Da ciclista a personal trainer e non solo

Da ciclista a imprenditore di se stesso!

Da ciclista a allenatore speciale per cicloamatori in parecchi hanno trovato una nuova strada: da Cunego a Paola Pezzo 

Da ciclista ad allenatore, il logo di Damiano

Da ciclista ad allenatore, il logo di Damiano

Da ciclista non sempre è facile trovare cosa fare dopo aver “appeso la bicicletta al chiodo”. Qualcuno si dedica alle pubbliche relazioni, altri restano nell’ambiante come allenatori o direttori sportivi, altri ancora cambiano completamente settore e qualcuno si è creato il lavoro di “personal trainer” per cicloamatori.

Diciamolo chi non vorrebbe passare una giornata a pedalare accanto a un ex ciclista che magari ti ha fatto sognare davanti alla televisione? Chi non vorrebbe essere “corretto” da un campione, riceverne i suggerimenti e magari qualche confidenza?

Il numero di persone che utilizza la bicicletta come mezzo di svago “pulito” per muoversi nel weekend è in costante ascesa, lo sanno gli operatori turistici che hanno capito come gli amatori rappresentato un trend in aumento.

Lo hanno compreso molti ex campioni che sempre più spesso, smessi i panni dei ciclisti professionisti, investono sulla propria popolarità per offrire consulenze agli appassionati.

Da ciclista a personal trainer: Damiano Cugeno

L’ultimo, solo in ordine di tempo, ad aver compiuto questa scelta è l’ex vincitore del Giro d’Italia 2004 Damiano Cunego che ha messo a disposizione degli appassionati la sua competenza e simpatia andando a svolgere il ruolo di Personal Trainer.

Il “piccolo principe” è sempre presente all’interno del mondo del ciclismo e parallelo offre pacchetti di allenamento personalizzati. Damiano, grazie ai tanti risultati ottenuti in carriera, gode di fama in Italia e nel mondo. Non solo lo splendido 2004 ma gli oltre 10 anni ad altissimo livello nel World Tour gli hanno permesso di avere un livello di credibilità giustamente altissimo.

Durante l’esperienza in maglia Nippo, Cunego ha stretto forti legami in Giappone dove organizza sessioni di allenamento personalizzate e dove, a Tokio, a breve aprirà una vera e propria Accademy.
Sulla pagina web di Damiano è possibile prenotare a tariffe da concordare una o più sessioni di allenamento nel veronese (https://officialdamianocunego.com/)  da svolgere individualmente o in team.

Damiano, inoltre, sostiene la Fondazione Umberto Veronesi ed ha creato il “Cunego’s method”, un insieme di allenamenti in bicicletta e palestra combinati con un regime alimentare salutista.

Da ciclista a personal trainer: Andy Hampsten e Johan Musseuw

L’ex campione a stelle e strisce si è trasferito in Toscana e da qui organizza uscite e Tour dedicati prenotabili sul sito www.cinghiale.com.

L’ex campione belga è rimasto fedele alla terra natia e scorrazza gli appassionati tra pavé e Fiandre, per informazioni www.johanmuseeuw.be.

Da ciclista a personal trainer virtuale

Per chi ama i nuovi strumenti tecnologici, ecco che c’è spazio per tante piattaforme per l’allenamento. Su tutte spicca Zwift che sta prendendo sempre più piede offrendo tracciati virtuali delle corse più famose simulando le tappe più dure del Tour de France o del Giro d’Italia c’è una novità. E’ presente anche un tutor che può dare consigli su come approcciare le salite e i tratti tecnici. La prima settimana è gratuita poi vengono richiesti 13 dollari alla settimana o cento all’anno.

Da ciclista a personal trainer virtuale: Alessandro Ballan

Chi non si ricorda della Fucilata di Piazza Monte Grappa ai Mondiali di Varese 2008? Alessandro Ballan, vincitore anche di un Giro delle Fiandre, ha intrapreso una collaborazione con Bikevo, una piattaforma che offre video-allenamenti della durata anche di tre mesi a prezzi assolutamente interessanti (costo da 99 euro a 149 euro).

Da ciclista a personal trainer virtuale: Bjarne Riis

Bjarne Riis ha fondato la piattaforma VirtuGo che offre suggerimenti in base alle caratteristiche e alle disponibilità di tempo dei cicloamatori.

Da ciclista a personal trainer: tra MTB e cicloturismo

Paola Pezzo, ex campionessa olimpica ad Atlanta 1966, a Valeggio sul Mincio gestisce una scuola di mountain bike mentre Alessandro Vanotti propone agli appassionati mini tour tra Francia Corta, Bergamasca e Veneto.

Michael Aisner, il Coors Classic e il ciclismo USA

Michael Aisner e il Coors Classic a trent’anni dall’ultima edizione

Michael Aisner a trent’anni dall’ultima edizioned del Coors Classic è ancora un personaggio unico del ciclismo a stelle e strisce.

Michael Aisner

Michael Aisner

Michael Aisner con l’idea del “Coors Classic“  ha fatto conoscere il ciclismo professionistico al pubblico statunitense contribuendo a “formare” le prime icone del ciclismo d’oltre oceano come Greg LeMond e Andy Hampsten e ha fatto apparire gli Stati Uniti sulla mappa ciclistica internazionale negli anni ’80.

Michael Aisner è stato coinvolto in una vasta gamma di progetti sportivi e di intrattenimento nel corso della sua vita; fin da adolescente si è interessato all’entertainment arrivando ad intervistare Muhammad Ali e Louis Armstrong.

Aisner si è avventurato fino al Circolo Polare Artico per filmare l’uccisione disumana di foche per il National Geographic e ha partecipato a ponti aerei per salvare gli orsi polari nel Canada settentrionale.

Lungo la sua strada professionale Aisner, ora quasi sessantanne, ha creato una delle gare ciclistiche di maggior successo mai svolte negli Stati Uniti. Qualcuno ricorderà Bernard Hinault vincere la sua ultima gara a tappe al North Boulder Park davanti a 50.000 fan urlanti spinti dalle idee di marketing che resero la corsa un vero fenomeno dell’intrattenimento sportivo made in USA.

La gara venne lanciata nel 1975 dall’imprenditore di Mo Siegel con il nome di Red Zinger Classic. L’anno successivo ecco Aisner e l’ascesa della manifestazione a cui si affiancò una gara femminile, contribuendo a costruire un pubblico più ampio e ad aumentare la copertura dalla TV.

“La prima cosa che ho fatto è stata quella di trovare una società di produzione cinematografica per creare un breve docu-film sulla gara da distribuire nei cinema mainstream. Se volevamo far crescere la gara  e attirare nuovi fan dovevamo utilizzare i media al di fuori della tradizionale circuito  del ciclismo” ricorda oggi Aisner.

“Nel 1979 Siegel suggerì di portare la corsa in Colorado e cercare di convincere il gigante  Coors Brewing Company a sponsorizzare la gara in futuro. Pensai che fosse impazzito ma la trattativa andò in porto e nel 1980 nacque la Coors International Bicycle Classic”

La gestione tecnica, operativa e finanziaria divenne rapidamente più complessa e lo stesso Aisner dovette aumentare le sue competenze:

“Non sapevo nulla su come trattare con la polizia, chiudere le strade, impostare le aree di partenza, arrivo e di riposo. Avevo bisogno di imparare le cose velocemente e chiesi aiuto a Dave Chauner e a Phil Liggettche stava promuovendo la British Milk Race

Aisner provò a “mainstreamare” il Coors Classic collegando The Rolling Stone all’evento sottolineando come il ciclismo fosse uno sport “rock n ‘roll”.

“Il ciclismo era uno sport giovane, veloce, colorato, pericoloso ed internazionale. Rolling Stone possedeva il mercato giovanile e l’accordo consentì di ospitare nella rivista un inserto per tre edizioni. A quel punto avevamo una rete piuttosto eclettica di sponsor: da Rolling Stone a BMW, da NBC Sports a 7-Eleven fino, appunto a Coors”.

Aisner decise di espandere l’evento fuori dal Colorado aumentando il numero di tappe e toccando centri di interesse per gli sportivi come Vail, Aspen e San Francisco fino ad una tappa alle Hawaii.

Il passo successivo fu convincere l’UCI ad estendere la corsa ai professionisti europei. La gara divenne il luogo in cui molti futuri campioni sono entrati in scena: ecco arrivare talenti come il colombiano Lucho Herrera, il canadese Steve Bauer e il messicano Raul Alcala.

La spinta viene data anche alla prova femminile aprendo alle campionesse europee chiamate a sfidare l’americana Connie Carpenter portando il Coors Classic a diventare la più grande corsa al mondo per donne.

 “È stato uno sforzo costante cercare di esporre mediaticamente la gara, oltre ai normali tifosi e appassionati di ciclismo. Arrivammo ad avere tre  stazioni TV oltre a ESPN a coprire la manifestazione. Durante la settimana di gare, l’affiliata della Denver NBC ha persino ritardato” The Tonight Show di cinque minuti per seguire la nostra corsa!”

Michael Aisner, The Coors Classic e l’URSS

Greg LeMond prese parte al Coors Classic come un neo-pro nel 1981 da poco Jimmy Carter aveva ritirato la spedizione statunitense dalle Olimpiadi di Mosca 1980 e questo diede un’idea ad Aisner: portare i russi alla corsa.

“Ho lanciato il guanto di sfida a Pete Coors repubblicano convinto e amico di Ronald Regan che restò perplesso ma i russi accettarono e così fece la Germania dell’Est. Gli inviti li facemmo via Telex dal birrificio Coors.  Qualche settimana prima della corsa ecco arrivare l’FBI: erano convinti che i sovietici tentassero di boicottare la gare e ci istruirono sulle procedure per affrontare l’evenienza. La corse apparve come scontro tra est e ovest, il giovane americano Greg LeMond contro i titani dell’Unione Sovietica: avevamo richieste di accredito da ogni parte del mondo” racconta oggi il manager.

L’edizione 1981 fu un punto di svolta per il The Coors Classic, e la prossima grande sfida di Aisner fu di cercare di sviluppare una copertura televisiva nazionale più ampia.

“I ragazzi della CBS mi hanno detto che non c’era modo di coprire lo sport assecondando le esigenze del pubblico americano. Mi recai allora a Praga per i Mondiali di Ciclismo 1981 e li vidi che i cameramen in motocicletta avevano montato un dispositivo girevole sul retro delle loro per riprendere i volti dei ciclisti. A New York nessuno aveva mai visto una cosa simili, convinsi allora la BMW a mettere a disposizione due motociclette con i sedili girevoli e la cosa funzionò e la CBS coprì la corsa!”

Il successivo sviluppo previsto da Michael fu quello del merchandising

“Abbiamo generato numeri mostruosi per quei giorni, abbiamo ampliato la gamma dei gadget arrivando a un milione e mezzo di dollari di cui 100.000 nel solo Giappone. Tutto era griffato dalle maglie, ai cappellini ai prodotti alimentari. La corsa divenne uno dei grandi eventi di intrattenimento in America

Il Coors Classic alla fine perse il sostegno dell’azienda dopo l’edizione del 1988, quando un arrivò in azienda un nuovo. Aisner ricevette la notizia da un giornalista mentre era in aeroporto ed iniziò subito la ricerca di un nuovo partner commerciale. Arrivò vicino alla firma con Nuprin ma tutto saltò all’ultimo secondo, Michael concluse un accordo con la Dodge Motors, ma pochi giorni prima della firma, Lee Iacocca, CEO di Chrysler, annunciò decine di migliaia di licenziamenti e l’accordo venne annullato. Fu quello il colpo da KO per la corsa, era finito il tempo per il Coors Classic ma quella corsa aveva segnato l’apice delle corse su strada americane raggiunto forse solo dall’Amgen Tour of California.

“Non si può davvero dire che stessimo pensando fuori dagli schemi perché all’epoca gli schemi nemmeno c’erano. So che non perdemmo mai un centesimo perché era tutto equilibrato, nessuno guadagnava o spendeva più del giusto. Temo che alcuni promotor oggi scelgano di fare ciò che è più facile, piuttosto che trovare un modo per fare ciò che è giusto”

sottolinea Aisner che nel 2005, è stato inserito nella US Cycling Hall of Fame.