Pedaliamo intimiditi: troppi incidenti

Pedaliamo intimiditi pensando alle troppe vittime della strada.

Pedaliamo intimiditi

Pedaliamo intimiditi

Pedaliamo intimiditi ormai è chiaro. A chi non capita di uscire il sabato pomeriggio, la domenica mattina o la sera dopo il lavoro ed avere un piccolo brivido pensando a Michele Scarponi

Ci prepariamo, mettiamo la maglietta, gonfiamo le ruote e riempiamo la borraccia. Infiliamo lo scarpino nell’attacco e il pensiero va alla statistica: un morto ogni 35 ore. Ma abbiamo il pensiero che dice “oggi mi diverto” e per tanti che si divertono qualcuno non torna a casa.

Non vogliamo fare allarmismo ma sono i numeri a parlare. Siamo un paese “nemico” della bicicletta. C’e chi pedala per lavoro (come i professionisti) o per andare al lavoro (come i ciclisti urbani) e tutti rischiamo la nostra pelle, senza distinzione. 

Non voglio credere a chi parla di caccia al ciclista, non ci credo, non è possibile né immaginabile. Quelle sono cazzate che si scrivono su facebook per farsi belli con gli amici ma c’è un problema evidente.

Sono uscito in bicicletta domenica mattina, non era troppo caldo. Sono uscito da solo. Non amo andare in gruppo. Uso la bicicletta come un metodo per staccare da tutto e tutti. Sono uscito da solo eppure in alcuni tratti non potevo stare sul bordo della strana. Non perché me ne frego delle regole del quieto circolare ma perché le strade non sono manutenute. Ci sono fosse, crateri e tombini che possono farti cadere. Non sono stato al bordo della strada e mi sono preso un vaffa da un autista. Mi sarebbe piaciuto fermare quell’autista, non per litigarci, no, che senso avrebbe avuto?

L’avrei voluto fermare, farlo scendere dall’auto e fargli vedere lo stato dell’asfalto. In auto ci lamentiamo se prendiamo una buca? Ecco in bici la buca se la prendi fa male, e fa male vero e se ti va bene fori se ti va male cadi e se cadi non sai come ti rialzi.

Ora ci sono tantissimi ciclisti maleducati, come ci sono tantissimi automobilisti maleducati ma conoscere il perché delle cose aiuterebbe a capire gli atteggiamenti. Ci sono ciclisti che non viaggiano in fila indiana (vergogna!) ma ci sono ciclisti che occupano la carreggiata loro malgrado. Se imparassimo a rispettarci eviteremmo lo stillicidio di quest’anno (e di oggi con l’incidente a Silvia Colucci

Se imparassimo a rispettare il ciclista che troviamo sulla strada, non temendo di perdere 10 secondi per non azzardare un sorpasso cambieremmo la sicurezza di molti. Se imparassimo a non stare in gruppo ma in fila indiana guadagneremo il rispetto che meritiamo.

Pedaliamo intimiditi… speriamo di farlo primo o poi sereni.

 

 

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