Porte tra coronavirus e futuro

Porte: “uscire in bici non sarà più una cosa scontata”

Richie Porte ha raccontato a cyclingnews le sue impressioni circa la pandemia Covid19 e come questa influisce e influirà sul ciclismo mondiale e non solo

Richie Porte  (fonte pagina Twitter)

Richie Porte (fonte pagina Twitter)

Richie Porte, ciclista della Trek-Segafredo, è stato intervistato da cyclingnews.com in merito alla situazione attuale del ciclismo alla luce della pandemia di Covid-19.

Il mondo del ciclismo, come tutto il resto del pianeta, è stato colpito (ed in alcuni casi travolto) dalla situazione globale che sta portando alcune formazioni a “tagliare” i salari o addirittura a licenziare membri dello staff. Per Ora Porte è rimasto esente dai tagli ma ha voluto commentare questa situazione:

“Non è per nulla bello leggere  che altre squadre sono costrette a licenziare persone o a tagliare gli stipendi. Questa situazione ha inevitabilmente un impatto su tutti, nella vita di tutti i gironi in molti stanno perdendo i propri mezzi di sostentamento e come sportivi siamo ancora molto fortunati”

 

Attualmente Richie Porte si trova a Monaco dove trascorre le giornate da “recluso” in casa assieme alla moglie Gemma in attesa del loro secondo figlio. A differenza di alcuni colleghi che hanno continuato a pedalare all’aria aperta, Porte ha deciso di allenarsi con sessioni sui rulli di un’ora.

“Monaco è una città bellissima ma piccola, ci sarebbe un anello di sei chilometri ma devo dire che preferisco allenarmi sui rulli. Sto a casa con la famiglia, con mio figlio di due anni ed aspettiamo l’arrivo nel nostro bebè. Se ci avessero detto che l’unica via di fuga sarebbe stato andare per un’ora a fare la spesa non ci avremmo creduto ” ha spiegato Porte.

Porte ad inizio stagione si è aggiudicato il Tour Down Under 2020 e proprio in quel momento il mondo scopriva la gravità dell’epidemia che si stava spostando dalla Cina all’intero globo. Solo un mese dopo il Tour UAE è stato annullato, alcuni ciclisti sono risultati positivi e la situazione generale è andata peggiorando. Nel frattempo Porte era impegnato nel Tour des Alpes-Maritimes et du Var (chiuso terzo) per arrivare pronto alla Parigi-Nizza e alla Volta a Catalunya.

“Durante la Parigi-Nizza tutto sembrava ancora normale, in gruppo si parlava della correttezza o meno di essere li a correre mentre nel mondo scoppiava la pandemia. A cena il Coronavirus era l’argomento più gettonato, molti ciclisti si sono interrogati su quello che stava accadendo, molti colleghi erano certi che la corsa non sarebbe terminata e così è accaduto” racconta il tasmaniano.

 

Porte lo scorso trenta gennaio ha spendo 35 candeline ma ha ancora molta voglia di correre ma certamente questa annata sarà priva di alcune opportunità di incrementare il suo palmares:

“sono felice di aver potuto vincere una corsa nella prima parte della stagione. Vorrei pedalare in gruppo ancora per un paio di anni e competere ancora in un grande giro prima di concentrarmi sulle brevi corse a tappe. Mi ero allenato molto bene per questa stagione e so di avere ancora tante motivazioni per essere competitivo ma ora, dopo il Covid-19, tutto sarà un po’ diverso. Dopo questa esperienza anche allenarsi all’aperto sarà qualcosa di stupendo, non daremo più nulla per scontato dopo questa pandemia” ha spiegato Porte.

 

 

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