Simone Temperato intervista per ciclonews

Simone Temperato intervista esclusiva per www.ciclonews.biz

Simone Temperato

Simone “Magico” Temperato

Simone Temperato intervista esclusiva in cui il funambolico ciclista ci racconta come è nata la sua passione per le imprese “spericolate”. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa dell’ultima impresa di Simone Temperato che ha scalato su di una sola ruota il Gavia. Quella fatta poco prima di ferragosto è solo l’ultima delle tante prove al limite dell’incredibile che il “Magico Tempe” (questo il suo soprannome) ha già superato e sicuramente in futuro ci saranno ancora tante avventure un po’ folli da superare.

Ciao Simone, grazie per aver accettato la nostra intervista e complimenti per il recente numero fatto al Passo Gavia!

Ciao ragazzi e grazie a voi per lo spazio che mi concedete, si quella del Gavia è stata un sfida proprio divertente.

Come è nata la tua passione per la bici, ricordi la tua prima bicicletta?

Fin da bambino c’è sempre stata una grande passione per la bicicletta, sono sempre stato attirato per le acrobazie per l’uso della bici non del tutto “normale”. A 4 anni con il triciclo mi ricordo che salivo con i piedi sulle ruote posteriori e aiutandomi con il manubrio alzavo la ruota anteriore e, rimanendo in equilibrio, muovevo prima il piede dx poi quello sx. A 5anni mi divertivo a correre avanti e indietro ripetutamente per la via davanti casa, ma ben presto mi stancavo perché diventava sempre la stessa cosa. Ma con il passare degli anni le cose iniziarono a cambiare. A 8 anni la prima bici da cross da lì iniziano le prime impennate. A 10 anni mi comprai una BMX. L’anno successivo per caso mi innamoro di un’altra specialità, il bici trial o BMT che si praticava con biciclette simili a delle BMX ma con una corona anteriore notevolmente più ridotta e con un para-corona per evitare di prendere colpi.

Hai iniziato a gareggiare nel trial, cosa ti ha spinto a quella disciplina?

Con quella bici si poteva andare davvero dappertutto, sui muretti, sui sassi, sulle scalinate, insomma ogni ostacolo era buono per provare a superarlo. Sentivo che quella era la strada che volevo intraprendere, avevo trovato quello che volevo fare, e così da lì a poco mi arrivò la prima bici, era una Monty T-19 il top di gamma della ditta spagnola, un telaio in acciaio al Carbonio Molibdeno con forcella doppia piastra di colore blu. Una gioia quando ci salii per la prima volta, è stato difficile all’inizio, non era semplice guidare una bici del genere, ma con il tempo e la determinazione iniziarono ad arrivare le prime soddisfazioni. Erano tempi quelli (1986) dove non esistevano scuole, riviste, filmati dove apprendere tecniche e metodi per imparare a praticare questo sport, il più delle volte ci si doveva arrangiare cercando anche di essere autodidatti provando e riprovando ostacoli fino a capirne il metodo più giusto per poterlo affrontare senza mai appoggiare i piedi a terra, si perché nel trial ci sono delle regole, ci sono degli obblighi nel tracciato dove non si devono compiere penalità.

Dal trial sei passato all “extreme cycling” come è nata questa idea delle prove al limite dell’impossibile?

Questa passione ce l’ho avuta fin da giovane quando in paese si facevano le sfide tra amici in impennata. Nel 2003 con la vittoria del Campionato Italiano di bike trial nella categoria senior ho chiuso con l’agonismo e dal dal 2004 in avanti ho iniziato a dedicarmi alle sfide in bicicletta con una ruota sola, da lì è stata una continua escalation di imprese di ogni genere alzando sempre di più il livello di difficoltà. Ogni volta che riesco a portare a termine un’impresa sono sempre più motivato per puntare a qualcosa di sempre più difficile, non è un caso se il mio motto è “l’impossibile non esiste ancora!”

Fai prove uniche al mondo, come si allena Simone Temperato?

Simone Temperato

Simone Temperato

A dire la verità non mi alleno molto per preparare queste imprese, la mia è solo passione e quindi quando ho tempo esco in bici. Alterno nei miei allenamenti dalla mtb, alla bici da corsa a quella da trial, al monociclo e questo massimo 3/4 volte la settimana periodo primavera estate e anche una / due volte periodo autunno inverno

C’è un’impresa che è stata più dura da realizzare delle altre o a cui sei più legato?

L’impresa che mi ha dato filo da torcere l’ho portata a termine proprio l’anno scorso, si chiama Monte Grappa 4.9. Ho preso semplicemente 4 bici e le ho fatte a pezzi togliendo da esse alcuni componenti, 9 per l’esattezza, ecco spiegato il motivo del 4.9. Con ogni bicicletta ho pedalato in 4 maniere diverse lungo il percorso suddiviso in 4 settori da c.ca 6.5 Km per un totale di 26 chilometri e 1600 metri di dislivello. Partendo con una mountain bike priva di ruota, forcella e sella, seduto sul tubo dello sterzo del telaio, tenendo quindi la bici in posizione verticale e con il manubrio dietro la schiena sono giunto in località Costalunga dove ho cambiato bici per passare a una da corsa senza ruota anteriore. Qui ho dato sfogo alle mie doti di scalatore imponendo fin da subito un ritmo molto sostenuto staccando per alcuni momenti alcuni degli amici che mi seguivano in bicicletta. A Camposolagna è avvenuto il secondo cambio di bici passando con una mountain bike senza ruota e forcella. Nel tratto fino a ponte San Lorenzo ho sfruttato la poca pendenza per recuperare ulteriore tempo e dare il tutto e per tutto nell’ultimo settore quello dal bivio di Malga Pat dove è avvenuto l’ultimo cambio con una bici da corsa senza ruota, forcella e manubrio. Negli ultimi chilometri, quelli più difficili visto anche la stanchezza, ho gestito al meglio le ultime energie rimaste e sono riuscito ancora una volta a portare a termine un’impresa ciclistica unica nel suo genere. Una performance dir poco eccezionale visto che per finire questa incredibile impresa ho impiegato un tempo record di 2 ore 11 minuti e 27 secondi.

L’impennata è stata “pubblicizzata” tra i pro da Peter Sagan, cose pensi di lui

Peter Sagan è senza dubbio un fuoriclasse, non per niente è Campione del Mondo ed è stato anche un ottimo biker, penso che gli show in impennata che fa durante le sue gare servono anche per dare un tocco di spettacolo in più che non guasta mai, poi lui è un personaggio quindi certe cose se le può anche permettere.

Cosa fa Simone Temperato nella vita di tutti i giorni e nel tempo libero?

Durante la settimana lavoro come programmatore Cad/Cam in una importante ditta che lavora per il settore aeronautico e aereospaziale in provincia di Trento, quindi nel poco tempo libero che mi resta mi piace leggere libri circa le tecniche di allenamento mentale, sul training autogeno, mi piace fare trekking e ascoltare i rumori e i suoni della natura, questo mi aiuta a caricarmi mentalmente.

Hai qualche ciclista su strada o MTB che ti esalta in particolare?

Non seguo molto il ciclismo su strada tranne che nelle occasioni importanti come Giro, Tour e Vuelta in questi casi mi piace vedere i corridori mentre affrontano le salite, gli scalatori puri sono quelli che mi esaltano di più, la salita è sempre stata per me uno dei luoghi di allenamento dove ho preparato le più dure e difficili sfide che ho fatto, vedere un corridore salire a velocità sostenuta o addirittura scattare per staccare il gruppo ecco, quello è un corridore che mi piace indifferentemente da chi è. Nella MTB Nino Schurter è uno dei biker che mi esalta di più per la sua tecnica e per la forza che ha, un vero campione.

Qual è la prossima impresa fuori dal comune che ha in programma Simone Temperato?

A dire la verità ne ho tante in programma ma preferisco non svelarle subito. Dopo l’ultima fatta sul Passo Gavia domenica 13 agosto scorso sono molto motivato per continuare e provare qualcosa sempre di più difficile, salire con un a bici senza ruota, forcella e manubrio per 17.3 Km è stato veramente difficile. Un anno fa avrei sicuramente pensato che sarebbe stata una cosa impossibile, e invece ci sono riuscito con un tempo di scalata di tutto rispetto, 1h e 47min alla media di quasi 10Km/h. Incredibile vero!

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