Nazionale Italiana per i Mondiali di Innsbruck

Nazionale Italiana: i convocati per il Mondiale

Nazionale Italiana ecco la lista e l’analisi dei convocati per il Mondiale di Innsbruck del CT Davide Cassani e della Nazionale femminile di Dino Salvoldi

Nazionale Italiana

Nazionale Italiana

Nazionale Italiana pronta a scaldare i motori in vista dell’appuntamento più atteso dell’anno: i Mondiali di Ciclismo di Innsbruck. Il Mondiale 2018 è ancor più atteso in virtù della difficoltà estrema del percorso: è dai mondiali in Colombia che non si vedeva un tracciato così impegnativo.

Nazionale Italiana Maschile per Innsbruck

  • Dario Cataldo (Astana Pro Team): non ci si aspettava la chiamata del corridore abruzzese, esce mediamente bene dalla Vuelta Espana a 2018 ma con ogni probabilità non sarà effettivamente impegnato in corsa.
  • Damiano Caruso (BMC Racing Team): Damiano è pressocchè certo di essere al via domenica trenta e le sue performance recenti lo accreditano come un ideale uomo di complemento ad un possibile capitano (Nibali?). L’ideale sarebbe tenerlo coperto fino all’ultimo transito quando potrebbe essere un perfetto diversivo o potrebbe tentare l’azione personale.
  • Alessandro De Marchi (BMC Racing Team): inutile girarci attorno, la Vuelta Espana l’ha detto, il Rosso di Buja è l’uomo più in forma del ciclismo tricolore (Elia Viviani a parte) e potrebbe essere l’uomo di “lusso” da mettere nelle fughe o correre da outsider. Il suo compito potrebbe essere quello di dettare il ritmo nelle tornate finali ma, se la strada gli sarà amica, potrebbe giocarsi le sue carte. Sarà uomo chiave della nostra nazionale.
  • Davide Formolo (Bora-Hansgrohe): non esce benissimo dalla Vuelta, ha provato a mettersi in luce attaccando ma il risultato non è stato dei migliori. Ha terminato la corsa  in 22esima posizione (ma non aveva i gradi di capitano della sua formazione) avrebbe potuto recitare un ruolo di rilievo ai Mondiali di Innsbruck ma con ogni probabilità dovrà accontentarsi di fare la “riserva”.
  • Gianni Moscon (Team Sky): tornato a correre dopo la squalifica per i fattacci del Tour de France ha dimostrato subito di essere pronto per giocare un ruolo di primo piano in Austria. Le qualità di Gianni le conosciamo bene così come ne sappiamo i limiti (anche caratteriali nella gestione dello stress della corsa), DavideCassani sa di potersi giocare una bella carta in una corsa durissima che potrebbe esaltare il fondo del trentino.
  • Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida): ragazzi avessimo scritto questo elenco a giugno avremmo detto che Lo Squalo era l’uomo da battere, poi c’è stato il Tour e quella stramaledetta caduta che ah scompaginato i piani. Nel palmares del siciliano la maglia iridata sarebbe una meritata ciliegina sulla torta, la sfortuna non si dimentica mai di baciarlo (vedi Rio 2016), che sia la volta di un bacio della fortuna?
  • Franco Pellizotti (Bahrain-Merida): è la spalla ideale per Vincenzo e ha dimostrato negli ultimi anni di avere trovato una maturità che gli ha permesso di ottenere due top ten di tappa alla Vuelta Espana. La forma è palesemente buona e vuole giocare un ruolo importante nella sua ultima apparizione in maglia azzurra (Franco ha annunciato il suo ritiro).
  • Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida): il percorso gli sorridere e se la condizione dovesse supportarlo potrebbe essere un outsider da guardare con attenzione. Domenico ha spesso ben figurato nelle classiche più difficili e quello di Innsbruck potrebbe essere un tracciato adatto al lucano.
  • Giovanni Visconti (Bahrain Merida): convocazione inaspettata per il siciliano che deve dimostrare di valere un posto tra i titolari per evitare il “taglio”.

Nazionale Italiana Femminile  per Innsbruck

Il CT Dino Salvoldi ha scelto una squadra di scalatrici, che possano reggere bene sul durissimo percorso austriaco:

  • Elisa Longo Borghini: la 26enne piemontese sarà la capitana della spedizione tricolore forte della sua conclamata esperienza internazionale. Nelle corse del Women’s WorldTour non ha particolarmente brillato ma l’oro conquistato ai Giochi del Mediteranno fa ben sperare visto che le sue qualità di scalatrice ben si sposano con il tracciato del mondiale 2018.
  • Erica Magnaldi: la 26enne della Bepink è una scalatrice pura tanto da chiudere nelle prime posizioni molte corse prestigiose. La forma sembra essere assolutamente al top e si presenta al via con grandi ambizioni.
  • Elena Cecchini: giovanissima ma già bandiera della nazionale riesce a ben figurare su ogni terreno. In questa seconda parte di stagione si è ritagliata un ruolo da protagonista in ogni corsa disputata in cui spicca il quarto posto agli Europei. Potrebbe correre da seconda punta in base a come andrà la corsa.
  • Sofia Bertizzolo: giovanissima atleta (21 anni) che sta crescendo costantemente come ha dimostrando conquistando la classifica dei giovani al Giro Rosa. Al mondiale farà esperienza e sarà al servizio della squadra.
  • Soraya Paladin: ha trionfato al recente Giro di Toscana dimostrando una buona forma, sarà al servizio delle compagne per la prima parte della corsa provando magari ad inserirsi in qualche azione.
  • Tatiana Guderzo Giorgia Bronzini, si giocano un posto nel  ruolo di registe della squadra mentre la 19enne Elena Pirrone, già certa del posto da titolare nella cronometro si contenderà la maglia con Nadia Quagliotto, seconda miglior giovane al Giro Rosa e Rossella Ratto, che è stata bronzo al mondiale del 2013.

Il futuro del ciclismo italiano? Verso l’oblio?

Il futuro del ciclismo italiano? Discussione aperta

Il futuro del ciclismo italiano? A giudicare dai risultati degli ultimi anni la crisi sembra profonda, quali ricette per tornare a brillare?

Il futuro del ciclismo italiano: parla CassaniIl futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano: parla Cassani

Il futuro del ciclismo italiano? non sembra dei migliori e il Giro d’Italia U23 che si è concluso da poco ha confermato questa sensazione. Dopo aver esaurito l’effetto Nibali il rischio è di avere davanti anni di “vacche magre”.

Lo Squalo il prossimo mese di novembre compirà 34 anni e, dopo aver conquistato qualcosa come 1 Tour de France, 2 Giri d’Italia, 1 Vuelta di Spagna, ha un po’ variato la sua attitudine testandosi con esiti positivi nelle classiche di un giorno (1 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia).

Vincenzo ha anche sfiorato una medaglia olimpica e quella caduta a Rio 2016 è una ferita ancora aperta per i tifosi e per il ciclista siciliano che si è posto il traguardo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 come (probabilmente) ultimo della sua incredibile carriera.

Tra gli appassionati (inspiegabilmente) c’è qualcuno che critica lo Squalo dello Stretto ma, se si considerano i risultati del ciclismo mondiale, Vincenzo rappresenta il prototipo del corridore d’altri tempi in gradi di primeggiare nelle corse in linea e nelle gare a tappe, merce rara di questi tempi.

Merce ancor più rara se guardiamo al ciclismo di casa nostra con un occhio al futuro.

Il futuro del ciclismo italiano? E il presente?

Quando Vincenzo Nibali appenderà la bicicletta al chiodo ci potremo affidare al solo Fabio Aru, reduce da un Tour 2017 e un Giro 2018 assolutamente sotto le aspettative. In molti hanno già dato per finito il Cavaliere dei Quattro Mori ma sinceramente non ce la sentiamo di sposare questa idea in quanto un corridore di 28 anni in grado di vincere una Vuelta Espana e salire due volte sul podio del Giro non può essere considerato “bollito” anche se gli ultimi passaggi a vuoto (al Tour 2017 e al Giro 2018) un po’ di preoccupazione la destano.

Davide Formolo, 25enne veneto, ha raccolto solo un nono posto alla Vuelta e due decimi al Giro e, anche in prospettiva, non sembra poter mutare in un corridore in grado di salire sul podio in una grande corsa a tappe. Il corridore il forza alla Bora sembra essere ancora troppo soggetto ad alti e bassi per garantire tenuta sulle tre settimane. Probabilmente per attitudine Formolo è più adatto alle classiche di un giorno come la Liegi o Il Lombardia piuttosto che il Giro o il Tour.

Gianni Moscon è una delle speranze più importante del pedale tricolore, fisico da passista e discreto nelle prove contro il tempo sa dire la sua anche in montagna. La maglia gialla indossata per un giorno al recente Delfinato aveva fatto ben sperare ma in salita non è riuscito a tenere il ritmo dei migliori. Gianni corre il rischio di trasformarsi nel “servitore” di Froome o (in futuro di) di Egan Bernal senza potersi giocare appieno le proprie carte nelle corse a tappe.

Il futuro del ciclismo italiano? I giovani?

Il Giro Under23 che si è appena concluso ha evidenziato l’assenza di scalatori tricolori tanto che la top5 non ha visto nemmeno un italiano presente. Nelle categorie giovanili si stanno registrando sensibili diminuzione degli iscritti e anche il numero delle gare sta calando.

Rispetto a paesi come la Gran Bretagna o la Francia in cui si investe sui giovani da noi vi è un calo dell’attività che potrebbe portare ad aumentare il Gap anche con paesi come la Spagna o la Colombia che sforna ogni anno potenziali talenti.

Tra i corridori da poco “pro” si è un po’ perso quell’ Edward Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir nel 2016 su cui in tanti puntano ma che non è riuscito ancora ad essere protagonista con la maglia dell’UAE Emirates.

Matteo Fabbro è con ogni probabilità l’unico scalatore puro su cui puntare per il futuro ma sarà importante che alla Katusha gli venga dato il giusto spazio. Proprio sulla questione “spazio agli italiani” uno delle cause principali è l’assenza di compagini tricolori nel World Tour che impatta sullo spazio a disposizione per gli atleti di casa nostra.

Il futuro del ciclismo italiano? La paure di Davide Cassani

Quella italiana pare, dunque, una crisi non temporanea ma strutturale ed è stato lo stesso CT della nazionale, Davide Cassani, a lanciare un grido (ennesimo) d’allarme. Le tre vittorie tricolore (Affini, Lonardi, Dainese) al Giro Under23 e l’ottavo posto in generale (Covi) danno l’idea che il ricambio generazionale non sia così semplice anzi tutt’altro.

“Siamo rimasti al ciclismo dilettantistico di 30 anni. Abbiamo delle interessantissime squadre dilettantistiche ma che non vanno mai a correre all’estero – ha dichiarato Cassani – e quindi i nostri ragazzi affrontano un calendario non all’altezza dei loro pari età e così facendo abbiamo abbassato il nostro livello qualitativo“.

Quale la ricetta di Cassani? “Bisogna tornare ad alzare l’asticella con un cambiamento che parte dai tecnici ma che deve essere radicale. I ragazzi devono partecipare alle corse a tappe per aumentare la loro esperienza. A 20 anni gli attuali campioni come Dumoulin, Pinot, Bardet, gli Yates, Quintana, Landa prendevano parte ad almeno 5 corse a tappe a stagione, senza questa abitudine sarà dura tornare competitivi”.

 

 

Tim Wellens trionfa nella tappa di Caltagirone

Tim Wellens trionfa nell’arrivo siciliano

Tim Wellens trionfa nell’impegnativo primo arrivo siciliano battendo Michael Woods ed Enrico Battaglin, perdono terreno Aru e Froome

Tim Wellens trionfa al Giro

Tim Wellens trionfa al Giro

Tim Wellens trionfa nella prima frazione italiana del #Giro101 in una corsa tutt’altro che semplice. Ad accogliere i “girini”, infatti, vi è un percorso molto mosso che favorisce le fughe e che prevede un arrivo con uno strappo impegnativo per un dislivello totale di 2500 metri.

La prima parte della tappa è caratterizzata dalla fuga di Jacopo Mosca (Wilier Selle Italia), Marco Frapporti (Androni Sidermec), Quentin Jauregui (AG2r La Mondiale), Maxim Belkov (Katusha Alpecin) ed Enrico Barbin della Bardiani CSF. Proprio il corridere della compagine di Reverberi conserva la maglia azzurra conquistando punti sui GPM di Pietre Calde e di Vizzini.

Davanti lavorano BMC, Lotto e UAE che provano a trovare il ricongiungimento prima che il gruppo decida di rallentare. L’avventura dei “fuggiaschi” finisce comunque ai meno dieci dall’arrivo dando inizio alla bagarre.

Il primo a provarci è il corridore della Wilier Triestina-Selle Italia, Edoardo Zardini, che viene però stoppato da un lucidissimo Valerio Conti che prova ad involtarsi in contropiede. Il corridore della UAE Team Emirates viene però ripreso quando mancano circa 3000 metri dal traguardo.

Il gruppo si dirige compatto al “muro” finale e qui parte una lunghissima volata che premia uno dei favoriti di giornata Tim Wellens, che si impone davanti a Michael Woods ed Enrico Battaglin. Ai piedi del podio ecco Simon Yates (Mitchelton – Scott) e Davide Formolo (Bora – Hansgrohe). Si crea un buco di quattro secondi tra i primi cinque e il resto del gruppo dei big.

Rohan Dennis sorride e riesce a conservare la maglia rosa con un secondo di margine su Tom Dumoulin. Chi invece non ha nulla da festeggiare sono Fabio Aru che perde 6 secondi e il favorito per la vittoria finale Chris Froome che di secondi ne lascia addirittura 17. Pare che la causa di questi distacchi sia dovuto alla  caduta del kazako Andrey Zeits che ha generato dei rallentamenti.

 

BORA-Hansgrohe al Giro lista dei partenti

BORA-Hansgrohe al Giro d’Italia Formolo e Bennett i leader, c’è Benedetti

BORA-Hansgrohe al Giro d’Italia si presenta al via di Gerusalemme con Davide Formolo come leader per la generale,  Sam Bennett sarà l’uomo per le volate

BORA-Hansgrohe al Giro d'Italia

BORA-Hansgrohe al Giro d’Italia

BORA-Hansgrohe al Giro d’Italia si presenta dopo essere stata la sorpresa della scorsa edizione grazie anche alla vittoria nella prima tappa a Olbia con Lukas Pöstlberger, che ora però è costretto a rinunciare per una condizione ancora deficitaria e non in grado di supportarlo per una lunga corsa a tappe.

Il leader per la classifica generale sarà il nostro Davide Formolo: il veronese vuole provare a confermarsi tra i top10, provando ad avvicinare la top 5. Accanto a lui in salita pedaleranno due promettenti austriaci come Felix Grossschartner e Patrick Konrad, che ben figurarono già nel 2017.

L’altro leader del team risponde al nome di Sam Bennett: l’irlandese sarà uno dei velocisti da battere in questa Corsa Rosa. A pilotarlo come ultimo uomo il valido Rüdiger Selig, con Christoph Pfingsten e Andreas Schillinger come gregari di fatica. Completa la squadra il tuttofare Cesare Benedetti, che sicuramente punterà,come d’abitudine, ad infilarsi nelle fughe a lunga gittata.

Valverde vince tappe e generale dell’Abu Dhabi Tour

Valverde vince a Jebel Hafeet e conquista l’Abu Dhabi Tour

Valverde vince la tappa regina dell’Abu Dhabi Tour con arrivo in salita a Jebel Hafeet e conquista la corsa degli emiri

Valverde Vince

Valverde Vince

Valverde vince la frazione conclusiva della corsa a tappe araba battendo in una volata a due Miguel Angel Lopez sul traguardo di Jebel Hafeet. La tappa regina della breve corsa a tappe negli emirati si anima, naturalmente,  fin dai primi chilometri. Diversi corridori provano infatti ad allungare fin dalla partenza per portar via la fuga di giornata.

Riescono a sganciarsi in nove: Rudy Barbier (AG2R La Mondiale), Niccolò Bonifazio (Bahrain – Merida), Matthias Brandle (Trek – Segafredo),Michael Bresciani (Bardiani – CSF), Lawson Craddock (EF Education First-Drapac p/b Cannondale),Nikolay Trusov (Gazprom – Rusvelo), Joonas Henttala (Novo Nordisk), Frederik Frison ed André Greipel(Lotto Soudal). Il gruppo lascia fare e i fuggitivi arrivano ad un vantaggio massimo di oltre 10 minuti

Il ritmo sale inevitabilmente, dietro i big scalpitano per giocarsi la tappa regina, le squadre lavorano a fondo e ai piedi dell’ascesa il vantaggio è di 2 soli minuti, tra i fuggitivi restano in testa i soli  Craddock, Bonifazio e Greipel che staccano tutti gli altri avversari.

L’Astana Pro Team prende il controllo delle operazioni e il gap continua a calare. Dal plotone perde contatto uno dei favoriti: Ion Izagirre (Bahrain – Merida), è costretto a fermarsi per una foratura. Davide Formolo (Bora – Hansgrohe) e  Alejandro Valverde (Movistar)  raggiungono e staccano prima Greipel e poi Craddock mentre il Rohan Dennis (BMC) perde contatto.

Julian Alaphilippe (QuickStep – Floors) e Miguel Angel Lopez (Astana)  si riportano subito sul duo al comando e dopo poco Formolo alza bandiera bianca. Dietro lavorano duro Dumoulin e Kelderman. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia impone un ritmo elevatissimo sfilandosi a 5 chilometri dalla conclusione, ma consentendo a Kelderman, Rafal Majka(Bora – Hansgrohe), Formolo e Niklas Eg (Trek – Segafredo) di riportarsi in testa poco dopo.

Lopez prova ad allungare e ci riesce ma quando il vantaggio è troppo elevato Valverde decide di rompere gli indugi a 3 chilometri dalla conclusione riportandosi nel giro di pochi secondi su Lopez. A giocarsi la vittoria sono quindi i due con lo spagnolo che si aggiudica lo sprint e la classifica generale.  Julian Alaphilippe, Rafal Majka e Wilco Kelderman hanno chiuso a 15″ di distanza; bravo anche Davide Formolo, sesto a 37″, mentre Diego Ulissi ha chiuso nono a 55″.

In classifica generale trionfa come detto Alejandro Valverde, Wilco Kelderman è secondo a 17″, Miguel Angel López terzo a 29″: i migliori italiani sono Davide Formolo e Diego Ulissi, rispettivamente sesto a 1’13” e settimo a 1’18”.

Bora-Hansgrohe 2018: presentazione team

Bora-Hansgrohe 2018: ecco la squadra

Bora-Hansgrohe 2018 tutto ruota attorno a Peter Sagan tre volte Campione del Mondo ma occhio a Rafal Majka per il Tour de France

Bora-Hansgrohe 2018

Bora-Hansgrohe 2018

Bora-Hansgrohe 2018 nemmeno a dirlo tutto ruota attorno a Peter Sagan storico tre volte Campione del Mondo che sarà focalizzato sulle grandi classiche. Rispetto alla scorsa stagione sono state veramente poche le modifiche di organico tutte finalizzate a un maggior appoggio allo slovacco.

Rafal Majka gioca le sue fiche sul Tour de France con l’obiettivo di fare classifica dopo la caduta dello scorso anno ma il polacco proverà a far bene anche nelle corse di una settimana e nelle gare delle Ardenne. Rafal sarà spalleggiato da Felix Grossschartner e Peter Kennaugh che in salita daranno un contributo importante alle ambizioni del polacco. Leopold König  proverà a riprendersi il ruolo che ha perso lo scorso anno a causa di numerosi infortuni.

Attenzione al tedesco Emanuel Buchmann che deve dimostrare di essere pronto per i massimi palcoscenici mondiali.

Sam Bennett è andato per la prima volta in doppia cifra come numero di successi stagionali e punta a vittorie nelle tappe dei grandi giri (Tour a parte che sarà terreno per il solo Sagan) altri velocisti “arrabbiati” saranno Pascal Ackermann, Rüdiger Selig e Michael Schwarzmann.

Peter Sagan, per la campagna del nord, potrà contare su Daniel Oss che sarà importante nelle fasi più calde di corsa per proteggere lo slovacco assieme al tedesco Marcus Burghardt, il polacco Maciej Bodnar ed il lettone Alekseijs Saramotins.

Per le classiche occhi puntati su l’australiano Jay McCarthy che a 25 anni chiamato ad un cambio di passo. Avrà libertà anche Davide Formolo anche lui chiamato a una maturazione dopo il cambio di squadra.

Bora-Hansgrohe 2018: La rosa

Pascal Ackermann (Ger, 1994), Erik Baska (Svk, 1994), Cesare Benedetti (Ita, 1987), Sam Bennett (Irl, 1990), Maciej Bodnar (Pol, 1985), Emanuel Buchmann (Ger, 1992), Marcus Burghardt (Ger, 1983), Davide Formolo (Ita, 1992), Felix Grossschartner (Aut, 1993), Peter Kennaugh (Gbr, 1989), Michael Kolar (Svk, 1992), Leopold König (Cze, 1987), Patrick Konrad (Aut, 1991), Rafal Majka (Pol, 1989), Jay McCarthy (Aus, 1992), Gregor Mühlberger (Aut, 1994), Daniel Oss (Ita, 1987), Matteo Pelucchi (Ita, 1989), Christoph Pfingsten (Ger, 1987), Pawel Poljanski (Pol, 1990), Lukas Pöstlberger (Aut, 1992), Juraj Sagan (Svk, 1988), Peter Sagan (Svk, 1990), Aleksejs Saramotins (Lat, 1982), Andreas Schillinger (Ger, 1983), Michael Schwarzmann (Ger, 1991), Rüdiger Selig (Ger, 1989)

Davide Formolo programma il 2018

Davide Formolo programma il 2018, sarà l’anno della svolta?

Davide Formolo programma il 2018: i complimenti di Basso e Cassani non bastano, serve una svolta!

Davide Formolo programma

Davide Formolo programma il 2018

Davide Formolo programma la svolta della sua carriera che da sempre è ricca di possibilità. “Sono convinto che Formolo nel prossimo triennio vincerà il Giro d’Italia ha dichiarato tempo fa Ivan Basso e anche da parte del CT Davide Cassani sono sempre arrivati elogi sulle caratteristiche del giovane corridore veneto.

“Roccia” (cosi è soprannominato Formolo) ha 25 anni ed è giunto ad una svolta nella sua carriera. Fino ad oggi i risultati ottenuti non sono completamente in linea con le aspettative (un solo successo al Giro 2015 e tanti piazzamenti mentre nelle classifiche generali il meglio è stato il quarto posto al Giro di Polonia 2016).

Nello scorso Tour of the Alps era in corsa per il podio, ma si è ritirato alla quarta tappa, per prepararsi alla Liegi-Bastogne-Liegi  (chiusa poi in 23esima posizione) ma in generale tutto il suo 2017 non lo ha visto protagonista. Al Giro d’Italia problemi di condizione lo lasciano lontano dal podio terminando al decimo posto in generale.

Davide Formolo è dunque chiamato per il 2018 ad un salto di qualità per non doversi accontentare di un ruolo da gregario. Il cambio di team, dopo cinque anni con la Cannondale, potrebbe aiutarlo in questo percorso.

La maglia della Bora–Hansgrohe potrebbe dare nuova energia e motivazione al  corridore veneto, in considerazione del fatto che  il team tedesco ha deciso di puntare su di lui come uomo di  classifica garantendo libertà ed appoggio da parte dei compagni.

La fiducia del nuovo team c’è, il talento non è mai mancato ora tocca a Davide Formolo dimostrare di essere in grado di sfruttare il nuovo ruolo da capitano per ottenere fin dall’inizio dei risultati convincenti mentre se così non fosse il rischio di sprofondare nell’anonimato potrebbe essere concreto.

Davide Formolo perché lascia la Cannondale Drapac?

Davide Formolo svela i motivi dell’addio alla squadra americana

Davide Formolo

Davide Formolo

Davide Formolo nel 2018 sarà un compagno di squadra del tre volte Campione del Mondo Peter Sagan alla Bora Hansgrohe. Davide si è ben comportato in questa stagione vestendo la maglia della Cannondale Drapac e potrà diventare un prezioso aiuto per Rafal Majka nei grandi giri.

Quando ho saputo che il team poteva sparire è stato un momento molto brutto e carico di sofferenza, sono contento che ora abbiano trovato una soluzione ai problemi economici.

“ Cambiare team per me è stata una grande decisione che non ho preso a cuor leggero perché alla Cannondale Drapac sono cresciuto molto e mi sono tolto tante soddisfazioni. Era però giunto il momento di fare un salto di qualità alla ricerca di nuovi stimoli. La Bora Hansgrohe si è sviluppata molto velocemente come World Team e questo mi ha colpito. Ora sono lieto di iniziare una nuova sfida con loro”, ha dichiarato Davide Formolo.

 

 

Davide Formolo alla Bora-Hansgrohe

Davide Formolo firma un biennale con la  Bora-Hansgrohe

Davide Formolo

Davide Formolo

Davide Formolo incrocerà il suo destino con quello del Campione del Mondo Peter Sagan, il ventiquattrenne di Marano di Valpolicella, infatti, lascia dopo tre stagioni la Cannondale per legarsi al team teutonico per le prossime due stagioni agonistiche.

“Non è stata una decisione semplice cambiare squadra la Cannondale mi ha dato molto in questi tre anni facendomi sentire membro di una grande famiglia e mi ha permesso di raggiungere importanti traguardi personali. La crescita della Bora-Hansgrohe è sotto gli occhi di tutti e per me competere con loro rappresenta una opportunità che non potevo perdere” ha dichiarato Formolo.

Soddisfazione anche per il team manager Ralph Denk: “Su Davide Formolo girano ottime voci nel mondo del World Tour qualcuno lo paragona a Ivan Basso e siamo orgogliosi di poterlo accogliere nel team con un progetto pluriennale. Ovviamente, per le sue caratteristiche, verrà utilizzato nelle corse a tappe e nei grandi giri ma siamo sicuri che possa ben figurare anche nelle classiche delle Ardenne”.

Davide Formolo: i Grandi Giri

Davide Formolo ha confermato le attese che lo vedevano come un elemento di spicco tra i giovani del World Tour, scalatore solido ha conquistato, a soli 25 anni, due top ten nelle corse di tre settimane: un nono posto alla Vuelta Espana e un decimo posto al Giro d’Italia (anche una vittoria di tappa per lui). Nel corso della prima parte della stagione ha ben figurato anche nelle classiche in particolare alla Liegi Bastogne Liegi in cui, con un attacco nel finale, è rimasto in testa fino a qualche centinaia di metri dal traguardo

Davide Formolo e i nuovi della Bora-Hansgrohe

Davide Formolo non troverà soltanto Peter Sagan nel nuovo team, tra gli altri i tedeschi si sono rinforzati ingaggiando Daniel Oss e Peter Kennaugh ai quali si aggiungono i rinnovi di Bennett, Pfingsten, Schwarzmann e Selig. Importante sarà poi la presenza di un campione come Majka che potrà far ulteriormente crescere il veronese.

 

 

 

Giro d’Italia le parole dei protagonisti

La tappa di oggi

Domenico Pozzovivo reduce da una buona prova, commenta cosi la tappa con arrivo al Blockhaus:“E’ stata una tappa percorsa ad una velocità assolutamente folle, siamo arrivati a tutta fino ai piedi della salita. La Movistar ha fatto una corsa impressionante, per quel che mi riguarda ho controllato bene le mie energie. Ho buone sensazioni anche per la crono di martedi, certo non posso dire che sia un mio vantaggio ma nemmeno che sia una cosa negativa per me”.

Molto soddisfatto anche Thibaut Pinot che ha concluso al secondo posto dando idea di solidità: “Nairo Quintana è andato veramente molto forte ma anche Tom Dumoulin ha fatto una grande prova, la strada per Milano è ancora molto lunga e ho buone sensazioni anche e Nairo oggi era inarrivabile per tutti. Mi sono trovato anche io nel menzo della caduta, ho visto che c’era una moto di mezzo, perdere cosi degli avversari è davvero brutto è meglio affrontare tutti ad armi pari”.

Una piacevole sorpresa è stata Davide Formolo che grazie alla prova di oggi indossa la maglia bianca di miglior giovane:”Di solito dopo una serie di tappe di pianura, pago sempre dazio al primo arrivo in salita. Pensavo di soffrire di più, questa prova mi da fiducia, certa è solo la prima tappa con arrivo in salita e la strada da fare è ancora tanta”.

Sensazioni opposte per Steven Kruijswijk che ha vissuto una giornata davvero dura: “Non è stata una buona giornata già ad inizio della salita mi sentito al limite delle mie energie e quando Quintana ha accelerato, non sono riuscito a tenere quel passo indemoniato e ho perso molto terreno, il Giro d’Italia è cosi non perdona nulla. Ma c’è ancora molto tempo vediamo cosa accadrà”.

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