Disfunzione erettile e pratica del ciclismo

Disfunzione erettile il ciclismo non crea problemi

Disfunzione erettile e problematicità varie dell’apparato genitale maschile sono spesso state (erroneamente) collegate alla pratica del ciclismo sia a livello competitivo che amatoriale.

Disfunzione erettile e ciclismo non hanno alcuna correlazione:

Disfunzione erettile e ciclismo non hanno alcuna correlazione:

Disfunzione erettile e ciclismo non hanno alcuna correlazione: gli studi scientifici in materia hanno prima evidenziato che la pratica del ciclismo non aumenta il rischio di ammalarsi di tumore del testicolo e ora hanno certificato che non mette a repentaglio la potenza sessuale dell’uomo.

Alcune pubblicazioni avevano avanzato l’ipotesi che il ciclismo potesse favorire lo sviluppo della disfunzione erettile ma gli studi più recenti hanno allontanato questa ipotesi.

Secondo quanto pubblicato sul Journal of Urology”, a seguito di uno studio svolto su un campione di ciclisti è stata paragonata con quella dei nuotatori e dei runner, le due ruote ottengono il semaforo verde.

“I benefici legati all’utilizzo della bicicletta superano di gran lunga i potenziali rischi”, hanno messo nero su bianco gli autori della ricerca. Lo studio ha evidenziato come i campioni di risultati sono identici per le varie tipologie di atleti.

 

Disfunzione erettile: i principali sintomi

  • Intorbidimento del pene
  • Formicolio e insensibilità nella regione perineale
  • Diminuzione del flusso dell’urina
  • Impotenza, anche solo temporanea

Disfunzione erettile: accorgimenti

  • Alzarsi  dal sellino e cambiare spesso posizione del corpo.
  • Approfittare di ogni occasione, come un passaggio a livello chiuso, per alzarsi.
  • Indossare un abbigliamento adeguato: pantaloncini imbottiti.
  • Utilizzare, in caso di insorgenza di sintomi, dei sellini “specifici”.

Disfunzione erettile e urinarie: la bicicletta non le compromette

L’indagine è stata svolta su quattromila uomini sportivi: ciclisti, nuotatori e corridori provenienti dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda.

Dopo la verifica sui questionari, gli urologi sono arrivati a determinare che lo stato di salute sessuale e urinaria degli adulti arruolati nello studio non presenta differenze significative in base allo sport praticato.

L’unica differenza emersa è una maggiore predisposizione dei ciclisti a sviluppare la stenosi dell’uretra, il canale che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno: passando per la prostata e il pene.

La stenosi, nel tempo, può comportare un aumento della resistenza al flusso di urina o sperma e richiedere il trattamento chirurgico per ripristinare un diametro sufficiente del canale.

La quantità di esercizio svolto non influenza sull’insorgere del problema: tra sportivi ad alta intensità e amatori la ricorrenza della disfunzione è del tutto comparabile

L’intorpidimento dei genitali come «spia» di problemi futuri è stata segnalata più spesso dai ciclisti occasionali, mentre è risultata meno ricorrente al crescere del tempo trascorso sui pedali.

Benjamin Breyer, urologo dell’Università della California e coautore dello studio ha affermato che: “il ciclismo offre enormi benefici cardiovascolari e un basso impatto sulle articolazioni”.

Interessante è quanto venne stabilito dall’Università di Glasgow (studio pubblicato sul British Medical Journal) che sottolineò come l’uso delle due ruote fosse legata a una minore incidenza di tumori e di malattie cardiache.

Quindi: ciclisti tranquilli, la bicicletta fa solamente bene!

 

Ciclismo sport di merda? Le urla del DS

Ciclismo sport di merda? urla il ds del team Unicash

Ciclismo sport di merda? il DS del team Unicash due C ha spronato in maniera energica i suoi corridori, finendo dritto dritto sul web

Ciclismo sport di merda?

Ciclismo sport di merda?

Ciclismo sport di merda? Un video curioso sta impazzando sui social network. E’ stato registrato durante la XX edizione della “Coppa Bettini – 2° Trofeo Maglificio on Sport” trofeo juniores andato in scena la scorsa domenica a Livorno.

Pioggia battente e freddo pungente hanno fatto da cornice per la prova giovanile vinta da Lorenzo Zega del team Unicash Due C ma il vero protagonista non è stato il giovane atleta bensi il suo DS  Massimo Salvadori, protagonista di un video che ha fatto letteralmente il giro dei social.

Metti un rapporto più agile e fai girare le gambe che ti stai imballando. Forza – le parole rivolte ad un suo ciclista – dai uno scatto e vai là davanti e mettiti un po’ a menare, come abbiamo fatto in allenamento, uguale e identico e vedi che ti passa il freddo“. Pochi istanti dopo, ecco arrivare all’ammiraglia un altro corridore della squadra: “Lo so che hai freddo, non ci posso fare niente. Vuoi venire un po’ in macchina? Vuoi qualcosa di caldo? Adesso ci fermiamo al bar e ci prendiamo un the. Vai in testa e mettiti a menare, non stare a ruota. Lo so che hai freddo, ma ci vuole grinta. Il ciclismo è uno sport di merda“.

 
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Bulli spingono ciclista nel fosso da auto in corsa

Bulli spingono un incolpevole ciclista in un fosso

Bulli spingono un ciclista in un fosso, fatto incredibile in Inghilterra che ha scatenato l’indignazione del Web. Sul caso stanno indagando le autorità britanniche

Bulli spingono

Bulli spingono

Bulli spingono un ciclista in un fosso, un gesto spaventoso e gravissimo che lascia senza parole non solo gli appassionati di ciclismo ma tantissime persone che si sono imbattute nel video online. Negli ultimi giorni è stato messo on line un video molto forte e che indigna a prescindere dalle proprie passioni sportive.

Bulli contro ciclista, le autorità non hanno ancora preso provvedimenti in merito

Il video che sta circolando in queste ore sui social network (la pagina LBC)presenta un gruppo di ragazzi che, probabilmente per combattere la noia, girano nelle campagne inglesi in cerca di emozioni. Emozioni trovare a scapito di un malcapitato ciclista. Spesso si parla di inciviltà di alcuni ciclisti ma nella fattispecie lo sventurato corridore non si era macchiato di nessun atteggiamento negativo. Il ciclismo non c’entra nulla ma viene eseguito un gesto banale, cattivo, che avrebbe portato a conseguenze nefaste per il ciclista sfortunato protagonista della vicenda.

Nel video si sentono i ragazzi in macchina che confabulano poi uno del branco incita un amico a rallentare la marcia e ad avvicinarsi ad un ciclista addocchiato al bordo della strada. A quel punto uno dei bulli si affaccia dal finestrino e spintoma lo sportivo che, ignaro di quanto gli stia per accadere, non presta alcuna difesa e finisce direttamente nel fosso al lato della banchina.

Naturalmente, dopo questo gesto “di enorme coraggio” i ragazzi non solo non si fermano per controllare le condizioni dell’uomo rovinosamente caduto nel fossato ma scoppiano in fragorose risate. Il conducente, minimamente pentito del gesto, accelera tra le risa di scherno dei bulli compagni di bravata. I media inglesi che hanno documentato l’accaduto è riportato che per fortuna il ciclista non è rimasto ferito dalla bravata di questi giovani bulli.

Le autorità inglesi sono state subito interpellate dalle associazioni di appassionati di ciclismo, inglesi e non, per rintracciare i ragazzi ma ad oggi non c’è ancora stato alcun fermo e nessun provvedimento a carico di questi bulli.

Ciclismo migliora il sesso per le donne?

Ciclismo migliora il sesso per le donne!

Ciclismo migliora il sesso per le donne: ora uno studio lo prova! Chi pratica il ciclismo ha meno possibilità di avere disfunzioni sessuali, discorso similare per gli uomini

Ciclismo migliora il sesso

Ciclismo migliora il sesso

Ciclismo migliora il sesso per le donne? Si! Questo è quello che emerge da uno studio condotto su un campione di 3.118 donne di tutto il mondo paragonando nuotatori e podisti ai ciclisti.

 

Tra le donne il 53% (1.656) delle intervistate ha dichiarato di praticare il ciclismo a bassa intensità mentre il 13% (409) ha parlato di alta intensità che avevano pedalato da almeno due anni effettuando più di tre uscite a settimana, con una percorrenza di oltre 25 miglia.

“Abbiamo scoperto che la durata della strada percorsa era associata a una migliore funzione sessuale, misurata da un questionario comune e validato”, ha detto il ricercatore Thomas W. Gaither, uno studente di medicina della University of California, San Francisco (UCSF)

La notizia imita uno studio all’inizio dell’anno che ha scoperto che gli uomini che pedalavano non erano a rischio di disfunzioni sessuali permanenti pur incappando in qualche intorpidimento durante le uscite in bicicletta. Naturalmente anche le donne possono risentire di qualche disturbo per via della posizione di contatto dei genitali con il sellino.

Nello studio pubblicato nel Journal of Sexual Medicine, Gaither ha spiegato che queste non sono motivi di grande preoccupazione: “Questi risultati possono essere considerati da alcuni come minori, tuttavia, le piaghe da sella e le infezioni possono inibire l’attività sessuale. Se potessimo trovare un modo per prevenire le piaghe da decubito e le infezioni, crediamo che il ciclismo possa migliorare la salute sessuale delle donne “.

Le donne possono gioire insieme alle loro controparti maschili che il ciclismo, se mai, porta a un miglior sesso. È tempo di fare un giro, pensiamoci!

 

VAR dal calcio al ciclismo: ecco il Grande Fratello

VAR dal calcio ecco un nuovo modello per il ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo: l’occhio elettronico inserito nel mondo del pallone viene permutato dall’UCI per controllare eventuali scorrettezze in corsa

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio al ciclismo

VAR dal calcio passa al ciclismo? Si effettivamente il titolo è corretto, niente rigori per “falli” durante le volate ma qualche espulsione potremmo anche vederla. Pare possa arrivare una rivoluzione o per lo meno una nuova era per il ciclismo che, sabato, in occasione della Milano-Sanremo del centenario vedrà esordire una nuova figura: il giudice dell’UCI addetto alle immagini TV.

La notizia è stata resa ufficiale da La Gazzetta dello Sport, che organizza la classicissima di primavera e vedrà la nuova figura impegnata in un apposito camion “regia” con una decina di monitor a disposizione e che dovrà rispondere direttamente a Martjn Swinkels, presidente di giuria.

L’obiettivo è quello di poter intervenire in tempo reale su eventuali scorrettezze o situazioni di gara al limite del regolamento un po’ come avviene nel mondo del calcio per valutare gol fantasma o episodi da calcio di rigore.

Il sistema varrà per le cinque classiche Monumento (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia), i tre grandi giri (Giro, Tour, Vuelta) e il Mondiale.  Insomma il Grande Fratello entra nel ciclismo non per le “prodezze” di Ignazio Moser ma per aumentare i controlli, vediamo cosa accadrà!

 

VAR dal calcio al ciclismo: cos’è?

Il VAR, acronimo di Video Assistant Referee, è stato approvato dall’IFAB (International Football Association Board) nel giugno 2016 ed è un sistema di supporto all’arbitro mediante l’impiego di strumenti tecnologici (tv, in parole semplici) sotto la supervisione di due assistenti.

In Italia l’ok definitivo allo sbarco del VAR in Serie A e Coppa Italia è arrivato nel mese di giugno 2017, con contestuale abolizione degli addizionali (gli arbitri di porta).

Lo scopo dell’utilizzo del VAR è quello di correggere eventuali decisioni chiaramente sbagliate o segnalare episodi gravi o importanti sfuggiti all’occhio dell’arbitro.

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva per la redazione di ciclonews

Giorgia Fraiegari intervista esclusiva con la nostra redazione in cui ci racconta il suo amore per la bicicletta, le amicizie nate nel gruppo con le nuove compagne

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari intervista

Giorgia Fraiegari già nostra ospite qualche mese fa ci è venuta a trovare per raccontarci della sua esperienza nel nuovo team.

Ciao Giorgia, grazie per aver accettato la nostra intervista, nuova stagione, nuova squadra come è partita questa stagione.

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio. Eh si stagione nuova e nuovo team. E’ un bel gruppo tutto di atlete giovanissime con tanta voglia di imparare, ci sono tanti stimoli che fanno pensare ad un anno molto positivo.

Il ciclismo insegna a rialzarsi dopo le cadute. è solo un luogo comune?

Credo che se da una parte iniziare a praticare il ciclismo sia una scelta quasi insita nel DNA di una ragazza, dall’altro credo che questo sport abbia davvero una grande funzione formativa. Spesso si vedono ciclisti o cicliste che cado e incuranti del dolore riprendono la loro bicicletta e portano a termine una corsa, ecco questa idea va lentamente a diventare uno stile di vita nello sport e nella quotidianità, quindi non dire che non è per nulla un luogo comune.

Spesso il ciclismo rosa paga un po’ in termini di visibilità rispetto ai colleghi maschi, che ne pensi.

Guarda uno dei valori più importanti che penso il ciclismo sia in grado di trasmettere è proprio quello dell’ugualianza e del merito, il messaggio di parità tra uomo e donna è una cosa molto importante e penso che in questo lo sport sia un ottimo veicolo del concetto. Noi ciclista ma posso dire tutte le sportive donne, stiamo molto attenti a mantenere ben alto questo concetto. Il ciclismo femminile italiano sta attraversando un ottimo periodo e confido che i media possano aumentare la visibilità delle nostre imprese sportive.

Spesso di parla del ciclismo come di uno sport individuale ma non è cosi, hai un aneddoto sullo spirito di squadra?

Beh si molti parlano del nostro sport come di uno sport individuale ma non è assolutamente cosi, ho un ricordo particolarmente importante che mi lega in modo emotivamente forte al Giro di Toscana, la corsa non è andata come immaginavamo, il risultato non è stato dei migliori ma proprio in quella occasione il riuscire a condividere con le mie colleghe e (soprattutto) amiche di team le emozioni, mi hanno fatto sentire davvero il senso di appartenenza, come in una famiglia.

In una precedente intervista ci avevi raccontato del bel rapporto con tuo padre, che ti ha ispirata nello scegliere il ciclismo, ci racconti qualcosa di lui?

Mio papà ha un carattere molto forte e deciso e per questo può accadere di scontrarci ma condividere con lui questa passione è sicuramente una cosa positiva e assolutamente speciale. A lui e a mia madre devo tutto quello che ho e quello che sono. Loro mi sono sempre venuti incontro per assecondare la mia passione e permettendomi di fare tante nuove esperienze.

Come ti trovi nel nuovo team?

In realtà dobbiamo ancora conoscerci bene, però per il momento mi sembrano veramente tutte delle brave persone, e le mie nuove compagne sono state molto carine alla prima gara di stagione. Mi sto trovando molto bene sia in allenamento che nel tempo libero, credo ci sia un buon feeling nel gruppo e questo si trasmette anche alle nuove atlete come la sottoscritta.

Come riesci a unire ciclismo e studio?

Non è semplice perché tra allenamenti e corse, ritiri e sessioni di palestra vi posso garantire che il tempo è davvero super pieno. Poi un po’ di riposo ci vuole ma l’idea di continuare la mia carriera scolastica per me è basilare. Sono iscritta alla facoltà di Scienze Motorie e devo dire che la materia mi sta davvero entusiasmando, a volte riuscire a conciliare studio e sport può essere faticoso ma anche molto appagante.

Quali sono gli obiettivi per questo 2018 di Giorgia Fraiegari?

L’anno scorso verso fine stagione ho ottenuto diversi piazzamenti, quindi il mio obiettivo principale è sicuramente quello di far meglio. Ho un carattere abbastanza deciso, fin da piccola ho sempre avuto una tensione verso il miglioramento personale che probabilmente mi ha permesso di potermi confrontare con le migliori atlete al mondo. Mantengo sempre l’umiltà e la voglia di imparare e crescere e spero che questo 2018 possa consentirmi di tornare utile per le mie compagne di squadra e farmi fare un ulteriore passo in avanti.

 

 

Debora Silvestri intervista per ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews

Debora Silvestri intervista esclusiva della redazione di ciclonews con il giovane talento del ciclismo italiano che ci racconta della sua passione per le due ruote

Debora Silvestri

Debora Silvestri

Debora Silvestri intervista esclusiva con il giovane talento del ciclismo italiano in cui ci racconta di come è nata e come sta evolvendo la sua passione per il ciclismo. Debora ci ha raccontato dell’incontro fortuito col ciclismo su strada che fin da subito l’ha colpita diventando una passione veramente viscerale.

Ciao Debora, grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport? 

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Tutto è nato perché mio padre è un grande appassionato di ciclismo e fin da quando ero molto piccola uscivo in sua compagnia per delle passeggiate in bicicletta. Un giorno, durante una delle nostre gite, siamo arrivati in un luogo dove di stava allenando una squadra di ciclismo, ci siamo fermati ad osservarli e da li è partito il mio amore per il pedale. Ho guardato mio padre e gli ho detto: “voglio una bicicletta come quella”. Ero ancora piccola e mio padre mi ha suggerito di attendere ancora un anno. Fremevo dalla voglia di iniziare così quando sono salita in sella non ho più mollato. Ho iniziato da G1 e nel 2018 saranno 14 anni che corro in bicicletta.

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno. Quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

 

Il ciclismo è uno sport che richiede tanto impegno e sacrificio e per un adolescente comporta tante piccole scelte che in parte vanno a influenzare questi anni: dallo stile di vita sano, a qualche rinuncia alle feste o ad uscire con gli amici perché magari ti devi allenare. Queste rinuncia in realtà non sono tali perché se ami una cosa poi nulla ti pesa.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare? 

Una cosa è certa: il ciclismo è una scuola di vita, ti forma il carattere, ti educa ad essere indipendente. Capita spesso di dover essere lontano da casa, di doverti arrangiare o dover entrare in relazione con persone nuove e che non conosci. Lentamente capisci che il mondo del ciclismo è una seconda casa, una seconda famiglia da cui puoi imparare tante cose. Lo suggerirei ad una ragazza perché penso che il ciclismo sia uno di quei pochi sport che ti insegna e ti faccia diventare veramente una donna con la “D” maiuscola piena di valori e che si sa bastare da sola

C’è una corsa che Debora Silvestri ricorda con particolare piacere?

Si direi proprio  la prima volta che sono salita su una bicicletta da corsa con le tacchette. Ero un pò impacciata e facevo fatica a capire il meccanismo “agganciare-sganciare” ma dopo che avevo imparato non mi riuscivano più a fermare. Insomma una cosa che mi è entrata nel cuore e non la scorderò mai,

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Ascolti qualche genere musicale in particolare?

Nel tempo libero mi piace uscire con le mie amiche per negozi o anche solo al bar per scambiarci gli ultimi pettegolezzi, mi piace la musica e devo dire che ascolto un po’ di tutto dal pop al rap ai cantanti italiani

Come si trova Debora Silvestri nel team?

Nel mio team mi trovo benissimo, oltre a condividere chilometri e chilometri ci divertiamo, siamo un gruppo unito e con grandi potenzialità, con loro non ci si annoia mai e le trasferte sono più che piacevoli da condividere

Quali sono i prossimi obiettivi professionali per il 2018?

I miei obbiettivi per questo 2018 sicuramente è migliorarmi, il salto di categoria si farà sentire ma io cercherò di essere pronta e a disposizione della squadra in ogni gara e perché no se capita mi leverò anche io qualche soddisfazione

 

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti recensione

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti di Ilario Luperini

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti ultimo libro Ilario Luperini in cui si narrano le vicende del Giro d’Italia, ecco la recensione.

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti è l’ultima fatica letteraria di Ilario Luperini storico appassionato di ciclismo che ha messo su carta la sua visione del ciclismo e del Giro d’Italia.

Sono tre i nuclei narrativi attorno ai quali si stende il libro: le suggestioni della corsa, i sogni, le sconfitte e le vittorie; i dubbi e le riflessioni su quello che ne sarà del nostro sport segnato dal doping e dall’esasperazione della tecnica; le emozioni di tempi lontani e di luoghi storici.

Il libro analizza quel sentimento che permane negli appassionati che, incuranti di distanze e avversità meteo si spingono lungo le strade del Giro per vivere in diretta, in un battito di ciglia, il passaggio del plotone.

La partecipazione lungo le strade del Giro ha il sapore di una grande festa popolare, fatta di canti, di carne alla brace, di abbondanti bevute. Una festa in cui il tifo si sposa alla voglia di passare qualche ora spensierata, in cui il vicino di gomito, con il quale si è gareggiato fino a un momento prima alla ricerca del posto migliore di osservazione, non è mai un avversario, anche se tiene per un campione diverso”.

Il ciclismo, sport popolare e popolano per definizione, viene raccontato come una odissea epica e poetica che corre nelle vene degli appassionati e lungo sentieri di asfalto per la penisola.

Il libro risulta scorrevole, impregnato di passione e di amore per le due ruote. Scritto da un appassionato per degli appassionati ripercorre perfettamente questo fenomeno popolare di epica memoria.

“Nel 2018 il Giro partirà da Israele. E sarà dedicato a Gino Bartali per le sue imprese extra sportive che hanno consentito di salvare molti ebrei. Una buona notizia, in nome dell’antirazzismo. Un sentimento che dovrebbe essere patrimonio di tutto il paese. Ma purtroppo così non è. Molti sono i preoccupanti episodi di rigurgiti razzisti, uniti a revival di revisionismo storico di bassa lega, di vera e propria cialtroneria”.

Corridori. Piccole storie di ciclismo e ciclisti : L’autore

Ilario Luperini, laureato in lettere e storico dell’arte, per dodici anni ha insegnato nelle scuole superiori e per ventisette ha diretto scuole artistiche in Toscana. Fin da molto piccolo ha seguito con passione le vicende del ciclismo, sia amatoriale che professionistico, scrivendone in numerosi articoli e pubblicazioni. Da trent’anni segue il Giro d’Italia in molte tappe, specialmente in quelle di montagna; negli ultimi dieci lo fa come corrispondente della rivista «Il Grandevetro».

 

Editore: ETS
Anno edizione: 2017
Pagine: 98 p., ill. , Brossura
EAN: 9788846751362
Prezzo: € 10,00

Sconcerti, Astori e il ciclismo

Sconcerti, Astori e il ciclismo, la lettera del giornalista

Sconcerti, Astori e il ciclismo, la lettera aperta  del giornalista dopo una presunta infelice uscita durante la puntata di Novantesimo Minuto di domenica

Sconcerti

Sconcerti

Sconcerti, Astori e il ciclismo, tre soggetti apparentemente distanti ma che sono state al centro della discussione nella giornata di ieri. Parliamo naturalmente della tragica scomparsa di Davide Astori, trentuenne capitano della Davide Astori che ha giocato anche per la nazionale italiana. Astori si trovava in ritiro con la Fiorentina in quel di Udine e domenica mattina non è sceso per la consueta colazione collettiva. Insospettiti dal ritardo (inusuale per una persona sempre attenta) ha insospettito colleghi e staff della formazione gigliata che, saliti nella camera del povero Davide, non hanno potuto far altro che constatare la tragedia.

Secondo quanto riportato quest’oggi da La Gazzetta dello Sport per la morte del giovane atleta si indaga per omicidio colposo, probabilmente un atto dovuto visto la giovane età del ragazzo e la situazione particolari in cui è avvenuto il decesso (in ritiro pre-partita con la formazione toscana). “È un dovere accertare se la morte di Astori è avvenuta per tragica fatalità o se qualcuno avrebbe dovuto percepire qualcosa”, ha detto il procuratore capo di Udine De Nicolo.

Simili tragedie toccano trasversalmente il mondo dello sport. La solidarietà è infatti arrivata da tutte le arene sportive italiana e non solo. Toccante è stato il minuto di silenzio al Camp Nou nel pre-partita del big-match tra Barcellona e Atletico Madrid.

Messaggi di cordoglio sono arrivati da tantissimi calciatori e da tantissimi atleti o semplici appassionati di sport via social network come Facebook e Twitter. Lo stesso Presidente Di Rocco ha voluto portare il suo messaggio di cordoglio della Federciclismo, toccata qualche mese fa dalla tragedia di Michele Scarponi che ha lasciato una ferita equiparabile a quella del povero Astori.

Tra i tanti pareri sulla triste vicenda, un intervento di Mario Sconcerti durante la domenicale puntata di Novantesimo Minuto, avrebbe urtato la sensibilità degli amanti del ciclismo, ragion per cui pubblichiamo una lettera del giornalista del Corriere della Sera destinata proprio a Di Rocco:

“Caro Presidente,
amici comuni mi dicono che durante Novantesimo minuto di ieri avrei offeso la memoria del ciclismo quando parlando della morte di Davide Astori avrei detto che non era una morte da ciclismo. Ricordo di aver usato questa specie di paragone, ma non con un intento offensivo. Né vedo perché avrei dovuto farlo. Tu sai l’amore che porto a uno sport che ha contribuito tanto alla mia storia professionale. E dove ancora oggi ho tanti amici e ricordi. La differenza che intendevo è che Astori è morto a letto, nel sonno, non aveva fatto i durissimi sforzi atletici che si fanno nel ciclismo e che a volte hanno portato a incidenti gravi. Non volevo certo fare una gerarchia della morte nello sport. Né offendere qualcuno, non sarebbe stata nemmeno la trasmissione giusta per farlo. Né mi va mai di offendere qualcuno in generale. Se non mi sono fatto capire mi dispiace, è colpa mia. Ma non mi ritrovo in qualcosa che mi mette contro un mondo che è stato e resta una parte importante di me. A presto e con l’affetto di sempre,

Mario Sconcerti

Zonik Aero recensione del prodotto

Zonik Aero: gli occhiali Adidas per il ciclismo

Zonik Aero occhiale di casa Adidas dal profilo aerodinamico e dall’alto livello di protezione per gli occhi dei ciclisti di tutto il mondo

Zonik Aero

Zonik Aero

Zonik Aero occhiale sportivo prodotto da Adidas destinato espressamente al ciclismo ed in particolare a quello legato alle biciclette da corsa grazie ad un profilo assolutamente improntato sull’aerodinamica senza tralasciale la migliore protezione per gli occhi.

L’ occhiale Zonik Aero punta su una dotazione di primo livello e specifici accorgimenti tecnici che lo rendono un prodotto unico nel panorama internazionale.

Zonik Aero Adidas utilizza lenti di ultima generazione grazie al sistema  Light Stabilizing Technology™ disponibili anche polarizzate e con tecnologia fotocromatica Vario.

La soluzione con lenti Vario è in genere preferita dagli appassionati della Mountain Bike grazie alla sua capacità di adattamento alle condizioni di luminosità variabile tipiche di questa disciplina.

Il sistema Quick-Challenge Lens System™ adottato da Adidas consente di disporre di un pratico sistema per cambiare la lente in modo veloce. La terminazione delle stanghette è in gomma al fine di garantire un grip di assoluto livello cosi come il nasetto regolabile consente la migliore adattabilità alle esigenze del ciclista.

Il sistema  Tri-Fit™ consente inoltre alle astine di essere regolate in tre diverse posizioni per far in modo che l’occhiale si adatti al meglio al volto e al casco.

Zonik Aero adotta una spugna di protezione dal sudore Climacool™ brevettata da Adidas posta nella parte superiore interna della montatura così da impedire al sudore di arrivare agli occhi.

L’occhiale Zonik, come del resto accade per la versione Pro,  è utilizzato da diversi professionisti grazie all’ampia visuale offerta, un dettaglio che fa la differenza quando si è in gruppo.