Maria Canins la storia di un mito

Maria Canins la mamma volante del ciclismo italiano

Maria Canins fenomeno del ciclismo e dello sci di fondo tricolore, storia, carriera, aneddoti e palmares

Maria Canins

Maria Canins

Maria Canins nasce a La Villa di Val Badia, in provincia di Bolzano nel 1949. Il paese in cui nasce vive di tradizioni, zone di montagna di gente umile e schietta, gente con la fatica nel DNA. Inizia presto con lo sport Maria, inevitabile che sia lo sci lo sport scelto, i risultati sono buoni ma, quando viene assunta in un albergo come domestica, è costretta ad accantonare il sogno sportivo.

Si sposa con Bruno Monaldi (comparso nel 2016 a 71 anni a seguito di un incidente), azzurro dello sci di fondo, ed è quella la scintilla che riaccende il fuoco della passione per lo sport: prima con lo sci e poi con il ciclismo.

La fine degli anni 70 è l’inizio della carriera sportiva della Canins che nel 1977, ad Asiago, battaglia, senza successo, con Sonia Basso per il titolo italiano.

L’anno successivo mette al mondo la figlia Concetta ma nel ‘79 è già in pista con rivali del calibro della Basso e di Guidina Dal Sasso per i campionati assoluti di Passo Coe. La gara è resa durissima dalle condizioni meteo a ad avere la meglio è la Basso che non ha praticamente rivali mentre Maria accetta la sconfitta con il suo classico sorriso sulle labbra.

La bicicletta inizialmente è uno strumento per mantenersi in allenamento durante l’estate per le gare di fondo che sino al 1982 sono il suo unico sport sino a quando decide di provare la fatica del ciclismo anche come professionista.

Maria Canins ciclista nasce durante i Mondiali di sci di Oslo ’82 quando, assieme a Manuela Di Centa prende parte alla manifestazione iridata di fondo. Maria si comportata bene ma il risultato è inferiore alle sue potenzialità. Durante una chiacchierata con Giorgio Brusadelli esce l’idea di abbinare il ciclismo allo sci di fondo, Maria afferma di praticarlo già da tempo ed ecco che il giornalista suggerisce di provare in modo serio con il ciclismo dove può ottenere più gioie che con il fondo.

Ecco che nel ciclismo rosa irrompe la “mamma volante” Maria Canins che non conosce la tattica ma corre con il cuore in un ambiente non proprio semplice. A fare la differenza è la sua gran classe, il fisico resistente, l’amore per lo sport e la capacità di adattarsi a ogni situazione, anche la più negativa, senza negare mai un sorriso.

Ai Mondiali di Goodwod 1982 (quelli di Saronni) Maria è già convocata ma non ha ancora piena coscienza dei propri mezzi e si lascia sfuggire l’inglese Jones perdendo un’occasione ghiotta ma quella è solo l’inizio della sua ascesa nell’olimpo del ciclismo mondiale

L’esordio a 33 anni suonati può sembrare un po’ azzardato nel 1985 è la prima italiana a vincere la Vasaloppet e tre anni dopo Maria Canins iconquista il Tour de France. Quella vittoria resterà per sempre nella mente di Maria, Campi Elisi e il podio, con in braccio la figlia, condiviso con un mito come Hinault e poi “chi l’aveva mai vista Parigi”. Un sogno che diventa realtà tra l’abbraccio della folla e dello stesso campione francese che le cede volentieri un pezzo di gloria riconoscendo il talento puro di Maria.

Nel 1986 arriva il bis nella corsa francese distruggendo la più forte ciclista di tutti i tempi: Jeannie Longo. Sulle Alpi e sui Pirenei la 37enne italiana fa letteralmente impazzire le avversarie e mandando in delirio i fans che la identificano come la versione femminile di Fausto Coppi. Non ci sono salite o prove a cronometro che tengano, nessuno può resistere alla sua forza. Le sue progressioni in salita alzano i decibel della folla e abbassano il sipario per le avversarie che la rivedono solo all’arrivo con distacchi da ciclismo epico alla Coppi e Bartali.

Nel 1988 prosegue la sua raccolta di vittorie con il Giro d’Italia e due anni più tardi, nel 1990, ottiene un bel secondo posto sempre alla corsa rosa.

Sempre nel ciclismo partecipa alle Olimpiadi di Seul 1988 ma il tracciato della prova in linea è troppo poco selettivo e deve “accontentarsi” dell’oro nella 50km a squadre e nello stesso anno fa sua la decima Marcialonga consecutiva.

Nel suo carniere arrivano anche un Giro del Colorado, due Giri di Norvegia, quattro giri dell’Adriatico e 10 titoli italiani su strada (6 in linea e 4 a cronometro) e uno nell’inse­guimento su pista.

Quando Maria passa alla mountain bike fa ancora in tempo a vincere due titoli mondiali veterani nel 1991 e nel 1993, prima di chiudere col ciclismo agonistico nel dicembre del 1995 a 46 anni rinunciando alla licenza da senior B.

Una scelta dettata anche dal non riconoscersi più nel ciclismo professionistico troppo pieno di “stregoni” tra frequenzimetro e metodologie “scientifiche” di allenamento a discapito della passione vera e del divertimento puro.

Le vittorie più importanti nel ciclismo: dal 1982 al 1995 in sella ad una bicicletta ha collezionato 210 vittorie

  • 2 Tour de France (con 15 vittorie di tappa)
  • 1 Giro d’Italia
  • 4 Tour de l’Aude (4 vittorie di tappa)
  • 2 Giri della Norvegia (2 vittorie di tappa)
  • 1 Giro del Colorado (2 vittorie di tappa)
  • 2 vittorie nel Gran Premio di Francia a cronometro
  • 4 Giri dell’Adriatico (7 vittorie di tappa)
  • 1 Tour de la Drome (2 vittorie di tappa)
  • 4 vittorie nella cronometro internazionale di Les Herbières
  • 1 Giro della Sicilia (1 vittoria di tappa)
  • 6 volte campionessa italiana su strad
  • 4 volte campionessa italiana a cronometro
  • 1 volta campionessa italiana inseguimento su pista (km 3)
  • 1 volte campionessa italiana Cross Country MTB
  • 2 volte campionessa mondiale Cross Country MTB
  • 1 volta campionessa mondiale 50 km a squadre
  • 3 volte medaglia d’argento ai campionati del mondo su strada
  • 2 volte medaglia di bronzo ai campionati mondiali
  • 2 partecipazioni alle Olimpiadi (Los Angeles 1984e Seul 1988)