Laura Bianchi mamma di Claudia Cretti parla di doping e giovani

Laura Bianchi: “troppi ragazzini assumono schifezze”

Laura Bianchi, mamma di Claudia Cretti, parla dalle pagine de Il Giorno di doping e ciclismo giovanile

Laura Bianchi

Laura Bianchi

Laura Bianchi psicologa e madre di Claudia Cretti parla del brutto andazzo che il ciclismo giovanile ha intrapreso, dei tanti ragazzini dopati e di come la figura dei genitori sia fondamentale:

“E’ triste che nelle categorie giovanili come gli Esordienti siano obbligatori i test antidoping, questo rende l’idea di quanto siano preoccupanti i livelli raggiunti dal ciclismo. Queste abitudini iniziano anche da piccolissimi, attorno ai 7 o 8 anni quando per preparare una gara ci vorrebbe una spremuta d’arancia ed invece alcuni genitori iniziano a dare integratori. Qualcuno va anche oltre e li scatta il problema, si comprende che gli integratori non bastano e, anziché smettere, si riempie il suo corpo del giovane atleta con altre schifezze”.

Tornando al drammatico incidente di Claudia, ecco un aneddoto che dà il polso della situazione:

“La prima cosa che mi dissero i medici di Benevento poche settimane dopo che mia figlia Claudia uscì fu: l’incidente di sua figlia non è stato causato dall’assunzione di sostanze proibita. Guardai i medici e dissi: su questa cosa non ho mai avuto alcun dubbio, mia figlia è una sportiva vera e la nostra è una famiglia sana”.

Secondo Laura Bianchi molto di questo problema ruota attorno all’educazione impartita dalle famiglie:

“La questione doping esiste, non possiamo negarlo, quello che ferisce è l’uso di farmaci illegali da parte di atleti giovani e giovanissimi, alcuni under 14. C’è chi integra il ferro e chi arriva a prelevarsi il sangue nei picchi di forma per reintrodurlo quando serve. E’ giusto dire che queste estremizzazioni ci sono anche in altri sport come il nuoto e la ginnastica e spesso vi è la tendenza a spingere i giovani a diete assurde che possono creare comunque anche squilibri psicologici fra i ragazzi”.

Ma cosa spinge un genitore a chiudere gli occhi o, addirittura, a spingere un figlio o una figlia ad usare ed abusare di sostanze proibite?

“Ma io, come madre e psicologa, ho sempre spiegato ai miei figli di non rovinarsi la vita per vincere. Spesso la spinta al doping è legato alla fame di soldi:  tra gli esordienti ed allievi i ragazzi vincono circa 50 euro a gara, tra gli juniores si arriva a  150/300 euro al mese. Gli under 23 possono arrivare a 700, addirittura a 1.000 euro al mese. Questo aumenta la “selezione naturale” e per passare tra i pro devi andare fortissimo”.

E com’è la situazione nel femminile?

“nel femminile di soldi ne girano pochi, e le ragazze capiscono che il gioco non vale la candela. Questo aiuta a limitare le pratiche dopanti e crea una maggior responsabilità; Tra i maschi in molti abbandonano lo studio giovanissimi, le  ragazze invece sanno che non possono e tendono a finire le scuole superiori per avere strade alternative al mondo dello sport”.

Ciclismo web: Ciclonews continua a mietere successi

Ciclismo web: Ciclonews sito di riferimento per l’informazione ciclistica

Ciclismo web: Ciclonews continua la sua crescita nel mondo dell’informazione sul ciclismo italiano, in crescita i numeri dei social network e degli accessi al sito

Ciclismo web: il logo di Ciclonews

Ciclismo web: il logo di Ciclonews

Ciclismo web, l’informazione sportiva è in continua evoluzione e i mezzi tradizionali stanno dimostrando difficoltà nel penetrare i settori di potenziale interesse. In uno scenario in costante evoluzione il ruolo del nostro portale, www.ciclonews.biz, sta rappresentando una interessante novità in costante crescita.
Nato come semplice pagina Facebook di informazione da quasi un anno il nostro sito offre informazione aggiornata agli appassionati di ciclismo. Il taglio editoriale che la nostra redazione ha voluto offrire al portale è quello di non volersi limitare alle notizie di primo piano (già ampiamente diffuse da siti già consolidati) ma di volersi dedicare anche ad ambiti meno battuti e di nicchia.

Nel corso degli ultimi 11 mesi abbiamo dato molto spazio al ciclismo femminile con tantissime interviste alle protagoniste attuali e future del pedale rosa. Altrettanto abbiamo fatto per il ciclismo giovanile, con molto spazio lasciato al ciclismo under 23 e juniores sia in termini di cronaca delle corse che di approfondimenti sui ciclisti di punta del movimento.

Per indole riteniamo che lo sport, ed in particolare il ciclismo, debbano essere veicolo non solo di passione ma anche di tradizione e cultura, ragion per cui abbiamo dato moltissimo spazio a recensioni di libri e prodotti editoriali che avessero come tema il ciclismo nelle sue più ampie sfaccettature. Abbiamo pubblicato moltissime recensioni  di libri inerenti la storia del ciclismo, le tecniche di allenamento e manutenzione della bicicletta, libri biografici e monografici ma anche libri più trasversali che uniscono cultura e sport.

Ciclismo web tra Social Network e portali

Ciclismo e web rappresentano un binomio assolutamente produttivo ragion per cui riteniamo che gli sforzi compiuti negli ultimi mesi per migliorare la qualità dei nostri pezzi siano stati ben riposti. A ripagare i tanti sforzi profusi sono i risultati in termini di engagement con il nostro pubblico: la nostra pagina Facebook nel corso degli ultimi 12 mesi ha raddoppiato i like e il profilo Twitter da poco lanciato cresce con una percentuale di oltre il 15% mensile.

Gli accessi alla pagina di Ciclonews sono in costante aumento incrementando quotidianamente l’autorità della nostra pagina sia tra gli appassionati di ciclismo che tra gli addetti ai lavori. Il nostro obiettivo è quello di continuare nella crescita mantenendo sempre alto lo standard qualitativo della nostra informazione di settore.

Alessia Vigilia intervista esclusiva per ciclonews

Alessia Vigilia intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Alessia Vigilia

Alessia Vigilia

Alessia Vigilia è uno dei talenti più in luce del ciclismo Italiano e Mondiale, medaglia d’argento nella cronometro junior ai recenti Mondiali di Bergen è stata nostra ospite per una piacevolissima intervista.

Ciao Alessia, anzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Partiamo con una domanda particolare: come mai il soprannome “ranocchia”?

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Come mai il soprannome “ranocchia”? Beh è una storia che risale ai tempi delle scuole medie. Non ricordo più i dettagli ma so che l’avevo messo su Fecebook e da qual momento è diventato il mio soprannome.

Come è nata la tua passione per il ciclismo?

La passione per il ciclismo è nata un po’ per caso, una mia carissima amica lo praticava. Io non lo conoscevo molto come sport ma un giorno questa mia amica mi ha invitata a seguirla ad un allenamento. Ho fatto una prova e da quel momento ho deciso di iniziare a correre, da quel momento è diventata la mia grandissima passione.

Il ciclismo è uno sport di sacrificio, quanto ha influito sulla tua vita?

Il ciclismo è passione e se ad esso uniamo un pizzico di fortuna e tanto sacrificio ecco spiegata la sua essenza. Dedicarsi con costanza alla propria passione richiede molto impegno, e l’inconveniente è quello di non avere il tempo per dedicarsi agli amici e a fare gruppo in modo stabile: non è facile creare legami se nel momento in cui gli amici escono per divertirsi tu devi rinunciare. D’altra parte il ciclismo mi ha permesso di incontrare molte persone nuove e di instaurare legami molto stretti  con le compagne di squadra e di allenamento. Facendo un bilancio, non posso che dire che sono più i piaceri che il sacrificio.

Che valori ti ha trasmesso il ciclismo?

Come dicevamo prima, il ciclismo mi ha insegnato il significato di sacrificio, di lottare per qualcosa in cui si crede. Praticando questo sport ho imparato a saper aspettare la “fortuna” o il momento buono, la ruota prima poi gira, nella vita come nello sport. Certo, è fondamentale impegnarsi e questo vale per ogni aspetto della vita. La pazienza e l’impegno sono due concetti fondamentali per uno sportivo ma in generale, credo, per ogni persona. Ci sono momenti in cui devi saper stare calma e ingoiare qualche boccone amaro e quelli in cui buttare tutta la tua energia per attaccare, anche la vita è così!
Lo sport ed il ciclismo in particolare insegnano che non sempre le cose vanno bene ma che puoi vincere e quindi è importante provarci impegnandosi al massimo. E poi il risultato è aleatorio a volte. Sarò strana ma ho sempre preferito correre “bene” che correre solo per vincere.

Tra i valori classici di questo sport c’è l’amicizia, raccontaci del tuo rapporto con Elena Pirrone

Sull’amicizia con Elena Pirrone ci sarebbe da scrivere tantissimo, un libro intero, il libro della nostra vita in pratica!  Siamo amiche da quando abbiamo otto anni e, come appunto dicevo prima, il fatto di passare tanto tempo insieme tra allenamenti, gare e scuola (eravamo nella stessa classe) ti fa legare in modo inscindibile con una persona. Ci troviamo molto bene e anche caratterialmente siamo molto simili. Ci siamo supportate e sopportate a vicenda tantissime volte! E questo é stato spesso fondamentale per entrambe.

Il ciclismo femminile Italiano, nonostante il poco spazio, mediatico sta ottenendo grandi risultati, secondo te quale sono le ragioni?

Hai ragione! A dispetto della poca visibilità sui media il nostro settore sta vivendo un momento davvero importante. Credo che tutto dipenda dalla serietà di noi atlete e dello staff che abbiamo a disposizione. Il ciclismo è stato un po’ “sdoganato” come sport adatto anche alle donne e noi ragazze ci stiamo veramente impegnando in modo pazzesco per emergere a livello mondiale.

C’è una gara che Alessia Vigilia ricorda con maggiore piacere?

Sicuramente la prima gara che ho vinto, è stata una corsa davvero molto strana: ero allieva, primo anno, abbiamo affrontato un percorso abbastanza impegnativo, mi ricordo che c’è stata una fuga in cui eravamo presenti sia io che Elena Pirrone ed altre due ragazze. Avevamo fatto quasi 25 km in fuga e poi ci hanno ripreso quando mancavano poco più 10 km all’arrivo, tutto sembrava finito. Poi un attimo dopo l’ispirazione: ho provato a partire e ho staccato tutte arrivando al traguardo da sola. E’ stato bellissimo, una gioia unica vedere il mio allenatore commosso all’inverosimile, era felice per me, lui che in me aveva sempre creduto.

Cosa piace  fare ad Alessia Vigilia nel tempo libero?

Sono una ragazza abbastanza tranquilla, nel poco tempo libero che mi rimane oltre a coltivare le amicizie, mi piace leggere e, quando riesco, adoro andare in montagna: è un modo per staccare dai pensieri quotidiani.

Ti piace la musica, hai un gruppo o un genere che apprezzi particolarmente?

Si amo moltissimo la musica, mi accompagna quasi sempre ma non ho un genere o un gruppo per cui sono fanatica. Ascolto un po’ quello che capita in base alla emozione del momento.

Un sogno che vorresti realizzare dal punto di vista professionale?

Il mio grande sogno è quello di riuscire a laurearmi in medicina, per me gli studi sono una cosa fondamentale. Voglio proseguire sulla mia strada impegnandomi nel ciclismo ma dando l’importanza che merita al mio sviluppo extra-ciclismo.

Un sogno che vuoi realizzare per la tua vita?

Ho una passione infinita per i viaggi e mi piacerebbe riuscire a fare il giro del mondo, chissà sarebbe bello riuscire a farlo continuando ad andare in bicicletta!

Giro dell’Emilia e GP Beghelli, sogni di Women’s World Tour

il Logo del GS Emilia

Il GS Emilia di Adriano Amici ha svelato, mediante comunicato stampa, importanti e ambiziosi piani futuri per quanto riguarda Giro dell’Emilia e GP Beghelli.

La società organizzatrice ha  presentato una richiesta ufficiale all’Unione Ciclista Internazionale per portare le versioni femminili di Giro dell’Emilia e del Gran Premio Bruno Beghelli all’interno del calendario del Women’s World Tour a far data dalla stagione 2018.

Ci auguriamo che questa richiesta possa essere positivamente accolta dal massimo organismo internazionale del ciclismo in virtù della grande qualità che entrambe le corse hanno garantito in tutte le loro edizioni, restiamo in attesa, dunque, di un riscontro da parte dell’UCI.

 

Intervista a Letizia Paternoster

Letizia Paternoster

Letizia Paternoster

Intervista a Letizia Paternoster ospite di Ciclonews è la giovane stella del panorama del ciclismo italiano

D: Come mai hai scelto il ciclismo come tuo sport?
R: Ho iniziato all’età di 5 anni e mezzo, quella per il ciclismo è una passione che mi hanno trasmesso mio papà Paulo e mia mamma Maria anche se loro non lo hanno mai praticato. Vivo a Revò, un paese vicino a Cles la città di Maurizio Fondriest, il campione del mondo del 1988, lui e mio padre sono amici da sempre e mio padre lo seguiva ad ogni gara con il Fans Club. All’età di cinque anni mio fratello ha iniziato a praticare ciclismo, io invece ero ancora troppo piccola, e i miei genitori insistevano nel farmi praticare danza perchè reputavano il ciclismo uno sport per maschietti ma ciò non mi ha fermata nell’iniziare a coltivare questa mia passione.
Ho iniziato quindi a correre nella Us Cristoforetti Fondriest Anaune

D: Quanto l’impegno sportivo ha influenzato la tua adolescenza ?
R: . Fin da piccola ho sempre preso il ciclismo come un gioco, quindi non davo troppo peso ai “sacrifici che esso richiedeva” anche perché non ne facevo molti. Adesso che comunque ho iniziato a prendere il tutto molto più seriamente, vivo una vità da sportiva a 360 gradi. Non esco al sabato sera fino a tardi e, quando posso, visto anche gli impegni scolastici ne approfitto per riposare un pochino. Questo per me non è un sacrificio, ma è la via giusta per realizzare il mio sogno, non mi pesa rinunciare a qualche uscita per la cosa che più amo. Le mie amiche lo sanno e sanno anche che, se il tempo che posso dedicare a loro è meno di quello che vorrei, i momenti trascorsi assieme sono intensi e profondi.

D: Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a una ragazza
R: Il ciclismo mi ha insegnato tantissime cose. Una di queste è non mollare mai e credere nei sogni perchè se ce la metti tutta niente è impossibile. Mi ha insegnato i valori di una squadra, e mi ha fatto capire che le difficoltà, nello sport come nella vita ci sono, e anche nei momenti più bui bisogna fare di tutto per ritrovare il “sole” cosi potrai apprezzarlo ancor di più-
La bicicletta mi ha insegnato a divertirmi, a sognare e ad una ragazzina che vuole iniziare questo sport suggerisco di vivere questa esperienza con il massimo entusiasmo possibile, di divertirsi e inseguire il proprio sogno, con impegno e fatica i sogni si realizzano

D: Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali ?
R: I miei prossimi obiettivi sono i mondiali e gli europei su strada e su pista che si svolgeranno da fine luglio fino a settembre

D: Se dovessi immaginarti tra vent’anni come ti vedi?
R:Tra vent’ anni, i miei sogni mi portano ad immaginarmi al fine di una carriera ricca di soddisfazioni nel mondo ciclistico. Ho tanti sogni nel cassetto e spero ti poterli realizzare tutti!

Intervista esclusiva a Martina Alzini

Martina Alzini intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Martina Alzini

Martina Alzini

Ospite di oggi di Ciclonews è Martina Alzini del Alé Cipollini Team.

Come mai hai scelto il ciclismo come tuo sport?

Ho iniziato questo sport fin da piccolissima cioè da G1; mi ricordo che già a 3 anni giravo nel cortile di mio nonno senza le rotelle. Devo dire che la mia intera famiglia mi ha trasmesso, mia mamma correva ai tempi di Maria Canins e papà con Beppe Saronni ma senza arrivare nelle categorie èlite..

Quanto l’impegno sportivo ha influenzato la tua adolescenza ?

L’impegno sportivo ha influenzato molto la mia adolescenza perché comunque questo sport, così come molti altri, richiede a volte grandi sacrifici, non solo dal punto di vista alimentare, ma anche da quello della vita di tutti i giorni. Non potere uscire la sera perché il giorno dopo hai la gara oppure stare tutta settimana a scuola la mattina ed il pomeriggio in bici ti costringe a studiare di notte o la mattina presto; la domenica, poi, è interamente dedicata alla gara.. ma sinceramente tutto ciò non mi è mai pesato perché quando hai una passione cosi forte e quando hai degli obiettivi ben precisi cogli la tua soddisfazione anche nel sacrificio

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza?

Anzitutto lo spirito di squadra, il ciclismo viene considerato uno sport individuale ma lo spirito e il lavoro di squadra sono fortissimi: chi vince è solo uno ma spesso nel 99% dei casi il merito è del lavoro dei tuoi compagni.
Aggiungerei anche l’umiltà e la voglia di ottenere sempre qualcosa di piú, di migliorarsi e quindi essere sempre tenaci e non mollare mai, pochi sport come il ciclismo ti trasmettono la forza di andare avanti e non abbattersi anche dopo un incidente (come per esempio una caduta o una convocazione mancata).
Consiglierei questo sport ad una ragazza perché negli ultimi anni il ciclismo femminile sta conquistando un numero sempre più alto di estimatori aumentando la sua visibilità.
Mi sono sentita dire più di una volta ‘ah ma anche le ragazze corrono in bici?’ ora la domanda è meno frequente in quanto il nostro movimento si è sviluppato parecchio con notevoli miglioramenti, il calendario delle donne elite si e’ ampliato molto e ora la maggior parte delle gare classiche che disputano gli uomini sono corse anche da noi ragazze.
Di sicuro anche grazie ai social la nostra visibilità è cresciuta e come ultima motivazione (ma NON meno importante!!) il fatto che il movimento femminile in Italia non perde mai la voglia di migliorarsi e di raggiungere i più prestigiosi risultati lavorando con un forte spirito di gruppo (un esempio ne è il quartetto femminile in pista che negli ultimi mondiali ha abbattuto il record italiano dei 4’20” cosa fino ad un anno fa quasi impensabile)

Quali sono prossimi obiettivi professionali di Martina Alzini?

I miei prossimi impegni con la squadra sono il GP Liberazione (25/04) a Roma e il tour of Chongming in cina ai primi di maggio. Io prediligo le gare prettamente pianeggianti e quindi, oltre che aiutare la mia squadra, spero di dare il meglio anche per mettermi in luce.
Un mio grande obiettivo è quello di ottenere una convocazione per gli europei sia in strada ma soprattutto per quelli su pista che si correranno a luglio in Portogallo e per i quali mi sto allenando duramente.

Se dovessi immaginarti tra 20 anni come ti vedi?

Bella domanda questa! Ora come ora è difficile dirlo perché penso che a 20 anni, come giusto che sia, una ragazza sia ancora piena di sogni e forse nemmeno io so al 100% ora dove mi troverò tra cosi tanti anni.
Di sicuro vorrei realizzare per bene la mia carriera ciclistica e correre finchè sarò competitiva, poi non tralasciare gli studi penso sia importante perché la bici cosi come molti sport, non ti danno una retribuzione che ti permetta di vivere solo di quello per sempre… ecco mi piacerebbe rimanere in questo ambiente e se non mi sarà possibile vorrei comunque rimanere in un ambito sportivo

Intervista esclusiva ad Alice Gasparini

Alice Gasparini intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Alice Gasparini

Alice Gasparini

Intervista esclusiva di Ciclonews ad Alice Gasparini giovane atleta della provincia di Como in forza al Team Servetto Giusta AluRecycling

Alice, come mai hai scelto il ciclismo come tuo sport?

Ho iniziato ad andare in bici da G1 quindi a 7 anni grazie a mio fratello. Lui aveva iniziato prima di me (essendo più grande di un anno) e io andavo sempre a vedere i suoi allenamenti.
Un giorno un signore ha preso una bicicletta e mi ha fatto provare… da lì non ho più smesso. Mio fratello? Lui ora è passato alla pallavolo.

Quanto l’impegno sportivo ha influenzato la tua adolescenza?

Devo ammettere che il ciclismo mi ha influenzatoamolto perché lo pratico da così tanto tempo che oramai fa parte della mia vita. Posso dire che la bicicletta mi accompagna da sempre e se sono la persona di ora è anche grazie a questo splendido ma anche difficile sport.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vitae perché lo suggeriresti a una ragazza?

Il ciclismo mi ha insegnato prima di tutto ad organizzarmi, durante l’adolescenza quando hai anche la scuola le cose sono molto complicate e bisogna imparare a gestire tutto. Per questo motivo diventi molto brava a organizzarti e a occupare al meglio ogni istante della vita.
La bicicletta mi ha permesso di conoscere un sacco di persone fantastiche che ancora porto dentro il mio cuore. Le compagne di squadra che mi hanno accompagnata fino ad ora non sono mai state solo compagne occasionali, ma con loro si è instaurato un rapporto bellissimo che ci ha permesso di rimanere amiche anche al di fuori del ciclismo. Questo sport mi ha insegnato ad avere più sicurezza in me stessa, a impegnarmi sempre al massimo in qualsiasi cosa ed ad affrontare tutte le difficoltà che si incontrano per questo lo suggerirei a una ragazza che non sa quale sport praticare

Quali sono i prossimi obiettivi professionali Alice Gasperini?

Devo dire che questi ultimi anni non sono stati molto facili per me, ho accusato molto il passaggio nel mondo del professionismo che è molto più complesso di quello che sembra, ma nello stesso tempo è uno spettacolo puro.
Ho tanta voglia di emergere, di fare vedere davvero chi sono perché fino ad ora non ci sono ancora riuscita pienamente. Per ora spero di poter correre il più possibile per accumulare l’esperienza che mi servirà per gli anni a venire. Nel frattempo spero di riuscire ad ottenere anche qualche buon risultato sia nelle prove in linea che nelle cronometro.

Se dovessi immaginarti tra 20 anni come ti vedi?

Tra vent’anni spero di stare per concludere una carriera fantastica nel ciclismo, di aver raccolto molti risultati che mi rendano orgogliosa di me stessa. Per il momento vedo il mio futuro nel ciclismo, è una delle poche cose in cui non ho dubbi. Sto anche frequentando l’università, ma il ciclismo è la cosa più importante!