Elia Viviani nel mirino la Milano-Sanremo

 

Elia Viviani punta alla Sanremo

Elia Viviani ha stilato un calendario fitto di appuntamenti con l’obiettivo della Milano-Sanremo e delle Olimpiadi di Tokyo 2020

Elia Viviani (fonte pagina twitter)

Elia Viviani (fonte pagina twitter)

Elia Viviani farà il suo esordio stagionale in Australia dove, incendi permettendo, sarà al via del Tour Down Under 2020. La corsa dei canguri avrà domenica il succulento antipasto con la Schwalbe Classic per poi, da martedì 21 a domenica 26, svolgersi lungo sei interessanti tappe.

L’atleta classe 1989 sfoggerà in quell’occasione la nuova maglia di campione europeo griffata Cofidis, la nuova squadra del veronese con cui vuole trionfare alla Milano-Sanremo. La corsa australiana sarà infatti il primo di una serie di test per arrivare preparato alla classicissima. Down Under prima, Tour dell’Oman dall’11 al 16 febbraio e Tirreno-Adriatico dall’11 al 17 marzo saranno le prove principali con cui approcciare la Sanremo.

Il calendario di Elia prevede anche la “campagna belga” con, nell’ordine, Driedaagse Brugge-De Panne, Gand-Wevelgem, Dwars door Vlaanderen eGiro delle Fiandre.

Il test australiano sarà assolutamente probante in quanto la lista dei partenti annovera velocisti di primissimo piano come il tedesco André Greipel, Caleb Ewan e Sam Bennett. Elia potrà affidarsi ai compagni Fabio Sabatini e Simone Consonni.

Viviani, dopo il Down Under, resterà nel continente dei canguri per prendere parte il 30 gennaio alla Race Torqua e il 2 febbraio alla Cadel Evans Great Ocean Race.

Sarà un programma intenso quello del veronese che vuole ben figurare con i colori della Cofidis per arrivare al contempo pronto per l’appuntamento delle Olimpiadi di Tokyo dove sogna di bissare l’oro nell’Omnium senza trascurare la Madison in coppia con il compagno (anche di team) Simone Consonni.

Nel ricco calendario di Viviani è stato inserito anche il Giro d’Italia dopo che in un primo momento sembrava che il velocista volesse concentrarsi su Tour e Olimpiadi. L’obiettivo della Grande Boucle non è per ora annullato ma certamente sarà importante dosare bene le forze visto la quantità di impegni previsti durante la prima parte di stagione che prevedono anche il Tour de Suisse.

 

Il 2020 di Elia Viviani

  • Tour Down Under (21-26 gennaio)
  • Race Torquay (30 gennaio)
  • Cadel Evans Great Ocean Race (2 febbraio)
  • Tour of Oman (11-16 febbraio)
  • Tirreno-Adriatico (11-17 marzo)
  • Milano-Sanremo (21 marzo)
  • Driedaagse Brugge-De Panne (25 marzo)
  • Gent-Wevelgem (29 marzo)
  • Dwars door Vlaanderen (1 aprile)
  • Giro delle Fiandre (5 aprile)
  • GP Francoforte (1 maggio)
  • Giro d’Italia (9-31 maggio)
  • Giro di Svizzera (6-14 giugno)
  • Tour de France (27 giugno-19 luglio)
  • Olimpiadi di Tokyo 2020

Frank Vandenbroucke e la sua triste parabola

Frank Vandenbroucke il James Dean del pedale

Frank Vandenbroucke la triste storia del campione belga dagli allori ai dolori sino alla triste morte per embolia polmonare

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke

Frank Vandenbroucke nasce a Mouscron , il 6 novembre 1974e cresce a Ploegsteert nelle Fiandre, il padre fa il meccanico in un team locale e lo zio è Jean-Luc Vandenbroucke ciclista su strada e pistard belga ed inevitabilmente il ciclismo è fin dall’origine nel suo DNA.

Fin da piccolo il destino gli mette di fronte una strada impervia: a quattro anni, mentre pedala in sella alla sua bicicletta viene travolto da un’auto da rally.

Il piccolo Frank subisce quattro operazioni al ginocchio e trascorre tre mesi in ospedale la leggenda vuole che non abbia mai pianto quel giorno se non quando i medici gli tagliano i pantaloncini da ciclista.

Quel problema al ginocchio lo accompagnerà per tutta la vita, sarà il primo avversario da battere quando sale in sella.

La passione per il ciclismo esplode “tardi” in quanto in Belgio sino al 1990 non era possibile correre in bici sino al compimento dei quindici anni, ecco che Frank si dedica all’atletica nella Intesa Athlétique Hainaut. Nel 1986 si frattura il gomito ma nonostante ciò, poche settimane dopo l’incidente, vince il campionato nazionale di corsa campestre.

Compiuti i fatidici quindi anni Frank sale in sella, è il 1989 e conquista otto corse nel 1990 e quindici nel 1991, diventa campione belga nella categoria allievi e poi in quella juniores

Nel 1992 prende parte ai Campionato del Mondo juniores 1992 di Atene, vinti da Palumbo, arrivando terzo. Ormai il suo nome è sulla bocca di tutti, viene considerato il nuovo Eddy Merckx in tanti direttori sportivi hanno posato gli occhi su questo diamante, un peso duro da sopportare quando si è così giovani.

Tutto è pronto perché il mondo dei professionisti accolga questo campione predestinato e, nel 1993, a soli 19 anni, senza correre nella categoria dei dilettanti, Frank Vandenbroucke entra nel Team Lotto dello zio Jean Luc ed è già considerato tra i grandi del pedale mondiale.

Vandenbroucke lascia la Lotto a metà del 1995 per unirsi alla squadra più prestigiosa del momento, la Mapei in cui corre Johan Museeuw conquistando la Parigi-Bruxelles.

Nel 1996, nella sua terza stagione da professionista, mette nel carniere 14 successi tra cui spiccano il Trofeo Laigueglia, il Giro d’Austria, il Tour Méditerranéen e il Grand Prix de Ouest-France.

Il 1997 vede l’esordio di Frank al Tour de France (due sole partecipazioni in carriera) dove sfiora per due volte la vittoria: la prima, nella terza tappa, quando viene superato da Erik Zabel e la seconde, nella sedicesima, quando deve inchinarsi allo sprint a Christophe Mengin. La stagione ci chiude con la vittoria al Giro di Colonia e al Matteotti oltre alla Classifica generale del Tour de Luxembourg.

Il 1998 si apre con un picco di forma che porta Vandenbroucke a vincere la cronometro iniziale della Parigi-Nizza di 10,2 chilometr e la quinta tappa con arrivo in salita al Col de la Republique che vale anche il primo posto nella classifica finale della breve corsa a tappa francese.

La gamba gira a mille e qualche settimana dopo fa sua anche la Gand-Wevelgem battendo in Lars Michaelsen e Nico Mattan. La campagna delle classiche del nord fa registrare anche il secondo posto alla Freccia Vallone (preceduto da Bo Hamburger) e il sesto posto alla Liegi. Il bottino stagionale è impreziosito anche dalla Classifica generale alla Vuelta a Galicia e al Tour de la Région Wallonne.

Le premesse e le promesse sono mantenute e nel 1999 passa alla Cofidis con un contratto triennale a cifre importanti. A febbraio nasce Cameron (che diventerà ciclista) frutto della relazione da Vandenbroucke e Clotilde Menu i due non si sposeranno e, anzi, la relazione terminerà rapidamente.

Frank Vandenbroucke: Liegi-Bastogne-Liegi 1999

Il 18 aprile 1999 è una giornata tiepida di primavera belga, Jalabert prova la fuga solitaria mentre la Mapei lavora sodo per portare alla vittoria il capitano Michele Bartoli mentre in tanti faticano tra pendenze spaventose e biciclette difficili da governare. Tra questi spicca la maglia Cofidis di Frank che pedala (o forse danza) con la sua consueta classe. Il bordo strada trabocca di gente e passione quando Michele Bartoli, mani basse sul manubrio, prova un attacco mettendo alla frusta il gruppo che si allunga, in fila indiana.

La trama della corsa sembra rispettata quando arriva la stoccata di Frank Vandenbroucke, il casco copre i capelli biondi ossigenati del James Dean del pedale, il belga supera tutti, affianca Bartoli, i due si guardano, si controllano e Michele prova ancora a forzare ma Frank è in carrozza, pedala come solo i campioni sanno fare.

Il tracciato è in salita ma i due volano come prima di uno sprint in pianura in un duello all’arma bianca che lascerà un solo vincitore. Il belga ha le gambe che vanno da sole mentre Bartoli comincia a soffrire. sulla Redoute VDB fa letteralmente il diavolo a quattro e il favorito Michele Bartoli che, dopo due vittorie di fila, insegue la tripletta capisce di essere “spacciato”.

Quando arriva il Saint-Nicolas (dove Frank aveva promesso di attaccare) è il “grillo” Paolo Bettini a tentare l’attacco seguito da Michael Boogerd e “Vé-Dè-Bè” che prosegue nel forcing staccando l’olandese.

Nessuno può prenderlo, le sue gambe vanno al doppio, al triplo degli altri e quella vittoria entra di diritto nella storia della corsa: “avevo il vento a favore” si schermisce il belga ma tutti sanno che è semplicemente il più forte.

Frank Vandenbroucke: il Mondiale di Verona 1999

Per avvicinarsi alla rassegna iridata, Vandenbroucke prende parte alla Vuelta a España e alla corsa iberica dimostra la forma di cui gode: vince la Valencia-Teruel e la El Escorial-Avila che gli consentono di far sua anche la classifica a punti finale e di chiudere dodicesimo nella generale.

La prestazione alla corsa spagnola gli vale i galloni del favorito per i Mondiali di Verona, i riflettori di tutti sono puntati sul belga ma, segno del destino, la sfortuna inizia a voltare le spalle a Frank che al chilometro cento si tocca con il compagno di squadra Nico Mattan finendo violentemente sull’asfalto. Nell’impatto con il terreno si frattura lo scafoide ma il temperamento di VDB non lo fa mollate e, seppur in grave sofferenza, continua la corsa restando con i migliori sino allo sprint quando lo scatto di Oscar Freire brucia tutti. Frank chiude settimo.

Frank Vandenbroucke la discesa agli inferi

Vandenbroucke fa notizia già bel 1999 quando viene arrestato dalla polizia parigina per uso di droga per poi essere rilasciato.

Nel 2000 sposa Sarah Pinacci, ex modella e hostess del Team Saeco ma la relazione tra i due è tutt’altro che tranquilla.

Il passaggio alla Cofidis coincide con il miglior anno di VDB ma anche con le frizioni con il leader del team francese David Millar e con l’incontro con Philippe Gaumont, un vero cavallo pazzo (scomparso il 17 maggio 2013).

E’ proprio Philippe Gaumont, vincitore della Gand-Wevelgem nel 1997 (su cui poi farà outing sull’uso di sostanze dopanti) ad avvicinare Frank ad uno stile di vita borderline che lo porterà nel tunnel delle dipendenze. Tutto inizia con un mix fatto di Stilnoct, un sonnifero, e di alcool a cui segue l’incontro con il “Docteur Mabuse” Bernard Sainz che propina altri comportamenti sconvenienti al povero belga.

L’imbocco del tunnel è ampio, l’uscita stretta e Frank Vandenbroucke ci entra con testa e piedi iniziando una autentica e devastante Via Crucis personale.

La stagione 2000 è nettamente al di sotto delle aspettative e l’anno successivo Frank prova a cambiare aria trasferendosi alla Lampre ma la forma dei tempi d’oro è sparita e ormai l’atleta belga gareggia senza ottenere alcun risultato di rilievo e faticando a trovare estimatori. L’unico sussulto è al Campionato Belga quando chiude secondo dietro Axel Merckx cosa che fa ben sperare in vista del Tour de France che, invece, si rivela deludente con il ritiro alla decima frazione.

Nel 2001 dal matrimonio con Sarah Pinacci nasce la secondogenita Margaux ma i problemi proseguono: viene fermato in Belgio mentre corre in autostrada in compagnia del Dr “Mabuse” Sainz, da una perquisizione dell’auto vengono ritrovati farmaci successivamente identificati come proibiti mentre il dottore sosteneva fossero prodotti omeopatici. Successivamente la polizia perquisisce la casa dell’atleta rinvenendo altri farmaci illegali

Nel 2002 Vandenbroucke viene fermato due volte dalla polizia e viene trovato alla guida della sua Porsche in evidente stato d’ebrezza mentre firma con la corazzata Domo-Farm Frites dove ritrova Museeuw e Patrick Lefevère che l’anno successivo lo porta con sé alla Quick Step-Davitamon con cui arriva secondo al Giro delle Fiandre dietro a Peter van Petegem oltre quarto all’Omloop Het Volk, nono alla Dwars door Vlaanderen e ottavo al Giro del Belgio.

Il 2004 segna il ritorno in Italia alla Fassa Bortolo di Ferretti, l’accordo prevede un pagamento solo in caso di successi ma anche qui la stagione è deludente da portare al licenziamento. Il pellegrinaggio di Frank prosegue alla Mr Bookmaker formazione Continental olandese ma, nonostante gli stimoli dei manager, i risultati non arrivano.

Dopo due stagioni infruttuose arriva lo spostamento alla Mitsubishi, dove viene sospeso in seguito alle accuse della polizia belga di acquistare cocaina.

Nel 2005 la discesa è ormai inesorabile e, dopo essersi bevuto una bottiglia di Château Petrus, si inietta dell’insulina e indossa una maglia iridata per andare incontro alla morte ma viene fortunatamente salvato.

Frank Vandenbroucke e “la licenza di Tom Boonen”

Dopo aver firmato con il Team Unibet, a maggio Frank si trova senza squadra e si traferisce nella Bassa Pavese. Nel mese di luglio, durante una accesa discussione con la moglie, lascia partire alcuni colpi di pistola in aria preambolo nefasto del futuro divorzio con la Pinacci. Nell’agosto di quell’anno Frank che si è trasferito nel Pavese si iscrive ad una gara amatoriale locale, 1° Giro del Basso Pavese.

Al traguardo si presenta, con il numero 6 un ragazzo biondo e magrissimo con un fisico che non ha nulla da spartire con gli amatori, indossa pantaloncini della Landbouwkreditm e pedala su una bici Girs. La corsa si svolge in modo ordinario poi quel numero 6 attacca, stacca tutto e quando mancano 400 metri all’arrivo svolta in una stradina e abbandona la gara lasciando agli amatori il gioco della volata.

Si scopre che quel numero 6 altri non è che Frank che si è iscritto usando una licenza falsa, intestata a “Francesco del Ponte” con la foto di Tom Boonen.

Frank Vandenbroucke, il tragico epilogo

Ormai senza squadra e con la credibilità a pezzi, Frank parte per una settimana di riposo a Saly, località costiera a 70 km a sud di Dakar, in Senegal. Assieme a lui c’è Fabio Polazzi ventiquattrenne amico del belga. I due risiedono al La Maison bleue ma la sera tra l’11 e il 12 ottobre i due si dividono e Frank passa la serata in compagnia di una amica. Polazzi vede l’amico verso mezzanotte la mattina seguente il ciclista belga viene trovato morto.

Secondo indiscrezioni il ciclista rientra in hotel ubriaco con una ragazza senegalese, alle quattro della mattina la ragazza richiede un asciugamano perché Frank ha vomitato. Poi il nulla. Alle 20 Fabio viene avvisato della morte dell’amico.

La morte con cui Frank ha danzato a lungo l’ha ora raggiunto dopo averlo tristemente corteggiato.

Salobe Ngingie, il procuratore della regione di Thies che coordina l’inchiesta. Viene fermata la ragazza senegalese ha addosso soldi e due cellulari, scatta l’accusa di furto e omicidio (la seconda cadrà).

Le indagini sanciscono la causa del decesso: una doppia embolia polmonare e un problema cardiaco già presente hanno stroncato Vandenbroucke. Il braccio sinistro è crivellato dal vizio.

Il mito del ciclista maledetto, diventato campione troppo presto: Sarebbe stato meglio che fosse passato professionista a ventidue o ventitré anni, come tanti, con un po’ più di maturità” dichiara il padre Jean-Jeacques.

 un epilogo triste da immaginare ma facile da prevedere” sentenzia lo zio.

Viviani e la nuova maglia da campione europeo

Viviani sfoggia la nuova maglia da campione europeo

Viviani: “Indossare questa maglia mi rende più motivato per i miei prossimi obiettivi di questa stagione”

Viviani Campione Europeo (fonte pagina twitter Deceuninck - Quick-Step)

Viviani Campione Europeo (fonte pagina twitter Deceuninck – Quick-Step)

Viviani, fresco vincitore del titolo di Campione Europeo battendo il  compagno di squadra Deceuninck-QuickStep Yves Lampaert ha posato con la nuova divisa.

Elia, vero califfo delle volate di gruppo, si è imposto in uno sprint a ranghi ridotti regalandosi una prestigiosa maglia per la stagione 2020 che andrà andrà ad affrontare con i colori della Cofidis.

“Quando sono arrivato a Deceuninck due anni fa, avevo nella mente alcuni obiettivi e devo dire grazie al team per avermi aiutato ad ottenerli. Ho vinto nei tre grandi giri, ho conquistato il titolo nazionale e ora quello europeo. Sono felice di aver conquistato queste due prestigiose maglie che impreziosiscono il mio palmares” ha spiegato Viviani sfoggiando la maglia di campione continentale.

Considerando le difficoltà presenti nel tracciato del campionato del mondo dello Yorkshire, Elia puntava fortemente sulla prova Europea sapendo di non avere chance in quella iridata ed è andato a segno.

“Quando ho provato il percorso dei campionati del Mondo dello Yorkshire  e ho constatato quanto fosse difficile, ho messo il circoletto rosso sugli Europei. Dopo la RideLondon-Surrey Classic ero certo di avere la condizione giusta e sono felicissimo di aver ottenuto il risultato migliore” ha spiegato il veneto.

Ora Elia ha in programma due sole prove su strada: la EuroEyes Cyclassics ad Amburgo e la Bretagne Classic a Plouay una settimana dopo.

Dopo questi due appuntamenti Elia si concentrerà sulla pista con i Campionati europei di Apeldoorn ad Ottobre ed i campionati del Mondo di Minsk un mese dopo punterà al titolo dell’omnium olimpico conquistato ai Giochi di Rio 2016.

Nacer Bouhanni fuori forma parla Vasseur

Nacer Bouhanni fuori forma e fuori dalle gare

Nacer Bouhanni fuori forma, lo certifica il team manager della Cofidis Cedric Vasseur dopo alcuni test al Centro Mapei

Nacer Bouhanni fuori forma

Nacer Bouhanni fuori forma

Nacer Bouhanni fuori forma, fuori squadra? Sicuramente fuori dalle corse finché non tornerà in condizione idonea alle competizioni. Non le manda a dire il team manager Cedric Vasseur “Nacer non sta correndo perché ha bisogno di lavorare per tornare al livello che è lecito aspettarsi da un leader. Gli abbiamo fatto sostenere dei test al Centro Mapei e il risultato è stato chiaro:  non ha la tenuta necessaria per gareggiare”
Dopo il prematuro addio alla Parigi-Nizza, lo sprinter francese ha preso parte a due sole giornate (e mezza) di gara sparendo quasi dai radar del ciclismo professionisti.

 

Che Bouhanni non sia uno stinco di santo è cosa nota agli addetti ai lavori, ai colleghi e a buona parte dei tifosi del ciclismo e, a questo punto, le parole della sua squadra non aiutano nel migliorare l’opinione pubblica sul francese. Indipendentemente, però, dalla visione personale sullo sprinter transalpino, è palese che per un po’ non attaccherà un numero sul suo dorso.

“Potrebbe rientrare il 1° maggio a Francoforte – afferma Vasseur – ma per il momento si tratta solo di un’ipotesi. Dobbiamo studiare un piano per recuperare il terreno perduto: potremmo optare per uno stage in altura ma dobbiamo prima comprendere il perché del suo scarso stato di forma e apportare le necessarie correzioni”.
I fari della Cofidis sono puntati sul Tour de France: “l’obiettivo è di portarlo ai livelli che gli competono per la Grande Boucle ma ci vorrà impegno e una serie di test fisiologici. Il lavoro da solo non basta ci vuole un supporto scientifico per modulare la sua strada di avvicinamento in forza di cifre e dati concreti, così come fanno tutte le formazioni di WorldTour

Attualmente la gestione di Nacer Bouhanni è sicuramente complicata in quanto “è difficile chiedere al team di sacrificarsi per un capitano che si ferma dopo 150 chilometri. Nacer finora non è stato all’altezza di un leader, un capitano dev’essere l’ultimo a lasciare la nave e lui non lo ha fatto”.

Insomma Cedric Vasseur non le manda a dire su un Nacer Bouhanni fuori forma e che è attualmente un problema da gestire per il team: “Oggi non possiamo fare affidamento su di lui – ha concluso il team manager – dobbiamo essere orgogliosi della maglia che portiamo e onorarla al meglio e lo deve fare anche lui”

Wildcard per Tour de France 2018

Wildcard per Tour ecco le Quattro formazioni

Wildcard per Tour 2018: ecco le formazioni invitate al Tour de France 2018 in programma dal 7 al 29 luglio

Wildcard per Tour 2018

Wildcard per Tour 2018

Wildcard per Tour 2018 con una comunicazione non attesa la ASO, la società che si occupa di organizzare la Grande Boucle, ha reso noto le formazioni che potranno giovarsi dell’invito alla corsa francese.
Saranno quattro i team
Professional invitate al prossimo Tour de France, in programma dal 7 al 29 luglio che prenderà il via a di Noirmoutier en l’Ile: le francesi Cofidis Solutions Crédits, Direct Énergie e Fortuneo-Samsic e la belga Wanty-Groupe Gobert.

La partecipazione dei tre sodalizi transalpini, guidati da Bouhanni, Calmejane e Barguil, vi era pressoché certa mentre permaneva maggior incertezza sull’attribuzione dell’ultimo slot disponibile.

Il team belga di Jean-François Bourlart ha dunque avuto la meglio sul neonato Vital Concept Cycling Club capitanato da Bryan Coquard, che aveva velleità di prender il via alla competizione transalpina.

Wildcard per Tour 2018: tutte le squadre al via della Grande Boucle

AG2R La Mondiale
Bahrain Merida Pro Cycling Team
BMC Racing Team
BORA – hansgrohe
Cofidis
Dimension Data
Direct Energie
FDJ
Fortuneo – Samsic
Lotto Soudal
Mitchelton-Scott
Movistar Team
Quick-Step Floors
Team EF Education First-Drapac p/b Cannondale
Team Katusha – Alpecin
Team LottoNL-Jumbo
Team Sky
Team Sunweb
Trek – Segafredo
UAE-Team Emirates
Wanty Group Gobert

Cédric Vasseur general manager della Cofidis

Cédric Vasseur è il nuovo general manager della Cofidis

Cédric Vasseur

Cédric Vasseur

Cédric Vasseur è il nome nuovo per la Cofidis che, dopo un paio di stagioni in cui i risultati sono stati ben al di sotto delle aspettative e del budget a disposizione, ha deciso di cambiare rotta affidando la gestione del team ad un volto noto. Cédric Vasseur che proprio nella Cofidis ha militato tra il 2002 e il 2005 dopo aver abbandonato l’attività agonistica nel 2007 è stato  per due anni presidente dell’Associazione dei Corridori Professionisti nonché commentatore tecnico in televisione. L’ex corridore, figlio di Alain Vasseur, prende il posto di Yvon Sanquer, che era in carica dal luglio del 2012.

Thierry Vittu, presidente di Cofidis Compétition ha commentato la scelta: ” La decisione di affidare il team a Cédric Vasseur è stata ben ponderata e sono felice di attribuire questo importante ruolo a una persona che conosco personalmente da parecchi anni. Abbiamo in comune gli stessi valori e la visione del mondo del ciclismo, questa è una sfida importante e lui è stato prontissimo ad accettarla con determinazione e tanta voglia di lavorare. C’è già molta sintonia, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e questi sono ottimi propositi per iniziare una simile collaborazione”.

 

Aggiornamento sulle condizioni di Bouhanni

Abbiamo parlato ieri della caduta di Nacer Bouhanni, secondo i bollettini medici il francese ha riportato una forte commozione cerebrale ma sono escluse fratture. Questa mattina il corridore della Cofidis soffriva di un forte mal di testa dovuto, appunto, al trauma ma i sanitari hanno deciso di procedere comunque con le dimissioni dall’ospedale.
Sono comunque già programmati fra due giorni ulteriori esami clinici per valutare l’andamento del trauma e stabilire in modo più preciso i temi e i modi di recupero.

 

 

Paura per Bouhanni

Attimi di paura per Nacer Bouhanni o al Tour de Yorkshire 2017, il francese è caduto rovinosamente a circa 20 chilometri dalla conclusione della tappa di oggi, rimanendo immobile a terra privo di sensi. Tempestivi i soccorsi, il corridore della Cofidis che è stato trasportato all’ospedale più vicino. Fortunatamente durante il trasporto in ambulanza il corridore ha ripreso conoscenza.