Se il Team Sky chiudesse i battenti?

Cosa accadrebbe se il Team Sky chiudesse?

Il Team Sky perde il suo main sponsor e il mondo del ciclismo si interroga sui possibili scenari di ciclomercato o di fanta mercato?

Cosa potrebbe accadere se David Brailsford non dovesse trovare uno sponsor che sostituisca il marchio Sky sulle divise del team guidato da Froome e Thomas? Naturalmente l’appeal della formazione britannica rappresenta probabilmente il massimo punto di visibilità per un’azienda interessata a investire sul ciclismo. Di contro la “fee di ingresso” per far apparire il proprio brand sulle casacche non è di poco conto.,

Il futuro dello stesso Team Sky potrebbe essere ora in bilico visto quanto l’apporto dell’emittente britannica era funzionale al sostentamento del team, un’eventuale scioglimento della formazione potrebbe generare un terremoto a livello di equilibri dell’intero World Tour.

Ragionevolmente il manager David Brailsford dovrà trovare un nuovo partner commerciale prima del via del Tour de France viceversa non è difficile immaginare che qualche corridore possa trovare accordi con altre formazioni ingolosite da dei potenziali campioni “free agent”.

Per trovare un caso vagamente simile bisogna risalire alla chiusura della High Road che all’epoca annoverava tra le proprie fila due fenomeni come Cavendish e Greipel che però non sono paragonabili con i vincitori degli ultimi grandi giri.

La concomitante disponibilità sul mercato di atleti come Thomas, Froome, Kwiatkowski e Bernal potrebbe però generare un eccesso di offerta con la possibilità di un calo degli emolumenti degli “orfani” di mamma Sky.

Su questa ipotesi si è espresso il direttore sportivo della Mitchelton-Scott, Matt White:

“Se Sky chiudesse cambierebbe totalmente il mercato per il 2020. Non è mai accaduto un simile evento nella storia del ciclismo e si creerebbe una vera e propria lotta per accaparrarsi questi talenti ma avere così tanti grandi nomi sul mercato potrebbe abbattere il valore per tutti”.

Effettivamente i big già accasati potrebbero vedersi ridurre il proprio potere contrattuale se sul mercato fosse disponibile l’intero roster della formazione più forte al mondo e, di contro, un team che già oggi ha un capitano si troverebbe con il dilemma di continuare con il proprio leader o firmare il vincitore di un grande giro.

Se la Sky chiudesse i battenti quali squadre avrebbero i soldi per firmare un atleta con le aspettative salariali di Froome?  Probabilmente pochi team possono permettersi un tale monte stipendi anche perché, quasi sicuramente, il kenyano pretenderebbe di avere  al suo fianco i gregari più fidate (e anch’essi ben pagati dal team britannico).

Secondo alcune voci insistenti, però, Brailsford potrebbe avere già parecchie aziende pronte ad aprire le proprie porte (e il proprio portafoglio) alla squadra inglese ed è plausibile che il manager avesse da tempo un “piano B” ben sapendo che una sponsorizzazione non può durare per sempre. Alte voci, invece, dicono che il direttore del team avesse in mente la data del 2021 come possibile termine del sodalizio con Sky (se non addirittura il 2024).

Molti addetti ai lavori ritengono che Brailsford avrà grandissime difficoltà a trovare un nuovo sponsor in grado di garantire il medesimo supporto offerto da Sky e, complice il fenomeno in atto della Brexit, la corsa a un nuovo partner pare ricca di ostacoli.

“Mi piace costruire cose, sono un ottimista e tutti sanno che nella vita le cose cambiano. In questi casi è importante restare calmo, unire le forze e cercare nuove opportunità. Credo che affrontare una simile sfida con energia ed entusiasmo aiuta a costruire qualcosa di nuovo” ha detto Brailsford a BBC Sport.

 

Tim Kerrison chi è il preparatore del Team Sky

Tim Kerrison la storia del preparatore del Team Sky

Tim Kerrison il preparatore australiano che sta dietro ai successi del Team Sky da Wiggins a Geraint Thomas passando per Chris Froome e il nuoto!

Tim Kerrison

Tim Kerrison

Tim Kerrison è nato Brisbane in Australia, fin da piccolo sviluppa una grande passione per lo sport e meno per lo studio salvo poi tornare sui propri passi quando capirà che diventare un campione sarebbe stato impossibile.

Ottenutala Laura in Scienze dello sport e management si iscrive a Medicina per poi entrare nello staff della Federazione Australiana di Nuoto. Nel 2000 si occupa delle formazioni giovanili scoprendo Jodie Henry che alle Olimpiadi di Atene 2004 conquisterà ben tre ori.

Terminata la missione olimpica, Tim Kerrison lascia l’australia per trasferirsi in Inghilterra dove ottiene il ruolo di di preparatore nella nazionale di nuoto inglese che a Pechino 2008. Alla kermesse cinese la spedizione britannica tornerà con al collo sei medaglie (di cui due di oro) che rappresentano il miglior risultato di sempre per la formazione d’oltre manica.

Proprio durante le Olimpiadi di Pechino avviene l’incontro tra Tim e David Brailsford, tecnico del ciclismo britannico, che lo invita a prendere parte ad un progetto volto a trasformare il Regno Unito nell’avanguardia del ciclismo su pista e poi nella creazione del Team Sky.

Tim Kerrison lavora a stretto contatto con Brailsford, i due identificano un manipolo di atleti da ingaggiare per la sfida su strada: Bradley Wiggins, Chris Froome e Geraint Thomas.

La Gran Bretagna da nazione sconosciuta per il ciclismo su strada comincia a veder sventolare l’Union Jack sui podi delle gare più note al mondo.

Kerrison non ha un passato da ciclista o come seguace di grandi preparatori come altri guru del settore, no lui proviene dai “Big Data” e il suo approccio è, quindi, molto matematico.

“Ogni corridore è un rapporto tra peso e potenza. Il peso minimo per sprigionare la potenza massima”

Furono le parole di Tim Kerrison in una intervista alla BBC per sostenere come il calcolo applicato allo sport possa portare ad ottenere risultati eccellenti. Una analisi matematico-scientifica del fisico e delle prestazioni del ciclista per parametri chiave quali frequenza cardiaca, soglia aerobica e anaerobica, consumo di ossigeno, potenza, ecc possono portare a un profilo chiaro delle potenzialità dell’atleta per programmare apposite attività di miglioramento.

Tim Kerrison e Bradley Wiggins

Nel 2010 Sir. Bradley Wiggins, fenomeno del ciclismo su pista d’oltre Manica, passa al Team Sky. Nel 2009 Wiggins aveva preso parte, con la maglia della Garmin, al Tour de France chiudendo, complice un percorso abbastanza agevole, in quarta posizione. Per gli addetti ai lavori quel, già sorprendente, risultato non poteva essere ulteriormente migliorato.

Secondo i dati incamerati di Kerrison, invece, Bradley poteva migliorare di molto le sue performance fino a giocarsi la vittoria finale. Grazie ad un fortissimo lavoro sull’aerodinamica in sella e sul tipo di applicazione nella pedalata portarono i risultati che tutti conosciamo.

Agilità, leggerezza e controllo sono le tre parole d’ordine che Tim Kerrison recita come un mantra al corridore britannico che divenne il primo suddito della Regina a vincere sui Campi Elisi nel 2012.

Tim Kerrison e Chris Froome

Impostato il percorso di Wiggins comunque un ottimo corridore su pista, ecco il miracolo dello “sconosciuto” Chris Froome che fece il suo esordio correndo con licenza del Kenya (nel 2006 ai mondiali Under 23 difenderà proprio questi colori).

Nel 2007, Chris passa professionista con il Team Konica Minolta, una formazione del Kenya, vincendo due corse per poi approdare l’anno seguente al Team Barloworld di Claudio Corti in cui passa due stagioni senza particolari picchi (83esimo al Tour de France 2008 e 32esimo al Giro d’Italia 2009). Nel 2008 Froome prende la licenza britannica e viene schierato ai Mondiali di Varese (senza terminare laprova). Nel 2010 viene chiamato dal team Sky ed ecco l’incontro con Tim Kerrison.

Il preparatore atletico propone al kenyano bianco i metodi utilizzati per Wiggins, portandoli a lentamente a livelli più elevati sfruttando anche la sua giovane età: alzare la frequenza alleggerendo i rapporti, nascono le ormai storiche “frullate”.

Il matra è il solito con un occhio al cardiofrequenzimetro, un assoluto controllo dei dati fisici in corsa e conteggio dei secondi nei quali il cuore supera la soglia anaerobica. Dopo due anni di duro lavoro ecco arrivare la Vuelta 2011 in cui il kenyan chiude in seconda posizione alle spalle di Cobo (per 13 soli secondi) ma davanti al capitano Wiggins.

Il 2012 consegna a Bradley il Tour ma sono in tanti a pensare che senza le tattiche di squadra il vincitore sarebbe strato Froome grazie alle sue frullate al limite della soglia ripetute fino a stremare gli avversari.

Il 2013 consacrerà Chris a fenomeno del ciclismo mondiale conquistando 4 Tour de France (solo nel 2014 la striscia è interrotta da Vincenzo Nibali). Nei trionfi è evidente la mano di Tim Kerrison

Kerrison idealizza e rende vero qualcosa mai visto nel ciclismo: frullare sui pedivelle a un ritmo quasi inumano elevato all’ennesima potenza il metodo di pedalata di Lance Armstrong: agilità al posto della potenza.

Accanto a questo nuovo “modo di pedalar” ecco anche un nuovo modo di allenarsi: l’inverno non è pausa ma costanza (testimonianza sono gli allenamenti invernali disumani di Froome).

“L’intensità di prestazione va mantenuta tutto l’anno, specialmente durante i periodi lontani dalle corse”

Altro mantra dell’australiano secondo il quale “la vita” (come si dice in gergo) non conosce pause né stagioni. I programmi sono religione e i numeri comandamenti ineccepibili il tutto senza imporre nulla agli atleti ma spiegando le ragioni di questo approccio “scientifico. Qualcuno li chiama guadagni marginali, ossia il non lasciare nulla al caso, in questo al Team Sky sono maestri e questa filosofia si inserisce alla perfezione con la visione dell’australiano che, arrivato dal nuoto, ha stravolto il ciclismo.

Tim Kerrison e Geraint Thomas

Thomas ha passato la sua esistenza sportiva a far da gregario (o quasi) a Chris Froome, svolgendo il suo lavoro con dedizione e devozione. Nato come pistard, Thomas ha vinto tre Mondiali (2007, 2008 e 2012) e due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino e a quelle di Londra.

La sua disciplina? L’inseguimento a squadre, sforzo diversissimo da quello richiesto per vincere un grande giro a tappe: velocità contro resistenza. Nel 2007 aveva debuttato al Tour de France, finendo al 140° posto continuando l’alternanza pista-strada.

Prima del 2010 Froome è uno sconosciuto mentre Thomas ha già un nome tanto che in molti scommettono più su di lui che sul kenyano. I due corrono insieme dal 2008 e tra loro c’è solo un anno di differenza ma fatti smentiscono le teorie: Froome il campione, Thomas il gregario. Questo fino al 2018 quando a volare è il Gallese forse anche per merito degli insegnamenti di Kerrison.

 

 

 

Cerotti al Testosterone: bufera sul Team Sky

Cerotti al Testosterone, la squadra di Froome nella bufera

Cerotti al Testosterone, un nuovo scandalo colpisce il Teak Sky di Chris Froome. Ma la vicenda è relativa a sette anni fa!

Cerotti al Testosterone, nuovo scandalo Sky?

Cerotti al Testosterone, nuovo scandalo Sky?

Cerotti al Testosterone, il nuovo colpo basso al Team Sky di Chris Froome. Come se non bastasse il polverone sollevato dalla vicenda Salbutamolo, una nuova vicenda torbida avvolge la squadra britannica. Tutto nasce da un articolo Daily Mail  secondo cui, sette anni fa, l’allora medico della formazione di David Brailsford nonché della Federciclo britannica aveva ordinato alcuni prodotti vietati, poi rispediti al mittente. L’indagine, archiviata un anno fa, è stata riaperta per cercare di acquisire nuovi dettagli.

Insomma l’ombra del doping avvolge ancora la formazione di Froome, in realtà si tratta di vicende “vecchie” ma l’evoluzione della questione rischia di colpire anche la Federazione Ciclistica di Sua Maestà.

 

Cerotti al Testosterone per Richard Freeman?

Il dottor Richard Freeman all’epoca dei fatti (sette stagioni fa) lavorava in via congiunta per la Sky che per la British Cycling tanto che le due entità condividevano addirittura la sede legale in quel di Manchester. Secondo quanto riportato dal Mail, ora il medico sarebbe sotto inchiesta del Consiglio Medico Generale per via di una mail in cui il dottore chiederebbe al fornitore di affermare che l’invio era avvenuto per errore.

Il dottor Freeman e Steve Peters, attuale psicologo del Team Sky, hanno dichiarato al Sunday Times che il materiale era stato restituito al fornitore e mai utilizzato dai ciclisti. Ora le indagini si stanno concentrando sulla reale esistenza di questi scambi di email e, in caso affermativo, potrebbero coinvolgere la Gran Bretagna nel più grande scandalo legato al doping della sua storia. Se dovesse esplodere una simile bomba  è facilmente immaginabile la fine del team Sky, già sotto l’occhio del ciclone il controllo antidoping effettuato alla Vuela il 7 settembre del 2017 in cui il suo capitano è risultato positivo.

 

Budget del Team Sky: quanto vale?

Budget Team Sky: cifre da capogiro!

Budget Team Sky quanto vale realmente?

Budget

Budget del Team Sky? infinito!

Che la squadra britannica sia la più ricca al mondo lo sappiamo tutti ma è possibile misurare con precisione il Budget? La normativa di oltre manica obbliga le squadre a rendere noti i propri bilanci e lo squadrone di Chris Froome e soci si deve, chiaramente, conformare con le disposizioni di Legge.
Per la stagione 2016 la formazione ha avuto a disposizione un budget complessivo superiore ai 35 milioni di euro. Se si considerano i valori che la formazione aveva a disposizione al suo ingresso nel mondo del ciclismo è possibile notare come le cifre siano praticamente raddoppiate in soli 6 anni.

Chiaramente il dominio finanziario della Sky non è propriamente ben visto dagli altri team e l’idea di introdurre un tetto salariale al fine di livellare il valore delle squadre è stata avanzata anche da Vincenzo Nibali.

Come è formato il Budget del Team Sky?

Sui valori sopra espressi cuba in modo evidente la quota parte espressa dagli sponsor di maglia; il team nato il 26 febbraio 2009 dall’idea di David Brailsford (ex dirigente della Federciclismo Britannica) incamera, infatti, quasi 27 milioni di euro dalla voce sponsorizzazioni.
I nomi principali che appaiono sulle divise di Chris Froome e compagni sono Sky UK, Sky Italia e Century Fox. A questo va aggiunto che Sky Uk detiene l’85% delle quote societarie, Century Fox il restante 15% mentre la componente Sky Italia è solamente un partner commerciale che appare con i suoi marchi sulle divise.

Accanto ai “top sponsor” contribuiscono, seppur in quota naturalmente minore, i partner tecnici: Pinarello che fornisce le formidabili Dogma F10, Rapha e Shimano che concorrono con altri 3,7 milioni circa.

Altra interessante fonte di entrate sono i premi che gli organizzatori versano ai britannici per partecipare alle corse: circa 2 milioni di euro.

Fin qui il capitolo delle entrate ma proviamo ad analizzare qualche numero sulle uscite del bilancio del Team Sky: se si osservano i valori economici (sempre relativi alla stagione sportiva 2016, gli ultimi a disposizione) si può osservare come, a fronte di un netto taglio alla voce “marketing” (scese sotto i 500.o00€), vi sia stato un incremento degli investimenti sulla ricerca scientifico-sportiva (circa 350.000 €).
Naturalmente la fetta più rilevante è destinata ai salari e stipendi che sfiorano i 28 milioni di euro.

La crescita di budget tra il 2015 e il 2016 è stata di ulteriori sette milioni e si attendono le cifre a consuntivo del 2017, naturalmente, considerando le cifre in gioco possiamo considerare il Team Sky una vera corazzata in termini di Budget che si ripercuote, poi, sui risultati sportivi che sono sotto gli occhi di tutti.