Alé La Merckx, Al via questo weekend a Verona

Alé La Merckxx oltre 2500 ciclisti in arrivo

Alé La Merckx, la città di Verona si prepara ad ospitare oltre 2500 ciclisti in arrivo da tutta Europa che prenderanno il via alla gran fondo dedicata al campione belga

Alé La Merckx

Alé La Merckx

 

Verona si prepara per un altro weekend di grande ciclismo. Dopo l’arrivo del Giro d’Italia 2019 la città veneta si appresta ad accogliere oltre 2500 ciclisti amatori, provenienti da tutta Europa, per partecipare alla granfondo internazionale Alé La Merckx, che assegnerà anche il primo titolo di Campione Europeo Granfondo.

La granfondo ciclistica Alé La Merckx, giunta alla 13^ edizione, partirà domenica 9 giugno dalla centralissima Piazza Bra.

Due i percorsi principali tra cui scegliere: la granfondo di 129 km con un dislivello di 2.600m oppure la mediofondo di 82km con un dislivello di 1.450m.

Quest’anno la granfondo Alé La Merckx è anche tappa unica per l’assegnazione del primo titolo di Campione Europeo Granfondo. L’UEC (Union Européenne de Cyclisme) infatti, ha scelto Verona e la granfondo per la prima edizione del campionato dedicato ai migliori granfondisti/e e squadre granfondo.

Il ritiro dei pacchi gara avverrà sabato 8 giugno dalle ore 14 e fino alle 19, presso piazzale Maestri del Commercio – Via Pallone, e domenica 9 giugno dalle 6 alle 7, sempre in Via Pallone.

La partenza della granfondo è prevista alle ore 8,30 di domenica 9 giugno. Piazza Bra resterà chiusa al traffico dalle ore 2 del mattino fino alle ore 11. Il divieto di transito si estenderà a via degli Alpini e ad un tratto di Corso Porta Nuova.

L’arrivo della granfondo e della mediofondo è invece situato in Via Caroto, Torricelle. Si allega tabella con i luoghi interessati dal percorso e gli orari indicativi di passaggio dei ciclisti.

Il primo atleta della mediofondo arriverà intorno alle ore 10,15 mentre il primo atleta della granfondo sarà alle Torricelle intorno a mezzogiorno.

Le premiazioni degli atleti della granfondo e della mediofondo sono previste nel Palazzo della Gran Guardia, in Piazza Bra alle ore 14.

Alé La Merckx: IL PERCORSO

Partenza da Piazza Bra, direzione Via Colombo-Via Pancaldo, Parona – L.go Stazione Vecchia, Pedemonte SP12, Gargagnago, Mazzurega, Fumane (fine discesa), S. Rocco, Cerna, S. Anna, Ronconi dove avviene la DIVISIONE PERCORSI.

Il percorso Medio prosegue per Stallavena – incrocio per Bosco CN, Quinto e poi Verona Via Bonfadio e arrivo in Via Caroto, Torricelle.
Il percorso Lungo prosegue per Cappella Fasani, Erbezzo – incrocio per Bosco CN, Bivio del Piocio, Malga P.sso Fittanze, Loc. Faggioli – incr. SP13, Ronconi, Stallavena, Quinto, Verona – Via Bonfadio e arrivo in Via Caroto, Torricelle.

Alé La Merckx: GLI EVENTI COLLATERALI

La Alé La Merckx, che prende il nome da Alé, celebre produttore di abbigliamento di Bonferraro di Sorgà (VR) e dal “cannibale” Eddy Merckx, non è solo gara competitiva ma anche feste ed eventi collaterali, studiati per grandi e piccini e per chi accompagna i ciclisti.

Sabato 8 giugno
L’inizio ufficiale della manifestazione è Sabato 8 giugno con l’apertura alle ore 9, in Via Pallone, dell’Area Expo con stand e gazebo che espongono gli ultimi ritrovati della tecnologia ciclistica.

Alle ore 9,30 partirà in Piazzale Maestri del Commercio la Pedalata Romeo e Giulietta: una pedalata gratuita di circa 31km nel centro storico di Verona, pensata per gli atleti e le loro famiglie. Al termine un pasta party aspetta tutti i partecipanti. Guida d’eccezione sarà l’ex-pro e campione del mondo Mario Cipollini.
Maggiori informazioni: https://www.alelamerckx.com/ale-la-merckx/pedalata-romeo-giulietta

Alle ore 15,30 sempre nell’Area Expo, si terrà la Mini Merckx, un piccolo percorso gratuito in mountain bike dedicato ai più piccini e futuri campioni delle due ruote. Sono ammessi i bambini dai 5 ai 12 anni ed è obbligatorio l’uso del caschetto. Il percorso si conclude con una meritata merenda. Maggiori informazioni e iscrizioni: https://www.alelamerckx.com/ale-la-merckx/mini-merckx

Domenica 9 giugno
Alle ore 8,30 pochi minuti dopo la partenza della granfondo internazionale, accompagnatori e pubblico potranno partecipare al Tour guidato gratuito della città di Verona. L’escursione vedrà la presenza di una guida ufficiale che descriverà le bellezze della città scaligera in lingua italiana e in inglese. Partenza dal Palazzo Gran Guardia.
Maggiori informazioni e iscrizioni: https://www.alelamerckx.com/ale-la-merckx/tour-verona

Le iscrizioni alla granfondo ed alla mediofondo sono possibili dalle ore 14 fino alle ore 19 di sabato 8 giugno, presso Via Pallone – Segreteria Ritiro pacchi gara.

Maggiori informazioni: https://www.alelamerckx.com

Record dell’ora nel ciclismo la storia completa

Record dell’ora la storia di questa prova

Record dell’ora la storia di questa prova: dal primato di Henri Desgrange a quello di Victor Campenaerts passando per tante imprese memorabili

Record dell'Ora, Francesco Moser

Record dell’Ora, Francesco Moser

Record dell’ora è una disciplina del ciclismo su pista in cui un’atleta è chiamato a percorrere, nel lasso di tempo di un’ora, la maggior distanza partendo da fermo. Trattasi chiaramente di una prova a carattere individuale in cui sono utilizzate biciclette a “scatto fisso” il che rende la scelta del rapporto da impiegare una delle variabili tattiche per aumentare la possibilità di offrire la migliore performance possibile.

Va ricordato che, secondo il regolamento ufficiale, la distanza percorsa viene sancita rilevando il tempo alla conclusione del giro successivo dopo lo scattare del sessantesimo minuto di corsa.

Record dell’ora nel ciclismo: la storia

Questa sfida venne ideata dal giornalista e ciclista francese Henri Desgrange (che poi divenne patron del Tour de France) bel 1893. Proprio Desgrange fu il primo a stabilire il record percorrendo 35,325 km. La prova andò velocemente a colpire la fantasia degli appassionati e dei ciclisti e divenne un vero e proprio culto in pochi anni e già ad inizio del XIX secolo il record superò la barriera dei 40 chilometri percorsi. Alla vigilia del primo conflitto mondiale Oscar Egg stabilì il Record dell’Ora di 44,247 chilometri che durò quasi vent’anni.

Nel 1933 Francis Faure superò il primato stabilito da Egg con 45,055 km utilizzando una bicicletta reclinata motivo per cui il suo record venne annullato l’anno successivo, fu quindi Giuseppe Olmo nel 1935 il primo a superare la barriera dei 45 chilometri.

Nel 1942 in piena Seconda Guerra Mondiale, Fausto Coppi, al Velodromo Vigorelli di Milano fissò il primato a 45,798 chilometri. Il primato del Campionissimo durò ben 14 anni quando fu Jacques Anquetil a prendersi il record ma, sempre nello stesso anno, Ercole Baldini, ancora dilettante, riportò in Italia il primato.

Nel 1972 Eddy Merckx, che sfiorò la barriera dei 50 chilometri stabilendo il nuovo primato in 49,431. Dodici anni dopo, a Città del Messico, ecco i due famosi record di Francesco Moser con le altrettanto famose “ruote lenticolari”.

Nove anni dopo (il 17 luglio 1993) uno sconosciuto dilettante scozzese, tale Graeme Obree, con una bicicletta da lui progettata e realizzata (denominata Old Faithful) che gli consentiva una posizione in sella particolarmente aerodinamica conquistò il Record dell’ora percorrendo 51,596 km.

Dopo essere stato spodestato da Chris Boardman a meno di sette giorni dal record, il 27 aprile 1994 fu ancora Graeme Obree a stabilire il primato, fermandosi a 52,713 km.

Le biciclette avveniristiche impiegate in quegli anni ridiedero smalto a questa prova tanto che si susseguirono i tentativi degli specialisti della cronometro da Miguel Indurain a Tony Rominger

Nel 1995 l’UCI decise di vietare la posizione in sella utilizzata da Obree e nel 2000 decise di annullare i record ottenuti grazie a biciclette speciali. I record con bici “non conformi” vennero categorizzati come “Miglior prestazione umana sull’ora” così che il vero Record dell’Ora tornò ad essere quello di Merckx del 1972.

Nel 2000 Boardman, ormai prossimo al ritiro, decise di provare il record con una bicicletta tradizionale e ottenne il nuovo primato con 49,441 chilometri ossia solo 10 metri in più del belga. Cinque anni dopo un semi-sconosciuto polacco Ondřej Sosenka, fece registrare il nuovo record a 49,700 km.

Nel 2014, l’UCI apre la possibilità di impiegare biciclette da pista facendo tornare interesse attorno al Record dell’Ora.

Il 18 settembre 2014 Jens Voigt, quarantenne ciclista tedesco, nel velodromo svizzero di Grenchen percorse 51,115 km ma dopo appena un mese ad Aigle Matthias Brändle arriva a percorrere 51,852 km.

L’8 febbraio 2015, Rohan Dennis, fresco vincitore del Tour Down Under, ottiene il primato di 52,491 km.

Il 2 maggio è la volta del britannico Alex Dowsett di migliorare il record 52,937 km sul velodromo di Manchester. Poco più di un mese ed è Sir Bradley Wiggins a suo il record dell’ora percorrendo 54,526 km sulla pista del velodromo olimpico Lee Valley VeloPark di Londra.

Il 16 aprile 2019, in Messico è il belga Victor Campenaerts a superare il limite dei 55 km, portando il record a 55,089 km migliorando la prestazione di Wiggins di 563 metri

Record dell’ora: la ricerca tecnologica

Il tentativo di record dell’ora di Eddy Merckx segnò l’inizio della sperimentazione (a volte anche esasperata) di nuove tecnologia. In quell’occasione Ernesto Colnago presentò una bicicletta ultraleggera (poco più di 5kg di peso totale). In realtà quella bici esasperava il peso senza puntare all’aerodinamicità vero elemento cardine delle prestazioni contro il tempo.

Nel record del 1984 di Moser il mondo conobbe le “ruote lenticolari applicate ad una bicicletta in cui era l’aerodinamica il punto forte (il peso era uguale alla bicicletta usata da Fausto Coppi) assieme alla rigidità del telaio.

Incredibile fu la soluzione adottata da Graeme Obree con una bici che permetteva la posizione posizione “a uovo” particolarmente favorevole dal punto di vista aerodinamica. La leggenda vuole che per costruirla, lo stesso Obree utilizzò pezzi della lavatrice di casa.

Moser provò a riprendersi il record utilizzando una bicicletta non riuscendovi (ma stabilendo il proprio primato personale). Proprio questa esasperazione della forma delle biciclette spinse l’UCI a cancellare i record stabiliti dopo la prova di Mercks del ’72.

Altro campo di sperimentazione è legato alla collocazione geografica dei velodromi. L’aria rarefatta presente in altura limita la resistenza dell’aria così molti record sono stati registrati a Città del Messico posta ad oltre 2000 metri sopra il livello del mare.

La consapevolezza che la rarefazione dell’aria comporta problemi respiratori di non poco conto ha spinto i ciclisti a tornare a velodromi a livello del mare (come nel caso del record di Wiggins).

Eddy Merckx: complimenti a Campenaerts!

Eddy Merckx sul nuovo record dell’ora: incredibile!

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, celebra il successo del connazionale Victor Campenaerts nel Record dell’Ora.

Eddy Merckx

Eddy Merckx

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, ha pubblicamente elogiato il connazionale Victor Campenaerts della Lotto Soudal che ieri ha stabilito il nuovo Record dell’Ora coprendo la distanza di 55.089 chilometri e battendo il precedente primato di Bradley Wiggins del 2015 di 563 metri.

I complimenti di Merckx hanno un doppio valore non solo per la grandezza riconosciuta del “Cannibale” ma anche perché proprio Eddy fu l’ultimo belga a detenere il Record dell’Ora stabilito nel 1972.

“Devo dire congratulazioni – ha detto Merckx ai microfoni di  VTM Nieuws – È un traguardo incredibile superare i 55 chilometri. Tanto di cappello a Victor, perché so perfettamente cosa vuol dire pedalare così per un’ora.”

Il record di Merckx di 49.431 km aveva resistito per 12 anni e, come nel caso di Campenaerts, era stato stabilito in Messico ma nel caso del Cannibale presso il velodromo all’aperto a Città del Messico utilizzando una bicicletta pressoché da strada.

Fu il nostro Francesco Moser nel 1984 a strappare il record al belga stabilendo prima la distanza di 50.809 km, per poi alzare il proprio record quattro giorni dopo a 51.151 km. Il trentino aveva adoperato, una speciale bicicletta entrata nella storia grazie all’impiego delle “ruote lenticolari” (a disco pieno invece che a raggi) che fecero proprio in quell’occasione il loro debutto (la bicicletta è oggi esposta presso il Museo del ciclismo alla Madonna del Ghisallo).

Nel corso degli anni altri atleti segnarono nuovi primati ma le biciclette impiegate vennero successivamente ritenute “fuori legge” così che il record tornò sulle spalle proprio di Eddy Merckx fino a quando ma il britannico Chris Boardman fu nuovamente in grado di batterlo nel 2000.

 

Nel 2014, le regole sono state nuovamente riviste consentendo di impiegare biciclette da pista come quella impiegata da Campenaerts nella sua impresa.

A salutare festosamente il nuovo record è stato anche Sir. Bradley Wiggins che, pur perdendo il proprio primato, non ha mancato di mandare al belga i propri complimenti: “Chapeau, Victor, my man”, ha twittato sul proprio acciunt l’inglese (@SirWiggo) aggiungendo un’emoji di un  pugno.

 

Molteni torna per aiutare i ciclisti in difficoltà

Molteni torna la squadra di Eddy Merckx

Molteni marchio mitico del ciclismo torna alla Sei Giorni di Londra per assistere chi, è caduto nell’indigenza

Molteni: una formazione

Molteni: una formazione

Molteni un nome che per gli amanti del ciclismo non è indifferente, anzi è un nome che mette i brividi e che, ai più anziani, farà scendere una nostalgica lacrima.

A volte ritornano era il titolo di un racconto di Stephen King e a volte ritornano vale per questo storico marchio che ha legato il suo nome ad un team fortissimo, una delle maglie più note e indossate anche da un tale Eddy Merckx e del nostro Gianni Motta.

Gli anni Sessanta e Settanta, il Processo alla Tappa di Sergio Zavoli gli anni d’oro del ciclismo mondiale e italiano. Anni in cui dal bianco e nero si inizia a passare al colore, anni di boom economico e di benessere, anni di sfide a biglie sulla spiaggia e le “biglie” più ambite erano quelle di Merckx, Gimondi, Anquetil, Zilioli e compagnia.

Ora alle soglie del 2020, al Lee Valley VeloPark, velodromo costruito apposta per le Olimpiadi del 2012, si è corsa la Sei Giorni di Londra ed ecco che torna il marchio Molteni. Nella prima serata della “Six Days” londinese sono scesi in pista due coppie di corridori con la mitica maglia Molteni: Roger Kluge e Theo Reinhardt (campioni del mondo su pista) e Adam Blythe e Jon Dibben.

Gli atleti hanno indossato proprio la gloriosa maglia della formazione Molteni, con l’inconfondibile color camoscio che richiama momenti magici del ciclismo.

Va ricordato che la storica azienda Molteni ha chiuso i battenti nel 1986 ma la famiglia continua ad operare nel settore alimentare con altri marchi. Il nome Molteni è legato, però, alla Fondazione Ambrogio Molteni che ha come obiettivo quello di aiutare ex corridori caduti in difficoltà economiche

L’operazione, va precisato, non ha finalità commerciali o si lega a future sponsorizzazioni

“Mio padre e mio nonno mi portavano con sé in qualche tappa quando ero bambino. La passione per la bicicletta e per tutto ciò che rappresenta me l’hanno passata così”. E ora, a sessant’anni dall’inizio della storia Molteni nel ciclismo e a poco più di quaranta dalla fine, “abbiamo voluto onorare la memoria dei miei familiari, che purtroppo non ci sono più”.

ha spiegato a “Repubblica” Mario Molteni, figlio di Ambrogio, presente a Londra per illustrare l’iniziativa che avverrà ufficialmente lanciata all’inizio del 2019.

La Fondazione estenderà il supporto anche a giovani talenti il cui cammino verso il ciclismo professionistico è stato segnato da incidenti, sfortune o scelte sbagliate.

Axel Merckx in lista per il ruolo di allenatore nazionale belga

Axel Merckx allenatore nazionale belga?

Axel Merckx potrebbe diventare il nuovo allenatore nazionale per il ciclismo belga, ma dovrà affrontare la concorrenza di Peter Van Petegem

Axel Merckx

Axel Merckx

Axel Merckx che attualmente gestisce il Team Continental Hagens Berman Axeon, secondo quanto riportato da Wielerflits.nl potrebbe andare a ricoprire il ruolo di commissario tecnico della nazionale belga disponibile in seguito alle dimissioni di Kevin De Weert che ha signato un accordo con la Lotto Soudal.

De Weert ha lasciato la sua posizione dopo il Campionato del Mondo di Innsbruck, dopo che la squadra belga non è riuscita a brillare (eccetto le prove super di Remco Evenepoel che ha vinto sia la cronometro che la gara su strada).

Axel Merckx, il figlio del cinque volte vincitore del Tour de France, il “cannibale” Eddy Merckx, è a capo della Hagens Berman Axeon, ma non potrebbe naturalmente rinunciare al fascino della chiamata da parte della nazionale belga e sta valutando l’opzione di un contratto “part-time”.

“Sarei onorato di diventare l’allenatore nazionale belga, i maggiori successi della mia carriera sono arrivati proprio con la maglia del team nazionale. Il prossimo anno con il mio team sarò per l’80%delle corse in Europa e questo potrebbe agevolare il tutto”

ha dichiarato il belga.

Axel Merckx con la maglia del Belgio ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004 e si è piazzato quarto nella gara su strada dei Mondiali del 1996 a Lugano , in Svizzera.

Come direttore sportivo, Merckx ha imparato a saper selezionare i ciclisti, il che sarebbe un requisito fondamentale del ruolo di Commissario Tecnico della nazionale.

Nel corso della sua carriera, Axel ha scoperto alcuni talenti del ciclismo mondiale come Taylor Phinney, Alex Dowsett e Ben King oltre a Sean Bennett , che lascerà proprio la Hagens Berman Axeon per entrare a far parte di EF Education First-Drapac per il 2019.

Il figlio del “cannibale” avrà, come principale competitor nella corsa all’ammiraglia del Belgio Peter Van Petegem che può vantare due titoli del Tour of Flanders (1999 e 2003) – e una vittoria alla Parigi-Roubaix (2003)

Secondo il sito web olandese, il direttore del ciclismo belga Jos Smets ha confermato che entrambi gli ex corridori sono papabili per il suolo anche se la lista comprende oltre 20 possibili candidati e quindi le soluzioni potranno anche essere diverse.

Axel Merckx chi è?

Professionista dal 1993 al 2007, vanta una medaglia di bronzo nella prova in linea ai Giochi Atene 2004, un titolo nazionale in linea e una vittoria  al Giro d’Italia. Figlio del cannibale Eddy Merckx, debuttò tra i professionisti con la maglia della americana Motorola.

Tra le sue affermazioni spicca il campionato nazionale belga nel 2000 e, sempre nell stesso anno, la vittoria nella Corinaldo-Prato al Giro d’Italia. Il 14 agosto 2004 si aggiudicò  la medaglia di bronzo nella provasu strada ai Giochi Olimpici di Atene. Il 9 agosto 2007 annunciò il ritiro dal ciclismo professionistico[1].

Dopo il ritiro avvenuto nel 2007 si è trasferito negli  USA dove dal 2009 svolge il ruolo di dirigente sportivo per il team Hagens Berman-Axeon.

 

Triplete come entrare nella leggenda

Triplete come entrare nell’olimpo? Chris Froome ci pensa!

Triplete, suggestivo pensiero per il Team Sky e Chris Froome, nel calcio l’impresa è riuscita ad alcuni team nel ciclismo mai nessuno ha fatto tanto

Triplete: Froome come l'Inter?

Triplete: Froome come l’Inter?

Triplete cosa significa?

Triplete è una parola di origine spagnola molto nota ai tifosi di calcio. Nel nostro paese la moda è esplosa dopo il 2010 quando l’Inter di José Mourinho riuscì in un solo anno a conquistare Campionato Italiano, Coppa Italia e Champions League. Letteralmente la parola Triplete significa tripletta ed indica la vittoria nella stessa stagione di tre trofei.

Triplete: pensiero stupendo di Chris Froome

Se Chris Froome dovesse vincere il Tour de France non è escluso che potrebbe prendere il via alla Vuelta a España 2018“ parole e musica di Nicolas Portal, direttore sportivo del Team Sky che non ha nascosto alla stampa l’idea che “frulla” nella testa del kenyani bianco. Che Froome sia ormai a caccia di record è cosa nota, l’obiettivo più imminente è bissato di “double” di Marco Pantani datato 1998.

Se il capitano della Sky dovesse riuscire nell’impresa di conquistare Giro e Tour nello stesso anno potrebbe tentare l’impossibile: conquistare anche la Vuelta Espana. Gestire il dispendio di energie che una corsa a tappe comporta è di per se arduo, riuscirci in due pare veramente impossibile, conquistarne tre diventa roba del “extraterrestri”.

Al Giro d’Italia il britannico si è nascosto per le prime due settimane deflagrando in tutta la sua potenza nell’impresa compiuta nella diciannovesima tappa. Se dovesse conquistare il Tour de France 2018 Chris farebbe un filotto di qurattro successi Tour, Vuelta, Giro e Tour. A quanto pare, però, il poker non basterebbe più al britannico che punterebbe all’impresa delle imprese: presentarsi alla Vuelta per cercare il tris nella stessa stagione. Un obiettivo che nessuno ha mai solo potuto pensare, neanche il Cannibale Eddy Merckx.

Chi ha vinto il triplete negli altri sport?

Chi ha vinto il triplete nel calcio?

Nel mondo del pallone, dove il termine è nato solo poche le squadre che hanno vinto il triplete: il Celtic nel 1967, l’Ajax nel 1972, il PSV Eindhoven nel 1988, il Manchester United nel 1999, il Barcellona nel 2009, l’Inter nel 2010 e il Bayern Monaco, nel 2013.

Chi ha vinto il trible nel calcio inglese?

In Inghilterra il trittico di vittorie si chiama Treble e identifica il team in grado di conquistare oltre alla Premier League anche la F.A. Cup  e la League Cup. Nella storia del calcio britannico ci sono riusciti in pochi club

Chi ha vinto il triplete nella pallavolo?

Nel mondo della pallavolo femminile è storico il Triplete della Yamamay Busto Arsizio di Francesca Marcon in grado di vincere Campionato, Coppa Italia e Coppa CEV nel medesimo anno. In campo maschile con Campionato, Coppa Italia e Supercoppa di recente vi sono riusciti Perugia e Modena

Chi ha vinto il triplete nel basket? L’Ignis Varese inarrivabile per tutti

Tra le squadre di basket italiane in grado di conquistare il mitico triplete Campionato, Coppa Italia e Coppa dei Campioni c’è la Virtus Bologna di Manuel Ginbili nel 2000-2001. Andando a ritroso nel 1986-87 ottenne la storica impresa l’Olimpia Milano griffata Tracer che ottiene addirittura il Grande Slam (Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale.
Ancor prima fu la mitica Ignis Varese del patron Giovanni Borghi che  nel 1969-70 fa sua la prima tripletta bissata nel  1970-71 con Campionato, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale e  1972-73 ottiene addirittura il  tris di triplete!

 

 

 

 

 

Hinault attacca Froome: non entra nella storia

Hinault attacca Froome: “Non è come me e Merckx”

Hinault attacca Froome: “in Italia non doveva neanche partire, è uno scandalo che deve finire” afferma il Tasso

Hinault attacca Froome

Hinault attacca Froome

Hinault attacca Froome, non è uno stralcio di una fanta telecronaca di una corsa ciclistica ma è quello che scaturisce dalle recenti dichiarazioni de “Il Tasso” circa la vittoria (che vale il “triplete” Giro-Tour-Vuelta) del Giro d’Italia da parte del Kenyano bianco (già punzecchiato qualche tempo fa).

E’ dura la presa di posizione di Bernard Hinault che va ad escludere il britannico dal gotha del ciclismo mondiale, il Tasso non vuole considerare il capitano del Team Sky nell’elite dei corridori in rado di completare vittoriosamente la tripletta di grandi corse a tappa.

L’impresa è riuscita, appunto, ad Hinault, a Eddy Merckx e ora a Froome, vincitore del Giro d’Italia quest’anno dopo i successi a Tour de France e Vuelta di Spagna nella scorsa stagione.

Proprio alla scorsa Vuelta Espana è esplosa come una bomba la positività al Salbutamolo di Froome ed Hinault sulla faccenda è inflessibile: “visto l’accaduto non avrebbe dovuto prendere parte alla corsa rosa. Che senso ha attendere così a lungo un verdetto. Forse il potere economico di alcune squadre ha un peso rilevante ed è tutto molto triste”.

Il Tasso non si lascia intimorire dal clamore e dall’approvazione della grande impresa fatta da Chris nel finale del Giro: “Froome non fa parte delle leggende del ciclismo, che immagine da del nostro sport? Fosse ai nastri di partenza anche del Tour de France sarebbe un vero scandalo”.

Lo sfogo del campione transalpino, che riuscì nell’impresa tra il 1982 e 1983, è stato raccolto dal quotidiano belga Het Laatste Nieuws quando da poco i bookmakers hanno reso note le quote per la Grand Boucle che vedono il Kenyano assoluto favorito per ottenere il quinto alloro alla corsa francese.

 

Maglia a Pois simbolo del Tour de France

Maglia a Pois uno degli emblemi della Grande Boucle

Maglia a Pois è uno dei simboli del Tour de France che identifica il miglior scalatore della corsa francese, ecco la storia di questo emblema

Maglia a Pois

Maglia a Pois

Maglia a Pois, uno dei grandi classici del Tour de France. Sicuramente la maglia più ambita e simbolica dopo il “Sacro Graal” della maglia gialla di leader della generale. I colori nel ciclismo hanno una funzione fondamentale, in quasi nessun altro sport il leader di una gara o il campione di una nazione (o del mondo) acquisiscono il diritto di competere con una maglia diversa. Questo, invece, avviene nel mondo del ciclismo da sempre.

Se per i leader della generale si tende a scegliere una maglia monocromatica, la gialla al Tour, la rosa al Giro e la rossa (prima color amarillo) alla Vuelta, per identificare il miglior scalatore la corsa più famosa al mondo, il Giro di Francia appunto, ha deciso di creare una maglia assolutamente originale.

Maglia a Pois nasce solo nel 1975!

Se la classifica della montagna fu inserita per la prima volta nel 1933, per vedere una maglia dedicata al leader della specialità bisogna arrivare al 1975. L’idea di premiare il miglior “grimpeur” della corsa francese nacque dalla indiscutibile capacità di Vicente Trueba, ciclista spagnolo, di affrontate le salite (la stessa abilità non era però presente nelle discese). Ad ogni modo l’allora direttore della corsa francese, Henri Desgrange, decise che il corridore in grado di transitare per primo sulle vette della corsa venisse premiato con un riconoscimento.

Inizialmente al primo a transitare sul GPM veniva attribuito un bonus in termini di tempo da far valere sulla classifica generale. Dopo qualche anno venne tolto il bonus ma l’organizzazione continuò a stilare una speciale classifica per i più abili scalatori della corsa.

Maglia a Pois tra Chocolat Poulain e montagne

Solo nel 1975, l’organizzazione decise di introdurre un segno distintivo per il leader della classifica della montagna. L’idea di griffare la divisa con dei pois rossi fu dell’allora sponsor di maglia la ditta produttrice di cioccolato Chocolat Poulain che voleva aumentare la visibilità del proprio marchio. Fino ad allora, il leader doveva accontentarsi di un punto rosso sulla sua divisa, poi i punti aumentarono creando una istrionica maglia ora simbolo nel mondo.

“Ci fu un dibattito sul colore”, ricorda Albert Bouvet, allora direttore della corsa “Ho immaginato una maglia che mostrava le alte vette del Tour de France come il Galibier dove era il monumento Henri-Desgrange (fondatore della gara) “.

Dopo essere arrivata sulla strada nel 1975, la maglia a pois divenne presto popolare, così che la Poulain, le cui scatole inizialmente avevano un cerchio blu su uno sfondo arancione, decise di modificare il packaging dei propri prodotti.

La maglia fu indossata per la prima volta dall’olandese Joop Zoetemelk il 27 giugno 1975, quasi inconsapevolmente. In cima alla modesta salita del Bomerée, all’uscita della città belga di Charleroi, Joop anticipò Eddy Merckx conquistando il diritto a vestire questa nuova e particolare divisa. Sul traguardo di Parigi fu il belga Lucien Van Impe a transitare con questa maglia che sarebbe diventata storica.

Maglia a Pois: Virenque e gli altri

La bellezza e il fascino della maglia “Maglia a Pois Rouge” divenne subito assoluto per gli scalatori, uno dei ciclisti francesi più amati della storia, Richard Virenque , è quasi identificato con questa maglia. Virenque, con sette successi, è infatti il corridore che ha vinto più volte l’ambita classifica seguito da Bahamontes e Van Impe (6 vittorie).

Fra gli italiani, troviamo con due successi Fausto Coppi e  GinoBartali (che vinsero nello stesso anno la generale e la classifica della montagna) Massignan e Chiappucci, mentre con una vittoria Nencini, Bellini e Battaglin, ultimo azzurro ad aver conquistato la classifica dei GPM nel 1979.

Maglia a Pois: gli sponsor

Dal 1975 ad oggi l’appeal della maglia à pois rouge è via via aumentato non solo nei confronti dei corridori che la vedono come un simbolo di cui fregiarsi ma anche per gli sponsor che la vedono come una importante promozione per il proprio brand.

  • 1975-1978: Chocolat Poulain
  • 1979-1981: Campagnolo
  • 1982-1984: Chocolat Poulain
  • 1985-1989: Café de Colombia
  • 1990: pitture Ripolin
  • 1991-1992: Coca-Cola Light
  • 1993-2008: supermercati Champion
  • 2009-: supermercati Carrefour

Maglia a Pois: Tour de France e non solo

L’idea di far indossare una maglia a pois al leader della classifica della montagna, partita dal Tour de France ha fatto “moda” tanto da essere utilizzata da molte altre competizioni in giro per il mondo. In particolare, premiano il miglior gripeur con una maglia a punti le seguenti manifestazioni:

Vuelta Espana (dal 2010)
Critérium du Dauphiné
Critérium international
Paris-Nice (dal 2002)
Quatre Jours de Dunkerque
Giro di germania
Tour de l’Avenir
Giro dei Paesi Baschi
Tour of Bejin (dal 2011)
Tour de Martinique

Mangiare, Bere e Pedalare di Beppe Conti: recensione

Mangiare, Bere e Pedalare la nostra recensione del libro

Mangiare, Bere e Pedalare un libro in cui si intrecciano storie di ciclismo, amicizia e buon cibo. Un Giro d’Italia enogastronomico scritto dal grandissimo Beppe Conti

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare non è solamente un libro sul cibo o sul ciclismo, è un intreccio di momenti, di ricordi scritto da Beppe Conti ed edito da Graphot con prefazione di Angelo Striuli Spesso chi segue una corsa ciclistica sa bene che il pranzo è un momento da consumare velocemente, senza quasi godersi il cibo per poi ripartire in auto o in moto a seguire i corridori ma è altrettanto vero che il ciclismo e la buona tavola spesso vanno di pari passo in nottate epiche a raccontare aneddoti e storie di campioni passati e presenti accompagnati da buon cibo e buon vino.

Il libro, invece, parla di buona cucina. Buona cucina fatta all’interno di locali che intrecciano la loro esistenza con quella di grandi campioni del ciclismo. Locali in cui sono accaduti fatti degni di nota, locali dove si sono fermati a pranzare campioni degni di essere ricordati o dove lo spesso “oste” è un ex ciclista.

Mangiare, Bere e Pedalare parte nel suo racconto dalla città del Campionissimo, Castellania, esplorando le zone care a Fausto Coppi, l’Alessandrino e il Piemonte. Nel libro si unisce la buona tavola a ricordi di campioni da Hinault a Merckx da Bugno a Chiappucci, da Moser a Saronni dagli indimenticabili Marco Pantani e Michele Scarponi a Fabio Aru e Vincenzo Nibali.

Un libro da non perdere per gli amanti delle curiosità legate al ciclismo e per chi ama provare le emozioni della tavola in posti sparpagliati qua e la per lo stivale con il comune denominatore dell’amore per il ciclismo.

 

  • Editore: Graphot
  • Anno edizione: 2018
  • In commercio dal: 24/04/2018
  • Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788899781262

 

Colnago biciclette simbolo del ciclismo mondiale

Colnago da bottega a marchio planetario

Colnago una storia nata nel 1952 su impulso dell’ex ciclista Ernesto, che abbraccia campioni eterni come Eddy Merckx, Giuseppe Saronni

Colnago

Colnago

Colnago biciclette da sempre di qualità nasce dall’idea di Ernesto Colnago, uomo attento, classe 1932. Il piccolo Ernesto nel 1944 inizia a lavorare nell’officina di Dante Fumagalli, dove iniziò ad usare il cannello da saldatore. Due anni dopo Colnago si avvicinò al mondo del ciclismo ottenendo 13 vittorie in carriera.

Nel 1952, Ernesto Colnago dà vita ad una piccola bottega artigiana specializzata nella produzione di biciclette con sede a Cambiago (in provincia di Milano). In quel periodo Ernesto si divideva tra le corse e la produzione con interessanti successi in entrambe i campi.

Il 1956 fu l’anno del matrimonio con Vincenzina Ronchi (recentemente scomparsa) e l’anno successivo dalla produzione di Cambiago uscì la bicicletta che portò Gastone Nencini alla vittoria del Giro d’Italia. In quell’anno Colnago inventò anche la piegatura dei foderi delle forcelle a freddo.

Ernesto forte della sua competenza si impegnò a lungo come meccanico a supporto della nazionale italiana.

Ai Giochi Olimpici di Roma del 1960 , Luigi Arienti vinse la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre con una bici Colnago.

Nel 1969 l’azienda introdusse le congiunzioni in microfusione, molto più resistenti di quelle fino ad allora esistenti

Colnago: il Logo

Colnago: il Logo

cambiando radicalmente il modo di produrre telai.

Il 1970 è un anno importante per l’azienda che assume l’asso di fiori come logo che ormai è mondialmente riconosciuto come eccellenza nella produzione ciclistica.

La volontà di crescita del know how aziendale porta alla creazione della bicicletta per il record dell’ora di Eddy Merckx, è il 1972 e con un immane lavoro di ricerca sui materiali prende vita un modello che, grazie a tubazioni speciali, componenti estremamente alleggeriti e al genio di Ernesto Colnago, arriva a pesare solamente 5.500 grammi.

La volontà innovativa ed evolutiva del patron, porta il nome Colnago ad essere associato come sponsor di una squadra professionistica ed in particolare a quello di Giuseppe Saronni. Il legame tra Beppe ed Ernesto diventerà talmente solido da perdurare ancora oggi con la fornitura delle biciclette al team UAE Abu Dhabi.
Nel 1979, Ernesto Colnago produce una bicicletta speciale, laminata in oro, che nell’agosto di quell’anno verrà consegnata direttamente nelle mani del Santo Padre Woityla

Gli anni 80 sono un periodo di grandi investimenti aziendali in ricerca e sviluppo su materiali e progetti, nel 1986 inizia la parte una fruttuosa collaborazione con Ferrari che nel 1987 consente di dare la luce al la bicicletta Concept, con tubi in fibra di carbonio, ruote composite a tre raggi e cambio inglobato nella corona. Proprio l’introduzione del carbonio sarà uno dei plus della produzione del marchio milanese.

Nel 1995 ecco che le prime bici in carbonio di Colnago debuttano alla Parigi-Roubaix, l’inferno del Nord tra fango e pavè. Il patron Giorgio Squinzi è preoccupato che i modelli non reggano allo stress della corsa, lo stesso Ernesto iniziò a temere ma quando Franco Ballerini uscì da una nuvola di polvere per entrare nel velodromo più famoso al mondo la gioia fu totale.

Ernesto Colnago è stato nella sua carriera anche promotore di importanti eventi ciclistici: nel 2002 la cronometro decisiva per l’assegnazione del Giro d’Italia prese il via proprio a Cambiago dallo stabilimento della casa produttrice.

Oggi Colnago produce più di 15 mila gioielli all’anno che girano il mondo e sono uno dei biglietti da visita del «made in Italy»

Con le sue biciclette hanno corso, vinto e a scritto pagine memorabili di storia del ciclismo, campioni del calibro di Fiorenzo Magni, Gastone Nencini, Eddy Merckx, Giuseppe Saronni, Gianni Motta, Gibì Baronchelli, Michele Dancelli, Gianni Bugno, Oscar Freire, Johan Museeuw, Tony Rominger, Pavel Tonkov, Yaroslaw Popovych, Erik Zabel e Alessandro Petacchi.