Record dell’ora nel ciclismo la storia completa

Record dell’ora la storia di questa prova

Record dell’ora la storia di questa prova: dal primato di Henri Desgrange a quello di Victor Campenaerts passando per tante imprese memorabili

Record dell'Ora, Francesco Moser

Record dell’Ora, Francesco Moser

Record dell’ora è una disciplina del ciclismo su pista in cui un’atleta è chiamato a percorrere, nel lasso di tempo di un’ora, la maggior distanza partendo da fermo. Trattasi chiaramente di una prova a carattere individuale in cui sono utilizzate biciclette a “scatto fisso” il che rende la scelta del rapporto da impiegare una delle variabili tattiche per aumentare la possibilità di offrire la migliore performance possibile.

Va ricordato che, secondo il regolamento ufficiale, la distanza percorsa viene sancita rilevando il tempo alla conclusione del giro successivo dopo lo scattare del sessantesimo minuto di corsa.

Record dell’ora nel ciclismo: la storia

Questa sfida venne ideata dal giornalista e ciclista francese Henri Desgrange (che poi divenne patron del Tour de France) bel 1893. Proprio Desgrange fu il primo a stabilire il record percorrendo 35,325 km. La prova andò velocemente a colpire la fantasia degli appassionati e dei ciclisti e divenne un vero e proprio culto in pochi anni e già ad inizio del XIX secolo il record superò la barriera dei 40 chilometri percorsi. Alla vigilia del primo conflitto mondiale Oscar Egg stabilì il Record dell’Ora di 44,247 chilometri che durò quasi vent’anni.

Nel 1933 Francis Faure superò il primato stabilito da Egg con 45,055 km utilizzando una bicicletta reclinata motivo per cui il suo record venne annullato l’anno successivo, fu quindi Giuseppe Olmo nel 1935 il primo a superare la barriera dei 45 chilometri.

Nel 1942 in piena Seconda Guerra Mondiale, Fausto Coppi, al Velodromo Vigorelli di Milano fissò il primato a 45,798 chilometri. Il primato del Campionissimo durò ben 14 anni quando fu Jacques Anquetil a prendersi il record ma, sempre nello stesso anno, Ercole Baldini, ancora dilettante, riportò in Italia il primato.

Nel 1972 Eddy Merckx, che sfiorò la barriera dei 50 chilometri stabilendo il nuovo primato in 49,431. Dodici anni dopo, a Città del Messico, ecco i due famosi record di Francesco Moser con le altrettanto famose “ruote lenticolari”.

Nove anni dopo (il 17 luglio 1993) uno sconosciuto dilettante scozzese, tale Graeme Obree, con una bicicletta da lui progettata e realizzata (denominata Old Faithful) che gli consentiva una posizione in sella particolarmente aerodinamica conquistò il Record dell’ora percorrendo 51,596 km.

Dopo essere stato spodestato da Chris Boardman a meno di sette giorni dal record, il 27 aprile 1994 fu ancora Graeme Obree a stabilire il primato, fermandosi a 52,713 km.

Le biciclette avveniristiche impiegate in quegli anni ridiedero smalto a questa prova tanto che si susseguirono i tentativi degli specialisti della cronometro da Miguel Indurain a Tony Rominger

Nel 1995 l’UCI decise di vietare la posizione in sella utilizzata da Obree e nel 2000 decise di annullare i record ottenuti grazie a biciclette speciali. I record con bici “non conformi” vennero categorizzati come “Miglior prestazione umana sull’ora” così che il vero Record dell’Ora tornò ad essere quello di Merckx del 1972.

Nel 2000 Boardman, ormai prossimo al ritiro, decise di provare il record con una bicicletta tradizionale e ottenne il nuovo primato con 49,441 chilometri ossia solo 10 metri in più del belga. Cinque anni dopo un semi-sconosciuto polacco Ondřej Sosenka, fece registrare il nuovo record a 49,700 km.

Nel 2014, l’UCI apre la possibilità di impiegare biciclette da pista facendo tornare interesse attorno al Record dell’Ora.

Il 18 settembre 2014 Jens Voigt, quarantenne ciclista tedesco, nel velodromo svizzero di Grenchen percorse 51,115 km ma dopo appena un mese ad Aigle Matthias Brändle arriva a percorrere 51,852 km.

L’8 febbraio 2015, Rohan Dennis, fresco vincitore del Tour Down Under, ottiene il primato di 52,491 km.

Il 2 maggio è la volta del britannico Alex Dowsett di migliorare il record 52,937 km sul velodromo di Manchester. Poco più di un mese ed è Sir Bradley Wiggins a suo il record dell’ora percorrendo 54,526 km sulla pista del velodromo olimpico Lee Valley VeloPark di Londra.

Il 16 aprile 2019, in Messico è il belga Victor Campenaerts a superare il limite dei 55 km, portando il record a 55,089 km migliorando la prestazione di Wiggins di 563 metri

Record dell’ora: la ricerca tecnologica

Il tentativo di record dell’ora di Eddy Merckx segnò l’inizio della sperimentazione (a volte anche esasperata) di nuove tecnologia. In quell’occasione Ernesto Colnago presentò una bicicletta ultraleggera (poco più di 5kg di peso totale). In realtà quella bici esasperava il peso senza puntare all’aerodinamicità vero elemento cardine delle prestazioni contro il tempo.

Nel record del 1984 di Moser il mondo conobbe le “ruote lenticolari applicate ad una bicicletta in cui era l’aerodinamica il punto forte (il peso era uguale alla bicicletta usata da Fausto Coppi) assieme alla rigidità del telaio.

Incredibile fu la soluzione adottata da Graeme Obree con una bici che permetteva la posizione posizione “a uovo” particolarmente favorevole dal punto di vista aerodinamica. La leggenda vuole che per costruirla, lo stesso Obree utilizzò pezzi della lavatrice di casa.

Moser provò a riprendersi il record utilizzando una bicicletta non riuscendovi (ma stabilendo il proprio primato personale). Proprio questa esasperazione della forma delle biciclette spinse l’UCI a cancellare i record stabiliti dopo la prova di Mercks del ’72.

Altro campo di sperimentazione è legato alla collocazione geografica dei velodromi. L’aria rarefatta presente in altura limita la resistenza dell’aria così molti record sono stati registrati a Città del Messico posta ad oltre 2000 metri sopra il livello del mare.

La consapevolezza che la rarefazione dell’aria comporta problemi respiratori di non poco conto ha spinto i ciclisti a tornare a velodromi a livello del mare (come nel caso del record di Wiggins).

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