Triplete come entrare nella leggenda

Triplete come entrare nell’olimpo? Chris Froome ci pensa!

Triplete, suggestivo pensiero per il Team Sky e Chris Froome, nel calcio l’impresa è riuscita ad alcuni team nel ciclismo mai nessuno ha fatto tanto

Triplete: Froome come l'Inter?

Triplete: Froome come l’Inter?

Triplete cosa significa?

Triplete è una parola di origine spagnola molto nota ai tifosi di calcio. Nel nostro paese la moda è esplosa dopo il 2010 quando l’Inter di José Mourinho riuscì in un solo anno a conquistare Campionato Italiano, Coppa Italia e Champions League. Letteralmente la parola Triplete significa tripletta ed indica la vittoria nella stessa stagione di tre trofei.

Triplete: pensiero stupendo di Chris Froome

Se Chris Froome dovesse vincere il Tour de France non è escluso che potrebbe prendere il via alla Vuelta a España 2018“ parole e musica di Nicolas Portal, direttore sportivo del Team Sky che non ha nascosto alla stampa l’idea che “frulla” nella testa del kenyani bianco. Che Froome sia ormai a caccia di record è cosa nota, l’obiettivo più imminente è bissato di “double” di Marco Pantani datato 1998.

Se il capitano della Sky dovesse riuscire nell’impresa di conquistare Giro e Tour nello stesso anno potrebbe tentare l’impossibile: conquistare anche la Vuelta Espana. Gestire il dispendio di energie che una corsa a tappe comporta è di per se arduo, riuscirci in due pare veramente impossibile, conquistarne tre diventa roba del “extraterrestri”.

Al Giro d’Italia il britannico si è nascosto per le prime due settimane deflagrando in tutta la sua potenza nell’impresa compiuta nella diciannovesima tappa. Se dovesse conquistare il Tour de France 2018 Chris farebbe un filotto di qurattro successi Tour, Vuelta, Giro e Tour. A quanto pare, però, il poker non basterebbe più al britannico che punterebbe all’impresa delle imprese: presentarsi alla Vuelta per cercare il tris nella stessa stagione. Un obiettivo che nessuno ha mai solo potuto pensare, neanche il Cannibale Eddy Merckx.

Chi ha vinto il triplete negli altri sport?

Chi ha vinto il triplete nel calcio?

Nel mondo del pallone, dove il termine è nato solo poche le squadre che hanno vinto il triplete: il Celtic nel 1967, l’Ajax nel 1972, il PSV Eindhoven nel 1988, il Manchester United nel 1999, il Barcellona nel 2009, l’Inter nel 2010 e il Bayern Monaco, nel 2013.

Chi ha vinto il trible nel calcio inglese?

In Inghilterra il trittico di vittorie si chiama Treble e identifica il team in grado di conquistare oltre alla Premier League anche la F.A. Cup  e la League Cup. Nella storia del calcio britannico ci sono riusciti in pochi club

Chi ha vinto il triplete nella pallavolo?

Nel mondo della pallavolo femminile è storico il Triplete della Yamamay Busto Arsizio di Francesca Marcon in grado di vincere Campionato, Coppa Italia e Coppa CEV nel medesimo anno. In campo maschile con Campionato, Coppa Italia e Supercoppa di recente vi sono riusciti Perugia e Modena

Chi ha vinto il triplete nel basket? L’Ignis Varese inarrivabile per tutti

Tra le squadre di basket italiane in grado di conquistare il mitico triplete Campionato, Coppa Italia e Coppa dei Campioni c’è la Virtus Bologna di Manuel Ginbili nel 2000-2001. Andando a ritroso nel 1986-87 ottenne la storica impresa l’Olimpia Milano griffata Tracer che ottiene addirittura il Grande Slam (Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale.
Ancor prima fu la mitica Ignis Varese del patron Giovanni Borghi che  nel 1969-70 fa sua la prima tripletta bissata nel  1970-71 con Campionato, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale e  1972-73 ottiene addirittura il  tris di triplete!

 

 

 

 

 

Hinault attacca Froome: non entra nella storia

Hinault attacca Froome: “Non è come me e Merckx”

Hinault attacca Froome: “in Italia non doveva neanche partire, è uno scandalo che deve finire” afferma il Tasso

Hinault attacca Froome

Hinault attacca Froome

Hinault attacca Froome, non è uno stralcio di una fanta telecronaca di una corsa ciclistica ma è quello che scaturisce dalle recenti dichiarazioni de “Il Tasso” circa la vittoria (che vale il “triplete” Giro-Tour-Vuelta) del Giro d’Italia da parte del Kenyano bianco (già punzecchiato qualche tempo fa).

E’ dura la presa di posizione di Bernard Hinault che va ad escludere il britannico dal gotha del ciclismo mondiale, il Tasso non vuole considerare il capitano del Team Sky nell’elite dei corridori in rado di completare vittoriosamente la tripletta di grandi corse a tappa.

L’impresa è riuscita, appunto, ad Hinault, a Eddy Merckx e ora a Froome, vincitore del Giro d’Italia quest’anno dopo i successi a Tour de France e Vuelta di Spagna nella scorsa stagione.

Proprio alla scorsa Vuelta Espana è esplosa come una bomba la positività al Salbutamolo di Froome ed Hinault sulla faccenda è inflessibile: “visto l’accaduto non avrebbe dovuto prendere parte alla corsa rosa. Che senso ha attendere così a lungo un verdetto. Forse il potere economico di alcune squadre ha un peso rilevante ed è tutto molto triste”.

Il Tasso non si lascia intimorire dal clamore e dall’approvazione della grande impresa fatta da Chris nel finale del Giro: “Froome non fa parte delle leggende del ciclismo, che immagine da del nostro sport? Fosse ai nastri di partenza anche del Tour de France sarebbe un vero scandalo”.

Lo sfogo del campione transalpino, che riuscì nell’impresa tra il 1982 e 1983, è stato raccolto dal quotidiano belga Het Laatste Nieuws quando da poco i bookmakers hanno reso note le quote per la Grand Boucle che vedono il Kenyano assoluto favorito per ottenere il quinto alloro alla corsa francese.

 

Maglia a Pois simbolo del Tour de France

Maglia a Pois uno degli emblemi della Grande Boucle

Maglia a Pois è uno dei simboli del Tour de France che identifica il miglior scalatore della corsa francese, ecco la storia di questo emblema

Maglia a Pois

Maglia a Pois

Maglia a Pois, uno dei grandi classici del Tour de France. Sicuramente la maglia più ambita e simbolica dopo il “Sacro Graal” della maglia gialla di leader della generale. I colori nel ciclismo hanno una funzione fondamentale, in quasi nessun altro sport il leader di una gara o il campione di una nazione (o del mondo) acquisiscono il diritto di competere con una maglia diversa. Questo, invece, avviene nel mondo del ciclismo da sempre.

Se per i leader della generale si tende a scegliere una maglia monocromatica, la gialla al Tour, la rosa al Giro e la rossa (prima color amarillo) alla Vuelta, per identificare il miglior scalatore la corsa più famosa al mondo, il Giro di Francia appunto, ha deciso di creare una maglia assolutamente originale.

Maglia a Pois nasce solo nel 1975!

Se la classifica della montagna fu inserita per la prima volta nel 1933, per vedere una maglia dedicata al leader della specialità bisogna arrivare al 1975. L’idea di premiare il miglior “grimpeur” della corsa francese nacque dalla indiscutibile capacità di Vicente Trueba, ciclista spagnolo, di affrontate le salite (la stessa abilità non era però presente nelle discese). Ad ogni modo l’allora direttore della corsa francese, Henri Desgrange, decise che il corridore in grado di transitare per primo sulle vette della corsa venisse premiato con un riconoscimento.

Inizialmente al primo a transitare sul GPM veniva attribuito un bonus in termini di tempo da far valere sulla classifica generale. Dopo qualche anno venne tolto il bonus ma l’organizzazione continuò a stilare una speciale classifica per i più abili scalatori della corsa.

Maglia a Pois tra Chocolat Poulain e montagne

Solo nel 1975, l’organizzazione decise di introdurre un segno distintivo per il leader della classifica della montagna. L’idea di griffare la divisa con dei pois rossi fu dell’allora sponsor di maglia la ditta produttrice di cioccolato Chocolat Poulain che voleva aumentare la visibilità del proprio marchio. Fino ad allora, il leader doveva accontentarsi di un punto rosso sulla sua divisa, poi i punti aumentarono creando una istrionica maglia ora simbolo nel mondo.

“Ci fu un dibattito sul colore”, ricorda Albert Bouvet, allora direttore della corsa “Ho immaginato una maglia che mostrava le alte vette del Tour de France come il Galibier dove era il monumento Henri-Desgrange (fondatore della gara) “.

Dopo essere arrivata sulla strada nel 1975, la maglia a pois divenne presto popolare, così che la Poulain, le cui scatole inizialmente avevano un cerchio blu su uno sfondo arancione, decise di modificare il packaging dei propri prodotti.

La maglia fu indossata per la prima volta dall’olandese Joop Zoetemelk il 27 giugno 1975, quasi inconsapevolmente. In cima alla modesta salita del Bomerée, all’uscita della città belga di Charleroi, Joop anticipò Eddy Merckx conquistando il diritto a vestire questa nuova e particolare divisa. Sul traguardo di Parigi fu il belga Lucien Van Impe a transitare con questa maglia che sarebbe diventata storica.

Maglia a Pois: Virenque e gli altri

La bellezza e il fascino della maglia “Maglia a Pois Rouge” divenne subito assoluto per gli scalatori, uno dei ciclisti francesi più amati della storia, Richard Virenque , è quasi identificato con questa maglia. Virenque, con sette successi, è infatti il corridore che ha vinto più volte l’ambita classifica seguito da Bahamontes e Van Impe (6 vittorie).

Fra gli italiani, troviamo con due successi Fausto Coppi e  GinoBartali (che vinsero nello stesso anno la generale e la classifica della montagna) Massignan e Chiappucci, mentre con una vittoria Nencini, Bellini e Battaglin, ultimo azzurro ad aver conquistato la classifica dei GPM nel 1979.

Maglia a Pois: gli sponsor

Dal 1975 ad oggi l’appeal della maglia à pois rouge è via via aumentato non solo nei confronti dei corridori che la vedono come un simbolo di cui fregiarsi ma anche per gli sponsor che la vedono come una importante promozione per il proprio brand.

  • 1975-1978: Chocolat Poulain
  • 1979-1981: Campagnolo
  • 1982-1984: Chocolat Poulain
  • 1985-1989: Café de Colombia
  • 1990: pitture Ripolin
  • 1991-1992: Coca-Cola Light
  • 1993-2008: supermercati Champion
  • 2009-: supermercati Carrefour

Maglia a Pois: Tour de France e non solo

L’idea di far indossare una maglia a pois al leader della classifica della montagna, partita dal Tour de France ha fatto “moda” tanto da essere utilizzata da molte altre competizioni in giro per il mondo. In particolare, premiano il miglior gripeur con una maglia a punti le seguenti manifestazioni:

Vuelta Espana (dal 2010)
Critérium du Dauphiné
Critérium international
Paris-Nice (dal 2002)
Quatre Jours de Dunkerque
Giro di germania
Tour de l’Avenir
Giro dei Paesi Baschi
Tour of Bejin (dal 2011)
Tour de Martinique

Mangiare, Bere e Pedalare di Beppe Conti: recensione

Mangiare, Bere e Pedalare la nostra recensione del libro

Mangiare, Bere e Pedalare un libro in cui si intrecciano storie di ciclismo, amicizia e buon cibo. Un Giro d’Italia enogastronomico scritto dal grandissimo Beppe Conti

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare non è solamente un libro sul cibo o sul ciclismo, è un intreccio di momenti, di ricordi scritto da Beppe Conti ed edito da Graphot con prefazione di Angelo Striuli Spesso chi segue una corsa ciclistica sa bene che il pranzo è un momento da consumare velocemente, senza quasi godersi il cibo per poi ripartire in auto o in moto a seguire i corridori ma è altrettanto vero che il ciclismo e la buona tavola spesso vanno di pari passo in nottate epiche a raccontare aneddoti e storie di campioni passati e presenti accompagnati da buon cibo e buon vino.

Il libro, invece, parla di buona cucina. Buona cucina fatta all’interno di locali che intrecciano la loro esistenza con quella di grandi campioni del ciclismo. Locali in cui sono accaduti fatti degni di nota, locali dove si sono fermati a pranzare campioni degni di essere ricordati o dove lo spesso “oste” è un ex ciclista.

Mangiare, Bere e Pedalare parte nel suo racconto dalla città del Campionissimo, Castellania, esplorando le zone care a Fausto Coppi, l’Alessandrino e il Piemonte. Nel libro si unisce la buona tavola a ricordi di campioni da Hinault a Merckx da Bugno a Chiappucci, da Moser a Saronni dagli indimenticabili Marco Pantani e Michele Scarponi a Fabio Aru e Vincenzo Nibali.

Un libro da non perdere per gli amanti delle curiosità legate al ciclismo e per chi ama provare le emozioni della tavola in posti sparpagliati qua e la per lo stivale con il comune denominatore dell’amore per il ciclismo.

 

  • Editore: Graphot
  • Anno edizione: 2018
  • In commercio dal: 24/04/2018
  • Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788899781262

 

Colnago biciclette simbolo del ciclismo mondiale

Colnago da bottega a marchio planetario

Colnago una storia nata nel 1952 su impulso dell’ex ciclista Ernesto, che abbraccia campioni eterni come Eddy Merckx, Giuseppe Saronni

Colnago

Colnago

Colnago biciclette da sempre di qualità nasce dall’idea di Ernesto Colnago, uomo attento, classe 1932. Il piccolo Ernesto nel 1944 inizia a lavorare nell’officina di Dante Fumagalli, dove iniziò ad usare il cannello da saldatore. Due anni dopo Colnago si avvicinò al mondo del ciclismo ottenendo 13 vittorie in carriera.

Nel 1952, Ernesto Colnago dà vita ad una piccola bottega artigiana specializzata nella produzione di biciclette con sede a Cambiago (in provincia di Milano). In quel periodo Ernesto si divideva tra le corse e la produzione con interessanti successi in entrambe i campi.

Il 1956 fu l’anno del matrimonio con Vincenzina Ronchi (recentemente scomparsa) e l’anno successivo dalla produzione di Cambiago uscì la bicicletta che portò Gastone Nencini alla vittoria del Giro d’Italia. In quell’anno Colnago inventò anche la piegatura dei foderi delle forcelle a freddo.

Ernesto forte della sua competenza si impegnò a lungo come meccanico a supporto della nazionale italiana.

Ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 , Luigi Arienti vinse la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre con una bici Colnago.

Nel 1969 l’azienda introdusse le congiunzioni in microfusione, molto più resistenti di quelle fino ad allora esistenti

Colnago: il Logo

Colnago: il Logo

cambiando radicalmente il modo di produrre telai.

Il 1970 è un anno importante per l’azienda che assume l’asso di fiori come logo che ormai è mondialmente riconosciuto come eccellenza nella produzione ciclistica.

La volontà di crescita del know how aziendale porta alla creazione della bicicletta per il record dell’ora di Eddy Merckx, è il 1972 e con un immane lavoro di ricerca sui materiali prende vita un modello che, grazie a tubazioni speciali, componenti estremamente alleggeriti e al genio di Ernesto Colnago, arriva a pesare solamente 5.500 grammi.

La volontà innovativa ed evolutiva del patron, porta il nome Colnago ad essere associato come sponsor di una squadra professionistica ed in particolare a quello di Giuseppe Saronni. Il legame tra Beppe ed Ernesto diventerà talmente solido da perdurare ancora oggi con la fornitura delle biciclette al team UAE Abu Dhabi.
Nel 1979, Ernesto Colnago produce una bicicletta speciale, laminata in oro, che nell’agosto di quell’anno verrà consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre Woityla

Gli anni 80 sono un periodo di grandi investimenti aziendali in ricerca e sviluppo su materiali e progetti, nel 1986 inizia la parte una fruttuosa collaborazione con Ferrari che nel 1987 consente di dare la luce al la bicicletta Concept, con tubi in fibra di carbonio, ruote composite a tre raggi e cambio inglobato nella corona. Proprio l’introduzione del carbonio sarà uno dei plus della produzione del marchio milanese.

Nel 1995 ecco che le prime bici in carbonio di Colnago debuttano alla Parigi-Roubaix, l’inferno del Nord tra fango e pavè. Il patron Giorgio Squinzi è preoccupato che i modelli non reggano allo stress della corsa, lo stesso Ernesto iniziò a temere ma quando Franco Ballerini uscì da una nuvola di polvere per entrare nel velodromo più famoso al mondo la gioia fu totale.

Ernesto Colnago è stato nella sua carriera anche promotore di importanti eventi ciclistici: nel 2002 la cronometro decisiva per l’assegnazione del Giro d’Italia prese il via proprio a Cambiago dallo stabilimento della casa produttrice.

Oggi Colnago produce più di 15 mila gioielli all’anno che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del «made in Italy»

Con le sue biciclette hanno corso, vinto e a scritto pagine memorabili di storia del ciclismo, campioni del calibro di Fiorenzo Magni, Gastone Nencini, Eddy Merckx, Giuseppe Saronni, Gianni Motta, Gibì Baronchelli, Michele Dancelli, Gianni Bugno, Oscar Freire, Johan Museeuw, Tony Rominger, Pavel Tonkov, Yaroslaw Popovych, Erik Zabel e Alessandro Petacchi.

Merckx chiama Nibali: complimenti

Merckx chiama Nibali, il cannibale si complimenta col siciliano

Merckx chiama Nibali dopo l’entusiasmante azione con cui il messinese ha conquistato la Milano-Sanremo

Merckx chiama Nibali,

Merckx chiama Nibali,

Merckx chiama Nibali, l’azione da fenomeno con cui il messinese è andato prendersi la Milano-Sanremo 2018 ha scatenato l’entusiasmo di un mito del ciclismo: il cannibale ha alzato la cornetta per complimentarsi con lo Squalo dello Stretto.

Non è stata un’azione qualunque quella di Vincenzo che sul Poggio ha piazzato uno scatto impressionante che gli ha permesso di prendere un discreto margine che ha difeso con il cuore (e le palle come ha detto Peter Sagan) fino a planare sull’arrivo di Via Roma per una monumentale doppietta con Il Lombardia conquistato lo scorso autunno.

Come dicevamo dopo il podio e la festa ecco arrivare la chiamata che non ti aspetti: il telefono squilla e dall’altra parte della cornetta ecco lui, Eddy Merckx che di Milano-Sanremo ne ha vinte ben 7.

Merckx chiama Nibali: la reazione di Vincenzo

“E’ stata una vera sorpresa per me quella telefonata e anche motivo di orgoglio – le parole del siciliano dalle colonne de Il Messaggero – Si è complimentato con me per quel mio attacco sul Poggio. Merckx ha un occhio diverso dagli altri di guardare la gara e questo vuol dire che ha apprezzato il modo speciale con cui ho vinto”.

“Sono uscito dalla Tirreno-Adriatico con una condizione in crescita, nelle ultime frazioni della corsa dei due mari ho capito che alla Sanremo avrei potuto tentare qualcosa – ha continuato lo Squalo – non potevo arrivare con Kwiatkowski, Peter Sagan o Alaphilippe perché avrei certamente perso”. Insomma non solo condizione di forma eccellente ma anche strategia e cuore: “Ero molto concentrato e sapevo che dovevo andare da solo e quella era la cosa giusta da fare. E’ stata una scelta fatta con la testa e con il cuore, maturata quando ho capito che sul Poggio nessuno attaccava. Poi quegli ultimi interminabili 2 chilometri con il vento in faccia dove avevo paura di essere ripreso. Non guardavo dietro e pensavo ad andare a tutta”, ha spiegato il siciliano.

Cosa prevede il futuro di Nibali per questo 2018?  “La mia specialità sono le corse a tappe e il mio obiettivo sarà fare classifica al Tour de France. Mi concentrerò poi sulla Vuelta Espana ma prima voglio cimentarmi Giro dei Paesi Baschi, Fiandre e la settimana delle Ardenne, con Amstel, Freccia Vallone e Liegi”

In tutto questo c’è un appuntamento imperdibile e raro ossia il Mondiale di Innsbruck dedicato agli scalatori: “Farò delle ricognizioni nei prossimi giorni”. Avversari avvisati!

Dodici Secondi recensione del libro

Dodici Secondi: il distacco di Baronchelli, il libro

Dodici Secondi. Quei dodici infiniti secondi che lo separarono da Eddy Merckx nel Giro d’Italia 1974 dopo 4001 km e oltre 113 ore di corsa raccontati in uno splendido libro

Dodici Secondi

Dodici Secondi

Dodici Secondi di Gian Carlo Iannella è uno splendido libro sulla storia di Baronchelli. Gibì ha abbandonato il gruppo quasi trent’anni fa con un’ingiusta etichetta di eterno incompiuto. Etichetta assolutamente non corretta se si considerano le 93 vittorie in carriera, i sei Giri dell’Appennino consecutivamente conquistati, roba da ciclismo di altri tempi.

GBB è sempre stato un grande esempio di professionalità e di umanità che il mondo del ciclismo non dimenticherà facilmente. Il libro ripercorre i momenti salienti della carriera del Tista attraverso i suoi racconti delle corse e della sua vita GiBì Baronchelli: vittorie conquistate e sfiorate, fughe felici e sfortunate, compagni amici e nemici. La sua vita, le sue storie, le sue parole. Tutto racchiuso in un libro di Gian-Carlo Iannella con la prefazione di Marco Pastonesi, Lyasis Edizioni.

Un libro che risulta assolutamente scorrevole con una piacevole raccolta di fotografie e articoli di giornale fedelmente riportati con i dovuti segni del tempo

 

Chi volesse assistere alla presentazione del Libro “Gibì Baronchelli. Dodici secondi” può assistere agli incontri:

MERCOLEDÌ 14 MARZO ore 19:00
Negozio Rossignoli
Corso Garibaldi 65-71 – Milano 

GIOVEDÌ 15 MARZO ore 21:00 
Casa del Giovane
Via Gavazzeni, 13 – Bergamo 

VENERDÌ 16 MARZO ore 21:00 
Biblioteca di Verano
Via N. Sauro, 36 – Verano Brianza (MB)

Mostra Milano Sanremo al Ghisallo

Mostra Milano Sanremo: fotografie imperdibili

Mostra Milano Sanremo, rassegna fotografica al Museo del Ghisallo ed in collaborazione con il Museo AcdB di Alessandria una mostra di maglie

Mostra Milano Sanremo

Mostra Milano Sanremo

Mostra Milano Sanremo al Museo del Ghisallo presso la Casa dei Ciclisti. Per tutto il mese di Marzo sarà possibile visitare una mostra fotografica che attinge dal prezioso archivio fotografico delle immagini del grande Vito Liverani, della famiglia Torriani e dell’archivio de La Gazzetta dello Sport, sarà la rassegna dedicata alla Milano Sanremo, patrocinata dalla corsa monumento che è in programma sabato 17 marzo 2018.

Accanto a questa bellissima iniziativa va segnalato che, sempre in occasione della Milano-Sanremo, il Museo ospiterà anche una esposizione di maglie storiche. Infatti, grazie alla collaborazione con il Museo AcdB di Alessandria verranno presentati alcuni pezzi davvero “golosi” che già sono stati ospitati, appunto, ad Alessandria e presso il Casinò di Sanremo.

uno dei pezzi più forti della collezione maglie del Ghisallo è la maglia iridata con cui il “Cannibale” Eddy Merckx vinse la sua sesta classica di primavera nel 1975 eguagliando il record di Costante Girardengo. La maglia di Eddy Merckx è un prestito al Ghisallo di Rossana e Roberto Albani.

A far da partecipante all’evento è atteso un altro grande campione dedicare il suo tempo ai cimeli e alla gente che si riconosce nella Casa dei Ciclisti come l’ha voluta Fiorenzo Magni: si tratta dell’olimpionico e iridato Paolo Bettini

Ciclismo Amatoriale l’highlander Placido Caraci

Ciclismo amatoriale, la leggenda di Placido Caraci

Ciclismo Amatoriale, Le 900 vittorie di Placido Caraci che sottolinea “sempre negativo ai controlli antidoping”.

Ciclismo Amatoriale: Placido Caraci

Ciclismo Amatoriale: Placido Caraci

Ciclismo Amatoriale, un mondo speciale, pieno di miti, leggende, storie e leggende metropolitane. Quella che vi raccontiamo oggi è una vera e propria leggenda (reale e non metropolitana), la leggenda di un’agente di commercio che vanta più vittorie del cannibale Eddy Merckx. Infatti, quando nel 2006 il buon  Placido ottenne il suo 500esimo trionfo sulla stampa locale ci fu il titolo: «Caraci meglio di Eddy Merckx».

Sono passati 12 anni da quel giorno e sono arrivate altre 400 vittorie, Palcido Caraci ora è a quota 900 arrivi a braccia alzate.

Ecco come si diventa una leggenda del Ciclismo Amatoriale, una leggenda che risiede a Zibido San Giacomo in provincia di Milano (dove guida l’associazione ciclistica del posto).

Placido Caraci, 59 anni, di ciclismo non vive ma vive per il ciclismo: “Corro fin dove mi spinge la passione”. Già la passione che ripaga gli sforzi più dei premi delle gare: “Mi è capitato di vincere una Panda o una tv” ma la vera soddisfazione non sono i premi ma il sacrificio profuso sui pedali.

 

Ciclismo Amatoriale: 900 volte primo

Il successo numero 900 è arrivato pochi giorni fa a Groppello Cairoli in provincia di Pavia per la soddisfazione della moglie Filomena, delle figlie Francesca e Federica e della nipotina Cecilia.

Ma come si ottengono così tanti successi pur lavorando? “allenandomi due o tre volte la settimana, dopo il lavoro. Sui rulli in ufficio quando fuori siamo sotto lo zero”.

E come lo vedono gli amici? Che tipo di corridore è? “Un ciclista anomalo. Passista, scalatore, velocista, cronoman”. Insomma un all around come si dice nel mondo della pallacanestro.

Placido Caraci nasce a Bronte e la sua prima bicicletta è una Bottecchia azzurra, regalo del fratello Nunzio per la promozione alle medie. Si trasferisce a Milano a 14 anni dove studia ragionerie e dove, a 16 anni, inizia a praticare il ciclismo, passa dilettante nella Fratelli Azzini dove ottiene “tanti podi gareggiando con futuri professionisti”. Inizia poi a lavorare e la passione per la bicicletta passa tra le gare amatoriali. Nel 1998 conquista ben 47 vittorie, nel 2008 diventa campione del mondo a Cassano Magnago nella categoria gentleman.

“La vittoria a cui tengo di più è il Giro dell’Etna 1982: entrando nella mia città dopo una lunghissima fuga avevo le lacrime agli occhi” dichiara Caraci che però mostra più orgoglio per un altro primato: “ho subito 52 controlli, sempre negativo anche se i disonesti sono arrivati anche qui”. Insomma la “fedina penale” vale più di coppe ed allori attaccati alle pareti accanto ad un poster di Eddy Merckx.

Anche per Caraci, però, non sono tutte rose e fiori: “ho fan club sparsi per l’Italia. Ma anche fazioni avverse: quando vinci troppo dai fastidio”.

Il Ciclismo Amatoriale conta “10 mila amatori in Lombardia e 3 mila nel milanese. La passione ci porta a fare grandi sacrifici. Ogni anno metto nelle gambe 15 mila chilometri tra gare e allenamenti” afferma Caraci che ha come obiettivo le 1000 vittorie: ”Traguardo non impossibile. Finché trovo dentro le motivazioni”.

 

Ciclismo Frasi famose sul ciclismo da ricordare

Ciclismo frasi famose che ogni ciclista dovrebbe conoscere

Ciclismo frasi famose di grandi campioni del passato che parlano di ciclismo ideali per un post su Instagram o un nuovo Tatoo

Ciclismo frasi famose: Fausto Coppi

Ciclismo frasi famose: Fausto Coppi

Ciclismo Frasi famose  che ogni amante della bicicletta dovrebbe conoscere. Avete in mente di farvi un tatuaggio? volete fare un post su Twitter o su Instagram o creare un vostro meme? Ecco alcune interessanti citazioni da utilizzare inerenti al ciclismo.

Partiamo da una domanda: cos’è la bicicletta? La bicicletta è uno strumento, un mezzo di trasporto, una macchina per la velocità, un terapista, un giocattolo e una fuga dallo stress. Che tu abbia provato solo alcuni di questi aspetti o tutti, l’esperienza divertente ed esaltante di andare in bicicletta è universale per chiunque si  sia mai appollaiato su due ruote. Dai un’occhiata a queste citazioni memorabili dei ciclisti di tutto il mondo.

Vi abbiamo già presentato i 50 migliori aforismi sul ciclismo. Ecco alcune frasi famose e motivanti sulle due ruote.

Prendi una bicicletta. Non te ne pentirai. –Mark Twain

Questa è l’osservazione conclusiva nel saggio di Twain “Domare la bicicletta”. Nei primi anni 1880, Mark Twain decise che avrebbe dovuto imparare a portare una delle vecchie biciclette a ruota alta tipiche di quel periodo

Abbraccia il tuo sudore. È la tua essenza e la tua emancipazione. –Kristin Armstrong

Kristin Armstrong è la ciclista femminile più decorata d’America, avendo vinto medaglie d’oro nella cronometro in ciascuna delle ultime tre Olimpiadi estive. È l’unica ciclista (maschio o femmina) a ottenere tre ori consecutivi nella stessa disciplina. La 44enne ciclista è fonte di ispirazione per ogni ciclista del mondo ma anche per persone “normali”.

Vai in bicicletta, vai in bicicletta, vai in bicicletta. – Fausto Coppi

Non c’è naturalmente bisogno di spiegare a nessuno chi è il campionissimo Fausto Coppi, un emblema delle due ruote che anche oggi è fonte di ispirazione per ogni amante del ciclismo

Pedale tanto, poco, veloce o lento, come ti senti. Ma pedala. – Eddy Merckx

Inutile spendere parole sul Cannibale, sappiamo tutto di lui, il più grande di sempre. Il mito. L’immortale. Un mito irraggiungibile per tutti

Non è mai facile ma tu vai veloce. – Greg LeMonde

LeMond è stato il primo americano a vincere il Tour de France, e lo ha fatto più di una volta – tre volte, in realtà – uno dei quali  vinto per soli otto secondi, il più piccolo vantaggio della storia per conquistare  il Tour. Oggi è un sostenitore della purezza del ciclismo.

Puoi. Dovresti. E se sei abbastanza coraggioso da iniziare, lo farai. –Stephen King

Il romanziere ha scritto una breve storia dell’orrore su un uomo in sella a una cyclette in uno scantinato.