Daspo per i tifosi indisciplinati

Daspo per i tifosi indisciplinati lo chiedono i ciclisti

Daspo per i tifosi indisciplinati, troppi gli episodi dalla caduta di Vincenzo Nibali al Tour a quella di Lopez al recente Giro

Daspo per tifosi indisciplinati

Daspo per tifosi indisciplinati

Con ancora negli occhi lo spettacolo del Giro d’Italia che tanta gente ha portato sulle strade e davanti alla tv per applaudire il nostro amato ciclismo nelle scorse tre settimane, non possiamo dimenticare i rischi che parecchi corridori hanno corso proprio a causa di tifosi indisciplinati.

Quanto accaduto a Vincenzo Nibali un anno fa al Tour de France evidentemente non è stato di insegnamento e ancora in troppi corrono di fianco agli atleti e li toccano, rischiando di far loro male e compromettere la loro corsa. Il presidente ACCPI  Cristian Salvato, che ha seguito tutto il Giro 102 come delegato del sindacato mondiale dei ciclisti CPA, per limitare questo problema propone di applicare il Daspo(Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), una misura prevista dalla legge italiana al fine di impedire aggressioni violente nei luoghi degli avvenimenti sportivi, a chi non rispetta i corridori e il regolare svolgimento delle corse. «Il pubblico del ciclismo è stupendo e un esempio per altri sport, è un peccato che per pochi stupidi gli atleti siano in balia degli eventi. Oltre all’impegno degli organizzatori e dell’UCI per garantire la massima sicurezza dei corridori, chiediamo alle autorità italiane di allontanare in modo deciso dalle strade del grande ciclismo chi invece di incitare i corridori in modo rispettoso mette a rischio la loro incolumità per un selfie o un momento di gloria. Come è stato applicato nei confronti di chi ha rilasciato dei fumogeni sul Capo Berta alla Milano-Sanremo di quest’anno, è giusto che paghino coloro che con il loro comportamento imprudente o incosciente hanno creato e creeranno (speriamo sempre meno) in futuro un danno agli atleti nello svolgimento del loro lavoro. Nel romanzo del ciclismo il pubblico è un elemento della trama, se prende il ruolo del protagonista, si rovina tutta la storia. Non possiamo permetterlo».

L’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani da oltre 5 anni promuove la campagna #TifatecieRispettateci. «Come purtroppo spesso accade ci troviamo a combattere da soli, abbiamo bisogno che istituzioni e organizzatori ci aiutino a portare avanti il messaggio con una adaguata campagna di informazione per rendere le corse sempre più sicure e  spettacolari» conclude Salvato.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Pinarello, pubblicità sessista? Probabilmente no!

Pinarello, pubblicità sessista? Troppa polemica per nulla!

Pinarello: scoppia un caso sui social per una pubblicità diffusa dalla azienda negli Stati Uniti.

Pinarello

Pinarello: la pubblicità “incriminata”

Pinarello, marchio storico del ciclismo mondiale, uno dei produttori più noti al mondo che fornisce le biciclette al Team Sky di Chris Froome (le Pinarello F10 Dogma) è stato al centro di una furibonda polemica dopo che, in America, era stata diffusa una pubblicità che in molti utenti del web hanno definito sessista. La casa costruttrice è stata addirittura costretta a ritirare la pubblicità dal mercato. La pubblicità che ha fatto insorgere tante persone oltre oceano è quella della Nytro, rivoluzionaria e-bike della casa trevigiana.

Pinarello: la pubblicità dello “scandalo”

Vediamo nel dettaglio cosa ha scatenato il polverone. Lo slogan per promuovere “una bicicletta che permette cose altrimenti impossibili” forse non è stato dei più azzeccati in quanto viene presentata la 24enne Emma, volto scelto per la campagna,  che dice: “Ho sempre desiderato pedalare assieme al mio fidanzato, ma si trattava per me di una impresa praticamente impossibile. Ora grazie alla Nytro tutti diventerà possibile”.
Ed ecco scoppiare lo “scandalo”: accuse di sessismo e maschilismo per la pubblicità rea di sottolineare la diversità di prestazioni sportive tra uomini e donne il tutto a vantaggio del maschio che può essere seguito dalla fidanzata solo perché utilizza una bicicletta a pedalata assistita.

Pinarello ha dovuto cancellare da ogni profilo social la pubblicità e ha dovuto scusarsi con il pubblico americano consapevole però che in Europa la medesima pubblicità non ha sollevato nemmeno un granello di polvere

Pinarello: sessismo? Quasi certamente no!

Naturalmente nel mondo del ciclismo ci sono donne fortissime che garantiscono prestazioni davvero notevoli ma è noto che per via di differenze fisiche (e assolutamente non culturali) e naturali le prestazioni sono sicuramente diverse. Infatti, è evidente che non ha alcun senso far competere uomini e donne in una stessa corsa se non nelle categorie giovanili.
E’ corretto sostenere le donne nello sport e il nostro sito è in prima fila nel dare notizie delle corse e voce alle ragazze che pedalano (nella sezione Interviste sono più le donne che gli uomini che abbiamo intervistato) e forse creare questi presunti “scandali” non aiuta l’integrazione ma amplifica polemiche sterili.

Pinarello: parla Alessandra Cappellotto

Alessandra Cappellotto, vice presidente dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani, si è espressa sulla questione: “capisco che tante donne che si danno da fare a pedalare a tutta si possano sentire denigrate, ma non ingigantirei la questione perché si tende a vedere sessismo dove non ce n’è”.
Un modo reale per garantire la parità dei sessi non è ritirare un pubblicità ma dare eguale spazio in TV e sui media allo sport femminile (le nostre donne ottengono spesso risultati superiori a quelli degli uomini) o, come sostiene la Cappellotto “far avere uno stipendio minimo alle cicliste professioniste così come è già per gli uomini”.