Milan Erzen chi è il manager attenzionato dall’UCI

Milan Erzen sotto inchiesta dell’UCI

Milan Erzen figura di primo piano all’interno del Bahrain-Merida mentore del ciclismo sloveno, paese troppo chiacchierato

MIlan Erzen

MIlan Erzen

Milan Erzen attuale persona apicale del Bahrain-Merida è stato posto sotto inchiesta dall’Unione Ciclistica Internazionale in merito a un filone sloveno legato all’operazione Aderlass.

Pare che dal 2015 l’UCI abbia attenzionato alcuni sportivi e dirigenti sloveni in quanto presumibilmente accostabili a ruoli all’interno di un circuito di pratiche dopanti. Eržen è considerato il Dominus del ciclismo sloveno (anche se fino a poco tempo fa non aveva una licenza federale) è diventata persona “chiacchierata” da un po’ di tempo tanto che anche il Corriere della Sera ha pubblicato un pezzo sulla sua figura.

Milan Erzen, un passato di corridore alla Krka Telecom, ha iniziato a muoversi nel suo paese come talent scout e manager interagendo, in pratica, con tutti i ciclisti sloveni attualmente attivi nei team professionistici.

Nel 2004 ha scoperto e allenato Janez Brajkovic, portandolo alla conquista del titolo Mondiale Under 23 a cronometro davanti a Thomas Dekker e Nibali. Brajkovic è poi entrato far parte della Discovery Channel di Lance Armstrong nel 2005 nel 2017 è approdato alla il Bahrain-Merida per poi passare alla Adria Mobil nel 2018 fino al positivo per Methlyhexanamine che l’ha portato alla squalifica.

Erzen nel 2013 è andato a scovare al team Adria Mobil l’ex saltatore con gli sci Primoz Roglic che ora è il favorito per la vittoria del Giro e che sta vivendo una stagione favolosa.  Altro atleta da lui scoperto è Matej Mohoric attuale luogotenente di Vincenzo Nibali alla Bahrain-Merida. Lo stesso anno Erzen è diventato allenatore personale di Salman bin Hamad Al Khalifa condividendo anche la passione per i cavalli da corsa e collaborando nello sviluppo di una squadra di triathlon e organizzare un evento Ironman nel paese. In un’intervista con il sito sloveno Polet.delo.si, Eržen racconta come abbia collaborato con la scuderia dei cavalli del principe introducendo metodologie di allenamento avveniristiche.

Milan Erzen e la Bahrain-Merida

Nel 2015 è stato uno degli agevolatori della nascita del team Bahrain-Merida e della firma di Nibali con la formazione bahreinita.

Eržen ha sempre mantenuto un profilo basso pur ricoprendo diversi ruoli nella Bahrain-Merida (attualmente ha una licenza per il personale UCI di classe 8 la più bassa) ed è il capo “de facto” della squadra (probabilmente per via dei suoi stretti legami con il principe Nasser bin Hamad Al Khalifa) tanto che nel team è identificato come “amministratore delegato”. Pare che abbia anche favorito l’ingresso nel team come co-sponsor del colosso dei motori McLaren.

Insomma se il denaro è bahreinita e la stella italiana, l’organizzazione del Team del Bahrain è però a trazione slovena: 7 atleti, i direttori sportivi Goradz Stangelj e Borut Bozic, il medico Marjan Korsic oltre a massaggiatori e meccanici provengono dalla Slovenia.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera in all’interno del team Bahrain “il gruppo Nibali vive da separato in casa” e, dopo la quinta frazione del Giro con la sospensione da parte dell’UCI di Kristijan Koren (e del DS Borut Bozic) per presunto doping ematico e per i loro collegamenti all’operazione Aderlas, l’atmosfera si è fatta incandescente.

 

Altro atleta finito nell’occhio dell’UCI è il croato Kristijan Durasek (oggi in Emirates, è stato mandato a casa dal Tour of California) che proprio sotto la guida di Milan divenne capitano nell’Adria Mobil (come delfino un giovanotto di belle speranze di nome Primoz Roglic).

Secondo quanto riportato da CyclingNews.com gli investigatori indagano su un “attivissimo intermediario”, di origine slovene o croate, legato al dottor Schmidt, “dopatore seriale” arrestato a marzo. Le rivelazioni di questo fantomatico intermediario potrebbero fare tabula rasa del ciclismo dell’ex Jugoslavia.

Il presidente dell’UCI David Lappartient, presente al Giro ed ospite al Processo alla Tappa, ha spiegato alla Gazzetta dello Sport di essersi incontrato con team manager del Bahrain-Merida in assenza di Eržen ed ha confermato che personaggi della Slovenia e della Croazia sono state coinvolte nell’indagine UCI sull’operazione Aderlass anche se “per ora, non ci sono i nomi di altri corridori nel dossier”.

“La Slovenia e la Croazia sono sotto stretta osservazione per la presenza di atleti e manager vicini a situazioni che l’UCI sta monitorando da vicino. Confidiamo nel supporto delle le agenzie antidoping nazionali di questi paesi” ha spiegato Lappartient.

la Slovenia e la vicina Croazia sono considerate un rifugio sicuro per il doping perché se il traffico di prodotti dopanti e l’uso di doping sono illegali, il doping ematico non è un crimine. Lo stesso Danilo Hondo ha rivelato al canale pubblico ARD che il medico tedesco lo ha contattato usando una scheda slovena o croata.

Janko Dvorsak, presidente dell’agenzia anti-doping sloveno, ha spiegato a Le Monde: “Sfortunatamente, abbiamo avuto molti casi positivi. Ciò è probabilmente dovuto alla vicinanza con l’Italia, attraverso la quale sono transitati molti ciclisti”.

Se questa visione poteva valere per gli anni 2000 attualmente non pare molto sensata in quanto negli ultimi anni i ciclisti sloveni corrono per team italiani ma anche sloveni, francesi, olandesi, americani e spagnoli. L’Italia (come l’Austria) è invece uno dei paesi confinanti con la Slovenia dotata di pesanti leggi antidoping.

Il sistema antidoping sloveno, si basa su Doping ciclismo Foundation (CADF), un’agenzia indipendente dell’Unione Ciclistica Internazionale che ha un budget annuo di 400.000 euro.

Stefan Matschiner, ex atleta al centro dello scandalo che coinvolse l’ex corridore della Gerolsteiner, Bernhard Kohl, ha voluto dire la sua sulla rete di Mark Schmidt:

 “Devi essere stupido per farlo in Austria meglio farlo in Slovenia dove non è probabile che accada nulla. “

Lo stesso Matschiner nel suo libro-confessione del 2011 aveva affermato di essersi procurato in Slovenia le ampolle di DynEPO per i suoi atleti, rientrando con 180.000 unità di DynEPO nel bagagliaio, sufficienti a “foraggiare” un’intera squadra di ciclismo per una corsa di tre settimane.

Naturalmente i tre big del ciclismo sloveno del momento, ovvero Primoz Roglic, attuale leader del Giro d’Italia, Tadej Pogacar, rivelazione di questo 2019 e Matej Mohorič, talento della Bahrain-Merida, non hanno mai avuto nessun coinvolgimento in vicende legate al doping e, al contrario, hanno sempre superato ogni controllo a cui sono stati sottoposti.

E’ però chiaro che tutto questo susseguirsi di voci e di si dice, in un paese piccolo come la Slovenia, sono assolutamente destabilizzanti.

Esteban Chaves al Giro d’Italia per aiutare Simon Yates

Esteban Chaves al Giro d’Italia per aiutare il britannico

Esteban Chaves al Giro d’Italia ha conquistato la tappa 6 sull’Etna e ha aiutato Simon Yates nello sfortunato attacco alla maglia rosa, ora i due ci riprovano

Esteban Chaves (fonte pagina twitter)

Esteban Chaves (fonte pagina twitter)

Esteban Chaves al Giro d’Italia 2019 sarà nuovamente accanto a Simon Yates nel tentativo di conquistare la maglia rosa finale la vittoria della classifica generale alla Vuelta a Espana dello scorso settembre.

La Mitchelton-Scott ha ufficializzato la cosa e per il colombiano sarà un ritorno all’ultima corsa del 2018, ad Esteban, infatti, dopo il Giro 2018 venne diagnosticata la mononucleosi con l’obbligo di prendere una pausa dalle corse. Pausa che si è protratta sino alla Volta a la Comunitat Valenciana dello scorso febbraio e da allora ha completato 25 giorni di gare, con la sua ultima gara alla Volta a Catalunya.

“Tornare al Giro d’Italia sarà speciale come. Ho un rapporto speciale con l’Italia. Il Giro dell’anno scorso, per me e per la squadra, ha avuto molti alti e bassi, quindi tornare lì per questa gara sarà speciale ed eccitante “, ha detto Chaves dopo che la Mitchelton-Scott ha confermato il suo ritorno alla Corsa Rosa.

“Siamo una squadra molto unita, ognuno di noi da il 100% per compagni e così faremo al Giro come in tutte le gare che affrontiamo. Le aspettative sono le stesse di sempre: divertiti a correre e far parte di questa squadra, attaccando ed essendo aggressivo proprio come eravamo nella fase finale della Volta a Catalunya” ha spiegato Esteban.

Chaves ha conquistato il suo primo podio in una grande corsa a tappe al Giro d’Italia nel 2016, ma nella scorsa stagione ha chiuso solamente al 72° posto dopo aver perso più di 20 minuti nella prima tappa dopo il giorno di riposo.

“Ero super entusiasta di tornare a correre quest’anno, ma anche nervoso e non posso mentire, a volte nel panico. Quello che è successo l’anno scorso è qualcosa fuori dal mio controllo, quando sono tornato ad allenarmi e correre, da qualche parte nella mia testa ero preoccupato che potesse ripresentarsi quella situazione. Sono stato fortunato ad avere compagni e staff che mi hanno supportato al 100% aiutandomi a recuperare al meglio” ha spiegato il colombiano a cyclingnews.com.

“Ora mi sento molto ho sgombrato il campo da tanti punti interrogativi che vagavano nella mia testa, dopo le prime corse ho capito che mi sono messo alle spalle i problemi del 2018. Ogni giorno di corsa ha rappresentato un passo avanti e posso dire di essere sulla strada giusta per avvicinarmi al Giro d’Italia 2019 senza problemi di salute” ha concluso il ciclista della Mitchelton-Scott.

Ilnur Zakarin si prepara per il Giro 2019

Ilnur Zakarin è pronto a battagliare alla corsa rosa

Ilnur Zakarin si prepara per tornare al Giro d’Italia 2019 dopo un anno di pausa e vuole competere per la vittoria finale

Ilnur Zakarin (fonte pagina facebook)

Ilnur Zakarin (fonte pagina facebook)

Illnur Zakarin ha avuto un piccolo incidente durante l’UAE Tour che ha un po’ rallentato la sua tabella di avvicinamento al Giro d’Italia 2019 ma ora, il forte corridore russo, sta riprendendo la condizione migliore come si è visto nel decimo posto conquistato alla Parigi-Nizza.

“Ora mi sento bene, ho avuto qualche problema al ginocchio dopo l’incidente negli Emirati Arabi ma ora mi sento bene” ha detto Zakarin ai microfoni ci cyclingnews.com prima della partenza della  Volta a Catalunya,

“Per me conquistare la top10 o, meglio ancora, la top5 qui in Catalunya sarebbe fantastico visto che il mio inizio di stagione è stato denso e travagliato. Dopo la prova catalana sarò a un training camp a Teide” ha spiegato il russo.

Nel piano di avvicinamento alla corsa rosa sono previsti la Liège-Bastogne-Liège e il Tour de Romandie prima, appunto, di provare l’attacco al Giro. Il rapporto con la corsa italiana è stato sempre intenso, nel 2016 Zakarin era in corsa per il podio ma poi fu vittima prima di un terribile incidente in discesa dal Colle dell’Agnello mentre era assieme al leader della corsa Steven Kruijswijk. Nel 2017 ha chiuso al quinto posto al Giro per poi ottenere un fantastico podio alla Vuelta a España.

“Mi piace molto la Giro, è una corsa davvero difficile, non solo quest’anno ma tutte le volte che l’ho corsa l’ho sempre trovato più aperto e interessante del Tour de France. Quest’anno ci saranno tanti big da Tom Dumoulin del Team Sunweb a Primoz Roglic della Jumbo-Visma ma voglio provare a dire la mia grazie all’aiuto del mio team” ha concluso il russo.

L’agenda di Illnur non è ancora completamente scritta e, dopo la corsa rosa, potrebbe valutare di provare a cimentarci con il Tour.

 

Laurens De Plus “l’incidente mi ha cambiato”

Laurens De Plus racconta del suo incidente

Laurens De Plus vittima di due bruttissimi incidenti è tornato alle corse con la maglia del team Jumbo-Visma

Laurens De Plus (fonte pagina twitter)

Laurens De Plus (fonte pagina twitter)

Laurens De Plus dopo due gravi incidenti in ​​rapida successione ha  iniziando la sua prima stagione con il team Jumbo-Visma. De Plus ha raccontato a cyclingnews.com come il recupero dalle ferite subite lo ha cambiato come persona.

Laurens De Plus è stato uno delle vittime del Lombardia 2017, lungo la discesa di Sormano è caduto superando il guardrail volando giù per un ripido pendio. Nell’impatto il belga si si è fratturato un ginocchio e ha dovuto rinunciare a gran parte della stagione 2018. De Plus lo scorso gennaio si è recato in Sud Africa per alcune sessioni di allenamento, in una uscita assieme ai compagni di squadra Bob Jungels e Petr Vakoc quando il gruppo è stato investito da un camion.

Jungels è rimasto totalmente illeso mentre Vakoc e De Plus hanno avuto la peggio:

“E ‘stato un momento difficile ma ho trovato un grande sostegno da parte delle persone che mi sono state accanto e, anzi, ho capito il valore dell’aiuto ricevuto, devo dire che l’incidente mi ha cambiato come persona – ha spiegato De Plus a Cyclingnews – ora so che se qualcosa va storto in qualche gara non è un dramma ci sono cose più grandi”.

De Plus si è goduto la parte finale della stagione trascorrendo del tempo con la famiglia mentre preparava il 2019:

“Ho detto molte volte alla mia famiglia che sono felice ora che tutto è passato, senza più tutte quelle visita mediche”

De Plus ha quindi avuto l’opportunità di concentrarsi al 100% sul suo stato di forma per arrivare pronto alla nuova stagione dopo aver lasciato la QuickStep per la Jumbo-Visma. Al Tour UAE ha lavorato per favorire la vittoria finale di Primoz Roglic.

“E ‘stata davvero una bella settimana, non potevo sperare un inizio migliore così con la mia nuova squadra. Speravo di essere in forma dopo un inverno finalmente dedicato all’allenamento ma finché non sei in corsa non ha un test diretto con gli altri corridori del gruppo” ha raccontato De Plus

Il belga  ora prenderà parte alla Tirreno-Adriatico prima di essere al via del Giro dove sarà nuovamente al servizio di Roglic

“È super eccitante poter aiutare un compagno alla conquista di un Grande Tour ed entrare nella storia, con Roglic è nata una amicizia fin da subito, ci intendiamo al volo, sono felice di poter lavorare con lui, ci capiamo anche senza parlarci” ha detto De Plus a Cyclingnews.

De Plus spera di poter un giorno essere lui il leader di un team ma per ora ha come obiettivo quello portare Roglic sul gradino più alto del podio al Giro d’Italia:

“Personalmente, voglio fare un salto in avanti, il team mi ingaggiato come potenziale leader ma ci vorrà ancora tanto lavoro da fare passo dopo passo, per ora lavoro come supporto per Primoz “

Dumoulin: basta pigrizia nella lotta al doping!

Dumoulin: serve vigilanza nella lotta al doping

Dumoulin, sulla scia del clamore delle confessioni del suo ex compagno di squadra Georg Preidler, rilancia il tema della lotta al doping

Dumoulin (fonte pagina Twitter)

Dumoulin (fonte pagina Twitter)

Dumoulin ha voluto dire la sua a seguito degli incresciosi fatti che hanno coinvolto il suo ex compagno di squadra Georg Preidler che aveva effettuato due prelievi di sangue con l’intenzione di sottoporlo a trattamenti dopanti. Il campione olandese ha voluto sottolineare la costante necessità di controlli senza abbassare la guardia.

Preidler ha confessato, all’inizio del mese di marzo, alla polizia austriaca di avere, in due diverse circostanze, prelevato del sangue per alterare le proprie prestazioni sportive. Il ciclista austriaco ha condiviso con Tom Dumoulin per 5 stagioni la maglia del Team Sunweb ed era inserito nel team quando l’olandese ha conquistato il Giro d’Italia 2017. Nel 2018 Preidler si è trasferito alla Groupama-FDJ per poi uscire dal team a seguito dello scandalo scoppiato.

“Non lo reputo un amico ma siamo stati ottimi compagni di squadra, mi è stato vicino. Poi Preidler ha lasciato il team ma questa situazione mi ha lasciato davvero una brutta sensazione, non è stato bello sentire quelle notizie” ha spiegato Dumoulin ai giornalisti di Cyclingnews.com.

Dumoulin ha dichiarato di non aver sentito l’ex compagno dopo la sua confessione e non riesce a comprendere il motivo per cui abbia deciso di ricorrere al doping ematico.

“Non ho parlato con lui, non ho idea di cosa lo abbia spinto ad una simile desione ma spero che voglia raccontare i motivi di questa cosa, penso che potrebbe essere utile a tutti” ha continuato il campione olandese.

La confessione di Preidler è diretta conseguenza dell’operazione Aderlass che ruota attorno all’ attività dell’ex dottore di Gerolsteiner e Milram, Mark Schmid. Lo scandalo ha coinvolto cinque atleti di sci nordico che sono stati arrestati durante i recenti campionati del mondo. Circa una quarantina di sacche contenenti sangue sono stare sequestrate e, nella vicenda, è stato coinvolto anche il ciclista austriaco Stefan Denif.

L’affaire ha messo in discussione la reale efficacia del passaporto biologico che non sarebbe in grado di rilevare trasfusioni di sangue a basso volume.

“Io non sono uno scienziato, non conosco il funzionamento esatto del passaporto biologico. C’è chi ne parla positivamente e ci meno ma a quanto pare è difficile rintracciare questo tipo di pratiche dopanti. Se la polizia non avesse fatto quel raid probabilmente nessuno avrebbe scoperto queste manipolazioni” ha spiegato Dumoulin.

Il ciclista olandese ha poi amaramente commentato come la lotta al doping abbia perso slancio negli ultimi tempi non perché questo sia sparito e i fatti di Preidler e Denifl ne sono l’esempio lampante.

“Penso che dovremmo fare qualcosa per il doping – ha detto Dumoulin – non possiamo permetterci di pensare che sia uscito dal ciclismo e, in generale, dallo sport. Non penso che questo accadrà mai ma è nostro dovere fare di tutti per impedire il proliferare di questi episodi. Dopo un paio di anni in cui nessun nome grosso viene pizzicato positivo ci illudiamo che il doping sia svanito ma non è così. Poi scoppia un grande scandalo e ci ricordiamo del problema, sarebbe meglio evitare tutto ciò”.

Van Avermaet: le Strade Bianche è una delle gare più belle

Van Avermaet parla delle Strade Bianche

Van Avermaet vuole bissare la bella prova alla Omloop Het Nieuwsblad cercando di centrare il primo successo alla Strade Bianche

Van Avermaet (fonte pagina Twitter)

Van Avermaet (fonte pagina Twitter)

Van Avermaet ha preso parte per la prima volta alle Strade Bianche nel 2010 e raramente non ha centrato la top10 nella “classica del nord più a sud”. Nel 2015 e nel 2017 il leader del CCC ha ottenuto il secondo posto mentre nel 2018, complice il clima freddo, ha ottenuto la peggior performance della sua carriera.

Van Avermaet è quindi ansioso di tentare nuovamente l’assalto alla corsa italiana  forte della ottima prova all0 Omloop Het Nieuwsblad di settimana scorsa quando ha chiuso al secondo posto alle spalle di Zdenek Styba della Zdenek Styba.  Ora Greg vuole arrivare a mani levate sul traguardo di Piazza del Campo a Siena.

Valerio Piva, direttore sportivo del CCC Team ha voluto fare il punto della situazione:

“All’Omloop Het Nieuwsblad abbiamo potuto verificare  che Greg Van Avermaet si trova in un ottimo periodo di forma, ha fatto una grande corsa e il tracciato della Strade Bianche si sposa perfettamente alle sue caratteristiche, sabato puntiamo ad un altro bel risultato. Abbiamo una squadra forte ed esperta, pronta a quel tipo di percorso: Michael Schär e Łukasz Wiśniowski hanno già preso parte a questa gara, mentre Josef Černy, Gijs Van Hoecke, Nathan Van Hooydonck e Guillaume Van Keirsbulck scopriranno la gara per la prima volta”.

Van Avermaet è un atleta adatto a tracciati con sterrati infatti nel 2017 ha conquistato la Parigi-Roubaix ma nella scorsa edizione delle Strade Bianche ha assolutamente sofferto il clima ostile andando alla deriva.

“Il mio corpo ha sofferto e le mie gambe non rispondevano nel modo in cui volevo – ha dichiarato Van Avermaet al termine della gara dello scorso anno -Sono rimasto deluso perché mi piace molto questa gara, ma non c’era nulla che potessi fare.”

Per sabato, invece, le previsioni sono assolutamente opposte: sole e temperature attorno ai 15 ° C.

“Non vedo l’ora di essere al via delle Strade Bianche 2019 perché è una delle gare più belle di tutta la stagione. La mia prova all’Omloop Het Nieuwsblad mi ha regalato molta fiducia e ha confermato che la mia forma è buona e in linea con le mie speranze. Alle Strade Bianche ho quasi sempre ben figurato entrando quasi sempre nella top10 e salendo anche due volte sul podio; ammetto che mi manca la vittoria ma quest’anno la squadra è veramente in forma e spero di potermi togliere questa soddisfazione” ha spiegato a cyclingnews.com il forte ciclista.

 

 

Egan Bernal: Pronto a prendere le redini del Team Sky in Italia

Egan Bernal punta Giro d’Italia

Egan Bernal sarà il capitano del Team Sky al prossimo Giro d’Italia e attende con impazienza di cimentarsi contro Dumoulin, Nibali e Yates

Egan Bernal (fonte pagina Facebook)

Egan Bernal (fonte pagina Facebook)

Egan Bernal sarà l’alfiere principale del Team Sky per l’edizione 2019 della corsa rosa. Il team britannico ha ottenuto qualcosa come otto Grandi Giri con tre diversi piloti a partire dal 2012 ed ora pare arrivato il momento del fenomenale scalatore colombiano di giocarsi le sue carte.

Il ventiduenne ciclista sudamericano è alla seconda stagione nel team di Dave Brailsford ed è in costante ascesa nelle gerarchie del team. Dopo aver chiuso al secondo posto il Tour de Romandie 2018 e aver vinto il Tour of California, è stato fenomenale nel debutto al Tour de France aiutando Geraint Thomas alla conquista della vittoria finale (chiudendo quindicesimo in classifica).

La seconda parte della sua stagione è stata complicata da una bruttissima caduta alla Clasica San Sebastián che lo ha costretto ad un ricovero di diversi giorni.

Egan Bernal quest’anno non ha preso parte al Tour Down Under sottoponendosi, assieme a Chris Froome e a Gianni Moscon ad un campo di allenamento informale prima del Tour Colombia 2.1 .

L’idea del team è quindi quella di “accompagnare” Bernal nel miglior percorso di avvicinamento possibile alla corsa rosa.

“Sono molto felice di andare al Giro – ha raccontato Bernal a Cyclingnews.com – e sono contento di andare con i gradi di capitano. Non voglio troppa pressione e in questo il team è fantastico come posto per imparare. Ho 22 anni e ho tante occasioni davanti a me, non sento l’obbligo di dover vincere, andremo in Italia per imparare a restare concentrato per 21 giorni di gara con la pressione di essere leader”.

Pur presentando parecchi chilometri a cronometro che non sono propriamente la specialità di Bernal, il tracciato del Giro stuzzica la fantasia del colombiano del Team Sky:

“non sono un cronoman ma le prove contro il tempo mi piacciono anche se perdo sempre molto tempo. Il Giro presenta tre cronometro interessanti e molta salita e questo per me è un punto a favore. Le salite del Giro sono sempre durissime e mi ispirano, in una corsa a tappe come quella italiana può succedere di tutto in ogni tappa e quindi richiede una forte concentrazione. Ci sono tanti campioni che saranno al via del Giro, Dumoulin ha dalla sua le cronometro ma bisogna temere Vincenzo Nibali che ha lo spirito dell’attaccante, Valverde che è sempre temibile e Simone Yates che ha già dimostrato il suo valore. Così tanti nomi di prestigio possono togliermi pressione di dosso”.

Simon Yates punta al Giro d’Italia 2019

Simon Yates all-in sul Giro d’Italia 2019

Simon Yates correrà nel 2019 al Giro d’Italia “per cercare di finire il lavoro” che lo scroso anno si concluse senza successo

Simon Yates (fonte pagina Facebook)

Simon Yates (fonte pagina Facebook)

Simon Yates è sicuramente uno degli atleti più interessanti della sua generazione ed è reduce da un 2018 in cui, dopo aver vinto la maglia bianca al Tour 2017, si è aggiudicato la Vuelta Espana. Il corridore classe 1992 ha iscritto il suo nome in un grande giro e, a differenza di molti suoi colleghi, non vede il Tour de France come obiettivo di ulteriore crescita ma preferisce puntare sul Giro 2019.

Simon Yates (Mitchelton-Scott) è, almeno per ora, una delle eccezioni alla logica meglio il Tour che il Giro anzi ha recentemente dichiarato sito web spagnolo Ciclo21 di  non essere “interessato al Tour de France”.

“Ho il forte desiderio di per provare a vincere questa il Giro d’Italia – ha raccontato il corridore a cyclingnews.com – il Tour non mi trasmette nulla. Certo non tutti siamo uguali e molti miei colleghi si svegliano la mattine e pedalano solo per presentarsi alla Grande Boucle ma in questo momento non sono interessato alla cosa”.

Yates ha sicuramente un contro aperto con la corsa rosa visto che lo scorso anno era in testa al Giro d’Italia per poi essere vittima di una “cotta” che lo ha portato a perdere tantissimo terreno da Froome accantonando i sogni di gloria.

“Come tutti sanno, mi concentrerò al 100% per il Giro. Sarò al via della Parigi-Nizza ma non sarò già tirato a lucido, anzi, penso che arriverò con qualche chilo di più per non soffrire troppo il freddo”.

Il vincitore del 2018 Vuelta a España ha dichiarato di aver avuto un ottimo inverno in cui ha lavorato duramente e i risultati si sono visti già alla Vuelta a Andalucia dove ha conquistato la tappa più dura.

“Ho avuto un inverno molto positivo, con pochi intoppi e distrazioni, insomma quello che ci voleva per preparare al meglio il 2019. Anche la programmazione delle corse è stata organizzare per avere un minor numero di interruzioni dell’allenamento. L’anno scorso sono andato all’Abu Dhabi Tour ma non è stato molto allenante. C’è stata una sola salita in tutta la corsa e quel giorno stavo male e poi faceva troppo caldo e non amo il caldo. Arrivato da temperature sotto zero e mi sono trovato di colpo a 40 gradi non il massimo per il corpo” ha spiegato Simon Yates.

Per quanto riguarda il resto della stagione, la mente di Simon è solo parzialmente focalizzata sui Campionati del Mondo di casa che si svolgeranno non lontano da Bury sua città natale:

“Non ho ancora pianificato nulla per quella parte dell’anno, vado al Giro e poi il mio programma è completamente vuoto, valuterò cammin facendo” dice Yates.

Geraint Thomas pare interessato a utilizzare la Vuelta come trampolino per i mondiali ma Yates ha tutt’altra visione: “non mi è mai accaduto di uscire da un grande giro con un picco di forma, alcune persone hanno questa dote ma io evidentemente no. Probabilmente proverò cose diverse e vedrò cosa succederà, ma molto dipenderà da come gestirò la fine dell’anno. L’anno scorso volevo provare a vincere sia i Mondiali che la Vuelta, ma come detto sono uscito dalla corsa spagnola senza uno stato di forma adeguato”.