Chris Froome in terapia intensiva per i prossimi due giorni

Chris Froome subisce un intervento chirurgico di otto ore

Chris Froome subisce un intervento chirurgico di otto ore, ora rimarrà in terapia intensiva per i prossimi due giorni ha spiegato Brailsford

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

 

Chris Froome è stato sottoposto A quasi otto ore di intervento chirurgico per riparare fratture riportate al femore, all’anca e al gomito dopo il terribile impatto contro un muro durante la ricognizione della prova a cronometro del Critérium du Dauphiné di mercoledì.

E’ stato lo stesso direttore del Team Ineos, Dave Brailsford, ha relazionare i giornalisti sull’esito del lungo intervento chirurgico confermando la gravità delle fratture e auspicando un pronto recupero dell’atleta britannico.

“Chris ha subito un intervento chirurgico per le fratture subite al fianco, gomito e femore. Ci sono anche danni interni ragion per cui resterà presso il reparto di terapia intensiva per un paio di giorni – ha spiegato Brailsford prima del via della 5a tappa del Delfinato – con lui c’è Richard Usher e Michelle Cound, sua moglie, la situazione è costantemente monitorata”

Froome si è schiantato contro un muro durante la ricognizione della quarta frazione della breve corsa a tappe francese, è stato trasportato in aereo all’ospedale di Saint-Étienne e fin da subito si è compreso che l’assalto al quinto Tour era rimandato.

Naturalmente allo stato attuale è impossibile definire i tempi di recupero, la durata della riabilitazione e il ritorno in gara del Kenyano bianco.

“Dobbiamo concentrarci sull’oggi e vedere giorno dopo giorno come evolverà la situazione. Chris è ben curato e ha risposto bene e ora dobbiamo preoccuparci di stabilizzare la situazione per poi rivolgere le attenzioni al recupero” ha detto Brailsford.

Ora il leader del Team Ineos, in assenza di Froome, sarà Wout Poels undicesimo in classifica a 40 secondi dietro ad Adam Yates mentre per il Tour il capitano sarà Geraint Thomas con l’alternativa del talento emergente Egan Bernal.

“Chris era davvero in un periodo di forma importante, aveva uno stato di forma migliore degli ultimi anni ma ora tutto è cambiato e ci concentreremo sul resto della squadra per arrivare pronti per luglio ” ha spiegato il manager.

Sulla terribile caduta di Froome è intervenuto anche Martin che, durante la ricognizione costata cara al britannico, lo seguiva con pochi metri di distanza.

“Continuo a rivederlo nella mia mente, è orribile anche vedere qualcosa del genere. Abbiamo incontrato il gruppetto della Ineos e, per non rovinare il loro lavoro, ci siamo tenuti a distanza poi è accaduto l’incidente” ha spiegato Martin a Cyclingnews – Ci siamo fermati e siamo rimasti impietriti per 20 secondi. Abbiamo chiesto se c’era qualcosa che potevamo fare ed ho pensato che sarebbe potuto andare molto peggio, Chris avrebbe anche potuto morire, lo abbiamo visto colpire il muro, è stato terribile”.

 

Nibali, il Giro 2019 sarà una battaglia

Nibali tanti rivali per il Giro ma ci credo

Nibali dovrà vedersela con avversari assolutamente temibili ma vuole vincere il terzo Giro stabilendo il record di vincitore più anziano

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali, leader designato del Bahrain-Merida per il prossimo Giro, arriverà a quota 21 corse a tappe disputate in carriera. In caso di trionfo alla Corsa Rosa, lo Squalo diventerebbe il più vecchio ciclista di sempre ad imporsi nella corsa a tappe italiana.

Nibali ha iniziato la sua 15esima stagione tra i professionisti ma non ha ancora perso la fame di vittoria che ha sempre permeato la sua carriera anzi negli ultimi anni, pur con qualche sfortunato evento che ha sottratto il siciliano da gare di primo piano, l’atleta della Bahrain ha messo a segno stoccate che l0 hanno portato decisamente nella storia del pedale.

“Sarà la ventunesima corsa a tappe? Davvero? Per fortuna non mi sento vecchio e, anzi, mi sento pronto per stare sulla corda per tre settimane. Ho qualche capello grigio e qualche ruga in più ma è ancora presto per andare in pensione” ha spiegato il siciliano a Cyclingnews.

Il 20 novembre per Nibali scoccheranno le 35 primavere ma nel cuore del siculo c’è il botto finale con l’assalto alla medaglia d’oro nella gara su strada alle Olimpiadi di Tokyo2020. Nel frattempo impazza il ciclo-mercato e le strade di Vincenzo e della Bahrain-Merida si separeranno, lo squalo prolungherà la sua carriera nel gruppo sino al 2021 in forza del nuovo accordo con la Trek-Segafredo dato ormai per fatto.

Quando nel 2014 Vincenzo vinse il Tour con la divisa celeste dell’Astana non mancarono le polemiche con il manager Alexander Vinokourov per via della decisione di cambiare team.

Nibali il Giro sarà determinante per il nuovo contratto?

Se dovesse arrivare una affermazione alla corsa rosa il siciliano potrebbe cercare di monetizzare ulteriormente nel contratto 20/21 ma questo pensiero non pare toccare i suoi pensieri:

“Se vinco o se perdo il Giro il mio status non cambierà, la mia carriera è nota e tutti sanno quanto valgo e cosa posso dare, qualunque risultato arriverà alla corsa rosa accrescerà il mio curriculum, mi sento ancora competitivo indipendentemente dai risultati della singola gara” ha spiegato Nibali.

Il Giro 2019 è il palcoscenico per il riscatto dopo una 2018 segnato in modo negativo dalla caduta del Tour provocata da un tifoso poco accorto in cui il corridore ha subito non pochi danno che l’hanno portato a dover subire un intervento chirurgico assolutamente delicato per accelerare la sua guarigione, così da poter guidare la Vuelta a Espana e prendere di mira i Campionati del Mondo di Innsbruck.

I postumi della caduta hanno spinto Nibali a modificare la posizione in sella obbligandolo ad un lavoro dedicato con Gianluca Caretta esperto di chiropratica.

“A inizio stagione ero indietro di condizione ma poi a marzo sono arrivati i miglioramenti già alla Tirreno e, anche alla Sanremo ero in forma peccato non sia arrivato il risultato. Ora voglio concentrarmi sul Giro e prendermi l’affetto delle persone che lo scorso anno mi è mancato” ha spiegato Nibali che dovrà vedersela con una pattuglia di avversari agguerriti: “Simon Yates è quello che mi ha impressionato di più, dopo la delusione del Giro 2018 è cresciuto tantissimo andando a vincere la Vuelta. Roglic ha fatto un 2018 incredibile poi al Tour è andato forte salvo crollare nell’ultima settimana. Dumoulin è una grande minaccia considerando le cronometro ma potrebbe soffrire in montagna. Per quel che mi riguarda cercherò di vincere il terzo Giro d’Italia, ma non sarà facile perché il Giro sarà un vero combattimento, ma è per questo che mi piace”

Chris Froome: Van der Poel è stato impressionante

Chris Froome: Van der Poel fenomenale all’ Amstel Gold Race

Chris Froome ha parlato dell’incredibile successo di  Mathieu van der Poel all’Amstel Gold Race anticipando Julian Alaphilippe e Jakob Fuglsang

Chris Froome

Chris Froome

Chris Froome non è un ciclista normale e un complimento ricevuto da Chris Froome non è un complimento normale, è una di quelle cose che ti segnano e ti accreditano come elemento di spicco del ciclismo.

L’incredibile vittoria di Mathieu van der Poel all’Amstel Gold Race catturato l’attenzione anche di Chris Froome che, durante la conferenza stampa pre-gara del Tour of the Alpes, hanno avuto il modo di osservare gli ultimi chilometri della gara belga restando stupefatto da come van der Poel ha inseguito Julian Alaphilippe e Jakob Fuglsang e poi è scattato “sui denti” dei due per superarli andando a vincere la corsa.

Van der Poel con la vittoria alla Amstel Gold Race (e soprattutto il modo con cui è stata ottenuta) ha messo in luce tutto il suo potenziale (in vero già noto ai più) e Chris Froome ha voluto esternare la sua idea sul talento emergente. Ai microfoni di Cyclingnews il britannico ha spiegato di non aver ancora visto VDP in gruppo e di aver visionato la corsa belga su di uno smartphone ma di esserne rimasto assolutamente colpito.

“Ho visto brevemente le immagini dell’arrivo dopo la conferenza stampa e devo dire che Van der Poel è stato impressionante. Non ho corso molto contro di lui e non lo conosco molto per essere onesto ma ha evidentemente talento” ha detto Froome a Cyclingnews.

Il ventiquattrenne belga fa parte della nuova avanguardia del ciclismo mondiale così come vi appartiene squadra Egan Bernal letteralmente esploso negli ultimi 18 mesi dopo essersi unito al Team Sky

“ci sono tanti giovani in rampa di lancio – ha concluso il kenyano bianco che nega con un sorriso che questi giovani possano farlo sentire “vecchio”.

Delle nuove leve ha parlato anche Giovanni Visconti:

“Un cambio di generazioni è evidentemente in corso e Van der Poel e Wout van Aert sono i due più grandi talenti futuri per le classiche: sono simbolo della generazione che  può dominare nel prossimo decennio” ha sottolineato Visconti a Cyclingnews

Sagan a Evenepoel: divertiti ragazzo!

Sagan prodigo di suggerimenti a Evenepoel

Sagan manda il suo suggerimento al giovane talento belga Remco Evenepoel: “divertiti e poi i risultati arriveranno di conseguenza”

Sagan sa come si vince (fonte facebook)

Sagan sa come si vince (fonte facebook)

Sagan, lo sappiamo tutti, è sicuramente un personaggio “controcorrente”, mai banale nelle esternazioni, talvolta scomodo, amato dal pubblico e certamente innamorato del ciclismo. Un campione incredibile lo slovacco in grado di conquistare tre titoli Mondiali su strada consecutivi. Un campione che da luce al ciclismo mondiale sempre alla ricerca di stelle in grado di appassionare il grande pubblico.

Un talento che fra qualche anno potrebbe prendere l’eredità di Sagan, non tanto sotto il piano sportivo quanto per l’empatia dei tifosi è il belga Remco Evenepoel. E’ un predestinato Evenepoel, è un campione di quelli che ne nascono uno ogni 50 anni almeno a giudicare dall’alba della sua carriera. Il giovane belga ha iniziato con il calcio per poi “sposare” il ciclismo.

La carriera di Remco è stata di quello che lasciano il segno nella categoria Juniores e il suo debutto nel ciclismo professionistico ha rispettato le attese per un ragazzo che tutti indicano come un “fenomeno” che segnerà il futuro del ciclismo dei prossimi anni.

Sagan, da sempre attento alle dinamiche del ciclismo, ha voluto dire la sua ai giornalisti di Cyclingnews  sul giovane Evenepoel.

 “Remco ha vinto entrambi i titoli Mondiali juniores con un vantaggio enorme ora è chiamato al passo tra i pro. Il salto dagli juniores al World Tour è un grande passo, vediamo come lo farà e come gestirà tutti gli aspetti del caso” ha dichiarato Peter Sagan.

Se le qualità di Evenepoel paiono universalmente riconosciute molto dipenderà, secondo il campione slovacco, della capacità di gestione di aspetti anche extra sportivi.

 “La cosa più importante è che il belga sappia divertirsi andando in bicicletta, perché se questo sport diventano solo un lavoro e un modo per guadagnare dei soldi allora soffrirà le pene dell’inferno. Tutti noi abbiamo iniziato ad andare in bicicletta per passione, per molti di noi la passione è mutata in un lavoro e un modo per fare soldi il che può portare a perdere amore per lo sport” ha continuato PEto

Il campione della Bora che nel 2019 sarà il ciclista più pagato del World Tour ha voluto fare un parallelo con la sua esperienza professionale “Quando ho debuttato non ero sotto i riflettori come adesso. C’è voluto un po’ ad abituarmi alla popolarità ma ora che corro da dieci anni ho imparato a gestire la pressione dei media e dell’ambiente. Quando hai anni di esperienza alle spalle e sei più vecchio tutto è diverso e più facile” ha chiosato Sagan.

Brailsford tra presente e futuro del Team Sky

Brailsford lavora per la nuova sponsorizzazione e non solo

Brailsford del Team Sky si sta dividendo tra la ricerca di nuovi partner commerciali e la gestione dei talenti colombiani Bernal e Sosa

Brailsford (fonte pagina facebook)

Brailsford (fonte pagina facebook)

Brailsford dopo l’annuncio dello scorso dicembre dell’addio del marchio Sky dalle maglie del team britannico sta lavorando alacremente per trovare un nuovo partner commerciale ma per ora le bocche restano cucite.

Brailsford e il team sono stati avvicinati a diverse soluzioni, tra cui la partnership con il boss della Israel Cycling Academy, il miliardario Sylvan Adams, ma nessuna conferma o smentita ufficiale è arrivata.

“Quando sei una squadra come Sky è normale dover convivere con tante voci e notizie – ha raccontato il manager a Cyclingnews – ma in queste trattative è importane mantenere alta la riservatezza nel rispetto delle parti coinvolte. Questa attività è interessante ed è entusiasmante vedere l’interesse che ruota attorno alla squadra ma non ho alcuna intenzione di commentare le voci che circolano”.

La nuova regola dell’UCI impone ai team di fare richiesta per la licenza WorldTour 2020 entro il 1 aprile 2019, questo potrebbe risultare penalizzate per la formazione di Brailsford e, sollecitato a riguardo, il direttore del Team Sky non ha voluto commentare.

Brailsford in Colombia

Brailsford è attualmente impegnato al Tour di Colombia non solo per seguire la corsa sudamericana ma anche per studiare il mercato e i talenti emergenti. Il Team Sky ha avuto un buon rapporto con i colombiani avendo schierano due fenomeni come Rigoberto Uran nel 2011 e Sergio Henao nel 2012. Ora la pattuglia si è ampliata con l’aggiunta di Bernal nel 2018 e di Ivan Sosa a partire da quest’anno.

“Uran e Henao hanno avuto molto successo con noi e hanno dato un grande contributo al Team Sky. E’ un errore creare una cultura troppo europea o britannica in cui inserire atleti latinoamericani pretendendo che questi si adeguino in tutto e per tutto a questo spirito. Il nostro modo di vedere le cose – ha spiegato – è quello di immergerci nella loro cultura per supportarli in modo che possano ottenere il massimo. E’ importante cercare di capire le differenze culturali e non eliminarle, lo trovo estremamente eccitante, personalmente”.

 

Brailsford tra Bernal e Sosa

Due tra i più promettenti colombiani vestono i colori del Team Sky: il ventiduenne Egan Bernal e il 21enne Ivan Sosa, il cui contratto con la squadra britannica è iniziato non senza problemi. Originariamente Sosa doveva approdare al Trek-Segafredo ma l’affare è saltato e il Team Sky è intervenuto.

“C’è stato un malinteso durante la fase di firma – ha detto Brailsford – e penso che sia stato spiacevole per tutti, non volevamo scavalcare nessuno, purtroppo le cose non sono andate al meglio. Ad ogni modo siamo felicissimi perché Ivan è un grande talento ed è molto intelligente e maturo. Con il giusto tempo di maturazione potrà far vedere egregie, certo quando si entra in una squadra strutturata come il Team Sky l’impatto non è dei più facili e quindi penso che sia per lui che per Egan bisogna avere la pazienza di aspettare il loro adattamento. In questa fase della loro carriera non devono guardare alle vittorie ma alla loro crescita professionale non badando troppo alle pressioni di stampa e tifosi”.

Bernal già nella scorsa stagione ha giocato un ruolo importante nelle gerarchie del Team Sky e ha contribuito in modo netto nell’aiutare Geraint Thomas a conquistare il Tour de France lo scorso anno e quest’anno vestirà i gradi di capitano al Giro d’Italia:

“Quando abbiamo selezionato la squadra per la corsa rosa – ha detto Brailsford – abbiamo pensato che la cosa importante è che Egan comprenda come si corre un grande giro, dobbiamo tenere tutti i piedi a terra. L’esempio di Geraint Thomas è importante: ha vinto il Tour de France a 32 anni non ha 22, insomma Egan ha dieci anni di scuola prima di avere l’età di Geraint e quindi la fretta va messa da parte”.

Thomas: Froome e io possiamo condividere la leadership al Tour de France

Thomas va all-in sul Tour de France

Thomas è pronto a concentrare le sue energie sulla conquista del Tour de France 2019 ma dovrà vedersela con il compagno di squadra Chris Froome

Thomas al Tour (fonte pagina Facebook)

Thomas al Tour (fonte pagina Facebook)

Thomas ha sciolte le riserve sul suo obiettivo stagionale, sarà il Tour de France 2019 rinunciando ufficialmente ad essere al vie del prossimo Giro. Dopo aver trionfato, un po’ a sorpresa nell’edizione 2018, in britannico sarà al via della Grande Boucle assieme al compagno Chris Froome.

Intervistato da Cyclingnews su come lui e Froome conviveranno come due leader nello stesso team, Thomas ha spiegato:

“Sarà come lo scorso anno. Inizialmente Froome era in testa a me nella gerarchia di squadra ma abbiamo pedalato senza problemi e così faremo nel 2019 augurandoci che uno di noi possa trionfare a Parigi”.

Nelle scorse settimane si era sussurrata l’ipotesi che Geraint potesse tentare la doppietta Giro-Tour ma ora questa opzione è stata completamente cancellata:

“sono concentrato al 100% sul Tour, non voglio mettere a rischio il mio obiettivo stagionale. Ne devo ancora parlare con Dave Brailsford, ma sono convinto che fare l’intero Giro non sarebbe la preparazione ideale per il Tour e, da campione uscente, voglio arrivare alla corsa francese al top. Appena avrò l’ok del team la cosa sarà ufficializzata ma nella mia testa è già così”.

Thomas, per avvicinarsi, al Tour 2019 ha già stilato una programma di massima che prevede le Strade Bianche, la Tirreno-Adriatico, il Tour dei Paesi Baschi, la Liegi e probabilmente l’Amstel Gold Race fino alla trampolino di lancio del Giro di Romandia.

“Sarebbe bello correre i Paesi Baschi, non l’ho mai fatto e mi piacerebbe essere al via. Adam Yates mi ha detto che è la corsa più difficile dell’anno e questo un po’ mi fa pensare ma sono sicuro che andrà bene. La Parigi-Roubaix? Sicuramente per quest’anno la salterò, vorrei correre tutte le gare ma non è possibile farlo e farlo sempre al top” ha continuato Geraint.

Per ora Thomas sta lavorando sodo alla Volta a la Comunitat Valenciana:

“sono qui per lavorare sodo in modo da avere la possibilità di aiutare i miei compagni di squadra a ottenere risultati prendendo il miglior ritmo di gara possibile”.

Freni tradizionali o Freni a disco? Ecco cosa fanno i Pro

Freni tradizionali o Freni a disco?

Freni tradizionali o Freni a disco? Dilemma che colpisce molti cicloamatori e che richiede un approccio mentale, cosa fanno i team dei professionisti?

Freni a Disco

Freni a Disco

Freni tradizionali o Freni a disco? Dubbio Amletico che coglie molti cicloamatori quando, magari in occasione del cambio della bicicletta, sono chiamati a valutare un upgrade tecnologico-generazionale sul modo di concepire la frenata dell’amata due ruote.

Possiamo definirla una rivoluzione forse culturale ma sicuramente tecnologica che andrà a cambiare, per certi versi, il futuro del ciclismo. Nel mondo degli amatori e in quello dei professionisti vi sono molte discussioni relativamente alla bontà dell’uso dei freni a disco. Questa nuova soluzione tecnologica sta lentamente (ma forse inesorabilmente) diventando un chiaro concorrente dei freni cosiddetti “freni tradizionali”. I freni a disco vennero “lanciati” da Colnago e sono ormai diventati accessibili a tutti ma la loro introduzione nel mondo delle corse ha scatenato polemiche sulla loro pericolosità.

Spesso additati di essere i responsabili di diversi incidenti in corsa (con relativi infortuni), i freni a disco hanno letteralmente spezzato il gruppo dei team pro come nemmeno un ventaglio in una tappa del Tour.

Ad onor del vero va detto che i freni tradizionali continuano a farla da padrone ma l’ascesa di quelli a disco pare assolutamente incontrovertibile: saranno 5 i team che si affideranno a questa soluzione contro i 12 che opteranno per i tradizionali.

Freni tradizionali o Freni a disco?

Secondo quanto riportato da Cyclingnews saranno 12 i team che opteranno per i freni tradizionali:

AG2R La Mondiale
CCC Team
EF Education First Pro Cycling
Groupama-FDJ
Lotto Soudal
Mitchelton-Scott
Team Astana
Team Jumbo-Visma
Team Movistar
Team Sk

Mentre 5 team hanno deciso di virare su I freni a Disco

Trek-Segafredo
Katusha-Alpecin
Dimension Data
Bora-hansgrohe
Deceuninck-Quick Step

La Bahrain Merida ha optato per una soluzione mista, in particolare Vincenzo Nibali, Rohan Dennis, Damiano Caruso e Domenico Pozzovivo utilizzeranno i freni classici in particolari corse.

Sulla questione dell’opportunità di optare per i freni a disco, ha detto la sua Vincenzo Nibali: “in pianura la bicicletta risulta più rigida col perno passante, tant’è che spesso i velocisti li usano e ci vincono pure. In salita, anche a parità di peso delle ruote, per ora preferisco i freni tradizionali”

Greg Van Avermaet prima del Tour il futuro

Greg Van Avermaet prima del Tour deciderà il suo destino

Greg Van Avermaet prima dell’inzio del Tour scioglierà le riserve sulla squadra in cui si accaserà per la stagione 2019

Greg Van Avermaet prima il futuro poi il Tour

Greg Van Avermaet prima il futuro poi il Tour

Greg Van Avermaet prima del Tour de France dovrà stabilire cosa farà nella prossima stagione in virtù della situazione della situazione nebulosa del Team BMC circa il proseguimento dell’attività professionistica. Il team è in caccia di un secondo Main Sponsor per coprire i costi della stagione sportiva e con il passare del tempo aumentano le possibilità che i fari della squadra decidano di accasarsi in alti lidi.

Greg Van Avermaet prima punta del team americano è fortemente tentato dalla Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali oltre che dal Team Lotto Soudal: “Ci sono molte opzioni da valutare – ha dichiarato il belga  a Cyclingnews  – ma nelle prossime tre o quattro settimane tutto sarà chiaro. Sinceramente non posso aspettare ancora a lungo, è da un po’ che tutti noi attendiamo news positive ma per ora non arrivano e quindi prima del Tour deciderò cosa è meglio fare”.

Il belga vuole valutare con attenzione ciò che il mercato propone, non solo per questioni economiche ma soprattutto professionali: “andrò in un team che mi darà garanzie dal punto di vista sportivo, voglio avere la possibilità di giocarmi a pieno le mie carte nelle classiche, cerco una squadra che creda alle mie capacità e che voglia avermi in organico”.

Insomma, per Greg non si tratta di “vile denaro” ma di questioni “di calendario” e di stimoli positivi per cercare di conquistare le classiche del nord a cui è particolarmente legato. E legato in modo forte, Greg, lo è anche alla BMC: “In questo team ci sono molte persone che meritano che l’attività prosegua, abbiamo avuto risultati sempre positivi restando al vertice del ciclismo mondiale – ha continuato il campione Olimpico di Rio 2016 – e mi auguro, soprattutto per i miei compagni e per lo staff che la squadra possa continuare l’esperienza nel mondo del professionismo”.

 

 

Carlos Betancur alla UAE Emirates?

Carlos Betancur riforzo per il team di Beppe Saronni?

Carlos Betancur pare essere vicino alla firma con la UAE Emirates di Beppe Saronni e Fabio Aru per avere un organico più competitivo alla prossima Vuelta

Carlos Betancur

Carlos Betancur

Carlos Betancur potrebbe essere il prossimo rinforzo per la Vuelta Espana della UAE Emirates. Secondo i programmi di inizio stagione il ruolo di leader della squadra di Beppe Saronni per la corsa iberica dovrebbe essere il nostro Fabio Aru. Il cavaliere dei quattro mori, però, arriva da un Giro d’Italia assolutamente al di sotto delle aspettative, concluso con un ritiro inaspettato alla vigilia.

L’obiettivo dello staff dirigenziale è quello di provare ad approcciare la corsa spagnola con un organico più profondo e competitivo. Ecco che il nome del colombiano sotto contratto con la Movistar anche per la prossima annata è balzato all’onore della cronaca. Carlos Betancur potrebbe, però, liberarsi per accettare la proposta della UAE.

La voce gira nell’ambiente da qualche tempo ed è stata rilanciata prima da La Gazzetta dello Sport e poi dal sito specialistico Cyclingnews.

E’ stato lo stesso agente di Betancur, rispondendo alle sollecitazioni del noto sito, a dichiarare che al momento non viene escluso nessun possibile sviluppo contrattuale.

Va detto che nel mondo del ciclismo sono rari (ma non impossibili) i casi di passaggio di corridori da un team all’altro durante la stagione.

La carriera di Carlos Betancur , reduce da un Giro d’Italia assolutamente positivo, è stata caratterizzata da luci (poche) e ombre (tante). Passato professionista con molte aspettative, dopo aver ottenuto un quinto posto al Giro 2013 e la vittoria alla Parigi-Nizza 2014 ha iniziato una parabola negativa caratterizzata da tanti infortuni e problemi di peso tanto da perdere l’ingaggio con la AG2R La Mondiale.

Nel 2016 si è accasato alla Movistar accettando un ruolo più da gregario che da capitano per provare, con meno pressione, a ritrovando lo smalto perduto nel corse degli anni.

Ora l’ipotetica chiamata della UAE Emirates potrebbe rappresentare una opportunità per rilanciare la carriera del colombiano accanto a un altro talento un po’ in difficoltà come Fabio Aru.