Cancellara il doping dipende dai team

Cancellara ‘Il doping dipende dalle squadre’

Cancellara il doping è un problema passato, un’epidemia in via di estinzione

Cancellara il doping

Cancellara il doping problema passato

Cancellara il doping, il passato ed il futuro del campione elvetico: “Il doping era come un’epidemia nel gruppo negli anni novanta e fino all’inizio degli anni duemila. Credo che la cosa abbia iniziato ad essere limitata ad alcune squadre, e poi solo ad alcuni corridori. Oggi credo che ci sia solo qualche pecora nera occasionale che cerca di doparsi. Il doping dipendeva principalmente dall’aiuto della squadra e la maggior parte delle squadre ora si è ripulita ma temo che ci sarà sempre qualche stupido che cercherà di doparsi”

Il quattro volte iridato a cronometro, plurivincitore di classiche e tappe, è ancora legato in qualche modo al mondo del ciclismo ma è uscito dal mondo del professionismo: “potrà sorprendere qualcuno, ma non sono interessato ad essere coinvolto in una squadra come proprietario o manager” ha proseguito Fabian.

L’ex corridore (al centro di polemiche per il doping tecnologico sostenuto dall’ex corridore Gaimon) ha fatto nascere una serie di eventi, le Chasing Cancellara e le TriStar, gare a cronometro in cui i cicloamatori possono confrontarsi con lui.

Cancellara non ha parlato dell’affaire Froome-Salbutamolo che potrebbe essere una triste smentita di quanto affermato da “Spartacus” e nel frattempo Jean Christophe Peraud, ex ciclista dell’Ag2R La Mondiale, è diventato il nuovo manager supervisore nel campo dei materiali e della lotta alla frode tecnologica di cui più volte è stato accusato lo svizzero.

 

Passaporto biologico cos’è? Tutte le informazioni

Passaporto Biologico tutto quello che c’è da sapere

Passaporto biologico è dal 2009 strumento indispensabile per l’identificazione di casi di doping nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare

Passaporto Biologico

Passaporto Biologico

Il Passaporto Biologico dell’atleta rappresenta una strategia complementare della lotta al doping in quanto va a supera l’approccio tipico della “ricerca” di sostanze proibite nel corpo degli atleti spingendo sugli effetti indiretti che la sostanza può generale.

Il termine “passaporto ematologico dell’atleta” fu per primo introdotto nel 2003 da alcuni ricercatori italiani effettuando analisi su un campione di oltre 900 calciatori professionisti al fine di distinguere tra variazioni fisiologiche e non-fisiologici dei parametri ematologici.

In questi giorni impazzano le voci sulla positività di Chris Froome e ormai da qualche mese la questione delle TUE è all’ordine del giorno sui tavoli della UCI.

Il Passaporto Biologico dell’atleta comprende 3 distinti moduli :

  • Modulo ematologico
  • Modulo steroideo
  • Modulo endocrinologico

Integrando il passaporto biologico dell’atleta all’interno di un programma antidoping si possono ottenere due obiettivi:

  • Identificazione degli atleti ed esecuzione test mirati
  • perseguire violazioni del codice mondiale

E’ fondamentale stabilire una serie di marker specifici per le sostanze o metodi proibiti al fine di identificare:

  • l’uso di agenti stimolanti l’eritropoiesi
  • il potenziamento del trasporto d’ossigeno
  • trasfusioni ematiche
  • manipolazione ematica

L’attendibilità del passaporto accresce se i controlli in gara, fuori competizione e a sorpresa sono distribuiti lungo il corso dell’anno. Il modello matematico che sta alla base del passaporto biologico viene definito “adaptive model” e finalizzato ad indentificare anomalie nei valori ematologici.

Oltre ai dati biologici, il passaporto raccoglie anche altre informazioni:

  • Sesso, età, sport
  • data e luogo del prelievo
  •  Tipo di controllo
  • condizioni di trasporto del campione
  • soggiorno in altitudine nelle 2 settimane precedenti
  • uso di dispositivi ipossici nelle 2 settimane precedenti
  • donazioni o trasfusioni ematiche nei tre mesi precedenti
  • attività fisica nelle 2 ore precedenti

Il passaporto biologico dell’atleta comprende 3 distinti moduli :

  • Modulo ematologico
  • Modulo steroideo
  • Modulo endocrinologico (Gh ?)

L’UCI è stata la prima federazione sportiva internazionale ad applicare il modulo ematologico del Passaporto nel 2009

In sostanza il  Passaporto Biologico è un documento elettronico individuale in cui sono inseriti i dati biologici di un atleta e dalla cui analisi è possibile determinare se questo ha assunto o meno sostanze dopanti.

 

Squalifica Froome, quanti mesi?

Squalifica Froome ecco tutte le possibili situazioni

La notizia di Froome ha sconvolto il mondo del ciclismo, quanto sarà lunga la squalifica del britannico?

Squalifica Froome

Squalifica Froome quanto rischia?

Squalifica Froome, dopo la notizia che ha travolto il mondo del ciclismo della non negatività al test antidoping al salbutamolo per il corridore del Team Sky, tutti si stanno interrogando sulle possibili sanzioni che verranno applicate. La cosa importante da sottolineare è che il Codice WADA lascia i casi come questi sospesi tra doping e non doping e proprio su questo punto verterà la difesa del corridore.

La difesa dovrà dimostrare come la quantità di 2000 ng/ml di salbutamolo trovati nelle sue urine del kenyano bianco al termine della tappa dell’ultima Vuelta di Spagna (il doppio rispetto al quantitativo consentito) sono frutto di una anomala metabolizzazione di una quantità lecita assunta del farmaco volto a ridurre gli effetti dell’asma.

Squalifica Froome: gli scenari

Per il britannico, autore della storica accoppiata Tour-Vuelta rischia (e pare sia la soluzione più probabile) una squalifica di di sei mesi e le conseguenze sono presto dette: perdita della Vuelta 2017 con annesso successo di Vincenzo Nibali (arrivato secondo a Madrid) ma mantenendo la possibilità di partecipare al Giro d’Italia e al Tour de France nel 2018. L’obiettivo di Froome sarebbe dunque quello di giocarsi la possibilità di fare la storica doppietta Giro-Tour colta da Marco Pantani nel 1998.

L’alternativa sarebbe  uno stop di 9-12 mesi per negligenza e quindi rientro in gara soltanto in vista del Mondiale di Innsbruck per cercare l conquista della maglia iridata.

Chris Froome ha sempre dichiarato (e documentato clinicamente) di soffrire di asma il che “giustificherebbe” l’uso del farmaco ma sempre entro i limiti previsti dalla normativa antidoping e questa situazione potrebbe alleggerire la sua posizione ma sicuramente, visto anche il grande clamore mediatico e le prese di posizione di alcuni atleti del gruppo, non può chiudersi con un semplice richiamo.

Squalifica Froome: i precedenti

Vediamo una carrellata dei nomi famosi risultati positivi all’antidoping per uso di salbutamolo

  • Miguel Indurain (positivo al Tour de France 1994, assoluzione del campione spagnolo)
  • Alessandro Petacchi (1320 ng/ml durante il Giro d’Italia 2007, un anno di squalifica da parte del Tas dopo aver ricevuto un proscioglimento)
  • Diego Ulissi (nove mesi dalla Camera disciplinare svizzera dopo una non negatività al Giro d’Italia 2014).

Nino Costantino: Froome, salbutamolo, doping e squalifica

Nino Costantino parla del caso Doping-Froome

Nino Costantino, esperto medico anti doping della Federazione Medico Sportiva Italiana ha parlato del caso di doping che ha coinvolto Chris Froome alla Vuelta di Spagna 2017.

Nino Costantino

Nino Costantino

Nino Costantino medico della FMSI si è pronunciato sul caso di Chris Froome, ultimo di una lunga lista di ciclisti “asmatici”. Noti tra gli altri i campioni  di Miguel Indurain, Tony Rominger, Alex Zülle, Jan Ullrich, Igor González de Galdeano, Óscar Pereiro, e Bradley Wiggins. Se scorriamo i nomi troviamo qualcosa come 12 Tour de France vinti e, se escludiamo il “buco-Armstrong” stiamo parlando del 60% degli ultimo 20 titoli assegnati.

Se analizziamo la percentuale di popolazione mondiale affetta dall’asma si considera una percentuale del 4% della popolazione colpita da questo disagio (la percentuale Italiana è molto vicina al 5% mentre negli usa si arriva a circa l’8%). La percentuale di popolazione affetta da asma è in aumento, probabilmente per via dell’inquinamento crescente in larghe parti del pianeta.

Ora, senza procedere con una caccia alle streghe che non aiuta nessuno, è palese come i numeri non tornino. Pare quasi che per primeggiare nello sport sia importante essere asmatici. Chi non ha avuto il classico compagno di classe più sfortunato che doveva ricorrere al Ventolin per giocare nell’intervallo nel giardino della scuola? Avreste mai pensato che statisticamente aveva più possibilità di voi di vincere il Tour de France?

Nino Costantino: casa ne pensa?

Nino Costantino è stato intervistato da Sportfair e, dall’alto della sua posizione di  DCO (Doping Control Officer) della FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) ha cosi dichiarato: “il salbutamolo migliora senza dubbio le performance sportive perché, essendo un broncodilatatore, apporta maggior ossigeno nei polmoni”.

Naturalmente maggior ossigeno ai polmoni significa maggior benzina nel motore (i muscoli) del corridore “Ha un effetto immediato e la WADA – ha proseguito Costantino – ha posto dei limiti che consentano agli asmatici di gareggiare e ai furbi di non approfittarne”.

Va ricordato che prima della positività di Alessandro Petecchi alla medesima sostanza i limiti erano inferiori agli attuali.

Il limite massimo di salbutamolo è di 1600 microcrammi ogni 12 ore, Froome è stato trovato con 2.000 nanogrammi nelle urine (molto probabilmente quel giorno aveva assunto 3.200 microgrammi) e proprio il quel giorno era riuscito a recuperare terreno su Vincenzo Nibali.

Nino Costantino ha tenuto a precisare che “i controlli sono volti a tutelare la salute dei corridori prima ancora che a garantire la correttezza delle competizioni sportive” e proprio questo motivo è stato la causa dell’introduzione del passaporto biologico

Il vero problema, secondo il medico, è che “per diventare professionisti contano le vittorie e questo piò comportare il rischio che a livello giovanile vi sia quasi più lotta che tra i professionisti, ed è proprio alle età più giovani che si consumano tragedie terribili, anche perché ci sono meno controlli e meno tutele rispetto agli effetti collaterali di questi farmaci sulla salute degli atleti“.

Osservando freddamente i numeri e le percentuali di asmatici nel mondo del ciclismo, secondo Costantino, c’è la possibilità che “già in età adolescenziale quando si individuano potenziali campioni si attivi l’iter per avere determinate diagnosi affinché possano nel corso della successiva carriera utilizzare quei farmaci che migliorano le performance sportive e che vengono ammessi esclusivamente per gli atleti malati”.

Tony Martin contro Froome e UCI

Tony Martin attacca l’UCI per affaire Salbutamolo di Froome

Tony Martin non risparmia critiche nei confronti dell’UCI dopo il caso doping di Chris Froome

Tony Martin

Tony Martin contro Froome

Tony Martin non ha digerito la gestione della positività di Chris Froome da parte della UCI. Il britannico è stato dichiarato, nella giornata di ieri, positivo ad un test antidoping  effettuato lo scorso 7 settembre, durante l’edizione 2017 della Vuelta di Spagna, vinta proprio dal capitano del team Sky.

Tutto ruota attorno al controverso sistema delle TUE (in pratica delle autorizzazioni ad assumere dei farmaci per via di alcune patologie certificate) che permettono di assumere al kenyano il salbutamolo a fini terapeutici per combattere gli effetti di un’asma che lo affligge.

Come noto al momento l’UCI non ha preso alcun provvedimento e questa situazione ha letteralmente spaccato in due il mondo del ciclismo: colpevolisti e innocentisti.

Tony Martin contro l’UCI a mezzo Fecebook

Tony Martin è intervenuto in merito al caso Froome con un lungo post su Facebook in cui si è fortemente scagliato, non tanto contro il collega risultato positivo, quanto contro la gestione che l’UCI ha fatto dell’affaire.

“Sono furioso. Si vede chiaramente che nel caso di Christopher Froome sono stati fatti due pesi e due misure. Altri corridori sono stati sospesi immediatamente dopo un test positivo. A lui e alla sua squadra la UCI ha dato il tempo di spiegare. Non mi ricordo casi simili nel recente passato. È uno scandalo. Non avrebbe dovuto nemmeno partecipare all’ultimo Mondiale.  La mia impressione e quella di tutti è che c’è qualcosa che sta accadendo dietro le quinte, si stanno stringendo accordi e cercando modi per uscire da questa situazione. Lui e il suo team godono di uno status speciale? Questo caso stona con la lotta al doping in cui siamo impegnati corridori come me e Marcel Kittel. Necessitiamo di un’azione coerente e trasparente da parte della UCI. È in gioco la credibilità del nostro sport. Quello che sta accadendo è incoerente, poco trasparente, poco professionale e ingiusto“

Froome positivo al salbutamolo: la risposta

Froome positivo ecco la risposta pubblicata dal team

Froome positivo al Salbutamolo ha risposto a una richiesta di informazioni da parte dell’UCI, l’organo di governo mondiale per il ciclismo, circa il suo uso di farmaci per l’asma durante la 2017 Vuelta a España

Froome Positivo

Froome Positivo

Froome positivo ne abbiamo parlato, ecco una traduzione (ci scusiamo per eventuali imprecisioni) di quanto pubblicato sul sito del Team Sky (qui la versione originale):

Questo è un processo che in circostanze normali sarebbe confidenziale. Tuttavia, alla luce dell’interesse dei media, riteniamo che sia importante che i fatti siano chiaramente fissati per tutti.

Chris ha avuto l’asma fin dall’infanzia e utilizza un inalatore di prendere un farmaco comune, salbutamolo, per prevenire e alleviare i sintomi portati da esercizio. Il salbutamolo è consentito dalle norme WADA (senza la necessità di un TUE) quando inalato fino ad un limite di 1.600 microgrammi (mcg) per un periodo di 24 ore e non più di 800mcg oltre 12 ore.

L’UCI ha informato Chris che un test delle urine condotto il 7 settembre 2017, dopo la tappa 18 della Vuelta, ha rivelato una concentrazione di salbutamolo che supera una soglia che gli impone di fornire informazioni per confermare che ha inalato non più dell’ammissibile dose. L’analisi ha indicato la presenza di salbutamolo ad una concentrazione di 2.000 nanogrammi per millilitro (ng/ml), rispetto alla soglia WADA di 1, 000ng/ml. Nessuna delle altre 20 prove di urina prese da Chris richiedeva ulteriori spiegazioni.

Durante la settimana finale della Vuelta a España, Chris ha avuto sintomi di asma acuta. Su consiglio del dottore del Team Sky, ha effettuato un aumento del dosaggio di salbutamolo (ancora entro le dosi ammissibili) nel run-up al 7 settembre test delle urine. Come leader della corsa, Chris è stato testato dopo ogni fase di questo periodo e ha dichiarato l’uso del farmaco come parte del processo.

La notifica dell’accertamento del test non significa che qualsiasi regola sia stata violata. La ricerca innesca richieste da parte dell’UCI che sono finalizzati a stabilire ciò che ha causato la concentrazione elevata di salbutamolo e per garantire che non più le dosi ammissibili di salbutamolo sono stati inalati.

Froome positivo: le parole del britannico

Froome positivo ecco cosa ha dichiarato: “È ben noto che ho l’asma e so esattamente quali sono le regole. Io uso un inalatore per gestire i miei sintomi (sempre entro i limiti ammissibili) e so per certo che sarò testato ogni giorno indosso la maglia del leader della gara. La mia asma è peggiorata alla Vuelta così ho seguito il Consiglio del medico di squadra per aumentare il mio dosaggio disalbutamolo. Come sempre, ho preso la massima cura per essere certo di non superare la dose ammissibile. Prendo la mia posizione di leadership nel mio sport molto sul serio. E’ giusto che l’UCI prenda tutte le necessarie precauzioni per verificare la situazione e sono pronto a fornire tutte le informazioni necessarie”

Chris Froome positivo al doping alla Vuelta

Chris Froome positivo alla Vuelta

Chris Froome positivo nella tappa del 7 settembre alla Vuelta Espana, vediamo cosa accadde quel giorno e cos’è il Salbutamolo.

Chris Froome positivo

Chris Froome positivo al doping

Chris Froome positivo alla Vuelta Espana. Questa è la notizia shock con cui si è svegliato il mondo del ciclismo. Come tutti sappiamo Froome ha trionfato nella scorsa Vuelta compiendo una storica doppietta con il Tour de France, cosa che non accadeva dal 1978.

Chris Froome positivo al Salbutamolo (un broncodilatatore) è ciò che ha fatto sapere l’Unione Ciclistica Internazionale, il britannico non è sottoposto alla “sospensione provvisoria obbligatoria” in ragione della natura della sostanza incriminata.

L’UCI afferma di aver notificato al corridore britannico Christopher Froome del Team Sky “un risultato d’analisi anormale (Raa) per la presenza di Salbutamolo in una concentrazione superiore a 1000ng/ml (nanogrammi per millilitro) in un campione raccolto durante la Vuelta il 7 settembre. Il risultato delle analisi è stato notificato a Froome il 20 settembre. L’analisi di un secondo campione ha confermato il risultato”.

Pare essere caso analogo a quello degli italiani Alessandro Petacchi e Diego Ulissi, che per identico motivo furono squalificati per un anno e per nove mesi rispettivamente.

Chris Froome positivo: cos’è il Sulbutamolo?

Il Salbutamolo (noto anche con il nome di albuterolo) viene utilizzato farmacologicamente per ridurre il broncosparmo in condizioni patologiche come l’Asma. In Italia viene commercializzato con i nomi di Broncovaleas e Ventolin.
Il farmato è valido contro l’asma ed è ampiamente utilizzato in tutto il mondo.

Salbutamolo è stato il primo agonista β2-selettivo a essere commercializzato, nel 1968. È stato venduto dalla società Allen & Hanburys con il marchio Ventolin. Il farmaco fu un successo immediato, e da allora continua a essere ampiamente utilizzato per il trattamento dell’asma

Chris Froome positivo: la tappa incriminata

Secondo quanto indicato dall’UCI la tappa in cui il Kenyani Bianco è risultato non a norma sarebbe quella del 7 settembre 2017 ossia la 18esima da Suances  al Monastero Francescano di Santo Toribio. Il giorno precedente il corridore del Team Sky aveva pagato dazio nei confronti del nostro Vincenzo Nibali perdendo 42 dallo squalo dello stretto, quel giorno si riprese e staccò tutti di ruota ad eccezione di Alberto Contador che riuscì a mantenere il contatto. La vittoria di tappa andò a Sander Armeé  della Lotto

Giovanni Grauso: nel ciclismo c’è ancora doping!

Giovanni Grauso ex  procuratore della Federciclismo  parla di doping nel ciclismo

Giovanni Grauso

Giovanni Grauso

Giovanni Grauso, ex procuratore della Federciclismo ha dichiarato ad ANSA: “Nel ciclismo ancora c’è il problema del doping. Un Giro d’Italia, con tappe di oltre 100 chilometri al giorno, è umanamente impossibile da affrontare per un atleta”.
A pochi giorni di distanza dalla presentazione della corsa rosa arriva un accorato allarme sulla situazione e i rischi che il ciclismo sta ancora correndo. Le parole arriva, appunto, dall’ex procuratore della Federciclismo nel biennio che vide sotto la sua gestione ben 57 medici sociali (36 dei quali condannati), messi alla sbarra per mancato aggiornamento delle cartelle cliniche degli atleti.

“Sono uscite sostanze che consentono di non essere ‘pizzicati’ dal sorteggio – ha precisato Grauso al Consiglio nazionale dell’Us Acli a Roma – l’effetto si vede due mesi dopo, quando il ciclista riposa. E’ tutto scientificamente calcolato”.

 

 

Vuelta Colombia: otto atleti positivi!

Vuelta Colombia: uno stillicidio di positività all’antidoping

Vuelta Colombia

Vuelta Colombia

segnata da numerosi casi di doping nell’edizione 2017; attraverso un comunicato stampa ufficiale, l’Unione Ciclistica Internazionale ha annunciato che i controlli antidoping effettuati nel corso dell’ultima Vuelta Colombia hanno fatto emergere ben otto casi di positività.

Sei corridori sono risultati positivi al CERA già alla cronometro a squadre (disputata al primo agosto) che ha inaugurato la corsa. I nomi degli atleti positivi durante la Vuelta Colombia sono: Luis Alberto Largo Quintero (Sogamoso, già squalificato due anni per doping fino al gennaio 2016), Jonathan Felipe Paredes Hernandez (Indeportes), Edward Fabian Diaz Cárdenas (che quella tappa l’aveva vinta con la sua EPM), Fabio Nelson Montenegro Forero (Indeportes), Luis Camargo Flechas (Supergiros) e Fabian Robinson López Rivera (Lotería Boyacá)  che aveva chiuso 14esimo in generale e miglior giovane e che ha visto sfumare il suo passaggio alla Trevigiani di cui abbiamo già parlato.

Il giorno successivo a cadere nelle maglie dell’antidoping è stato il 32enne boliviano della Movistar, Oscar Soli, che al termine della Vuelta Colombia si era piazzato in ottava posizione. Anche in questo caso la sostanza incriminata è la celeberrima CERA.

Nella decima tappa, invece, la positività di Juan Carlos Cadena Sastoque era legata a metaboliti del Nandrolone, classificato come steroide anabolizzante, 19-noretiocholanolone e 19-norandrosterone.
Insomma non una edizione della corsa da ricordare.

Robinson Lopez positivo al CERA

Robinson Lopez campione Colombiano positivo al CERA

Robinson Lopez

Robinson Lopez positivo al CERA

Robinson Lopez, campione colombiano under 23 lo scorso 20 luglio a Bototá, è risultato positivo ad un controllo antidoping eseguito lo scorso mese di agosto durante il Giro di Colombia. In particolare il corridore tesserato per la Boyaca es Para Vivirla, è risultato positivo al CERA (l’Epo di terza generazione). Il corridore aveva chiuso il Giro di Colombia in 14esima posizione venendo premiato come il miglior giovane della manifestazione.

La positività costerà a Lopez non solamente una squalifica ma anche  il passaggio alla formazione italiana Continental della Unieuro-Trevigiani.