Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

Bruno Zanoni ciclista bergamasco fu maglia nera nel 1979

Bruno Zanoni, corridore bergamasco, fu campione italiano nell’inseguimento ma è noto per essere stato l’ultima maglia nera.

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni

Bruno Zanoni ora fa il ristoratore a Laigueglia ma negli anni 70 fu uno dei più fedeli gregari di Gianbattista Baronchelli, l’uomo che conquisto per sei anni di fila il Giro dell’Appennino.

Nel 1973 Zanoni divenne campione italiano nella categoria dilettanti nell’inseguimento e ai Mondiali su Pista di Monteroni del 1976 chiuse settimo nell’inseguimento individuale.

La sua popolarità tocco il massimo splendore non per una vittoria ma per… un ultimo posto per certi versi storico. Correva l’anno 1979 e lungo le strade del Giro d’Italia ad imporsi fu Beppe Saronni ma una fetta di popolarità la ottenne anche Bruno che quell’anno chiuse la corsa all’ultimo posto vestendo la maglia nera, divisa sicuramente popolare ma che proprio quell’anno venne assegnata per l’ultima volta.

Il fascino della maglia nera è particolare tanto che l’organizzazione del Giro ha reintrodotto un premio per l’ultimo in generale. Nessuna maglia, perché il regolamento non lo consente in quando ne sono consentite solamente quattro e ci sono già quelle rosa, bianca, ciclamino e verde ma il più “lento” del gruppo viene identificato con un numero bianco su fondo nero.

“Colsi quel riconoscimento nel 1979, l’anno successivo l’organizzazione cancellò la speciale competizione forse anche per il tanto clamore che suscitava”

ha dichiarato l’ex ciclista ai microfoni dell’emittente televisiva ligure Primocanale.

“Quanta nostalgia e per non dimenticare talenti straordinari, a Laieguglia, abbiamo creato il muretto delle due ruote. I grandi ciclisti della nostra corsa, e non solo, appongono la loro firma sulla piastrella. E il tempo pare non passare mai”

spiega Bruno che nel ’79 lottò a suon di “colpi di freno” con Rosola e Porrini chiudendo a tre ore da Saronni.

“Quella maglia non piaceva per nulla a mia mamma Speranza che non gradiva che fossi bollato come il bradipo del gruppo. Mi ripeteva sempre: essere ultimi non è una bella cosa o una qualità di cui vantarsi” – ricorda Zanoni – quando capì che quel curioso primato mi dava il ruolo di personaggio più popolare dle giro dopo Saronni cambiò un po’ idea”.

Bruno Zanoni l’ultima maglia nera

“Ricordo che tre giorni dopo la conclusione de Giro mi comunicarono che non sarebbe stato più assegnato il riconoscimento all’ultimo, ufficialmente per togliere i ciclisti più lenti del gruppo dal pubblico ludibrio ma forse la vera ragione era che la maglia nera toglieva un po’ di luce alla rosa” spiega Zanoni.

La maglia nera viene proposta per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale e da quel momento nasce la leggenda di Malabrocca ultimo al Giro del 1946 a ben 4 ore da Gino Bartali

L’anno successivo il distacco fu addirittura di sei ore da Fausto Coppi. Nel 1948 non fu al via del Giro ma nel ’49 Malabrocca ci riprovò venendo però “battuto” da Sante Carollo. L’ultima maglia nera fu quella di Giovanni Pinarello, nel 1951, ma venne riproposta appunto nel’79, per dare un segno di riconoscimento alla «sconcia fatica dei gregari».
“Ero caduto nelle prime tappe, al Sud ma non mi persi d’animo e pensai a mantenere l’ultima posizione: chiusi 111°, ultimissimo ad oltre 3 ore da Saronni” ricorda a distanza di quasi 40 anni.

Terminata la corsa rosa Bruno Zanoni venne ospitato da Raffaella Carrà e Mike Buongiorno e prese parte a molti circuiti in cui viene accolto come una star:

“Moser e Saronni quell’anno fecero 33 circuiti io 31, roba da non credere se penso che il mio capitano Roberto Visentini ne fece venti meno di me. In gruppo c’erano gli sfottò e qualche malumore ma io ringrazierò sempre quella maglia che mi faceva guadagnare 250 mila lire a circuito. A fine stagione decisi di smettere, avevo solo 27 anni ma avevo ottenuto il massimo che potevo e mi ero stufato di portare acqua ai capitani. Mi sono dedicato all’hotel di mia moglie, lavoro alla reception dove accolgo tutti, soprattutto gli ultimi”.

 

 

 

 

 

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari alla base della debacle al Giro del sardo

Intolleranze alimentari sono uno dei motivi che hanno portato Fabio Aru a non eccellere al Giro d’Italia 2018

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari per Fabio Aru

Intolleranze alimentari, se ne parla spesso negli ultimi anni, sono sempre più diffuse e producono non poche problematiche nelle persone che ne sono colpite. Immaginate cosa può accadere quando la “vittima” è uno sportivo professionista il cui corpo deve sempre essere al 100%.

Sono proprio alcune intolleranze alimentari una delle cause della debacle di Fabio Aru al Giro d’Italia 2018 che hanno visto il sardo partire con i galloni del leader per chiudere con un deludente ritiro. Accanto a questo fastidioso problema appare chiara una preparazione fisica approssimativa che ha, purtroppo, accentuato gli effetti negativi dei problemi di alimentazione.

A rendere noto i problemi di intolleranze alimentari è stata La Gazzetta dello Sport che ha spiegato come il ciclista sardo sia letteralmente sparito anche dai “socia”l da più di due settimane per cercare di trovare la serenità perduta per causa di questi problemi.

Il periodo di riposo è stato sfruttato anche per effettuare accertamenti clinici sulle allergie alimentari del ciclista

Della situazione di Fabio ha parlato anche Beppe Saronni, direttore sportivo della UAE Emirates, ha dichiarato al quotidiano rosa:

” In questi giorni c’è stata grande umiltà da parte di tutti. Non per difendere il proprio io, ma per capire dove si può migliorare. Fabio ci ha aiutato tanto perché è stato il primo perché a mettersi in discussione senza difendere interessi personali: ha voluto capire. Inutile nasconderlo, c’è stato un momento difficile, un attimo di smarrimento. Ci siamo sentiti tutti sotto pressione, ma poi c’è stata la volontà e la professionalità di mettere tutto in discussione.

Sul banco degli imputati appare anche il preparatore personale del sardo, Paolo Tiralongo, preparatore personale di Fabio Aru. L’UAE Emirates ha lasciato assoluta carta bianca al preparatore ma l’analisi sulle performance di Aru non paiono essere stati eccezionali.

Ora tutti si chiedono quando Aru tornerà a gareggiare ma la momento non vi è nulla di pianificato: il sardo potrebbe rientrare direttamente ai Campionati italiani per poi prendere parte al Tour o, in alternativa, prendere il via ai prossimi Giro d’Austria e Giro di Polonia per pensare a un grande finale di stagione. Di certo non sarà al via dell’Adriatica Ionica che partirà il prossimo 20 giugno.

 

 

 

Carlos Betancur alla UAE Emirates?

Carlos Betancur riforzo per il team di Beppe Saronni?

Carlos Betancur pare essere vicino alla firma con la UAE Emirates di Beppe Saronni e Fabio Aru per avere un organico più competitivo alla prossima Vuelta

Carlos Betancur

Carlos Betancur

Carlos Betancur potrebbe essere il prossimo rinforzo per la Vuelta Espana della UAE Emirates. Secondo i programmi di inizio stagione il ruolo di leader della squadra di Beppe Saronni per la corsa iberica dovrebbe essere il nostro Fabio Aru. Il cavaliere dei quattro mori, però, arriva da un Giro d’Italia assolutamente al di sotto delle aspettative, concluso con un ritiro inaspettato alla vigilia.

L’obiettivo dello staff dirigenziale è quello di provare ad approcciare la corsa spagnola con un organico più profondo e competitivo. Ecco che il nome del colombiano sotto contratto con la Movistar anche per la prossima annata è balzato all’onore della cronaca. Carlos Betancur potrebbe, però, liberarsi per accettare la proposta della UAE.

La voce gira nell’ambiente da qualche tempo ed è stata rilanciata prima da La Gazzetta dello Sport e poi dal sito specialistico Cyclingnews.

E’ stato lo stesso agente di Betancur, rispondendo alle sollecitazioni del noto sito, a dichiarare che al momento non viene escluso nessun possibile sviluppo contrattuale.

Va detto che nel mondo del ciclismo sono rari (ma non impossibili) i casi di passaggio di corridori da un team all’altro durante la stagione.

La carriera di Carlos Betancur , reduce da un Giro d’Italia assolutamente positivo, è stata caratterizzata da luci (poche) e ombre (tante). Passato professionista con molte aspettative, dopo aver ottenuto un quinto posto al Giro 2013 e la vittoria alla Parigi-Nizza 2014 ha iniziato una parabola negativa caratterizzata da tanti infortuni e problemi di peso tanto da perdere l’ingaggio con la AG2R La Mondiale.

Nel 2016 si è accasato alla Movistar accettando un ruolo più da gregario che da capitano per provare, con meno pressione, a ritrovando lo smalto perduto nel corse degli anni.

Ora l’ipotetica chiamata della UAE Emirates potrebbe rappresentare una opportunità per rilanciare la carriera del colombiano accanto a un altro talento un po’ in difficoltà come Fabio Aru.

Mangiare, Bere e Pedalare di Beppe Conti: recensione

Mangiare, Bere e Pedalare la nostra recensione del libro

Mangiare, Bere e Pedalare un libro in cui si intrecciano storie di ciclismo, amicizia e buon cibo. Un Giro d’Italia enogastronomico scritto dal grandissimo Beppe Conti

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare

Mangiare, Bere e Pedalare non è solamente un libro sul cibo o sul ciclismo, è un intreccio di momenti, di ricordi scritto da Beppe Conti ed edito da Graphot con prefazione di Angelo Striuli Spesso chi segue una corsa ciclistica sa bene che il pranzo è un momento da consumare velocemente, senza quasi godersi il cibo per poi ripartire in auto o in moto a seguire i corridori ma è altrettanto vero che il ciclismo e la buona tavola spesso vanno di pari passo in nottate epiche a raccontare aneddoti e storie di campioni passati e presenti accompagnati da buon cibo e buon vino.

Il libro, invece, parla di buona cucina. Buona cucina fatta all’interno di locali che intrecciano la loro esistenza con quella di grandi campioni del ciclismo. Locali in cui sono accaduti fatti degni di nota, locali dove si sono fermati a pranzare campioni degni di essere ricordati o dove lo spesso “oste” è un ex ciclista.

Mangiare, Bere e Pedalare parte nel suo racconto dalla città del Campionissimo, Castellania, esplorando le zone care a Fausto Coppi, l’Alessandrino e il Piemonte. Nel libro si unisce la buona tavola a ricordi di campioni da Hinault a Merckx da Bugno a Chiappucci, da Moser a Saronni dagli indimenticabili Marco Pantani e Michele Scarponi a Fabio Aru e Vincenzo Nibali.

Un libro da non perdere per gli amanti delle curiosità legate al ciclismo e per chi ama provare le emozioni della tavola in posti sparpagliati qua e la per lo stivale con il comune denominatore dell’amore per il ciclismo.

 

  • Editore: Graphot
  • Anno edizione: 2018
  • In commercio dal: 24/04/2018
  • Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788899781262

 

Del Tongo chiude un marchio storico del ciclismo

Del Tongo chiude l’azienda che colorò le maglia di Beppe Saronni

Del Tongo chiude, lo storico marchio che griffò le maglie di Beppe Saronni è stata dichiarato fallito dal giudice Antonio Picardi

Del Tongo Chiude

Del Tongo Chiude

Del Tongo chiude il marchio ha fatto il giro del mondo grazie a Beppe Saronni, la parola fine su una storia durata oltre 60 anni a seguito della sentenza di fallimento ufficializzata dal giudice Antonio Picardi.

La Del Tongo era da anni in concordato di continuità: la proprietà, affiancata da un gruppo di commissari, continuava a gestire la fabbrica con sede in provincia di Arezzo.

A rendere nota la notizia è stato il quotidiano ‘Il Tirreno’: “era stato nominato un liquidatore, il commercialista Alessandro Sabatini, che ha ritenuto ci fossero nella contabilità aspetti che non tornavano, sull’anticipazione delle imposte inviando la sua relazione alla Procura”.

L’udienza per il fallimento della nota azienda toscana si è svolta lo scorso undici gennaio e, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, la proprietà “si è presentata con un proprio piano, opponendosi all’istanza con memorie presentate dagli avvocati Stefano Tenti, Luca Berbeglia e Roberto Cordeiro Guerra, professore di diritto all’università di Firenze. Ragioni che evidentemente non hanno convinto il giudice Picardi. E così, a distanza di quindici giorni, è arrivata questa ennesima dichiarazione di fallimento, una delle più eccellenti mai decise dal tribunale”

Il quotidiano toscano avvicinato Laura Del Tongo figlia di Pasquale, uno dei fondatori: “Non è possibile, stavamo vedendo la luce in fondo al tunnel dopo anni difficilissimi. Eppure gli stipendi li abbiamo sempre pagati, comprese le ultime tredicesime. Adesso ci sono sessanta famiglie che soffrono con noi di questa situazione drammatica. Dire che eravamo pronti a conferire altri beni di famiglia. Non sempre l’andamento dell’azienda era stato in linea col piano di rientro, ma finalmente stava arrivando un po’ di ripresa. Le cose stavano migliorando ed invece ecco questa mazzata che fa sparire un altro nome storico della nostra economia”.

 

UAE Team Emirates 2018: presentazione team

UAE Team Emirates 2018: ecco la squadra

UAE Team Emirates 2018, il team di Beppe Saronni ha fatto un mercato di primo livello e punter su Fabio Aru per la conquista del Giro ma attenzione anche a Kristoff, Martin, Rui Costa e Ulissi.

UAE Team Emirates 2018

UAE Team Emirates 2018

UAE Team Emirates 2018 è stata la regina del ciclomercato grazie alle firme di campioni del calibro di Fabio Aru, Daniel Martin, Alexander Kristoff nonché della formidabile promessa Alexandr Riabushenko.

Perso il sudafricano Meintjes tornato alla Dimension Data ecco il colpo di mercato Fabio Aru in arrivo dell’Astana e che vorrebbe tornare ad assaporare il gusto di un podio in un grande giro (manca dalla Vuelta 2015). Il sardo tornerà al Giro d’Italia dopo due anni di assenza per poi pensare alla Vuelta Espana e al Mondiale di Innsbruck. Daniel Martin, corridore in costante crescita, sarà il capitano per il Tour de France (lo scorso anno chiuse in sesta posizione ma senza la caduta di Chambéry avrebbe sicuramente fatto meglio).

Alberto Rui Costa sarà il capitano per le corse di una settimana e potrà coprire il ruolo di gregario nei grandi giri mentre Darwin Atapuma sarà il battitore libero quando la strada sale (quando i capitani gli daranno libertà).

Il nostro Edward Ravasi (secondo al Tour de l’Avenir 2016) è chiamato al a ritrovare smalto dopo la stagione di esordio tra i pro decisamente travagliata. Alexander Kristoff sarà il punto di riferimento per le volate dell UAE Team Emirates 2018 e  punterà alla maglia verde del Tour de France. Ben Swift era arrivato lo scorso anno per competere in volata ma senza buoni esiti.

Simone Consonni si è messo in mostra lo scorso anno alla Tre Giorni di La Panneed assieme all’altra promessa Filippo Ganna (vincitore della Roubaix Under 23 nel 2016) saranno due interessanti elementi per le corse sul pavé.

Daniel Martin si focalizzerà anche sulle classiche delle Ardenne dove ha saputo vincere (a Liegi nel 2013). Anche il nostro Diego Ulisi e Alberto Rui Costa punteranno a ben figurare nelle classiche.

Da segnalare Alexandr Riabushenko, uno dei migliori prospetti futuri per le classiche: il ventiduenne bielorusso ha infatti conquistato il titolo europeo under 23 nel 2016 e ha conquistato lo scorso anno il Piccolo Giro di Lombardia.

UAE Team Emirates 2018: La Rosa

Anass Ait El Abdia (Mar, 1993), Fabio Aru (Ita, 1990), Darwin Atapuma (Col, 1988), Matteo Bono (Ita, 1983), Sven Erik Bystrøm (Nor, 1992), Simone Consonni (Ita, 1994), Valerio Conti (Ita, 1993), Alberto Rui Costa (Por, 1986), Kristijan Durasek (Cro, 1987), Roberto Ferrari (Ita, 1983), Filippo Ganna (Ita, 1996), Alexander Kristoff (Nor, 1987), Vegard Stake Laengen (Nor, 1989), Marco Marcato (Ita, 1984), Daniel Martin (Irl, 1986), Manuele Mori (Ita, 1980), Yousif Mirza (Uae, 1988), Przemyslaw Niemiec (Pol, 1980), Simone Petilli (Ita, 1993), Jan Polanc (Slo, 1992), Edward Ravasi (Ita, 1994), Alexandr Riabushenko (Blr, 1995), Rory Sutherland (Aus, 1982), Ben Swift (Gbr, 1987), Oliviero Troia (Ita, 1994), Diego Ulissi (Ita, 1989)

Aru presenta la maglia tricolore 2018

Aru presenta la nuova maglia di campione italiano

Aru presenta la nuova maglia di campione italiano per la stagione ciclistica 2018: tricolore più ampio e polemiche sparite?

Aru presenta la maglia tricolore

Aru presenta la maglia tricolore

Aru presenta la maglia tricolore della UAE Emirates dopo che la precedente aveva destato non poche polemiche per il ridotto spazio dedicato alla bandiera italiana.
Lo avevano promesso sia Fabio Aru che il General Manager Beppe Saronni, quella presentata a fine dicembre era solo una versione provvisoria della divisa del Campione Italiano ma, nonostante la precisazione, le polemiche erano impazzate sui maggiori social network.

A region del vero va detto che la prima versione andava a sacrificare lo spazio a disposizione dei colori nazionali (a differenza della divisa di campione europeo che ha in bella presenza la fascia blu e le stesse dorate del drappo europeista).

“Presto arriverà una nuova maglia tricolore” aveva dichiarato il sardo con l’eco di Mister Saronni e fin da subito Fabio Aru si era allenato con un modello differente (su Facebook erano girare parecchie foto con la versione alternativa della maglia).

Fabio Aru ha presentato la maglia per la prima volta ieri, durante una visita in Gazzetta dello Sport.

Il tricolore, rispetto alla prima versione, ha ottenuto uno spazio più importante, con una fascia orizzontale che gira attorno a tutto il corpo dando ben risalto alla nostra bandiera. Anche i bordi delle maniche richiamano alla bandiera italiana e, probabilmente, questa versione accontenterà i tifosi dello stivale e magari anche l’ufficio marketing della UEA che potrà contare sicuramente su qualche vendita in più del merchandising del team.

Sacha Modolo firma col team EF-Drapac

Sacha Modolo si traferisce negli USA

Sacha Modolo

Sacha Modolo

Sacha Modolo, dopo quattro stagioni alla corte di Beppe Saronni, ha deciso di firmare con la EF-Drapac, nuova denominazione della Cannondale-Drapac. La formazione americana, dopo aver perso i nostri Bettiol, Formolo e Villetta, approdati in altre formazioni, mantiene comunque un rappresentante tricolore tra le sue fila.

“Ringrazio infinitamente Beppe Saronni per le quattro stagioni trascorse assieme ma questo era il momento giusto per un cambiamento, avevo bisogno di nuove sfide e il team americano mi ha offerto questa opportunità. Ho avvertito fiducia nelle mie qualità e per me questa è una cosa decisamente importante. Sono molto contento di quello che ho fatto in maglia UAE, sono  orgoglioso di tutte le mie vittorie, ma le due tappe al Giro e il successo in Svizzera davanti al tre volte campione del mondo Peter Sagan non le scorderò mai. Sono molto eccitato per questa nuova avventura e non vedo l’ora di mettermi a disposizione del team”.