Chloé Dygert: dieta da campione del mondo? Non proprio

Chloé Dygert, ecco come mi nutro… non spaventatevi!

Chloé Dygert, campionessa del Mondo a cronometro in Yorkshire ha raccontato Il suo regime alimentare tutt’altro che privo di “schifezze”

Chloé Dygert (fonte pagina Instagram)

Chloé Dygert (fonte pagina Instagram)

Chloé Dygert lo scorso mese si è laureata campionessa del Mondo a cronometro per la categoria Elite a soli 22 anni. L’atleta statunitense ha già nel proprio armadio qualcosa come otto medaglie d’oro e un argento olimpico che l’hanno fatta diventare una delle atlete più ammirate del panorama mondiale.

Originaria dello stato degli Indiana (USA), Chloé si è avvicinata al ciclismo a soli 15 anni iniziando una vita da “nomade” che la porta ad allenarsi qua e là per gli Stati Uniti. Washington, Idaho e soprattutto Colorado (dove è solita allenarsi presso le strutture di Colorado Springs) sono ormai di casa in base al tipo di competizione per cui si prepara.

Tanti allenamenti e tanto girovagare possono essere un ostacolo per gestire correttamente la propria dieta ma, proprio l’aspetto legato alla alimentazione, è particolarmente sensibile per la ciclista americana. In un mondo in cui è norma rispettare regimi alimentari ristrettissimi, con ridotto apporto calorico la Dygert va in controtendenza sposando una filosofia non restrittiva in fatto di calorie.

“se devo essere sincera la mia alimentazione non è propriamente sana, Adoro i pop-cake e i fast food e se mi viene una voglia cerco di saziarla. Certo il peso è un limite ma non penso che la dieta sia una soluzione, anzi bisogna mangiare ciò che desideri e che fa bene al tuo corpo, io la vedo così” ha spiegato la ragazza a velonews. Chissà in quanto, atleti e non, provano una sana invidia per un siile atteggiamento.

“Mi piace mangiare circa due ore prima dell’allenamento mattutino. Se corriamo, per esempio, alle 10 del mattino mi sveglio alle 7.30 e alle otto faccio colazione. Prima di andare a letto preparo un mix di avena, latte di mandorla e semi di chia per la mattina seguente. Se sono ad una corsa mi porto un tapperware con gli ingredienti così posso preparare la mia colazione preferita anche in hotel” ha raccontato Chloé Dygert.

Prima dell’uscita si “carica” con barrette (almeno un paio), frullati, crostate di ciliegia che sono uno dei suoi cibi preferiti. Come bevanda un Gatorade che le consente di non disidratarsi.

In caso di allenamenti prolungati, sopra le tre ore, ecco che la ragazza usa una proteica alla vaniglia Core Power. E a pranzo?

“una ciotola con riso integrale, pico de gallo, guacamole, un albume e tofu, che friggo in padella sul fuoco con un po ‘di olio d’oliva in modo che sia ancora più croccante”. Insomma proteine anche vegetali senza disdegnare la carne rossa.

Al pomeriggio prosegue la “dieta” con “un paio di tazze di burro di arachidi, alcune fette di torta e acqua arricchita con vitamine oppure limonata”. Insomma un bel pieno di energia per la “piccola” Chloé Dygert.

La dieta prevede cena con riso o pasta meglio se spaghetti larghi, salsa di soia e tofu e qualche proteina. Non c’è che dire, la ragazza ha uno stomaco di ferro!

“Si, sono fortunata posso mangiare praticamente tutto anche in prossimità di una gara, unica cosa evito il piccante. Ultimamente evito di andare ai fast food ma li ho sempre adorati. Non amo privarmi dei piaceri, se dopo un allenamento mi viene voglia di mangiare una ciambella, la mangio.”

Una dieta anomala ma se i risultati sono quelli ottenuti sino ad ora, nessuno può dirle nulla!

Christine Catlin aveva intuito il malessere di Kelly

Christine Catlin ricorda gli ultimi giorni di Kelly

Christine Catlin e la famiglia di Kelly ricordano l’escalation negativa che ha portato al suicidio della giovane atleta

Kelly Catlin (fonte pagina Twitter)

Kelly Catlin (fonte pagina Twitter)

Christine Catlin lo aveva capito, aveva capito che Kelly aveva qualcosa che non andava. Erano passati alcuni giorni nel silenzio, i messaggi di chat non letti, le telefonate erano dirottate alla voce gracchiante della segreteria telefonica. I vuoti di comunicazione non erano rari con Kelly spesso in giro per il mondo impegnato in qualche competizione ma questa volta la cosa suonava strana, era un silenzio diverso

“Ho avuto un brutto presentimento quando la mamma mi ha detto che non riusciva a parlare con Kelly, non ero sorpresa ma sono scoppiata in pianto premonitore” ha raccontato Christine Catlin a VeloNews . 

Va detto che a fine gennaio Kelly Catlin aveva già tentato il suicidio nel suo appartamento nel campus della Stanford University. Il tentativo era fallito, Kelly era stata trovata in bagno, sguardo fisso su di uno specchio stravolta dai gas tossici inalati. La giovane ciclista era stata ricoverata una settimana presso l’Ospedale di Stanford. Dopo le dimissioni Kelly aveva spiegato a Mark Catlin e Carolyn Emory (i genitori) che non avrebbe più provato un simile gesto e aveva iniziato un percorso di terapia di gruppo. In ospedale Kelly aveva parlato con uno psicologo ma poi aveva firmato per essere dimessa. I genitori della ragazza hanno quindi insistito perché partecipasse a sessioni di terapia di gruppo ma ben presto ha smesso considerando gli incontri una perdita di tempo.

Purtroppo Kelly è stata trovata priva di vita, vittima dell’inalazione di gas tossici, gettando nella disperazione la famiglia e la Rally Pro Cycling di cui faceva parte.

Kelly capelli corti, sorriso luminoso e tanta grinta è stata ricordata dalle compagne come timida e determinata, sempre concentrata sul ciclismo.

Ma Kelly non era solo “ciclismo, Kelly era da sempre un talento, nello sporto, nella musica e nelle lingue. Amante del violino e dell’heavy metal della fantascienza e della matematica, sempre pronta alle sfide e forse troppo competitiva.

Dopo la tragedia, la famiglia Catlin ha iniziato a chiedersi se proprio questa determinazione estrema l’abbia spinta un percorso emotivo malsano che ha portato al suo suicidio.

“Il suo sentimento prevalente era l’orgoglio per essere una studentessa laureata e al tempo stesso una ciclista professionista.  Quando le cose sono andate male, è entrata in crisi – ha spiegato il padre a VeloNews – altri avrebbero preso un pausa ma lei non si dava pace e, non sentendosi più all’altezza dei suoi standard interni, si è uccisa”.

Kelly è stata portata al ciclismo da suo fratello, Colin (che ha iniziato a correre sul ciclocross all’età di 14 anni) amava il lato analitico del ciclismo ed è stato rapidamente risucchiato dall’enfasi dello sport sulla formazione scientifica.

La carriera ciclistica di Kelly è decollata rapidamente. Nel 2014, ha frequentato un camp del  Comitato Olimpico degli Stati Uniti ed è  stata scelta, insieme a Chloé Dygert, Jennifer Valente e Ruth Winder, per competere nell’inseguimento alle Olimpiadi del 2016.

“Kelly voleva raggiungere la perfezione in tutto ciò che faceva, non voleva mai mostrare debolezza, voleva sempre rendere tutti orgogliosi, e prima di tutto, non voleva mai deludere nessuno” racconta Andy Sparks, allenatore della squadra statunitense.

Kelly Catlin e la squadra statunitense a Rio 2016 hanno vinto la medaglia d’argento dopo una serrata battaglia con la squadra della Gran Bretagna nel round finale. Sempre severa con se stessa Kelly restò inizialmente delusa di non aver confermato l’oro Olimpico della nazionale USA.

Un punto chiave per comprendere le motivazioni di Kelly è probabilmente legata alla sua personalità riservata.  Quando Kelly si è trasferita a Colorado Springs ha sempre voluto gestirsi in autonomia, non ha mail voluto chiedere aiuto al team o a vicini.Non si è mai troppo aperta o confidata con le colleghe di squadra ma, in privato, Kelly ha ammesso alla sua famiglia che stava cominciando a sentirsi male.

“Ci ha detto che si sentiva intrappolata da questi obblighi – racconta Mark Catlin -Le abbiamo detto che poteva tirarsi indietro ma voleva essere all’altezza delle sue aspettative”.

Nelle ultime settimane Kelly si lamentava di sentirsi apatica nei suoi allenamenti, di sentirsi quasi in trappola e schiacciata dai pensieri. Un incidente a inizio gennaio le aveva lasciato in “dono” una serie di vertigini e di dolori alla testa a causa di una commozione celebrare.

“Prima dell’incidente le sembrava ancora di avere il controllo su se stessa –  racconta Carolyn Emory – dopo la commozione cerebrale, ha espresso il timore che stesse diventando matta”.

Il primo fallito tentativo di suicidio aveva lasciato strascichi nel fisico della ragazza: l’inalazione dei gas tossici ne avevano danneggiato cuore e polmoni e anche allenarsi era diventato più duro tante che in una delle ultime chiamate con la famiglia aveva espresso il desiderio di chiudere con il ciclismo.