Doping: il buco nero del covid19?

Doping ai tempi del coronavirus, un’esplosione?

Doping: l’epidemia di Covid19 ha inevitabilmente ridotto il numero dei controlli sugli atleti, questo potrebbe creare un preoccupante buco nero

Doping

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Doping ai tempi del Covid19: il lockdown forzato ha quasi certamente modificato la vita di molti cicloamatori e sicuramente ha stravolto la abitudini e il calendario dei professionisti ma uno dei problemi più inquietanti riguarderebbe la diffusione del doping.

Il rischio di contagio ha bloccato moltissime attività economiche, le scuole, le relazioni sociali e, va detto, anche i controlli antidoping. Non è un’opinione personale ma è stato lo stesso presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient, che ha recentemente ammesso come i test antidoping siano diminuiti di circa il 95%. Il dato va ancora confermato da parte dell’UCI ma la WADA non ha smentito i numeri aumentando la preoccupazione negli amanti del “ciclismo pulito”.

Un calo così sensibile dei controllo è certamente visto con preoccupazione da molti in quanto una “potenza di fuoco” di soli 5% dei controlli pre-covid è certamente inadeguata per combattere una delle piaghe del ciclismo e, anzi, potrebbe essere un “liberi tutti” per chi volesse imbrogliare.

Il grido d’allarme è stato lanciato anche da due volti noti del pedale come Martin e Kittel che hanno lanciato il loro grido sul rischio di un  “Pericolo doping con il coronavirus

“C’è un pericolo potenziale dovuto al numero ridotto di controlli – ha spiegato Martin – ma spero che prima dell’inizio delle competizioni si possano effettuare i test e poi che l’attività riprenda regolarmente. In questo modo potremmo pensare al ciclismo pulito”.

. Nelle ultime settimane, Tom Dumoulin, Romain Bardet, e Thibaut Pinot hanno rivelato di non essere stati testati da un po ‘di tempo (Pinot non viene testato dall’ottobre 2019!): Pensare che controlli così ridotti possano essere efficaci è chiaramente utopistico!

Una ammissione del calo drammatico (e purtroppo prevedibile) dei controlli è arrivato anche dall’organo antidoping dell’UCI , il CADF che ha ammesso come il 15 marzo sia stato uno spartiacque sul numero dei controlli.

 

 

Sul tema è intervenuto anche Robin Parisotto, ex componente del CADF per il programma del passaporto biologico, che ai microfoni di cyclingnews si è detto preoccupato sulla possibilità che in assenza di controlli il ricorso al doping possa crescere in modo esponenziale:

“un programma che lavoro al 5% delle sue potenzialità non ha valore, è una perdita di tempo perché così pochi ciclisti risulterebbero positivi. Non può esistere un programma di test con un calo del 95% dei controlli”.

Numeri così bassi, non occorre essere un esperto di statistica per comprenderlo, risultato del tutto inefficaci per combattere una piaga profonda nel mondo dello sport e, potrebbero, come dette, essere uno “sprone” a chi vuole imbrogliate. Chiaramente questa situazione non è dettata dalla volontà di aprire al doping ma le conseguenze, seppur senza un reale colpevole, potrebbero essere devastanti.

Ovviamente nessuno, anche in questa fase, ha la certezza di essere esente da controlli ma certamente per il calcolo delle probabilità è molto più facile farla franca in questo stato di riduzione drammatica dei controlli. Di contro va detto che la riduzione della libertà di movimento può rendere più difficile commercializzare e entrare in possesso di sostanze vietate.

Le conseguenze del buco nero che si è creato è quello che anche i dati legati al passaporto biologico degli atleti possano essere meno attendibili: il passaporto è un deterrente ma ora che si sa che i controlli non ci sono il potere di questo strumento è inevitabilmente ridotto.

Se l’UCI è stata pronta a rivedere il calendario delle corse per non perdere l’intera stagione 2020, ora ci si attende che possa trovare un valido “piano B” per riprendere con i controlli sugli sportivi per non rischiare di fare passi indietro che possano minare la credibilità (già messa a dura prova in passato) del ciclismo mondiale.

L’Agenzia mondiale antidoping  ha emanato, va detto, delle direttive rivolte alle agenzie nazionali e alcuni esperti non credono che il rallentamento dei controlli sia automaticamente legato al “ritorno all’imbroglio”:  Olivier Niggli dell’agenzia antidoping Svizzera,  sostiene che uno sportivo che assumesse doping oggi “non ne trarrebbe un grande vantaggio, non basta infatti sedersi sul divano e prendere una pastiglia”.

 

 

Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO

 

Guardia civile smantella rete di trafficanti EPO

Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO con sede a Barcellona e a Cadice, per ora nessun nome viene diffuso

Guardia Civil Spagnola, il logo

Guardia Civil Spagnola, il logo

La Guardia civile spagnola ha reso noto di aver provveduto allo smantellamento di una rete internazionale che trafficava EPO con sede a Barcellona. Si tratta del frutto di una lunghissima attività di analisi, durata quasi tre anni, che ha portato alla luce una rete di trafficanti, in buona parte di nazionalità Serba, che avevano la città catalana come punto di riferimento in Spagna.

L’indagine è stata avviata a metà del 2017, dopo una serie di positività all’EPO, grazie ad atleti che hanno collaborato segnalando un sito web ed alcuni nominativi sul territorio spagnolo.

José Luis Terreros, direttore dell’Agenzia spagnola antidoping (AEPSAD), ha reso noto i dettagli dell’attività investigativa: “atleti dilettanti e professionisti ricevevano le sostanze vietate da questa rete che aveva un punto di appoggio a Cadice”.

Secondo un rapporto presentato da “El Pais” molto ruotava attorno ad una clinica di dialisi a Cadice che ha reso disponibile il farmaco alla rete. L’Equipe ha confermato che il traffico era gestito attraverso diversi siti web e che circa 260 atleti, alcuni dei quali ciclisti, sarebbero coinvolti nella filiera di approvvigionamento e consumo.

Il tribunale provinciale di Cadice ha aperto fascicolo e i nomi degli atleti coinvolti non saranno chiaramente resi noti ma prontamente trasmessi alla AEPSAD. Il segreto sui nomi potrebbe essere cancellato dal fatto che alcuni di questi potrebbero ricevere sanzione ma, va ricordato, in Spagna l’acquisto ed uso di prodotti vietati non è considerato reati.

Sempre secondo L’Equipe sono coinvolti un gran numero di sportivi nazionali e internazionali di diverse discipline e livelli, che hanno usato queste sostanze dopanti per aumentare le loro capacità fisiche.

La Guardia civile spagnola ha arrestato sei persone tra Catalogna e Andalusia per crimini contro la salute pubblica. Tutti i soggetti coinvolti erano legati a organizzazioni criminali già note per attività di riciclaggio di denaro, appropriazione indebita e frode contro la sicurezza sociale. La rete sarebbe operativa da oltre 10 anni e gestiva direttamente i siti internet dove avveniva la vendita delle sostanze. Le comunicazioni con gli atleti coinvolti sarebbero avvenute con un protocollo criptografato ed attraverso reti di messaggistica con una numero telefonico austriaco.

Risulta difficile stabilire le quantità delle sostanze vietate messe sul mercato in quanto, come afferma la Guardia Civil, molti prdotti sono stati rinvenuti nella clinica in condizioni di conservazione pessime.

 

 

 

Rudy Pevenage, la Telekom e il doping

Rudy Pevenage racconta la sua verità nella biografia

Rudy Pevenage storico manger del Team Telecom racconta nella biografia “Der Rudy” la sua verità sul ciclismo e il doping

Rudy Pevenage: la biografia

Rudy Pevenage: la biografia

Rudy Pevenage sessantacinquenne belga è un uomo che conosce bene il ciclismo conosce la tecnica, la tattica e, purtroppo, anche gli spettri e i mostri dello sport del pedale.

Ci sono cose che tutti sanno e che nessuno dice. Ci sono cose che è meglio tacere o che si tacevano per un “codice non scritto” di uno dei periodi tra i più bui del nostro amato sport. A 65 anni, lasciato il mondo del ciclismo, Rudy, storico manager del dirigente con Histor, La William, Bianchi e Team Telekom, ha tolto il freno (inibitore) e ha voluto raccontare la sua versione e la sua storia del ciclismo di fine anni ’90 inizio 2000.

L’introduzione della biografia intitolata “Der Rudy” è decisamente emblematica:

“Non voglio ferire nessuno, ma dico la verità su ciò che ho passato, ciò che ho visto”.

Il libro uscirà domani e sarà un concentrato del vissuto dell’ex ciclista e dirigente sportivo tra corruzione e doping, trucchetti e retroscena inediti (e in alcuni casi inquietanti). Nelle pagine del volume in uscita, Pevenage racconta di essersi drogato ai tempi in cui era lui stesso un ciclista e di aver aiutato Jan Ullrich con il doping.

Pevenage racconta nel capitolo 27 del libro del blitz dei NAS e della Guardia di Finanza al Giro d’Italia 2001:

“Ho preso la siringa da insulina per Jan, la spezzai e la gettai nel water…in preda al panico, ho dimenticato la speciale lattina di cola che avevo messo in frigo; era a doppia parete e si poteva avvitare sopra per metterci dentro e conservare le medicine. Molto utile. La doppia parete manteneva il contenuto ben fresco e dall’esterno era indistinguibile da una vera lattina di coca cola“.

 

Indicazioni forti e non meno forti sono le testimonianze legate all’Operacion Puerto contenute nel capitolo 31: “le sacche erano contraddistinte con nomi in codice: Asterix, Obelix e Ali Baba!”.

Il manger belga ha poi raccontato del coinvolgimento, nell’operazione antidoping, anche di atleti di altri sport:

“Ho visto sacche di sangue di famosi ciclisti, ma anche di giocatori di calcio che giocavano a Madrid, di atleti e di un grande giocatore di tennis spagnolo”.

 

 

 

 

Lotta al doping: nel 2019 ben 751 controlli

Lotta al doping: il ciclismo tra gli sport più controllati

Lotta al doping nel 2019 il ciclismo è stato il secondo sport più controllato in Italia con 721 controlli e 300.000 euro investiti

Doping

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La lotta al doping nel 2019 ha impegnato non poco la Federazione Ciclistica Italiana, sono stati svolti svolti 490 controlli per conto dell’UCI durante gare internazionali e 261 controlli durante i campionati nazionali, corse nazionali e regionali. Il costo dell’attività di controllo è stava di circa 300.000 euro per un totale di 751 verifiche svolte.

Numeri importanti che danno l’idea dell’impegno profuso dalla federazione per arginare una delle piaghe del ciclismo (e dello sport in assoluto) come il doping. I numeri fatti registrare lo scorso anno verranno replicati anche nel 2020 incrementando i test per le manifestazioni nazionali e regionali a fronte di una diminuzione per le manifestazioni internazionali.

E’ importante ricordare che i test svolti dalla Federazione Ciclistica Italiana non sono gli unici controlli antidoping che hanno interessato il nostro paese. di NADO Italia, che opera per conto WADA, è stata impegnata sia nei controlli a sorpresa degli atleti della ADAMS che durante le corse. Non sono stati ancora diffusi i numeri dell’attività 2019 ma l’anno precedente sono stati oltre 840 le verifiche realizzata su ciclisti a cui di aggiungono oltre 40 per i paraciclisti. Ipotizzando dati similari anche nel 2019 si arriva ad un totale di oltre 1600 controlli che fanno del ciclismo il secondo sport più controllato dopo il calcio.

Le positività riscontrate sono 19 ovvero 2,1% (19 su 751 verifiche di positività nel 2019) che posiziona il ciclismo in quinta posizione assoluta tra gli sport olimpici.

“Negli ultimi anni si si sta rafforzando l’attività di controllo lontano dalle manifestazioni e di intellingence. È ormai dimostrato, infatti, che i maggiori successi (con il secondario, non irrilevante, effetto di disincentivazione) si ottengono tenendo sotto stretto controllo l’attività tutto l’anno” ha spiegato la Federazione

“L’intelligence è un’area di crescente attenzione per l’Agenzia; gli eventi hanno recentemente dimostrato che il lavoro investigativo sta diventando ancora piu’ importante sia per salvaguardare gli atleti puliti che per scoprire le eventuali infrazioni” ha sottolineato il direttore della WADA Olivier Niggli.

 

Kristijan Koren coinvolto dall’inchiesta Aderlass

Kristijan Koren e Petacchi nell’inchiesta Aderlass

Kristijan Koren 32enne sloveno della Bahrain-Merida non parte: è coinvolto nell’indagine Aderlass. Anche Petacchi nel dossier

Kristijan Koren (fonte pagina Facebook)

Kristijan Koren (fonte pagina Facebook)

Kristijan Koren, coinvolto nell’indagine Aderlass legata agli arresti ai mondiali di sci di fondo del febbraio scorso, non è partito questa mattina per la quinta tappa del Giro d’Italia.

Nel dossier sono citati 21 atleti di 5 diverse discipline tra cui il corridore della Bahrain-Merida e l’ex velocista, oggi commentatore della Rai, Alessandro Petacchi.

L’indagine sta scoperchiando un network internazionale finalizzato al doping ematico nello sci che si sta allargando anche al mondo del ciclismo. A farne le spese anche il Giro che, alla partenza della frazione che conduce il gruppo da Frascati a Terracina, ha registrato l’assenza di Kristijan Koren, gregario di Vincenzo Nibali alla Bahrain-Merida sospeso dall’UCI insieme al croato Kristijan Durasek.

Le notifiche per il coinvolgimento è arrivata anche al vincitore di 22 tappe alla corsa rosa, Alessandro Petacchi che si è detto del tutto estraneo alla faccenda: “Non ho idea del perché compaia il mio nome in questo dossier”.

L’indagine ruota attorno al medico tedesco Mark Schmidt arrestato a Erfurt lo scorso 27 febbraio assieme ad una decina tra medici e atleti dello sci di fondo alcuni dei quali colti con le mani nella “marmellata” durante i Mondiali di Schladming (Austria).

“un provvedimento sospensivo sulla base delle informazioni delle autorità austriache per una potenziale violazione della normativa antidoping” è stato messo in atto dall’UCI.

La Bahrain-Merida ha diffuso una nota ufficiale con riferimento a Koren in cui dichiara che “le presunte violazioni riguardano la stagione 2012-2013“. Ulteriori commenti non arriveranno fino a che il procedimento formale non sarà definitivo.

Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, Petacchi avrebbe stretto rapporti con il medico quando correva nel Team Milram (all’epoca Mark Schmidt era medico del team). Danilo Hondo, ex compagno di Petacchi ha raccontato alla emittente tedesca Ard di prelievi effettuati nello studio del medico prima delle gare importanti.

 

Petacchi sospeso dalla Rai

Auro Bulbarelli direttore di Raisport ha voluto chiarire la situazione di Petacchi:

“Alessandro ha ricevuto una comunicazione sull’avvio dell’indagine nei suoi confronti per presunti fatti illeciti relativi alle stagioni 2012 e 2013, lui è al Giro come commentatore tecnico, abbiamo stima nei suoi confronti e per noi questo non cambia le cose. Riteniamo che Alessandro debba valutare la situazione con il suo avvocato così ci prendiamo uno stop di un paio di giorni. Nominiamo Garzelli come sostituto ufficiale di Petacchi per un paio di tappe”

Danilo Hondo licenziato per problemi di doping

Danilo Hondo allontanato dalla nazionale svizzera

Danilo Hondo ha confermato ad ARD di aver avuto rapporti con il dottore Mark Schmidt coinvolto nell’Operazione Aderlass

Danilo Hondo

Danilo Hondo

Danilo Hondo, ex-professionista, attualmente impegnato come allenatore per la Federazione Svizzera è stato licenziato per aver confessato cdi essere stato un cliente del dottore Mark Schmidt coinvolto nello scandalo doping che aveva causato le confessioni di Denifl e Preidler

Danilo Hondo, in un’intervista rilasciata a ARD, ha confessato di essersi sottoposto a doping ematico nel corso della sua carriera con la complicità del dottore di Erfurt coinvolto nell’Operazione Aderlass.

La collaborazione sarebbe avvenuta nel 2011 quando Danilo Hondo era in forza alla Lampre. Pare che il tedesco abbia versato circa 30.000. Lo sprinter tedesco, nel corso della carriera, era stato squalificato per una positività riscontrata nel 2005.

Attualmente Danilo si è trasferito dalla sua Cottbus alla Svizzera dove nel 2015 ha iniziato a lavorare come commissario tecnico dapprima per gli Under23 per poi approdare nel 2016 alla guida degli Élite.

Ora, dopo la sua confessione, la nazionale Elvetica ha deciso di rimuoverlo con effetto immediato dall’incarico anche se al momento non è stato ancora reso noto un sostituto.

“Abbiamo deciso di dare a Danilo una seconda possibilità”, ha dichiarato Thomas Peter, direttore tecnico di Swiss Cycling. “Siamo stati convinti delle sue qualità di allenatore e lo siamo ancora oggi. Siamo profondamente delusi e dobbiamo digerire questo accadimento”.

Hondo ha dichiarato ad ARD: “Ho informato la federazione ciclistica domenica mattina. Tutti erano scioccati. Ho commesso un grave errore, il più grande della mia vita e accetto la decisione della federazione”.

 

Jim Ratcliffe: Marginal Gains si, Doping no!

Jim Ratcliffe pronto a lasciare in caso di doping

Jim Ratcliffe, nuovo boss dell’ex Team Sky, non lascia dubbi sulla sua posizione verso il doping: “lascio il ciclismo in caso di positività”

Jim Ratcliffe

Jim Ratcliffe

Jim Ratcliffe, nuovo deus ex machina dell’ormai ex Team Sky, divenuto Team Ineos, ha voluto prendere subito una posizione netta circa uno dei problemi più annosi del mondo del ciclismo: il doping.

Il manager ha voluto esternare la propria visione ai microfoni della BBC specificando che ha Ineos ha svolto la loro due diligence prima di decidere di investire team maggior successo del ciclismo negli ultimi anni.

Il termine britannico due diligence identifica le attività di analisi preventive relative all’oggetto di una trattativa per valutarne rischi e benefici,

Jim Ratcliffe ha voluto essere perentorio sul fatto che Ineos toglierà il suo sostegno economico alla squadra di Dave Braislford se qualche atleta dovesse cadere nelle maglie dell’antidoping.

Ineos ha investito molto nello sport negli ultimi mesi prima con le regate veliche e ora nel ciclismo, in passato voci insistenti avevano dato per vicino un approdo nella Premier League inglese con il Chelsea e poi in Ligue1 Francese con il Nizza.

Particolarmente attenzionata è l’indagine svolta della UKAD su un pacchetto sospetto consegnato al Team Sky durante il Critérium du Dauphiné del 2011. L’indagine si è conclusa con un nulla di fatto ma un comitato parlamentare del Regno Unito ha successivamente dichiarato che “la credibilità del Team Sky e della British Cycling è a pezzi “.

La vicenda Froome-Salbutamolo alla Vuelta 2018 aveva rimesso il Team Sky nell’occhio del ciclone così come era accaduto al dottor Richard Freeman ex collaboratore del team accusato di aver ordinato testosterone.

“Chiaramente sappiamo dei fatti accaduti  – ha detto Ratcliffe ai media – abbiamo analizzato le procedure interne del Team Sky che impediscono comportamenti scorretti e penso che siano all’altezza. Sono favorevole al concetto di guadagni marginali ma non ho assolutamente alcun interesse a barare”. Insomma visto anche le tante polemiche che hanno segnato l’approdo della multinazionale nel mondo del ciclismo, Ineos non vuole altri problemi.

Pantani non era solo nella stanza

Pantani non era solo? Crescono i dubbi sulla morte del Pirata

Pantani non era solo nella stanza il 14 febbraio? Questo e altri dubbi vengono sollevati dalle parole di Umberto Rapetto a La Gazzetta dello Sport

Pantani al Giro

Pantani al Giro

Pantani non era solo nella stanza in cui è stato trovato morto, a dirlo non è un tifoso ma Umberto Rapetto, Generale di Brigata della Guardia di Finanza. A rilanciare l’argomento spinoso della scomparsa di Marco Pantani è un articolo apparso su La Gazzetta dello Sport di oggi. Il Generale ha sottolineato come le tracce ematiche lasciate dal corpo dello sfortunato campione lasciano intendere che il suo corpo sia stato forse trascinato inoltro Rapetto sottolinea come la tesi che Pantani non fosse mai uscito dal Residence Le Rose è ormai capovolta.

Rapetto ha portato all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia un memoriale che riapre la discussione circa la reale fine di Marco Pantani:

“Non mi sorprenderebbe se sulla morte di Marco Pantani ci fossero attività investigative in corso magari di una Direzione distrettuale antimafia”.

Secondo il Generale stanno emergendo dei nuovi fatti ed alcune testimonianze contrarie alla ricostruzione dei fatti sinora evidenziati dalle inchieste della magistratura. Rapetto ha avuto modo di confrontarsi con Antonio de Rensis avvocato della famiglia Pantani e il suo collega Filippo Cocco.

La Procura di Rimini aveva stabilito, come causa del decesso del Pirata, un’overdose di cocaina e psicofarmaci ma:

“nel caso Pantani ci sono una serie d’incongruenze e di non spiegazioni” dichiara il generale alla rosa ritornando sulla tesi di intrecci con la criminalità organizzata “

“Pantani era stato estromesso nel 1999 dal Giro per un valore del sangue non in regola. C’era allora un flusso vorticoso di scommesse clandestine con la camorra a fare da banco che aveva tutto l’interesse a non far vincere il romagnolo. .Ecco perché abbiamo portato il memoriale in Commissione” ha spiegato Rapetto.

Il Generale si è poi soffermato sui tanti, troppi punti non chiari delle precedenti inchieste e su come questi portino a valutare l’ipotesi del delitto. Troppi sono i segni dubbi nella stanza della morte dalle tracce di sangue alle ferite sul volto dell’ex campione

“Marco era pieno di tagli profondi e lividi che sono stati derubricati come contusioni da caduta nel momento del malore” se così non fosse potrebbe tornare in auge l’idea che qualcuno era nella stanza assieme al Pirata: “. Non va dimenticato che Marco chiese aiuto più volte alla reception dell’albergo, parlò di persone che gli stavano dando fastidio” spiega il Generale.

Poi c’è il mistero della “pallina bianca” accanto al corpo di Marco, le immagini della Polizia mostrano, appunto, una pallina intonsa pur essendo immersa in una pozza di sangue, una cosa sicuramente strana in un contesto ricco di dubbi e omissioni.

Un percorso sempre in salita verso la verità, quella salita che piaceva a Marco e che piace a Rapetto:

“Torneremo presto all’Antimafia, non ci fermiamo fino a quando non arriveremo al traguardo” conclude sulle colonne della Gazzetta.

 

 

 

 

Jarlinson Pantano positivo all’EPO

Jarlinson Pantano positivo all’EPO: annuncio dell’UCI

Jarlinson Pantano positivo all’EPO dopo un controllo anti-doping, la Trek-Segafredo di Luca Guercilena ha sospeso l’atleta colombiano in attesa delle controanalisi

Jarlinson Pantano positivo all’EPO (fonte pagina twitter)

Jarlinson Pantano positivo all’EPO (fonte pagina twitter)

Jarlinson Pantano positivo all’EPO, il corridore della Trek–Segafredo non ha superato un controllo anti-doping lo scorso 26 febbraio. A rendere nota la brutta notizia è stata la UCI che ha prontamene sospeso l’atleta colombiano classe 1988.

Pantano era approdato alla formazione americana nel 2017 dopo la chiusura della IAM Cycling con la quale era letteralmente esploso al Tour de France. Alla corsa francese il colombiano aveva ottenuto una vittoria di tappa e due secondi posti e il 19° posto finale mentre al Giro di Svizzera aveva conquistato la quarta posizione in classifica generale.

Pantano non prende parte alle gare dal 25 marzo, giorno della prima frazione del Giro della Catalogna. Ora il colombiano potrà fare richiesta delle contro-analisi ma nel frattempo è stato chiaramente sospeso dal team di Guercilena.

“È con grande delusione che abbiamo appena appreso che il nostro corridore è stato notificato un controllo non negativo in un campione raccolto fuori dalle competizioni. In accordo con la nostra politica di tolleranza zero, è stato immediatamente sospeso. Richiediamo ai nostri corridori e staff i più elevati standard etici, pertanto ci comporteremo e comunicheremo in accordo con essi quando saranno disponibili maggiori dettagli” il comunicato del team americano.

Vuelta a Costa Rica quattro atleti positivi al doping

Vuelta a Costa Rica ancora problemi di doping

Vuelta a Costa Rica stillicidio di positività all’antidoping, pizzicati dai controlli Romám Villalobos,  Jonathan Segura, Hector Fonseca e Eddier Godinez

Vuelta a Costa Rica: Villalobos

Vuelta a Costa Rica: Villalobos

Vuelta a Costa Rica sale nuovamente agli onori della cronaca non per aspetti positivi ma per la positività ai controlli antidoping di addirittura quattro corridori. L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) e la Federación Costarricense de Ciclismo (FeCoCi) hanno reso noto che durante l’edizione 2018 della corsa, disputata dal 16 al 25 dicembre sono risultati irregolari i campioni di quattro atleti.

Romám Villalobos, ciclista 28enne che milita nella formazione messicana Canel’s-Specialized, è quello più noto e, nel 2017 aveva conquistato il Giro di Costa Rica a seguito della positività all’antidoping di Juan Carlos Rojas. Villalobos è risultato positivo al Metandrostenolone nella sesta e alla nona tappa dove chiuse primo e secondo.

Sono risultati positivi anche Jonathan Segura per EPO e Fentermina nella settima tappa, Hector Fonseca per Furosemide nella terza tappa e, nella nona frazione, a risultare positivo a una trasfusione di sangue è stato Eddier Godinez.

Durante l’edizione 2017 della Vuelta a Costa Rica vennero riscontrati addirittura 12 casi di positività all’antidoping tra cui, come detto, il vincitore Juan Carlos Rojas.