Tanguy Turgis costretto al ritiro per problemi cardiaci

Tanguy Turgis si ritira per un difetto cardiaco.

Tanguy Turgis ciclista professionista da poco più di nove mesi è stato costretto ad abbandonare  sua carriera dopo aver scoperto un difetto cardiaco

Tanguy Turgis

Tanguy Turgis

Tanguy Turgis ventenne ciclista francese, fratello minore di Jimmy e Anthony Turgis, passato da pochissimo professionista con i colori della Vital Concept è costretto ad abbandonare la carriera agonistica a causa di sopraggiunti problemi di salute.

“I medici hanno purtroppo confermato quello che temevo da quando ho fatto alcuni test lo scorso lunedì: ho un’irregolarità cardiaca suscettibile di peggioramento nel tempo ed è vietato correre rischi. Potrò continuare ad andare in bicicletta per hobby ma non sarò più in grado di svolgere attività agonistica” ha dichiarato Turgis.

Tanguy aveva iniziato a pedalare già dall’età di cinque anni e lo sport è la sua grande passione nella vita così come i fratelli Jimmy e Anthony.

“Questa situazione cambierà la mia vita ed è difficilissimo da accettare. Amo il ciclismo più di ogni altra cosa al mondo e mi sento come se stessi abbandonando i miei fratelli. Volevo correre al fianco di Jimmy l’anno prossimo indossando la stessa maglia ma non sarà più possibile. Avrò bisogno di tempo per elaborare questa situazione ma spero di poter restare in questo mondo che amo follemente.Il cardiologo mi ha spiegato che potrebbero esserci conseguenze peggiori se non smettessi l’agonismo, la botta è dura da assorbire ma sono circondato da persone che mi sostengono e vogliono aiutarmi, qualunque cosa decida di fare. Adesso rifletterò sul mio futuro perché non avevo nessuna idea di una simile evoluzione della mia carriera e della mia vita”

Sono state le parole del giovane ciclista francese.

Shockato dalla notizia anche il team manager Jérôme Pineau che però sa benissimo che questa scelta tutela la salute del ragazzo.

Il ciclismo è stato colpito da una serie di tragedie legate a problemi cardiaci: Daan Myngher è deceduto al Criterium International 2016 per un arresto cardiaco, quest’anno Michael Goolaerts è deceduto per le medesime complicazioni durante la Paris-Roubaix ed è di sabato scorso la tragica notizia della morte del giovane belga Jimmy Duquennoy.

“Questa notizia mette fine ai sogni di un ragazzino ed è una tristezza infinita, ma per fortuna abbiamo beneficiato dell’esperienza degli specialisti, che ci hanno permesso di evitare una tragedia, quelle di, Daan Myngheer e Michael Goolaerts. Ora dobbiamo sostenere Tanguy come meglio possiamo e finché desidera, come aiutarlo a prepararsi per la vita dopo il ciclismo. Avevamo tante aspettative su Tanguy e lo aiuteremo perché riesca a scoprire la professione del suo futuro. Diamo il benvenuto nel team a suo fratello che dovrà correre senza suo fratello”. Ha dichiarato Jérôme Pineau

 

 

Camel bag un intelligente sostituto della borraccia

Camel bag metodo alternativa alla borraccia per idratarsi

Camel bag sistema di idratazione alternativo alla tradizionale borraccia diffusissimo tra gli escursionisti e gli amanti della Mountain Bike

Camel bag

Camel bag

La Camel Bag è un sistema alternativo per idratarsi, una soluzione studiata per venire in contro alle esigenze di chi non ama staccare le mani dal manubrio per prendere la borraccia.

La “borsa di cammello” nasce per assecondare le esigenze dei ciclisti ma è stata poi permutata, ottenendo un incredibile successo, tra gli escursionisti.

Il come corretto, come da titolo, è camel bag ma viene spesso chiamata camel back (“dorso di cammello”), prendendo il nome della famosa azienda produttrice, la CamelBak.

camel bag: uso e manutenzione

Che usiate la Camel Bag (Camelbak) per le vostre uscite in MTB o per passeggiate in montagna è importante che una volta riempita di acqua facciate un controllo su eventuali perdite in quanto potreste inutilmente bagnarsi o, se la tenete in uno zaino, prestare attenzione che non vi siano oggetti appuntiti che possano tagliare la sacca.

E’ importante considerare che la qualità della sacca (e di conseguenza un prezzo più elevato) assicura su una maggior resistenza agli urti.

Dopo la pedalata o l’escursione è importante che l’attrezzatura venga sciacquata e svuotata completamente, se è il caso comprimendola con le mani. Non vanno adoperati prodotti di pulizia eccessivamente aggressivi in quanto potrebbero compromettere i sistemi antibatterici propri della Camel Bag. Allo stesso modo è bene non usare acqua bollente che potrebbe compromettere la plastica.

Se la sacca non viene usata per lunghi periodi va svuotata e smontata tenendola in un luogo asciutto, alcuni suggeriscono, se possibile, di riporla nel congelatore per non consentire ai batteri di proliferare.

Camel bag: in estate e inverno

In estate può essere utile inserire nella vostra Camelbak dei cubetti di ghiaccio ma va ricordato che la condensa che si genera potrebbe bagnarvi. E’ quindi meglio inserire non troppo ghiaccio.

Se effettuate uscire con temperature molto basse è fondamentale soffiare nella cannuccia dopo ogni bevuta per evitare che il residuo di acqua si congeli. Ricordate di mantenere la Camel Bag ben pulita anche nelle stagioni fredde.

Camel bag: capacità

L’offerta di CamelBack è in continua espansione per assecondare le esigenze di tutti gli sportivi, da tagli che inizialmente erano standard e limitati oggi il mercato offre prodotti che vanno dai 20, 18, 14, 12, 10, 8 litri e così via.

Camel bag: come sceglierla

  • Il prezzo non è tutto, badate alla solidità del prodotto
  • Capienza: capite bene quanta acqua vi serve, non ha senso avere sulle spalle uno zaino grosso ma mezzo pieno
  • Non guardate all’estetica ma alla funzionalità: ci sono camelbag colorate ma scomode
  • La pulizia è fondamentale, controllate l’accessibilità alla sacca idrica

Brand consigliati: Camelbak, Deuter, Zooron, Decathlon, camelbak palos

Camel bag trail running: come sceglierle lo zaino migliore

Lo zaino da Trail running deve rispondere a requisiti di leggerezza e aderenza al torace per dare stabilità riducendo le inevitabili oscillazioni. Le aree di fissaggio vengono poste sul petto e in vita e sono costituite da appositi laccetti regolabili. Si suggerisce di privilegiare zaini con lacci facilmente regolabili così da selezionare la lunghezza più funzionale all’aderenza al corpo per evitare sfregature dannose per la pelle.

Esistono speciali  modelli più leggeri (detti “a Gilet”) che vengono indossati come dei comuni indumenti per idratarsi durante la corsa.

Brand consigliati : Camel Back, Ferrino, Adidas, Meru, Dynafit, Salomon, Asics, Lixada

 

Zaino camel bag da enduro

Esistono anche modelli speciali utilizzabili in moto e, in particolare, si sta diffondendo l’impiego tra gli appassionati di enduro.

Colnago C64 Limited Edition: una bicicletta d’oro!

Colnago C64 Limited Edition nera con richiami in oro

Colnago C64 Limited Edition bicicletta di fortissimo impatto visivo con inserti in oro una vera chicca per gli amanti del lusso

Colnago C64

Colnago C64

Colnago C64 Limited Edition ultima geniale idea del leggendario marchio del ciclismo italiano Colnago verrà prodotta in solo 64 esemplari in tutto il mondo. Chi vuole accaparrarsi questo gioiello dovrà essere più rapido di Peter Sagan in una volata.

Ok l’esclusività di un modello in edizione limitata, ma perché solo 64 esemplari? Beh è presto detto, invece di usare vernice comune, Colnago ha optato per l’uso di foglia d’oro 24k. Sì, avete letto bene, vero oro.

I telai fatti a mano sono strutturalmente uguali ai loro normali fratelli C64 ma oltre alla presenza della foglia d’oro, la bicicletta è rifinita con una costruzione piuttosto complessa e particolarmente curata nei dettagli.

Secondo le indiscrezioni che circolano, la bicicletta sarà proposta esclusivamente con freni a disco, il C64 sarà guarnito con gruppo elettronico Dura-Ace Di2 R9170 così come rotori in carbonio Ti e ruote Light Meilenstein Disc.

Se pensavate che non fosse possibile ottenere maggiori dettagli, la bici è dotata anche di CeramicSpeed ​​OSPW e di una manovella per misuratore di potenza in carbonio SRM x Look con anelli in carbonio.

Giusto per chiarire quanto sia limitata questa edizione della Colnago C64 nel porta borraccia da incasso ogni bicicletta ha una placca che indica esattamente di  quale si tratta.

Colnago non ha ancora reso noti i prezzi di questa bicicletta ma è da supporre che trattandosi di un vero e proprio gioiello tecnologico e di design il prezzo sarà… da gioiello!

N+1 teoria matematica del possesso di biciclette

N+1 ovvero quante biciclette bisogna avere

N+1 è il numero esatto di biciclette che ogni cicloamatore, professionista o ciclista della domenica vorrebbe possedere

N+1

N+1

N+1 è la risposta alla domanda “quante biciclette vorresti avere” formulata ad un ciclo amatore ma vale per ogni amante del ciclismo. Tutti noi adoriamo la nostra amata bicicletta, la coccoliamo come una figlia, la portiamo a spasso (o lei porta noi?) più che la nostra fidanzata, la laviamo più del nostro cane ma tutti sappiamo che è impossibile essere completamente felici con le bici che hai.

Questo non vuol significare che non ti piacciono le biciclette che possiedi, ma significa che la tua fame di possederne altre non è mai soddisfatta.

Alcuni “novelli” nel mondo del ciclismo potrebbero aver visto un termine legato, N + 1. Più di un teorema matematico di qualsiasi termine, è un “gateway” per comprendere noi ciclisti a un livello più profondo, quasi psicologico.

Ogni volta saliamo in bicicletta incroceremo sempre un “mezzo” più bello, più veloce, più tecnologicamente avanzato del nostro. In fin dei conti il proverbio “l’erba del vicino è sempre più verde” non è campato in aria.

Insomma può sembrare utopica ma N+1 è l’esatta espressione che identifica la propensione all’acquisto (o al desiderio) di nuove biciclette di noi amanti delle due ruote.

Non ci avete capito nulla? Bene! Andate nel vostro garage, contate le biciclette che avete (non importa se si tratta di MTB o BDC o E-bike) poco importa se sono una, due, tre o 100 ma considerate questo valore pari a “N”. Ora, osservando la formula prendete N (il numero di biciclette che sono in vostro possesso) e sommateci uno. Ecco ottenuto il numero biciclette che dovreste possedere, quando avete fisicamente ottenuto il numero di bici necessario riapplicate la formula!

Quindi per essere felici dovete avere sempre una bicicletta in più di quella che avete oggi! Insomma il ciclista medio non ama solamente tormentare il suo fisico in salite estenuanti sotto il sole di luglio, non solo ama sfidare il brivido in discese o sfidare il freddo gelido dell’inverno per interminabili ore di allenamento ma ama anche tormentare la propria mente.

Il vero fanatico del ciclismo è sempre a caccia dell’affare, dell’ultimo modello di bicicletta in fatto di aerodinamica così come accade, spesso, agli amanti delle motociclette.

 Cos’è la punzonatura? Proceduta dimenticata del ciclismo

Cos’è la punzonatura? La domanda del Visconte Cobram

Cos’è la punzonatura? Proceduta dimenticata del ciclismo nota perla famosa domanda del Visconte Cobram in Fantozzi Contro Tutti

Cos’è la punzonatura?

Cos’è la punzonatura?

Cos’è la punzonatura? Chi non ha riso di fronte al compianto Rag. Fantozzi alle prese con la subdola domanda del “Dottor Ing. Gran Mascalzon. di Gran Croc. Visconte Cobram”?

La fatidica domanda era usata dal nuovo direttore della “Megaditta” per testare le competenze ciclistiche del povero Rag. Ugo nel film Fantozzi Contro Tutti prima della terrificante Coppa Cobram interpretato dal compianto Paolo Villaggio.

La Coppa Cobram, entrata nel mito tanto da far nascere una rievocazione, fu il capolinea della “passione” obbligata di Fantozzi per le due ruote segnata dalla temibile salitella di viale De Amicis (nominata poi tragicamente “cima del Diavolo”), dove le temperature oscillavano dai -50°C fino al clima desertico.

Cos’è la punzonatura in realtà?

La Punzonatura è una parola ormai vetusta, persa tra la polvere delle strade e il sudore dei ciclisti eroici. Per anni questo termine ha indicato, come riportato da wikipedia, “l’operazione ufficiale, prescritta in passato prima di ogni corsa, consistente nell’applicazione di speciali piombini al telaio e alle due ruote, affinché il corridore non possa (tranne che nei casi previsti dai regolamenti di gara) cambiare queste tre parti della bicicletta”.

Ai tempi del “ciclismo moderno”, la punzonatura della bicicletta ha cambiato essenza ed è diventata “verifica licenze” perdendo il suo fascino e diventando, nei fatti, un momento per i soli addetti ai lavori.

Solo durante i grandi giri o alcune classiche è rimasto il retaggio della punzonatura nella procedura di presentazione delle squadre al via.

 

Punzonatura contro i motorini?

In tempi moderni, la pratica della punzonatura persiste per alcune categorie di prodotto. I misuratori fiscali, per garantirne l’integrità ai fini fiscali, vengono, appunto, punzonati.

Sempre su wikidepia è riscontrabile la seguente definizione:

“La punzonatura è l’atto di imprimere un segno, o una forma, su una superficie mediante la pressione o la percussione di uno strumento detto punzone”

Negli ultimi anni si è assistito a un crescendo di casi di imbrogli legati all’uso di motorini all’interno delle biciclette sia nelle corse amatoriali che in quelle professionistiche. Sul finire del 2017 ha tenuto banco la polemica tra il ciclista americano Phil Gaimon e Fabian Cancellara. L’ex pro USA aveva accusato in un libro “spartacus” di aver adoperato sovente un motorino tanto che in molti sapevano e tacevano la cosa.

Il tutto si è rivelato una bolla di sapone ma il dubbio c’è e resta su eventuali casi diDoping Tecnologico”. Ecco quindi che torna di moda l’idea della punzonatura per evitare che motorini nascosti nei telai e forse anche nelle ruote possano falsare i risultati delle corse.

L’UCI ha introdotto nel regolamento l’articolo 12.1.013bis “Frode tecnologia” che prevede ammende dai 19.000 ai 192.000 euro per i corridori e dai 96.000 ai 960.000 per i team.

Ecco che in questo scenario non è fuori luogo l’idea di tornare alla punzonatura delle biciclette facendolo tornare ad essere non solo un momento rituale e carico di fascino retrò ma anche un momento di sacrosanto controllo degli strumenti “di lavoro” dei ciclisti

Insomma un ritorno alla tradizione per appagare la nostalgia dei vecchi “suiveur” ma anche un modo per affascinare nuove generazioni tenendo strettamente sotto controllo le biciclette utilizzate in corsa.

Jimmy Duquennoy muore a 23 anni

Jimmy Duquennoy, ciclista belga della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto a seguito di un infarto che lo ha colto nella sua casa di Tournai.

 Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy

Jimmy Duquennoy, ciclista belga di soli 23 anni è deceduto nella sua casa di Tournai a seguito di un infarto. Il corridore  professionista della WB Aqua Protect Veranclassic è deceduto ieri sera a causa di una crisi cardiaca patita imentre era sul proprio letto.

Mercoledì Jimmy aveva preso parte al Sparkassen Münsterland Giro, classica tedesca di fine stagione che non aveva però portato a termine

La sua squadra, la WB-Aqua Protect-Veranclassic, ha pubblicato un post sui canali social:

“Abbiamo appreso stamane la terribile notizia della morte di Jimmy Duquennoy. Jimmy è morto improvvisamente ieri sera a casa sua. Aveva 23 anni. Questo ragazzo era il più gioviale, gentile, aperto dei ragazzi. Aveva iniziato la sua carriera nella nostra formazione giovanile Color-Code-Aquality Protect prima di realizzare il suo sogno di diventare professionista con la Wallonie Bruxelles nel 2016. Siamo vicini alla famiglia e ai parenti di Jimmy. RIP”

 Jimmy Duquennoy: biografia

Jimmy era nato il 

Jimmy Duquennoy nella stagione 2015 firma un contratto con la formazione Continental “Codice-Protect colore Aquality” mettendosi in luce come ciclista adatto alle fughe e ottenendo cinque podi ma senza ottenere vittorie. Nella Parigi-Roubaix dedicata alle giovani speranze ottiene un interessante settimo posto.

Jimmy Duquennoy viene reclutato per la stagione 2016 dallaWallonie Bruxelles-Group Protect e passa quindi professionalmente facendo il suo esordio alla Étoile de Bessèges e ha conquistato il nono posto al Memorial di Philippe Van Coningsloo e il decimo posto della Arnhem Veenendaal Classic.

La sua formazione, Vallonia Brussels-Group Protect , ottiene una licenza continentale professionale per la stagione 2017 in cui Jimmy Duquennoy continua a dimostrare la sua attitudine da uomo per le fughe.

Nel marzo 2018 , ha concluso decimo nella gara Across West Flanders-Johan Museeuw Classic vinta dal francese Rémi Cavagna e ha preso parte alla Gent-Wevelgem e alla Parigi-Roubaix .

David Zabriskie e quella promessa non mantenuta

David Zabriskie aveva giurato di non usare sostanze

David Zabriskie la storia dell’ex prodigio della US Postal di Lance Armstrong che ha violato la promessa fatta di non toccare sostanze

David Zabriskie

David Zabriskie

David Zabriskie e la sua storia sono una delle realtà forse più toccanti dello scandalo che ha travolto Lance Armstrong e la sua US Postal Service.

David Zabriskie è stato il primo ciclista americano a vincere una tappa in tutti e tre i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta) dimostrando tutte le sue qualità e la sua voglia di vincere.

David sale in bicicletta giovanissimo, la sua famiglia vive un’esistenza segnata dalla tossicodipendenza del padre che morirà giovanissimo vittima proprio dei suoi demoni e della sua dipendenza.

Per il giovane Zabriskie la bicicletta è la valvola di sfogo dalle brutture del vivere quotidiano, è una fabbrica di endorfine che si alimenta di fatica e sudore. Allenamenti estenuanti, fra gli 80 e i 100 chilometri, sono il suo antidoto alle sostanze che il padre assume e che circolano in casa.

Zabriskie scopre il ciclismo guardando un film degli anni ’70 intitolato “All American Boys” e si compra la prima bicicletta con i risparmi accantonati. L’obiettivo del gracile David è quello di metter su un po’ di muscoli con la sua Mountain Bike e, come detto, dimenticare i problemi di casa.

A quindici anni Zabriskie conosce Steve Johnson (il futuro presidente dell’USA Cycling) in un incontro organizzato da un club ciclistico locale e tra i due scatta una bella amicizia.

Come detto, il padre di Zabriskie aveva una storia di abuso di sostanze e, considerando come la tossicodipendenza aveva segnato la sua esistenza, Dave giura a se stesso di non assumere per nessuna ragione delle droghe e, anzi, vede nel ciclismo un hobby sano e salutare che lo può tenere lontano dalle cattive frequentazioni.

Nel 1998, a 19 anni mentre è ancora un dilettante, viene invitato ad una corsa con Lance Armstrong e Kevin Livingston, proprio in quell’occasione lo staff del texano fa conoscenza con David che nel 2000 entra nel team Postal e per restarvi sino alla fine della stagione 2004.

David Zabriskie si presenta motivatissimo all’appuntamento con i professionisti, mette a segno delle entusiasmanti prove a cronometro e, forte di una perfetta condizione fisica, si tiene lontano dal doping. David è un tipo sveglio, non dorme e ha gli occhi aperti, negli alberghi in cui soggiorna col team vede siringhe e i medici praticare delle iniezioni ai compagni di squadra e di stanza ma se ne tiene alla larga temendo si trattasse di sostanze dopanti.

Nel 2002 David, dopo aver attraversato un periodo di crisi, accetta di sottoporsi alle “iniezioni di recupero” come le chiamano i suoi colleghi alla US Postal. David odia aghi e punture, sente salire il ricordi d’infanzia e del padre tossico ma il meccanismo è di quelli “dentro o fuori” e il ragazzo impara ad accettare e a maneggiare siringhe, aghi e quelle confezioni che tra gli ingredienti riportano “vitamine”.

Nel 2003 Zabriskie dimostra tutte le sue doti, è un vero astro nascente del ciclismo e una vecchia volpe come Johan Bruyneel capisce che bisogna andare avanti. Assieme a García del Moral (medico del team) invita David e il compagno Michael Barry in un caffè di Girona consegnando agli consegna ai due giovani delle confezioni di liquidi iniettabili: iniezioni «di recupero» ed EPO

David è scioccato, non si aspettava di ricevere un tale segnale dal team, cerca di informarsi sugli effetti collaterali dell’assunzione di prodotti dopanti. Il primo timore del ragazzo è legato agli aspetti sanitari: Gli avrebbe impedito di avere figli? E’ sicura? Avrebbe provocato dei cambiamenti fisici? Non è tanto una questione di “frode sportiva”, tutti lo fanno (?) quanto di incolumità fisica.

“Lo fanno tutti” cerca di confortarlo Bruyneel, aggiungendo che se l’EPO fosse pericolosa nessuno dei ciclisti professionisti avrebbe figli.

Zabriskie capitola alla pressione del manager che, sempre assieme a del Moral, consegna una scatola di cerotti al testosterone da dividere fra i due ciclisti per aumentare l’effetto di recupero.

David sa che quando accetti compromessi poi tornare indietro è dura, lo sa perché ha visto il padre scomparire imprigionato dalle sostanze, David chiama la madre e piange al telefono. Vive un momento segnato da infortuni e dubbi, timori e delusioni tanto da pensare al ritiro del ciclismo.

Sul finire del 2004 firma un contratto biennale con la CSC, diventando un gregario di primo piano di Ivan Basso, uno dei principali avversari di Lance nel Tour 2005.

David era salito in bici per scappare dalla tossicodipendenza del padre ma si era ritrovato dipendente al meccanismo delle iniezioni del sistema US Postal.

Thule HangOn 4 portabici a quattro posti

Thule HangOn 4 portabici di semplice utilizzo

Thule HangOn 4 Il portabici base della nota casa produttrice inclinabile e di semplice utilizzo per quattro bici.

Thule HangOn 4

Thule HangOn 4

Thule HangOn 4 è un interessantissimo prodotto dedicato alle famiglie che vogliono organizzare una scampagnata portando le proprie amate biciclette.

Un accoppiamento forte che non ha bisogno di pre-regolazione per il fissaggio.

Morbido, telaio di protezione titolari custodire le biciclette in luogo.
Inclinabile per accedere al tronco.
Supporto bloccabile sulla barra di traino con accessorio Thule serratura 957.
Utilizzare Thule Bike Frame Adapter 982 per il montaggio delle biciclette con non-trame standard (es. onorevoli’ biciclette, BMXs, downhill bike).
Ripiegabile per un facile immagazzinamento e manipolazione.

La capacità di carico delle biciclette: 4
capacità di carico: 60 kg
Max. peso della bici: 15 kg
Larghezza: 47cm
Peso: 10,3 kg

Thule HangOn 4 Caratteristiche

  • Il forte attacco non ha bisogno di alcuna regolazione per il montaggio
  • Inclinabile per accedere al bagagliaio (senza bici)
  • Le bici sono assicurate al portabici grazie alle cinghie in morbida gomma
  • Per le biciclette con telai fuori standard (ad esempio biciclette da donna, BMX o downhill), utilizzare Thule Bike Frame Adapter 982
  • Si ripiega fino a diventare piatto per essere riposto o trasportato con facilità
  • Assicura il portabici al gancio di traino grazie all’accessorio Thule Lock 957

 

 

QuickStep Floors perde Gaviria e Mas?

QuickStep Floors in crisi, Gaviria e Mas sul piede di partenza?

QuickStep Floors in crisi, dopo Terpstra e Schachmann, rischia di perdere anche Fernando Gaviria e Enric Mas

QuickStep Floors

QuickStep Floors

QuickStep Floors in crisi? Pare strano se consideriamo che stiamo parlando del team più vincente del 2018 eppure questa è la triste verità.

In sostanza la questione è: la QuickStep Floors, non ha uno sponsor per la prossima stagione o, meglio QuickStep continua a restare sponsor ma con un apporto economico ridotto e il team manager Patrick Lefevere non ha ancora trovato una nuova azienda pronta a subentrare come sponsor principale.

La formazione belga, per abbassare il monte stipendi, ha già aperto le porte per far uscire Niki Terpstra si è accasato a sorpresa alla Direct Energie e il tedesco Maximilian Schachmann trasferitosi alla Bora Hansgrohe.

Il nome del giorno, invece, è uno di quelli che deflagra sul ciclomercato e lascia il segno: Fernando Gaviria. Le difficoltà di budget del team aggiunte agli exploit del nostro Elia Viviani hanno portato ad aprire una pista sorprendente: il velocista colombiano potrebbe cambiare divisa.

Secondo i rumors di mercarto, Gaviria potrebbe accasarsi alla UAE Emirates, pronta ad offrirgli un ingaggio attorno ai 2 milioni di euro

Secondo indiscrezioni anche l’astro nascente Enric Mas potrebbe lasciare la compagine belga per accasarsi all’Astana  alla ricerca di un leader per le corse a tappe.

Biking in the Uk: UK Sport

Biking in the Uk: la Gran Bretagna nuova nazione del ciclismo

Biking in the Uk ovvero come la Gran Bretagna grazie al progetto UK Sport è diventata una nazione leader mondiale del ciclismo su strada

Biking in the Uk

Biking in the Uk

Biking in the Uk non è una canzone dei Sex Pistols (quella era Anarchy in the UK) ma è il vento nuovo che soffia sul ciclismo mondiale.

Non era mai successo nella storia del ciclismo professionistico che tre corridori appartenente alla stessa nazione riuscissero a conquistare i tre grandi giri nel corso della stessa stagione. Il 2018, invece, ha segnato questo particolare record grazie alle performance di Chris Froome al Giro, Geraint Thomas al Tour e Simon Yates alla Vuelta.

Se l’analisi si sposta anche agli anni precedenti, il dominio britannico risulta ancora più eloquente: è dal maggio 2017 che un suddito della Regina Elisabetta non conquista un grande giro e dal 2012 ad oggi solo il nostro Vincenzo Nibali è riuscito a spezzare il dominio britannico al Tour de France.

Se allarghiamo l’analisi a tutti i grandi giri degli ultimi anni balza all’occhio che il 45% delle ultime 20 corse a tappe è stato vinto da un corridore britannico il tutto dopo che per anni (tutto il 900) non erano mai riusciti ad imporsi nei grandi giri: delle prime 259 corse a tappe mai una era stata vinta da un ciclista d’oltre manica e ora hanno trionfato in 9 su venti.

Biking in the Uk: marginal gains

Marginal gains  in italiano “Guadagni Marginali” è un concetto ormai di uso comune nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare: laddove le capacità umane sono spinte al limite è lo studio dei dettagli a generare vantaggi. Certo tutto questo sarebbe impossibile senza programmi adeguatamente supportati da cospicui investimento ma è altrettanto vero che quando hai i soldi devi sapere dove e come spenderli.

Biking in the Uk: dalla pista alla strada

Correva il 1992 quando alle Olimpiadi di Barcellona un poco conosciuto Chris Boardman conquistava, primo britannico a farlo, la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale. Chris non lavorava all’interno di un programma di sviluppo strutturato, quella medaglia fu frutto delle sue gambe e delle sue scelte.

Quella vittoria fu però un campanello che fece accedere una lampada ad illuminare il mondo del ciclismo inglese: in quegli anni in Gran Bretagna non vi erano tanti velodromi e la federazione era al limite del default economico.

Nel 2000 la Gran Bretagna avrebbe voluto ospitare i Giochi Olimpici (poi assegnati a Sydney), venne quindi costruito il velodromo di Manchester (primo al coperto)

Biking in the Uk: nasce il UK Sport

Nel 1997 lo sport inglese vede sorgere il programma (un fondo) “UK Sport” basato su di un meccanismo premiante per le federazioni in grado di ottenere risultati nelle gare internazionali.

Il fondo riguarda tutti gli sport britannici ed ha un funzionamento semplice quanto efficace: vinci? Prendi soldi. Non vinci? Niente soldi.

L’anno precedente il ciclismo britannico aveva conquistato alcune medaglie alle Olimpiadi di Atlanta 1996, pass per accedere, appunto, ai fondi di UK Sport.

La federazione ciclistica decise anche di puntare quasi tutto sul ciclismo su pista dimenticandosi (quasi) della strada ma introducendo il concetto di “guadagni marginali”: guardò come, con la meccanica, l’aerodinamica, la nutrizione, la tecnologia, la biomeccanica, la psicologia e la scienza in generale era possibile ottenere piccoli miglioramenti in ogni ambito possibile, dalla forma di un manubrio al giusto momento in cui far fare colazione a un atleta. Invece che partire dagli atleti, partì da tutto quello che ci stava intorno.

Nel 1998  venne lanciato un progetto che guardava alle Olimpiadi di Londra 2012 per tramutare la malandata nazionale britannica nella nazione faro del ciclismo su pista.

I finanziamenti di UK Sport iniziarono a dare i frutti già due anni prima del target prefisso:  alle Olimpiadi di Pechino 2008, la squadra britannica ottenne 14 medaglie di cui 8 d’oro di cui 7 nel ciclismo su pista.

Alle olimpiadi Londinesi, così come alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 la spedizione britannica si mise al collo 12 medaglie.

Il programma UK Sport da quindi i suoi frutti e scatena un ciclo virtuoso:

«Più vincevano e più soldi facevano. Più soldi facevano e più il programma si faceva scientifico ed evoluto. Più il programma migliorava, più si vinceva» (New York Times 2012).

 

Biking in the: dalla pista all’asfalto!

Bradley Wiggins, Geraint Thomas e Adam Yates hanno una cosa in comune: arrivano dalla pista!

Wiggins ne ha vinti cinque ori olimpici, Thomas ne ha ottenuti due e Yates è stato campione del Mondo nella corsa a punti. Tutto bello ma come si può passare dalla pista al Mont Ventoux o al Mortirolo o all’Angliru senza pagare dazio?

Semplice? Assolutamente no ma se ci mettete il genio di Dave Brailsford, convinto sostenitore dei guadagni marginali, forse diventa fattibile.

“ se isoli ogni singolo fattore che compone l’andare in bicicletta e lo migliori dell’1 per cento, quando rimetti insieme tutti quei fattori avrai un significativo miglioramento”

Parole e musica del manager inglese nel 2012

Dave, già funzionario della federazione ciclistica britannica, forte di studi in psicologia applicata allo sport nel 2009 crea lo Sky Professional Cycling Team.

Obiettivo del progetto? Permutare il modello della pista per applicarlo alla strada: niente federazione che finanzia? Ok, si trova un sponsor ricco e in cerca di visibilità.

L’0biettivo anche in questo caso viene centrato prima di quanto previsto: nel 2012 Sir (non ancora Sir) Bradley Wiggins vince il Tour de France davanti al connazionale e futuro cannibale del Tour, Chris Froome (lui si non arriva dalla pista!). Dopo le quattro vittorie di Froome ecco che quest’anno arriva quella di Geraint Thomas.

Dominio UK e dominio Sky vanno a braccetto, il programma UK Sport è spesso criticato per l’ossessione maniacale ai dettagli e la mancanza di fantasia ma i risultati parlano chiaramente in suo favore anche se le polemiche (e le indagini) non sono mancate.

Come detto, anche Simon Yates arriva dalla pista ma, a differenza dei suoi connazionali, lui non corre per il Team Sky ma per l’australiana Michelton-Scott.

La “provenienza” però è la medesima: il velodromo di Manchester.

Biking in the UK: road to Yorkshire 2019

Archiviati i mondiali di Innsbruck 2018 ecco che la Gran Bretagna ospiterà i prossimi Campionati del Mondo. Le prove generali del grande evento (Il Tour fo Britain sta crescendo ma deve ancora fare molta strada) sono state le partenze del Tour de France da Londra (2007) e Leeds (2014), ora ecco il massimo palcoscenico mondiale.
Le gare si disputeranno da sabato 21 a domenica 29 settembre e saranno otto le sedi di partenza: Harrogate, BeverleyRiponNorthallertonRichmondDoncasterBradford e Leeds mentre gli arrivi saranno tutti ad Harrogate

Il Mondale britannico avrà come novità il fatto che la prima competizione sarà  il Paraciclismo in linea, seguita dall’altra novità rappresentata dalla cronosquadre mista per nazioni. Scompariranno, le cronometro a squadre maschile e femminile.

Per la prova in linea maschile torneranno protagonisti gli uomini da classiche e gli sprinter in grado di reggere sugli strappi (Peter Sagan ci ha già messo gli occhi)

Biking in the UK: ciclisti amatoriali

In Gran Bretagna, sono stati fatti molti investimenti negli ultimi anni per incrementare la cultura della bicicletta non solo legata al professionismo ma anche all’uso quotidiano come strumento per gli spostamenti

Ma non è tutto oro quello che luccica: Se la British Cycling ha sfornato una serie di campioni su strada ma anche in altre discipline (Rachel Atherton, Danny Hart o Josh Bryceland nella mtb) c’è da dire che dopo un iniziale incremento dei praticanti negli ultimi anni non vi sono state percentuali in crescita.

In molti lamentano come le piste ciclabili costruite sull’entusiasmo dei risultati sportivi ottenuti dalle nazionali siano ora poco usare e, anzi, causa di maggior congestionamento del traffico.

Thomas Parry autore dello studio  “Walking and Cycling Statistics, England 2016” ha dichiarato:

I tassi di viaggio in bicicletta sono diminuiti del 16 percento tra il 2006 e il 2016 ma questo è più probabilmente dovuto alla variazione del campionamento piuttosto che a una vera diminuzione dell’uso della bicicletta“.