Froome: il percorso del Giro perfetto per Geraint Thomas

Froome vede bene Thomas al prossimo Giro

Froome: il percorso del Giro d’Italia è “perfetto” per Geraint Thomas ma in casa Team Sky i galloni da capitano dovrebbero andare a Egan Bernal

Froome e Thomas (fonte pagina facebook)

Froome e Thomas (fonte pagina facebook)

Froome vede il compagno di squadra Sky Egan Bernal come potenziale vincitore del Giro d’Italia di quest’anno, ma ha notato che il percorso è anche “perfetto” per il campione del Tour de France in carica Geraint Thomas.

Chris, che ha vinto il Giro del 2018, salterà la corsa rosa in questa stagione in quanto il suo obiettivo è conquistare il quinto Tour de France per entrare a pieno titolo dell’olimpo degli “immortali”. Il Team Sky ha quindi sancito che il leader per la corsa rosa sarà il ventiduenne Bernal ma nelle ultime settimane ci sono stati una serie di “rumors” sul fatto che nella formazione verrà inserito anche Geraint Thomas, nonostante il gallese abbia precedentemente annunciato che avrebbe sviluppato la stagione 2019 intorno al Tour.

“Quando parli con Egan hai difficoltà a credere che sia così giovane, ha una incredibile maturità e capacità di leggere la gara, per me può vincere al primo tentativo”, ha detto Froome al Corriere della Sera .

La scorsa settimana,  Dave Brailsford ha dichiarato che una decisione sulla partecipazione di Thomas al Giro 2019 sarà presa nelle prossime settimane. Il gallese, che inizia la sua stagione alla Volta a la Comunitat Valenciana della prossima settimana, ha corso il Giro del 2017, ma è stato costretto ad abbandonare nella seconda settimana dopo il suo incidente nella tappa del Blockhaus.

“Geraint ha un conto da saldare dopo l’incidente che gli è costato la maglia rosa due anni fa e il percorso è perfetto per lui”, ha detto Froome, che ha minimizzato l’idea che la partecipazione di Thomas al Giro lo avrebbe lasciato come unico leader di Sky al Tour: “Alla Sky, corriamo sempre per la squadra e non per i singoli, l’anno scorso la vittoria di Geraint al Tour mi ha reso davvero felice.”

Froome si è piazzato terzo al Tour dell’anno scorso ma, a 34 anni, crede di poter ancora eguagliare Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain andando ad indossare “le maillot jaune” a Parigi per la quinta volta a luglio.

“Ho vinto quattro volte e sono arrivato all’età giusta per cominciare a pensare a passare la mano: vincere un quinto titolo al Tour sarebbe il modo migliore per chiudere il cerchio”, ha detto Froome.

Froome ha spesso insistito sul fatto che sarebbe tornato al Giro d’Italia prima di chiudere la carriera professionisti ma ora, dopo il Tour 2019 ha in mente un altro obiettivo:

“La corsa su strada delle Olimpiadi a Tokyo, che sembra davvero difficile”.

Froome è attualmente in Colombia, dove si sta allenando in quota prima della sua prima gara della stagione, il Tour Colombia. In programma per il Tour degli Emirati Arabi Uniti, Volta a Catalunya, Tour dello Yorkshire e Critérium du Dauphiné prima del Tour de France.

 

Froome patteggiamento per il caso salbutamolo?

Froome patteggiamento per non perdere la stagione?

Froome patteggiamento in vista tra il corridore del Team Sky dopo la non negatività al salbutamolo? Pare la soluzione più indolore

Froome Patteggiamento suggerito dalla moglie?

Froome Patteggiamento suggerito dalla moglie?

Froome patteggiamento in vista? Questa pare essere la notizia del giorno secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera. Indipendentemente dalla simpatia personale o meno verso il corridore del Team Sky è palese che il momento non sia dei più facili. Criticato su più fronti, isolato dai compagni in ritiro a Maiorca, Froome si sta buttando completamente in allenamenti stremanti e si trova ora a un bivio. Onestamente è difficile pensare che la situazioni porti ad un nulla di fatto, è impossibile che i risvolti sulla elevata quantità di salbutamolo trovato nelle urine del corridore al temine della diciottesima tappa siano assenti.

Raggiungere 2.000 ng/ml rilevati quel giorno con gli otto «puff» leciti di Ventolin previsti dal regolamento pare pressoché impossibile. L’idea che la positività sia legata a disfunzioni renali come ipotizzato da Dave Brailsford (boss del Team Sky).

La parola è in mano ai LADS (ossia il servizio legale della UCI) ma sembra francamente impossibile che questa autorità decida di soprassedere su questa imbarazzante situazione. Quindi l’idea iniziale di sottoporsi a un test in laboratorio per valutare il rapporto tra salbutamolo assunto e quello secreto nelle urine sembra ormai tramontata in quanto un eventuale insuccesso del test significherebbe incassare l’accusa di doping doloso con una conseguente squalifica tra i 12 e i 24 mesi (oltre a perdere la Vuelta 2017 e il bronzo nella crono mondiale di Bergen).

Ora pare che la palla sia in mano a Michelle Cound (moglie e manager del ciclista) che starebbe spingendo per la via dell’«Acceptance of Consequences» in sostanza un patteggiamento con ammissione di negligenza che consentirebbe di evitare un lungo e rischiosissimo processo davanti al Tribunale Indipendente Antidoping.

Spunterebbe quindi la figura di un mediatore (scelto proprio dalla Cound) di altissimo livello tra atleta e federazione andando a scavalcare sia Mike Morgan (l’avvocato personale del Kenyano) e lo stesso Team Sky.

Froome patteggiamento? Squalifica di 6 mesi?

Parrebbe che questa nuova linea vada a portare Froome a accettare una squalifica di cinque o sei mesi (che andrebbe a cadere nei mesi invernali) perdendo però la Vuelta a favore del nostro Vincenzo Nibali e la medaglia Mondiale (che andrebbe al portoghese Oliveira). Naturalmente Froome si autosospenderebbe  dalle gare fino al patteggiamento, quando invece il regolamento gli consentirebbe di correre.

La posizione della moglie potrebbe fungere anche da scudo per proteggere il marito da un potenziale linciaggio mediatico per un eventuale debutto stagionale sub judice, ritenuto «nocivo per tutto il ciclismo» dal presidente Lappartient.

Si tratta di capire se il “mediatore” possa considerare valida una pena così ridotta; va infatti ricordato che per un sovradosaggio inferiore del medesimo farmaco l’italiano Diego Ulissi scontò nove mesi di pena.

Ad ogni modo se passasse questa linea di condotta la squalifica di Froome partirebbe dal 20 settembre (giorno della sua ultima competizione in linea): se la sanzione fosse pari a 6 mesi l’inglese potrebbe correre sia Giro d’Italia che Tour de France; nove mesi gli farebbero perdere il Giro mentre un anno lo farebbero tornare nel circus delle due ruote nel 2019.

Froome patteggiamento? La smentita del britannico «È completamente falso»

Froome Patteggiamento? La smentita

Froome Patteggiamento? La smentita

Chris Froome è intervenuto sulla propria pagina di Twitter per smentire la ricostruzione pubblicata oggi dal Corriere della Sera di cui vi abbiamo dato abbondate resoconto: «Ho visto l’articolo sul Corriere della Sera questa mattina: è completamente falso».

Ciclismo truccato? Ci pensa Peraud

Ciclismo truccato? Torna di moda il doping-tecnologico e si muove l’UCI

Ciclismo Truccato

Ciclismo Truccato, ci pensa Peraud

Ciclismo truccato? A risollevare la questione la recente uscita del libro di Philip Gaimon che ha portato un attacco frontale a Fabian Cancellara e sollevato sospetti sul mondo delle due ruote. La caccia ai famigerati motorini è una battaglia che da un po’ di tempo tocca al ciclismo amatoriale e professionistico. David Lappartient, nuovo capo del ciclismo mondiale ha deciso di alzare il livello d’attenzione sul tema, ritenendo insufficienti le misure adottato dal suo predecessore, il britannico Brian Cookson.

Ciclismo truccato? dubbi del metodo Cookson!

Durante l’era Cookson l’UCI ha portato avanti la battaglia al doping tecnologico con l’ausilio di tablet con installato un software realizzato appositamente da una startup di Birmingham. Il table avvicinato alla bicicletta sarebbe in grado di individuare la presenza di un motorino nascosto e con questa metodologia sono stati eseguiti migliaia di controlli senza trovare nulla di anomalo salvo un motorino di vecchia generazione durante i Mondiali di ciclocross del 2016.

Una inchiesta condotta congiuntamente da Corriere della Sera,  la tv tedesca ARD e a quella francese France 2 però ha sollevato sospetti sull’efficacia del modello applicato sollevando la problematica dall’incapacità di individuare le ruote ad induzione magnetica.

Ciclismo truccato? Arriva Peraud

David Lappartient ha deciso di sollevare dall’incarico Mark Barfield, britannico come Cookson, responsabile dei controlli anti motorino poco efficaci, al suo posto ecco spuntare l’ex corridore francese che arrivò secondo nel Tour vinto da Vincenzo Nibali, Jean Christophe Peraud. Durante la sua carriera, sia come biker che poi nel ciclismo su strada,  Peraud, ha lavorato come ingegnere per importanti aziende tra cui la multinazionale dell’energia Areva.

Responsabile della lotta alle frodi tecnologiche e del settore materiali, sarà la carica che ricoprirà il francese che ha dichiarato: “ho sempre voluto tornare a lavorare nel ciclismo e questa sfida mi entusiasma e soddisfa le mie ambizioni. Impegnerò tutte le mie competenze nell’ingegneria e nello sport in questo nuovo ruolo. L’Uci ha già una politica efficace in materia di attrezzature e di lotta contro le frodi tecnologiche, ma sono convinto che si possa migliorare”

 

Ciclismo, Federazione indebitata per 2,7 milioni!

Ciclismo in difficolta? Di Rocco: “non tagliamo i fondi!”

Ciclismo

Ciclismo, Federazione Italiana

Ciclismo situazione critica per la Federazione? Secondo indiscrezioni, pare che il debito sia di circa 2,7 milioni di euro, una cifra assolutamente alta e che, pare, il CONI abbia imposto di ripianare in tempi brevi (e di cui il bilancio previsionale dello scorso maggio non riportava, pare, traccia).

Secondo quanto riportato da Corriere della Sera, Di Rocco ha cosi dichiarato: “La società di certificazione ha spostato delle partite finanziarie pretendendone l’immediato risanamento. Per il codice civile potremmo agire diversamente ma il Coni non sente ragioni. Attueremo un piano industriale di risanamento, ma dovranno darci una mano: l’hanno fatto con altre Federazioni”.

Le richieste del CONI possono consentire due vie: incrementare le quote associative e la tassazione delle gare oppure tagliare i fondi per la programmazione agonistica (e di conseguenza il programma per il ciclismo Olimpico per Tokio 2020). Il timore è che, se dovesse passare la seconda linea, a farne le spese sarebbe il ciclismo su pista che, nonostante i buoni risultati, è sempre un po’ in balia degli eventi.

Di Rocco, però, tranquillizza tutti: “Non fermeremo l’attività olimpica, non taglieremo i fondi ai ragazzi della pista e ai loro sogni di medaglia a Tokyo. Troveremo i soldi altrove“.

A pesare sulle casse del ciclismo Italiano ci sarebbe un personale numericamente importante, le entrate ridotte dagli sponsor (si parla di appena 100mila euro nel 2017) e ancora la sfortunata parentesi dei Mondiali di Firenze 2013.