento una settimana prima del via ed è invece andato al Tour dove dove ha scritto una pagina di storia.

Ora in casa Ineos è approdato proprio il vincitore del Giro 2019 Richard Carapaz andando ad incrementare la concorrenza interna (altissima) con Froome e Geraint già capitani storici del team.
Quale sarà dunque il programma 2020 per Egan Bernal e come si incastrerà con le ambizioni dei compagni di team? “Dobbiamo prendere decisioni interne al team ma troveremo programmi con cui tutti possono convivere.

“Ovviamente,  Nel futuro proverò a rivincere il Tour o a vincere la Vuelta il Giro magari non ci riuscirò ma indipendentemente da quello nessuno mi potrà togliere la vittoria alla Grande Boucle, ho fatto qualcosa di speciale e solo per questo motivo non dovrei sentire alcuna pressione” ha concluso Bernal.

Il ciclismo della Generazione Z

Il ciclismo verrà cambiato dalla Generazione Z?

Il ciclismo e la Generazione Z da Evenepoel a Bernal, da Pogacar a Philipsen passando per Sivakov  e Van der Poel

Ciclismo Generazione Z

Ciclismo Generazione Z

Il ciclismo della Generazione Z? Lo stiamo già vedendo! Remco Evenepoel ed Egan Bernal hanno illuminato il 2019 e sono pronti ad una ulteriore crescita anche nella prossima stagione.

A Luglio Egan Bernal ha conquistato una storica vittoria al Tour de France 2019 diventando il primo latinoamericano a vincere il Tour de France e il più giovane vincitore, a 22 anni, da dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vittoria alla Grande Boucle arriva dopo che il colombiano aveva già dato sfoggio della sua grandezza l’anno precedente con il colori del Team Sky vincendo la Colombia Oro y Paz e l’Amgen Tour of California. Il suo 2019 ha (tra le altre cose) visto i successi alla Parigi-Nizza e al Tour de Suisse che da soli avrebbero reso straordinaria la carriera di chiunque.

Ad Agosto Remco ha stupito tutti trionfando alla Clásica San Sebastián a soli 19 anni, resistendo alla rimonta di Valverde e Van Avermat e diventando il più giovane vincitore di una classica nell’era moderna: un manifesto al nuovo che avanza.

Insomma a distanza di poche settimane sono arrivate due “statements”, due dichiarazioni di due campioni che hanno detto al mondo intero: “ragazzi ora ci siamo noi”!

Attenzione queste due performance sono assolutamente eccezionali ma altrettanto assolutamente non uniche. Merckx ha vinto la sua prima Milano-Sanremo all’età di 20, LeMond è arrivato terzo da debuttante al Tour de France a 23 anni, Armstrong ha vinto il titolo mondiale a 21 anni. Insomma non siamo di fronte a novità assolute ma siamo di fronte ad un cambiamento generazione simile a quello avvenuto con la cosidetta “classe del ‘90” con Quintana e Sagan da capofila.

Quello che è importante dire i due nomi citati non sono dei casi isolati, tutt’altro! Abbiamo ammirato la tenacia dello sloveno Tadej Pogacar che alla sua prima stagione tra i pro  ha vinto il Tour of California e tre tappe alla Vuelta a España, concludendo terzo in generale e vincendo il titolo miglior giovane della corsa (come al Giro della California, al Giro di Slovenia e alla Volta ao Algarve). Pogačar è sotto contratto con la UAE fino alla fine del 2023 e nel team degli Emirati Arabi corre Jasper Philipsen giovane belga arrivato dal Hagens Berman Axeon  di Axel Merckx ed in grado di conquistare la prima vittoria del World Tour a 21 anni al Down Under. Alla UEA lavora con successo Joxean Matxin Fernández, già talent scout per il defunto team Klein Constantia Continental, che ha ingaggiato Brandon McNulty.

 

Altro talento emergente è Pavel Sivakov (Ineos), figlio d’arte se pensiamo che il padre Alexei ha corso in Italia e Francia dal 1996 al 2005 e la madre Aleksandra Koliaseva ha vinto il Tour l’Aude e il titolo nazionale russo su strada. Pavel, vincitore del Baby Giro nel 2017,  ad agosto ha conquistato il Giro di Polonia, sua prima gara a tappe WorldTour.

Alla Groupama-FDJ scalpita il 22enne David Gaudu, vincitore del Tour de l’Avenir 2016 e che quest’anno ha accompagnato il capitano Thibaut Pinot lungo le strade del Giro. Marc Hirshi del Team Sunweb, campione del mondo U23 a Innsbruck, è pronto per trovare nel 2020 il suo primo squillo nel World Tour dopo aver colto parecchi piazzamenti nell’ultima annata (top ten alla Vuelta al País Vasco e al Tour of Norway, terza piazza a San Sebastián e sesto al Giro di Germania).

 

Appare quasi “vecchio” il 24enne Mathieu van der Poel (nato nel 1995) che si è affermato come uno dei ciclisti più versatili degli ultimi anni tra affermazioni nel ciclocross e talento sulla strada dove ha conquistato l’Amstel Gold Race oltre al GP de Denain, alla Brabantse Pijl, alla Dwars door Vlaanderen e tre tappe e la classifica generale al Tour of Britain.

Il DNA di VDP è di primissimo livello: suo padre Adri ha vinto gare come Tour of Flanders e Liège-Bastogne-Liège, il nonno era Raymond Poulidor, recentemene scomparso e leggenda del ciclismo francese.

Alla EF è salito in gerarchia Sergio Higuita che, pur non essendo un esordiente (aveva corso nella Equipo Eusakdi) ha solo 22 anni e talento da vendere appena la strada sale tanto che ha chiuso secondo al Tour of California e quarto al Tour de Pologne e ha colto alla Vuelta a España nella tappa con arrivo a Becerril de la Sierra.

Interessante prospetto è anche Jonas Vingegaard,  prodotto della ColoQuick  e ora in forza al Team Jumbo Visma che al Tour de Pologne ha vestito la maglia di leader per un giorno (vincendo una tappa) e ha chiuso nono al Deutschland Tour.

Uno spazio lo dedichiamo anche al nostro Edoardo Affini, medaglia di bronzo europea a cronometro, che ha chiuso quarto al Tour of Norway vincendo anche una tappa

 

Bernal la Colombia è ancora in ritardo nella lotta al doping

Bernal, la Colombia e il doping

Bernal, vincitore del Tour de France 2019, ha parlato delle difficoltà nella lotta al doping da parte della Colombia a causa di budget ridotti

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal negli ultimi giorni è stato protagonista di dichiarazioni e voci (o fake news) circa l’annosa questione del doping nel ciclismo in particolare di quello colombiano. Il giovane trionfatore del Tour 2019 ha preso una posizione sugli accadimenti legati al tema doping nel suo paese. Il ciclista del Team Ineos ha voluto rilasciare un’intervista al quotidiano francese Le Monde in cui ha segnalato come la Colombia, a causa di difficoltà economiche, non sia all’avanguardia nella lotta al doping.

Bernal è sicuramente una gemma del ciclismo mondiale e lo era prima ancora di conquistare la maglia gialla ma certamente il successo in terra francese ha notevolmente acceso i riflettori sul suo nome; inevitabilmente una sua dichiarazione sul tema doping, oggi, non può passare inosservata.

Se la Colombia ha da sempre “regalato” al ciclismo scalatori entusiasmanti, negli ultimi anni i nomi di Quintana prima, di Chaves poi e di Bernal oggi hanno ridato nuovo smalto al movimento sudamericano ma, a far da contraltare, c’è il triste primato nella classifica delle nazioni con più atleti positivi ai test antidoping.

Il Team Manzana Postobon, uno dei nomi più prestigiosi del ciclismo sudamericano, è stato addirittura chiuso per via delle positività di Josè Amador e Wilmar Paredes e  Jarlinson Pantano (un noto di spicco) è risultato positivo per EPO. Ad oggi si contano 28 ciclisti sospesi o squalificati a causa del doping tesserati in Colombia. Un numero alto, altissimo che pone il paese di Bernal al primo posto in una classifica di certo non edificante e, per chi ha portato la Colombia per la prima volta a primeggiare nella corsa più importante al mondo, non certo un bel biglietto da visita.

Dicevamo che sono circolate alcune notizie non corretto, forse legate ad un errore di traduzione. In sostanza sembrerebbe che Bernal abbia dichiarato:

“Non sarei in grado di dire se fosse uno o cento, ma deve essere più vicino a uno” riferendosi al numero di controlli antidoping subiti.

La reale risposta di Egan, però, non è dello stesso tenore:

“Non ho il numero nella mia testa” cosa certamente più corretta e che sta in piedi ma è comunque montato un caso che ha portato il ciclista a delle precisazioni.

Lo scalatore della Ineos ha voluto sottolineare che:

“poteva sembrare che stessi criticando la federazione del mio paese ma non è così, si sta facendo un lavoro importante contro il doping ma spesso l’immagine dei colombiani viene influenzata dagli accadimenti. La non ha un budget in linea con Italia, Spagna o Francia ma non è nemmeno un paese del terzo mondo. Se vi sono tutte queste positività è perché i controlli vengono svolti e la federazione cosa deve fare di più?”.

Mauricio Vargas, il neo presidente della Federazione Ciclistica Colombiana, ha voluto segnalare che sono stati spesi circa 300 milioni di dollari per l’invio di campioni negli Stati Uniti e in Canada.

Bernal, dal canto suo, ha tenuto a precisare la differenza tra i ciclisti del WorldTour con sede in Europa e quelli che gareggiano nel circuito “locale” in Colombia e Sud America: i primi vengono regolarmente testati e partecipano ai programmi del passaporto biologico mentre per gli altri i controlli sono minori:

“Potrebbe essere leggermente diverso per noi, perché siamo testati di più in Europa, ma anche, in Colombia ci sono test, chiaro che il vincitore del Tour sia controllato più di un ciclista medio colombiano ma ovviamente la federazione non può testare tutti e farlo tutti i giorni”, ha detto Bernal.

“Atleti giovani come il sottoscritto, Ivan Sosa o Sergio Higuita hanno una cedrta mentalità mentre chi viene pescato positivo ha un modo di ragionare totalmente diverso”.

Egan Bernal, punta sul Tour? Non è detto!

Egan Bernal, lo sguardo al 2020

Egan Bernal a soli 22 anni ha già conquistato il Tour de France e nel 2019 ha ottenuto anche molte soddisfazioni nelle corse di un giorno

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal ha vissuto una stagione esaltante, a soli 22 anni è riuscito a conquistare la vittoria al Tour de France diventando il più giovane ciclista a riuscirci nell’era moderna. In molti avevano dei dubbi sulla reale possibilità che lo scalatore colombiano riuscisse a portare il Team Ineos, orfano del capitano designato Chris Froome, alla vittoria alla Grande Boucle. Chi non ha mai dubitato delle possibilità di vittoria a Parigi è stato, tra gli altri, il suo mentore Gianni Savio che a più riprese ne aveva decantato le doti di resistenza sulle tre settimane. La stagione di Egan, però, è stata caratterizzata da eccellenti prestazioni nelle corse di un giorno e, dopo la sfortuna iniziale, verrà archiviata come un’annata assolutamente entusiasmante.

Bernal però cerca di smorzare tutti:

“Non sento alcuna pressione prima di una grande gara, almeno non ora. Ho solo 22 anni. Prima di iniziare il tour quest’anno, nessuno ha detto che dipendeva da me vincere”.

Governare la popolarità improvvisamente esplosa e le pressioni di stampa e sponsor non sono facili da gestire quando si ha poco più che vent’anni ma Egan ha confermato la sua enorme maturità.

Il finale di stagione di Egan si è completato con la vittoria del Gran Piemonte e il terzo posto al Giro di Lombardia (suo primo podio in una classica monumento) ad ulteriore testimonianza delle sue doti e del potenziale in parte ancora da esplorare anche se il colombiano vola basso:

“Ho già vinto il Tour de France, quindi, anche se non lo vincessi più, potrò dire ai miei figli che ho vinto la corsa a tappe più famosa al mondo”.

Il 2019 doveva vedere Bernal impegnato al Giro poi una serie di accadimenti l’hanno portato a saltare la corsa rosa ripiegando sul Tour con compiti di gregario ma la caduta di Froome ha scombussolato totalmente le gerarchie in casa Ineos e la strada gli ha fatto ottenere i galloni di capitano.

Bernal non ha ancora pianificato il suo 2020:

“in molti dicono che sarà un Tour per scalatori, analizzeremo bene percorso e opportunità e stabiliremo il programma migliore”.

Certo è che in casa Ineos, come di consueto non mancherà la concorrenza, l’arrivo di Richard Carapaz, la voglia di riscatto del vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas, il ritorno (si spera) di Froome ai livelli del 2018 e i tanti talenti presenti nella squadra inglese richiedono di valutare attentamente i programmi individuali.

Dal canto suo Egan Bernal è tranquillo in vista del 2020 anche in virtù della sua giovane età: “non sono ossessionato dal Tour, ho rispetto per le altre corse, soprattutto quelle italiane, e non voglio avere un unico obiettivo”.

 

 

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita. A Dino Signori le scarpe con cui il colombiano ha vinto il Tour de France 2019

Dopo il terzo posto nella Classica d’Autunno, Il Lombardia, Egan Bernal ha fatto tappa da Sidi. La visita al quartier generale Sidi di Maser (Treviso), per il corridore colombiano ha rappresentato l’ultima “tappa” di una stagione lunga, emozionante e soprattutto vincente prima di volare a Parigi per la presentazione del Tour 2020 e poi staccare per un breve periodo di vacanza.

Un’annata da incorniciare per Egan Bernal che è il campione di oggi e di domani: prima le vittorie alla Paris-Nice e al Tour de Suisse, poi il trionfo al Tour de France e infine un bel finale di stagione con la vittoria al GranPiemonte e il terzo posto a Il Lombardia.

Le calzature Sidi Shot con cui Bernal ha vinto la Grande Boucle 2019, diventando il primo corridore colombiano a riuscire nell’impresa, hanno fatto ritorno a casa. Bernal infatti ha autografato e regalato queste scarpe a Dino Signori fondatore e proprietario di Sidi, azienda che tutt’ora guida assieme alla figlia Rosella.
Quella del 2019 è la vittoria numero 15 al Tour de France della storia Sidi. Un numero che testimonia il prestigio di questo brand Made in Italy che rappresenta la storia e il presente delle calzature da ciclismo ma che allo stesso tempo è già proiettato, con impegno e passione, verso sfide future.

“Bernal ha dimostrato non solo di essere un talento ma anche di essere un campione. Non si vince un Tour de France per caso a soli 22 anni. Ci vogliono testa, gambe e doti fuori dal comune. Mi piace il suo modo di correre ma anche il suo comportamento quando scende dalla bicicletta. Siamo orgogliosi di averlo con noi e l’augurio è di ottenere ancora grandi vittorie insieme” dice Dino Signori.

Bernal & Sidi. “Dopo l’esperienza in mountain bike, da quando ho iniziato a correre tra i prof su strada ho sempre utilizzato le calzature Sidi. Mi sono subito trovato benissimo. Dal punto di vista del design e della tecnologia è difficile poter volere di più e poi come calzata si adattano perfettamente al mio piede. La scarpa, come la sella, è un aspetto molto delicato per noi corridori. Io non amo cambiare, infatti con uno o al massimo due paia di scarpe cerco di correre tutta la stagione” spiega Egan Bernal.

Bernal e la maglia gialla. “Mi ha cambiato la vita. A 22 anni ho vinto il Tour de France, sono il primo atleta della mia nazione a esserci riuscito. E’ un sogno diventato realtà. In Colombia questo mi ha dato grandissima notorietà. Non è un peso per me, mi piace però è anche una grande responsabilità. Io quest’anno al Tour fino al giorno che ho preso la maglia gialla dopo il Col de l’Iseran non pensavo di vincere. Ero partito con l’obiettivo di fare bene e aiutare la squadra, magari dimostrando che nel 2020 avrei potuto vincere. Chiaramente una volta che ho indossato la maglia gialla ho solo pensato a dare il massimo e tenerla fino a Parigi” dice Bernal.

Il 2020 e il futuro. “Adesso guarderò le presentazioni di Tour e Giro poi assieme al team decideremo i programmi per la prossima stagione. Nel futuro per il momento voglio restare concentrato sulle grandi corse a tappe anche se quest’anno ho chiuso bene la stagione con le corse di un giorno, al Piemonte e al Lombardia. Per le classiche c’è tempo, magari un giorno in futuro mi piacerebbe puntare alla vittoria di un Lombardia o di una Liegi. Invece per quanto riguarda il mio debutto 2020 dovrebbe essere in febbraio al Tour Colombia” continua Bernal.

Bernal e l’Italia. “Ho un rapporto speciale con l’Italia. Sono cresciuto qui ciclisticamente, ho imparato la lingua, ho tanti amici, tanti tifosi, mi piace la cucina. Soprattutto ho un bellissimo ricordo dei miei esordi con il team Androni e il diesse Giovanni Ellena, che è un grande amico, sono loro che mi hanno dato fiducia e lanciato nel grande ciclismo prima di approdare alla mia squadra attuale, il Team Ineos” dice il colombiano.

Il Team Ineos e tanti campioni (con Bernal in squadra ci sono Froome, Thomas e per il 2020 ci sarà anche l’arrivo del vincitore del Giro d’Italia Carapaz). “Forse è un problema per chi ci guarda da fuori, per noi no. Poter contare su tanti corridori forti per noi non è una debolezza, anzi è un punto di forza. La stagione è lunga, ci sono tanti obiettivi e ci possono essere anche degli imprevisti. Alla fine è sempre la strada che mette i corridori al loro posto e le gambe a decidere chi è il più forte” conclude Bernal.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Egan Bernal vince il 103^ GranPiemonte

Egan Bernal, la prima italiana è nel suo Piemonte

Egan Bernal attacca nel finale della salita di Oropa e vince in solitaria il GranPiemonte. Secondo il compagno di squadra Sosa, terzo Peters

Il vincitore del Tour de France Egan Bernal (Team INEOS) ha colto il primo successo da pro in Italia giungendo solo al traguardo posto davanti al Santuario di Oropa, dove campioni come Marco Pantani e Tom Dumoulin hanno fatto la storia del Giro d’Italia. Doppietta per i colombiani del Team INEOS, con Ivan Sosa al secondo posto mentre il vincitore della 17esima tappa del Giro d’Italia 2019 Nans Peters (AG2R La Mondiale) ha completato il podio.

Il vincitore Egan Bernal ha dichiarato: “Questo successo è veramente emozionante. È speciale vincere qui, a pochi chilometri di distanza da dove vivevo. Con tutti gli amici che ho in Piemonte mi sento a casa. Questa è la mia prima vittoria in Italia ed arriva proprio in un luogo simbolo della carriera di Marco Pantani, ci pensavo mentre salivo verso Oropa. Sono contento della mia condizione in vista de Il Lombardia, cercherò di ottener il miglior risultato possibile. Con questo successo posso finire la stagione con serenità, è importante onorare tutte le corse. Voglio correre il Giro d’Italia, magari l’anno prossimo ma dobbiamo vedere prima il percorso e discutere con il team.”

Il secondo classificato, Ivan Sosa, ha detto: “Questo è un ottimo modo per terminare la stagione. È stato bello poter salire verso Oropa insieme con Egan [Bernal]. La mia testa mi ha aiutato a dare più di quanto avessi nelle gambe. Eravamo entrambi molto motivati, credo che si sia visto. Oropa è una salita speciale per noi. Egan e io abbiamo vissuto qui vicino e conoscevamo bene le strade. Come squadra abbiamo controllato la corsa, poi Egan è partito al momento giusto. Una grande giornata per noi”.

Il terzo classificato, Nans Peters, ha detto: “Il podio di oggi e la vittoria di tappa al Giro d’Italia dimostrano che quest’anno ho fatto un salto di qualità. Sulla salita di Oropa sapevo di dover rimanere paziente e stare a ruota il più a lungo possibile. Ho cercato di tenere duro quando Ivan Sosa ha aperto il gas, poi Egan Bernal ha attaccato nella parte più ripida e ha fatto esplodere il gruppo dei primi. Sono salito con il mio passo, il terzo posto è il risultato migliore che potessi sperare”.

CICLISMO CUP
Premiata sul podio la Androni Giocattoli – Sidermec che ha vinto la classifica a squadre della Ciclismo Cup, con Giovanni Visconti premiato per la classifica individuale.

RISULTATO FINALE
1 – Egan Bernal (Team INEOS) – 183 km in 4h24’16” media 41,548 km/h
2 – Ivan Ramiro Sosa (Team INEOS) a 6″
3 – Nans Peters (AG2R La Mondiale) a 8″

 

FONTE COMUNICATO STAMPA