4 Giorni di Dunkerque: vittoria di Debusschere

Jens DebusschereDecisamente tosta la prima tappa alla 4 Giorni di Dunkerque caratterizzata dall’attraversamento di quattro settori di pavé e segnata dal vento che ha reso la vita difficile ai corridori.

Nel finale, una caduta a spezzato il gruppo lasciando a circa una cinquantina di atleti la possibilità di giocarci la vittoria finale, ad avere la meglio è stato Jens Debusschere: il 27enne alfiere della Lotto Soudal, alla prima vittoria stagionale, che si è imposto davanti ai francesi Marc Sarreau e Clément Venturini, mentre il  quarto posto invece è andato al nostro Danilo Napolitano.

 

Giro: il giorno di Polanc

Jan Polanc vincitore della tappa di oggi

Il Giro d’Italia fa tappa in Sicilia dopo lo splendido avvio in terra sarda e sulle rampe che portano all’Etna ecco arrivare la sorpresa che pochi si aspettavano. A trionfare nella quarta tappa, Cefalù-Etna di 181 km, è  lo sloveno Jan Polanc,  della UAE Emirates partito all’attacco insieme ad altri tre corridori dopo solamente 2 km dal via.

Un’azione da altri tempi che ha visto lo sloveno di Kranj, classe 1992, conquistare la prima tappa con arrivo in salita di questo Giro che ha visto un discreto Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) che ha proposto un discreto scatto ai 3 km contrastato dai dirette rivali per la classifica, su tutti da segnalare la Movistar molto attiva nel coprire l’attacco del Siciliano

Alle  spalle dello sloveno è giunto,  a soli 19 secondi, Ilnur Zakarin (Katusha) abile a salutare il resto del gruppo a 2 km dalla fine guadagnando  10″ sul drappello composto dai migliori che è stato regolato da Geraint Thomas (Sky) su Thibaut Pinot (FDJ).

La maglia rosa resta in casa Quick-Step, con  Bob Jungels che eredita il simbolo del primato dal compagno Fernando Gaviria;  seconda piazza per  Thomas a sei secondi, terzo a 10″ Yates davanti a Nibali, Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale), Nairo Quintana (Movistar), Dumoulin, Mollema, Mikel Landa (Sky) e Pinot, tutti con lo stesso distacco.

Steven Kruijswijk: sono fiducioso

Steven Kruijswijk

Steven Kruijswijk

E’ uno Steven Kruijswijk molto fiducioso quello che ha lasciato la sardegna e si appresta a vivere la prima tappa con arrivo in salita.

Dopo il primo giorno era trapelato un po di  nervosismo e preoccupazione nel team LottoNL – Jumbo, a causa dei dieci secondi lasciati stupidamente sul campo dal corridore olandese.

Le cose paiono sistemate e lo conferma Sierk Jan de Haan, direttore della squadra, abbastanza  soddisfatto per come i suoi uomini hanno reagito alla superficialità del primo giorno.

“C’è stato vento tutto il giorno e sapevamo di dover stare davanti – attacca Steven – i miei compagni hanno capito l’errore che abbiamo commesso al primo giorno e mi hanno scortato per l’intera tappa assicurandomi di stare coi migliori. Il primo giorno non stavo molto bene, dovevo carburare un po, e ne abbiamo pagato le conseguenze, nei due giorni successivi invece ci siamo compattati e già si è visto il risultato ottenuto.

“Ora c’è l’arrivo all’Etna un bel test per le mie ambizioni ma anche per quelle di tutto il resto dei favoriti”.

La squadra mi ha tenuto nei primi dieci e dovevo solo assicurarmi di restare con i favoriti. Le cose sono andate bene per noi“.

Gaviria vince la terza tappa

Fernando Gaviria festeggia sul podio del Giro d’Italia

Grande prova della QuickStep – Floors nella terza tappa del Giro d’Italia 2017, corsa caratterizzata dalla presenza del vento

Ad avere la meglio in una volata ristretta il colombiano Giro d’Italia che vince la tappa e conquista anche la maglia rosa, grandissimo lavoro di squadra per il team belga che lavora duro nel vento e riesce a frantumare il gruppo con i ventagli lascianto a Gaviria la possibilità di aggiudicarsi il bottino pieno.

Alle spalle del colombiano si sono piazzati Rudiger Selig della Bora – Hansgrohe e il nostro Giacomo Nizzolo (Trek – Segafredo) che sta via via ritrovando la condizione migliore e da cui ci si aspetta ancora molto.

Giornata dura anche per gli uomini di classifica, il migliore è  Bob Jungels (QuickStep – Floors) che, come Gaviria,  beneficia dei ventagli creati dal team guadagnando terreno su tutti gli altri uomini di classifica, giunti con un ritardo di 13 secondi.

Il gruppo degli  inseguitore è stato regolato allo sprint da Caleb Ewan (ORICA – Scott).

 

Paolo Tiralongo si ritira a fine stagione

Paolo Tiralongo si ritirerà a fine stagione

Questo Giro d’Italia sarà l’ultimo della lunga carriera di Paolo Tiralongo: l’alfiere dell’Astana il prossimo 8 luglio compirà quarant’anni e ha deciso che appenderà la bici al chiodo al termine del 2017.

Nato ad Avola nel 1977, dopo un’interessante carriera nelle giovanili (da sottolineare gli eccellenti podi nelle gare a tappe come il 3° posto al Giro d’Italia Baby 1998 e il 2° posto al Giro della Val d’Aosta 1998). Passa professionista nel 2000 con la Fassa Bortolo di Giancarlo Ferretti e nella sua terza stagione alla Fassa, ottiene la vittoria nella cronosquadre del Giro del Mediterraneo e, nella stessa corsa, è secondo in una tappa e nella classifica generale finale.

Nel 2003 si trasferisce alla Ceramiche Panaria Fiordo dove però non riesce a conquistare vittorie pur essendo sempre molto competitivo e nel 2006 approda alla Lampre Fondital dove corre con l’amico e capitato Damiano Cunego

I primi anni lo vedono lottare come gregario per i suoi capitani ma nel 2009 corre la Vuelta Espana da leader della Lampre e riesce a concludere la corsa iberica all’ottavo posto in generale, lottando sempre coi migliori nelle tappe di montagna. La lealtà alla squadra e la bella prova in Spagna gli valgono la chiamata del Team Kazako dell’Astana.

Nelle sue 18 stagioni da Pro, Paolo si è sempre dimostrato un validissimo supporto per i capitani per cui ha lavorato e, nonostante il suo ruolo è riuscito a conquistare quattro vittorie: la prima è stata la tappa di Macugnana al Giro d’Italia 2011, l’anno successivo si è ripetuto nella corsa rosa a Rocca di Cambio, mentre nel 2015 ha vinto l’ultima tappa del Giro del Trentino e la tappa di San Giorgio del Sannio al Giro d’Italia.

 

Caleb Ewan deluso dalla prova di ieri

Caleb Ewan sfortunato ieri al Giro d’Italia

E’ un Caleb Ewan molto amareggiato quello che si presenta ai microfoni nel dopo corsa della seconda tappa del Giro d’Italia.

L’atleta tasmaniano in forza alla ORICA – Scott ha mancato una grande occasione sul traguardo di Tortoli per via di un fastidioso guaio tecnico: a seguito di un fortuito contatto con il velocista Fernando Gaviria, il pedale di Ewan si è sganciato con il risultato di perdere inerzia e la conseguente impossibilità di correre per la vittoria finale.

“Se devo essere onesto non ricordo proprio cosa sia accaduto, so che mi sono affiancato a Gaviria e che poi mi sono trovato con il piede uscito dal pedale e in una simile condizione è impossibile procedere con lo sprint. E’ un vero peccato, mi sento devastato perchè, non conosco la condizione fisica dei miei rivali, ma so che io sono veramente al top e potrei giocarmi le mie carte in volata ma la sfortuna mi sta perseguitando.

Oggi per Caleb c’è subito l’opportunità di rifarsi visto che il Giro offre un’altro arrivo adatto agli sprinter, ci si attendono scintille con l’altro piede veloce Fernando Gaviria?

Dalia Muccioli vince al Giro di Campania

Dalia Muccioli leader al Giro di Campania

Dalia Muccioli, passista-scalatrice nata a Cesenatico (non una città qualsiasi per un ciclista) nel 1993, torna al successo nella seconda frazione del Giro della Campania in rosa 2017.

Si correva ieri la frazione più dura della corsa campana e la giovane atleta del  Team Valcar – BPM non ha perso l’occasione di mettere in mostra le sue arcinote caratteristiche. Fin dalle prime battute della tappa con partenza e arrivo a San Nicola la Strada, la corsa è stata segnata da un’azione di un drappello di atlete.

La Muccioli ha battuto in una volata a due  Asja Paladin del GS Top Girls – Fassa Bortolo, anche lei una delle atlete all’attacco fin da subito, il terzo posto è andato a Marta Cavalli (Team Valcar – PBM) giunta al traguardo con  19 secondi di ritardo dalla compagna di squadra.

Dalia, grazie a questo importante successo è ora anche leader della classifica generale.

Roberto Ferrari: sono soddisfatto

Roberto Ferrari secondo ieri al Giro d’Italia

Roberto Ferrari velocista bresciano in forza alla UAE Team Emirates solitamente ha il compito di pilotare il suo capitano Sacha Modolo per disputare le volate.

Ieri però Modolo è stato vittima di fastidiosi crampi che lo hanno rallentato a tal punto da lasciare via libera a Ferrari, “Sacha ha avuto un accenno di crampi nello scalare la salita finale e quindi ero preallertato della cosa. Lo sprint finale è stato caratterizzato da una serie di sbandate molto fastidiose che hanno costretto Modolo a perdere qualche posizione tanto da trovarsi fuori dai giochi al momento decisivio. Io viceversa era in una posizione decisamente favorevole e, sentendomi molto bene, ho cercato di dare il massimo per cercare la vittoria”.

Il bresciano è stato molto abile nell’inserirsi sulle ruote giuste e sul traguardo solo André Greipel, decisamente troppo forte ieri, è riuscito ad avere la meglio su di lui, “Sono ugualmente soddisfatto del risultato ottenuto, il team ha lavorato molto bene sia in pianura che nella salita finale, nel tratto in discesa i miei compagni sono stati molto compatti e non abbiamo rischiato nulla. Il morale della squadra è ottimo e sicuramente anche nella terza tappa saremo li a lottare”.

Che saparata di Greipel: Tappa e maglia

André Greipel conquista tapa e maglia rosa

Arrivo in volata oggi al Giro d’Italia e c’è l’en plain di André Greipel tedesco della Lotto Soudal già vincitore di sei tappe alla corsa rosa.

“Il Gorilla” ha con un’azione di pura forza ha preso il comando della volata e ha tagliato il traguardo per primo; al secondo posto si è piazzato il nostro Roberto Ferrari (Uae) davanti a  Jasper Stuyven (Trek-Segafredo).  Niente da fare dunque per la sorpresa di ieri, Lukas Postlberger, che a un chilometro dall’arrivo si è messo in testa quasi a voler bissare la “fagianata” di ieri.

La tappa è stata caratterizzata da una lunga fuga, l’eritreo Teklehaimanot (Team Dimension Data) è passato per primo sul GPM di seconda categoria a Genna Silana e ha conquistato la maglia azzurra di miglior scalatore.

Prova di forza nella discesa verso Tortolì della  Bahrain Merida di Vincenzo Nibali che ha voluto alzare il ritmo per evitare tentativi di allungo da parte di qualche uomo di classifica.

Intervista a Giacomo Pellizzari

Giacomo Pellizzari autore di “Storia e geografia del Giro d’Italia”

E’ un grande piacere ospitare Giacomo Pellizzari autore di “Storia e geografia del Giro d’Italia” edito da UTET. Giacomo è stato direttore editoriale di Bike Channel, il canale di Sky dedicato al mondo a due ruote, riuscendo a trasformare la sua grande passione in un lavoro. Oggi è consulente di comunicazione ed è socio di Upcycle, il primo bike cafè restaurant d’Italia.

Ciao Giacomo, il tuo curriculum lo dice chiaramente, sei un grande amante del ciclismo, come è nata questa tua passione, immagino fin da piccolissimo?

In modo abbastanza semplice e lineare, direi: un giorno mia moglie mi porta da Decathlon e mi dice, guardando una bicicletta da corsa “Secondo me sarebbe uno di quegli sport che a te vengono bene”. Non sapeva a cosa andava incontro.

Aneddoti a parte, seguo il ciclismo, quello professionistico. fin da quando ero bambino. Durante il Giro la TV di casa era sempre accesa: ho visto Moser, Saronni, Hinault, Bugno, Chiappucci, Pantani, Contador, Nibali, Aru. La cosa più bella del Giro è il periodo in cui si svolge, credo: maggio. Il mese in cui l’Italia rifiorisce, siamo nel pieno della primavera. La natura esplode, i colori sono accesi come non mai, e non esiste periodo – e modo migliori – per scoprire l’Italia, il paese più bello del mondo. Basta anche solo accendere la tv ogni pomeriggio e sintonizzarsi sulla diretta: va in onda uno straordinario documentario geografico sul Bel Paese. Il più bello di sempre. Lo farei vedere nelle scuole.

 

Sei da sempre vicino al mondo delle due ruote, come si è modificato il ciclismo negli ultimi anni? Sia da un punto di vista tecnico che emozionale.

È diventato meno spettacolare forse. La lotta al doping ha di fatto prodotto dei risultati, anche a scapito dello spettacolo, ma questo credo sia un bene e comunque anche da questo punto di vista c’è ancora moltissimo, credo, da fare. Il livello dei ciclisti è diventato più “umano”. Meno VAM impossibili, meno prestazioni da lasciare sulla poltrona basiti. Ma anche, quindi, meno azioni emozionanti, meno campioni che scardinano d’improvviso la corsa. Più strategia, più attenzione, a volte, c’è da ammetterlo (Vedi il Tour de France del 2016), anche più noia.

 

La copertina di “Storia e geografia del Giro d’Italia”

Nel tuo libro Storia e geografia del Giro d’Italia percorri, in un ipotetico Giro d’Italia, vent’un storie legate alla corsa rosa, chi è stato o chi sono stati i ciclisti che più ami o hai amato?

Marco Pantani

Amato credo solo Marco Pantani. Mi ci identificavo: pesavo esattamente come lui ed ero alto esattamente come lui. La sua mi sembrava anche la mia rivincita sui compagni di scuola grandi e grossi. Vince quello piccolo, per una volta. Quello mingherlino. Gli altri stanno a guardare. Una bellezza. E poi il modo con cui vinceva. Scatti che non abbiamo mai più – ma io aggiungo nemmeno prima – visto. Aveva ragione Gianni Mura: Pantani era un fossile appartenente un’era lontana conservatosi fino a giorni nostri. Io credo il più grande scalatore di tutti i tempi. Però ormai Marco è mito, con tutti la retorica che ne consegue, a volte persino stucchevole. Dopo e prima di lui ci sono stati altri campioni che mi hanno colpito ed emozionato. Da bambino tifavo per Beppe Saronni (anche se ho molto amato anche Moser), anche se non era esattamente un corridore da “Giro”. Ma aveva uno scatto improvviso in volata che, anche in questo caso, non ho mai più visto a nessuno, almeno in Italia. Si pensi alla tremenda “fucilata di Goodwood”. Poi ho amato moltissimo Gianni Bugno, soprattutto per quel suo carattere, per quel suo modo di sminuirsi e di sfuggire sempre. Quasi fosse sempre altrove o volesse andarci al più presto. Ma pensate che corridore: ha vinto un Giro d’Italia indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa! Qualcosa di irripetibile. E quando vinse la Milano – Sanremo, con una fuga partita da lontano, tenendo la media oraria tutt’ora più alta di sempre nella storia della Classicissima, gli chiesero: Gianni, come diavolo hai fatto? “C’era vento a favore” ha risposto lui. Come non amarlo alla follia uno cosi? Oggi mi piace Vincenzo Nibali. È l’unico che ha ancora la capacità e la voglia di stupire, di “regalare qualcosa”. Quando pensi che sia finito, anzi proprio in quel momento, lui risorge. Ci ha regalato un Giro d’Italia 2016, da questo punto di vista, bellissimo e umanamente emozionante come pochi. Speriamo si ripeta.

Nel tuo libro scrivi: “Sembra paradossale, ma i veri protagonisti del Giro d’Italia non sono i corridori. Si scende in strada a vedere il Giro che passa, ma ciò che interessa davvero non sono i concorrenti, di cui magari ignoriamo anche il nome. Quello che affascina è piuttosto il fatto che lei, la corsa, pass proprio di li”. Credo che ognuno di noi che sia anche solo andato una volta a vedere una corsa ciclistica abbia quella sensazione di “esserci” di partecipare ad un rito di “comunione”, hai una tappa del giro a cui sei più legato, non per il risultato finale ma per il contesto in cui l’hai vissuta?

C’è sì una tappa che più mi ha emozionato, anche se non ero lì a vederla ma davanti alla tv. Avevo 21 anni. Si tratta della famosa Merano – Aprica del 5 giugno 1994 vinta da Pantani, la tappa che lo lanciò. Quello che mi colpì, al di là dell’impresa del Pirata, fu, guardandola poi negli anni, il modo con cui quel ciclista cambiò le sorti di quel luogo, il Mortirolo, e di quella salita. Prima di quel giorno non era che una mulattiera impervia, poi come per magia, grazie al suo passaggio e alla sua incredibile impresa, è diventata leggenda. È uno dei luoghi del mio libro.

 

Lo sport in generale si presta molto alla “poesia” il passato il ciclista era visto come un personaggio “romantico” un modello da seguire, gli anni novanta ci hanno lasciato uno sport con un’immagine rovinata, spesso i ciclisti sono stati additati come esempi negativi. Ora come credi che venga visto il ciclista nell’immaginario collettivo?

Oggi il ciclista nell’immaginario collettivo temo venga vista troppo spesso negativamente, come un “dopato” o comunque come un personaggio ambiguo. Spesso è stata colpa dei ciclisti stessi, innegabile ( si prenda Lance Armstrong su tutti), ma troppo spesso è anche diventato un luogo comune questo. Il ciclista fa sforzi e si sottopone ad allenamenti massacranti che in altri sport difficilmente si vedono. Credo meriti più rispetto.

E’ passato cosi poco che non possiamo parlare del grande Michele Scarponi. La sua scoparsa è stata un pugno nello stomaco per tutti, uno di quei cazzotti da knockout ma credo che Michele sarebbe il primo a dirci di sorridere anche di questa tragedia. Hai un ricordo dello Scarponi uomo che gradisci condividere con noi?

Michele Scarponi

Non ho avuto la fortuna di conoscere Michele Scarponi di persona, ma ho tanti ricordi associati a lui. Uno però in particolare: l’abbraccio fraterno con Vincenzo Nibali dopo il Giro conquistato soltanto un anno fa. Michele fu fondamentale in quella vittoria, di una generosità e di abnegazione quasi commoventi. Tutti se ne accorsero, e in quella splendida vittoria dello Squalo dello stretto, c’è un posto fondamentale per lui. In quell’abbraccio tra i due compagni c’era tutta l’essenza del ciclismo: sofferenza, capacità di mandare giù le critiche, voglia di rivincita e infine la gioia per averla ottenuta. Davvero magnifico. Michele oggi credo che rimarrà nell’immaginario di tutti come un eroe positivo. Ecco il prototipo del ciclista che merita rispetto e riconoscenza anche da chi non conosce (e forse non ama) questo sport.