Claudia Cretti torna in sella

Claudia Cretti torna a pedalare grazie a Zanardi

Claudia Cretti torna a correre nella categoria C5 paralimpica grazie all’esempio di Alex Zanardi e sogna di essere al via alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a correre(fonte pagina Facebook)

Claudia Cretti torna a sorridere, è passato tanto tempo da quel giorno di luglio del 2017, era precisamente il 6 di luglio quando durante una frazione del Giro d’Italia Rosa la giovane bergamasca perse il controllo della bicicletta impattando rovinosamente sull’asfalto a circa 90 all’ora.

Le sue condizioni sono apparse subito critiche, venne trasferita all’Ospedale di Benevento con poche possibilità di sopravvivere invece la tenacia di Claudia ha avuto la meglio e, dopo un lungo percorso di riabilitazione, la Cretti ha annunciato il ritorno alle corse.

 “Ora posso dirlo, attaccherò di nuovo il dorsale sulla schiena, torno in corsa mi preparo per le gare di paraciclismo – ha annunciato la Cretti a La Gazzetta dello Sport – non mi sono nemmeno resa conto di come sono andate le cose. Durante le sedute di riabilitazione ala palestra Perform di Bergamo ho assaporato l’aria di sport incontrando i ragazzi dell’Atalanta e il mio idolo “Papu” Gomez”.

Ma come è nata l’idea di tornare in sella?

“Devo dire grazie a molte persone: a partire da Cesare di Cintio di Dcf Sport Legal, Edoardo Scioscia di Top Player ed di Libraccio. Poi devo ringraziare Roberto Baldoni, presidente di Born to win che mi ha accolta in squadra”.

Ad ottobre Claudia Cretti ha ottenuto l’abilitazione per la categoria C5 (per gli handicap meno gravi) ed è quindi a tutti gli effetti entrata nel mondo del paraciclismo e da aprile potrà prendere parte alle manifestazioni sul territorio italiano in attesa della valutazione della commissione internazionale.

“Ora devo tornare ad allenarmi seriamente per farmi trovare pronta, mi piacerebbe per entrare nel giro della Nazionale, prendere parte alla Coppa del Mondo e alle Paralimpiadi di Tokyo 2020”

Una delle figure che ha maggiormente spinto Claudia Cretti a scegliere di rimettersi in gioco nel ciclismo è stato Alex Zanardi:

“L’ho conosciuto al Giro d’Onore della Federazione nel 2015 e mi ha trasmesso una grande energia, nell’ultimo anno ho pensato spesso al suo insegnamento e vorrei incontrarlo di nuovo. In estate sono stata ospite ai Campionati Italiani paralimpici di Darfo Boario, ho trovato un ambiente piacevole e ho parlato spesso con il c.t. Mario Valentini”

Il cammino lungo la strada della ripresa è stato ostico, ci sono ancora tante “salite” da affrontare, non è tutto rose e viole. Questo Claudia lo sa bene, lo sa perché la vicenda ha segnato la sua vita in modo indelebile ma non ha fiaccato la sua voglia di combattere anche se le difficoltà sono molte:

“ad agosto, dopo un allenamento, ho avuto una crisi epilettica, arrivata in pronto soccorso ero spaventata e ho chiesto se avrei potuto risalire in bicicletta. Ora, grazie ai farmaci corretti, ho risolto questo problema e ne sono felice perché per me pedalare è vita, felicità, non potrei fare a meno di uscire in bicicletta” ha raccontato Claudia Cretti.

 

Due pedali per volare recensione del libro

Due pedali per volare di Carlo Gugliotta: recensione

Due pedali per volare recensione del libro di Carlo Gugliotta, edito da Alba Edizioni percorre una serie di racconti dal mondo del paraciclismo

Due pedali per volare

Due pedali per volare

Due pedali per volare racconta storie ed emozioni di chi vive il mondo del paralimpico, lo fa senza pietismo o buonismo fine a se stesso. Quante volte guardando in compagnia una prova di handbike ci sentiamo dire “poverini”, ecco scordatevi questo atteggiamento. Il libro di Carlo Gugliotta sorpassa questa visione evitando il facile buonismo rendendo ai lettori uno spaccavo vero di questo mondo assolutamente ricco di storie di vita.

Due pedali per volare racconta storie di riscatto, storie in cui la bicicletta è diventato non solo uno strumento per riprendersi quello che una curva della vita ha tolto ma qualcosa di molto simile ad un fedele amico e compagno di viaggio.

“Per loro “l’importante è partecipare” è un’opzione non presa in considerazione – ha spiegato Gugliotta a Repubblica – per loro l’importante è vincere, prima di tutto contro se stessi” ed è questo spirito che accomuna e permea tutte le 13 vicende raccontare nel libro.

Il libro non vuole insegnare nulla a nessuno ma, è certo, scorrendo le storie di persone vere che si incontrano lungo le sue pagine è facile trarne importanti insegnamenti. Gugliotta raccoglie una serie di racconti di uomini e donne che vivono nel mondo del paraciclismo  (come nel caso di Alex Zanardi emblema dello sport per diversamente abili) quasi sempre è intriso di fatiche, sacrifici e dolori silenziosi. Niente clamori, niente titoli sui giornali ma tanta, tanta vita vera per ragazzi e ragazze che sono Atleti Veri, Uomini Veri, Donne Vere forse più di molte icone dello sport idolatrate e strapagate.

Alberto Francescut, tra i curatori del blog “In coda al gruppo”, si è occupato della prefazione di questo libro che si fregia del patrocinio dalla Federazione ciclistica italiana e di Anmil, l’associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro.

“Due pedali per volare. Alex, Francesca e altre storie di ciclismo paralimpico” è una vera chicca per chi ama lo sport dei diversamente abili.

“mi sono avvicinato al paraciclismo nel 2014 – racconta Gugliotta a Repubblica – ed ho seguito la vicenda di  Davide Borgna, un ragazzo di Civitavecchia che ha perso in un incidente stradale un tallone. Davide ha realizzato anche il record dell’ora paralimpico pedalando a una media di 44 km per un’ora, appena 10 km meno del record di Bradley Wiggins”

Due pedali per volare. Alex, Francesca e altre storie di ciclismo paralimpico di CARLO GUGLIOTTA, Alba edizioni, 2018, 110 pagine, 10 euro

 

Francesco Colombo intervista per Ciclonews

 Francesco Colombo intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Francesco Colombo, vincitore del Campionato Italiano Downhill 2017 a Bormio (SO)  Open Maschile oltre che vincitore della categoria Under 23 attualmente in forza alla AB Devinci Italy – Argentina Bike, si racconta in questa intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Francesco Colombo

Francesco Colombo

Ciao Francesco e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la passione per la bicicletta e soprattutto per la DH?

La passione per la bicicletta me l’ha trasmessa mio padre quando, da piccolo, mi portava con lui a fare giri in Mountain Bike. Dopodiché mio padre ha deciso di iscrivermi  ad un corso a Finale Ligure con Bruno Zanchi e da lì, con il suo team, ho iniziato a fare downhill! Il passaggio alle competizioni è stato ovvio e ho iniziato così a gareggiare prima nel circuito italiano e nei regionali francesi ed ora in coppa del mondo con il team Argentina Bike Devinci Italy.

Quanto c’è in una gara di DH tra fatica, necessità di concentrazione (quindi stress psicologico/emotivo) e divertimento?

Il weekend di gara è un miscuglio di emozioni differenti! Con le prove si inizia a prendere confidenza con il percorso e il terreno, ma non sempre le prime discese sono divertenti e senza intoppi, anzi! Se si fanno troppe discese di prova si rischia di stancarsi troppo e questo, unito ai problemi riscontrati con il tracciato e al set up del mezzo, può giocare un brutto ruolo psicologico! In gara c’è bisogno di concentrazione e di tanta motivazione, c’è chi rende meglio in gara che in prova e chi viceversa!

Come ti alleni per preparare una gara sia dal punto di vista fisico che mentale?

Più che prepararmi ad una gara specifica mi preparo alla stagione intera durante l’inverno! Questo è uno dei momenti principali della stagione, si allena soprattutto il fisico ma in qualche modo anche il fattore mentale!

Perché suggeriresti a un ragazzino di approcciarsi al mondo del DH?

Lo suggerirei perché è uno sport sano e a contatto con la natura! Penso sia facile trovare amici con cui andare a girare e insieme si cresce e ci si diverte.. è sicuramente uno sport divertente e adrenalinico! In più lo si pratica quasi sempre in location mozzafiato cosa che non è da sottovalutare. Insomma è uno sport che sa emozionarti e sa metterti in contatto con la natura.

Ascolti musica durante gli allenamenti?

Si, certamente ascolto musica. Poi dipende tutto dal tipo di allenamento che sono chiamato a fare. Non ho un genere o un gruppo che prediligo, tendo a modulare la scelta della musica, appunto, in base al tipo di sforzo fisico che devo fare. Se vado in bici da strada o in salita durante un giro di enduro faccio una scelta mentre se vado in palestra opto per altri generi.

Lo scorso mese di luglio ti sei aggiudicato il titolo di campione italiano, quanto sacrificio c’è dietro un simile risultato?

La vittoria del Campionato Italiano è stata davvero importante! Penso sia una di quelle gare a cui molti pensano durante gli allenamenti e sicuramente c’è tanta voglia di far bene! Come detto prima c’è tanto sacrificio durante l’inverno per preparati per la stagione, non ad una singola gara come succede in altri sport.

E’ questa soddisfazione che appaga ogni sforzo?

La vittoria (o un buon piazzamento in gare importanti) appaga sempre di tutti gli sforzi fatti.. è come se fosse una liberazione perché ognuno cerca di dare il massimo e sulle spalle ha un po’ di pressione!

Cosa fa Francesco Colombo nel tempo libero?

Mi piace un sacco scattare fotografie, sia d’azione che di paesaggi o momenti che toccano la mia anima. Ho una bellissima macchina fotografica e questo hobby mi permette di rilassarmi e guardare il mondo che mi circonda con un occhio diverso, poi come hai capito adoro la natura e quindi anche quello della foto è un modo per osservare posti nuovi.

Hai qualche sportivo a cui ti ispiri?

Nell’ambito del downhill cerco di prendere spunto da tutti i più grandi campioni come Greg Minnaar, Loic Bruni, Steve Peat ecc. Ma se devo dire uno sportivo a cui mi ispiro durante gli allenamenti e durante i momenti difficili questo è Alex Zanardi!

I prossimi obiettivi di Francesco Colombo?

Ora che la stagione è finita mi prendo una piccola pausa per guarire dall’infortunio alla spalla (subito ai Campionati del Mondo in Australia) e per iniziare l’Università. Dopo inizierò a prepararmi per la prossima stagione sempre con Federico Frulloni! Non vedo l’ora di rimettermi sotto e prepararmi per i grandi appuntamenti del 2018! Vorrei ringraziare tutti gli sponsor e le persone che mi aiutano a correre e ad inseguire i miei sogni!

Simone Medici intervista per ciclonews

Simone Medici intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Simone Medici è uno degli alfieri tricolori del mondo della Downhill. 22 anni, reggiano si racconta in questa intervista.

Ciao Simone e grazie per aver accettato la nostra intervista, ci racconti come è nata la tua passione per il Downhill?

Simone Medici

Simone Medici

Grazie a voi per questa opportunità, per quanto strano possa sembrare prima di iniziare a fare downhill ho corso tre anni in bici da corsa, poi però ho capito che non faceva per me. Il primo approccio a questa disciplina l’ho avuto per puro caso mentre ero in vacanza in Austria a Saalfeelden, un paese vicino a Leogang. Con mio padre e mio fratello andavamo già a fare giri in Mtb e, sotto consiglio della signora della pensione in cui alloggiavamo, abbiamo noleggiato le bici da DH e abbiamo iniziato a fare qualche discesa nel bikepark. Non sapevo neanche che quello che stavamo facendo fosse uno sport, ma era la cosa più divertente e adrenalinica che avessi mai provato, perciò per un paio d’anni abbiamo ripetuto la cosa.

Il DH è una disciplina non facile e nemmeno facile da approcciare  come mai hai scelto questa disciplina?

Fortuna vuole che l’anno dopo aver chiuso con la bici da strada, nel paese dove abito Alberto Lunghi e Michele Pedroni aprirono un nuovo negozio di Mtb specializzato nel gravity. Da lì mi sono appoggiato a loro, che mi hanno supportato ed accompagnato alle prime gare di DH. Loro sono state le prime persone a credere in me e mi hanno introdotto nel mondo della Downhill. In particolare Michele Pedroni mi ha poi preso sotto la sua ala e mi ha insegnato tutto quella che sapeva. Ci siamo tolti parecchie soddisfazioni insieme dopo un qualche anno di gare.

Che sensazione provi quando scendi a tutta in una gara di DH?

La sensazione che provo maggiormente quando sono sulla mia bici è quella di benessere. Quando vado a tutta in discesa mi sento bene con me stesso, libero, realizzato. La bici da DH mi regala emozioni che non riesco ad avere in nessun altro sport.

Hai una gara che ricordi con particolare piacere?

Dunque, ce ne sono un paio ad essere sincero. La prima è la gara di Gravitalia 2014 a Sestola, la mia seconda vittoria in ambito nazionale. È stata l’unica gara in cui prima di partire dal cancelletto stavo per vomitare dalla tensione, c’era tutta la mia famiglia a vedermi e una volta scoperto di aver vinto è stata una liberazione immensa, quando riguardo i video dell’arrivo mi viene ancora la pelle d’oca! La seconda è la gara di Gravitalia 2015 all’Abetone. Esattamente un anno prima mi avevano asportato un rene in seguito a una brutta caduta, per cui tornare sul gradino più alto del podio è stato indescrivibile. Anche vedere l’affetto del mio team e dei miei amici piloti una volta passato il traguardo è stata una cosa che difficilmente scorderò.

Cosa fa Simone Medici nel tempo libero?

Nel tempo libero mi piace andare in giro con la bici da enduro, andare in moto da cross, arrampicare, esplorare, tuffare. Diciamo che mi trovo più a mio agio in un bosco o all’aperto in mezzo alla natura piuttosto che in una palestra in mezzo a quattro pareti di cemento.

C’è qualche sportivo che ha ispirato Simone Medici?

Per quanto riguarda l’ambito bici direi Sam Blenkinsop, super stiloso da veder guidare e non se la tira per niente. In un contesto sportivo più ampio invece direi Alex Zanardi, mentalità incredibile e forza di volontà fuori dal comune, ogni volta che lo sento parlare in televisione mi vengono i brividi e rimango incollato alla schermo come un bambino davanti a un cartone animato.

Che rapporto hai con la musica? La ascolti mentre ti alleni?

In genere ascolto musica solo quando sono in viaggio o quando lavoro sulle mie bici in garage, non la ascolto mai quando mi alleno e/o sono in bici. La mia playlist è abbastanza svariata, passa dall’Hip Hop al Rock all’House. Ogni volta che qualcuno sale sul mio furgone rimane stupito dai cambi musicali che ci sono tra un pezzo e l’altro.

Come prepari una gara di downhill?

Negli ultimi tempi ho iniziato a non seguire tabelle o allenamenti programmati, anche perché, avendo iniziato a lavorare mezza giornata, l’idea di passare il restante tempo chiuso in una palestra non mi entusiasmava molto. Preferisco come dicevo prima rimanere attivo andando a pedalare o a fare qualsiasi altro sport outdoor, sono molto più rilassato mentalmente e credo che questo sia l’aspetto che maggiormente influisce la prestazione in una gara di downhill (per quello che riguarda la mia esperienza)

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Questa stagione è stata per me un po’ un punto di ripartenza. Ho ricominciato da zero e pian piano sto stornando ai livelli a cui ero arrivato qualche anno fa. L’obiettivo principale che inseguo da sempre è quello di diventare campione italiano, ma mi piacerebbe tornare a essere abbastanza competitivo da correre in Coppa del Mondo.

Mondiali Paralimpici Italia d’oro con Zanardi

Mondiali Paralimpici grande Italia con Zanardi & C.

Mondiali Paralimpici

Alex Zanardi ai Mondiali

Mondiali Paralimpici a Pietermaritzburg (Sudafrica) e pioggia d’oro sulla compagine Italiana grazie a  Francesca Porcellano e ai tre trionfi di Zanardi (H5), Cecchetto (H3) e Mazzone (H2) nelle provo a crono handbike.

Il CT Mario Valentini aveva tenuto i suoi sulla corda preannunciando percorsi duri e difficili ma la nostra nazionale, non vi è dubbio, è la più competitiva la mondo. Non molliamo mai e siamo stati capaci di fare l’impresa più dura: confermarci ai vertici mondiali.

Grande prova di Alex Zanardi per cui ormai gli aggettivi si sono persi. A quasi 51 anni ha accettato la sfida di  Tim De Vries e lo ha battuto sul filo di lana staccandolo di soli 2”63. L’ex pilota di Formula 1 si è cosi confermato campione iridato dopo la vittoria ottenuta a Nottwill in Svizzera nel 2015.

Più larga la vittoria di Paolo Cecchetto,  campione paralimpico a Rio, che ha chiuso in 39’30”59 precedendo di 25”38 lo svizzero Heinz Frei e di 52”39 il canadese Charles Moreau. Bene anche Vittorio Podestà che ha terminato la prova con un distacco di 1’12”43 in quinta posizione.

Soddisfazione immensa anche per Luca Mazzone che ha chiuso in 29 minuti e 19 secondi davanti a William Groulx.

Michela Balducci intervista esclusiva

Michela Balducci intervista esclusiva di Ciclonews

Michela Balducci atleta del Team Giusfredi – Bianchi è nostra ospite per un’intervista esclusiva.

Michela Balducci

Michela Balducci

Ciao Michela e grazie della tua disponibilità. Raccontaci di te, come mai hai scelto proprio il ciclismo come tuo sport?

Ciao e grazie a voi per l’ospitalità, beh ti devo confessare che mi piacciono tutti gli sport in realtà. Fin da quando ero piccola mi piacevamo molto gli sport invernali: lo sci di fondo e il pattinaggio sul ghiaccio.  Alla fine, però, ho scelto il ciclismo perché il mio babbo correva e mi piaceva imitarlo e andare sulle due ruote. Ho voluto provare e mi ricordo la prima gara come se fosse ora: avevo sette anni, correvo con i maschietti! La sai una cosa? Sono partita ultima perché non riuscivo ad agganciare la tacchetta dello scarpino nel pedale  e poi… poi ho vinto per distacco… bei tempi!

Il ciclismo è uno sport di fatica che richiede dedizione e impegno quanto ha influenzato la tua adolescenza ?

Esatto nel ciclismo è proprio così, servono tante cose. Non dico che sia lo sport più faticoso, ce ne sono altri, ma penso sia il più difficile.

Per vincere una gara sono tanti i  fattori che devono combaciare, non serve solo la tecnica o la tattica ma c’è molto altro. Diciamo che io mi sono sempre divertita, non penso di aver bruciato le tappe, però mi piaceva impegnarmi sempre e dare il meglio di me. Quindi, niente mare d’estate, niente compleanni o discoteca prima delle gare.

E’ triste ma devo confessare che ho perso alcune amicizie per questo però il ciclismo è la mia passione e l’ho sempre fatto volentieri. Probabilmente chi se n’è andato non era un vero amico e poi io ho sempre trovato più divertente allenarmi che fare tardi la sera, correre con le mie compagne o compagni, magari tirarci qualche gavettone in bici come se fossimo in spiaggia. Adoro stare all’aria aperta e in questo nulla batte il ciclismo.

Quali valori ti ha trasmesso il ciclismo che applichi anche nella vita e perché lo suggeriresti a una ragazza che vuole iniziare?

Il ciclismo mi ha insegnato tante, davvero tante cose. Il ciclismo ti forma e non solo fisicamente ( e li ci sto ancora lavorando ); ti forma umanamente , mentalmente diventi più forte. Impari a conoscere la fatica, a convivere con essa. Impari a non arrenderti mai, ogni difficoltà che superi ti rende più forte.  A volte in inverno il freddo ti blocca le mani e non riesci più a cambiare. Tira il vento e piove e tu guardi le mani e quelle non rispondono ai comandi ma se riesci a tagliare il traguardo la soddisfazione è tanta.

Per questo lo suggerisco a qualunque ragazzina, perché è veramente una scuola di vita.

Michela Balducci

Michela Balducci

Sei giovane ma hai preso parte a tante gare. La corsa che ricordi con più piacere?

Ce ne sono tante, però ammetto che vincere in casa ha un sapore particolare, allora ti dico quando ho vinto il Campionato Toscano, a Buti, c’erano i miei genitori, i parenti e gli amici. Che gioia ripagare il loro tifo con una vittoria!

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Ti devo raccontare che sono una mezza artista, infatti nel mio tempo libero disegno … mi piace tanto, esco da questo mondo e entro nel mio. Poi adoro la scultura e la fotografia

Che musica ti piace?

Mi piace un po’ tutta la musica, i cantanti che ascolto di più sono Gianna Nannini e Riccardo Cocciante, però non ho dei gusti particolari, né sono esperta o una fanatica di un gruppo. Per me la musica deve “arrivare”, la devo sentire mia a quel punto mi piace indipendentemente dal genere. 

Michela, hai un ciclista o una ciclista che ammiri particolarmente o ti ha ispirato?

Marco Pantani

Marco Pantani

 

Mi piace tanto Fabian Cancellara è stato un vero campione di pura classe. Poi chiaramente adoro il compianto Marco Pantani e tra i miti del ciclismo dico Bartali. Dei corridori di oggi ti dico senza dubbio Peter Sagan, magari a qualcuno può non piacere perché è uno non omologato ma a me piace proprio perché sa distinguersi.

 

 

Tanto ciclismo nella tua vita ma segui altri sport? Hai qualche “mito”oltre ai ciclisti a cui ti ispiri?

Come ti dicevo da piccola amavo lo sport sulla neve ora seguo un po’ di tutto anche se forse la Moto GP è lo sport che più mi gasa, ciclismo a parte.  Miti? Beh indubbiamente Alex Zanardi lo adoro come atleta ma soprattutto come persona ha una storia incredibile alle spalle, un vero eroe moderno.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Per come sono fatta io non mi pongo degli obbiettivi mirati adesso, prendo tutto quel che viene. L’unica cosa , non voglio avere rimpianti, in ogni gara devo dare tutto per crescere ancora un po’ per avere poi, obbiettivi e gare mirate

Handbike Alex Zanardi ai Campionati Italiani di ciclismo su strada

Alex Zanardi

Alex Zanardi

Mancano due giorni al Piemonte Tricolore NamedSport – Campionati Italiani Ciclismo su Strada 2017, organizzato da RCS Sport / La Gazzetta dello Sport in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana, Lega del Ciclismo Professionistico, Regione Piemonte, Turismo Torino e Provincia e Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino.

Il Pluricampione Paralimpico Alex Zanardi sarà al via della prova a cronometro handbike, che si disputerà venerdì sul circuito di Cuorgnè. Il palmares di Zanardi comprende quattro medaglie d’oro ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, e otto titoli ai campionati mondiali su strada. In gara anche Vittorio Podestà, il due volte oro Paralimpico (Rio de Janeiro 2016, nella cronometro e nella staffetta con Alex Zanardi) e otto volte oro ai mondiali su strada sarà impegnato anche sabato, nella prova in linea handbike sul circuito di Cuorgnè.

Intervista a Gaia Ravaioli

Gaia Ravaioli campionessa di Wembp

Gaia Ravaioli campionessa di Wembo

Ospite di www.ciclonews.biz è  Gaia Ravaioli vincitrice del Mondiale Wembo (competizione che vede affrontarsi  atleti che corrono in solitaria o Team da due per 24 ore).

 

Ciao Gaia, complimenti per la tua recente vittoria, parlaci un po di te, di come è nata la tua passione per il ciclismo e per la MTB uno sport ingiustamente considerato poco più da uomini.

Ciao ragazzi, grazie per i complimenti! La passione per la MTB nasce solo pochi anni fa ,nel 2012, insieme al mio fidanzato, per puro hobby. Avevo una bici “all mountain” da 15 kg, e consideravo il classico giro dietro casa un ‘ impresa eroica, poi piano piano me ne sono innamorata e, nonostante la fatica, le cadute, le tante difficoltà, non potevo piu’ farne a meno.  Con le prime gare di paese , il “retaggio agonistico “ e’ nuovamente uscito fuori , (sino ai 17 anni facevo atletica leggera) e da li e’ stata una continua crescita, sino ad oggi.

 

Quanti sacrifici comporta o ha comportato la tua passione per le due ruote?

Dedico a questo sport anima e corpo . Le rinunce, ammetto ,non sono poche , ma il ciclismo sa ripagarle anche con gli interessi!

Ciclismo vuol dire fatica e nella tua specialità devi necessariamente “amare” la fatica, com’è il tuo rapporto con lo sforzo fisico estremo?

Senza la fatica nessuna gioia sarebbe tale, e’ il vero avversario da combattere! Sopportare la sofferenza per me e’ una questione di testa : concentrarsi sull’isolare il dolore , trovare un diversivo per la mente, rimanere sempre calmi ed aver una buona motivazione. A parole e’ facile, nella pratica un po’men , ma ci si allena anche ad alzare l’asticella del dolore!

Come mai hai scelto di praticare wembo? 

Magari la mia risposta potrò apparire come retorica ma è la verità: Nel 2012 grazie ad un caro amico, ho assistito da spettatore al Mondiale 24H Solo di Finale Ligure , rimasi affascinata dalla impresa per me titanica di questi atleti,ma tra me e me dissi: “ un giorno lo faro’ anch’io” e cosi’ accadde. Nel 2014 partecipai alla mia prima 24H di Finale Ligure,  fu un’ esperienza incredibile  perché vinsi la sfida con me stessa ,arrivando in fondo e conquistando comunque un buon risultato.

Nel 2015 ritornai più allenata e preparata, ma commisi comunque molti errori da principiante, arrivai seconda . Fu una gara molto sofferta, terminata ,ammetto, con l’amaro in bocca. Ma quando si perde si impara.

Gaia Ravaioli

Come di prepara una gara cosi stancante come il wembo?

La mia preparazione è  volta principalmente alle gare di Marathon, seppur mi dedico anche ad altre discipline come Enduro e XC. Con il mio allenatore, Corrado Ivaldi , abbiamo stilato un programma ad inizio anno, tale da arrivare alla 24H con la giusta condizione : buon fondo ed il giusto riposo. Insieme al mio Team Manager nonche’ marito Alessandro Bonarotti, ed il meccanico Luca Maggi , abbiamo curato ogni singolo dettaglio tecnico. In questa tipologia di gare non si ottengono grandi risultati se non si e’ supportati da un Team perfettamente organizzato ed in grado di darti un vero supporto morale nei momenti piu difficili

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Beh , purtroppo il tempo libero quasi non esiste durante la stagione; allenarsi e lavorare porta via l intera giornata . A fine stagione, invece, mi piace invece leggere e praticare altri sport , in modo particolare corsa, trailrunning e sci

Sei genovese, zona favorevole per le due ruote sia per il clima che per la morfologia del territorio, quali sono le tue zone preferite di allenamento?

Effettivamente la Liguria offre tutto ciò che un biker possa desiderare. Ho molte alternative: Dal Righi, dove si svolgeranno a breve gli Italiani XC, ai trail della Madonna della Guardia , ma principalmente mi alleno sui sentieri del Montegazzo Outdoor, molto divertenti e dalle diverse tipologie di terreno!

Alex Zanardi

Alex Zanardi

Hai qualche corridore o sportivo a cui ti ispiri? 

Sono molti i miei idoli; dovendone scegliere uno in particolare allora direi Alex Zanardi: per l’umilta’, l’onesta’, la grande passione , ma soprattutto per l’incredibile capacita’ di cambiare la prospettiva con cui si guardano le cose. Un grande campione sia dello sport che della vita!

I tuoi prossimi obiettivi professionali?

I prossimi obbiettivi importanti saranno il Campionato Italiano Marathon e il Campionato Italiano XC

Coppa del Mondo di Paraciclismo a Maniago: i risultati

Arrivo al foto finish per Alex Zanardi

Atleti di tutto il mondo a Maniago (PN) per la prima (di tre) prove della Coppa del Mondo di Paraciclismo, con le prove a cronometro e in linea. Le gare in linea si sono svolte su un circuito di 7,3 km da ripetersi più volte a seconda della categoria.

Nella categoria MH3 prova molto emozionante e con un grande finale al fotofinish tra Paolo Cecchetto e il francese Riadh Tarsim, battuto dal campione olimpico. Secondo posto nella categoria MH5 anche per Alex Zanardi dietro all’olandese  Tim De Vries nonostante l’atleta bolognese abbia compiuto uno straordinario recupero nel secondo passaggio.

Altri podi azzurri sono arrivati grazie alle prove di Giorgio Farroni, terzo nella categoria MT2, e Francesca Porcellato terza nella WH3, vittorie per Podestà e Mazzone.