Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stones intervista il Cobra

Rolling Stone intervista il Cobra Riccardo Riccò che racconta a ruota libera della sua vita, del Doping e del recente Tour de France

Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stone intervista Riccardo Riccò

Rolling Stone noto periodico di musica e cultura moderna ha incontrato Riccardo Riccò per una intervista a tutto tondo tra doping, ciclismo moderno e la sua seconda vita. “Solo olo col doping non vinci. Senza doping nemmeno” è una legge non scritta, secondo il corridore Modenese, che spiega approfonditamente nel suo ultimo libro “cuore di Cobra” (edito da Piemme edizioni e scritto con Dario Ricci).

Riccò, squalificato dal Tribunale Nazionale Antidoping per 12 anni potrebbe tornare a gareggiare solo nel 2024.

Il Cobra ha parlato, dalle colonne di Rolling Stone, della controversa figura del capitano della Sky Chris Froome che non è riuscito nella storica doppietta Giro-Tour:

“Non mi piace come corridore, c’è chi lo paragona a Lance Armstrong, ma l’americano è sempre andato forte. Lui è saltato fuori dal nulla a 30 anni o giù di lì, e io non ci credo a queste storie”.

Il cobra sa ancora mordere e, come ha sempre fatto, non disdegna mai di tirar fuori i denti nemmeno quando si parla dei recenti accadimenti del Tour tra sputi, insulti, ciclisti fatti cadere (lo stesso Froome è stato vittima di un gendarme che lo ha scambiato per un amatore):

“ci sono stati parecchi casini. Ma mi pare che in tutto il mondo succedono cose strane ultimamente. Sarà colpa del caldo”.

E caldi sono stati gli anni che ha vissuto come professionista Riccardo Riccò, una candela che ha brillato molto ma che è bruciata in fretta vittima, per sua stessa ammissione, del suo carattere o fatto a pezzi da un mondo che fa spesso distinzioni.

Riccardo ha ancora una volta rimarcato come il fenomeno del doping sia congenito nel ciclismo, nello sport ma in generale nella vita (leggasi la droga) sottolineando come a tratti possa essere una battaglia persa:

“C’è sempre una nuova sostanza, sempre più difficile da rilevare. Quando dicono che il doping è sempre un passo avanti rispetto all’antidoping, dicono una grande verità”.

Ma come è cambiato il ciclismo nel porsi nei confronti del doping, insomma se è vero, come sostiene Riccò, che senza doping non puoi competere, le vicende giudiziarie che hanno travolto il ciclismo sul finire degli anni 90 e nei primi 2000 non sono servite a nulla?

Secondo il Cobra la situazione sarebbe ancora peggio rispetto ai tempi delle scandalo Festina o di ciò che accadeva quando era lui stesso parte del gruppo:

“Ai miei tempi ne succedevano di tutti i colori, peggio che ai tempi di Pantani  con il limite di 50 di ematocrito per tutti. Allora tutti usavano l’Epo, e in qualche modo erano alla pari. Ora c’è un ventaglio larghissimo di sostanze: chi usa la genetica va inevitabilmente molto più forte di uno che utilizza doping meno sofisticati. Non c’è paragone. Oggi chi ha più soldi e conoscenze migliori è troppo avvantaggiato, e questo crea squilibrio”.

Insomma parrebbe che la situazione del ciclismo sia in peggioramento almeno stante alle parole rilasciate a Rolling Stones da Riccardo che sottolinea come, paradossalmente, l’apparente maggior controllo stia spingendo verso soluzioni più estreme di farmaci non ancora testati che spopolano sopratutto tra gli amatori e, in alcuni casi anche nelle categorie giovanili.

Le parole del Cobra faranno sicuramente discutere nei prossimi giorni. L’intervista completa è pubblicata sul sito della rivista.

 

Doping le cinque scuse più strane

Doping le cinque scuse più strane contro un’accusa

Doping Le cinque scuse più strane utilizzate contro un’accusa di aver usato sostanze da Tiernan-Locke a Contador, da Armstrong a Santambrogio

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane mai sentite per una positività all’antidoping nel mondo del ciclismo. Diciamo che molte di queste scuse sono state permutate in o da qualche altro sport. Ogni ciclista con una licenza di gara deve rispettare il codice WADA che consente all’organizzazione antidoping di eseguire test antidroga a sorpresa sugli atleti.

Alcuni atleti vengono trovati con sostanze vietate nel loro corpo o con un livello del sangue che suggerisce comportamenti scorretti. Alcuni ciclisti (ma la cosa vale per tutti gli sportivi) accettano di essere stati sorpresi con le mani nella marmellata mentre alti cercano scuse abbastanza improponibili.

Doping le 5 scuse più assurde

“Colpa del mio gemello scomparso” – Tyler Hamilton

Tyler Hamilton, ciclista americano compagno di Lance Armstrong, accusato di doping dopo che un prelievo ha rivelato nel suo sangue tracce del sangue di un’altra persona, ha dato la colpa al suo gemello scomparso. Insomma si sarebbe trattato delle tracce ematiche del gemello morto in utero che prima di morire avrebbe passato al feto di Hamilton alcune cellule rimaste attive del suo organismo

“Mi sono ubriacato mentre celebravo il mio nuovo contratto Sky” – Jonathan Tiernan-Locke

Chi non ha celebrato una promozione in campo lavorativo senza una bella bevuta? È così che Jonathan Tiernan-Locke ha celebrato il suo nuovo contratto biennale con il Team Sky.

Il giorno successivo ha avuto un sospetto test antidoping e ha accusato per  i suoi livelli ormonali anormali i postumi della sbornia. Considerando che stava correndo nei Campionati del Mondo pochi giorni dopo risulta difficile pensare che quella sia stata le reale causa delle positività: due anni di sospensione

“Ho mangiato carne contaminata” – Alberto Contador

Alberto Contador è stato spogliato del titolo di vincitore del Tour de France 2010 dopo un test positivo al  clenbuterolo, che è stato progettato per facilitare la respirazione. El Pisterolo accusò un piatto di carne contaminata mangiata nel secondo giorno di riposo della corsa francese. Per inciso, l’uomo che ha consegnato la carne “contaminata” è ora il presidente del ciclismo spagnolo.

“Colpa della crema per la sella” – Lance Armstrong

Durante la prima “vittoria” del Tour de France, Armstrong sosteneva che un test positivo per gli steroidi era dovuto a una crema usata per curare una piaga da sella. La scusa ha retto per anni fino alla confessione nello studio di Oprah dove ha ammesso che un dottore aveva  retrodatato una prescrizione per una marca specifica di crema per la sella che conteneva uno steroide anabolizzante.

“Colpa di una disfunzione erettile” – Mauro Santambrogio

L’italiano stava già scontando un divieto per l’assunzione di EPO durante il Giro d’Italia 2013 quando è risultato positivo al testosterone.

Il corridore della Fantini ha dichiarato: “Sono stato sospeso, non sapevo se avrei corso di nuovo, quindi ho deciso di affrontare un delicato problema fisico. Sono andato da un urologo il 7 luglio. Per il mio problema di erezione, mi ha  prescritto l’Andriol, 40 mg per tre mesi, più Aprosten per 60 giorni. Inoltre, ho avuto problemi di fertilità”

 

 

Robin Parisotto si esprime sul caso doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla delle vicende doping nel ciclismo

Robin Parisotto parla dei casi di doping nel ciclismo tra cui quello del capitano del Team Sky Chris Froome.

Robin Parisotto

Robin Parisotto

Robin Parisotto è un noto scienziato dell’antidoping che da sempre è in prima linea per combattere la piaga del doping dilagante nel mondo dello sport professionistico (e non solo).

Sulla scia di diversi scandali di doping un parte dei commentatori hanno sostenuto che liberalizzare il doping potrebbe essere un sistema per attutirne le conseguenze ed evitare che i “furbi” possano passare tra le maglie dell’antidoping ottenendo un vantaggio competitivo.

“Fino a quando la nostra capacità di testare e identificare l’assunzione di sostanze non sia radicalmente migliorata, dovremmo permettere quello che chiamo drogaggio fisiologico”, ha scritto Savulescu sul sito di The Conversation “Stabilendo limiti sicuri per i valori fisiologici come i livelli di testosterone e l’ematocrito così da mirare i controlli su come i livelli vengano raggiunti”. Savulescu, a seguito di grandi scandali, ha spesso chiesto di cambiare il metodo dei controlli antidoping.

Di tutt’altro avviso è Robin Parisotto, uno scienziato antidoping molto apprezzato che ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un test per l’EPO prima delle Olimpiadi di Sydney nel 2000,  che è detto in completo disaccordo con la nozione di “free-for-all”.

In una recente intervista a https://cyclingtips.com ha sottolineato come, per natura umana, l’imbroglio non può essere eliminato e spesso i meccanismi di controllo sono influenzati dalla corruzione oltre che dalla assenza di una reale volontà di stroncare il problema.

Liberalizzare il doping sarebbe, evidentemente, molto peggio dell’attuale sistema oltre che una dichiarazione di resa. Insomma se si aprisse al doping il rischio non è che il pensiero ricorrente sarebbe “se tutti si dopano allora meglio non doparsi” ma, al contrario, sarebbe una spinta ad andare sempre oltre il limite.

“L’idea di aprire al doping sarebbe deleteria e omicida” ha dichiarato Parisotto che ritiene impossibile stabilizzare i controlli in un mondo senza regolamento antidoping.

Secondo il dottore non è praticabile una via che preveda l’assenza di limiti all’assunzione di sostanze anche sotto controllo di medici designati. Insomma la logica “se è tutto controllato da medici e tutti ricevono la stessa dose non vi sarà chi bara” è assolutamente inapplicabile.

E’ un po’ come pensare che se una persona assume una aspirina contro il mal di testa non vi sia nessuno che ne prenda 5 per evitare che ritorni il dolore.

Parisotto oltre ad aver lavorato per lo sviluppo del test EPO, è stato anche membro fondatore del pannel dell’UCI per l’introduzione del passaporto Biologico e sostiene che indipendentemente dal regolamento gli atleti hanno la propensione a cercare un vantaggio competitivo sempre maggiore.

Se fosse consentita una piccola quantità di una sostanza che attualmente è bandita, è probabile che la spinta sia per superare anche quel limite imposto (un po’ come avvenne per la soglia del 50% di ematocrito).

“Questo è il principio dei guadagni marginali – dichiara Parisotto – essere sempre al limite, al margine. Questo sentiero è molto rischioso e scivoloso, cadere sarebbe un attimo”.

La liberalizzazione avrebbe poi fortissime implicazioni etiche: chi può assumere sostanze e come si può pensare che fisici diversi reagiscano egualmente? A quale età sarebbe etico entrare in un programma di “doping liberalizzato”? E ancora, le donne potrebbero assumere gli stessi farmaci dei colleghi uomini? La risposta a conosciamo bene: liberalizzare sarebbe una follia!

L’esperto studioso australiano è fin troppo consapevole delle lacune dell’attuale sistema (tanto di aver inscenato una plateale protesta nel 2016) ma è altrettanto certo che la liberalizzazione porterebbe allo sfacelo.

“Secondo il mio parere ci vuole un sistema in cui si sappia che non esistono deroghe o escamotage, in cui le regole sono certe e anche le sanzioni. In questo momento il punto debole è qui, non vi sono certezze assolute”.

 

 

Jaime Roson Garcia sospeso dalla Movistar

Jaime Roson Garcia sospeso per anomalie sul passaporto biologico

Jaime Roson Garcia sospeso dal Team Movistar per alcune anomalie sul passaporto biologico di un anno fa

Jaime Roson Garcia sospeso dal Team Movistar

Jaime Roson Garcia sospeso dal Team Movistar

Jaime Roson Garcia sospeso dal Team Movistar per anomalie riscontrate sul passaporto biologico del corridore. Al corridore  viene contestata un’anomalia risalente addirittura al gennaio dello scorso anno, ormai un anno e mezzo fa, quando l’atleta spagnolo era in forza alla Caja Rural.

Roson ha trascorso tre stagioni con la maglia verde della Caja Rural per poi approdare alla Movistar di Nairo Quintana.

Il team iberico ha tenuto a precisare che “sin dalla sua entrata in squadra all’inizio del 2018, il comportamento, l’analisi e i valori del passaporto biologico del corridoio di Zamorano sono stati impeccabili”. Pertanto, ha dimostrato la sua “disponibilità a collaborare al fine di cercare di trovare spiegazioni alle anomalie riscontrate ma, come difensore della credibilità del ciclismo e del fair play e nel rispetto delle norme anti-doping dell’UCI, il team sospende provvisoriamente il  rapporto di lavoro” con il vincitore dell’ultima Vuelta a Aragón.

Jaime Roson Garcia proclama la sua innocenza

Dopo pochi minuti dalla dichiarazione della squadra, Jaime Rosón ha trasmesso un messaggio in cui difende la sua pulizia e afferma che prenderà le misure appropriate: “Con riferimento alla comunicazione ricevuta oggi da un processo intrapreso dall’UCI riguardo alla mia presunta violazione del regolamento anti-doping, dichiaro di essere ignaro dell’uso di qualsiasi sostanza e / o metodo di doping, e mi prenderò cura di difendermi in ogni sede competente per provare la mia innocenza.”

 

 

 

 

 

Andrea Innocenti positivo all’antidoping

Andrea Innocenti positivo al Testosterone

Andrea Innocenti positivo ad un controllo antidoping che ha evidenziato la presenza di metaboliti del Testosterone.

Andrea Innocenti positivo

Andrea Innocenti positivo

Andrea Innocenti positivo ad un controllo antidoping durante il ritiro della nazionale italiana a Bagnatica effettuato dal NADO (National Anti-Doping Agency). Il controllo risale allo scorso 28 maggio mentre si stava preparando per la Corsa della Pace.

La notizia è di quelle brutte e che fanno male, il prospetto in forza alla Maltinti Banca Cambiano è risultato positivo ai metaboliti del Testosterone.

Lo scorso anno il corridore originario di Prato si era particolarmente distinto andando a conquistare ben 12 corse tra le quali spiccano l’Ain Bugey Valromey e la Montichiari-Roncone.

La positività dell’atleta classe 1999 riapre l’annoso dibattito sul doping nel ciclismo e, in particolare, nelle categorie giovanili che spesso sono terreno di nessuno. Non vogliamo puntare il dito contro Andrea ma questa brutta notizia getta ancora ombre sul movimento giovanile italiano già segnato dalla vicenda Altopack che ha scosso il mondo dello sport.

Andrea Innocenti positivo il comunicato del CONI

«La Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell’istanza di sospensione cautelare proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere l’atleta Andrea Innocenti (tesserato FCI), riscontrato positivo alla sostanza Metaboliti del Testosterone di origine non endogena a seguito di un controllo effettuato da NADO Italia il 28 maggio 2018, a Bagnatica, al termine della gara ciclistica “Ritrovo Coppa Nazioni Under 23”».

Bernard Hinault invita a scioperare contro Froome!

Bernard Hinault invita a scioperare per il caso Froome!

Bernard Hinault invita i corridori a scioperare contro la vicenda che vede Chris Froome positivo per il Salbutamolo

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita allo Sciopero

Bernard Hinault invita tutti a una ferma presa di posizione contro il capitano del Team Sky. L’ex campione francese si è più volte espresso negativamente circa la vicenda dell’ormai famosissimo controllo antidoping durante la Vuelta Espana 2017 che ha riscontrato un risultato positivo al salbutamolo per Chris Froome.

Dopo la partecipazione vincente (e da taluni contestata) al Giro d’Italia, Froome si appresta a prendere il via (da favorito) alla prossima Grande Boucle.

Il corridore britannico si sta preparando per dare l’assalto alla clamorosa doppietta di grandi giri (Giro-Tour) che manca da vent’anni (l’ultimo a ottenerla fu il compianto Marco Pantani).

Bernard Hinault invita allo sciopero

Tra tanti fans entusiasti (e meno), tra colleghi che non prendono una posizione ed ex colleghi favorevoli (o meno) una posizione assolutamente netta l’ha presa Hinault. che a Froome non dovrebbe essere consentito di correre il Tour ed ha esortato gli altri corridori ad una protesta formale e plateale come uno sciopero.

Il presidente dell’Uci Lappartient ha confermato che, visti i tempi necessari, la decisione su questo spinoso caso non verrà presa prima de “Le Grand Départ” del  Tour de France e, di conseguenza, il corridore della Sky sarà della corsa.

Bernard Hinault invita a “mettere giù il piede”!

Sul giornale Ouest France l’ex campione ha inviato parole al vetriolo contro Froome: “Il gruppo dovrebbe mettere piede a terra e fare sciopero dicendo che se c’è lui non si corre”.

Per Bernard non importa se l’uso del farmaco può non aver modificato l’esito della corsa ma “il Ventolin in quelle quantità non è consentito dal regolamento, è semplice. Hai superato il limite? Ne paghi le conseguenze. Credo che il gruppo sia troppo tenero e carino con Froome mentre con altri è stato più duro, le regole sono regole e valgono ugualmente per tutti”.

Simon Yates risultò positivo all’antidoping

Simon Yates e la vicenda terbutalina

Simon Yates dopo un controllo avvenuto durante la Parigi-Nizza 2016 risultò positivo alla terbutalina un farmaco contro l’asma come il salbutamolo di Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome

Simon Yates e Chris Froome cosa unisce l’attuale maglia rosa del Giro d’Italia con il kenyano in forza al Team Sky anch’egli impegnato nella corsa rosa? Apparentemente poco eppure i più attenti ricorderanno che durante la Parigi-Nizza del 2016 il corridore, all’epoca in forza alla Orica-GreenEDGE, venne pizzicato positivo ad un controlla antidoping per l’impiego di terbutalina.

L’uso del farmaco non venne dichiarato in deroga per uso terapeutico da parte del team e quindi vennero applicati i termini della responsabilità oggettiva e, nonostante la WADA avesse appurato la responsabilità del team, al corridore vennero affibbiati (nel giugno di quell’anno) quattro mesi di qualifica retroattiva che gli fecero saltare il Tour de France (la squalifica scadeva all’11 luglio del 2016)

Fu lo stesso team in un comunicato a prendere le difese del proprio corridore ammettendo che la positività era  dovuta ad un errore formale da parte dello staff medico del team che si dimenticò di richiedere l’esenzione ai fini terapeutici per Simon Yates. In un primo momento l’ UCI comunico che Simon Yates non sarebbe stato fermato e che avrebbe continuato a poter gareggiare in attesa che la Orica producesse la documentazione necessaria per attestare l’uso terapeutico del farmaco, arrivò poi la squalifica.

“Vorrei scusarmi con i miei colleghi per aver ancora una volta gettato il nostro sport in una luce negativa, sono molto imbarazzato e mi vergogno per questa situazione” furono le prime parole di Yates quando ricevette la squalifica. “Gli ultimi mesi sono stati molto dolorosi per me,  per la mia famiglia e gli amici. La terbitalina è contenuta in un farmaco per curare l’asma che mi è stata prescritta, soffro di questa malattia fin da bambino. Devo accettare la punizione anche se non ero conscio di star assumendo una sostanza vietata”.

 

Simon Yates, Chris Froome e l’asma

La terbutalina, un Beta 2 agonista selettivo, è un principio attivo specifico per curare alcune malattie ostruttive delle vie respiratorie. In particolare viene utilizzato, sotto forma di sale solfato, per trattare farmacologicamente l’asma. Ecco, ancora l’asma, l’asma che ha anche Chris Froome e per la quale ha una prescrizione per utilizzare il Ventolin. Le “puffate” di Froome sono diventate ormai proverbiali e hanno contribuito a peggiorare la nomea del corridore del Team Sky. Quando nel 2016 Simon Yates risultò positivo alla terbutalina ci vollero circa quattro mesi di tempo (il controllo avvenne a marzo, la squalifica arrivò a giugno) per appurare la colpevolezza del ciclista. Per il britannico (la cui positività risale a settembre 2017, resa nota tre mesi dopo) sono già trascorsi otto mesi senza che l’UCI abbia preso alcuna posizione.

Così come la squalifica di Yates è stata retroattiva lo stesso potrebbe accadere per Chris Froome che potrebbe perdere l’eventuale risultato ottenuto al Giro d’Italia. Per ora, Simon Yates si gode il primato in classifica generale (dopo aver espiato le colpe della sua positività passata) mentre Froome stenta un po a trovare la gamba dei giorni migliori.

Armstrong antidoping costoso e infruttuoso

Armstrong antidoping costa troppo e non da risultati

Armstrong antidoping poco utile, il texano noto per aver creato uno dei sistemi di doping più organizzato al mondo sottolinea l’inefficacia delle norme contro le sostanze vietata

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping

Armstrong antidoping poco utile! L’ex professionista ormai caduto in disgrazia, che ha ammesso di essere stato al centro di uno dei programmi di doping più intricato nella storia dello sport mondiale ha dichiarato in una intervista a velonews che il sistema antidoping non funziona.

“So che sembrerà terribile sentire da me queste parole, ma seriamente, a volte penso che dobbiamo smettere di credere cosi duramente nell’antidoping“. Questa è stata la risposta data dal texano alla domanda sulle continue controversie che il mondo del ciclismo attraversa in materia di doping.

“Primo, non funziona. In secondo luogo, non riceviamo alcun credito per queste audaci iniziative, rispetto ad altri sport. Terzo, costa un sacco di soldi per pochissimi risultati ” ha rincarato la dose il corridore di Austin.

Lance Armstrong che aveva vinto sette Tours de France prima di vederseli annullare a causa delle notissime vicende che lo hanno visto come principale protagonista dello scandalo US Postal Service non le manda a dire e, come di consueto prende posizioni assolutamente forti:  “Ora sento che alcune persone stanno parlando della cessazione dei TUE. Ma la maggior parte degli altri sport può utilizzare tantissime sostanze che nel ciclismo sono illegali. Insomma prendete Tony Romo (ex quarterback dei Dallas Cowboys) lui ha potuto assumere del cortisone prima di una gara, nel ciclismo nessuno può farlo”.

Quella di Lance Armstrong è da sempre una figura controversa, fin dalle corse adolescenziali, passando per la storia miracolosa della rinascita dal cancro alle polveri dell’annullamento dei sette Tour de France vinti. Lance è passato da essere un simbolo positivo (o presuto tale) ad essere l’icona del male dello sport: “Questo genere di cose accade in tutti i tipi di percorsi della vita – che siano io, i russi o una statua confederata. I simboli vengono attaccati per far sembrare buoni i regolatori, ma il vero problema non sta davvero sparendo ”

 

 

Valgren:“L’antidoping può aspettarmi tutto il giorno”

Valgren: è il mio momento, l’antidoping può aspettare

Valgren dopo la vittoria vuole godersi il momento magico e ritarda il controllo antidoping: “può aspettare anche tutto il giorno”.

Valgren indispettito

Valgren indispettito

Valgren è l’uomo del giorno, il giovane danese dell’Astana ha trionfato quest’oggi sul traguardo della Amstel Gold Race e, se non bastasse la prova appena disputata, il corridore ha dimostrato di avere sicuramente carattere durante le interviste post-gara.

Subito dopo la vittoria ecco che il danese viene “rapito” dalle televisioni per i commenti di rito ed ecco e mentre sta rispondendo ai giornalisti ecco che i commissari dell’Unione Ciclistica Internazionale lo chiamano per espletare le procedure dei controlli di routine.

Evidentemente il corridore dell’Astana viene trattato un po’ troppo bruscamente per i suoi gusti, ed ecco che arriva prontamente la risposta piccata: “Francamente il controllo antidoping può aspettarmi anche tutto il giorno, per come la vedo io”, dice all’addetto stampa Astana che vorrebbe interrompere le interviste per portarlo via.

I commissari (fuori dal campo dell’inquadratura)  richiamano all’ordine Michel Valgren, e lui ripete che il controllo può aspettare tutto il giorno. Gli ribattono che il medico deve andare via, ma Valgren zittisce l’interlocutore esclamando “ma è il mio medico!” tornando a rispondere alle domande dei giornalisti.

L’episodio è stato reso noto dal portale  WielerFlits.nl ha ripreso il siparietto nel post-gara e l’ha diffuso via Twitter

 

 

Froome su Contador “prese sostanze vietate, io no”!

Froome su Contador “Io innocente, non sono come lo spagnolo”

Froome su Contador si esprime in modo molto duro: lo spagnolo positivo a sostanza vietata il mio non è doping

Froome su Contador

Froome su Contador

Froome su Contador e sulla sua situazione personale assume una posizione decisamente netta e dura. “Sono innocente e spero che la vicenda si concluda positivamente il più presto possibile” ha dichiarato il kenyano bianco in merito alla sua positività al salbutamolo emersa durante l’ultima Vuelta a Espana.

Affermazione netta e esposta a voce e non solamente a mezzo social network quella che il capitano del Team Sky ha dato nel giorno del suo debutto stagionale alla Vuelta a Andalucia-Ruta del Sol.

Chris Froome assicura di avere dalla sua parte un “supporto incredibile” da parte del gruppo, è certo che “quando tutti i fatti verranno fuori, anche la gente la vedrà dal mio punto di vista”.

Il corridore nato a Nairobi che negli ultimi anni ha conquistato ben 4 Tour de France e una Vuelta Espana, ha confermato che il periodo “è stato difficile per tutti” ma che la sua sete di vittoria non è minimamente placata. A giudicare dagli allenamenti postati su Strada  è facile comprendere con Froome sia focalizzato sui due obiettivi dichiarati: Giro d’Italia e Grande Boucle.

“Mi sono allenato tanto questo inverno, preparandomi per la nuova stagione. Ovviamente, quest’anno ho degli obiettivi ambiziosi e cercherò di fare il massimo sia al Giro che al Tour”, insomma il capitano del Team Sky non lascia ma raddoppia.

Froome su Contador: “io sono pulito, lui era positivo”!

Nella conferenza stampa, ad esplicita domanda di un giornalista,  ci sono state parole forti di Froome su Contador: “Il suo caso era molto differente perché, a differenza del mio, aveva ad oggetto una sostanza vietata”, siamo certi che queste frasi faranno parlare molto nei prossimi giorni.

Insomma Froome ha categoricamente rifiutato ogni paragone con il caso di Alberto Contador, vincitore del Giro 2011 e successivamente squalificato per una positività al clenbuterolo dell’anno prima.