Doping le cinque scuse più strane

Doping le cinque scuse più strane contro un’accusa

Doping Le cinque scuse più strane utilizzate contro un’accusa di aver usato sostanze da Tiernan-Locke a Contador, da Armstrong a Santambrogio

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane mai sentite per una positività all’antidoping nel mondo del ciclismo. Diciamo che molte di queste scuse sono state permutate in o da qualche altro sport. Ogni ciclista con una licenza di gara deve rispettare il codice WADA che consente all’organizzazione antidoping di eseguire test antidroga a sorpresa sugli atleti.

Alcuni atleti vengono trovati con sostanze vietate nel loro corpo o con un livello del sangue che suggerisce comportamenti scorretti. Alcuni ciclisti (ma la cosa vale per tutti gli sportivi) accettano di essere stati sorpresi con le mani nella marmellata mentre alti cercano scuse abbastanza improponibili.

Doping le 5 scuse più assurde

“Colpa del mio gemello scomparso” – Tyler Hamilton

Tyler Hamilton, ciclista americano compagno di Lance Armstrong, accusato di doping dopo che un prelievo ha rivelato nel suo sangue tracce del sangue di un’altra persona, ha dato la colpa al suo gemello scomparso. Insomma si sarebbe trattato delle tracce ematiche del gemello morto in utero che prima di morire avrebbe passato al feto di Hamilton alcune cellule rimaste attive del suo organismo

“Mi sono ubriacato mentre celebravo il mio nuovo contratto Sky” – Jonathan Tiernan-Locke

Chi non ha celebrato una promozione in campo lavorativo senza una bella bevuta? È così che Jonathan Tiernan-Locke ha celebrato il suo nuovo contratto biennale con il Team Sky.

Il giorno successivo ha avuto un sospetto test antidoping e ha accusato per  i suoi livelli ormonali anormali i postumi della sbornia. Considerando che stava correndo nei Campionati del Mondo pochi giorni dopo risulta difficile pensare che quella sia stata le reale causa delle positività: due anni di sospensione

“Ho mangiato carne contaminata” – Alberto Contador

Alberto Contador è stato spogliato del titolo di vincitore del Tour de France 2010 dopo un test positivo al  clenbuterolo, che è stato progettato per facilitare la respirazione. El Pisterolo accusò un piatto di carne contaminata mangiata nel secondo giorno di riposo della corsa francese. Per inciso, l’uomo che ha consegnato la carne “contaminata” è ora il presidente del ciclismo spagnolo.

“Colpa della crema per la sella” – Lance Armstrong

Durante la prima “vittoria” del Tour de France, Armstrong sosteneva che un test positivo per gli steroidi era dovuto a una crema usata per curare una piaga da sella. La scusa ha retto per anni fino alla confessione nello studio di Oprah dove ha ammesso che un dottore aveva  retrodatato una prescrizione per una marca specifica di crema per la sella che conteneva uno steroide anabolizzante.

“Colpa di una disfunzione erettile” – Mauro Santambrogio

L’italiano stava già scontando un divieto per l’assunzione di EPO durante il Giro d’Italia 2013 quando è risultato positivo al testosterone.

Il corridore della Fantini ha dichiarato: “Sono stato sospeso, non sapevo se avrei corso di nuovo, quindi ho deciso di affrontare un delicato problema fisico. Sono andato da un urologo il 7 luglio. Per il mio problema di erezione, mi ha  prescritto l’Andriol, 40 mg per tre mesi, più Aprosten per 60 giorni. Inoltre, ho avuto problemi di fertilità”

 

 

Dylan Van Baarle il salbutamolo lo uso anche io!

Dylan Van Baarle da quando sono alla Sky ho fatto dei puff

Dylan Van Baarle corridore olandese del Team Sky ha rilasciato una intervista parlando dell’uso di salbutamolo che farà molto discutere

Dylan Van Baarle

Dylan Van Baarle

Dylan Van Baarle è un giovane corridore del Team Sky selezionato per il Tour de France ma poi uscito dalle liste del team britannico per far spazio al il britannico Luke Rowe.

L’olandese ha, forse ingenuamente, rilasciato una intervista alla radio di stato olandese in cui ha candidamente confessato di fare uso di salbutamolo da quando è al team Sky.

Van Baarle ha parlato di un farmaco impiegato per agevolare i corridore nel migliorare la respirazione anche senza la presenza di particolari patologie respiratorie. Le reazioni sono state immediate e il corridore è corso ai ripari dichiarando di essere asmatico.

Dylan Van Baarle è alla prima stagione nella squadra britannica e avrebbe dovuto essere uno degli scudieri di Chris Froome alla Grande Boucle per le tappe di pianura. L’olandese, infatti, è il classico “passistone” da grandi classiche del nord ma, come detto, il suo nome è sparito dalla starting list definitiva presentata dalla Sky.

Dylan Van Baarle usa il salbutamolo

L’olandese ha però trovato popolarità proprio per merito (o colpa?) dell’intervista sopra citata in cui si è, appunto, parlato di un argomento spigoloso come l’impiego di salbutamolo all’interno della squadra britannica.

Dylan ha candidamente affermato di aver iniziato ad usare il farmaco “incriminato” da quando è approdato alla corte della Sky, descrivendo una situazione al limite del regolamento antidoping oltre che poco eticamente accettabile

Il corridore ha affermato di non essere asmatico, “ma da quando sono alla Sky ho fatto dei puff di salbutamolo. Non è per doparsi, ma aiuta a respirare”.

Come se non bastasse il corridore della Sky ha aggiunto “Non ti fa andate più forte ma siamo ciclisti e i nostri polmoni sono distrutti dagli sforzi e qualche puff aiuta a respirare meglio”.  Quello che fa strano è che una dichiarazione così rischiosa è arrivata a pochissimi giorni dalla sentenza di assoluzione di Froome per la positività al salbutamolo riscontrata nella scorsa Vuelta Espana.

Inevitabile che le parole dell’olandese siano come benzina sul fuoco delle polemiche che non si erano ancora minimamente assopite e lo spesso corridore, accortosi di aver esagerato ha cercato di correggere il tiro sottolineando i suoi problemi legati all’asma.

A stretto giro è arrivata la dura presa di posizione del team manager della Groupama FDJ, Marc Madiot, che ha detto in maniera lapidaria a L’Equipe “Ci hanno preso tutti per stupidi”. Caustico anche Ivano Fanini, da sempre in prima linea per la lotta al Doping (e dichiaratamente schierato contro Froome) che chiede un’inchiesta collegata alle forti affermazioni del corridore olandese.

“Van Baarle – afferma Fanini – dichiara che il salbutamolo lo propone il team perché fa bene e lui non è asmatico. Io avevo già affermato che del periodo quando Froome correva in Italia senza essere ancora famoso nessuno ricorda il fatto che fosse asmatico. Ribadisco che l’UCI deve rapidamente riaprire l’inchiesta sul kenyano. Ok il business deve andare avanti ma non possiamo far finta di nulla perché poi a pagarne le conseguenze sarebbe il ciclismo, il ciclismo vero basato sul sacrifico ed il sudore. Se tutto restasse silente a vincere sarebbero gli ipocriti, gli omertosi e i potenti”.

Fanini tira in ballo anche David Lappartient che ha dichiarato a tuttobicicweb “i ricchi hanno più possibilità di cavarsela. “Dove sono finiti i 10 milioni spedi dal team Sky per la difesa di Froome?” si chiede il dirigente toscano. “Queste non sono cose giuste, non trovo corretto che il britannico abbia vinto la Vuelta 2017 davanti ad un atleta esemplare come Vincenzo Nibali, si sia ripetuto al Giro ed ora possa fare tripletta al Tour” ha concluso Fanini.

Robin Parisotto si esprime sul caso doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla delle vicende doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla dei casi di doping nel ciclismo tra cui quello del capitano del Team Sky Chris Froome.

Robin Parisotto

Robin Parisotto

Robin Parisotto è un noto scienziato dell’antidoping che da sempre è in prima linea per combattere la piaga del doping dilagante nel mondo dello sport professionistico (e non solo).

Sulla scia di diversi scandali di doping un parte dei commentatori hanno sostenuto che liberalizzare il doping potrebbe essere un sistema per attutirne le conseguenze ed evitare che i “furbi” possano passare tra le maglie dell’antidoping ottenendo un vantaggio competitivo.

“Fino a quando la nostra capacità di testare e identificare l’assunzione di sostanze non sia radicalmente migliorata, dovremmo permettere quello che chiamo drogaggio fisiologico”, ha scritto Savulescu sul sito di The Conversation “Stabilendo limiti sicuri per i valori fisiologici come i livelli di testosterone e l’ematocrito così da mirare i controlli su come i livelli vengano raggiunti”. Savulescu, a seguito di grandi scandali, ha spesso chiesto di cambiare il metodo dei controlli antidoping.

Di tutt’altro avviso è Robin Parisotto, uno scienziato antidoping molto apprezzato che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un test per l’EPO prima delle Olimpiadi di Sydney nel 2000,  che è detto in completo disaccordo con la nozione di “free-for-all”.

In una recente intervista a https://cyclingtips.com ha sottolineato come, per natura umana, l’imbroglio non può essere eliminato e spesso i meccanismi di controllo sono influenzati dalla corruzione oltre che dalla assenza di una reale volontà di stroncare il problema.

Liberalizzare il doping sarebbe, evidentemente, molto peggio dell’attuale sistema oltre che una dichiarazione di resa. Insomma se si aprisse al doping il rischio non è che il pensiero ricorrente sarebbe “se tutti si dopano allora meglio non doparsi” ma, al contrario, sarebbe una spinta ad andare sempre oltre il limite.

“L’idea di aprire al doping sarebbe deleteria e omicida” ha dichiarato Parisotto che ritiene impossibile stabilizzare i controlli in un mondo senza regolamento antidoping.

Secondo il dottore non è praticabile una via che preveda l’assenza di limiti all’assunzione di sostanze anche sotto controllo di medici designati. Insomma la logica “se è tutto controllato da medici e tutti ricevono la stessa dose non vi sarà chi bara” è assolutamente inapplicabile.

E’ un po’ come pensare che se una persona assume una aspirina contro il mal di testa non vi sia nessuno che ne prenda 5 per evitare che ritorni il dolore.

Parisotto oltre ad aver lavorato per lo sviluppo del test EPO, è stato anche membro fondatore del pannel dell’UCI per l’introduzione del passaporto Biologico e sostiene che indipendentemente dal regolamento gli atleti hanno la propensione a cercare un vantaggio competitivo sempre maggiore.

Se fosse consentita una piccola quantità di una sostanza che attualmente è bandita, è probabile che la spinta sia per superare anche quel limite imposto (un po’ come avvenne per la soglia del 50% di ematocrito).

“Questo è il principio dei guadagni marginali – dichiara Parisotto – essere sempre al limite, al margine. Questo sentiero è molto rischioso e scivoloso, cadere sarebbe un attimo”.

La liberalizzazione avrebbe poi fortissime implicazioni etiche: chi può assumere sostanze e come si può pensare che fisici diversi reagiscano egualmente? A quale età sarebbe etico entrare in un programma di “doping liberalizzato”? E ancora, le donne potrebbero assumere gli stessi farmaci dei colleghi uomini? La risposta a conosciamo bene: liberalizzare sarebbe una follia!

L’esperto studioso australiano è fin troppo consapevole delle lacune dell’attuale sistema (tanto di aver inscenato una plateale protesta nel 2016) ma è altrettanto certo che la liberalizzazione porterebbe allo sfacelo.

“Secondo il mio parere ci vuole un sistema in cui si sappia che non esistono deroghe o escamotage, in cui le regole sono certe e anche le sanzioni. In questo momento il punto debole è qui, non vi sono certezze assolute”.

 

 

Fanini: prima o poi c’è la resa dei conti!

Fanini tra casoFroome e provette retroattive

Fanini, patron della squadra ciclistica Amore e Vita-Prodir, lancia un monito alla vigilia della partenza del Tour de France

Fanini, patron della squadra ciclistica Amore e Vita-Prodir

Fanini, patron della Vita-Prodir

Fanini, patron della squadra ciclistica Amore e Vita-Prodir, da sempre in prima linea nella lotta contro il doping parla alla vigilia della partenza del Tour de France. Mai stato tenero nei confronti di Chris Froome, Ivano Fanini ha qualche settimana fa rilanciato l’idea di Bernard Hinault di scioperare contro il britannico coinvolto nella vicenda Ventolin-Salbutamolo.

Il dirigente aveva affermato che anche l’ex fuoriclasse belga Roger De Vlaeminck era fortemente contrariato per la situazione del corridore originario del Kenya: “Ho sentito l’amico Roger in quanto vorrei vedere suo figlio in maglia Amore e Vita, quando abbiamo parlato della diatriba Hinault-Froome anche lui si è detto favorevole ad una presa di posizione dura”.

Ora, dopo l’assoluzione del britannico la posizione del dirigente toscano non si è ammorbidita: “Avessi i 7 milioni investiti dalla Sky per il caso vincerei il Giro di Francia con un talento pulito”.

Fanini ha poi lanciato un monito a tutto il mondo del ciclismo:  “Le provette delle analisi antidoping vengono conservate e possono essere retroattive. L’uso di prodotti vietati può essere scoperto a distanza di anni”.

Il patron Amore e Vita è poi tornato sulla vicenda Froome: “Non ci sarà nessuno sciopero, nel gruppo c’è tanta omertà perché il rischio è ‘oggi a te domani a me’ e i ciclisti hanno paura a prendere posizioni forti. Froome vuol fare doppietta Giro-Tour? Possibile, al Giro sembrava spacciato poi ha acceso il motore e ha stracciato tutti con un’impresa impossibile, farà lo stesso in Francia ma attenzione perché prima o poi c’è la resa dei conti”.

 

Andrea Innocenti positivo all’antidoping

Andrea Innocenti positivo al Testosterone

Andrea Innocenti positivo ad un controllo antidoping che ha evidenziato la presenza di metaboliti del Testosterone.

Andrea Innocenti positivo

Andrea Innocenti positivo

Andrea Innocenti positivo ad un controllo antidoping durante il ritiro della nazionale italiana a Bagnatica effettuato dal NADO (National Anti-Doping Agency). Il controllo risale allo scorso 28 maggio mentre si stava preparando per la Corsa della Pace.

La notizia è di quelle brutte e che fanno male, il prospetto in forza alla Maltinti Banca Cambiano è risultato positivo ai metaboliti del Testosterone.

Lo scorso anno il corridore originario di Prato si era particolarmente distinto andando a conquistare ben 12 corse tra le quali spiccano l’Ain Bugey Valromey e la Montichiari-Roncone.

La positività dell’atleta classe 1999 riapre l’annoso dibattito sul doping nel ciclismo e, in particolare, nelle categorie giovanili che spesso sono terreno di nessuno. Non vogliamo puntare il dito contro Andrea ma questa brutta notizia getta ancora ombre sul movimento giovanile italiano già segnato dalla vicenda Altopack che ha scosso il mondo dello sport.

Andrea Innocenti positivo il comunicato del CONI

«La Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell’istanza di sospensione cautelare proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere l’atleta Andrea Innocenti (tesserato FCI), riscontrato positivo alla sostanza Metaboliti del Testosterone di origine non endogena a seguito di un controllo effettuato da NADO Italia il 28 maggio 2018, a Bagnatica, al termine della gara ciclistica “Ritrovo Coppa Nazioni Under 23”».

Bernard Hinault invita a scioperare contro Froome!

Bernard Hinault invita a scioperare per il caso Froome!

Bernard Hinault invita i corridori a scioperare contro la vicenda che vede Chris Froome positivo per il Salbutamolo

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita tutti a una ferma presa di posizione contro il capitano del Team Sky. L’ex campione francese si è più volte espresso negativamente circa la vicenda dell’ormai famosissimo controllo antidoping durante la Vuelta Espana 2017 che ha riscontrato un risultato positivo al salbutamolo per Chris Froome.

Dopo la partecipazione vincente (e da taluni contestata) al Giro d’Italia, Froome si appresta a prendere il via (da favorito) alla prossima Grande Boucle.

Il corridore britannico si sta preparando per dare l’assalto alla clamorosa doppietta di grandi giri (Giro-Tour) che manca da vent’anni (l’ultimo a ottenerla fu il compianto Marco Pantani).

Bernard Hinault invita allo sciopero

Tra tanti fans entusiasti (e meno), tra colleghi che non prendono una posizione ed ex colleghi favorevoli (o meno) una posizione assolutamente netta l’ha presa Hinault. che a Froome non dovrebbe essere consentito di correre il Tour ed ha esortato gli altri corridori ad una protesta formale e plateale come uno sciopero.

Il presidente dell’Uci Lappartient ha confermato che, visti i tempi necessari, la decisione su questo spinoso caso non verrà presa prima de “Le Grand Départ” del  Tour de France e, di conseguenza, il corridore della Sky sarà della corsa.

Bernard Hinault invita a “mettere giù il piede”!

Sul giornale Ouest France l’ex campione ha inviato parole al vetriolo contro Froome: “Il gruppo dovrebbe mettere piede a terra e fare sciopero dicendo che se c’è lui non si corre”.

Per Bernard non importa se l’uso del farmaco può non aver modificato l’esito della corsa ma “il Ventolin in quelle quantità non è consentito dal regolamento, è semplice. Hai superato il limite? Ne paghi le conseguenze. Credo che il gruppo sia troppo tenero e carino con Froome mentre con altri è stato più duro, le regole sono regole e valgono ugualmente per tutti”.

Speed Gel, doping o non doping

Speed gel un nuovo prodotto usato durante il Delfinato

Speed Gel i segni sulle gambe

Speed Gel i segni sulle gambe

Speed Gel, una nuova rivoluzione per migliorare le prestazioni o tanto rumore per nulla? Staremo a vedere cosa ne uscirà, per ora quello che è certo è che almeno quattro corridori – Thomas De Gendt, Jelle Vanendert, Victor Campenaerts e Jens Keukeleire – sono stati avvistati con piccoli punti bianchi sulle gambe durante i 35 km a cronometro del Giro del Delfinato.

Il Team Lotto Soudal ha concluso la prova al terzo posto terzo dietro Team Sky e BMC Racing, con lo staff del team che spiegava che era un gel speciale progettato per migliorare l’aerodinamica.
“È un gel aerodinamico”, ha detto a Sporza il medico del team Servaas Bingé. “Per la precisione si tratta di Speed Gel. Il gel riduce la resistenza dell’aria. Più alta è la tua velocità, più profitti ottieni dall’aerodinamica, tutti piccoli accorgimenti aiutano a migliorare la resa e noi come staff dobbiamo supportare i nostri corridori con gli strumenti esistenti. Il gel di velocità fornisce un vantaggio aerodinamico e forse anche un vantaggio mentale.”

“Non posso sapere se sia lecito o no, ma penso che sia meglio valutare tutto a fine corsa“.ha dichiarato in proposito ad Het Nieuwsblad il commissario Jean-Michel Voets dell’UCI.

“L’ho riferito a Jean-Christophe Péraud – ha proseguito Voets – ma è meglio che ogni giudizio venga preso al termine della corsa così da stabilire la linea di comportamento in vista del Tour de France”

Durante la corsa sono state inquadrate più volte le gambe dei ragazzi della Lotto Soudal su cui si potevano notare delle piccole “palline” bianche.

 

Le regole dell’Unione Ciclistica Internazionale sanciscono che “è vietato indossare capi di abbigliamento non essenziali o articoli progettati per influenzare le prestazioni di un ciclista come ridurre la resistenza dell’aria o modificare il corpo del ciclista “.

Nel Tour de France 2017, durante la cronometro di Düsseldorf, il Team Sky è partito le tute Vortex Generator, Castelli TT Suit 4.0, che presentavano particolari lavorazioni sulle maniche per migliorare il flusso d’aria. Nonostante le polemiche e le lamentele da parte di squadre tra cui FDJ, hanno continuato a usarle.

“Tutti i team prestano attenzione ai cosiddetti guadagni marginali“, ha dichiarato lo scorso luglio il direttore sportivo del Team Sky, Nicolas Portal. “Tutti i team hanno quelle piccole cose che li rendono più performanti”.
Dopo la polemica per le tute prodotte dalla Castelli, caratterizzata da modelli strutturati sulle spalle e sulle braccia progettati per agire come “generatori di vortici” che riducono l’attrito dell’aria del 2017, il tema caldo della cronometro al Tour potrebbe quindi essere l’impiego dei Speed Gel

Procurarsi il doping? E facile come la droga, parola di Riccò

Procurarsi il doping? Ne parla Riccò!

Procurarsi il doping? Fin troppo facile secondo le parole di Riccardo Ricco a Radio 24 nel programma “storiacce”

Procurarsi il Doping? Troppo facile secondo Riccò

Procurarsi il Doping? Troppo facile secondo Riccò

Procurarsi il Doping?Se sei nell’ambiente riesci a incontrare bene tutte le sostanze” a dirlo è uno dei personaggi più controversi del ciclismo italiano degli ultimi anni, Riccardo Riccò.
La parabola professionale del Cobra è nota a tutti, da astro nascente del ciclismo tricolore a dopato, a reietto delle due ruote. Non vogliamo in questo articolo giudicare lo sportivo né la persona ma solo riportare una sua ultima affermazione.

Riccardo Riccò ha da poco dato alle stampe il suo secondo libro che ha come cardine l’uso del doping nel mondo del ciclismo ed è intervenuto nella celebre trasmissione di Radio24 “Storiacce”.

“Senza doping non si può vincere, almeno nell’alto livello: senza doping non puoi vincere un Giro o un Tour, mentre per altre corse forse è possibile” è stato il laconico e graffiante commento del corridore modenese incalzato dal conduttore della trasmissione.

“La voglia di vincere mi ha spinto ad andare oltre, a pane ed acqua non si va lontano. Nelle corse di alto livello senza aiuto diventa impossibile vincere mentre nelle corse minori si può provare – dichiara Riccardo alla emittente radiofonica – Il sistema , anche se ora in modo minore rispetto agli 2000, resta permeato dal doping. Questo vale non solo per il ciclismo ma per ogni sport in cui gira il business”.

Parole forti quelle di Riccò che ha ripercorso la sua carriera: “anche da dilettante se non ti dopavi ti vedevi superare da corridori assolutamente inferiori a te. La scelta è emergere o essere uno dei tanti, se vuoi emergere devi adeguarti a quello che fa il gruppo”.

Procurarsi il doping? Fin troppo facile

“Il doping è come la droga, la puoi trovare ovunque basta sapere dove cercare. Nessuno ti obbliga a doparti, sei tu da persona adulta a decidere, ci sono preparatori noti ma ormai il rischio è molto alto e anche i preparatori vogliono che tu sia presentato da qualcuno che possa garantire il tuo silenzio” ha continuato il Cobra.

Secondo Riccardo “il ciclismo era come giocare a guardia e ladri, devi stare sempre attento a non farti beccare. In questo gioco ti senti un highlander, nulla ti spaventa. Ci sono corridori che hanno preso farmaci ancora sperimentali”.

Procurarsi il doping è facile anche a livello basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Simon Yates risultò positivo all’antidoping

Simon Yates e la vicenda terbutalina

Simon Yates dopo un controllo avvenuto durante la Parigi-Nizza 2016 risultò positivo alla terbutalina un farmaco contro l’asma come il salbutamolo di Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome cosa unisce l’attuale maglia rosa del Giro d’Italia con il kenyano in forza al Team Sky anch’egli impegnato nella corsa rosa? Apparentemente poco eppure i più attenti ricorderanno che durante la Parigi-Nizza del 2016 il corridore, all’epoca in forza alla Orica-GreenEDGE, venne pizzicato positivo ad un controlla antidoping per l’impiego di terbutalina.

L’uso del farmaco non venne dichiarato in deroga per uso terapeutico da parte del team e quindi vennero applicati i termini della responsabilità oggettiva e, nonostante la WADA avesse appurato la responsabilità del team, al corridore vennero affibbiati (nel giugno di quell’anno) quattro mesi di qualifica retroattiva che gli fecero saltare il Tour de France (la squalifica scadeva all’11 luglio del 2016)

Fu lo stesso team in un comunicato a prendere le difese del proprio corridore ammettendo che la positività era  dovuta ad un errore formale da parte dello staff medico del team che si dimenticò di richiedere l’esenzione ai fini terapeutici per Simon Yates. In un primo momento l’ UCI comunico che Simon Yates non sarebbe stato fermato e che avrebbe continuato a poter gareggiare in attesa che la Orica producesse la documentazione necessaria per attestare l’uso terapeutico del farmaco, arrivò poi la squalifica.

“Vorrei scusarmi con i miei colleghi per aver ancora una volta gettato il nostro sport in una luce negativa, sono molto imbarazzato e mi vergogno per questa situazione” furono le prime parole di Yates quando ricevette la squalifica. “Gli ultimi mesi sono stati molto dolorosi per me,  per la mia famiglia e gli amici. La terbitalina è contenuta in un farmaco per curare l’asma che mi è stata prescritta, soffro di questa malattia fin da bambino. Devo accettare la punizione anche se non ero conscio di star assumendo una sostanza vietata”.

 

Simon Yates, Chris Froome e l’asma

La terbutalina, un Beta 2 agonista selettivo, è un principio attivo specifico per curare alcune malattie ostruttive delle vie respiratorie. In particolare viene utilizzato, sotto forma di sale solfato, per trattare farmacologicamente l’asma. Ecco, ancora l’asma, l’asma che ha anche Chris Froome e per la quale ha una prescrizione per utilizzare il Ventolin. Le “puffate” di Froome sono diventate ormai proverbiali e hanno contribuito a peggiorare la nomea del corridore del Team Sky. Quando nel 2016 Simon Yates risultò positivo alla terbutalina ci vollero circa quattro mesi di tempo (il controllo avvenne a marzo, la squalifica arrivò a giugno) per appurare la colpevolezza del ciclista. Per il britannico (la cui positività risale a settembre 2017, resa nota tre mesi dopo) sono già trascorsi otto mesi senza che l’UCI abbia preso alcuna posizione.

Così come la squalifica di Yates è stata retroattiva lo stesso potrebbe accadere per Chris Froome che potrebbe perdere l’eventuale risultato ottenuto al Giro d’Italia. Per ora, Simon Yates si gode il primato in classifica generale (dopo aver espiato le colpe della sua positività passata) mentre Froome stenta un po a trovare la gamba dei giorni migliori.

Armstrong antidoping costoso e infruttuoso

Armstrong antidoping costa troppo e non da risultati

Armstrong antidoping poco utile, il texano noto per aver creato uno dei sistemi di doping più organizzato al mondo sottolinea l’inefficacia delle norme contro le sostanze vietata

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping poco utile! L’ex professionista ormai caduto in disgrazia, che ha ammesso di essere stato al centro di uno dei programmi di doping più intricato nella storia dello sport mondiale ha dichiarato in una intervista a velonews che il sistema antidoping non funziona.

“So che sembrerà terribile sentire da me queste parole, ma seriamente, a volte penso che dobbiamo smettere di credere cosi duramente nell’antidoping“. Questa è stata la risposta data dal texano alla domanda sulle continue controversie che il mondo del ciclismo attraversa in materia di doping.

“Primo, non funziona. In secondo luogo, non riceviamo alcun credito per queste audaci iniziative, rispetto ad altri sport. Terzo, costa un sacco di soldi per pochissimi risultati ” ha rincarato la dose il corridore di Austin.

Lance Armstrong che aveva vinto sette Tours de France prima di vederseli annullare a causa delle notissime vicende che lo hanno visto come principale protagonista dello scandalo US Postal Service non le manda a dire e, come di consueto prende posizioni assolutamente forti:  “Ora sento che alcune persone stanno parlando della cessazione dei TUE. Ma la maggior parte degli altri sport può utilizzare tantissime sostanze che nel ciclismo sono illegali. Insomma prendete Tony Romo (ex quarterback dei Dallas Cowboys) lui ha potuto assumere del cortisone prima di una gara, nel ciclismo nessuno può farlo”.

Quella di Lance Armstrong è da sempre una figura controversa, fin dalle corse adolescenziali, passando per la storia miracolosa della rinascita dal cancro alle polveri dell’annullamento dei sette Tour de France vinti. Lance è passato da essere un simbolo positivo (o presuto tale) ad essere l’icona del male dello sport: “Questo genere di cose accade in tutti i tipi di percorsi della vita – che siano io, i russi o una statua confederata. I simboli vengono attaccati per far sembrare buoni i regolatori, ma il vero problema non sta davvero sparendo ”