Sesso: chi va in bicicletta lo fa meglio?

La bicicletta fa bene alla nostra vita sessuale

Sesso: chi va in bicicletta lo fa meglio? Una forma fisica elevata grazie al ciclismo consente una migliore vita sessuale, lo dicono gli studi

Sesso e ciclismo (fonte pixabay stokpic)

Sesso e ciclismo (fonte pixabay stokpic)

Che la bicicletta fa bene alla salute è cosa nota, ne abbiamo parlato spesso e sono tantissimi gli studi e gli articoli che supportano questa teoria. Una cosa meno nota è che pedalare fa bene alle prestazioni sotto le lenzuola. Per anni ci si è interrogati se andare in bicicletta potesse portare, per via della lunga permanenza in sella, a problemi a livello sessuale. Le ultime ricerche, però, hanno sgomberato il campo da ogni dubbio: pedalare fa bene anche al sesso.

L’erezione è determinata (anche) dall’afflusso del sangue all’organo maschile e, per questo motivo, avere un apparato cardiocircolatorio allenato consente un aumento anche del 50% della quantità che il cuore è in grado di pompare con conseguente miglioramento delle performance sessuali.

E’ stato uno studio svolto dall’Università della California a definire che uomini allenati aumentano fino al 30% la quantità di rapporti sessuali con il proprio partner.

Se alcuni scienziati segnalano che l’eccessivo uso della bicicletta può provocare la compressione delle fibre terminali del nervo pudendo che raccogliere e trasmettere al cervello le sensazioni che provengono dai genitali, è altrettanto vero che percentualmente sono maggiori i benefici sessuali dei rischi connessi al ciclismo.

Secondo l’uorologo Irwin Goldstein restare seduti per molte ore sulla sella può portare a un senso di insensibilità nella zona genitale ma questo fenomeno è passeggero e non esistono prove he dimostrino la correlazione tra uso della bicicletta e impotenza

Al contrario, pedalare allena glutei, gambe, e zona pelvica, muscolo che, ha spiegato Matthew Forsyth urologo di Portland, “sono utilizzati attivamente durante il rapporto sessuale e più questi muscoli sono sviluppati, migliore sarà il rapporto stesso”.

 

L’esercizio fisico ed il ciclismo in particolare producono sensazione di benessere e soddisfazione grazie al rilascio di endorfine consentendo più elevati livelli di felicità e, conseguentemente, migliorare la vita sessuale, aumentando l’eccitazione.

Secondo uno studio condotto dell’Università di Chicago una donna su quattro prova eccitazione sessuale durante l’attività fisica e il ciclismo pare possa avere un rapporto anche maggiore.

 

Se il ciclismo aiuta a migliorare la forma fisica è inevitabile che il sentirsi più attraenti può contribuire a aiuta a lasciarsi andare perdendo le inibizioni sotto le coperte e questa maggiore confidenza contribuisce a trasmettere alle persone dell’altro sesso impressione.

 

 

 

 

 

Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi

 

Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi

Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi per preferire l’uso della bicicletta a quello dell’automobile: la nostra guida

Ciclismo (fonte pixabay - Free-Photos)

Ciclismo (fonte pixabay – Free-Photos)

Tutta l’attività sportiva fa bene alla salute, da sempre è cosa nota ma negli ultimi anni il concetto di “mens sana in corpore sano” ha ripreso una eccezionale valenza. Uno degli sport più amati e sani è proprio il ciclismo in quanto riesce facilmente a coniugare la salute fisica con il divertimento. Il ciclismo è uno sport particolarmente adatto a chi vuole perdere peso e ha benefici sia sulla pressione che in generale per la salute del cuore.

In tanti sono i paesi europei che da anni hanno emanato provvedimenti per incoraggiare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro e la recenti pandemia di Covid19 ha imposto anche in Italia una nuova visione della mobilità sostenibile. In tanti paesi il servizio di bike-sharing è ormai consolidato, in Belgio vengono concessi incentivi ai lavoratori in base ai chilometri percorsi in bicicletta per arrivare in ufficio sia al fine di ridurre l’inquinamento che per promuovere la salute pubblica.

 

Ma perché il ciclismo fa bene?

  1. Riduzione del peso
    Il ciclismo è uno sport aerobico ed è quindi ideale per chi vuole perdere peso e sentirsi meglio con sé  stesso. Solo un’attività fisica regolare unitamente ad una corretta alimentazione ci consentirà di perdere peso.
  2. Muscoli si, pancia no
    Può accadere di iniziare a pedalare, salire sulla bilancia e non vedere quella perdita di peso sperata: attenzione pedalando tonificherete polpacci, glutei, cose ed in generale muscoli ed ossa ecco perché non sempre vedrete cali repentini del peso ma certamente la vostra massa magra ne beneficerà
  3. W le endorfine
    Pedalare stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. Ecco che pedalando ci sentiremo più felici, energici e riusciremo ad abbattere il livello di stress
  4. Pedalare rende giovani
    Il pedalare sistematicamente ci farà diventare più tonici, più in forma e ci metterà (sosprattutto la MTB) a stretto contatto con la natura, tutte cose che contribuiranno al ringiovanimento fisico e mentale.
  5. Questioni di cuore
    Il ciclismo aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, e ne evita il peggioramento nei soggetti avanti con l’età. Il costante allenamento metterà il vostro cuore nella condizione di diventare più forte e più allenato a sopportare la fatica. Il ciclismo  migliora la circolazione venosa aiutando a prevenire la formazione di gonfiori alle gambe.
  6. Visione a lungo respiro
    Non solo il vostro cuore vi ringrazierà per gli allenamenti in bicicletta ma anche i vostri polmoni in quanto un fisico tonico aumenta la capacità di estrazione di ossigeno dal sangue.
  7. Sempre in gamba
    A differenza di quanto accade con la corsa che è uno sport a forte impatto con il terreno la bicicletta consente di risparmiare i tendini può lavorando fortemente sulle ginocchia, caviglie e articolazioni. Il movimento rotatorio consente di proteggere le cartilagini e, a patto di controllare al meglio la postura, pedalare evita sovraccarichi a livello della colonna vertebrale, come lombalgie e sciatalgie.
  8. Basta fatica
    secondo uno studio dell’Università della Georgia, pedalare per almeno 3 volte la settimana a ritmo moderato innalza i livelli di energia del 20% e % e riduce la fatica del 65% per via della produzione di dopamina.
  9. Lunga vita ai ciclisti
    Chi più pedala più si allunga l’aspettativa di vita: secondo uno studio danese, andare in bicicletta potrebbe allungare la vita sino a 4 anni
  10. Meno rischiosa dell’auto
    Nonostante l’apparente pericolosità, alcuni studi hanno dimostrato che i ciclisti in coinvolti sono numericamente inferiori agli automobilisti.

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo?

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo, quale scegliere?

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo, quale scegliere? La nostra guida per cicloamatori tra scelta di corone e pignoni e sviluppo della pedalata

rapporto lungo

rapporto lungo

Rapporto lungo è quello che solitamente si usa in pianura o nei tratti in discesa; è la combinazione tra la corona più grande davanti e il pignone più piccolo dietro. Di solito le biciclette da corsa montano una corona da 53 o 54 denti davanti salvo nel caso in cui si opti per il “compact” e quindi si hanno 50 denti.

I pignoni sono in costante evoluzione ma, per semplicità possiamo considerare 13, 12 o 11 denti. Possiamo quindi ipotizzare un rapporto lungo tra il 53×13 e il 54×11.

La distanza che la si sviluppa con una pedalata è data dal numero dei denti della corona fratto il numero dei denti del pignone per la circonferenza della ruota in metri. Questo metodo è empirico ma abbastanza efficace.

Quali sono i rapporti lunghi?

Calcolato lo sviluppo come sopra riportato, possiamo considerare come “lungo” un rapporto che raggiunga gli 8 metri. Chiaramente “spingere” un rapporto lungo richiede più fatica. Pedalare con un rapporto lungo significa mettere più forza e fare più fatica nello spingere sui pedali: a parità di condizioni fisica chi spinge un rapporto più lungo ci mette più tempo a completare una pedalata rispetto a chi ne spinge uno “corte”, la cadenza di pedalata sarà inferiore rispetto a chi sceglie un rapporto che sviluppa meno metri,

Definire quale sia la scelta vincente è difficile, la tendenza nel ciclismo moderno è quella di preferire rapporti agili ai “classici rapportoni”. Le frullate di Froome e prima ancora lo stile del “radiato” Lance Armstrong hanno portato molti a preferire i “rapporti corti”. Quest’ultimi hanno il pregio di appesantire meno la pedalata “salvando la gamba” in quanto ad ogni pedalata corrisponde una contrazione e ad ogni contrazione un minor afflusso di sangue che vuol dire meno ossigeno.

Chiaramente questa è teoria e ogni atleta professionistico od ogni cicloamatore deve definire la propria “strategia” in base alla conoscenza del proprio corpo: ognuno di noi è diverso dall’altro e, di conseguenza, ogni corpo reagisce diversamente ai veri livelli di sforzo.

La scelta del rapporto dipenda anche dal momento: se siete “cotti” è meglio alleggerire, se siete “in gas” potete esagerare ma è sempre importante definire il giusto compromesso tra resa e appesantimento dei muscoli.

Altro parametro da considerare è il terreno su cui si pedala: se siamo in pianura sarà gioco forza più facile usare rapporti lunghi ma se per caso avessimo il vento contrario questo ragionamento reggerebbe meno. Come detto la tendenza moderna è quella di privilegiare i rapportini ai “rapportoni” iconici del ciclismo eroico in bianco e nero quando ometti in maglia di lana ondeggiavano come canne al vento per spingere rapporti.

Quanti rapporti ha la mia bicicletta?

Può sembrare un concetto banale ma in molti sbagliano nel definire il numero di rapporti della propria bicicletta riferendosi semplicemente al numero dei pignoni disponibili quando in realtà va moltiplicato il numero delle corone per il numero dei pignoni.

Se avete due corone davanti e sette pignoni dietro allora avrete a disposizione 2×7=14 rapporti, se la vostra MTB monta tre corone e 9 pignoni allora avrete a disposizione 3×9=27 rapporti.

E’ importante ricordarsi che i rapporti estremi andrebbero un po’ evitati perché troppo duri o troppo soft.

La scelta tra un rapporto lungo o un rapporto corto dipende dal livello di forma, ovvero “dalla gamba”, dalle condizioni del terreno su cui pedaliamo (specialmente per chi pratica la MTB) dalla scorrevolezza dello pneumatico e chiaramente dal tipo e dal numero di rapporti a disposizione.

Ciclismo, come migliorare in salita: 10 suggerimenti

Ciclismo, come migliorare in salita?

Come migliorare in salita nel ciclismo? Dieci suggerimenti per migliorare in uno degli aspetti più importanti per ogni ciclista

Ciclismo migliorare in salita (fonte Pixabay)

Ciclismo migliorare in salita (fonte Pixabay)

Come migliorare in salita? E’ una delle domande più ricorrente tra i ciclisti e i cicloamatori. Premesso che non ci sono formule magiche per migliorare, non crediamo nelle scorciatoie ma nella costanza dell’allenamento, però esistono comportamenti che possono realmente far migliorare la pedalata nei tratti in pendenza.

Dieci suggerimenti per migliorare in salita

  1. Allenare la FORZA: detto che la POTENZA è data dalla forza applicata  moltiplicata per la cadenza di pedalata è importante effettuare un lavoro mirato in sella ed in palestra. L’allenamento sulla forza va fatto per tutto l’anno e non solo nella stagione invernale (come alcuni sostengono). L’assenza di allenamento sulla forza fa decadere l’abilità rapidamente: l’obiettivo è guadagnare qualche dente per spingere di più appena la strada sale.
  2. Controllare il peso: lo spiegano i professionisti, il peso è importante. Certo non deve diventare una ossessione per i cicloamatori ma è innegabile che il rapporto tra peso e salita dice: più si è leggeri meno fatica si farà quando la strada sale.
  3. Pedalare in salita: pare una cosa scontata ma per migliorare in salita la strada deve essere… in pendenza. Scegliere allenamenti specifici con pendenze adeguate sarà fontamentale per migliorare la pedalata nei tratti in pendenza.
  4. Allenare la soglia: consente di sostenere un passo a maggiore intensità per durata sempre maggiore. Non serve la “sparata” ma la capacità di mantenere una andatura costante per un periodo lungo
  5. Scegliere la giusta cadenza: per chi soffre particolarmente la salita non ha senso dare tutto subito bruciandosi le gambe ma è fondamentale pedalare ascoltando il proprio corpo usando la giusta cadenza.
  6. Questione di rapporto: è importante che la vostra bicicletta sia equipaggiata con rapporti sostenibili e in grado di migliorare le vostre performance.
  7. Alimentazione e idratazione: affrontare le salite con il giusto apporto calorico e di liquidi alimentandosi almeno 10/20 minuti prima dell’ascesa da affrontare.
  8. Allenare il CORE e non solo le gambe: più il nostro corpo è allentato meglio reagirà alla salita. Pedalare quando la strada sale non è solo questione di gambe: un bravo ciclista è prima di tutto un bravo atleta.
  9. Non spaccarti le gambe: uscire con ciclisti forti è uno stimolo, cercare a tutti i costi di tenere ritmi troppo alti può portare a crisi e a demotivazione.
  10. Respirare bene: affrontare le salite è questione di gambe, alimentazione, allenamento ma anche di ritmo della respirazione, prestaci molta attenzione.

Donne vs uomini: bisogna allenarsi in modo diverso?

Donne vs uomini: bisogna allenarsi in modo diverso?

Donne vs uomini, l’allenamento dovrebbe essere diverso in base al sesso ecco tutto quello che c’è da sapere per non fare errori

Donne Vs Uomini: l'allenamento

Donne Vs Uomini: l’allenamento

Si combatte ogni giorno contro le differenze di genere e, nonostante la strada da percorrere per eliminare completamente ogni tipo di disuguaglianza tra uomini e donne sia ancora lunga, oggi le esponenti del cosiddetto “gentil sesso” possono competere con i loro colleghi maschi in molti campi.

A livello sportivo, tuttavia, le differenze tra donne e uomini sono esistono e difficilmente si potrà arrivare al punto di organizzare gare miste. Nel ciclismo, come in altri sport, il gap di performance tra donne e uomini si attesta al 10% circa. Una percentuale confermata dagli studi di settore: secondo alcuni ricercatori olandesi, nel ciclismo su pista le prestazioni degli uomini, in termini di velocità, sono superiori del 12,6% e nel ciclismo su strada del 10%.

Il motivo è da ricercarsi solo nella fisiologia? In realtà, le differenze fisiche spiegano solo in parte il divario di genere a livello sportivo, soprattutto perché la ricerca sulle donne è ancora molto limitata. Secondo il fisiologo Jamie Pringle, che nel corso della sua carriera ha seguito molti campioni olimpici, le donne hanno livelli minori di emoglobina del sangue; di conseguenza, il cuore pompa meno sangue e produce meno ossigeno, fattore determinante per chi pratica un’attività sportiva.

Anche dal punto di vista ormonale, le differenze tra i due sessi possono influire sulle prestazioni sportive. In base a uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, il testosterone gioca un ruolo chiave, tanto che le atlete che presentavano livelli più alti di questo ormone registravano un vantaggio, in termini di competitività, superiore del 4,5% rispetto alle colleghe che avevano i livelli di testosterone nella norma. Non dimentichiamo poi che le differenze ormonali possono avere ripercussioni anche sul piano fisico e psicologico: nella fase estrogenica del ciclo, per esempio, le donne riescono a bruciare meglio i grassi e il loro corpo riesce a sopportare duri allenamenti di forza e resistenza; durante la fase progestinica, invece, non solo si è più nervose e irritabili, ma aumenta anche la ritenzione idrica. In altri termini, i giorni prima delle mestruazioni le donne potrebbero fare più fatica ad allenarsi e avere un umore meno stabile, entrambi fattori che – pur considerando le differenze soggettive da donna a donna – potrebbero influenzare anche le prestazioni sportive.

Il ruolo della psicologia

Oltre alle differenze anatomiche e ormonali, un altro criterio da considerare nella valutazione delle performance di donne e uomini è la psicologia. In generale, le donne hanno un approccio più razionale al raggiungimento di un obiettivo e cercano di arrivare al traguardo per gradi. Per contro, gli uomini agiscono più per imitazione, curandosi meno dei possibili fallimenti durante il percorso verso l’ottenimento di un risultato. Per esempio, di fronte a una discesa impegnativa, le donne tendono a soppesare con più attenzione gli eventuali pericoli, mentre gli uomini, magari dopo aver visto un compagno di squadra buttarsi giù a capicollo, mostrano meno esitazioni.

Allenamenti diversi per migliori performance

Considerate le differenze tra uomini e donne, anche l’allenamento dovrebbe essere diverso in base al sesso. Per quanto riguarda lo sviluppo muscolare, per esempio, le atlete dovrebbero lavorare maggiormente sul treno posteriore, potenziando soprattutto i glutei e svolgendo un training specifico sull’accelerazione.

Dal punto di vista ormonale, visto che gli uomini possono contare su livelli più alti di testosterone (che agisce positivamente sulla costruzione muscolare e ossea), le donne, che invece sono soggette a maggiori variazioni ormonali dovute al ciclo mestruale, dovrebbero non solo prestare più attenzione dei colleghi maschi alla dieta, ma anche calibrare le proporzioni di glicogeno e grassi per gli allenamenti in relazione alle fluttuazioni ormonali. Gli atleti uomini non devono tuttavia dimenticare che i livelli di testosterone solitamente diminuiscono con l’età, con tutte le conseguenze del caso, quali la perdita di massa muscolare, l’aumento del grasso corporeo e la sensazione di fatica durante gli allenamenti; per questo è importante effettuare regolarmente le analisi del sangue e verificare che i livelli di testosterone si mantengano costanti.

In generale, per le donne il ciclo mestruale dà origine a una serie di variabili, anche per il training sportivo. È a causa del ciclo, infatti, che solitamente il programma di allenamento per le donne si divide in quattro settimane, di cui tre in cui ci si allena più duramente e una dedicata al recupero. Anche per quanto riguarda i rischi di lesioni, le donne, durante l’ovulazione, dovrebbero lavorare maggiormente sulle fasi di riscaldamento, dal momento che in questo periodo del ciclo sono più esposte a eventuali ferite o fratture.

Fonte: www.thorobicycles.it

Albo d’Oro del Giro d’Italia

Albo d’Oro del Giro d’Italia dal 1909 al 2018

Albo d’Oro del Giro d’Italia dalla prima vittoria di Luigi Ganna del 1909 all’ultimo successo di Chris Froome del Team Sky nel 2018

Logo della competizioneL’Albo d’Oro del Giro d’Italia  vede la luce dopo la prima edizione della corsa rosa nel 1909 con la sua prima edizione vinta da Luigi Ganna noto col soprannome di “il Re del fango” per la sua straordinaria resistenza alle avversità climatiche.Gi

Nel corso degli anni campioni di tutto il mondo hanno combattuto per conquistare l’ambita maglia rosa segno del primato.

Nelle 101 edizioni della corsa rosa sono stati 65 gli atleti a conquistare la maglia rosa in rappresentanza di 13 nazionalità diverse: Italia 69, Belgio 7, Francia 6, Spagna 4, Russia e Svizzera 3, Lussemburgo 2, Olanda, Canada, Irlanda, Svezia, Colombia, Gran Bretagna e Stati Uniti 1..

L’Albo d’Oro del Giro d’Italia presenta alcuni plurivincitori:

con 5 vittorie: Alfredo Binda, Fausto Coppi, Eddy Merckx
con 3 vittorie: Gino Bartali, Giovanni Brunero, Carlo Galetti (Atala), Felice Gimondi, Bernard Hinault, Fiorenzo Magni.

Per ciò che concerne la classifica a squadre, al primo posto, con il maggior numero di vittorie è la Legnano (13) seguita dalla Bianchi (6) e da Maino e Molteni (4).

 

Ecco l’albo d’oro completo all’edizione 2018.

Anno Vincitore Secondo Terzo
1909 Italia Luigi Ganna Italia Carlo Galetti Italia Giovanni Rossignoli
1910 Italia Carlo Galetti Italia Eberardo Pavesi Italia Luigi Ganna
1911 Italia Carlo Galetti Italia Giovanni Rossignoli Italia Giovanni Gerbi
1912[13] Italia Atala Francia Peugeot Italia Gerbi
1913 Italia Carlo Oriani Italia Eberardo Pavesi Italia Giuseppe Azzini
1914 Italia Alfonso Calzolari Italia Pierino Albini Italia Luigi Lucotti
1915-1918 non disputate a causa della Prima guerra mondiale
1919 Italia Costante Girardengo Italia Gaetano Belloni Belgio Marcel Buysse
1920 Italia Gaetano Belloni Italia Angelo Gremo Francia Jean Alavoine
1921 Italia Giovanni Brunero Italia Gaetano Belloni Italia Bartolomeo Aymo
1922 Italia Giovanni Brunero Italia Bartolomeo Aymo Italia Giuseppe Enrici
1923 Italia Costante Girardengo Italia Giovanni Brunero Italia Bartolomeo Aymo
1924 Italia Giuseppe Enrici Italia Federico Gay Italia Angiolo Gabrielli
1925 Italia Alfredo Binda Italia Costante Girardengo Italia Giovanni Brunero
1926 Italia Giovanni Brunero Italia Alfredo Binda Italia Arturo Bresciani
1927 Italia Alfredo Binda Italia Giovanni Brunero Italia Antonio Negrini
1928 Italia Alfredo Binda Italia Giuseppe Pancera Italia Bartolomeo Aymo
1929 Italia Alfredo Binda Italia Domenico Piemontesi Italia Leonida Frascarelli
1930 Italia Luigi Marchisio Italia Luigi Giacobbe Italia Allegro Grandi
1931 Italia Francesco Camusso Italia Luigi Giacobbe Italia Luigi Marchisio
1932 Italia Antonio Pesenti Belgio Jef Demuysere Italia Remo Bertoni
1933 Italia Alfredo Binda Belgio Jef Demuysere Italia Domenico Piemontesi
1934 Italia Learco Guerra Italia Francesco Camusso Italia Giovanni Cazzulani
1935 Italia Vasco Bergamaschi Italia Giuseppe Martano Italia Giuseppe Olmo
1936 Italia Gino Bartali Italia Giuseppe Olmo Italia Severino Canavesi
1937 Italia Gino Bartali Italia Giovanni Valetti Italia Enrico Mollo
1938 Italia Giovanni Valetti Italia Ezio Cecchi Italia Severino Canavesi
1939 Italia Giovanni Valetti Italia Gino Bartali Italia Mario Vicini
1940 Italia Fausto Coppi Italia Enrico Mollo Italia Giordano Cottur
1941-1945 non disputate a causa della Seconda guerra mondiale
1946 Italia Gino Bartali Italia Fausto Coppi Italia Vito Ortelli
1947 Italia Fausto Coppi Italia Gino Bartali Italia Giulio Bresci
1948 Italia Fiorenzo Magni Italia Ezio Cecchi Italia Giordano Cottur
1949 Italia Fausto Coppi Italia Gino Bartali Italia Giordano Cottur
1950 Svizzera Hugo Koblet Italia Gino Bartali Italia Alfredo Martini
1951 Italia Fiorenzo Magni Belgio Rik Van Steenbergen Svizzera Ferdi Kübler
1952 Italia Fausto Coppi Italia Fiorenzo Magni Svizzera Ferdi Kübler
1953 Italia Fausto Coppi Svizzera Hugo Koblet Italia Pasquale Fornara
1954 Svizzera Carlo Clerici Svizzera Hugo Koblet Italia Nino Assirelli
1955 Italia Fiorenzo Magni Italia Fausto Coppi Italia Gastone Nencini
1956 Lussemburgo Charly Gaul Italia Fiorenzo Magni Italia Agostino Coletto
1957 Italia Gastone Nencini Francia Louison Bobet Italia Ercole Baldini
1958 Italia Ercole Baldini Belgio Jean Brankart Lussemburgo Charly Gaul
1959 Lussemburgo Charly Gaul Francia Jacques Anquetil Italia Diego Ronchini
1960 Francia Jacques Anquetil Italia Gastone Nencini Lussemburgo Charly Gaul
1961 Italia Arnaldo Pambianco Francia Jacques Anquetil Spagna Antonio Suárez
1962 Italia Franco Balmamion Italia Imerio Massignan Italia Nino Defilippis
1963 Italia Franco Balmamion Italia Vittorio Adorni Italia Giorgio Zancanaro
1964 Francia Jacques Anquetil Italia Italo Zilioli Italia Guido De Rosso
1965 Italia Vittorio Adorni Italia Italo Zilioli Italia Felice Gimondi
1966 Italia Gianni Motta Italia Italo Zilioli Francia Jacques Anquetil
1967 Italia Felice Gimondi Italia Franco Balmamion Francia Jacques Anquetil
1968 Belgio Eddy Merckx Italia Vittorio Adorni Italia Felice Gimondi
1969 Italia Felice Gimondi Italia Claudio Michelotto Italia Italo Zilioli
1970 Belgio Eddy Merckx Italia Felice Gimondi Belgio Martin Van Den Bossche
1971 Svezia Gösta Pettersson Belgio Herman Van Springel Italia Ugo Colombo
1972 Belgio Eddy Merckx Spagna José Manuel Fuente Spagna Francisco Galdós
1973 Belgio Eddy Merckx Italia Felice Gimondi Italia Giovanni Battaglin
1974 Belgio Eddy Merckx Italia Gianbattista Baronchelli Italia Felice Gimondi
1975 Italia Fausto Bertoglio Spagna Francisco Galdós Italia Felice Gimondi
1976 Italia Felice Gimondi Belgio Johan De Muynck Italia Fausto Bertoglio
1977 Belgio Michel Pollentier Italia Francesco Moser Italia Gianbattista Baronchelli
1978 Belgio Johan De Muynck Italia Gianbattista Baronchelli Italia Francesco Moser
1979 Italia Giuseppe Saronni Italia Francesco Moser Svezia Bernt Johansson
1980 Francia Bernard Hinault Italia Wladimiro Panizza Italia Giovanni Battaglin
1981 Italia Giovanni Battaglin Svezia Tommy Prim Italia Giuseppe Saronni
1982 Francia Bernard Hinault Svezia Tommy Prim Italia Silvano Contini
1983 Italia Giuseppe Saronni Italia Roberto Visentini Spagna Alberto Fernández
1984 Italia Francesco Moser Francia Laurent Fignon Italia Moreno Argentin
1985 Francia Bernard Hinault Italia Francesco Moser Stati Uniti Greg LeMond
1986 Italia Roberto Visentini Italia Giuseppe Saronni Italia Francesco Moser
1987 Irlanda Stephen Roche Regno Unito Robert Millar Paesi Bassi Erik Breukink
1988 Stati Uniti Andrew Hampsten Paesi Bassi Erik Breukink Svizzera Urs Zimmermann
1989 Francia Laurent Fignon Italia Flavio Giupponi Stati Uniti Andrew Hampsten
1990 Italia Gianni Bugno Francia Charly Mottet Italia Marco Giovannetti
1991 Italia Franco Chioccioli Italia Claudio Chiappucci Italia Massimiliano Lelli
1992 Spagna Miguel Indurain Italia Claudio Chiappucci Italia Franco Chioccioli
1993 Spagna Miguel Indurain Lettonia Pëtr Ugrjumov Italia Claudio Chiappucci
1994 Russia Evgenij Berzin Italia Marco Pantani Spagna Miguel Indurain
1995 Svizzera Tony Rominger Russia Evgenij Berzin Lettonia Pëtr Ugrjumov
1996 Russia Pavel Tonkov Italia Enrico Zaina Spagna Abraham Olano
1997 Italia Ivan Gotti Russia Pavel Tonkov Italia Giuseppe Guerini
1998 Italia Marco Pantani Russia Pavel Tonkov Italia Giuseppe Guerini
1999 Italia Ivan Gotti Italia Paolo Savoldelli Italia Gilberto Simoni
2000 Italia Stefano Garzelli Italia Francesco Casagrande Italia Gilberto Simoni
2001 Italia Gilberto Simoni Spagna Abraham Olano Spagna Unai Osa
2002 Italia Paolo Savoldelli Stati Uniti Tyler Hamilton Italia Pietro Caucchioli
2003 Italia Gilberto Simoni Italia Stefano Garzelli Ucraina Jaroslav Popovyc
2004 Italia Damiano Cunego Ucraina Serhij Honcar Italia Gilberto Simoni
2005 Italia Paolo Savoldelli Italia Gilberto Simoni Venezuela José Rujano
2006 Italia Ivan Basso Spagna José Enrique Gutiérrez Italia Gilberto Simoni
2007 Italia Danilo Di Luca Lussemburgo Andy Schleck Italia Eddy Mazzoleni
2008 Spagna Alberto Contador Italia Riccardo Riccò Italia Marzio Bruseghin
2009 Russia Denis Men’šov Spagna Carlos Sastre[14] Italia Ivan Basso[15]
2010 Italia Ivan Basso Spagna David Arroyo Italia Vincenzo Nibali
2011 Italia Michele Scarponi[16][17] Italia Vincenzo Nibali Francia John Gadret
2012 Canada Ryder Hesjedal Spagna Joaquim Rodríguez Belgio Thomas De Gendt
2013 Italia Vincenzo Nibali Colombia Rigoberto Urán Australia Cadel Evans
2014 Colombia Nairo Quintana Colombia Rigoberto Urán Italia Fabio Aru
2015 Spagna Alberto Contador Italia Fabio Aru Spagna Mikel Landa
2016 Italia Vincenzo Nibali Colombia Esteban Chaves Spagna Alejandro Valverde
2017 Paesi Bassi Tom Dumoulin Colombia Nairo Quintana Italia Vincenzo Nibali
2018 Gran Bretagna Chris Froome Paesi Bassi Tom Dumoulin Colombia Miguel Ángel López

Affrontare le salite con il giusto sprint

Affrontare le salite con il giusto sprint

Affrontare le salite con il giusto sprint, l’allenamento con le bici da corsa per ciclisti amatori. Ecco alcuni consigli per allenarsi e per migliorare le proprie prestazioni in salita

Affrontare le salite!

Affrontare le salite!

Assistere dal vivo alle tappe del giro d’Italia è un’esperienza davvero emozionante, ma per gli amanti delle due ruote anche guardare la corsa in TV è decisamente appassionante. Chi non ammira la compostezza e l’agilità con cui i campioni affrontano salite dalla pendenza quasi impossibile, sempre a velocità sostenuta?

Per ottenere una tale performance la preparazione atletica è fondamentale e, anche senza essere ciclisti professionisti, tutti noi dovremmo adottare alcuni specifici accorgimenti per percorrere le strade in salita senza sovraccaricare eccessivamente il nostro fisico.

Assumere la posizione corretta per pedalare in scioltezza

Assumere una postura corretta non è importante solo quando si cammina o si solleva pesi di qualunque tipo: anche quando si va in bici è fondamentale, soprattutto in salita. In caso contrario, infatti, si rischia di incorrere in alcuni sgradevoli inconvenienti, tra cui:

  • Eccessivo dispendio di energia
  • Affaticamento nella respirazione
  • Sforzi muscolari che possono comportare strappi o stiramenti

Quando si affronta una salita, l’organismo è sottoposto a uno sforzo costante, durante un intervallo di tempo abbastanza lungo; di conseguenza, per riuscire ad arrivare in cima senza arrancare o subire danni a livello muscolare, è fondamentale assumere la posizione migliore per tutelare il nostro fisico, che consiste nel rimanere seduti e appoggiare entrambe le mani sulla parte superiore del manubrio.

Questa posizione è quella ideale perché permette di:

  • Sforzare meno i muscoli
  • Respirare con maggiore facilità, dal momento che il busto rimane dritto

Per tornare alle corse agonistiche, non pensiate che percorrere un’intera salita in piedi sui pedali, come vedete fare ai vostri beniamini, sia più facile: questa soluzione, infatti, permette di erogare più forza consumando, però, molta più energia. Ecco perché non si dovrebbero affrontare le salite sempre in questo modo.

Ritmo e costanza, le chiavi del successo in salita

Un errore molto comune che si commette quando si inizia una salita consiste nel partire alla massima velocità: il fisico è fresco e riposato e si pensa di disporre di tutta l’energia necessaria per compiere l’impresa senza particolari problemi. Il risultato è che dopo poche centinaia di metri si comincia ad arrancare e a sbandare con la bici, perché si è bruciata tutta la carica troppo presto. L’ideale, quindi, è fare i primi passi con calma, per capire qual è il ritmo più adeguato con cui affrontare la salita senza fare sforzi eccessivi. Una volta trovato il ritmo, il vero segreto del successo degli scalatori su due ruote consiste nel mantenerlo. Come? Attraverso la verifica di  alcuni parametri fondamentali:

  • La cadenza della pedalata, monitorando quanti giri si fanno con i pedali nell’arco di un minuto
  • Il ritmo cardiaco e respiratorio, prestando attenzione a non superare la soglia anaerobica, cioè il limite per affrontare uno sforzo prolungato nel tempo
  • I rapporti della propria bici, mettendone uno agile per percorrere con maggiore facilità i tratti particolarmente ripidi

L’importanza dell’allenamento

Da ultimo, non dobbiamo dimenticare l’importanza di un allenamento costante. L’allenamento SFR (Salite Forza Resistenza), molto conosciuto nell’ambiente degli appassionati di bici da corsa, consiste nel pedalare su salite di circa 4%-5% di pendenza, effettuando dalle 6 alle 8 ripetute di 1-5 minuti l’una con circa 2-3 minuti di recupero, utilizzando rapporti della bici molto lunghi e una cadenza di pedalata compresa tra i 50 e i 60 giri al minuto.

  • Per migliorare la forza si possono eseguire 3-9 ripetizioni di 2-4 minuti, con recupero di circa 7 minuti, rapporti lunghi e un ritmo di pedalata di circa 70 giri al minuto.
  • Per implementare l’agilità si eseguono 3-6 ripetute di 2-3 minuti, recuperando per circa 5 minuti, con rapporti agili e un ritmo di 80 giri di pedali al minuto.

Thomas Pezzoli di Thoro Bicycles

 

Ciclismo calendario 2019: tutte le gare principali

Ciclismo calendario 2019 le corse in primo piano

Ciclismo calendario 2019 analisi delle principali corse ciclistiche che di disputeranno l’anno prossimo

Ciclismo calendario 2019

Ciclismo calendario 2019

Ciclismo calendario 2019, messa in archivio con il Giro di Lombardia la stagione 2018 (in realtà vi sono ancora corse che si svolgeranno principalmente in oriente) ecco già la mente degli addetti ai lavori è orientata alla stagione 2019.

La “Classica delle foglie morte” ha infatti praticamente chiuso l’annata del World Tour, tra qualche giorno verrà svelato il percorso del prossimo Giro 2019,ecco quindi un elenco delle principali corse che ci accompagneranno sulle strade del mondo per il prossimo anno.

Come sempre il vernissage dell’anno sarà in Australia con il TourDown Under, manifestazione che stagione dopo stagione sta assumendo un peso sempre maggiore nello scacchiere delle corse mondiali.

Come ogni anno a marzo la stagione ciclistica mondiale inizierà ad entrare nel vivo con le prime corse in linea (Strade Bianche e Milano-Sanremo) e le prime, storiche, corse a tappe (su tutte Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico). Subito dopo ecco arrivare il ciclo delle classiche del nord con Fiandre, Roubaix, Amstel, Freccia Vallone e Liegi che porteranno il gruppo al Giro di Romandia che aprirà porte per il Giro d’Italia 2019.

In men che non si dica saremo già a giugno alle corse di avvicinamento al Tour de France come il Giro del Delfinato e quello di Svizzera. A luglio si alzerà il sipario sulla Grande Boucle, mentre a fine agosto la come di consueto sarà la Vuelta a completare il trittico dei grandi giri accompagnando i ciclisti alla rassegna iridata che si terra in Inghilterra (Yorkshire). Poche settimane dopo e l’appuntamento sarà con la “classica delle foglie morte” che chiuderà il calendario ciclistico 2019.

GENNAIO
15/01 – 20/01: Tour Down Under (Australia)

FEBBRAIO
24/02 – 02/03: UAE Tour (Emirati Arabi)

MARZO
09/03: Strade Bianche
10/03 – 17/03: Parigi-Nizza
13/03 – 19/03: Tirreno-Adriatico
23/03: Milano-Sanremo
31/03: Gand-Wevelgem

APRILE
07/04: Giro delle Fiandre
14/04: Parigi-Roubaix
21/04: Amstel Gold Race
24/04: Freccia Vallone
28/04: Liegi-Bastogne-Liegi
30/04 – 5/05: Giro di Romandia

MAGGIO
11/05 – 2/06: Giro d’Italia

GIUGNO
9/06 – 16/06: Giro del Delfinato
15/06 – 23/06: Tour de Suisse

LUGLIO
6/07 – 28/07: Tour de France

AGOSTO
3/08: Classica di San Sebastiàn
3/08 – 9/08: Giro di Polonia
25/08: Classica di Amburgo
24/08 – 15/09: Vuelta a Espana

SETTEMBRE
25/09: Campionato del Mondo, cronometro uomini Elite
29/09: Campionato del Mondo, prova in linea uomini Elite

OTTOBRE
12/10: Giro di Lombardia

In sella senza male alla schiena? Ecco i trucchi

In sella senza dover aver problemi alla schiena

In sella, il modo migliore per andare in bicicletta senza avere dolori alla schiena che si manifestano dopo la pedalata, ecco i nostri trucchi

In sella senza male alla schiena

In sella senza male alla schiena

In sella spesso escono alla Luce alcuni problemi osteo-muscolari che vengono sollecitati dalla pedalata spesso svolta con palesi errori di regolazione della propria bicicletta o per questioni di scorretta posizione biomeccanica.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che l’85% della popolazione mondiale ha sofferto almeno una volta nella propria vita di male alla schiena. All’interno di questa ampia popolazione vi sono, evidentemente i ciclisti amatoriali che in sella trascorrono buona parte del loro tempo libero. Inevitabile è chiedersi se il ciclismo o lo stare troppo in sella sia la causa di episodi di mal di schiena.

Fermo restando che Il ciclismo non è un’attività considerata a rischio anzi posto che si pedali nella giusta posizione è corretto affermare che questo sport riduce il peso che grava sulla colonna vertebrale.

Affermare che la bicicletta è causa di mal di schiena non è sbagliato ma nemmeno automaticamente vero, come ogni cosa della vita va fatta correttamente a pena di avere dei disagi.

Perché così tanti amanti delle due ruote lamentano dolori alla schiena dopo che sono stati in sella? Va ricordato che il dolore alla schiena è un disturbo multifattoriale. Può uscire un mal di schiena per aver passato la giornata al telefono, seduti male davanti al PC, aver pedalato troppo (magari assumendo una posizione in sella non corretta).

Il sintomo doloroso alla schiena è sovente causato da tensioni anomale che interferiscono sulla colonna vertebrale o da evidenti squilibri muscolari. Spesso il dolore ha origini meccaniche e quindi è importante stabilire se non sia sufficiente ottimizzare la propria posizione in sella.

 

In sella con le corrette misure del telaio

La bicicletta deve essere della taglia giusta, pare una banalità ma non è propriamente così. Capita di parlare con ciclisti che, affascinati da una splendida bicicletta in carbonio a un prezzo da urlo non hanno badato troppo alla taglia. Li vediamo pedalare su mezzi troppo grandi o troppo piccoli e poi li sentiamo lamentarsi perché la bicicletta è bella ma “fa male alla schiena”, avere mai visto in amante del calcetto che porta il 43 di piede giocare con scarpe da calcetto numero 38? Ecco nel caso direbbe che il calcetto è bello ma fa male ai piedi.

E’ fondamentale che sella, manubrio e pedali, ossia i 3 punti di contatto con la bici  abbiano le distanze proporzionate a quelle del corpo consentendo una postura naturate ed evitando l’insorgere di guai fisici.

La sella è una parte fondamentale della bicicletta, qui si scarica per il 60% il peso del ciclista. Per chi soffre di sintomatologia dolorosa nella zona lombosacrale può essere indicata una sella dalla leggera curvatura longitudinale

Una volta scelte bici e sella giuste per la propria struttura, è necessario effettuare accurate regolazioni e qui sarebbe opportuno rivolgersi a un bravo biomeccanico che possa suggerire, per esempio, il miglior posizionamento delle tacchette.

E’ importante che la posizione della sella non sia troppo alta o troppo arretrata per evitare sollecitazioni alla fascia lombarde e all’articolazione sacro-iliaca che sovraccaricherebbe la colonna.

 

In sella nella giusta posizione

Ragazzi ricordiamoci sempre che non siamo dei professionisti, lasciamo le posizioni “aggressive” o aerodinamiche o per lo meno evitiamo ti tenerle per troppo tempo.

Non avere posizioni aggressive non vuol dire però stare in sella come un manico di scopa, non bisogna “subire” la strada passivamente, al contrario bisogno imparare a “seguire” il tracciato anche con tratti in fuorisella.

Prestate attenzione anche ai componenti tecnici: quelli troppo rigidi, offrono sensazioni di grande “precisione” nella guida ma di contro trasmettono tutte le vibrazioni al corpo, non dobbiamo vincere il Tour de France ma evitare microtraumi alla schiena soprattutto se abbiamo già disturbi alla colonna.

Il materiale con cui è composto il vostro telaio è certamente importante ma attenzione a non dimenticare il ruolo che svolgono ruote e copertoni: se adottiamo cerchi ad alto profilo, oppure a razze dobbiamo sapere che a fronte di una maggiore qualità della pedalata avremo scarsa capacità di assorbire gli impatti

In sostanza ricordiamoci, l’abbiamo già detto, che non siamo dei professionisti e il nostro suggerimento è: perdiamo qualcosa in termini di prestazioni ma guadagnandone in benessere

Bike da te, come costruirsi una bicicletta!

Bike da te recensione del libro di Jenni Gwiazdowski

Bike da te, uscito per # logosedizioni e scritto da Jenni Gwiazdowski, è una simpaticissima e illustratissima guida per costruire una bici a scatto fisso fai da te

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te di Jenni Gwiazdowski

Bike da te? E perché no? Avete mai immaginato di potervi costruire una bicicletta fai da te? Proprio qualche giorno fa, sentendo due amici discutere in treno sulla nuova bicicletta, abbiamo sentito nelle parole di uno dei protagonisti emergere il timore di dover “smontare” un pezzo della propria amata bicicletta. Immaginatevi se questa persona avesse avuto in mano Bike da te ovvero una guida pratica e intuitiva per costruirsi una bicicletta, forse i suoi timori sarebbero svaniti!

La bicicletta in questi anni sta vivendo una seconda giovinezza complice la “moda” che sta spingendo (lentamente) gli italiani a tenersi in allenamento con il ciclismo oltre che una nuova idea ”green”e le condizioni economiche di molte persone in netta discesa-

Bike da te vuole dare, in modo semplice ma efficace, l’ispirazione e la guida per personalizzare in modo assoluto la propria bicicletta a scatto fisso. Il libro è una guida adatta a tutti, dall’utente più esperto a chi ha difficoltà a riconoscere i dettagli e le componenti tipiche di una bicicletta.

Ogni pagina è ricca di suggerimenti e di immagini dettagliate, espresse con una grafica semplice, moderna ed efficace. L’attività viene presentata quasi come un “diario” personale della scrittrice il che rende tutto più “friendly” e “maneggevole” portando il lettore ad incrementare la propria dimestichezza con gli attrezzi più in uso in una officina per biciclette.

Sarà una entusiasmante avventura imparare a smontare una bici vintage per usarne i componenti per assemblarli con pezzi nuovi per creare una bicicletta sicura e affidabile (e assolutamente personalizzata) con cui stupire amici e parenti. Al termine del per corso non solo avrete restaurato un “ferro vecchio” ma sarete diventati autonomi anche per gestire i tipici guai meccanici che occorrono ai ciclisti.

 

Bike da te: Jenni Gwiazdowski

Jenni Gwiazdowski è fondatrice e direttrice di London Bike Kitchen, un laboratorio di fai-da-te aperto di proprietà e gestito da un meccanico in cui puoi lavorare sulla tua bici invece di darla a qualcun altro aperto nel marzo 2012