Bernal pronto per correre Giro e Tour?

Bernal non sente la pressione d

Bernal accenna alla possibilità di essere al via al Giro d’Italia e al Tour de France e non teme di potersi sentire sotto pressione

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal sta preparando la stagione 2020, la stagione della conferma? Egan è un ragazzo serio e giustamente ambizione e non lascerà di certo nulla di intentato nel prossimo anno. Dopo aver regalato la prima maglia gialla alla sua Colombia correndo (non completamente) senza pressione ora dovrà affrontare la stagione entrante con i riflettori puntati più di quanto non sia già accaduto quest’anno.

Vincere il Tour ti proietta dell’olimpo dei migliori, farlo a 22 anni ti inserisce di diritto nel gotha del ciclismo mondiale. Ora il compito diventa più duro soprattutto se nella testa comincia a ronzare l’idea di impegnarsi per tentare l’ardua doppietta Giro-Tour.

Il 22enne campione colombiano ha esternato il suo pensiero al quotidiano spagnolo AS:

“Mi piacerebbe correre al Giro e poi dopo il Tour. L’idea di essere al Giro mi entusiasma, certo prendere il via a tutte e due le corse a tappe è una cosa complicata ma se la decisione viene ponderata è possibile farlo e farlo bene”.

La doppietta Giro-Tour manca dall’esaltante 1998 in cui a riuscirci fu l’indimenticato e indimenticabile Marco Pantani, da quel momento nessuno è riuscito nell’impresa, nemmeno quella “macchina umana” di Chris Froome. Se il Team Sky/Ineos è riuscito a portare a casa tutte e tre le grandi corse a tappa, la doppietta rosa-gialla è ancora argomento tabu oltremanica.

Chris Froome nel 2018 ha ottenuto la vittoria in terra italiaca ma si è dovuto “accontentare” del terzo posto alla Grande Boucle.

Bernal doveva prendere parte parte al Giro di quest’anno , ma è caduto in allenamento una settimana prima del via ed è invece andato al Tour dove dove ha scritto una pagina di storia.

Ora in casa Ineos è approdato proprio il vincitore del Giro 2019 Richard Carapaz andando ad incrementare la concorrenza interna (altissima) con Froome e Geraint già capitani storici del team.
Quale sarà dunque il programma 2020 per Egan Bernal e come si incastrerà con le ambizioni dei compagni di team? “Dobbiamo prendere decisioni interne al team ma troveremo programmi con cui tutti possono convivere.

“Ovviamente,  Nel futuro proverò a rivincere il Tour o a vincere la Vuelta il Giro magari non ci riuscirò ma indipendentemente da quello nessuno mi potrà togliere la vittoria alla Grande Boucle, ho fatto qualcosa di speciale e solo per questo motivo non dovrei sentire alcuna pressione” ha concluso Bernal.

Il ciclismo della Generazione Z

Il ciclismo verrà cambiato dalla Generazione Z?

Il ciclismo e la Generazione Z da Evenepoel a Bernal, da Pogacar a Philipsen passando per Sivakov  e Van der Poel

Ciclismo Generazione Z

Ciclismo Generazione Z

Il ciclismo della Generazione Z? Lo stiamo già vedendo! Remco Evenepoel ed Egan Bernal hanno illuminato il 2019 e sono pronti ad una ulteriore crescita anche nella prossima stagione.

A Luglio Egan Bernal ha conquistato una storica vittoria al Tour de France 2019 diventando il primo latinoamericano a vincere il Tour de France e il più giovane vincitore, a 22 anni, da dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vittoria alla Grande Boucle arriva dopo che il colombiano aveva già dato sfoggio della sua grandezza l’anno precedente con il colori del Team Sky vincendo la Colombia Oro y Paz e l’Amgen Tour of California. Il suo 2019 ha (tra le altre cose) visto i successi alla Parigi-Nizza e al Tour de Suisse che da soli avrebbero reso straordinaria la carriera di chiunque.

Ad Agosto Remco ha stupito tutti trionfando alla Clásica San Sebastián a soli 19 anni, resistendo alla rimonta di Valverde e Van Avermat e diventando il più giovane vincitore di una classica nell’era moderna: un manifesto al nuovo che avanza.

Insomma a distanza di poche settimane sono arrivate due “statements”, due dichiarazioni di due campioni che hanno detto al mondo intero: “ragazzi ora ci siamo noi”!

Attenzione queste due performance sono assolutamente eccezionali ma altrettanto assolutamente non uniche. Merckx ha vinto la sua prima Milano-Sanremo all’età di 20, LeMond è arrivato terzo da debuttante al Tour de France a 23 anni, Armstrong ha vinto il titolo mondiale a 21 anni. Insomma non siamo di fronte a novità assolute ma siamo di fronte ad un cambiamento generazione simile a quello avvenuto con la cosidetta “classe del ‘90” con Quintana e Sagan da capofila.

Quello che è importante dire i due nomi citati non sono dei casi isolati, tutt’altro! Abbiamo ammirato la tenacia dello sloveno Tadej Pogacar che alla sua prima stagione tra i pro  ha vinto il Tour of California e tre tappe alla Vuelta a España, concludendo terzo in generale e vincendo il titolo miglior giovane della corsa (come al Giro della California, al Giro di Slovenia e alla Volta ao Algarve). Pogačar è sotto contratto con la UAE fino alla fine del 2023 e nel team degli Emirati Arabi corre Jasper Philipsen giovane belga arrivato dal Hagens Berman Axeon  di Axel Merckx ed in grado di conquistare la prima vittoria del World Tour a 21 anni al Down Under. Alla UEA lavora con successo Joxean Matxin Fernández, già talent scout per il defunto team Klein Constantia Continental, che ha ingaggiato Brandon McNulty.

 

Altro talento emergente è Pavel Sivakov (Ineos), figlio d’arte se pensiamo che il padre Alexei ha corso in Italia e Francia dal 1996 al 2005 e la madre Aleksandra Koliaseva ha vinto il Tour l’Aude e il titolo nazionale russo su strada. Pavel, vincitore del Baby Giro nel 2017,  ad agosto ha conquistato il Giro di Polonia, sua prima gara a tappe WorldTour.

Alla Groupama-FDJ scalpita il 22enne David Gaudu, vincitore del Tour de l’Avenir 2016 e che quest’anno ha accompagnato il capitano Thibaut Pinot lungo le strade del Giro. Marc Hirshi del Team Sunweb, campione del mondo U23 a Innsbruck, è pronto per trovare nel 2020 il suo primo squillo nel World Tour dopo aver colto parecchi piazzamenti nell’ultima annata (top ten alla Vuelta al País Vasco e al Tour of Norway, terza piazza a San Sebastián e sesto al Giro di Germania).

 

Appare quasi “vecchio” il 24enne Mathieu van der Poel (nato nel 1995) che si è affermato come uno dei ciclisti più versatili degli ultimi anni tra affermazioni nel ciclocross e talento sulla strada dove ha conquistato l’Amstel Gold Race oltre al GP de Denain, alla Brabantse Pijl, alla Dwars door Vlaanderen e tre tappe e la classifica generale al Tour of Britain.

Il DNA di VDP è di primissimo livello: suo padre Adri ha vinto gare come Tour of Flanders e Liège-Bastogne-Liège, il nonno era Raymond Poulidor, recentemene scomparso e leggenda del ciclismo francese.

Alla EF è salito in gerarchia Sergio Higuita che, pur non essendo un esordiente (aveva corso nella Equipo Eusakdi) ha solo 22 anni e talento da vendere appena la strada sale tanto che ha chiuso secondo al Tour of California e quarto al Tour de Pologne e ha colto alla Vuelta a España nella tappa con arrivo a Becerril de la Sierra.

Interessante prospetto è anche Jonas Vingegaard,  prodotto della ColoQuick  e ora in forza al Team Jumbo Visma che al Tour de Pologne ha vestito la maglia di leader per un giorno (vincendo una tappa) e ha chiuso nono al Deutschland Tour.

Uno spazio lo dedichiamo anche al nostro Edoardo Affini, medaglia di bronzo europea a cronometro, che ha chiuso quarto al Tour of Norway vincendo anche una tappa

 

Bernal la Colombia è ancora in ritardo nella lotta al doping

Bernal, la Colombia e il doping

Bernal, vincitore del Tour de France 2019, ha parlato delle difficoltà nella lotta al doping da parte della Colombia a causa di budget ridotti

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Bernal negli ultimi giorni è stato protagonista di dichiarazioni e voci (o fake news) circa l’annosa questione del doping nel ciclismo in particolare di quello colombiano. Il giovane trionfatore del Tour 2019 ha preso una posizione sugli accadimenti legati al tema doping nel suo paese. Il ciclista del Team Ineos ha voluto rilasciare un’intervista al quotidiano francese Le Monde in cui ha segnalato come la Colombia, a causa di difficoltà economiche, non sia all’avanguardia nella lotta al doping.

Bernal è sicuramente una gemma del ciclismo mondiale e lo era prima ancora di conquistare la maglia gialla ma certamente il successo in terra francese ha notevolmente acceso i riflettori sul suo nome; inevitabilmente una sua dichiarazione sul tema doping, oggi, non può passare inosservata.

Se la Colombia ha da sempre “regalato” al ciclismo scalatori entusiasmanti, negli ultimi anni i nomi di Quintana prima, di Chaves poi e di Bernal oggi hanno ridato nuovo smalto al movimento sudamericano ma, a far da contraltare, c’è il triste primato nella classifica delle nazioni con più atleti positivi ai test antidoping.

Il Team Manzana Postobon, uno dei nomi più prestigiosi del ciclismo sudamericano, è stato addirittura chiuso per via delle positività di Josè Amador e Wilmar Paredes e  Jarlinson Pantano (un noto di spicco) è risultato positivo per EPO. Ad oggi si contano 28 ciclisti sospesi o squalificati a causa del doping tesserati in Colombia. Un numero alto, altissimo che pone il paese di Bernal al primo posto in una classifica di certo non edificante e, per chi ha portato la Colombia per la prima volta a primeggiare nella corsa più importante al mondo, non certo un bel biglietto da visita.

Dicevamo che sono circolate alcune notizie non corretto, forse legate ad un errore di traduzione. In sostanza sembrerebbe che Bernal abbia dichiarato:

“Non sarei in grado di dire se fosse uno o cento, ma deve essere più vicino a uno” riferendosi al numero di controlli antidoping subiti.

La reale risposta di Egan, però, non è dello stesso tenore:

“Non ho il numero nella mia testa” cosa certamente più corretta e che sta in piedi ma è comunque montato un caso che ha portato il ciclista a delle precisazioni.

Lo scalatore della Ineos ha voluto sottolineare che:

“poteva sembrare che stessi criticando la federazione del mio paese ma non è così, si sta facendo un lavoro importante contro il doping ma spesso l’immagine dei colombiani viene influenzata dagli accadimenti. La non ha un budget in linea con Italia, Spagna o Francia ma non è nemmeno un paese del terzo mondo. Se vi sono tutte queste positività è perché i controlli vengono svolti e la federazione cosa deve fare di più?”.

Mauricio Vargas, il neo presidente della Federazione Ciclistica Colombiana, ha voluto segnalare che sono stati spesi circa 300 milioni di dollari per l’invio di campioni negli Stati Uniti e in Canada.

Bernal, dal canto suo, ha tenuto a precisare la differenza tra i ciclisti del WorldTour con sede in Europa e quelli che gareggiano nel circuito “locale” in Colombia e Sud America: i primi vengono regolarmente testati e partecipano ai programmi del passaporto biologico mentre per gli altri i controlli sono minori:

“Potrebbe essere leggermente diverso per noi, perché siamo testati di più in Europa, ma anche, in Colombia ci sono test, chiaro che il vincitore del Tour sia controllato più di un ciclista medio colombiano ma ovviamente la federazione non può testare tutti e farlo tutti i giorni”, ha detto Bernal.

“Atleti giovani come il sottoscritto, Ivan Sosa o Sergio Higuita hanno una cedrta mentalità mentre chi viene pescato positivo ha un modo di ragionare totalmente diverso”.

Egan Bernal, punta sul Tour? Non è detto!

Egan Bernal, lo sguardo al 2020

Egan Bernal a soli 22 anni ha già conquistato il Tour de France e nel 2019 ha ottenuto anche molte soddisfazioni nelle corse di un giorno

Bernal (fonte twitter)

Bernal (fonte twitter)

Egan Bernal ha vissuto una stagione esaltante, a soli 22 anni è riuscito a conquistare la vittoria al Tour de France diventando il più giovane ciclista a riuscirci nell’era moderna. In molti avevano dei dubbi sulla reale possibilità che lo scalatore colombiano riuscisse a portare il Team Ineos, orfano del capitano designato Chris Froome, alla vittoria alla Grande Boucle. Chi non ha mai dubitato delle possibilità di vittoria a Parigi è stato, tra gli altri, il suo mentore Gianni Savio che a più riprese ne aveva decantato le doti di resistenza sulle tre settimane. La stagione di Egan, però, è stata caratterizzata da eccellenti prestazioni nelle corse di un giorno e, dopo la sfortuna iniziale, verrà archiviata come un’annata assolutamente entusiasmante.

Bernal però cerca di smorzare tutti:

“Non sento alcuna pressione prima di una grande gara, almeno non ora. Ho solo 22 anni. Prima di iniziare il tour quest’anno, nessuno ha detto che dipendeva da me vincere”.

Governare la popolarità improvvisamente esplosa e le pressioni di stampa e sponsor non sono facili da gestire quando si ha poco più che vent’anni ma Egan ha confermato la sua enorme maturità.

Il finale di stagione di Egan si è completato con la vittoria del Gran Piemonte e il terzo posto al Giro di Lombardia (suo primo podio in una classica monumento) ad ulteriore testimonianza delle sue doti e del potenziale in parte ancora da esplorare anche se il colombiano vola basso:

“Ho già vinto il Tour de France, quindi, anche se non lo vincessi più, potrò dire ai miei figli che ho vinto la corsa a tappe più famosa al mondo”.

Il 2019 doveva vedere Bernal impegnato al Giro poi una serie di accadimenti l’hanno portato a saltare la corsa rosa ripiegando sul Tour con compiti di gregario ma la caduta di Froome ha scombussolato totalmente le gerarchie in casa Ineos e la strada gli ha fatto ottenere i galloni di capitano.

Bernal non ha ancora pianificato il suo 2020:

“in molti dicono che sarà un Tour per scalatori, analizzeremo bene percorso e opportunità e stabiliremo il programma migliore”.

Certo è che in casa Ineos, come di consueto non mancherà la concorrenza, l’arrivo di Richard Carapaz, la voglia di riscatto del vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas, il ritorno (si spera) di Froome ai livelli del 2018 e i tanti talenti presenti nella squadra inglese richiedono di valutare attentamente i programmi individuali.

Dal canto suo Egan Bernal è tranquillo in vista del 2020 anche in virtù della sua giovane età: “non sono ossessionato dal Tour, ho rispetto per le altre corse, soprattutto quelle italiane, e non voglio avere un unico obiettivo”.

 

 

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita

Sidi, Egan Bernal in visita. A Dino Signori le scarpe con cui il colombiano ha vinto il Tour de France 2019

Dopo il terzo posto nella Classica d’Autunno, Il Lombardia, Egan Bernal ha fatto tappa da Sidi. La visita al quartier generale Sidi di Maser (Treviso), per il corridore colombiano ha rappresentato l’ultima “tappa” di una stagione lunga, emozionante e soprattutto vincente prima di volare a Parigi per la presentazione del Tour 2020 e poi staccare per un breve periodo di vacanza.

Un’annata da incorniciare per Egan Bernal che è il campione di oggi e di domani: prima le vittorie alla Paris-Nice e al Tour de Suisse, poi il trionfo al Tour de France e infine un bel finale di stagione con la vittoria al GranPiemonte e il terzo posto a Il Lombardia.

Le calzature Sidi Shot con cui Bernal ha vinto la Grande Boucle 2019, diventando il primo corridore colombiano a riuscire nell’impresa, hanno fatto ritorno a casa. Bernal infatti ha autografato e regalato queste scarpe a Dino Signori fondatore e proprietario di Sidi, azienda che tutt’ora guida assieme alla figlia Rosella.
Quella del 2019 è la vittoria numero 15 al Tour de France della storia Sidi. Un numero che testimonia il prestigio di questo brand Made in Italy che rappresenta la storia e il presente delle calzature da ciclismo ma che allo stesso tempo è già proiettato, con impegno e passione, verso sfide future.

“Bernal ha dimostrato non solo di essere un talento ma anche di essere un campione. Non si vince un Tour de France per caso a soli 22 anni. Ci vogliono testa, gambe e doti fuori dal comune. Mi piace il suo modo di correre ma anche il suo comportamento quando scende dalla bicicletta. Siamo orgogliosi di averlo con noi e l’augurio è di ottenere ancora grandi vittorie insieme” dice Dino Signori.

Bernal & Sidi. “Dopo l’esperienza in mountain bike, da quando ho iniziato a correre tra i prof su strada ho sempre utilizzato le calzature Sidi. Mi sono subito trovato benissimo. Dal punto di vista del design e della tecnologia è difficile poter volere di più e poi come calzata si adattano perfettamente al mio piede. La scarpa, come la sella, è un aspetto molto delicato per noi corridori. Io non amo cambiare, infatti con uno o al massimo due paia di scarpe cerco di correre tutta la stagione” spiega Egan Bernal.

Bernal e la maglia gialla. “Mi ha cambiato la vita. A 22 anni ho vinto il Tour de France, sono il primo atleta della mia nazione a esserci riuscito. E’ un sogno diventato realtà. In Colombia questo mi ha dato grandissima notorietà. Non è un peso per me, mi piace però è anche una grande responsabilità. Io quest’anno al Tour fino al giorno che ho preso la maglia gialla dopo il Col de l’Iseran non pensavo di vincere. Ero partito con l’obiettivo di fare bene e aiutare la squadra, magari dimostrando che nel 2020 avrei potuto vincere. Chiaramente una volta che ho indossato la maglia gialla ho solo pensato a dare il massimo e tenerla fino a Parigi” dice Bernal.

Il 2020 e il futuro. “Adesso guarderò le presentazioni di Tour e Giro poi assieme al team decideremo i programmi per la prossima stagione. Nel futuro per il momento voglio restare concentrato sulle grandi corse a tappe anche se quest’anno ho chiuso bene la stagione con le corse di un giorno, al Piemonte e al Lombardia. Per le classiche c’è tempo, magari un giorno in futuro mi piacerebbe puntare alla vittoria di un Lombardia o di una Liegi. Invece per quanto riguarda il mio debutto 2020 dovrebbe essere in febbraio al Tour Colombia” continua Bernal.

Bernal e l’Italia. “Ho un rapporto speciale con l’Italia. Sono cresciuto qui ciclisticamente, ho imparato la lingua, ho tanti amici, tanti tifosi, mi piace la cucina. Soprattutto ho un bellissimo ricordo dei miei esordi con il team Androni e il diesse Giovanni Ellena, che è un grande amico, sono loro che mi hanno dato fiducia e lanciato nel grande ciclismo prima di approdare alla mia squadra attuale, il Team Ineos” dice il colombiano.

Il Team Ineos e tanti campioni (con Bernal in squadra ci sono Froome, Thomas e per il 2020 ci sarà anche l’arrivo del vincitore del Giro d’Italia Carapaz). “Forse è un problema per chi ci guarda da fuori, per noi no. Poter contare su tanti corridori forti per noi non è una debolezza, anzi è un punto di forza. La stagione è lunga, ci sono tanti obiettivi e ci possono essere anche degli imprevisti. Alla fine è sempre la strada che mette i corridori al loro posto e le gambe a decidere chi è il più forte” conclude Bernal.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Egan Bernal vince il 103^ GranPiemonte

Egan Bernal, la prima italiana è nel suo Piemonte

Egan Bernal attacca nel finale della salita di Oropa e vince in solitaria il GranPiemonte. Secondo il compagno di squadra Sosa, terzo Peters

Il vincitore del Tour de France Egan Bernal (Team INEOS) ha colto il primo successo da pro in Italia giungendo solo al traguardo posto davanti al Santuario di Oropa, dove campioni come Marco Pantani e Tom Dumoulin hanno fatto la storia del Giro d’Italia. Doppietta per i colombiani del Team INEOS, con Ivan Sosa al secondo posto mentre il vincitore della 17esima tappa del Giro d’Italia 2019 Nans Peters (AG2R La Mondiale) ha completato il podio.

Il vincitore Egan Bernal ha dichiarato: “Questo successo è veramente emozionante. È speciale vincere qui, a pochi chilometri di distanza da dove vivevo. Con tutti gli amici che ho in Piemonte mi sento a casa. Questa è la mia prima vittoria in Italia ed arriva proprio in un luogo simbolo della carriera di Marco Pantani, ci pensavo mentre salivo verso Oropa. Sono contento della mia condizione in vista de Il Lombardia, cercherò di ottener il miglior risultato possibile. Con questo successo posso finire la stagione con serenità, è importante onorare tutte le corse. Voglio correre il Giro d’Italia, magari l’anno prossimo ma dobbiamo vedere prima il percorso e discutere con il team.”

Il secondo classificato, Ivan Sosa, ha detto: “Questo è un ottimo modo per terminare la stagione. È stato bello poter salire verso Oropa insieme con Egan [Bernal]. La mia testa mi ha aiutato a dare più di quanto avessi nelle gambe. Eravamo entrambi molto motivati, credo che si sia visto. Oropa è una salita speciale per noi. Egan e io abbiamo vissuto qui vicino e conoscevamo bene le strade. Come squadra abbiamo controllato la corsa, poi Egan è partito al momento giusto. Una grande giornata per noi”.

Il terzo classificato, Nans Peters, ha detto: “Il podio di oggi e la vittoria di tappa al Giro d’Italia dimostrano che quest’anno ho fatto un salto di qualità. Sulla salita di Oropa sapevo di dover rimanere paziente e stare a ruota il più a lungo possibile. Ho cercato di tenere duro quando Ivan Sosa ha aperto il gas, poi Egan Bernal ha attaccato nella parte più ripida e ha fatto esplodere il gruppo dei primi. Sono salito con il mio passo, il terzo posto è il risultato migliore che potessi sperare”.

CICLISMO CUP
Premiata sul podio la Androni Giocattoli – Sidermec che ha vinto la classifica a squadre della Ciclismo Cup, con Giovanni Visconti premiato per la classifica individuale.

RISULTATO FINALE
1 – Egan Bernal (Team INEOS) – 183 km in 4h24’16” media 41,548 km/h
2 – Ivan Ramiro Sosa (Team INEOS) a 6″
3 – Nans Peters (AG2R La Mondiale) a 8″

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Sidi e Bernal, il sogno è realtà!

Sidi  Bernal il sogno “giallo” diventa realtà

Sidi  Bernal il sogno giallo è divento realtà: il giovane colombiano è il vincitore del Tour de France 2019

Maser (Treviso), 28 luglio 2019 – Ci sono momenti nello sport che hanno un sapore speciale. Vincere a soli 22 anni la corsa a tappe più importante del mondo è sicuramente uno di quelli. A riuscire in questa impresa straordinaria è stato Egan Bernalgiovane talento colombiano del Team Ineos che diventa così il primo corridore della storia a portare la maglia gialla in Sud America.

Bernal è il vincitore più giovane del Tour de France degli ultimi 75 anni. Un sogno che si realizza, una bella favola che diventa realtà. Ma questo ragazzo, questo campione, ha ancora tante pagine da scrivere di questa fantastica storia di ciclismo e di vita. Un predestinato al successo Egan Bernal, nato nello stesso giorno di Marco Pantani, il 13 gennaio. Cresciuto ciclisticamente in Italia fin dai suoi esordi nel ciclismo che conta ha sempre utilizzato le calzature Sidi. Con lui a Pargi sul gradino più alto del podio della Grande Boucle ci sono le calzature Shot che rappresentano il top della collezione Sidi per il ciclismo su strada. Sidi ha sempre creduto nel potenziale di questo corridore.

Questione di destino. Bernal doveva essere il capitano del Team Ineos al Giro d’Italia ma un infortunio lo ha costretto a modificare i piani e portato al Tour de France dove negli ultimi anni a dominare la scena erano stati i suoi capitani Geraint Thomas, vincitore nel 2018, e Chris Froome quest’anno assente per il brutto infortunio patito a giugno. Ora sul gradino più al c’è lui, secondo posto per Thomas e terzo per l’olandese Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma).

Bernal ha dimostrato di essere il più forte in salita di questo Tour conquistando la maglia gialla con un bellissimo attacco sferrato sul Col de l’Iseran, la vetta più alta di questo Tour con i suoi 2770 mt, in una tappa poi sconvolta e interrotta a causa della grandine e del brutto tempo. E’ in quella giornata che Bernal ha trasformato la maglia bianca di miglior giovane del Tour nella maglia gialla del più forte di tutti, una maglia che poi si è tenuto stretta fino a Parigi. Egan Bernal è il quarto corridore di sempre ad aggiudicarsi maglia gialla e maglia bianca nella stessa edizione dopo Laurent Fignon, Jan Ullrich, Alberto Contador ed Andy Schleck.

Un Tour di forti emozioni per Sidi che oltre alla maglia gialla ha conquistato 5 bellissime vittorie di tappa. La prima è arrivata con il belga Dyaln Teuns (Bahrain Merida) a la Planche des Belles Filles (tappa 6).

Poi ci sono state le due dell’inglese Simon Yates (Mitchelton Scott), new entry nella squadra Sidi, a Bagneres-de-Bigorre e Foix (tappa 12 e tappa 15).

Poi è stato il turno del campione europeo, l’italiano Matteo Trentin (Mitchelton Scott), che a Gap (tappa 17) ha colto il suo terzo successo in carriera sulle strade del Tour.

E infine la grandissima prova di forza dello squalo Vincenzo Nibali (Bahrain Merida) tornato al successo in un Tour per lui difficile e sofferto nell’ultimo arrivo in salita a Val Thorens (tappa 20).

FONTE COMUNICATO STAMPA
Foto in allegato ©Bettiniphoto.net

Giovanni Ellena: Bernal un talento cresciuto anche in Italia

Giovanni Ellena parla di Egan Bernal

Giovanni Ellena direttore sportivo del team Androni Giocattoli parla del talento di Egan Bernal

Giovanni Ellena

Giovanni Ellena

Vincere a soli 22 anni la corsa a tappe più importante del mondo non è impresa da tutti i giorni. Egan Bernal, colombiano originario di Zipaquirà, ci è riuscito portando per la prima volta nella storia la maglia gialla in Sud America.

Un talento cresciuto ciclisticamente anche in Italia. “Voglio ringraziare l’Italia, sono cresciuto lì e mi sento un po’ italiano”, c’è anche questo tra le parole che Bernal, vincitore più giovane della storia moderna della Grande Boucle, ha detto in maglia gialla con un ottimo italiano nel suo discorso di ringraziamento sul podio di Parigi.

Per due anni (2016-2017) alla corte di Gianni Savio all’Androni Giocattoli Sidermec, dove ha assaggiato il ciclismo che conta, dimostrando il suo talento prima di approdare alla corazzata Sky (ora Ineos), Bernal ha vissuto a lungo in un appartamento di Cuorgné, nel Canavese, in Piemonte. A guidarlo dall’ammiraglia quando era in maglia Androni c’era il diesse Giovanni Ellena.

“E’ una forte emozione vedere un giovane corridore che tu hai avuto in squadra, che era molto promettente dal punto di vista atletico anche se ancora un po’ grezzo tecnicamente, in soli due anni essere capace di diventare uno dei vincitori più giovani di sempre del Tour de France. E’ una cosa impressionante quello che Egan ha fatto, per me una grande soddisfazione. Poi c’è un aneddoto che mi fa piacere ricordare. In uno degli allenamenti fatti con Egan sulle strade vicine a casa mia, siamo andati sul Colle del Nivolet a oltre 2600 metri di quota, tra l’altro la 13a tappa del Giro d’Italia di quest’anno è arrivata appena sotto a Lago Serrù, e in quell’occasione gli dissi guarda che un po’ più in la c’è il Col de l’Iseran, una salita mitica del Tour de France, e casualmente lui ha preso la maglia gialla proprio con un bellissimo attacco su quella salita. Egan è un vero talento, un predestinato. Con lui abbiamo sempre lavorato bene. E’ un ragazzo sia molto attento alla tecnologia, aspetto che anche io come direttore cerco di utilizzare molto negli allenamenti e in gara, ma allo stesso tempo è un ragazzo molto valido dal punto di vista umano con cui basta uno scambio di sguardi e poche parole per capirsi al volo e trovare la giusta intesa. E’ uno di quei corridori che lasciano il segno sia dal punto di vista sportivo che umano. Con lui ho ancora un ottimo rapporto. E quando ci sentiamo o ci vediamo è bello rispolverare le esperienze e i bei momenti passati assieme”racconta il diesse Giovanni Ellena.

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Vittoria di Nibali, il Tour è di Bernal

Vittoria di Nibali a Val Thorens

Vittoria di  Nibali in solitaria  a Val Thorens mentre Egan Bernal va a conquistare il Tour de France 2019

Vittoria di Nibali

Vittoria di Nibali

Vittoria di Nibali nella tappa accorciata con arrivo a Val Thorens nel giorno in cui viene consacrata definitivamente la nascita di un fenomeno: Egan Bernal che a ventidue anni conquista la maglia gialla al Tour de France 2019.

Commovente lo sforzo di Vincenzo Nibali che dopo una Grande Boucle nettamente avara di soddisfazioni decide di regalarsi un giorno di gloria andando in fuga sin dalle battute iniziali e arrivando a tagliare il traguardo in solitaria a braccia levate.

Dopo che gli organizzatori si sono visti costretti a “tagliare” la tappa di ieri prendendo i tempi i in cima all’Iseran a causa della frana improvvisa che reso impraticabile la carreggiata stradale anche quella odierna è stata una tappa monca con soli 59 km in programma.

Tra i fuggitivi di inizia corsa spiccano, oltre al nostro Nibali anche  Michael Woods (EF) e  Ilnur Zakarin (Katusha) che sono tra i pochi a resistere anche quando la strada inizia a salite (con loro anche Gallopun e Perichon).

Il Team Ineos controlla la corsa con la  Jumbo–Visma che prova a forzare il ritmo in favore del capitano Steven Kruijswijk. Al ritmo indiavolato della formazione olandese non resiste Julian Alaphilippe che quando mancano ancora 13 km all’arrivo decide di alzare la bandiera bianca.

In testa è lo Squalo dello Stretto ad allungare inserendo il turbo, nessuno ha le gambe per resistere e così il siciliano arriva solo al traguardo. Esulta Vincenzo ed esulta Egan Bernal che precede il compagno Geraint Thomas (campione uscente) mentre Steven Kruijswijk conquista il terzo posto in generale.  Julian Alaphilippe concludendo a oltre tre minuti perdendo non solo il podio ma anche il quarto posto a favore di  Emmanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe).

 

 

La tappa più strana del mondo fa felice Bernal

La tappa più strana del mondo!

La tappa più strana del mondo: una frana ferma il Tour de France, nessun vincitore di tappa ma Egan Bernal conquista la maglia gialla

La tappa più strana del mondo: ruspe in azione

La tappa più strana del mondo: ruspe in azione

La tappa più strana del mondo, non troviamo altro modo per definire l’incredibile frazione odierna del Tour de France 2019 che prometteva spettacolo e spettacolo ha dato con annessi colpi di scena degni di un film.

A “trionfare” (anche se non c’è un vincitore di tappa) è Egan Bernal (Team Ineos) che con tenaci e un meraviglioso attacco va a prendersi la maglia gialla mettendo una mano sulla vittoria finale.

C’è spazio per una fuga in cui il protagonista e iniziatore è Vincenzo Nibali (Bahrain Merida)  che parte assieme a tre uomini di tutto rispetto: Pello, Martin e Herrada. I quattro restano un po’ a bagno maria prima che arrivi un folto gruppo a unirsi in cui spiccano Caruso, Valverde, Uran, S. Yates, Aru, Ciccone e Barguil.

 

 

In attesa delle prime rampe dell’Iseran ecco il primo colpo di scena. Di punto in bianco Thibaut Pinot, uno degli accreditati per la vittoria finale, comincia a rallentare fino a fermarsi. Una lacerazione muscolare non gli permette più di pedalare, il francese scoppia in un pianto commovente ed è costretto a salutare il plotone e salire sull’ammiraglia.

Quando la strada inizia a salire considerevolmente è teven Kruijswijk che da fuoco alle polveri ma il mattatore è Egan Bernal che saluta tutti lasciando Julian Alaphilippe a pedalare con il suo passo.

Il giovane talento colombiano è una furia, riprende tutti eva a scollinare per primo conquistando anche otto preziosissimi secondi con il solo Simon Yates che prova a tenere il suo passo. Allo scollinamento il gap tra Egan e il  gruppetto di Thomas, Landa, Buchmann e Kruijswiik è di 55 secondi mentre Alaphilippe paga e ben due minuti.

Il terreno è ideale per mettere a ferro e fuoco la tappa, Bernal ha fatto capire che sull’ultima salita può far saltare definitivamente il banco ma ecco l’altro incredibile colpo di scena: inizia a piove. Dal cielo sciente di tutto, una pioggia torrenziale mista grandine che provoca una frana!

Gli organizzatori, in accordo con la giuria, non possono far altro che sospendere la corsa prendendo per buoni i tempi fatti registrare in cima all’Iseran. Chi festeggia è quindi Egan Bernal, che è di fatto la nuova maglia gialla (nessun vincitore di tappa, invece). Julian Alaphilippe paga 2 minuti e sette secondi e in generale è ora a 45 secondi da Bernal con Thomas termo a 1’10”.

 

 

.