Gobik mette in vendita l’edizione limitata della maglia Abikes

Gobik: l’edizione limitata della maglia Abikes

Gobik, inizia venerdì 24 aprile la vendita dell’edizione limitata della maglia Abikes, il marchio di biciclette di Contador e Basso 

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Il brand di abbigliamento per ciclismo Gobik, inizia venerdì 24 aprile la vendita dell’edizione limitata della maglia Abikes, il marchio di biciclette che Alberto Contador e Ivan Basso progettano per il 2020.

Il design in bianco e nero è stato implementato sul modello a maniche corte unisex CX PRO, una maglia ultraleggera, molto attillata e traspirante che svolge il ruolo di seconda pelle. E con una grafica che è la perfetta estensione del primo design di biciclette mostrato da Abikes.

Come dicono da Gobik: “Eravamo chiari sull’obiettivo di questa prima edizione limitata legata a Contador e Basso, due dei nostri ambasciatori di maggior successo. Nient’altro che dare continuità alla bicicletta nella pelle di Alberto e Ivan. ”

 

 

Tra eleganza e prestazioni

“Penso che la nuova maglia soddisfi l’eleganza e i vantaggi tecnici che ogni ciclista vuole indossare quando pedala in bici”, afferma Alberto Contador, che influenza sia le sue origini professionali che quelle Basso per collaborare al miglioramento delle prestazioni raggiunte dal capo.

In questo senso, Ivan Basso assicura che “Gobik ha raggiunto la versatilità che chiediamo, che funziona bene nei momenti di massima richiesta senza dimenticare l’aspetto estetico di cui ogni ciclista si prende cura. Vogliamo che questa sia una delle maglie preferite nel guardaroba di ogni apasionato. ”

Per quanto riguarda le prestazioni, Contador continua dicendo che “apprezziamo molto il suo aspetto tecnico con i migliori tessuti, una vestibilità perfetta è traspirante. È progettato per togliere i secondi, con la stessa richiesta che io e Ivan abbiamo richiesto quando eravamo professionisti.

“È unico, elegante e davvero unico. Autentica essenza delle collezioni Gobik “completa Alberto García, fondatore e Co-AD di Gobik e leader dell’area Sviluppo prodotti.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Bruyneel parla del Tour de France 2009

Bruyneel sulla battaglia Armstrong-Contador al Tour del 2009

Bruyneel torna a parlare del Tour de France 2009 e della lotta tra Lance Armstrong e Alberto Contador all’interno del Team Astana

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Bruyneel storico manager belga di Lance Armstrong ha voluto dare la sua lettura sul botta e risposta tra Contador e il texano sugli accadimenti legati al Tour de France 2009 all’interno del Team Astana. Attraverso un podcast su Youtube il manger ha raccontato il suo “essere in mezzo” tra i due litiganti

“Il mio obiettivo principale come manager era quello di vincere il Tour, e il mio più grande timore era che scoppiasse una litigata interna. La nostra era la squadra più forte ma bisognava gestire due potenziali vincitori ed io ho sempre scelto per il bene del team non per questo e per quello” ha detto Bruyneel.

Contador ha riacceso questa sopita rivalità ed è stato seguito nella discussione da Lance ed ora a far chiarezza è arrivato il “mentore” del texano a cercare di dare la sua visione della situazione:

“sia Lance che Alberto volevano vincere, con il texano ha acuto un rapporto personale molto stretto e con lo spagnolo uno professionale. Armstrong quell’anno ha corso gratuitamente in quanto era coperto dagli sponsor. L’obiettivo dell’americano era dare visibilità alla fondazione, lui indossava i colori dell’Astana in corsa ma fuori era libero di proporre i propri brand. Ha corso con una bici diversa, appositamente progettata in ogni gara, e in seguito le ha vendute per beneficenza” ha spiegato l’ex DS dell’Astana.

Una delle “accuse” di Contador è legato al fatto che il team avesse riservato delle ruote diverse da quelle del texano ma il belga chiarisce:

“Nel 2009, Contador aveva le migliori attrezzature del team, le ruote aerodinamiche per il team provenivano da una filiale di Trek, mentre Lance montava altre ruote”.

Insomma niente figli e figliocci, niente tentativo di sabotare le performance di Contador, anzi Bruyneel allontana ogni dubbio su cospirazioni interne:

“e’ una paranoia frutto di congetture mentali, nessuno ha remato contro, questa è la cosa più ridicola che abbia mai sentito. Alberto nel 2009 era molto giovane e probabilmente la sua visione era legata all’età. Voleva vincere ed ha vinto perché era il più forte ma senza una squadra forte nessuno può vincere da solo. Non è stato semplice mantenere il feeling durante la stagione, già durante il primo training camp di Gennaio a Tenerife ci sono state frizioni ma non penso che la cosa sia stata drammatica come raccontata dai media spagnoli”.

Lance Armstrong parla del Tour 2009: “ha vinto il migliore”

Lance Armstrong al Tour 2009: “ha vinto il migliore”

Lance Armstrong accetta il rivale spagnolo, Alberto Contador, meritato di vincere la gara del 2009 dopo una lotta di potere interna

Lance Armstrong presto su ESPN (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong (Fonte pagina Facebook)

Lance Armstrong è tornato sulle vicende legate al Tour de France 2009 vinto da Alberto Contador su cui l’iberico si era espresso qualche giorno fa. Non è comune per il texano esprimersi favorevolmente nei confronti di un avversario, eppure questa volta Lance è stato assolutamente netto: “ha vinto il migliore e non sono stato io”.

La vicenda legata al Tour 2009 ha visto una faida interna al Team Astana con da una parte c’era il clan texano e dall’altro quello dello spagnolo. Una divisione marcata che tutti gli appassionati avevano colto anche “in diretta”.

Alberto Contador ha raccontato apertamente dei  giochi mentali messi in piedi da Armstrong e da una parte della squadra ma a  Parigi, nonostante la rivalità interna, Il Pistolero è riuscito a chiudere in testa con oltre 4 minuti di margine su  Andy Schleck per 4:11, con un Armstrong in terza fila assoluto sul podio finale alle 5:24.

“C’è stato tanto chiacchiericcio nel mondo del ciclismo su una recente intervista che Alberto Contador ha fatto e mi è stato chiesto di commentare questa cosa – detto Armstrong – sinceramente non c’è nessun commento da fare. Dico solamente che il Tour 2009 l’ha vinto il migliore. Non mi interessa tornare su quei fatti, non mi interessa parlare di liti sul pulman o di sgarri. Per me l’argomento è concluso”.

 

 

Contador racconta della rivalità con Lance Armstrong

Contador rivela nuovi dettagli sulla rivalità con Armstrong

Contador racconta lo scontro con il clan del texano all’interno del Team Astana tra ordini di squadra disattesi, parole di fuoco e tradimenti.

Contador

Contador

Contador torna a parlare dei fatti legati al Tour de France 2009 quando, in casa Astana, scoppia la guerra interna tra spagnoli e texani per conquistare la leadership nel team e la maglia gialla finale. Come sono andate le cose in quell’annata lo sappiamo e sappiamo anche molto, forse troppo, bene come è andata la storia di Lance Armstrong di li a poco quello che meno si sa sono alcuni dettagli della convivenza tra i due fenomeni del pedale.

Lance Armstrong nel 2009 è al ritorno alle corse e si accasa nel Team Astana con l’obiettivo di conquistare nuovamente il Tour de France. In squadra il feeling tarda ad arrivare, i clan di Alberto Contador e del Texano sono in guerra fredda fin da subito e il destino è già segnato.

I rapporti tra Lance e Alberto sono tesi fin da subito con l’americano che manda via Twitter messaggi di sfida allo spagnolo ma Contador è convinto di poter trionfare. Poi alla vigilia del Tour arriva il primo scossone:

“Tre giorni prima del Tour, mi dissero che il mio pilota di fiducia, che era Benjamin Noval, non sarebbe andato al Tour, dissi, “che cos’è uno scherzo?”

Partita la corsa francese le cose non migliorano e la frattura si amplia:

“Il Tour è iniziato con tante polemiche su chi fosse il leader della squadra, io avevo vinto il Tour nel 2007 e nel 2008 avevo colto la doppietta Giro-Vuelta ed ero intenzionato a conquistare la maglia gialla – racconta oggi Contador in una intervista su Youtube – Solo uno dei due poteva conquistare la maglia e Lance la voleva tanto quanto me. Un giorno, ho saltato il riposo e sono andato nella sua stanza per parlarne con lui, e lui ha detto: “è meglio per me se vinci il Tour”. Quello era il giorno prima della prima prova a cronometro a Monaco. C’era una tensione tremenda ogni sera a tavola, non tanto per noi, ma per i compagni di squadra, lo staff, tutti. Poi più tardi quel pomeriggio ho visto su Twitter, “domani nella cronometro vedremo chi è il leader”.

Le divisioni tra i due sono note a tutti e le distanze sono anche tra compagni di squadra in quanto all’interno dell’Astana, come detto, i clan sono ben divisi: spagnoli da una parte e “americani” dall’altra.

“Nella quinta frazione di quel Tour c’era vento, ho parlato con George Hincapie, amico di Armstrong, e mi ha detto che puntavano a dividere il gruppo. Sul finale della tappa il gruppo si è spezzato e io sono rimasto indietro, davanti a tirare c’erano i miei compagni di squadra in quanto Lance era nel primo troncone. Arrivato al traguardo mio fratello e l’addetto stampa mi hanno fatto salire sul bus per calmarmi. Lance ha guadagnato 40 secondi diventando l’uomo di classifica del team. A me raccontarono che la radiolina era rotta”.

Armstrong lancia i suoi proclami su Twitter tappa dopo tappa fino alla frazione di Andorra quando gli ordini di scuderia sono di affrontare la frazione con calma, tenendo il ritmo basso e restando uniti attorno a Lance.

“La tappa di Andorra presentava un terreno a me favorevole. La riunione della sera prima aveva come obiettivo quello di stare tranquilli ma io non ero sereno.  Più tardi sono andato in camera di compagno di squadra “neutrale” e ha detto: “Alberto, prima che tu possa passare per sciocco fai che sia lui ad esserlo”. Il giorno seguente Cadel Evans e Van der Broeck attaccano così li ho seguiti, staccati e ho vinto la tappa. Dopo la corsa sul pulman l’aria era pesante in quanto avevo staccato Lance.
La mattina seguente sul bus Bruynel chiese se qualcuno avesse qualcosa da dire e Lance mi accusò di non aver rispettato la strategia. L’ho interrotto e gli ho detto: ‘Se vuoi il rispetto, sei il primo a doverlo mostrare. Hai mancato di rispetto a me e al resto della squadra dall’inizio dell’anno”. Armstrong mi ha detto: “ok Pistolero”. Dopo è calato il silenzio assoluto e tutti sono scesi dall’autobus, Lance  portò nella stanza sul retro dell’autobus, che era condivisa da tutti, ma da quando era tornato era diventata sua, e disse: “Non fottermi”. 

Come sono andate le cose lo sappiamo ma queste rivelazioni aggiungono pepe ad un quadro già piccante.

Alberto Contador contro Chris Froome: Scontro tra titani!

Alberto Contador ripercorre la rivalità col britannico

Alberto Contador contro Chris Froome, due grandi campioni, due grandi squadre, due modi diversi di interpretare la corsa. Ne parla lo spagnolo

Alberto Contador commentatore per Eurosport

Alberto Contador commentatore per Eurosport

Alberto Contador è uno di quei campioni che non possono passare inosservati. Il “Pistolero” ha regalato momenti epici di ciclismo ma ha attraversato anche momenti cupi. Tra gioie e dolori sono tanti gli atleti contro cui si è scontrato ma, con ogni probabilità, le scintille più potenti sono scoppiate con il britannico Chris Froome.
Due autentici “califfi” del ciclismo moderno, Contador e Froome non se le sono mandata e dire e, durante il Tour de France 2013 è forse arrivato lo zenith della rivalità anche se i due si sono affrontati in ben 4 edizioni di Tour e altrettanti della Vuelta negli anni che vanno dal 2011 (esplosione del kenyano bianco) e il 2017, anno del ritiro dell’iberico.

Lo spagnolo in una recente intervista al periodico Procycling ha però voluto un po’ sminuire la cosa sottolineando come la rivalità è stata più con il Team Sky che con Froome mentre la vera rivalità personale era con Andy Schleck.

“Il modo di correre del Team Sky mi ha costretto a cambiare i miei metodi di allenamento introducendo sessioni in quota –  ha spiegato Alberto – la forza della formazione britannica è assoluta, un po’ come Barcellona o del Real Madrid nel calcio con tanti soldi possono permettersi gli atleti migliori. Alcuni team fanno fatica a trovare otto atlewti per il tour, loro li hanno per Delfinato e Tour de Suisse e poi selezionano gli otto per il Tour”.

Proprio la profondità della “rosa” del Team Sky (ora INEOS) è, secondo lo spagnolo, il punto chiave dei successi.

“Se avessi potuto prendere un compagno di Froome avrei scelto Porte in alcuni momenti pedalava meglio di Froome. Ma non dimentico Poels, Michał Kwiatkowski e Geraint Thomas” ha raccontato l’iberico

Ma il Team Sky era (ed è) davvero senza difetti? Contador identifica una “falla” nel sistema:

“il più grande handicap della Sky sia stato che inizialmente la loro conoscenza delle corse si basava su ciò che gli inglesi avevano fatto in pista e di conseguenza era un po’ carente in chiave tattica sugli scenari delle corse. Non tutti gli atleti erano esperti di corse su strada, poi col tempo questo gap si è colmato e ora è pressoché impossibile cogliere in fallo la INEOS”.

E su Froome? Davvero il kenyano (prima del terribile incidente di questa estate) è inarrestabile?

“il punto debole di Chris è il freddo ma lui corre sempre il Tour e questo è un vantaggio. Froome non da quasi mai segni di cedimento, è strano. Ricordo la frazione do Ancares, alla Vuelta 2014, Joaquim Rodríguez attaccò, seguito da Valverde. Io decisi di restare con Froome che sembrava cedere, poi abbiamo ripreso Purito e poi Alejandro poi a un chilometro dalla vetta ho attaccato e vinto. Lui corre in un modo opposto dal mio ma ha ottenuto risultati unici”.

Contador e Froome, due scuole di pensiero diverse, testa per il britannico, cuore per lo spagnolo

 

Vincenzo Nibali concentrato sulla vittoria

Vincenzo Nibali si confronta con Contador

Vincenzo Nibali dimostra una “rabbia” maggiore del solito e dopo la tappa di Como si confronta con Alberto Contador

Nibali (fonte pagina facebook)

Nibali (fonte pagina facebook)

Vincenzo Nibali a Como ha limato 40 secondi allo sfortunato Primoz Roglic dimostrando quella “cattiveria” necessaria per conquistare il terzo titolo al Giro d’Italia. Lo squalo ha controllato la prima settimana caratterizzata da un percorso prettamente pianeggiate per poi testate la solidità dello sloveno nelle tappe finali della seconda settimana.

Il distacco da Roglic si è creato nelle cronometro mentre quello nei confronti di Carapaz si è creato nel momento in cui l’italiano e lo sloveno “si sono guardati” troppo lasciando allungare il ciclista della Movistar.

“Nella prima settimana del Giro 2019 era solo importante evitare incidenti o farsi trovare impreparato in qualche caduta. Roglic si è dimostrato atleta solido e Carapaz ha confermato di essere molto esplosivo sulle salite e sta correndo molto bene. Attendiamo la terza settimana per vedere cosa accadrà” he detto Vincenzo.

Lo squalo, al termine della frazione di Como ha scambiato alcune confidenze con un ospite d’eccezione: Il Pistolero Alberto Contador:

“ho detto ad Alberto che lui è ancora fonte di ispirazione per me. Lui correva per vincere e basta, non era interessato al secondo o al terzo posto, contava solo vincere per lui e questa cattiveria è ciò che serve”.

Nibali vuole aggiungere un’altra maglia rosa a quelle del 2013 e del 2016, nella frazione di domenica ha tentato un numero degno del Lombardia dopo aver fatto lavorare duramente il compagno di squadra e amico Damiano Caruso. Lo squalo si è portato dietro Carapaz mentre Roglic, tra i problemi meccanici e la caduta che lo ha coinvolto lungo l’ultima discesa dal Civiglio, ha perso terreno.

“Carapaz ha dimostrato di essere molto bravo e mi ha seguito quando ho attaccato. Ho continuato con l’attacco e ho visto che stavamo guadagnando qualcosa su Roglic. Ora arriva l’ultima settimana, la più dura, vedremo cosa accadrà: Roglic ha la crono dalla sua parte e non deve correre solo contro di me perché ci sono altri ciclisti forti e lo stesso Yates sta entrando in forma” ha concluso Vincenzo Nibali.

 

 

Come ti combatto l’ictus, parola di Alberto Contador

Come combattere l’ictus coi pedali

Come ti combatto l’ictus, El Pistoler Alberto Contador racconta della sua esperienza con la malattia e del suo impegno sociale

Alberto Contador

Alberto Contador

Come ti combatto l’ictus? Forse non tutti sanno che, all’inizio della sua carriera agonistica, Alberto Contador fu vittima di un ictus potenzialmente letale. Oggi a distanza di molti anni, lotta con la sua fondazione per prevenire questa micidiale malattia.

El Pistolero è stato uno dei corridori più carismatici e vincenti degli ultimi anni ottenendo qualcosa come 7 vittorie nelle grandi corse a tappe: due al Tour de France, due al Giro d’Italia e tre alla Vuelta Espana. Ora, appesa la bicicletta al chiodo, ecco che il suo impegno si è spostato a livello dirigenziale costituendo in collaborazione con Ivan Basso il team Polartec Kometa supportato anche dalla Fondazione di Contador.
La fondazione dell’ex corridore iberico si occupa, appunto della prevenzione dell’ictus e il team che ne è scaturito ha iniziato come team juniores e under 23 per sfociare, grazie alla sinergia tra Basso e il noto brand Trek, in una formazione che bussa alle porte del World Tour.

Come ti combatto l’ictus? Pedalando!

Era il 2004 quando, racconta Alberto
“durante il Giro delle Asturie sono stato vittima di un ictus rischiando la vita. Nei giorni precedenti alla gara avevo avvertito un po’ di malessere ed avevo i sintomi dell’ictus ma per mancanza di conoscenza non ero stato in grado di coglierli. L’idea della mia fondazione è proprio quello di spiegare alla gente cos’è un ictus, come prevenirlo e come aiutare nella riabilitazione. Posso dirmi un uomo fortunato, quel giorno la mia vita avrebbe potuto svoltare in modo tragico invece ho avuto una bella carriera con tante vittorie di prestigio ma quella più bella è stata al Tour Down Under 2005 subito dopo aver terminato il percorso riabilitativo”

Contador, atleta serio e uomo profondo, ha da sempre sottolineato l’importanza e i valori trasmessi dalla sua famiglia:

“siamo molto uniti, ho un fratello con una disabilità che richiede presenza ed assistenza costante, questa situazione, lo stare con lui e capirne le difficoltà mi ha insegnato moltissimo. Mia madre, in questo, è stata una figura fondamentale, mi ha insegnato l’importanza del ruolo del genitore e proprio su questo principio e su questi valori poggia la fondazione”.

Doping le cinque scuse più strane

Doping le cinque scuse più strane contro un’accusa

Doping Le cinque scuse più strane utilizzate contro un’accusa di aver usato sostanze da Tiernan-Locke a Contador, da Armstrong a Santambrogio

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane (Lance Armstrong)

Doping, le cinque scuse più strane mai sentite per una positività all’antidoping nel mondo del ciclismo. Diciamo che molte di queste scuse sono state permutate in o da qualche altro sport. Ogni ciclista con una licenza di gara deve rispettare il codice WADA che consente all’organizzazione antidoping di eseguire test antidroga a sorpresa sugli atleti.

Alcuni atleti vengono trovati con sostanze vietate nel loro corpo o con un livello del sangue che suggerisce comportamenti scorretti. Alcuni ciclisti (ma la cosa vale per tutti gli sportivi) accettano di essere stati sorpresi con le mani nella marmellata mentre alti cercano scuse abbastanza improponibili.

Doping le 5 scuse più assurde

“Colpa del mio gemello scomparso” – Tyler Hamilton

Tyler Hamilton, ciclista americano compagno di Lance Armstrong, accusato di doping dopo che un prelievo ha rivelato nel suo sangue tracce del sangue di un’altra persona, ha dato la colpa al suo gemello scomparso. Insomma si sarebbe trattato delle tracce ematiche del gemello morto in utero che prima di morire avrebbe passato al feto di Hamilton alcune cellule rimaste attive del suo organismo

“Mi sono ubriacato mentre celebravo il mio nuovo contratto Sky” – Jonathan Tiernan-Locke

Chi non ha celebrato una promozione in campo lavorativo senza una bella bevuta? È così che Jonathan Tiernan-Locke ha celebrato il suo nuovo contratto biennale con il Team Sky.

Il giorno successivo ha avuto un sospetto test antidoping e ha accusato per  i suoi livelli ormonali anormali i postumi della sbornia. Considerando che stava correndo nei Campionati del Mondo pochi giorni dopo risulta difficile pensare che quella sia stata le reale causa delle positività: due anni di sospensione

“Ho mangiato carne contaminata” – Alberto Contador

Alberto Contador è stato spogliato del titolo di vincitore del Tour de France 2010 dopo un test positivo al  clenbuterolo, che è stato progettato per facilitare la respirazione. El Pisterolo accusò un piatto di carne contaminata mangiata nel secondo giorno di riposo della corsa francese. Per inciso, l’uomo che ha consegnato la carne “contaminata” è ora il presidente del ciclismo spagnolo.

“Colpa della crema per la sella” – Lance Armstrong

Durante la prima “vittoria” del Tour de France, Armstrong sosteneva che un test positivo per gli steroidi era dovuto a una crema usata per curare una piaga da sella. La scusa ha retto per anni fino alla confessione nello studio di Oprah dove ha ammesso che un dottore aveva  retrodatato una prescrizione per una marca specifica di crema per la sella che conteneva uno steroide anabolizzante.

“Colpa di una disfunzione erettile” – Mauro Santambrogio

L’italiano stava già scontando un divieto per l’assunzione di EPO durante il Giro d’Italia 2013 quando è risultato positivo al testosterone.

Il corridore della Fantini ha dichiarato: “Sono stato sospeso, non sapevo se avrei corso di nuovo, quindi ho deciso di affrontare un delicato problema fisico. Sono andato da un urologo il 7 luglio. Per il mio problema di erezione, mi ha  prescritto l’Andriol, 40 mg per tre mesi, più Aprosten per 60 giorni. Inoltre, ho avuto problemi di fertilità”

 

 

Ivano Fanini contro Chris Froome

Ivano Fanini contro Chris Froome non ha apprezzato la vittoria del britannico

Ivano Fanini contro Froome, lo storico patron dell’Amore&Vita, ha usato parole dure contro il britannico e le celebrazioni della sua vittoria al Giro d’Italia

Ivano Fanini contro Froome

Ivano Fanini contro Froome

Ivano Fanini contro Froome, il patron dell’Amore&Vita, da sempre in prima linea per cercare di portare pulizia nel mondo del ciclismo, si accoda alle dichiarazioni di Bernard Hinault circa la recente vittoria del capitano del Team Sky al Giro 2018.

Fanini aveva preso, qualche mese fa, una dura posizione contro la vicenda Altopack e la relativa inchiesta partita dalla scomparsa del corridore lituano Linas Rumsas. Oggi arriva una dura presa di posizione circa la vittoria di Froome al recente Giro.  In particolare Ivano ha visto di cattivo occhio la presenza sul palco di quello che può essere visto come il precedente di corridore che ha conquistato Giro subendo

“Froome e Alberto Contador sullo stesso podio non sono una bella immagine da consegnare ai posteri di questo Giro” ha dichiarato il dirigente a Repubblica “niente di personale ma Froome per regolamento non avrebbe dovuto essere al via e lo spagnolo ha sulle spalle il peso della vicenda del 2011”.

Parole importanti quelle di Ivano Fanini che è poi entrato più nello specifico sulla posizione dell’atleta del Team Sky: “ritengo che sia ingiusta la sua presenza ma, lo sappiamo, Froome muove parecchi soldi e non si poteva escluderlo dopo che aveva dato la sua adesione alla corsa”.

La posizione rigida di Fanini è stata la stessa di Bernard Hinault e anche il Presidente UCI si è defilato dal celebrare il britannico:”Lappartient, che stimo, era presente a Roma ma ha evitato di partecipare alla premiazione di Froome – ha continuato il dirigente – se dovessero togliere la vittoria del corridore della Sky sarebbe una mazzata per il ciclismo. Mi spiacerebbe perché tutto questo si sarebbe potuto evitare, basterebbe che tutti andassero nella direzione di un ciclismo pulito”.

Fran Contador: Moschetti è un fenomeno

Fran Contador, manager della Polartec Kometa parla di Moschetti

Fran Contador, team manager della Polartec Kometa analizza l’ottimo inizio di stagione di Matteo Moschetti già pronto per la Trek-Segafredo

Fran Contador

Fran Contador

Fran Contador, team manager della Polartec Kometa parla delle ottime performance che il giovane italiano Matteo Moschetti che sta letteralmente stupendo gli addetti ai lavori. In generale è tutto il team a star ottenendo ottime performance tanto che il main sponsor Polartec, azienda leader nella produzione di soluzioni tessili innovative si è congratulata con Alberto Contador per aver messo in mostra il giovane prospetto.

L’italiano Matteo Moschetti, infatti, sta diventando uno dei più fulgidi talenti nello sprint, tanto da guadagnarsi la chiamata del team professionistico Trek Segafredo, con cui ha firmato un contratto per i prossimi due anni. Matteo ha dimostrato doti davvero sopra la norma grazie ad un brillante inizio di stagione in cui hanno alzato le braccia ben sei volte.

Un vero momento di gloria sia per l’atleta che per la Fondazione Alberto Contador sia per Polartec che affianca i ragazzi con i tessuti tecnologicamente studiati per migliorare la performance degli atleti.

Fran Contador: Ecco le parole del team manager Polatec-Kometa,

“per un progetto cosí recente come il team Polartec Kometa, vedere uno dei nostri corridori Continental selezionato da un team World Tour, dopo solo 3 mesi, è un evento che nessuno avrebbe mai immaginato e siamo pienamente consapevoli di questa sfida. Se l’avessimo previsto 3 mesi fa, non ci avrei creduto”.

Molto felice anche lo stesso Matteo Moschetti che non nasconde la soddisfazione per questo inizio di anno mantenendo l’occhio ben fisso sul suo futuro:

 

“la prima parte della stagione è stata assolutamente superba. Vincere non è mai facile, ma farlo in sei gare è fantastico. Sono particolarmente felice che con una squadra importante come Polarec Kometa, con incredibili compagni di squadra e persone che ci seguono. Per me è fantastico correre nella squadra ciclistica di Alberto Contador. Sogno di vincere una corsa come la Milano-Sanremo o una tappa di un grande tour, in particolare il Tour de France e il mio obiettivo principale è quello di essere un ciclista professionista con una lunga carriera”.