Bernard Hinault invita a scioperare contro Froome!

Bernard Hinault invita a scioperare per il caso Froome!

Bernard Hinault invita i corridori a scioperare contro la vicenda che vede Chris Froome positivo per il Salbutamolo

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita tutti a una ferma presa di posizione contro il capitano del Team Sky. L’ex campione francese si è più volte espresso negativamente circa la vicenda dell’ormai famosissimo controllo antidoping durante la Vuelta Espana 2017 che ha riscontrato un risultato positivo al salbutamolo per Chris Froome.

Dopo la partecipazione vincente (e da taluni contestata) al Giro d’Italia, Froome si appresta a prendere il via (da favorito) alla prossima Grande Boucle.

Il corridore britannico si sta preparando per dare l’assalto alla clamorosa doppietta di grandi giri (Giro-Tour) che manca da vent’anni (l’ultimo a ottenerla fu il compianto Marco Pantani).

Bernard Hinault invita allo sciopero

Tra tanti fans entusiasti (e meno), tra colleghi che non prendono una posizione ed ex colleghi favorevoli (o meno) una posizione assolutamente netta l’ha presa Hinault. che a Froome non dovrebbe essere consentito di correre il Tour ed ha esortato gli altri corridori ad una protesta formale e plateale come uno sciopero.

Il presidente dell’Uci Lappartient ha confermato che, visti i tempi necessari, la decisione su questo spinoso caso non verrà presa prima de “Le Grand Départ” del  Tour de France e, di conseguenza, il corridore della Sky sarà della corsa.

Bernard Hinault invita a “mettere giù il piede”!

Sul giornale Ouest France l’ex campione ha inviato parole al vetriolo contro Froome: “Il gruppo dovrebbe mettere piede a terra e fare sciopero dicendo che se c’è lui non si corre”.

Per Bernard non importa se l’uso del farmaco può non aver modificato l’esito della corsa ma “il Ventolin in quelle quantità non è consentito dal regolamento, è semplice. Hai superato il limite? Ne paghi le conseguenze. Credo che il gruppo sia troppo tenero e carino con Froome mentre con altri è stato più duro, le regole sono regole e valgono ugualmente per tutti”.

Simon Yates risultò positivo all’antidoping

Simon Yates e la vicenda terbutalina

Simon Yates dopo un controllo avvenuto durante la Parigi-Nizza 2016 risultò positivo alla terbutalina un farmaco contro l’asma come il salbutamolo di Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome cosa unisce l’attuale maglia rosa del Giro d’Italia con il kenyano in forza al Team Sky anch’egli impegnato nella corsa rosa? Apparentemente poco eppure i più attenti ricorderanno che durante la Parigi-Nizza del 2016 il corridore, all’epoca in forza alla Orica-GreenEDGE, venne pizzicato positivo ad un controlla antidoping per l’impiego di terbutalina.

L’uso del farmaco non venne dichiarato in deroga per uso terapeutico da parte del team e quindi vennero applicati i termini della responsabilità oggettiva e, nonostante la WADA avesse appurato la responsabilità del team, al corridore vennero affibbiati (nel giugno di quell’anno) quattro mesi di qualifica retroattiva che gli fecero saltare il Tour de France (la squalifica scadeva all’11 luglio del 2016)

Fu lo stesso team in un comunicato a prendere le difese del proprio corridore ammettendo che la positività era  dovuta ad un errore formale da parte dello staff medico del team che si dimenticò di richiedere l’esenzione ai fini terapeutici per Simon Yates. In un primo momento l’ UCI comunico che Simon Yates non sarebbe stato fermato e che avrebbe continuato a poter gareggiare in attesa che la Orica producesse la documentazione necessaria per attestare l’uso terapeutico del farmaco, arrivò poi la squalifica.

“Vorrei scusarmi con i miei colleghi per aver ancora una volta gettato il nostro sport in una luce negativa, sono molto imbarazzato e mi vergogno per questa situazione” furono le prime parole di Yates quando ricevette la squalifica. “Gli ultimi mesi sono stati molto dolorosi per me,  per la mia famiglia e gli amici. La terbitalina è contenuta in un farmaco per curare l’asma che mi è stata prescritta, soffro di questa malattia fin da bambino. Devo accettare la punizione anche se non ero conscio di star assumendo una sostanza vietata”.

 

Simon Yates, Chris Froome e l’asma

La terbutalina, un Beta 2 agonista selettivo, è un principio attivo specifico per curare alcune malattie ostruttive delle vie respiratorie. In particolare viene utilizzato, sotto forma di sale solfato, per trattare farmacologicamente l’asma. Ecco, ancora l’asma, l’asma che ha anche Chris Froome e per la quale ha una prescrizione per utilizzare il Ventolin. Le “puffate” di Froome sono diventate ormai proverbiali e hanno contribuito a peggiorare la nomea del corridore del Team Sky. Quando nel 2016 Simon Yates risultò positivo alla terbutalina ci vollero circa quattro mesi di tempo (il controllo avvenne a marzo, la squalifica arrivò a giugno) per appurare la colpevolezza del ciclista. Per il britannico (la cui positività risale a settembre 2017, resa nota tre mesi dopo) sono già trascorsi otto mesi senza che l’UCI abbia preso alcuna posizione.

Così come la squalifica di Yates è stata retroattiva lo stesso potrebbe accadere per Chris Froome che potrebbe perdere l’eventuale risultato ottenuto al Giro d’Italia. Per ora, Simon Yates si gode il primato in classifica generale (dopo aver espiato le colpe della sua positività passata) mentre Froome stenta un po a trovare la gamba dei giorni migliori.

Armstrong antidoping costoso e infruttuoso

Armstrong antidoping costa troppo e non da risultati

Armstrong antidoping poco utile, il texano noto per aver creato uno dei sistemi di doping più organizzato al mondo sottolinea l’inefficacia delle norme contro le sostanze vietata

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping poco utile! L’ex professionista ormai caduto in disgrazia, che ha ammesso di essere stato al centro di uno dei programmi di doping più intricato nella storia dello sport mondiale ha dichiarato in una intervista a velonews che il sistema antidoping non funziona.

“So che sembrerà terribile sentire da me queste parole, ma seriamente, a volte penso che dobbiamo smettere di credere cosi duramente nell’antidoping“. Questa è stata la risposta data dal texano alla domanda sulle continue controversie che il mondo del ciclismo attraversa in materia di doping.

“Primo, non funziona. In secondo luogo, non riceviamo alcun credito per queste audaci iniziative, rispetto ad altri sport. Terzo, costa un sacco di soldi per pochissimi risultati ” ha rincarato la dose il corridore di Austin.

Lance Armstrong che aveva vinto sette Tours de France prima di vederseli annullare a causa delle notissime vicende che lo hanno visto come principale protagonista dello scandalo US Postal Service non le manda a dire e, come di consueto prende posizioni assolutamente forti:  “Ora sento che alcune persone stanno parlando della cessazione dei TUE. Ma la maggior parte degli altri sport può utilizzare tantissime sostanze che nel ciclismo sono illegali. Insomma prendete Tony Romo (ex quarterback dei Dallas Cowboys) lui ha potuto assumere del cortisone prima di una gara, nel ciclismo nessuno può farlo”.

Quella di Lance Armstrong è da sempre una figura controversa, fin dalle corse adolescenziali, passando per la storia miracolosa della rinascita dal cancro alle polveri dell’annullamento dei sette Tour de France vinti. Lance è passato da essere un simbolo positivo (o presuto tale) ad essere l’icona del male dello sport: “Questo genere di cose accade in tutti i tipi di percorsi della vita – che siano io, i russi o una statua confederata. I simboli vengono attaccati per far sembrare buoni i regolatori, ma il vero problema non sta davvero sparendo ”

 

 

Valgren:“L’antidoping può aspettarmi tutto il giorno”

Valgren: è il mio momento, l’antidoping può aspettare

Valgren dopo la vittoria vuole godersi il momento magico e ritarda il controllo antidoping: “può aspettare anche tutto il giorno”.

Valgren indispettito

Valgren indispettito

Valgren è l’uomo del giorno, il giovane danese dell’Astana ha trionfato quest’oggi sul traguardo della Amstel Gold Race e, se non bastasse la prova appena disputata, il corridore ha dimostrato di avere sicuramente carattere durante le interviste post-gara.

Subito dopo la vittoria ecco che il danese viene “rapito” dalle televisioni per i commenti di rito ed ecco e mentre sta rispondendo ai giornalisti ecco che i commissari dell’Unione Ciclistica Internazionale lo chiamano per espletare le procedure dei controlli di routine.

Evidentemente il corridore dell’Astana viene trattato un po’ troppo bruscamente per i suoi gusti, ed ecco che arriva prontamente la risposta piccata: “Francamente il controllo antidoping può aspettarmi anche tutto il giorno, per come la vedo io”, dice all’addetto stampa Astana che vorrebbe interrompere le interviste per portarlo via.

I commissari (fuori dal campo dell’inquadratura)  richiamano all’ordine Michel Valgren, e lui ripete che il controllo può aspettare tutto il giorno. Gli ribattono che il medico deve andare via, ma Valgren zittisce l’interlocutore esclamando “ma è il mio medico!” tornando a rispondere alle domande dei giornalisti.

L’episodio è stato reso noto dal portale  WielerFlits.nl ha ripreso il siparietto nel post-gara e l’ha diffuso via Twitter

 

 

Froome su Contador “prese sostanze vietate, io no”!

Froome su Contador “Io innocente, non sono come lo spagnolo”

Froome su Contador si esprime in modo molto duro: lo spagnolo positivo a sostanza vietata il mio non è doping

Froome su Contador

Froome su Contador

Froome su Contador e sulla sua situazione personale assume una posizione decisamente netta e dura. “Sono innocente e spero che la vicenda si concluda positivamente il più presto possibile” ha dichiarato il kenyano bianco in merito alla sua positività al salbutamolo emersa durante l’ultima Vuelta a Espana.

Affermazione netta e esposta a voce e non solamente a mezzo social network quella che il capitano del Team Sky ha dato nel giorno del suo debutto stagionale alla Vuelta a Andalucia-Ruta del Sol.

Chris Froome assicura di avere dalla sua parte un “supporto incredibile” da parte del gruppo, è certo che “quando tutti i fatti verranno fuori, anche la gente la vedrà dal mio punto di vista”.

Il corridore nato a Nairobi che negli ultimi anni ha conquistato ben 4 Tour de France e una Vuelta Espana, ha confermato che il periodo “è stato difficile per tutti” ma che la sua sete di vittoria non è minimamente placata. A giudicare dagli allenamenti postati su Strada  è facile comprendere con Froome sia focalizzato sui due obiettivi dichiarati: Giro d’Italia e Grande Boucle.

“Mi sono allenato tanto questo inverno, preparandomi per la nuova stagione. Ovviamente, quest’anno ho degli obiettivi ambiziosi e cercherò di fare il massimo sia al Giro che al Tour”, insomma il capitano del Team Sky non lascia ma raddoppia.

Froome su Contador: “io sono pulito, lui era positivo”!

Nella conferenza stampa, ad esplicita domanda di un giornalista,  ci sono state parole forti di Froome su Contador: “Il suo caso era molto differente perché, a differenza del mio, aveva ad oggetto una sostanza vietata”, siamo certi che queste frasi faranno parlare molto nei prossimi giorni.

Insomma Froome ha categoricamente rifiutato ogni paragone con il caso di Alberto Contador, vincitore del Giro 2011 e successivamente squalificato per una positività al clenbuterolo dell’anno prima.

Ruta del Sol al via Chris Froome nonostante le polemiche

Ruta del Sol nella starting list anche il capitano della Sky

Ruta del Sol al via ci sarà anche il capitano del Team Sky Chris Froome al centro di molte polemiche per il salbutamolo

 

Ruta del Sol vinta da Froome nel 2015

Ruta del Sol vinta da Froome nel 2015

Ruta del Sol, corsa a tappe che si terrà in Andalusia dal 14 al 18 febbraio, vedrà ai nastri di partenza anche il capitano del Team Sky Chris Froome. Il britannico è stato iscritto alla manifestazione nonostante sia sotto indagine da parte dell’ente governativo mondiale del ciclismo dopo essere risultato “non negativo” ad un test antidoping.

Chris Froome prenderà dunque parte alla breve corsa a tappe spagnola che già lo vide vincitore nel 2015.

Froome dovrà rendere conto all’Unione ciclistica internazionale (UCI) delle motivazioni per cui un suo campione di urine prelevato durante la Vuelta Espana dello scorso anno ha mostrato una concentrazione di salbutamolo doppia rispetto al livello consentito.

 

 

Ho fatto allenamento duri nel mese di gennaio e sono soddisfatto del lavoro svolto. Sono passati tre dalla mia ultima partecipazione alla Ruta del Sol, una gara che mi è sempre piaciuta, non non vedo l’ora di tornarci” ha dichiarato lo stesso corridore che ha parlato anche della vicenda salbutamolo: “Sono sicuro che saremo in grado di scoprire quello che è successo e sto lavorando duramente con il team per riuscirci. Ovviamente capisco che questa situazione abbia creato molta incertezza e che abbia destato tanto interesse e speculazioni. Ma spero che i tifosi capiscano che ci sono limiti a quello che posso dire a riguardo, visto che il procedimento è ancora in corso, ma assicuro che nessuno è più determinato di me ad arrivare ad una soluzione il più rapidamente possibile”.
 
A margine si è espresso anche Dave Brailsford manager del team: “Sappiamo che si tratta di circostanze difficili ma stiamo lavorando duramente con Chris per risolvere le cose il prima possibile».

 

 

Intanto proseguono i rumors sul #Froomegate e stanno circolando voci sulla possibilità di una sospensione cautelativa di Froome in base al famigerato articolo 7.9.3 del regolamento internazionale a cui si starebbe opponendo la moglie e manager Michelle Cound.

 

A tal proposito il numero uno dell’UCI, David Lappartient ha categoricamente smentito la cosa: Per una sostanza come il salbutamolo, anche in passato non ci sono state sospensioni. Se decidessimo così, Froome farebbe ricorso al Tribunale arbitrale dello Sport e perderemmo“.

Si rimane dunque in attesa del processo e della sentenza: la difesa del vincitore dell’ultimo Tour de France è corposa e Michelle Cound, moglie e manager del britannico, proverà a giocare al meglio le proprie carte nel migliore dei modi.

 

Vuelta a Costa Rica: 12 positivi all’antidoping

Vuelta a Costa Rica uno stillicidio di positività al doping

Vuelta a Costa Rica, l’Unione Ciclistica Internazionale ha reso noto ben 12 casi di positività all’antidoping tra cui il vincitore Juan Carlos Rojas

Vuelta a Costa Rica: Juan Carlos Rojas

Vuelta a Costa Rica: Juan Carlos Rojas

Vuelta a Costa Rica, arriva un clamoroso dato, reso noto dall’Unione Ciclista Internazionale che ha infatti annunciato l’incredibile numero di 12 positività, riscontrate tutte in data 22 dicembre quando si è svolta la quinta tappa della gara centroamericana, una cronoscalata.

Tra gli atleti trovati positivi compare il nome di  Juan Carlos Rojas che proprio quel giorno festeggiava 37 anni vincendo la tappa e che poi ha portato a casa anche il successo finale con un’incredibile impresa nell’ultima frazione: per “El Rey”, come è soprannominato, si tratta della seconda positività in carriera dopo quella del 2007.

Curioso che oltre a Juan Carlos Rojas in quella tappa della Vuelta a Costa Rica è risultato positivo anche il fratello Cesar che ha chiuso la competizione sul terzo gradino del podio e conquistando una tappa. Anche Cesar Rojas è già stato “pizzicato” dalle maglie dell’antidoping.

Quello che rende assolutamente deprecabile la vicenda è il fatto che la formazione del due fratello Rojas, la Extralum-Tierniticos, ha fatto riscontrare un tristissimo en-plein con tutti e sette i corridori iscritti alla Vuelta a Costa Rica positivi al CERA.

Vuelta a Costa Rica: gli altri positivi

Jewinson Leandro Varela (nono in classifica e miglior giovane), José RodríguezJosé IriasJason Huertas e Gabriel Marin. Gli altri corridori risultati positivi al CERA sono Vladimir Fernández (5° e vincitore di una tappa) della Scott-Teleuno e Kevin MurilloMelvin Mora (leader per un giorno).
Positivo anche Jeancarlo Padilla (Scott-Teleuno) all’EPO classica e  Jordy Sandoval della Multiples Corella sempre al CERA.

Boogerd contro Froome: c’è del marcio!

Boogerd contro Froome: “il marcio nel ciclismo c’è”

Boogerd contro Froome, l’ex professionista della Rabobank, squalifica per doping dice la sua sulla non negatività del britannico al salbutamolo

Boogerd contro Froome

Boogerd contro Froome

Boogerd contro Froome, non accennano a ridursi le prese di posizione di atleti ed ex atleti sulla triste ed intricata vicenda della positività al salbutamolo del corridore del Team Sky. Il #Froomegate è ancora lontano da trovare una soluzione e le discussioni sulla vicenda si sprecano.

A prendere la parola sulla vicenda del capitano del Team Sky è ora l’ex professionista della Rabobank Michael Boogerd, corridore olandese che ha concluso la sua carriera una decina di anni fa.

I valori delle analisi eseguite su un campione prelevato durante la scorsa Vuelta Espana hanno rivelato una concentrazione di salbutamolo doppia rispetto ai limiti stabiliti dal regolamento UCI ma i legali del Team Sky hanno preparato una tesi difensiva che vuole provare come l’assunzione del farmaco sia stata entro i termini leciti.

Boogerd contro Froome: tra Squalifica e ciclismo

Boogerd, passato al professionismo nel ’93 con la Wordperfect Colnago, ha ottenuto in carriera importanti vittorie al Tour de France, la Parigi Nizza, due campionati nazionali e  l’Amstel Gold Race. L’olandese è stato protagonista nelle grandi classiche  salendo più volte sul podio alla Liegi e al Lombardia.

Dopo il ritiro del 2007, Boogerd confessò di aver fatto uso di Epo ed altri farmaci dopanti nel corso della sua carriera accusando il movimento. Venne squalificato per due anni (la cosa gli costò il ruolo di direttore sportivo squadra olandese della Roompot)

“Froome non è un corridore piacevole”

Boogerd in una intervista all’emittente televisiva olandese NOS ha parlato del caso Froome: “Sono molto sorpreso dell’ingenuità di certi media. Non ho mai creduto che dopo Armstrong o Boogerd tutto il marcio del ciclismo fosse scomparso e che dopo fosse tutto diventato pulito. Ci sono delle regole, si cerca il confine. Froome lo sta facendo e non ne sono sorpreso. Non sono mai stato un  fan di Froome e penso che non sia un corridore attraente” ha concluso.

 

Lappartient su Froome posizione dura!

Lappartient su Froome: “Così Sky fa male a tutto il movimento”

Lappartient su Froome, il presidente della UCI: non possiamo costringere la Sky a fermarlo

Lappartient su Froome

Lappartient su Froome

Lappartient su Froome  questa volta ci va giù abbastanza diretto, il presidente dell’UCI, giustamente, deve tutelare la massima espressione della Federazione che presiede, mantenendo un tono garantista ma fermo sulla posizione non tanto del corridore quanto del Team.

Proseguono dunque le schermaglie tra l’UCI ed il Team Sky sul caso di positività di Chris Froome al salbutamolo che fanno seguito alle dure prese di posizione di ex alteti come Greg Lemond e corridori attualmente in attività.

Lo dichiarazioni rilasciate da David Lappartient, presente in Australia al Tour Down Under sono stare assolutamente dirette:

“Non possiamo costringere Sky a fermare Froome, con le regole attuali lui ha il diritto di gareggiare. Sta a loro decidere ma, se vincesse alcune gare, potrebbe essere peggio se poi venisse sanzionato. Ecco perchèsarebbe meglio per loro ridurre la pressione non facendolo correre. Froome ha il diritto di difendersi, ma il comportamento della squadra fa male al ciclismo. Gli organizzatori, per l’immagine della loro corsa, potrebbero rifiutare l’iscrizione. Ma la cosa potrebbe finire al Tas“, la sottolineatura del dirigente francese riportata su La Gazzetta dello Sport.

Froome problema renale la causa della positività?

Froome problema renale il motivo della non negatività al salbutamolo?

Froome problema renale per la non negatività al salbutamolo? Questa è la nuova strategia difensiva del Team Sky: sarà credibile?

Froome problema renale?

Froome problema renale?

Froome problema renale come strategia difensiva? Secondo quanto riportato dall’Equipe e rilanciato da Eurosport, la strategia difensiva del Team Sky ha cambiato linea: non più la disidratazione alla base del risultato del test fallito ma il fatto che Froome abbia un problema renale.

Il quotidiano francese riporta che l’opzione farmacocinetica, che avrebbe dovuto dimostrare come fattori esterni avessero comportato la positività dell’atleta, è venuta meno perché si ritiene impossibile replicare le medesime condizioni anche in laboratorio.

Froome problema renale? Obiettivo assoluzione totale

Non entriamo nel merito medico della situazione, non ne abbiamo le competenze, ma quello che possiamo dire è che, a questo punto, il britannico e il Team Sky, attraverso i propri consulenti,  punteranno a dimostrare come i reni di Froome hanno funzionato male generando la problematica. Ma come è possibile?

Secondo quanto riportato da sito di Eurosport la difesa del britannico vuole dimostrare che i reni dell’atleta invece di espellere i metaboliti di salbutamolo a seguito della lavorazione del fegato li hanno, al contrario, accumulati da qui il valore così enormemente fuori limite.

Può questa teoria evitare a Froome una squalifica che può variare tra i sei mesi ed i quattro anni? E può evitare il corridore del team Sky di perdere il titolo vinto a settembre alla Vuelta Espana?

Nel frattempo il corridore francese Romain Bardet ha preso una forte posizione sul caso #Froomegate: “Se non squalificano Froome, il ciclismo rischia di morire”

La vicenda è in mano ai legali, forse anche i risultati delle prossime corse o le starting list delle stesse lo sono. Non sappiamo se il ciclismo possa morire ma sembra sempre più palese ai cicloamatori che le gare dei “pro” vengono corse da atleti “malati”.