Sergei Sukhoruchenkov oro olimpico a Mosca 1980

Sergei Sukhoruchenkov a Mosca 1980

Sergei Sukhoruchenkov per tutti Soukho o il “mostro” di Brjansk è stato un vero fenomeno tra i dilettanti passato nei “pro” ormai a fine carriera

Sergej Nikolaevič Suchoručenkov

Sergei Sukhoruchenkov

 

L’edizione XXII dei Giochi Olimpici si tiene a Mosca e viene boicottata da oltre sessanta Paesi legati al “no” degli USA per via dell’invasione sovietica dell’Afganistan. Se tanti sport risentono del boicottaggio  anche il ciclismo non è da meno con l’assenza degli atleti della  Germania Ovest (che in verità non rappresentano un grand spauracchio) ma, soprattutto, di due giovani fenomeni americani: Jeff Bradley e Gred LeMond (quarto e primo ai Campionati del Mondo juniores di Buenos Aires 1979)

I favoriti per le medaglie sono due atleti del Blocco dell’Est: Olaf Ludwig classe 1960, vincitore di quattro tappe alla Corsa della Pace, per la Germania Est e Czesław Lang per la Polonia reduce dalla vittoria alla Settimana Bergamasca e al Giro di Polonia oltre a due podi mondiali (argento a San Cristóbal ’77 e bronzo a Valkenburg ’79 entrambi nella cronosquadre).

Tra gli outsider sono particolarmente attesi il transalpino Marc Madiot, l’olandese Peter Winnen e l’irlandese Steve Roche.

Madre Russia punta forte su Yuri Barinov per un piazzamento e sull’oro con un corridore dal nome “impronunciabile”: Sergei Sukhoruchenkov per tutti Soukho e per tutti favorito indiscusso per l’oro a cinque cerchi. Nel ’78 il russo prende parte alla Milk Race, una corsa inglese, e qui lo speaker, complice la difficoltà oggettiva nel pronunciare il nome, lo storpia in  “Super whooping cough”, ovvero, qualcosa come “super tosse convulsa”.

Nel 1979 questo ragazzo balza agli onori delle cronache per la vittoria del Tour de l’Avenir bissandolo l’anno dopo precedendo due fenomeni come lo svizzero Gilbert Glaus e il belga Claude Criquielion. Nell’ottanta oltre al bis alla corsa francese arriva la vittoria della Corsa della Pace e del Giro delle Regioni e. In un’era in cui le notizie non viaggiano veloce come oggi, Soukho è un nome forte tra gli addetti ai lavori.

La prova olimpica si svolge nel caldo e nell’umido del 28 luglio a Mosca e Sergei Sukhoruchenkov  è autore di una vera e propria impresa sportiva.

Il blocco dell’Est è “costretto” a rispettare le aspettative e alla fine sul podio ci saranno Soukho, il polacco Lang e Barinov.

La prova misura 186 chilometri e sono proprio i tre uomini che saliranno sul podio a movimentarla con una fuga lungo il circuito costruito al Trade Unions Olympic Centre, nel distretto di Krylatskoye. Ai meno 32 chilometri dall’arrivo Soukho saluta i compagni di avventura e si va a prendere la vittoria con un’azione strepitosa. Alle sue spalle lavora sodo Lang che non riesce a ricucire il margine e, anzi, il distacco registrato all’arrivo di 2’58” sarà il più ampio dal debutto olimpico del ciclismo Alle Olimpiadi di Berlino 1936.

Ordine d’arrivo della gara olimpica in linea Mosca, 28 luglio 1980

  1.  Sergej Nikolaevič Suchoručenkov (URSS) km 189 in 4h48’28”,9 alla media di 39,519 km/h
  2. Czesław Lang (POL) a 2’58”
  3. Yuri Barinov (URSS) s.t.
  4. Thomas Barth (GDR) a 7’44”
  5. Tadeusz Wojtas (POL) s.t.
  6. Anatoly Yarkin (URS) a 8’26”
  7. Adrie van der Poel (NED) s.t.
  8. Christian Faure (FRA) s.t.
  9. Marc Madiot (FRA) a 8’32”
  10. Andreas Petermann (GDR) a 8’49”

Dopo le olimpiadi molti dei protagonisti passano tra i professionisti mentre Soukho resta nei dilettanti (o professionisti di “stato”) conquistando il Giro delle Regioni (1981) sia la Corsa della Pace (1984). Fino al 1989 gli viene vietato l’espatrio e, dopo il crollo del Muro di Berlino, firma un contratto professionistico con l’Alfa Lum di Primo Franchini voluta fortemente da Ernesto Colgano con l’obiettivo di portare al professionismo tanti atleti dell’ex URSS tra cui spiccano Dimitri Konyshev, Andrei Tchmil e Piotr Ugrumov.

Sergei Sukhoruchenkov, arrivato tardissimo al professionismo, corre solo due stagioni prendendo parte a Giro e Vuelta ma senza mai brillare.

Sceso di sella l’ex campione-simbolo di un’epoca si trova spaesato e cade vittima della dipendenza dalla bottiglia in cui provare ad affogare il rimpianto per quello che sarebbe potuto accadere ma non è stato.

La rivincita per Sergei Sukhoruchenkov  arriva quando alle Olimpiadi di Londra 2012 la figlia, Olga Zabelinskaya, nata il 3 maggio del 1980 che conosce il padre solamente quando ha 16 anni, conquista due bronzi (prova in linea e cronometro).

 

 

 

 

 

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