Roglic può tenere la rosa fino a Verona?

Roglic può fare come Gianni Bugno nel 1990?

Roglic dopo aver conquistato la maglia rosa nella crono inaugurale potrebbe conservare il segno del primato ancora a lungo

Roglic (fonte pagina twitter)

Roglic (fonte pagina twitter)

Roglic ha conquistato la maglia rosa sabato scorso sbaragliando la concorrenza degli avversari lungo la salita a San Luca, ora il percorso che il Giro proporrà potrebbe consentire allo sloveno di fare un numero che manca dal 1990 quando Gianni Bugno prese la maglia al primo giorno e la mantenne fino all’ultimo giorno di corsa.

È obiettivamente poco improbabile, ma il percorso del Giro 2019, con due prove a cronometro e nessuna grande montagna nelle prime due settimane di corsa potrebbe favorire un numero d’altri tempi.

“Vedremo, sarei felice di vestirla a Verona”, ha detto Roglic quando gli è stato chiesto per quanto avrebbe tenuto la maglia rosa. Dopo tre giorni di corsa la domanda degli addetti ai lavori è proprio legata a quanto la maglia resterà sulle spalle del fenomeno della Jumbo-Visma.

La vittoria di sabato ha impressionato tutti per l’autorevolezza dimostrata infliggendo margini a due cifre su tutti gli avversari e creando un primo solco non di poco conto. Certo i margini da qui a Verona potranno allungarsi e restringersi come un elastico in mano a un bambino ma il fatto che nessuno dei velocisti è vicino in classifica riduce le possibilità che il gioco degli abbuoni possa spingere uno sprinter a insidiare lo sloveno.

Il Giro 2019, con un tono “old school” non presenta grandi salite sino alla seconda settimana e ciò comporterà che gli altri candidati al podio staranno molto abbottonati. La prima tappa veramente impegnativa come difficoltà altimetriche arriverà nella 13esima frazione ma prima ci sarà un’altra prova a cronometro alla nona tappa che potrebbe ulteriormente premiare il buon Primoz.

Chiaramente l’obiettivo della Jumbo-Visma è quello di indossare la rosa a Verona, poco importa se Primoz Roglic dovesse togliersi la maglia a patto di non perderla a favore di avversari diretta per la vittoria finale.

Addy Engels, direttore sportivo di Jumbo-Visma ha spiegato:

“tenere la maglia per tutte le tappe non è un obiettivo, quello che vogliamo è averla a fine gara. Oltretutto non abbiamo il controllo completo della corsa perché l’importante è non perdere tempo nei confronti dei rivali”.

Se quello ti conservare la maglia non è un obiettivo né del team né del corridore c’è il percorso a giocare a favore di che questo accada.

A parte una caduta o qualche problema fisico, l’unico ostacolo da qui alla cronometro di San Marino potrebbe venire esclusivamente da una fuga. I rivali di Roglic dal canto loro sanno che ogni giorno in maglia rosa vuol dire energie fisiche e mentali spese e tutto sommato non disdegnano che lo sloveno debba difenderla (senza guadagnare secondi) per più tappe. A supporto del team Jumbo-Visma possono arrivare le formazioni dei velocisti che sono interessate a tenere la corsa unita per giocare le proprie carte in volata.

 

I grandi vincitori del tour come Chris Froome o Vincenzo Nibali sono abituati allo stress della leadership mentre Primoz non ha mai condotto una corsa come favorito designato per tre lunghe settimane.

Matt White direttore sportivo di Mitchelton-Scott non nasconde che questa situazione può pesare sullo sloveno: “non sarebbe male, la maglia rosa comporta un’ora di impegno extra ogni giorno tra podio, interviste e premiazioni varie. Però quello che conta è avere la rosa a Verona”.

Solo quattro atleti hanno vinto il Giro (l’ultimo a riuscirci fu Gianni Bugno nel 1990) tenendo la maglia rosa dall’inizio alla fine e con ogni probabilità il Giro 2019 non andrà nello stesso modo.

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