Maurizio Fondriest campione del mondo 1988

Maurizio Fondriest campione del mondo a 23 anni

Maurizio Fondriest campione del mondo 1988 dopo la caduta di Claude “Cri-Cri” Criquelion causata dal canadese Bauer

Maurizio Fondriest campione del mondo 1988

Maurizio Fondriest campione del mondo 1988

Maurizio Fondriest campione del mondo 1988 è il 28 agosto e il giovane trentino sorprende tutti andando ad indossare la maglia iridata a soli ventitré anni e mezzo di età. L’anno prima era stato l’anno d’oro dell’irlandese Stephen Roche che nel 1987 aveva conquistato  Giro d’Italia, Tour de France e Mondiale come  Eddy Merckx 1974.

L’anno successivo, il 1988, è la volta del giovane Fondriest di diventare campione del mondo in un finale rocambolesco divenuto storico.

Il mondiale di ciclismo 1988 si svolge in Belgio con arrivo Ronse (meglio conosciuto con il nome francese, Renaix). La nazionale azzurra assemblata da Alfredo Martini presenta tre punte da far paura: Bugno, Bontempi e Argentin più un giovane di belle speranze che alla Milano-Sanremo 1988 aveva chiuso secondo dietro Laurent Fignon, appunto Maurizio Fondriest.

Alla partenza Roche decide di lanciare al pubblico la sua maglia iridata come a dire: che la sfida  per il mio successore sia  sia aperta. Il gruppo fa subito sul serio, ritmo alto e corsa tirata. Pochi scatti (ci prova il lussemburghese Enzo Mezzapesa) ma una maxi fuga con nomi di primissimo piano come Planckaert e i nostri Bugno e Bontempi. Dall’azione restano tagliati fuori gli spagnoli, capitanati da Fernandez e i danesi che puntano forte su Rolf Sorensen. La corsa pare segnata e il giovane Fondriest è pronto a riporre i sogni personali in un cassetto ma, a meno due giri dal termine, la fuga viene ripresa.

Al penultimo giro è il belga Claude Criquelion che prova ad allungare e alla sua ruota si porta, lottando con i denti, un atleta italiano, Maurizio Fondriest. Alle spalle l’Italia lavora per portare allo sprint uno tra Bontempi e Argentin ma senza fortuna.

Fignon non ci sta e vuole chiudere lo strappo da Davide Cassani è bravo a rintuzzare ogni sfuriata del francese. Ormai il terreno sembra segnato: a giocarsi la vittoria saranno i due uomini di testa con il belga favorito (iridato nel 1984 a Barcellona).

I due uomini di testa arrivano all’ultimo chilometro, il rettilineo finale a Renaix è il lieve salita, la tensione sale, dalla Tv gracchia la voce del compianto Adriano De Zan “Ultimo chilometro di uno dei più combattuti campionati del mondo”.

Mancano 800 m alla fine della corsa, qualche decina di secondi e tutto sarà deciso con una lotta a due. Mancano 700 metri e mentre i due davanti pensano come impostare lo sprint finale, a sorpresa sopraggiunge il forte canadese Bauer già argento alle  Olimpiadi di Los Angeles e bronzo mondiale nell’84 sul circuito del Montjuic. De Zan urla  “… ecco che arriva Bauer…”.

Ora è tutto un altro scenario, ora la lotta è a tre!

Bauer, ventinove anni, indossa una casacca azzurra, più chiara di quello di Maurizio, sulle spalle la foglia d’acero. E’ ancora “esotico” vedere un corridore non europeo essere ai vertici del ciclismo mondiale anche se Greg Lemond è già un mito dello sport del pedale ma il canadese non è un carneade anzi, è uno da temere ed è noto per le sue gambe, per i sui quadricipiti che gli sono valsi il soprannome di “ciclista dalle grosse cosce”.

Claude Criquielion (un vallone), anche lui di celeste vestito ma con la bandiera belga a cerchiare la divisa, sa bene che deve guardarsi dal canadese.

Mancano 500 metri, pare uno sprint al rallentatore, al limite del surplace. “Cri-Cri” Criquielion  si sposta a destra verso le transenne mentre Bauer prende la sinistra e Fondriest resta al centro della careggiata. Il trio si sposta e si ricompatta sulla sinistra, ai meno 400 un addetto alla sicurezza che si trova oltre le transenne rischia di essere travolto.

L’asfalto è pieno di scritte dei supporter spagnoli ma a giocarsi la vittoria sono un belga, un canadese e un italiano.

Le immagini passano dalla moto alla telecamera fissa quando ormai mancano 200 metri, Bauer si abbassa sul manubrio, le sue gambe sembrano esplodere da quanto sono enormi. Poi Criquelion s’infila alla destra del canadese, Steve Bauer torna a stringere a sinistra e allarga il gomito. Cri-Cri vola come un foglio di carta al vento e cade rovinosamente sull’asfalto.

“sbandata incredibile di Bauer” urla Adriano De Zan; Bauer capisce di averla fatta grossa ma prova rilanciare e proprio in quell’attimo Maurizio Fondriest parte, supera il canadese, si volta e capisce di aver vinto, si porta le mani al viso incredulo e taglia il traguardo con le mani levate al cielo.

Maurizio Fondriest, nato a Cles in val di Non indossa la maglia iridata a Renaix tra i primi ad abbracciarlo’è suo papà Cornelio che trattiene a stento le lacrime

Fred Mengoni, addio a una leggenda del ciclismo USA

Fred Mengoni, una leggenda del ciclismo negli Stati Uniti

Fred Mengoni è morto a 94 anni a New York, autentica leggenda del ciclismo americano e fondatore della US Pro Cycling e dell’omonimo Gran Premio

Fred Mengoni

Fred Mengoni

Fred Mengoni è stato un personaggio incredibile nella storia del ciclismo americano, nato ad Osimo in provincia di Ancona nel 1923 in gioventù ha sempre avito il sogno di diventare un ciclista professionista. Il suo sogno non decollerà ma, negli anni, diventerà un simbolo del ciclismo a stelle e striscie.
Iniziò a lavorare come accordatore di fisarmoniche per poi immigrare a New York con cinquanta dollari in tasca e tanti sogni per diventare un abile imprenditore nel campo mobiliare e poter finanziare la sua grande passione per le due ruote.

Fred Mengoni, infatti, nel 1980 fonda  la GS Mengoni a New York, una sorta di vivaio del pedale (tra i grossi nomi che sono transitati dalla sua squadra eccoSteve Bauer, George Hincapie e Mike McCarthy). Amico storico di Greg Lemond, il primo americano a conquistare il Tour de France, ha sempre fatto parte dei gruppo ristretto di consiglieri del campione americano. Fred è stato lo scopritore dell’ex “postino” George Hincapie.

 

Lo “zio d’america” è stato uno dei fondatori della US Pro Cycling, il primo organismo di governo del ciclismo professionistico statunitense che si è fuso poi con l’USCF, adesso sotto il nome di Usa Cycling. Membro della United States Bycling Hall of Fame è noto per aver sempre finanziato, a diversi livelli, il ciclismo americano e newyorkese ma anche quello italiano. Il GP Fred Mengoni si è disputato 2002 al 2006 nelle sue Marche e nell’albo d’oro ci sono i nomi prestigiosi di Danilo Di Luca e Damiano Cunego.

Negli ultimi anni di vita una serie di debiti accumulati dalle sue due aziende immobiliari hanno tormentato la vita di Fred Mengoni che si è visto costretto a vendere una serie di proprietà sul territorio italiano.

Fred Mengoni: il Gran Premio

Il Gran Premio Fred Mengoni, corsa rieservata alla categoria Under 23 ed agli Elite senza contratto si è svolta dal 20022 al 2006 nel mese di agosto. La prima edizione venne conquistata da Danilo Di Luca e nel 2004 vi fu la vittoria di Damiano Cunego.

Grazie a Fred Mengoni si debbono le principali manifestazioni ciclistiche di Osimo e di Castelfidardo degli ultimi trent’anni, dagli arrivi del Giro d’Italia a quelli della Tirrenoè’Adriatico. In diverse occasioni Fred Mengoni, portò a Campocavallo (dove sponsorizzava la squadra locale) grandissimi campioni come Eddy Merckx, Gino Bartali, Greg Lemond, Francesco Moser, Giuseppe Saronni ed i commentatore televisivo Adriano De Zan che spesso lo ospitava durante le telecronache sulla Rai.

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi

 

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi di sempre

Ciclismo le 50 migliori citazioni, aforismi e frasi celebri in una raccolta che va da Marco Pantani ad Eddy Merckx passando per Adriano De Zan

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi? Ecco una raccolta di parole, pensieri, dichiarazioni che sono diventati un pezzo di storia delle due ruote e non solo.

Molti amanti delle due ruote o della cultura sono soliti riportare importanti citazioni in articoli, lettere o scritti. Ecco quelle che la nostra redazione ha selezionato.

Ciclismo le 50 migliori citazioni e aforismi di sempre – Da Pantani a De Zan

1 – La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti. (Albert Einstein)
2 – Il socialismo può solo arrivare in bicicletta. (José Antonio Viera Gallo)
3 – Una bicicletta può ben valere una biblioteca. (Alfredo Oriani)
4 – La bicicletta siamo noi, che vinciamo lo spazio e il tempo: soli, senza nemmeno il contatto con la terra che le nostre ruote sfiorano appena. (Alfredo Oriani)
5 – La bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all’aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare. (Mauro Parrini)
6 – Il paradiso in terra non esiste, ma chi va in bicicletta ci arriverà comunque. (Mauro Parrini)
7 – Due amanti in bicicletta non attraversano la città, la trapassano come una nuvola, su pedali di vento. (Didier Tronchet)
8 – La simpatia che ispira la bicicletta deriva anche dal fatto che nessuna invasione è stata fatta in bicicletta. (Didier Tronchet)
9 – Praticare la cyclette, è come fare surf in una Jacuzzi. (Didier Tronchet)
10 – L’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia (Marc Augé)
11 – Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza. (Herbert George Wells)
12 – La bicicletta è la più nobile invenzione dell’umanità. (William Saroyan)
13 – Niente è paragonabile al semplice piacere di un giro in bicicletta. (John Fitzgerald Kennedy)
14 – Quelli che vogliono controllare le proprie vite ed andare oltre un’esistenza come semplici clienti e consumatori, sono persone che vanno in bicicletta. (Wolfgang Sachs)
15 – Un giro in bicicletta è una fuga dalla tristezza. (James E. Starrs)
16 – Le biciclette sono catalizzatori sociali che attraggono una categoria di gente superiore. (Chip Brown)
17 – Camminare a me non va, in bicicletta vo’ meglio. È un mezzo meno faticoso. Fino a poco tempo fa pedalavo spesso, ricavandone equilibrio, voglia di fare e volontà. (Margherita Hack)
18 – Non si smette di pedalare quando si invecchia, si invecchia quando si smette di pedalare. (anonimo)
19 – La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l’esaltazione dello slancio, l’immagine visibile del vento. Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra. (Cesare Angelini)
20 – Un computer è come una bicicletta per le nostre menti. (Steve Jobs)
21 – Quando uno stacca tutti dalla ruota è uno spettacolo, è questo l’aspetto più bello del ciclismo. (Marco Pantani)
22 –  Saranno poco romantiche le gambe, ma nel ciclismo contano. (Gianni Mura)
23 – Il ciclismo da noi è uno degli sport più controllati e credibili in assoluto, questo va detto chiaramente.” (Gianni Bugno)
24 – Il ciclismo, per lungo tempo, è stato un dolce racconto mediatico che ha fatto leva sulla fantasia del narratore e di chi ne ha fruito (Adriano De Zan)
25 – Prima ancora di vincere o perdere, il ciclismo è rispondere “Presente!”. Io ci sono. (Francesco Moser)
26 – Merckx era talmente forte che quando tirava, per stargli a ruota dovevamo darci i cambi. (Francesco Moser)
27 – La maglia rosa, la maglia rosa, è quella cosa che mai non riposa. (Totò)
28 – Se puoi vincere, devi farlo! (Marco Pantani)
29 – Il ciclismo deve essere racconto, romanzo, ma non dell’orrore. (Gianni Bugno).
30 – Poche chiacchiere e menare (Felice Gimondi)
31 – Quando la strada sale non ti puoi nascondere (Eddy Merckx)
32 – La Montagna è solo per pochi (Marco Pantani)
33 – Dio c’è… ed è pelato (Uno striscione sul Mortirolo)
34 – Boxe e ciclismo, sport di poveri per poveri (Mario Fossati)
35 – La bicicletta non è un viluppo di metallo, un insieme inerte di leve e ruote. E’ arpa birmana. Sinfonia. Un dono della vita. Trasforma in musica storie di uomini. Anche tragedie (Claudio Gregori)
36 – Non si smette di pedalare quando si invecchia, si invecchia quando si smette di pedalare (Anonimo)
37 – La vita è come una bicicletta con dieci velocità. La maggior parte di noi ha marce che non userà mai (Charles Schulz)
38 – Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza (Herbert George Wells)
39 – La scoperta del mondo parte per me dalla bicicletta (Maurice de Vlamickx)
40 – In bicicletta si torna giovani e si diventa poeti (Renato Serra)
41 – La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti (Albert Einstein)
42 – Se avessi una figlia la metterei in sella perché impari ad affrontare la vita (Emile Zola)
43 – La bicicletta ha un’anima. Se si riesce ad amarla, vi darà emozioni che non dimenticherete mai. (Mario Cipollini)
44 – Il ciclismo è la fatica più sporca addosso alla gente più pulita (Giampaolo Ormezzano)
45 – Il Giro è una meravigliosa corsa umana. Il suo traguardo è la felicità. (Alfonso Gatto)
46 – Girardengo non lo si vedeva mai arrivare. Appariva di colpo. Come per un incanto era lì. (Mario Soldati)
47 – Sono uno dei pochi atleti che non si allena nemmeno con il frequenzimetro, un artigiano in mezzo a delle multinazionali. (Marco Pantani)
48 – Forato? Noi non si fora mai. (Gino Bartali)
49 – Se finirò al cimitero vi condurrò qualcuno alla mia ruota. (Jacques Anquetil)
50 – La fatica in montagna per me è poesia (Marco Pantani)

Recensione: HINAULT, MOSER, SARONNI. IL CICLISMO NEGLI ANNI ’70 E ’80

HINAULT, MOSER, SARONNI. IL CICLISMO NEGLI ANNI ’70 E ’80

HINAULT, MOSER, SARONNI. IL CICLISMO NEGLI ANNI ’70 E ’80

Hinault, Moser, Saronni… no non è la voce di Adriano De Zan a scandire l’arrivo di una grande corsa ma è il titolo del libro edito da Piazza Editore e scritto dal padovano Paolo Voltan. E’ un libro che ripercorre un ventennio sportivo contraddistinto dalle divisioni tipicamente italiane tra i fans di Francesco e quelli di Beppe con l’incomodo di Bernard un po’ come fu negli anni novanta tra Bugno e Chiappucci con Indurain a far da padrone.

HINAULT, MOSER, SARONNI. IL CICLISMO NEGLI ANNI ’70 E ’80 non è solo il punto di vista di un amante delle due ruote ma è anche una interessantissima fonte di storie e aneddoti molto curiosi.

Il libro ci racconta tante altre  storie tra cui quella di Stephen Roche, capace nel  1987 di cogliere la tripletta Giro, Tour, Mondiale non senza la “macchia” del tradimento di Sappada nei confronti di Visentin, quella di De Vlaeminck, Zoetemelk, e, ancora, la storia di Greg LeMond, un americano a Parigi.

L’introduzione al libro è di Giovanni Battaglin

Paolo Voltan, classe 1964, padovano, laureato in filosofia, lavora per il Comune di Montegrotto Terme come agente di polizia locale. Tra le passioni, oltre al ciclismo, il calcio (è tifoso della Juventus), la montagna e la lettura.