Matthews vince alla Volta a Catalunya

Matthews vince la seconda tappa alla Volta a Catalunya

Matthews vince la seconda tappa della corsa spagnola davanti ad Alejandro Valverde, Thomas De Gendt mantiene la maglia di leader

Matthews vince la seconda tappa della Volta a Catalunya

Matthews vince la seconda tappa della Volta a Catalunya

Matthews vince la seconda tappa della Volta a Catalunya con un finale degno di una grande classica. L’australiano ha preceduto il Campione del Mondo in carica Alejandro Valverde nel durissimo sprint in salita a Sant Feliu de Guíxols. Terza piazza per Daryl Impey che ha provato ad anticipare tutti lanciando lo sprint ma che non ha avuto le gambe per resistere al ritorno dei due.

Soddisfatto il corridore della Sunweb che, dopo aver assorbito i postumi della caduta rimediata alla Parigi-Nizza, riesce a conquistare il suo primo alloro nella stagione 2019.

A poco meno di quaranta chilometri dall’arrivo, il britannico Chris Froome è stato vittima di una brutta caduta che gli ha procurato una serie di abrasioni sul fianco destro perdendo anche molto terreno dai primi.

La maglia di leader resta sulle spalle del corridore della Lotto Soudal Thomas De Gendt con un margine di 2’47” su Alejandro Valverde e di 2’48” su Michael Matthews e Maximilian Schachmann.

 

 

 

 

 

 

Niente autobus: siamo australiani! OK

Niente autobus al Tour Down Under

Niente autobus, sole, contatto con i tifosi e ambiente rilassato questo è stato il Tour Down Under da poco concluso

Niente Autobus e i tifosi più piccoli festeggiano (fonte pagina facebook Tour Down Under)

Niente Autobus e i tifosi più piccoli festeggiano (fonte pagina facebook Tour Down Under)

Niente autobus, tanto sole benvenuti al Santos Tour Down Under! Chi è abituato a frequentare le gare WorldTour sa che avvicinare i ciclisti è possibile ma non facile in quanto spesso gli atleti sono soliti chiudersi nei pulman delle squadre prima e subito dopo il termine delle corse.

In Australia, complice il clima cordiale, questo spesso non accade, anzi a giudicare dalle immagini è più facile vedere i ciclisti all’aperto.

Fa piacere vedere Peter Sagan della Bora-Hansgrohe che firma beatamente autografi vicino ai fans, o Michael Valgren della Dimension Data che prende il sole in relax o, ancora, Elia Viviani si ripara sotto un lenzuolo appeso tra le porte del furgone della sua Deceuninck-Quick-Step

“Questo è ciò che rende il Tour Down Under così unico – ha dichiarato Rory Sutherland a Velonews – nessuno ha spostato i bus fino a qui e questo ha reso, come sempre, la corsa diversa”.

Visto l’impossibilità di inviare in Ocenia i mega-bus dei team, gli organizzatori hanno offerto ad ogni squadra un furgone di grandi dimensioni e due auto da corsa. Così, invece di nascondersi dietro i vetri oscurati dei pulman, i ciclisti si siedono lungo i marciapiedi a stretto contatto con i fans e i curiosi.

Niente autobus: cosa pensano i ciclisti?

Il clima disteso del Down Under non dispiace al veterano Robert Gesink della Jumbo-Visma:

“qui il clima è rilassato, non c’è troppa fretta, i trasferimenti non sono troppo lunghi e l’organizzazione è impeccabile”. Spesso i ciclisti sentono la mancanza del contatto con il pubblico cosa che ha da sempre reso il ciclismo uno sport del popolo”.

I bus, sempre più lussuosi, hanno fatto le loro prime apparizioni qualche decennio fa (la PDM fu uno dei primi team ad averne uno negli anni ‘80) per poi diventare di uso comune negli anni ’90. Oggi le aree  nei pressi delle corse spono super-affollate di autobus megagalattici che ospitano staff e corridori.

Gli aspetti positivi di questi grandi motor-home sono molti: i ciclisti hanno subito modo di cambiarsi, di rilassarsi senza pressione di fans e giornalisti e di farsi la doccia accelerando l’attività di recupero post-gara.

In molti vedono in queste “novità” un distacco tra tifosi e atleti facendo perdere il fascino della popolarità del ciclismo ed effettivamente per gli “cacciatori di autografi e souvenir” gli spazi si sono notevolmente ridotti.

I ciclisti si sono ormai abituati al “confort” dei grandi bus e difficilmente rinuncerebbero a questa comodità ma, diciamolo, un ritorno al passato non è poi dispiaciuto a chi ha preso parte al Down Under.

Daryl Impey della Mitchelton-Scott non ha nascosto il suo apprezzamento: “Il Tour Down Under è una delle mie gare preferite dell’anno. Non avere a disposizione in nostro bus non è un problema e penso sia così per tutti i miei colleghi”.

Il Tour Down Under si caratterizza anche per il fatto di pernottare sempre nel medesimo hotel: le tappe sono corse nella regione di Adelaide, con le partenze e gli arrivi a non più di un’ora di distanza in auto..

“Le distanze che abbiamo percorso non sono lunghe e, quindi, non avere il nostro abituale parco di mezzi non è davvero un problema”, ha detto il direttore sportivo Bora-Hansgrohe Patxi Vila.

“Naturalmente una cosa del genere non potremmo farla durante una grande corsa a tappe – ha spiegato Robert Gesink – ma in Australia questo è possibile ed è estremamente funzionale. Questa situazione come dovrebbe forse essere il ciclismo. I fans si possono avvicinare facilmente ai corridori e scambiare due parole con noi quando al mattino ci spostiamo con le infradito nell’area di partenza. E’ molto rilassante”.

I fan australiani certamente possono avvicinarsi ai corridori rispetto ai loro omologhi in Europa. Anche se il furgone e l’area della squadra sono recintati da barriere ogni mattina, i tifosi possono arrivare subito accanto a dove i corridori si stanno preparando per ogni tappa.

E una volta tornati ad Adelaide, i ciclisti passeggiano attraverso una piazza centrale dalla principale area di sosta del giorno e hub per il team hotel. I fan che aspettano ogni giorno hanno molte possibilità di chiedere un autografo o una foto veloce.

“È anche il fascino del ciclismo. Ci sono alcune grandi stelle, ma qui sono seduti dentro un furgoncino “, ha detto Gesink. “È come dovrebbe essere il ciclismo. È vicino ai fan. Quando andiamo al mattino con le nostre infradito nell’area della tenda, i fan possono vederci e ci parlano. È molto carino.”

Cadel Evans Race 2019: Elia Viviani batte Caleb Ewan e Daryl Impey

Cadel Evans Race 2019: trionfa Elia Viviani

Cadel Evans Race 2019: Elia Viviani trionfa nella volata precedendo Caleb Ewan e Daryl Impey, per il veronese secondo successo in stagione 

Cadel Evan Race: vince Viviani (AFP/LaPresse)

Cadel Evan Race: vince Viviani (AFP/LaPresse)

Cadel Evans Race 2019, arriva un’altra vittoria per il nostro Elia Viviani che fa suo il secondo appuntamento della stagione ciclistica della terra dei canguri. Elia era uno dei favoriti della vigilia e ha puntualmente rispettato i pronostici. Tanta pressione attorno a Viviani che ha però saputo gestire brillantemente la corsa andando ad imporsi con una volata di assoluta classe conquistando la seconda vittoria della stagione bissando la vittoria nella prima tappa del Santos Tour Down Under.

Nel corso dell’ultimo giro del circuito c’è stato il tentativo di Richie Porte della Trek -Segafredo che ha provato ad anticipare il gruppo ma la sua azione è stata ripresa negli ultimi chilometri. Il gruppo si è quindi diretto verso la volata finale che ha visto il 29enne veronese resistere lungo quattro scalate della Challambra Crescent per poi battere sul lungomare dei Geelong l’australiano Caleb Ewan (Lotto Soudal) il sudafricano Daryl Impey (Mitchelton-Scott), 

Quarta piazza per il sudafricano Ryan Gibbons (Dimension-Data), quinto il belga Jens Debusschere (Katusha-Alpecin). Diego Ulissi (13°) e Alberto Bettiol (19°) gli altri italiani nei primi venti.

Cadel Evans Race 2019: top ten

1. Elia Viviani (ITA) Deceuninck-QuickStep 3:54:35
2. Caleb Ewan (AUS) Lotto Soudal
3. Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott
4. Ryan Gibbons (RSA) Dimension Data
5. Jens Debusschere (BEL) Katusha-Alpecin
6. Luke Rowe (GBR) Team Sky
7. Michael Mørkøv (DEN) Deceuninck-QuickStep
8. Jay McCarthy (AUS) Bora-Hansgrohe
9. Owain Doull (GBR) Team Sky
10. Luis León Sanchez (SPA) Astana Pro Team

Mitchelton-Scott 2018: presentazione team

Mitchelton-Scott 2018: ecco la squadra

Mitchelton-Scott 2018 dopo un anno sottotono, puntano forte sulle novità Matteo Trentin e Mikel Nieve. Chaves torna al Giro d’Italia per puntare alla vittoria

Mitchelton-Scott 2018

Mitchelton-Scott 2018

Mitchelton-Scott 2018  squadra sorpresa del di due stagioni fa nella scorsa stagione è andata assolutamente sotto le aspettative anche per via della brutta annata vissuta da Esteban Chaves. Quest’anno sono arrivati corridori di alto livello come Trentin e Nieve, I gemelli Yates e Caleb Ewan completano un roster che appare completo su tutti i fronti.

Esteban Chaves è chiamato a confermare l’exploit di due stagioni fa e punterà all’accoppiata Giro-Vuelta. Il medesimo programma lo farà Simon Yates, maglia bianca all’ultimo Tour de France, che farà il suo esordio alla Corsa Rosa. Adam Yates, invece, sarà il capitano della squadra australiana al Tour de France (due anni fa sfiorò il podio) nonostante la scorsa Vuelta Espana in cui non è entrano nemmeno nei top 30.

Importante è l’inserimento in organico di Mikel Nieve (2 tappe al Giro, 1 tappa e 2 top 10 alla Vuelta) in grado di essere indistintamente leader o gregario di lusso. Roman Kreuziger, è chiamato a una annata migliore della precedente in cui ha trionfato alla Pro Ötztaler 5500. Occhio al giovane Lucas Hamilton, secondo al Giro d’Italia Under 23 e quarto al Tour de l’Avenir.

Caleb Ewan sarà la star per le volate e il team gli chiede un passo avanti per consacrarsi nel gotha delle ruote veloci. L’australiano avrà come alter-ego e come aiutante Matteo Trentin, reduce da una annata coi fiocchi (4 vittorie alla Vuelta parlano da sole). Completa il trio di velocisti Daryl Impey, che negli sprint a ranghi ristretti può dire la sua.

Matteo Trentin, avrà il ruolo di uomo per le classiche forte delle due  Parigi-Tours  conquistate e avrà i gradi di capitano in molte gare. Luke Durbridge, reduce da un’ottima annata sul pavè (top 5 a Dwars e Harelbeke) sarà una valida alternativa all’italiano. Alla soglia dei 40 anni anche Mathew Hayman potrebbe essere ancora protagonista in qualche classica.

Mitchelton-Scott 2018: La Rosa

Michael Albasini (Sui, 1980), Jack Bauer (Nzl, 1985), Sam Bewley (Nzl, 1987), Esteban Chaves (Col, 1990), Luke Durbridge (Aus, 1991), Alexander Edmondson (Aus, 1993), Caleb Ewan (Aus, 1994), Jack Haig (Aus, 1993), Lucas Hamilton (Aus, 1996), Mathew Hayman (Aus, 1978), Michael Hepburn (Aus, 1991), Damien Howson (Aus, 1992), Daryl Impey (Rsa, 1984), Christopher Juul Jensen (Den, 1989), Roger Kluge (Ger, 1986), Roman Kreuziger (Cze, 1986), Cameron Meyer (Aus, 1988), Luka Mezgec (Slo, 1988), Mikel Nieve (Esp, 1984), Robert Power (Aus, 1995), Matteo Trentin (Ita, 1989), Svein Tuft (Can, 1977), Carlos Verona (Esp, 1992), Adam Yates (Gbr, 1992), Simon Yates (Gbr, 1992)

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista la corsa australiana davanti a Porte

Daryl Impey conquista il Tour Down Under su Richie Porte. Diego Ulissi chiude quarto. Nell’ultima tappa 18esimo successo per André Greipel

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista il Tour Down Under

Daryl Impey conquista il Tour Down Under a 33 anni suonati, un premi più che meritato per un atleta che si è sempre speso a favore dei compagni di team.

Il portacolori della Mitchelton–Scott ha controllato senza particolari problemi la situazione, sfruttando anche la decisione di Richie Porte (BMC) di non lottare per gli abbuoni agli sprint intermedi. L’australiano ha quindi chiuso la corsa al secondo posto con lo stesso tempo del vincitore, mentre terzo è Tom – Jelte Slagter (Dimension Data).

Porte esce rinfrancato nonostante la sconfitta: a Willunga Hill si è imposto ancora una volta, e ancora una volta potrà dedicarsi al sogno di tentare la conquista del prossimo Tour de France.

Migliore italiano per il secondo anno consecutivo è invece Diego Ulissi (UAE Team Emirates), che ha chiuso la corsa al quarto posto a solo 4 secondi dal podio.

André Greipel  a 35 anni si è tolto lo sfizio di vincere non una ma due tappe , in apertura e chiusura di corsa (arrivando a quota 18 tappe vinte nella corsa dei canguri). Il Down Under che quest’anno compie 20 anni sta diventando uno degli appuntamenti più sentiti dai corridori che, dopo l’inverno di riposo, sono soliti dare il via alla loro stagione nella calda Australia.