Nibali obiettivo vittoria di tappa alla Vuelta

Nibali obiettivo tappe alla prossima Vuelta

Nibali obiettivo conquista delle tappe alla imminente Vuelta Espana 2018: “Sono ancora in fase di recupero, è difficile pensare alla generale”

Nibali obiettivo tappe alla Vuelta

Nibali obiettivo tappe alla Vuelta

Nibali obiettivo tappe per la Vuelta Espana 2018, il siciliano reduce dall’operazione per ridurre i postumi della caduta al Tour de France è realista sulle sue possibilità nella corsa iberica.

Lo Squalo dello Stretto sarà al via della 73esima edizione della corsa spagnola e, se vogliamo, già questa è una buona notizia se pensiamo allo spavento corso subito dopo la brutta caduta dell’Alpe d’Huez che ha costretto il siciliano a ritirarsi dalla Grande Boucle e a sottoporsi a un delicato intervento. L’obiettivo della seconda parte di stagione di Nibali è inevitabilmente il Mondiale di Innsbruck e il Giro di Spagna va visto solo come un passo di avvicinamento alla rassegna iridata.

Il 33enne campione messinese, vista l’assenza del vincitore uscente Chris Froome (che ricorderà la Vuelta 2017 con tanti patemi d’animo),  indosserà il dorsale numero 1 ragion di più per non correre in modo anonimo nelle tre settimane iberiche. Vincenzo avrà quindi l’obiettivo non solo di onorare il dorsale 1, non solo di trovare forma in vista del mondiale ma anche di cercare i successi di tappa:

“Il mio principale obiettivo per la Vuelta sarebbe stata correre da protagonista alcune belle tappe. Devo essere obiettivo,  sono ancora in una fase di recupero dall’intervento e non è credibile porsi l’obiettivo di guardare alla classifica generale”.

Insomma Vincenzo correrà senza pressione ma con l’obiettivo di completare la corsa spagnola:

“Sarebbe bello riuscire a vincere nelle tappe nell’ultima settimana di gara. Mi è sempre piaciuto correre in Spagna, le tappe sono bellissime e sento meno pressione rispetto a Giro e Tour. Sono molto legato a questa corsa perché il mio primo successo in un grande giro è venuto alla Vuelta Espana 2010 ed è stata una delle pietre miliari della mia carriera agonistica”.

Nibali obiettivo tappe: le parole di Slongo

A supportare quanto dichiarato da Vincenzo ecco che arrivano le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dello Sport da parte del suo allenatore Paolo Slongo:

“Le condizioni di Vincenzo sono in costante miglioramento, impossibile mettergli delle briglie. I progressi che si vedono di giorno in giorno ci confortano. Certo va detto che Nibali ha ancora qualche fastidio a livello lombare ma è tutto molto contenuto”.

Insomma in casa Bahrain-Merida i gradi di capitano dovrebbero essere indossati da Ion Izaguirre (che a fine anno cambierà, con il fratello, team) ma forse sulle doti dello spagnolo come leader del team in pochi ci credono realmente e lo stesso Slongo sottolinea la cosa:

“andiamo alla Vuelta senza stress ma non andiamo in Spagna per staccarci senza lottare, se dopo la prima settimana Vincenzo avrà accumulato un distacco troppo elevato penseremo alle tappe e al Mondiale di Innsbruck per non accumulare troppa fatica”

Vincenzo Nibali operato salterà la Vuelta?

Vincenzo Nibali operato la prossima settimana

Vincenzo Nibali operato la prossima settimana per ridurre i problemi legati alla frattura alla vertebra ma i tempi di recupero si allungano ed il rischio è perdere la Vuelta!

Vincenzo Nibali operato

Vincenzo Nibali operato

Vincenzo Nibali operato dopo la caduta della tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France, la notizia è stata presa ieri e resa nota nella giornata di oggi dallo staff della Bahrain-Merida. In accordo con lo staff medico del team e l’entourage del ciclista siciliano si è optato per un intervento di “vertebro-plastica” (iniettare del “cemento” per saldare la frattura dell’osso).

Il rischio più grosso è quello che i tempi di recupero dall’intervento (che garantirà un miglior recupero) possano allungarsi tanto da far perdere la Vuelta Espana che rappresenta una tappa fondamentale di avvicinamento al l’appuntamento clou dell’anno: i Mondiali di Innsbruck

 “Sono ottimista. Il morale è buono. Ma il rischio di non prendere il via alla Vuelta c’è e complicherebbe la corsa verso il Mondiale di Innsbruck” ha dichiarato lo Squalo ai giornalisti de La Gazzetta dello Sport. “Ho trovato un bel aiuto nel centro Rehability di Lugano, la Technogym mi fornirà di accessori a casa e si stava pensando di utilizzare non appena possibile una sorta di idrobike per pedalare in piscina senza gravare troppo sulla parte infortunata”. 

 

Vincenzo Nibali operato: parla Emilio Magni

Emilio Magni è il medico della Bahrain-Merida che ha spiegato nel dettagli dell’operazione:

Lo scopo dell’intervento è  quello di dare maggiore stabilità alla vertebra al fine di potere sopportare certi carichi di lavoro, ovviamente progressivi, in tempi più brevi rispetto alle vie tradizionali.  Vincenzo sarà sottoposto a vertebroplastica percutanea: mediante l’introduzione di due aghi, uno per ogni lato della colonna, si va sotto visione scopica diretta, con l’ago nel punto desiderato. E lì viene iniettata questa sostanza cementante”.

Il medico si è pronunciato circa i tempi di recupero:

“Ci sono delle previsioni ottimistiche, e altre più reali. L’intervento non è di per se complesso ma i rischi ci sono sempre, al termine dell’operazione sarà possibile stabilire in modo più preciso i tempo di recupero.Io spero che possa ricominciare con un paio di settimane, ma con quale intensità e frequenza è difficile da capire. Sulla Vuelta direi che siamo 50 e 50”.

Nibali rischia di saltare il mondiale!

Nibali rischia di non essere al via del Mondiale di Innsbruck

Nibali rischia di non prendere parte alla rassegna iridata di Innsbruck 2018 stando alle parole del CT Davide Cassani ma si spera nel recupero

Nibali rischia di saltare il mondiale?

Nibali rischia di saltare il mondiale?

Nibali rischia di dover pagare a caro prezzo la brutta disavventura avvenuta durante il Tour de France. L’inopinata caduta che lo ha costretto a ritirarsi dal Tour de France con una vertebra fratturata potrebbe costare allo Squalo dello Stretto non solo un potenziale podio alla Grande Boucle ma anche la presenza con la maglia azzurra ai prossimi mondiali che si terranno in Austria e che sono assolutamente adatti alle doti del siciliano.

Insomma oltre al danno si consumerebbe una micidiale beffa per Vincenzo che lungo le strade francesi era apparso assolutamente pimpante tanto da essere in piena lotta per la maglia gialla oltre che per conquistare la tappa dell’Alpe d’Huez.

Lo stop forzato potrebbe costringere il siculo a compromettere la marcia di avvicinamento alla Vuelta Espana naturale trampolino per la sfida del Mondiale di Innsbruck vero obiettivo stagionale visto il durissimo percorso proposto dalla prova austriaca.

Il capitano del Team Bahrain Merida ha iniziato l’attività di recupero con l’obbligo di portare un apposito busto.

Sulla vicenda si è pronunciato il CT della Nazionale Italiana Davide Cassani:

La caduta al Tour potrebbe compromettere non solo uno ma anche due obiettivi: il Tour e il Campionato del Mondo”

Se Vincenzo riuscirà a recuperare in due settimane c’è il tempo per presentarsi alla Vuelta e poi fare il Mondiale ma se dovesse star fermo per tre settimane probabilmente dovrà dire addio anche al Campionato del Mondo.

E’ evidente che ci sia molta preoccupazione ma anche un po’ di sano ottimismo:

“Sono personalmente in contatto con Nibali e bisogna essere fiduciosi. Mi sono sentito anche con il suo direttore sportivo e con il medico e tutti si augurano possa risalire in bici al più presto

La prossima settimana sarà decisiva in quanto si attende l’ok per tornare in sella, se così fosse ci sarebbero buone possibilità che lo Squalo dello Stretto si riprenda in tempo per l’appuntamento iridato, viceversa le cose si complicherebbero non poco.

 

 

Nibali caduto per colpa di una moto

Nibali caduto, scoppia la polemica per l’organizzazione precaria

Nibali caduto per colpa di una motocicletta della Gendarmeria Francese, impazzano le polemiche sui social network, Joaquim Rodríguez non le manda a dire

Nibali caduto

Nibali caduto

Nibali caduto proprio mentre dimostra di essere uno dei più in forma in una delle tappe più mitiche del Tour de France con arrivo all’Alpe d’Huez. Nibali caduto per colpa di una moto… della Gendarmeria Francese.

La dinamica dell’incidente non è ancora del tutto chiato chiara, ma pare che la Bahrein Merida abbia chiesto alla giuria del Tour di annullare il ritardo accumulato da Nibali nella 12a tappa: 13’’ dal vincitore Geraint Thomas.

Tanta sfortuna per  Vincenzo Nibali vittima suo malgrado di uno stupido incidente proprio nelle fasi più concitate della tappa. Come detto le immagini non sono chiarissime ma sembra proprio che la caduta sia imputabile a una moto della Gendarmerie che per fare largo agli atleti tra le ali di folla in delirio abbia colpito e fatto cadere lo Squalo, ripreso poi dalle telecamere della TV dolorante mentre veniva aiutato a rialzarsi.

I fatti si sono accaduti a meno 3,5 km dalla conclusione in concomitanza con l’inizio dell’area transennata, tifosi con fumogeni accesi (ma quando capiranno l’idiozia di questa abitudine????) e motociclette impazzite sono stare un mix fatale per il corridore della Bahrain-Merida (che sembrava proprio in gas)

Nibali caduto: parla lo Squalo dello Stretto

” C’era Bardet davanti che aveva attaccato. Stavano passando le moto della polizia e io ho seguito Froome che stava attaccando a sua volta, ma c’è stato un rallentamento e sono finito a terra. Sono cose che possono accadere perché c’è tanto pubblico in questi restringimenti. Stavo bene, ci credevo fortemente, la gamba girava bene, avevo buone sensazioni. Ho fatto un attacco per vedere se qualcuno reagiva, ma l’idea era di scattare nel finale”

Nibali caduto, Rodriguez si arrabbia

Ecco che scoppiano le polemiche ed arriva un tweet di protesta di Joaquim Rodríguez, preparatore della Bahrain Merida, che dice senza mezzi termini: “Caro Tour, cosa avreste fatto se fosse accaduto a Froome?”

Thomas conquista l’Alpe, la Gendarmeria fa cadere Nibali

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez bissando la vittoria di La Rosiere, Nibali cade per colpa di una moto ma perde meno di quanto pensabile

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez

Thomas conquista l’Alpe d’Huez ottenendo una splendida doppietta dopo aver vinto a La Rosiere, una bella vittoria per il gallese che mette tutti alle sue spalle nella 12^ tappa del Tour de France 2018.

Tra i migliori bene a Tom Dumoulin (Sunweb), Romain Bardet (Ag2R La Mondiale), Froome (Sky) e Mikel Landa (Movistar) mentre un capito a parte lo merita la incredibile situazione che ha coinvolto, suo malgrado, il nostro Vincenzo Nibali.

Doveva essere la giornata più spettacolare del trittico alpino e lo show non è mancato, per merito dei corridori e per colpa dell’organizzazione, ma andiamo per ordine. La tappa di oggi prevedeva Madelaine, Lacets de Montvernier e Croix de Fer per concludersi in vetta alla mitica Alpe d’Huez a quota 1850 metri (dislivello totale di 5000 metri).

Alla partenza manca Rigoberto Uran (EF Drapac), in grande difficoltà fin dalle prime tappe che ha deciso di alzare bandiera bianca. Fin dalle prime battute prende il largo una fuga comprendente alcuni uomini interessanti tra cui: Alejandro Valverde e Andrey Amador (Movistar), Steven Kruijswijk e Robert Gesink LottoNL-Jumbo), Ilnur Zakarin (Katusha-Alpecin), Serge Pauwels (Dimension Data), , Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Rafal Majka (Bora – Hansgrohe), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), Tejay Van Garderen (BMC), Julian Alaphilippe (Quick Step Floors), Gorka Izagirre (Bahrain-Merida),

Kruijswijk, scollina in cima alla Croix de Fer con tre minuti sui primi inseguitori mentre il gruppetto dei migliori è a sei minuti. Il vantaggio dell’olandese comincia a calare sulla spinta dei big.

Ai meno dieci dall’arrivo ci prova Nibali ma si rialza quasi subito, è poi la volta di Nairo Quintana con il medesimo esito per via del forcing del Team Sky comandato dal giovane Egan Bernal che porta i big  ricucire lo strappo che aveva creato Kruijswijk per poi lasciare campo a Thomas e Froome.

La caduta di Vincenzo Nibali

Quando manca davvero poco alla vetta tra fumogeni e tifosi incivili che spingono e urlano ecco l’incredibile: una moto della Gendarmeria Francese nel tentativo di rimontare il gruppetto fa cadere lo Squalo dello Stretto. Vincenzo batte violentemente sull’asfalto, appare dolorante ma riparte con ancora più rabbia. Davanti c’è il bel gesto di  Froome, Thomas, Bardet e Roglic che decidono di aspettarlo ma ecco che il francese se ne infischia di tutto e parte all’attacco dando il via alla bagarre.

Ad imporsi è ancora Thomas che si conferma il più energico in salita e che consolida la leadership in generale. Con il medesimo tempo tagliano la linea d’arrivo Dumoulin, Bardet, Froome e Landa, mentre Nibali chiude a 13″ assieme a Roglic. A 47″ giunge uno spento Quintana.

In generale  Thomas ha un vantaggio di 1’39” sul compagno di squadra di Froome, 1’50” su Dumoulin e 2’37” su Nibali.

Vincenzo a fine tappa si dimostra fin troppo diplomatico: “C’era Bardet davanti che aveva attaccato. Stavano passando le moto della polizia e io ho seguito Froome  ma c’è stato un rallentamento e sono finito a terraSono cose che possono accadere perché il pubblico era davvero molto, peccato perché stavo bene, le gambe giravano e l’idea era proprio quella di attaccare nel finale”.

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane Tour 2006

Floyd Landis l’impresa più grande del ciclismo moderno?

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane entra nella storia come una delle più epiche imprese del ciclismo moderno… qualche giorno dopo ecco le vicende di doping

Floyd Landis

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane la ricorderà per tutta la vita. Uno dei momenti più epici del ciclismo moderno e, sicuramente, della sua carriera verrà poi spazzato via dallo scandalo doping che coinvolgerà il ciclista americano.

Landis, delfino di Lance Armstrong alla US Postal poi passato all’epoca sorprendentemente (lo scandalo che coinvolgerà Lance negli anni successivi spiegherà molte cose) alla Phonak, parte alla conquista del Tour de France 2006 che, complice le mutilazioni alla starting list operate da Operación Puerto, lo vede come uno dei favoriti.

Floyd Landis: tra leadership e crisi

Il 13 luglio nella tappa pirenaica da Tarbes a Val d’Aran l’americano conquista la sua prima maglia gialla. Due giorni dopo il gruppo comandato dalla formazione di Floyd lascia andare via una fuga, apparentemente non vi sono uomini importanti per la generale. Landis decide di non far lavorare la squadra e la situazione sfugge di mano a tutti: al traguardo il gruppo dei leader farà segnare un distacco dal vincitore superiore ai 29 minuti. La maglia gialla passa sulle spalle dell’iberico Oscar Pereiro Sio (l’americano ora è secondo a un minuto e 29).

Il 18 luglio il Tour arriva all’Alpe d’Huez a vincere è il lussemburghese Andy Schleck mentre nel gruppo dei favoriti Floyd Landis ed Andreas Kloeden fanno il diavolo a quattro staccando la maglia gialla Oscar Pereiro che perde 2’49 cedendo la maglia allo statunitense.

Il giorno seguente il gruppo arriva a La Toussuire e a vincere è il danese della Rabobank Michael Rasmussen che con una pazzesca fuga solitaria di 176 km conquista la tappa. Landis soffre fin dalle battute iniziali, gli occhiali nascondono gli occhi segnati dalla sofferenza e, quando mancano 15 chilometri all’arrivo, la bicicletta dell’americano si inchioda, quasi incollata all’asfalto rovente. La Phonak lo ha lasciato solo, forse per via di un organico non pienamente all’altezza dell’obiettivo da raggiungere. La mattina Floyd sembrava poter essere il padrone della corsa la sera deve ammainare la bandiera statunitese dal gradino più alto del podio. A gioire è Pereiro Sio che torna in giallo riaprendo la discussione sulla “fuga bidone” di Montelimar che gli ha permesso di guadagnare circa 30 minuti. A quel punto della corsa lo spagnolo è il favorito per la vittoria finale, i suoi finali in crescendo sono noti e gli unici avversari paiono essere Sastre e Kloden visto che Landis sembra ormai privo di energie.

 

Floyd Landis l’impresa al Col de Joux Plane

Il 20 luglio Landis parte con sulle spalle il peso dell’imbarcata presa il giorno precedente. Gli addetti ai lavori l’hanno oramai bollato come KO,“”Fini, perdu” hanno gridato alla Tv francese il giorno prima. L’ex compagno di Armstrong ha però preso dal texano la irrefrenabile voglia di successo. Landis mette alla frusta la squadra fin dai primi chilometri, attacca da solo sul Col de Saisies si riporta sugli attaccanti di giornata e scappa senza più essere ripreso.

All’arrivo di Morzine Floyd non sorride, sembra arrabbiato, tormentato (come da sua natura), vorrebbe spaccare il mondo. Probabilmente la rabbia per l’umiliazione del giorno precedente è talmente grande che nemmeno aver fatto una delle più grandi imprese del ciclismo moderno riesce a placarla.

Floyd Landis conquista una tappa incredibile, con una fuga fantascientifica, roba da ciclismo in bianco e nero mettendo un margine interessante sui diretti rivali in classifica. Il giorno prima è stato Rasmussen a fare l’impresa ma forte dell’essere ormai fuori dai giochi di classifica, lo stesso Pereiro Sio aveva approfittato di una fuga bidone.

La tappa è terribile e spaventosa ma Landis non sa cosa sia la paura. Ci sono tante salite e tante opportunità, partire presto può sembrare follia invece la Phonak segue le istruzioni del capitano che attacca sulla prima ascesa (, il Col de Saisies) e spiana letteralmente il Col des Aravis, il Col de la Colombiere e il Joux-Plane.

Pereiro Sio ha paura di spremere troppo i suoi uomini in vista del Joux Plane, Landis sul Col de la Colombiere è in giallo virtuale e riesce a non perdere troppo nel tratto a lui più avverso (la pianura prima dell’ascesa finale). Al traguardo Pereiro paga 7 minuti e otto secondi di distacco mantenendo la maglia di leader ma con Landis ora a soli 30 secondi.

La vittoria finale si gioca nella cronometro da Le Creusot a Montceau-les-Mines di 57 km in cui a trionfare è lo specialista Serhij Hončar, Floyd scacca di 1’29” Pereiro e di 3’31” Sastre potendo sfoggiare, il giorno seguente la maglia gialla nella passerella degli Champs Élysées

Floyd Landis l’impresa e l’inferno

Il 26 luglio 2006 a pochi giorni di distanza dall’esultanza sui Campi Elisi a far esplodere la bomba è il quotidiano danese Ekstra Bladet che rende noto il fatto che l’antidoping francese ha “pescato” un corridore della fascia alta della generale positivo dopo la tappa di Morzine.

Il giorno successivo è la stessa Phonak ad annunciare il nome del corridore risultato positivo: è Floyd Landis. Le sostanze rinvenute nel campione di urine dell’americano sono il testosterone e l’epitestosterone.

Landis dichiara che le sostanze sono assunte per dei noti problemi alla tiroide che affliggono il ciclista.

Il 5 agosto l’UCI rende noto che la positività è confermata dal campione B delle urine dell’americano e, di conseguenza, procede con la revoca della vittoria del Tour assegnandola allo spagnolo Pereiro Sio,

Il 20 settembre 2007 l’Agenzia Antidoping degli Stati Uniti dichiara colpevole il corridore, infliggendogli una squalifica di due anni. Nel mese di giugno dello stesso anno esce il libro titolo “Positively False: The Real Story of How I Won the Tour de France” in cui Landis professa la sua totale innocenza.

Solo 3 anni dopo arriva l’ammissione da parte di Landis di aver usato sostanze vietate non solo durante il Tour de France 2006 ma soprattutto nel periodo in cui corse per la US Postal Service di Lance Armstrong e Johan Bruyneel .

Il proseguimento della storia è cosa nota con la guerra tra il corridore nato a Lancaster e il “miracolato” Armstrong.

Riccardo Clementi autore di Un Pirata in Cielo

Riccardo Clementi intervista con l’autore dello splendido libro su Marco Pantani

Riccardo Clementi intervista all’autore di Un Pirata in Cielo uno splendido libro che ripercorre le vittorie di Marco Pantani

Riccardo Clementi

Riccardo Clementi

Riccardo Clementi, nato il 27 dicembre 1982 a Fiesole e vive a Pontassieve, è un giovane giornalista amate di ciclismo e di Marco Pantani. Di recente ha scritto uno splendido libro che ripercorre le vittorie del Pirata di cui vi abbiamo proposto la nostra recensione.

Ciao Riccardo, grazie per la questa intervista, ci racconti come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani?

Ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio che mi concedete. Come è nata l’idea di un libro su Marco Pantani? Quando Pantani esordì nei professionisti, avevo 11 anni. Già dalle prime vittorie rimasi affascinato da quel ragazzo piccolo e agile che in sella alla bici volava leggiadro verso le vette, facendo il vuoto dietro di sé. Un amore che da tifoso mi ha accompagnato fino alla tragica morte di Marco e e che è rimasto intatto anche dopo. Crescendo, sono diventato giornalista e ho maturato l’idea che, attraverso gli strumenti della mia professione, fosse giusto rendere onore a un campione fuori dal normale, capace di regalare emozioni indescrivibili a milioni di sportivi. Qualche mese fa l’idea è diventata progetto e, grazie alla disponibilità e all’attenzione dell’editore Gianluca Iuorio di Urbone Publishing, ho potuto concretizzarla.

Il 14, numero ricorrente nella vita del Pirata, quale delle 14 vittorie che hai raccontato ti resta più nel cuore?

Il libro ruota tutto in intorno al numero 14. 14 come il numero di tappa della prima vittoria al Giro ‘94, 14 come i successi di tappa in solitario prima del 5 giugno 1999, 14 come il giorno di San Valentino in cui Pantani se n’è andato per sempre, 14 come gli anni che in questo 2018 sono trascorsi da quel triste giorno del 2004. Potremmo dire anche 14 come le tappe di una sorta di via Crucis umana e laica alla ricerca di un infinito che l’anima sensibile e combattuta di Pantani ha cercato ed annusato in terra, lassù sulle sue montagne, ma che forse non è riuscito a trovare. In questo viaggio più unico che raro, sportivo ma anche umano, ognuna delle 14 vittorie di tappa è nel mio cuore di tifoso e oggi, per altri aspetti, anche di giornalista. Certo, se pensiamo a Plan di Montecampione, che gli consegnò il Giro ‘98, o alle Deux Alpes, dove nello stesso anno conquistò la storica maglia gialla che portò fino a Parigi, ma anche all’incredibile rimonta di Oropa nel ‘99, proviamo brividi forse più acuti. Ma, lo ripeto, ogni vittoria di tappa, dalle prime di Merano e Aprica passando per Guzet-Neige, l’Alpe d’Huez e Morzine fino a Madonna di Campiglio, rivela qualcosa di nuovo e di diverso su Pantani ed è bello rivederle una alla volta, assaporarle, rivisitarle per scoprire l’uomo e il campione.

 

 La storia di Marco è un esempio di come i media abbiano “usato” e poi gettato il Pirata e in generale le star dello sport?

Credo che la realtà sia più complessa, nel senso che quando avvengono queste cose non c’è mai un solo soggetto ad innescare un meccanismo. Ciò che è accaduto a Pantani è molto strano è ancora oggi per certi aspetti misterioso, da queste vicende sono nati processi mediatici ma non solo. Qualcosa si è rotto nella testa di Marco, perché lui si sentiva “fregato” e non riusciva a dimostrarlo. Non solo nel mainstream mediatico ma anche nel suo mondo e tra la gente. E anche se in tanti continuavano ancora ad amarlo, lui non era capace di superare questa umiliazione da cui si sentiva schiacciato. Credo sia andata più o meno così, ma la vicenda umana è così delicata e degna di rispetto che non mi pronuncio oltre. Nel libro, infatti, ho cercato proprio di attenermi ai fatti sportivi, ovviamente commentandoli, senza però avventurarmi lungo i pendii dei giudizi.

C’è quella sua famosa frase in cui Marco Pantani disse: “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia. Che idea ti sei fatto di questa affermazione

Un’idea meravigliosa, un concetto che fa capire che nell’andare in bicicletta di Marco Pantani c’è del filosofico. Una battaglia interiore. Un dialogo profondo tra l’uomo e il creato. Era questo, oltre alle sue ineguagliabili doti atletiche, che rendeva Pantani così speciale e diverso dagli altri.

Marco è stato un fenomeno mediatico del ciclismo, pensi che in futuro ci possa essere un altro ciclista in grado di appassionare a tal modo il pubblico?

Nello sport può accadere di tutto e quando meno ci si aspetta. In questa epoca credo però che sia difficile rivedere uno come Marco Pantani.

Che rapporto hai con lo sport e come è nata la tua passione per il ciclismo?

Ho un bel rapporto con lo sport, perché lo sport è vita, passione, gioia. Spesso noi umani proviamo a rovinarlo, ma lui, lo sport, continua ad essere elemento di unità, di dialogo e di incontro tra bambini e popoli. Ho praticato calcio fin da piccolo, sono tifoso della Juventus anche se risiedo in terra fiorentina e su questa storia ho scritto pure un libro nel tentativo di sdrammatizzare una rivalità che dovrebbe essere solo sportiva. Ma, oltre al calcio, ho sempre amato il ciclismo, il basket, il tennis, l’atletica, un po’ tutto insomma. Quando vidi Pantani fare quei numeri in bici, chiesi a mio babbo di regalarmi una bicicletta da corsa e lui esaudì il mio desiderio. Da lì sono sempre andato in bici per passione con i miei amici per i nostri colli della Valdisieve, in provincia di Firenze, dove vivo. Nell’estate 2004 con il mio amico Daniele abbiamo pedalato fino alla tomba di Pantani, poi fino a Santiago De Compostela e l’anno dopo siamo arrivati a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono state bellissime esperienze di vita, che hanno segnato la mia giovinezza e la mia crescita e su cui ho scritto anche due piccoli libri “Quando una pedalata ti cambia la vita – Due pontassievesi in sella verso Santiago” e “Noi. Pellegrini del nuovo millennio – Due pontassievesi in sella verso Colonia”.

 

C’è un altro ciclista a cui Riccardo Clementi dedicherebbe una sua nuova opera?

Da piccolo ho tifato anche Gianni Bugno e Claudio Chiappucci, oggi provo grande ammirazione per Vincenzo  Nibali, campione vero. Ma no, non riuscirei a fare opere per nessun altro. Solo per Pantani sono stato in grado di trascorrere notti a studiare e a scrivere.