Eddy Merckx: complimenti a Campenaerts!

Eddy Merckx sul nuovo record dell’ora: incredibile!

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, celebra il successo del connazionale Victor Campenaerts nel Record dell’Ora.

Eddy Merckx

Eddy Merckx

Eddy Merckx, cinque volte vincitore del Tour de France, ha pubblicamente elogiato il connazionale Victor Campenaerts della Lotto Soudal che ieri ha stabilito il nuovo Record dell’Ora coprendo la distanza di 55.089 chilometri e battendo il precedente primato di Bradley Wiggins del 2015 di 563 metri.

I complimenti di Merckx hanno un doppio valore non solo per la grandezza riconosciuta del “Cannibale” ma anche perché proprio Eddy fu l’ultimo belga a detenere il Record dell’Ora stabilito nel 1972.

“Devo dire congratulazioni – ha detto Merckx ai microfoni di  VTM Nieuws – È un traguardo incredibile superare i 55 chilometri. Tanto di cappello a Victor, perché so perfettamente cosa vuol dire pedalare così per un’ora.”

Il record di Merckx di 49.431 km aveva resistito per 12 anni e, come nel caso di Campenaerts, era stato stabilito in Messico ma nel caso del Cannibale presso il velodromo all’aperto a Città del Messico utilizzando una bicicletta pressoché da strada.

Fu il nostro Francesco Moser nel 1984 a strappare il record al belga stabilendo prima la distanza di 50.809 km, per poi alzare il proprio record quattro giorni dopo a 51.151 km. Il trentino aveva adoperato, una speciale bicicletta entrata nella storia grazie all’impiego delle “ruote lenticolari” (a disco pieno invece che a raggi) che fecero proprio in quell’occasione il loro debutto (la bicicletta è oggi esposta presso il Museo del ciclismo alla Madonna del Ghisallo).

Nel corso degli anni altri atleti segnarono nuovi primati ma le biciclette impiegate vennero successivamente ritenute “fuori legge” così che il record tornò sulle spalle proprio di Eddy Merckx fino a quando ma il britannico Chris Boardman fu nuovamente in grado di batterlo nel 2000.

 

Nel 2014, le regole sono state nuovamente riviste consentendo di impiegare biciclette da pista come quella impiegata da Campenaerts nella sua impresa.

A salutare festosamente il nuovo record è stato anche Sir. Bradley Wiggins che, pur perdendo il proprio primato, non ha mancato di mandare al belga i propri complimenti: “Chapeau, Victor, my man”, ha twittato sul proprio acciunt l’inglese (@SirWiggo) aggiungendo un’emoji di un  pugno.

 

Victor Campenaerts Record dell’Ora: 55,089 km

Victor  Campenaerts Record dell’Ora stabilito!

Victor Campenaerts ha stabilito il nuovo record dell’ora, in altura, migliorando di 563 metri il primato di Bradley Wiggins

Victor Campenaerts Record dell'Ora

Victor Campenaerts Record dell’Ora

Victor Campenaerts ha stabilito il nuovo Record dell’Ora al Velodromo Aguascalientes di Città del Messico, percorrendo 55,089 km. Il record precedente era detenuto da Bradley Wiggins che a  Londra il 7 giugno 2015 aveva macinato 54,526 km.

Il record registrato dal britannico a Lee Valley Park  sembrava granito e imbattibile invece il belga, dopo mesi di maniacale preparazione, è riuscito a conquistare il primato nell’impianto centroamericano.

Victor Campenaerts è partito molto forte, percorrendo i primi 10 chilometri all’impressionante media di 54.758 km/h. Nella parte centrale della prova il belga ha vissuto un calo fisiologico ma il tutto è stato finalizzato a dosare le forze per andare a conquistare il nuovo Record dell’Ora.

A metà gara, il 27enne ha ricomposto la sua pedalata segnando anche i 16,3 secondi di giro e coprendo 27,75 km in poco più di 30 minuti.

Subito dopo aver conquistato il primato, il pensiero di Campenaerts è andato al grande amico e compagno di squadra Stig Broeckx che a seguito di un terribile incidente è rimasto in coma diversi mesi:

“Stig, ora come promesso potremo andare a mangiare un pancake” ha esultato Victor.

Nella sua carriera, il corridore belga ha ottenuto sei successi tra cui spiccano due campionati europei a cronometro e la frazione contro il tempo di  San Benedetto del Tronto alla Tirreno Adriatico. A settembre 2018 aveva conquistato il terzo posto a cronometro ai Mondiali di Innsbruck.

Il Record dell’Ora è certamente una perla che impreziosisce la carriera di un ciclista un po’ sottovalutato che ha fatto delle prove contro il tempo il suo punto di forza. Il nuovo primato rialza i riflettori su una prova prestigiosa come quella “dell’Ora” che in passato aveva un fascino lentamente decaduto.

Victor  Campenaerts Record dell’Ora: le parole

“E ‘stato davvero difficile, soprattutto perché ero un po’ ottimista nei primi 30 minuti. Devi essere ottimista, ma dopo mezz’ora era molto importante impostare un nuovo ritmo un po’ più lento. Ho rallentato un po’, ma penso che in quasi ogni parte della gara ero un po’ più veloce di Wiggins “, ha detto Campenaerts.

“Ho lavorato molto duramente e molto a lungo per questo: il team mi ha supportato e mi ha dato il 100% di fiducia, e penso che sia importante dare una buona risposta a questa fiducia”.

 

 

Bradley Wiggins: Armstrong mi ha cambiato la vita

Bradley Wiggins ha parlato a TalkSport Radio

Bradley Wiggins ai microfoni di TalkSport  ha parlato di Lance Armstrong e di come il texano ha cambiato la sua vita

Bradley Wiggins

Bradley Wiggins

Bradley Wiggins riesce sempre a stupire il pubblico con il suo modo di fare assolutamente non banale. Il britannico è stato recentemente ospite del programma “TalkSport” in cui ha parlato, naturalmente, di ciclismo.

La discussione ad un tratto si è spostata su uno dei personaggi più controversi del ciclismo di tutti i tempi: Lance Armstrong.  Proprio su questo tema il vincitore del Tour de France 2012 ha dimostrato ancora una volta di saper andare contro corrente. Se molti ciclisti attuali e passati hanno preso le distanze dal texano dopo la famosissima confessione delle pratiche dopanti, Bradley Wiggins ha mostrato un atteggiamento assolutamente opposto.

 

Bradley Wiggins: Lance è un personaggio iconico

Ai microfoni di “TalkSport”, Sig. Wiggins ha sottolineato come il controverso atleta americano abbia, di fatto, spinto il britannico a praticare il ciclismo.

Il detentore del record dell’ora ha espresso forte e chiaro il fatto che le vittorie annullate ad Armstrong perla questione doping non hanno minato le emozioni provate in quegli anni da un giovane Wiggo.

Tra Bradley e Lance i rapporti sono buoni tanto che i due si sentono spesso e il britannico ha apertamente raccontato come l’americano sia stato un suo idolo:

“Quando ho iniziato ad andare in bicicletta facevo finta di essere Lance Armstrong e nonostante gli accadimenti successivi non mi sento di modificare la mia visione su di lui ne rinnegare come mi ha fatto sentire quando avevo 13 anni”

Wiggins ha negato che lui e Armstrong fossero “grandi amici”, ma ha riconosciuto un “rispetto reciproco in termini di ciò che abbiamo vissuto, correndo l’uno contro l’altro”.

Wiggins ha scritto un libro, intitolato “Icone”, e uno dei capitoli è dedicato proprio a Armstrong

“Non posso affermare che Lance sia un’icona del ciclismo ma è certo che sia in qualche modo iconico, nel bene e nel male”

Quando nel 2009 Armstrong tornò a gareggiare i due si trovarono a competere al Giro d’Italia e al Tour de France quando i due battagliarono per salire sul podio di Parigi (ebbe la meglio Armstrong ma il risultato del texano fu cancellato a favore proprio di Wiggins).

“Lance ha pagato per quello che ha fatto, certo il ciclismo ha sofferto per quella vicenda ma al mondo accadono tante cose belle ma anche tante cose molto brutte. Vedo persone in televisione che vogliono solo compiacere e placare le persone che fanno loro le domande ma io ora ho cambiato posizione, posso dire esattamente quello che penso senza dovermi giustificare. Ho un’opinione e non a tutti piacerà, ma le colpe di ciò che è accaduto al ciclismo sono di molti”.

Tim Kerrison chi è il preparatore del Team Sky

Tim Kerrison la storia del preparatore del Team Sky

Tim Kerrison il preparatore australiano che sta dietro ai successi del Team Sky da Wiggins a Geraint Thomas passando per Chris Froome e il nuoto!

Tim Kerrison

Tim Kerrison

Tim Kerrison è nato Brisbane in Australia, fin da piccolo sviluppa una grande passione per lo sport e meno per lo studio salvo poi tornare sui propri passi quando capirà che diventare un campione sarebbe stato impossibile.

Ottenutala Laura in Scienze dello sport e management si iscrive a Medicina per poi entrare nello staff della Federazione Australiana di Nuoto. Nel 2000 si occupa delle formazioni giovanili scoprendo Jodie Henry che alle Olimpiadi di Atene 2004 conquisterà ben tre ori.

Terminata la missione olimpica, Tim Kerrison lascia l’australia per trasferirsi in Inghilterra dove ottiene il ruolo di di preparatore nella nazionale di nuoto inglese che a Pechino 2008. Alla kermesse cinese la spedizione britannica tornerà con al collo sei medaglie (di cui due di oro) che rappresentano il miglior risultato di sempre per la formazione d’oltre manica.

Proprio durante le Olimpiadi di Pechino avviene l’incontro tra Tim e David Brailsford, tecnico del ciclismo britannico, che lo invita a prendere parte ad un progetto volto a trasformare il Regno Unito nell’avanguardia del ciclismo su pista e poi nella creazione del Team Sky.

Tim Kerrison lavora a stretto contatto con Brailsford, i due identificano un manipolo di atleti da ingaggiare per la sfida su strada: Bradley Wiggins, Chris Froome e Geraint Thomas.

La Gran Bretagna da nazione sconosciuta per il ciclismo su strada comincia a veder sventolare l’Union Jack sui podi delle gare più note al mondo.

Kerrison non ha un passato da ciclista o come seguace di grandi preparatori come altri guru del settore, no lui proviene dai “Big Data” e il suo approccio è, quindi, molto matematico.

“Ogni corridore è un rapporto tra peso e potenza. Il peso minimo per sprigionare la potenza massima”

Furono le parole di Tim Kerrison in una intervista alla BBC per sostenere come il calcolo applicato allo sport possa portare ad ottenere risultati eccellenti. Una analisi matematico-scientifica del fisico e delle prestazioni del ciclista per parametri chiave quali frequenza cardiaca, soglia aerobica e anaerobica, consumo di ossigeno, potenza, ecc possono portare a un profilo chiaro delle potenzialità dell’atleta per programmare apposite attività di miglioramento.

Tim Kerrison e Bradley Wiggins

Nel 2010 Sir. Bradley Wiggins, fenomeno del ciclismo su pista d’oltre Manica, passa al Team Sky. Nel 2009 Wiggins aveva preso parte, con la maglia della Garmin, al Tour de France chiudendo, complice un percorso abbastanza agevole, in quarta posizione. Per gli addetti ai lavori quel, già sorprendente, risultato non poteva essere ulteriormente migliorato.

Secondo i dati incamerati di Kerrison, invece, Bradley poteva migliorare di molto le sue performance fino a giocarsi la vittoria finale. Grazie ad un fortissimo lavoro sull’aerodinamica in sella e sul tipo di applicazione nella pedalata portarono i risultati che tutti conosciamo.

Agilità, leggerezza e controllo sono le tre parole d’ordine che Tim Kerrison recita come un mantra al corridore britannico che divenne il primo suddito della Regina a vincere sui Campi Elisi nel 2012.

Tim Kerrison e Chris Froome

Impostato il percorso di Wiggins comunque un ottimo corridore su pista, ecco il miracolo dello “sconosciuto” Chris Froome che fece il suo esordio correndo con licenza del Kenya (nel 2006 ai mondiali Under 23 difenderà proprio questi colori).

Nel 2007, Chris passa professionista con il Team Konica Minolta, una formazione del Kenya, vincendo due corse per poi approdare l’anno seguente al Team Barloworld di Claudio Corti in cui passa due stagioni senza particolari picchi (83esimo al Tour de France 2008 e 32esimo al Giro d’Italia 2009). Nel 2008 Froome prende la licenza britannica e viene schierato ai Mondiali di Varese (senza terminare laprova). Nel 2010 viene chiamato dal team Sky ed ecco l’incontro con Tim Kerrison.

Il preparatore atletico propone al kenyano bianco i metodi utilizzati per Wiggins, portandoli a lentamente a livelli più elevati sfruttando anche la sua giovane età: alzare la frequenza alleggerendo i rapporti, nascono le ormai storiche “frullate”.

Il matra è il solito con un occhio al cardiofrequenzimetro, un assoluto controllo dei dati fisici in corsa e conteggio dei secondi nei quali il cuore supera la soglia anaerobica. Dopo due anni di duro lavoro ecco arrivare la Vuelta 2011 in cui il kenyan chiude in seconda posizione alle spalle di Cobo (per 13 soli secondi) ma davanti al capitano Wiggins.

Il 2012 consegna a Bradley il Tour ma sono in tanti a pensare che senza le tattiche di squadra il vincitore sarebbe strato Froome grazie alle sue frullate al limite della soglia ripetute fino a stremare gli avversari.

Il 2013 consacrerà Chris a fenomeno del ciclismo mondiale conquistando 4 Tour de France (solo nel 2014 la striscia è interrotta da Vincenzo Nibali). Nei trionfi è evidente la mano di Tim Kerrison

Kerrison idealizza e rende vero qualcosa mai visto nel ciclismo: frullare sui pedivelle a un ritmo quasi inumano elevato all’ennesima potenza il metodo di pedalata di Lance Armstrong: agilità al posto della potenza.

Accanto a questo nuovo “modo di pedalar” ecco anche un nuovo modo di allenarsi: l’inverno non è pausa ma costanza (testimonianza sono gli allenamenti invernali disumani di Froome).

“L’intensità di prestazione va mantenuta tutto l’anno, specialmente durante i periodi lontani dalle corse”

Altro mantra dell’australiano secondo il quale “la vita” (come si dice in gergo) non conosce pause né stagioni. I programmi sono religione e i numeri comandamenti ineccepibili il tutto senza imporre nulla agli atleti ma spiegando le ragioni di questo approccio “scientifico. Qualcuno li chiama guadagni marginali, ossia il non lasciare nulla al caso, in questo al Team Sky sono maestri e questa filosofia si inserisce alla perfezione con la visione dell’australiano che, arrivato dal nuoto, ha stravolto il ciclismo.

Tim Kerrison e Geraint Thomas

Thomas ha passato la sua esistenza sportiva a far da gregario (o quasi) a Chris Froome, svolgendo il suo lavoro con dedizione e devozione. Nato come pistard, Thomas ha vinto tre Mondiali (2007, 2008 e 2012) e due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino e a quelle di Londra.

La sua disciplina? L’inseguimento a squadre, sforzo diversissimo da quello richiesto per vincere un grande giro a tappe: velocità contro resistenza. Nel 2007 aveva debuttato al Tour de France, finendo al 140° posto continuando l’alternanza pista-strada.

Prima del 2010 Froome è uno sconosciuto mentre Thomas ha già un nome tanto che in molti scommettono più su di lui che sul kenyano. I due corrono insieme dal 2008 e tra loro c’è solo un anno di differenza ma fatti smentiscono le teorie: Froome il campione, Thomas il gregario. Questo fino al 2018 quando a volare è il Gallese forse anche per merito degli insegnamenti di Kerrison.

 

 

 

Wiggins: il caso Froome, uno disastro!

Wiggins commenta la vicenda Froome

Wiggins, impegnato come commentatore per Eurosport si è pronunciato circa la vicenda Froome, WADA e Salbutamolo

Wiggins contro Froome

Wiggins contro Froome

Wiggins ha commentato il caso Salbutamolo che ha coinvolto Chris Froome, definendolo “un disastro”, mentre avanza richiesta di più soldi da  immettere nell’Agenzia mondiale antidoping (WADA) e per un controllo più approfondito delle regole.

Dopo essersi unito a Eurosport per la copertura del Tour de France, Wiggins ha parlato durante il suo programma intitolato “The Bradley Wiggins Show” e ha raccontato la sua visione della vicenda legata alla WADA, a Chris Froome e il Salbutamolo.

“Dobbiamo rispettare il fatto che è autorizzato a correre, e in un ambiente sicuro. Ci sono tante tensioni al momento e nessun atleta dovrebbe correre in quelle condizioni e avere la sua incolumità in pericolo durante più grande evento dello sport” ha dichiarato l’ex capitano della Sky.

L’ex vincitore del Tour de France (che aveva Froome tra i gregari) pensa che i regolamenti riguardanti il ​​farmaco fossero adatti allo scopo? “Apparentemente no” ha dichiarato “in tanti hanno parlato senza sapere tutte le informazioni necessarie per giudicare la situzione”

Wiggins e Froome hanno avuto forti frizioni in passato, la stessa moglie di Sir. Bradley si era fortemente esposta contro il kenyano, ma l’olimpico più decorato della Gran Bretagna non ha fatto altro che elogiare la gestione delle polemiche da parte del corridore del Team Sky.

“All’inizio dell’anno pensavo che potesse influenzarlo, ma è riuscito a rimanere dignitoso e ad elevarsi al di sopra delle polemiche correndo un Giro che resterà nella storia perla sua impresa. Per me è ancora uno dei favoriti per vincere il Tour de France. Ha dimostrato in passato di poter affrontare qualunque cosa gli venga lanciata contro” ha proseguito Wiggo.

Come molti altri, anche Wiggins era perplesso da un’apparente mancanza di comunicazione tra WADA e UCI che ha portato a una conclusione molto brusca del caso. “Penso che il vero problema sia come l’UCI e la WADA stanno comunicando al pubblico i loro verdetti, non abbiamo sentito nulla per otto o nove mesi e poi all’improvviso l’abbiamo sentito in un giorno un cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. Forse avrebbero dovuto agire prima” ha proseguito il britannico.

Quale può essere, quindi, la soluzione di questa brutta situazione?”Qualcosa deve essere rivisto in maniera massiccia. Non penso che la WADA abbia un’enorme quantità di denaro, hanno bisogno di più investimenti. Sono stati creati 20 anni fa e probabilmente le loro regole sono state scritte in quel momento, quindi forse devono essere riscritte – ha sottolineato Wiggins – Per combattere davvero il doping nello sport c’è solamente bisogno di più soldi e finanziamenti “.

 

 

 

 

Team Sky-Giro finalmente il tabù sarà sfatato?

Team Sky-Giro, dopo 5 anni si sfata il tabù?

Team Sky-Giro un tabù da sfatare dopo 5 anni con i tentativi infruttuosi di Wiggins, Landa, Porte e Thomas, ci voleva Chris Froome per battere la maledizione?

Team Sky-Giro

Team Sky-Giro

Team Sky-Giro questo matrimonio s’ha da fare? Parliamoci chiaro, tutti quando venne annunciata la presenza di Chris Froome abbiamo pensato che finalmente la squadra britannica sarebbe stata in grado di vincere il Giro d’Italia. Parliamoci ancora più chiaro giovedì sera quasi nessuno avrebbe scommesso un euro sulla vittoria del kenyano bianco alla corsa rosa e per il Team Sky si frofilava l’impossibilità di sfatare il Tabù-Giro.

Ci hanno provato in tanti nei 5 anni di esistenza della temibile formazione britannica. Il primo a calare nello stivale con i galloni del capitano e i favori dei pronostici fu Sir. Bradley Wiggins già vincitore alle Olimpiadi e al Tour de France. Per Wiggo il giro fu come la Russia per Napoleone. Fu poi la volta di Richie Porte che partì bene ma crollo complice anche la squalifica per un cambio ruota irregolare. Poi ecco Mikel Landa che, complice una cena indigesta, naufragò miseramente. Lo scorso anno, altro giro altra corsa, ecco Geraint Thomas che cadde violentemente dopo 12 tappe. Insomma solo un miracolo poteva fare uscire la Sky dalle paludi del bel paese, un miracolo o forse il corridore più forte (e più chiacchierato del momento) alias Chris Froome from South Africa.

Froome, abbiamo imparato a conoscerlo, è metodico, serio, non lascia nulla al caso. Nell’inverno ha macinato chilometri su chilometri spinto anche dalla rabbia per la positività al salbutamolo. In un team molto attento ai dettagli ecco che l’Inglese aveva pianificato tutto: arrivare a Gerusalemme un po a corto di preparazione per esplodere tornante dopo tornante e arrivare a Roma di rosa vestito. Manca ancora una tappa di montagna ma la prova di Chis ha strabiliato anche i suoi più grandi detrattori.

Se da una parte il Team Sky è solito calcolare ogni dettagli scrupolosamente, poco prevedibile era la caduta in ricognizione prima della crono di Gerusalemme o quella durante un tratto di salita nei primi giorni di corsa. Questi due accadimenti e la condizione ancora da arrivare avevano creato una dicotomia tra le aspettative degli addetti ai lavori e i risultati che Chris Froome stava ottenendo.

Quando Froome ha attaccato sullo Zoncolan tutti abbiamo pensato a un colpo di coda di un campione ferito che andava a vincere una tappa per “accontentarsi”. Invece nel Team Sky qualcosa bolliva in pentola. La tappa di ieri è stata preparata scientificamente, tutto studiato nei minimi dettagli. A ogni membro del team è stato affidato un compito: dai gragari che dovevano lavorare per il capitato ai DS ai massaggiatori fino agli autisti dei bus.

Un esempio della finalizzazione del piano sono stati gli uomini con pettorina sguinzagliati sul Colle delle FInestre laddove l’ammiraglia poteva restare indietro. Il team ha pensato a una task-force con uomini dotati di borracce, ruote, gilet per coprirsi e alimenti. Nicolas Portal ha coordinato gli uomini tutti dotati di radiolina per non sgarrare nemmeno di un centimetro.

Insomma Chris Froome è un fenomeno (anche discusso e attaccato dai tifosi) ma sicuramente gode di un team in cui la professionalità e l’organizzazione sono punto focale. Dopo tanti anni di attacchi vani, il kenyano bianco sembra indirizzato nel portare la prima maglia rosa oltre manica. Staremo a vedere.

 

 

 

Lieuwe Westra confessa l’uso di corticoidi

Lieuwe Westra confessa l’uso di corticoidi

Lieuwe Westra confessa di aver fatto uso di corticoidi nel corso della sua carriera per un periodo abbastanza lungo, l’ammissione nella sua autobiografia

Lieuwe Westra

Lieuwe Westr

Lieuwe Westra confessa l’uso di corticoidi durante la sua carriera e lo fa in alcune pagine della sua autobiografia che a breve arriverà nelle librerie mondiali “Het Beest, het wielerleven van Lieuwe Westra” (La Bestia, la vida in bicicletta di Lieuwe Westra). Il corridore olandese non ha precisato a quale momento della sua carriera si faccia riferimento ma ha sottolineato come che l’utilizzo è stato prolungato nel tempo, probabilmente partendo sin dal suo primo anno di professionismo, quando capì che per poter competere a livello alto.

“Ho sofferto di problemi al ginocchio per anni – ha dichiarato – Questo mi ha permesso di prendere del cortisone nei momenti importanti della stagione. Dovevamo essere performanti e alla dirigenza non importava, l’importante è che non venivamo presi. Beata ignoranza”.

Va detto che l’olandese non è mai risultato positivo ad alcun controllo antidoping anche se, per stessa ammissione del campione nazionale a cronometro 2012 e 2013, “per essere buoni corridori bisognava essere al limite di ciò che era permesso”..

Lieuwe Westra avrebbe dunque goduto delle Autorizzazioni per Uso Terapeutico, le cosiddette TUE o AUT che dallo scorso anno sono particolarmente al centro delle polemiche in seguito alle rivelazioni di Fancy Bears sull’utilizzo da parte di Bradley Wiggins e Chris Froome. Nel caso dell’olandese parrebbe che queste siano state utilizzate per  migliorare la performance e non per curare o alleviare dei sintormi.

“Ho iniettato queste sostanza nel mio corpo per poter andare più forte, per ottenere dei premi e ricevere dei complimenti. Durante il mio primo anno da professionista ho capito che non era possibile vincere con il solo allenamento. Se vuoi giocare con i grandi devi trovare i limiti del concesso”.

Ritiratosi lo scorso anno, il 35enne ha corso per due sole squadre da pro, la Vacansoleil dal 2009 al 2013 e la Astana, dal 2014 al 2016.

Boonen “il Salbutamolo non è doping”

Boonen: “il Salbutamolo? è ridicolo definirlo doping”

Boonen con l’approssimarsi della Parigi-Roubaix sta rilasciando diverse interviste: dopo l’attacco a Peter Sagan ecco la difesa di Chris Froome

Boonen parla di Froome

Boonen parla di Froome

Boonen sta rilasciando parecchie dichiarazioni in questi ultimi giorni, dopo aver tacciato di ipocrisia il tre volte Campione del Mondo per le sue lamentele circa la scarsa collaborazione durante il Giro delle Fiandre, ecco che il belga ha parlato del caso Chris Froome.

La storia del britannico la conosciamo ormai per filo e per segno dalla positività di settembre alla notizia resa nota a dicembre al continua tira e molla sulla possibilità che le autorità competenti si pronuncino sulla partecipazione del corridore del Team Sky a Giro d’Italia e Tour de France.

Tutto ruota attorno al salbutamolo riscontrato nelle urine del corridore del Team Sky in una concentrazione superiore rispetto alla soglia massima tollerata di 1000 nanogrammi/millilitro. La situazione è molto ingarbugliata e lontana da essere risolta, pare che il processo davanti al tribunale UCI possa avvenire in estate inoltrata.

Froome si è sempre difeso parlando di seri problemi d’asma e di non aver mai violato le regole che conosce bene, mentre dal canto suo l’UCI, per bocca del presidente Lappartient. Sulla vicenda si è, appunto, espresso Tom Boonen, che ha parlato della questione al settimanale belga HUMO prendendo una posizione assolutamente netta sulla questione.

Boonen su Froome: “Non ci sono prove contro gli Sky”

Attualmente Boonen si divide tra il ruolo di o commentatore tv e consulente per la Lotto Soudal ma sta naturalmente dedicando molto tempo alla famiglia “le mie due figlie sono la ragione più importante che mi ha spinto a ritirarmi dalle corse” ha dichiarato al settimanale.
Parlando di Chris Froome, il belga ha fortemente difeso il corridore britannico: “definire il salbutamolo doping è assolutamente ridicolo, questa farmaco non ti permette di vincere il Tour de France o la Vuelta Espana
Boonen ha citato a proposito il caso di sua figlia, che cura i problemi d’asma con l’inalatore che usa ogni giorno, come racconta l’ex corridore che specifica che a volte qualcosa possa andare storto nel dosaggio. Insomma secondo il belga il Team Sky sarebbe vittima di un teorema accusatorio che lo vede già colpevole.

“La situazione di Froome non è per niente buona. Tutti hanno un’opinione su di lui. Tutti aspettavano che succedesse qualcosa. Poi è successo, ma è davvero un piccolo incidente” ha dichiarato Boonen qualche tempo fa a Sporza.

 

Il grosso delle polemiche contro la Sky è legata al pacco sospetto consegnato a Bradley Wiggins e il suo utilizzo ai limiti della legalità del corticosteroide triamcinolone, ed infine il recente caso dei cerotti di testosterone. Secondo Boonen non vi sono prove contro il Team Sky ne il salbutamolo può modificare le prove di un corridore rendendolo forte come Chris.

 

Tour de France 2012, Wiggins fermò Chris Froome

Tour de France 2012: “Chris aspettami!”

Tour de France 2012 a Peyragudes il giorno in cui Bradley Wiggins fermò Chris Froome per farsi aiutare a vincere la Grande Boucle davanti proprio al kenyano

Tour de France 2012: Froome e Wiggins

Tour de France 2012: Froome e Wiggins

Tour de France 2012 tappa con arrivo a Peyragudes, mancano poco più di due chilometri all’arrivo dell’ultima tappa pirenaica. Davanti a tutti uno scatenato Alejandro Valverde vuole portare a casa l’alloro di giornata. Alle spalle dell’iberico arrancano un po’ tutti, manca poco alla completa definizione di quelli che saranno i distacchi definitivi sui Campi Elisi, la classifica no, quella è già delineata in modo definitivo. Ai meno due dall’arrivo se ne vanno in due, hanno la stessa maglio o, meglio, lo stesso sponsor perché uno indossa la maglia gialla di leader della generale. I due uomini in fuga sono, appunto, Bradley Wiggins (in maglia gialla) e Chris Froome il secondo della generale. L’attacco dei due uomini Sky sfianca la resistenza del nostro Vincenzo Nibali, il suo terzo posto in generale non è in pericolo ma gli uomini del team britannico hanno un altro passo.

Domenica sugli Champs Elysées, saranno i basettoni di Wiggins a caratterizzare il look del vincitore mentre gli occhi chiari e la carnagione diafana di Froome saranno un gradino più sotto.
Le danze le comanda l’emergente “kenyano bianco” Froome che tira su per i tornanti il capitano ma che succede? Wiggins arranca, si stacca e Froome prende qualche metro. Il kenyano potrebbe allungare, fors’anche mettere un distacco tale tra i due da invertire l’ordine Parigino.

Ed ecco l’ordine dall’ammiraglia: “fermati!” E’ normale nel ciclismo ed in altri sport (vedi la formula uno), non è l’unica volta che accade. Basti rammentare ciò che accadde a Jan Ullrich con Bjarne Riis o a Greg LeMond con Bernard Hinault. A volte il gregario è più forte del capitano ma le gerarchie sono determinate a tavolino e vanno rispettate, un patto di onore tra ciclisti.

Certo non è facile accettare di arrivare secondo quando puoi essere il primo, ancor più arduo è farlo comprendere a tifosi ed amici che meno conoscono le regole non scritte dello sport del pedale.

Insomma la classifica del Tour de France 2012 è questione di onore tra compagni di team più che di gambe.

L’afrikaner di Nairobi sente l’urlo nell’auricolare del direttore sportivo e il grido di Wiggins: aspettami! Se avesse avuto carta bianca sarebbe ripiombato su Valverde che invece può gongolare a due anni dalla squalifica per doping

I rimpianti non fanno la storia ma se Froome non fosse caduto nella prima tappa, con un ritardo di 1’ e 25″, magari avrebbe recuperato i 44″ persi nelle prime due cronometro e quelli che cederà il giorno dopo a Chartres. A cronometro va forte Bradley ma in montagna il “califfo” è Chris, lo ha dimostrato anche a Les Belles Filles qualche giorno prima.

All’arrivo sono inevitabili le domande dei cronisti, rivolte al Team manager di Sky, David Brailsford, che da sapiente volpone mette tutto a tacere: “Sono fiero dei miei ragazzi”, stop non una parola sull’ardine di scuderia “incriminato”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Bradley Wiggins che però si espone un po’: “Voleva vincere la tappa, me l’ha chiesto e ho risposto di sì. Ma poi ho perso la concentrazione, lui mi stava portando su al limite, e con la testa ero in un altro mondo”.

Tutto risolto nella tranquillità del possente motorhome di casa Sky? Apparentemente si ma, lo dicevano, le regole non scritte sono facilmente interpretabili dai protagonisti, meno da chi sta vicino agli atleti.
Michelle Cound, fidanzata di Chris Froome, manda un paio di flash al vetriolo su Twitter: “All’improvviso non sono più nell’umore per andare a Parigi. Che presa in giro” e, ancora: “So quanto Chris voleva vincere, e siate in disaccordo con me quanto volete”.

Quasi contemporaneamente la stampa incalza il Kenyano bianco sulla surreale situazione (naturalmente Chris non sa cei “cinguettii” della compagna): “volete sapere se mi sono sacrificato per Wiggo? Certo, tutti ci siamo sacrificati per la Maglia Gialla, era nei piani di corsa. Sono felice di essere sul podio, due anni fa cercavo un contratto senza esito ed ora sono qui! Ho 27 anni e un giorno sarò io a trionfare al Tour de France”.

In serata girano voci di un possibile addio del Kenyano al Team Sky, le sirene della BMC sono forti e il budget del Team del magnate svizzero Andy Rihs è inarrivabile ai tempi del Tour de France 2012.

Il resto della storia la conoscete tutti, Chris Froome, dopo il Tour de France 2012, non solo non se ne andrà dalla Sky ma ne diventerà il capitano vincendo la Grande Boucle dell’anno successivo davanti al favorito Nairo Quintana con oltre 4 minuti di vantaggio. Sarà il primo alloro francese per il kenyano bianco che ne inanellerà altri negli anni successivi fino alla torbida vicenda della positività al salbutamolo che farà aleggiare sulla sua testa tante ombre e che scatenerà la lotta a colpi di social tra Michelle Cound (nel frattempo convolata a nozze con Froome) e Catherine Wiggins.

Bomba sul Team Sky: aggirato l’antidoping?

Bomba sul Team Sky, circondato dalle polemiche

Bomba sul Team Sky: secondo un rapporto della commissione parlamentare il team avrebbe aggirato le norme antidoping

Bomba sul Team Sky

Bomba sul Team Sky

Bomba sul Team Sky, la bufera attorno al team di Dave Brailsford non accenna a placarsi. Dopo la sconvolgente notizia della positività di Chris Froome, resa nota lo scorso mese di dicembre ecco che qualche giorno fa è uscita la notizia di un pacco sospetto ordinato da un dottore che all’epoca dei fatti lavorava per la Sky.

E’ di oggi la notizia che, secondo un rapporto della commissione parlamentare britannica, la squadra di Dave Brailsford avrebbe aggirato le regole anti-doping per aiutare Bradley Wiggins a vincere il Tour de France 2012 (uso di triamcinolone).

L’accusa del Department for Digital, Culture, Media and Sport è quella di aver somministrato una serie di farmaci per migliorare le prestazioni del ciclista e dei compagni di squadra. Insomma non si tratterebbe del comportamento individuale di un atleta ma il classico caso di doping di squadra?

Nel rapporto si sostiene che, durante il Tour del 2012, il Team Sky superò «una linea etica» sfruttando il sistema dell’esenzione terapeutica (TUE) – grazie a una diagnosi di comodo di asma – solo per far assumere a Wiggins un farmaco a base di corticosteroidi utile in realtà a «migliorarne il rapporto peso potenza in vista della competizione».

Nel rapporto, l’agenzia governativa britannica chiede il divieto totale di assunzione tutti i corticosteroidi, anche in presenza di una prescrizione medica.

Tramite i canali social è arrivata la risposta di Sir. Bradley Wiggins che con un twit ha dichiarato “Trovo triste che le persone possano essere accusate di cose che non hanno mai fatto e che vengono considerate come fatti certi. Respingo fortemente l’accusa secondo cui avrei utilizzato dei farmaci senza motivazioni terapeutiche”.

Delle accuse mosse, risalenti al 2011, che si baserebbero su un ordine effettuato dal dottor Richard Freeman ne abbiamo parlato negli scorsi giorni. L’inchiesta era stata aperta e successivamente archiviata un anno fa, quando non sembravano esserci i presupposti necessari ad alimentare la vicenda. Tuttavia, uno scambio di mail, venuto alla luce in questi giorni, potrebbe contribuire a far scoppiare un clamoroso caso sull’intero movimento ciclistico britannico.

Pronta la risposta anche del Team Sky: “Il Rapporto riporta di nuovo l’attenzione su alcuni errori che abbiamo già riconosciuto. Ci assumiamo la piena responsabilità per gli errori che sono stati fatti: abbiamo scritto al comitato nel marzo 2017, descrivendo in dettaglio i passi che abbiamo intrapreso per rimediare.
Tuttavia, il Rapporto propone anche l’accusa sull’uso diffuso di Triamcinolone da parte dei corridori del Team Sky prima del Tour de France 2012. Ancora una volta, respingiamo con forza questa affermazione. Siamo sorpresi e delusi dal fatto che il Comitato abbia scelto la via di una accusa anonima senza presentare alcuna prova o darci opportunità di risposta.
Noi prendiamo sul serio la nostra responsabilità per lo sport e ci impegniamo a creare un ambiente che permetta ai corridori di fare il loro lavoro in modo pulito”.

Se questa ipotesi fosse confermata da prove concrete la posizione del Team Sky diventerebbe sempre meno sostenibile nel mondo del ciclismo e renderebbe sicuramente surreali le parole del Baronetto durante la presentazione del suo team in cui suggeriva ai giovani talenti di starsene alla larga dalla squadra di Chris Froome.