TSG AK-LINE: la linea di abbigliamento progettata con Amir Kabbani

TSG AK-LINE: la nuova linea di abbigliamento

TSG AK-LINE: la linea di abbigliamento con maglia e pantaloncini tecnici progettati assieme al rider TSG di bike dirt per performance da campioni

TSG AK LINE

 

I prodotti TSG – abbigliamento e accessori – sono pensati per fornire ai vari tipi di ciclisti il supporto migliore durante le loro pedalate. Infatti, una buona uscita in bici è ancora migliore se accompagnata dai giusti articoli. Ampia scelta tra pantaloncini e maglie tecniche, oltre a giacche e felpe con cappuccio. Quale modo migliore, allora, di individuare e soddisfare tutte le richieste di un ciclista se non chiedere direttamente consiglio a rider professionisti? Ecco, quindi, che TSG ha sviluppato una linea esclusiva: la Riders Line.
Amir Kabbani, rider TSG di bike dirt, ha sviluppato assieme all’azienda la AK-LINE composta da maglia e pantaloncini tecnici per una performance da campioni!

AK4 JERSEY L/S ¾

E’ la maglia tecnica progettata per assicurare al rider la miglior performance durante la pedalata: assorbimento dell’umidità, traspirabilità, regolazione della temperatura ed estrema elasticità per un maggior confort e libertà di movimenti.

Il retro della maglia è più lungo, sotto le ascelle e nella parte alta della schiena sono presenti prese d’aria per un’ottimale ventilazione. Presente una salvietta interna per la pulizia di maschere e occhiali da sole, oltre ad una tasca con zip sulla manica superiore.

AK4 JERSEY L/S ¾

AK4 BIKE SHORTS

Sono i pantaloncini numero uno per avventurarsi lungo i percorsi di montagna ed affrontare anche i salti più impervi. Realizzati in un tessuto resistente ma al contempo leggero per assicurare la massima durata e minima usura. Sono presenti anche inserti elasticizzati nella parte posteriore e sul cavallo, una comoda chiusura a cricchetto anteriore. Mentre troviamo prese d’aria sui lati per un comfort totale, un sostegno sicuro e un movimento perfetto.

AK4 BIKE SHORTS

TSG AK4 JERSEY L/S ¾ colore blu – Prezzo €64,95
Disponibile nelle taglie S, M, L e XL

TSG AK4 BIKE SHORTS colore nero/arancione – Prezzo €68,00
Disponibile nelle taglie S, M, L, XL e XXL

Per maggiori informazioni visita www.ridetsg.com

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Ciclisti come difendersi dagli attacchi dei cani?

Ciclisti come difendersi dai cani

Ciclisti come difendersi dagli attacchi dei cani? Ecco una rapida guida per evitare problemi quando pedalando vi imbattete in un animale

Ciclisti come difendersi dagli attacchi dei cani?(fonte Pixabay, LaBruixa)

Ciclisti come difendersi dagli attacchi dei cani?(fonte Pixabay, LaBruixa)

E’ capitato a molti di uscire in bicicletta, soprattutto per chi pratica la Mountain Bike, e trovarsi sorpresi dalla presenza di un cane che, sentendosi insidiato dalla nostra presenza, inizia a ringhiare o, peggio ancora, a puntare al nostro piede o alla gamba. A qualcuno è accaduto anche durante una semplice passeggiata in bicicletta lungo una pista ciclabile di imbattersi in cani senza museruola con denti pronti al morso.

Partiamo dalla premessa che siamo amanti dei cani e che non ne abbiamo timore ma, proprio perché li amiamo, ne conosciamo l’eventuale pericolosità nel caso si sentano minacciati o sentano invaso il loro territorio.

Poco importa se vivi (o pedali) in campagna o in città può accadere ovunque di incontrare un cane e di dover affrontare il suo temperamento a tratti aggressivo anche solo per difesa. E’ importante sapere che il fatto che i ciclisti siano in movimento è uno stimolo irresistibile per scatenare “l’ira” dei cani, quindi è importante conoscere la psicologia di questi animali per evitare brutte esperienze.

Perché un cane insegue un ciclista? Il cane, di qualunque razza o taglia, ha nel proprio essere un istinto predatorio innato, va considerata anche l’ipotesi che il nostro movimento, o i rumori che provochiamo possano spaventare l’animale che, sentendosi in pericolo, reagisce di conseguenza.

Il nostro muoverci velocemente su questo curioso “cavallo di metallo” può generare nel cane il desiderio di giocare o può sentir violata la propria territorialità il che lo porta a difendere il proprio spazio.

Spesso quando un cane attacca un ciclista (o qualsiasi altro soggetto) il problema alla base è una cattiva educazione dell’animale, un padrone poco capace e non in grado di controllare il proprio animale.

Se pedalando ci  si imbattete in un cane non potrete certamente conoscerne l’indole o il tipo di educazione che ha ricevuto ragion per cui una regola da ricordare sempre è quella di tenere un comportamento sereno cercando di passare inosservato. Non attirare mai l’attenzione dell’animale, non fare rumore che possano disturbare o eccitare il cane.

E’ inutile guardare il cane, men che meno guardarlo negli occhi ma è opportuno controllarlo con la coda degli occhi per comprenderne il comportamento e anticiparne l’eventuale comportamento anomalo. Quando affianchiamo un cane sarebbe meglio non pedalare: il movimento delle gambe potrebbe provocare una reazione di curiosità/aggressività.

Se il cane diventa “pericoloso” è inutile e insensato pensare di distanziarlo in bicicletta, non siete un professionista e stata certi che il cane sarà più veloce di voi (il cane può correre senza difficoltà e per un tempo non indifferenze anche a 40 km/h).

Mantenete invece i nervi saldi, non urlate, non scappate (anche se l’istinto vi dice altro) e men che meno provate ad aggredirlo: sarebbe come dare il via all’aggressione da parte del cane. Ricordate che i cani sentono l’odore della paura (sostanze chimiche emesse da voi che i ricettori del cane colgono facilmente) e la paura può scatenare l’attacco, siate quindi più tranquilli possibili e ricordate che può essere sensato scendere dalla bici e metterla tra voi e il cane usandola come “scudo”.

Il cane dovrebbe prendere questo comportamento come un gesto di “resistenza” da parte vostra e dovrebbe desistere dall’attacco. Quando il cane sarà abbastanza lontano allora si potrà risalire in bici e riprendere la pedalata controllando che il cane non sia tornato all’inseguimento.

Se il Ciclista si dà alla fuga è molto probabile che il cane prenda questo comportamento come un valido motivo per riprendere l’inseguimento aumentandone la “voglia di mordere”.

Ricordiamo sempre che la maggior parte dei cani non è aggressiva ma semplicemente curiosa e interessata alla scoperta di qualcosa di nuovo, non è raro, infatti che questi si limiti ad abbaiare mandando un “invito ad allontanarsi”. E’ comunque sempre prudente, anche quando il cane non inizia ad inseguirvi, cambiare strada, tornando indietro ed evitando di “sfidare” l’animale.

The Challenge of Stars: ufficializzato l’elenco dei partenti, c’è anche Chris Froome

The Challenge of Stars: ufficializzato l’elenco dei partenti

The Challenge of Stars: finalizzato l’elenco dei 16 corridori, 8 velocisti e 8 scalatori, che si affronteranno nel torneo virtual sabato e domenica 23 e 24 maggio

 

Ufficializzato l’elenco partenti, 8 scalatori e 8 velocisti, che si sfideranno il prossimo 23 e 24 maggio nel “The Challenge of Stars”, il primo torneo virtuale tra corridori professionisti ad eliminazione diretta.

I professionisti si sfideranno virtualmente, due alla volta, in alcune delle località italiane più conosciute nel mondo, con lo Stelvio e la campagna toscana che faranno da cornice alle competizioni di scalatori e velocisti. Due profili differenti le cui caratteristiche saranno ricreate dal software BKOOL e dai rulli interattivi con cui saranno equipaggiati tutti i corridori.

Tra i grandi nomi al via Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone (Trek – Segafredo), Chris Froome (Team Ineos), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Tim Merlier (Alpecin-Fenix), Pascal Ackermann (Bora–Hansgrohe), Warren Barguil (Arkéa–Samsic), Rafał Majka (Bora–Hansgrohe), il campione del mondo su strada Mads Pedersen (Trek – Segafredo), Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic), Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step), Caleb Ewan (Lotto Soudal), Matteo Trentin (CCC Team), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Simon Geschke (CCC Team) e Filippo Ganna (Team Ineos).

Chris Froome ha dichiarato: “In un momento come questo, non potendo sfidarsi all’aperto, è bello poter usare la tecnologia per organizzare un evento come The Challenge of Stars e offrire intrattenimento agli appassionati di ciclismo. Non vedo l’ora di affrontare questo nuovo tipo di sfida contro alcuni dei migliori corridori del nostro sport”.

Jakob Fuglsang ha detto: “Sicuramente vista la situazione attuale, con le tante gare che sono state cancellate o spostate, il ciclismo indoor è un’ottima alternativa per allenarsi in attesa di tornare a competere all’aperto. Aspettiamo di poter correre le gare che sono state collocate nel nuovo calendario internazionale, nel frattempo è bello poter assaggiare un po’ di competizione e agonismo con sfide virtuali tra professionisti come con il The Challenge of Stars”.

PERCORSI
I velocisti si sfideranno lungo 1200 metri con una pendenza media dello 0.97% e massima del 2.53%, mentre gli scalatori si affronteranno su una salita di 2,9 km con pendenza media del 8.69% e punte fino al 12.75%.

LE STELLE AL VIA – I VELOCISTI / PASSISTI

  • Pascal Ackermann (BORA-Hansgrohe)
  • Mads Pedersen (Trek – Segafredo)
  • Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic)
  • Tim Merlier (Alpecin-Fenix)
  • Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step)
  • Caleb Ewan (Lotto Soudal)
  • Matteo Trentin (CCC Team)
  • Filippo Ganna (Team Ineos)

 

LE STELLE AL VIA – GLI SCALATORI

  • Rafał Majka (Bora–Hansgrohe)
  • Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo)
  • Giulio Ciccone (Trek-Segafredo)
  • Warren Barguil (Team Arkéa Samsic)
  • Jakob Fuglsang (Astana Pro Team)
  • Thomas De Gendt (Lotto Soudal)
  • Simon Geschke (CCC Team)
  • Chris Froome (Team Ineos)

 

THE CHALLENGE OF STARS SUI SOCIAL E IN TV
The Challenge of Stars avrà distribuzione televisiva internazionale con VRT Sporza host broadcaster dell’evento. Sui profili social ufficiali dell’evento (Facebook, Instagram, Twitter) si potranno trovare tutte le informazioni e i contenuti multimediali in avvicinamento alle finali del torneo: la composizione del tabellone e i sondaggi con gli utenti per pronosticare i 2 vincitori (scalatore e sprinter).

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Come caricare i carboidrati prima di una gara ciclistica?

Come caricare i carboidrati prima di una gara ciclistica?

Come caricare i carboidrati prima di una gara ciclistica? Scopriamo se e come vale la pena e quali sono le strategie più corrette per farlo

carico carboidrati (fonte pixabay RitaE)

carico carboidrati (fonte pixabay RitaE)

 

Il carico di carboidrati è un elemento ormai noto e assodato per massimizzare le prestazioni del giorno della gara. Il motore del ciclista professionista deve essere alimentato con carboidrati. Sappiamo, però, che il corpo umano è in grado di immagazzinare glicogeno (ovvero i carboidrati) per uno lavoro fisico intenso della durata non superiore a 90 minuti.
Avere il serbatoio pieno è quindi il “segreto” per migliorare le proprie performance ma è importante sapere come riempire il serbatoio nel modo migliore.

Trent Stellingwerff, fisiologo presso Canadian Sport Institute spiega: “con un aumento dell’assunzione di carboidrati di circa 10 g/kg/giorno, un atleta riesce a reintegrare la propria scorta in 36/48 ore”. Un attimo, ma io peso 70x10g=700g di carboidrati! Un’enormità! Attenzione stiamo parlando di professionisti che possono consumare anche 8gr/kg/giorno durante una corsa il che riparametrizza quei 10gr!

Ok, abbiamo capito che per un cicloamatore i valori sono inferiori ma quindi prima di un’uscita devo mangiarmi 4 piatti di pasta alla carbonara? Se le vostre uscite sono brevi non vi servirà a nulla l’extra di carboidrati ma se gli sforzi vanno oltre l’ora e mezza allora potreste migliorare la vostra performance di un 2 o 3 per cento (ovvero un paio di minuti in un ora di pedalata).

Altra cosa importante da considerare è la “zavorra”: per immagazzinare 1gr di carboidrati ne stipiamo altri 3 di acqua quindi se per intensità e lunghezza l’attività ciclistica che dovete effettuare non è sufficientemente lunga avrete più effetti negativi che positivi.

Aumentare il carico di carboidrati, inoltre, non è un “liberi tutti” sull’assunzione di dolci, pizza e pasta; non ha senso superare la dose di 10gr/kg/giorno in quanto l’eccesso di cibo può influire negativamente sia sulle prestazioni che sul gonfiore fisico.

 

 

 

 

 

Perché i ciclisti si depilano? 5 motivi

Perché i ciclisti si depilano? Scopriamo le motivazioni

Perché i ciclisti si depilano? Scopriamo insieme le cinque principali motivazioni che giustificano la depilazione dei ciclisti

Perché i ciclisti si depilano?

Perché i ciclisti si depilano?

Perché i ciclisti si depilano? E’ una domanda che in molti ci hanno posto, un argomento controverso e su cui vogliamo fare chiarezza. Posto che è corretto dire che la depilazione ha senso per chi usa la bicicletta per qualcosa di più strutturato della pedalata della domenica, andiamo a vedere quali possono essere validi motivi per questa scelta.

Perché i ciclisti si depilano? 5 motivi

  1.  IGIENE: è naturalmente la risposta più diffusa, nonché un valido motivo che giustifica la depilazione. Il tutto è legato a quanto tempo si trascorre in bici e al conseguente livello di rischio di incorrere in cadute. Che il ciclista sia un biker o uno stradino il rischio di abrasioni superficiali è sempre alto e l’assenza di peluria aiuta nella disinfezione, facilitando la cicatrizzazione.
  2. MASSAGGI: motivo chiaramente destinato più ai corridori “pro” che agli amatori, il massaggio è un momento di recupero e anche di piacere per l’atleta che sicuramente è agevolato dalla pelle liscia. L’attività di massaggio aiuta a “bonificare” gli arti dalle tossine e dall’acido lattico accumulato.
  3. TRASPIRAZIONE: le gambe depilate possono garantire maggiore traspirazione e una sensazione di maggior recupero dallo sbalzo termico. In inverno i peli possono “incastrarsi” nel tessuto dei pantaloni.
  4. AERODINAMICITA’: Può sembrare una eccessiva esasperazione ma la differenza di resistenza all’aria di una gamba liscia è inferiore a una villosa.
  5. ESTETICA: se anche l’occhio vuole la sua parte, vedere i peli che “ballano” all’aria durante la pedalata non è il massimo dal punto di vista estetico.

Sidi Sixty Gold Limited Edition Egan Bernal

Sidi Sixty Gold, la Limited Edition ispirata ad Egan Bernal

Sidi Sixty Gold Limited Edition, la scarpa Sixty è ora disponibile al pubblico in versione gold ispirata al vincitore del Tour, Egan Bernal

Con la sua esclusiva colorazione gold, la Sixty si propone in una versione elegante e imperdibile, nata inizialmente esclusivamente per Egan Bernal vincitore, nel 2019, della 106esima edizione del Tour de France.

Il giovane talento colombiano entrava così nell’olimpo dei grandi a soli ventidue anni e diventando il primo della sua nazione a trionfare sugli Champs-Élysées in tutta la storia della prestigiosa corsa francese. Un anno d’oro per il ragazzo prodigio del team Ineos che ha portato il quindicesimo Tour all’interno dello storico palmares Sidi, risultato che rende orgogliosa la squadra di Dino Signori.

La limited edition sarà acquistabile presso tutti i rivenditori SIDI a partire da Maggio 2020.

La scarpa è un vero e proprio mix di dettagli iconici e soluzioni innovative come il sistema di chiusura Tecno-4. La suola ultra-leggera Vent Carbon è stata studiata per trasferire al meglio la potenza della pedalata oltre che per garantire massima resistenza e traspirazione, anche in caso di elevate temperature. Le fibre di carbonio con le quali è realizzata le conferiscono il giusto grado sia di rigidità che di flessione controllata in punta, alleviando così lo stress ai tendini plantari e favorendo una corretta circolazione durante lo sforzo.

Leggera, performante, resistente e naturalmente comoda, la Sixty è prodotta con materiali rispettosi dell’ambiente e all’avanguardia, assicurando alti livelli di aerodinamicità e il massimo della performance.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Perchè i ciclisti non portano le mutande?

Perchè i ciclisti non portano le mutande?

Perchè i ciclisti non portano le mutande? In molti si pongono questa domanda a cui cerchiamo qui di dare una risposta valida per uomini e donne

Perchè i ciclisti non portano le mutande? (fonte pixabay, Alexas_Fotos)

Perchè i ciclisti non portano le mutande? (fonte pixabay, Alexas_Fotos)

Perchè i ciclisti non portano le mutande? In molti, avvicinandosi alla pratica del ciclismo si sono domandati come mai molti amici cicloamatori dichiarano candidamente di non indossare le mutande quando escono a pedalare. Un noto film degli anni 80 si intitolava “sotto il vestito niente“, ecco trasponendo la questione alle nostre amate biciclette potremmo dire “sotto la salopette niente“.

Una delle priorità dei produttori di fondelli (la parte rinforzata del pantaloncini da ciclismo) studiano costantemente novità per garantire la massima protezione ed il massimo confrot, limitando al massimo le zone che possono provocare irritazioni in una zona delicata e chi rimane a contatto con la sella per parecchio tempo.

Uno degli errori più comuni tra i novelli del pedale è quello di acquistare un pantaloncino iper tecnologico, super costoso e ultra trandy ma indossando sotto le mutande. Questo, va ricordato, è un chiaro errore, le mutande non vanno mai messe con i fondelli da ciclista. La presenza di cuciture, che di norma non creano problemi, nell’essere compresse sotto i classici “ciclisti” possono creare sfregamenti ed irritazioni.

Inoltre le mutande “classiche” sono realizzate in ottimi materiali ma che non sono inadatti alla pratica sportiva. In commercio, infatti, esistono appositi indumenti intimi per ciclisti.

In conclusione, quindi, perchè i ciclisti non portano le mutande? I pantaloncini da ciclista andrebbero  esclusivamente indossati senza mutande in quanto studiati appositamente  per evitare che le cuciture delle mutande arrechino dolori e creino arrossamenti.

Perchè i ciclisti non portano le mutande? le donne

Quanto abbiamo affermato in via generale nella prima parte dell’articolo vale assolutamente anche per le donne. Molte donne che non praticano abitualmente il ciclismo potrebbero inorridire ma le atlete di punta e tantissime donne che pedalano abitualmente sanno perfettamente che sul mercato esistono salopette o pantaloncini con fondello che, grazie alla loro conformazione e alla presenza di gel, sono perfettamente adattabili al corpo umano e a zone più delicate.

Perchè le cicliste non portano le mutande? Le donne cicliste, con l’ausilio di appositi pantaloncini ed eliminando le mutandine “classiche”, non corrono il rischio di ritrovarsi con le conseguenze di irritazioni dovute a sfregamento e alla presenza di sudore trattenuto dal capo intimo, e possono evitare di dover continuamente “sistemare” lo slip che si muove.

Chiaramente non a tutti l’idea di pedalare senza indumenti intimi può, di primo acchito, piacere ma una volta provata la sensazione di pedalare con la sola salopette (o con indumenti tecnici appositamente studiati) dopo un paio di uscite vi porterà a privilegiare questa situazione.

Per le ragazze che non amano i pantaloncini attillati tipici dei ciclisti (che negli ultimi anni sono tornati di moda come capo di abbigliamento femminile), vi è la possibilità di optare per i pantaloncini da MTB che sono comunque ben dotati di imbottitura o optare per gli slip con fondello che potranno stare sotto qualunque capo di abbigliamento “classico”.

 

 

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola?

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola? Moda o utilità?

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola? Non è raro vedere ciclisti che bevono la famosa bevanda ma quali sono i reali benefici del consumo?

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola (fonte pixabay Greyerbaby)

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola (fonte pixabay Greyerbaby)

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola? Quante volte abbiamo visto al termine di una gara ciclista atleti correre dal massaggiatore e ricevere in cambio del saluto una lattina della nota bibita nata ad Atlanta (conosciuta  come Coke, in particolare negli Stati Uniti d’America) .

Durante le tappe di Giro, Tour e Vuelta non è raro notare, magari sorprendentemente, vedere i ciclisti accostarsi all’ammiraglia per chiedere una lattina della famosa bevanda ingurgitandola rapidamente come un gel energetico.

Ma quindi perchè i ciclisti bevono Coca-Cola? Con ogni probabilità è una questione di zucchero piuttosto che di caffeina.  Una lattina da 33 cl di Coca contiene 35 grammi di zucchero ovvero l’equivalente di sette zollette da 5 g. o di sette bustine di zucchero! Chi si mangerebbe di filato dello zucchero in queste simili quantità? Nessuno almeno che non voglia vomitare l’anima!

L’indice glicemico di questa bevanda sfiora 70 generando un inevitabilmente un massiccio picco insulinico che consente di veicolare il glucosio alle cellule in modo repentino.

Attenzione però perché un simile picco glicemico potrebbe avere più affetti negativi che positivi perché, passato il picco, c’è un livello di glicogeno con la conseguente necessità di rialzare i bassi livelli di zucchero nel circolo sanguigno che possono portare a spossatezza e muscolatura pesante.

Un’altra possibile “causa” del massiccio uso di questa bevanda da parte dei corridori è, come diceva Vasco Rossi la Coca-Cola “ti fa digerire”, in effetti la presenza di caffeina potrebbe portare ad un aumento della secrezione di succhi gastrici e contribuire al processo digestivo.

Perchè i ciclisti bevono Coca-Cola? L’aneddoto

Ci piace ricordare, a tal proposito, un simpatico siparietto accorso qualche tempo fa tra Nadia Quagliotto e Fortunato Lacquaniti, DS della Alè Cipollini Team. Quel giorno l’atleta ha problemi di digestione durante la corsa: “Mi viene su il cibo ogni volta che faccio lo sforzo”, spiega la ragazza. E allora Lacquaniti le urla: “Tu urli con la Coca Cola? Allora bevila!” passandole un lattina.
Ma vale davvero la pena di bere Coca-Cola durante una uscita in bicicletta? Con ogni probabilità è più moda (o piacere del palato) che altro. Va inoltre ricordato che la nota azienda americana è stata partner della principale corsa a tappe al mondo e che, lo sappiamo, il Tour de France vive molto di immagine e pubblicità. Nel 1991 e 1992 la maglia a pois era griffata Coca-Cola Light.

 

Ciclismo come migliorare a cronometro?

Ciclismo come migliorare a cronometro, la nostra guida

Come migliorare a cronometro, alcuni suggerimenti per aumentare le nostre performance in questa particolare prova

Migliorare a cronometro? (fonte pixabay)

Migliorare a cronometro? (fonte pixabay)

Come migliorare a cronometro? I nostri lettori che praticano prove a cronometro su apposite biciclette sapranno certamente che la posizione in sella è assolutamente diversa da quella assunta per pedalare su una normale bici da corsa. La posizione nelle prove a cronometro è sempre al limite, è una posizione esasperata cosa che in una prova in linea tradizionale non avviene per il 100% del tempo,

L’adattamento alla postura da cronometro richiede specifico allenamento e attitudine ma certamente può essere agevolata dalla corretta pratica di esercizi di stratching. Un fisico allenato non può prescindere da questa pratica che, se anche non tutti condividono questa visione, consente di rendere più snodato e adattabile il nostro corpo in base alle esigenze dei vari sforzi atletici.

La pratica dell’allungamento muscolare dovrebbe rientrare nel piano di allenamento giornaliero: 10 minuti la mattina e dieci la sera, possono consentire di ridurre i tempi di adattamento alla postura da “cronoman” grazie alla maggiore flessibilità del corpo.

Come e quanto allenarsi a cronometro?

Non esistono, secondo la nostra visione, tabelle perfette o “magiche” ma pensiamo che testarci su terreni variegati possa aiutare. Alternare percorsi pianeggianti con altri “vallonati” può rendere più duttile la vostra propensione.

Iniziate con 10/15 minuti di riscaldamento per proseguire poi con due serie da 20 minuti sotto soglia con un recupero di 10 minuti per poi avvicinarsi al rientro con 20 minuti di scarico. Il tutto per un’ora e mezzo di pedalata che può essere già un buon traguardo. Aumentare durata e intensità dello sforzo sarà poi un compito per implementare nuove capacità e migliorare le performance.

Questo genere di allenamento ha senso se fatto almeno tre volte la settimana per tre settimane.

Ricordiamo che il ciclismo è sport di fatica, la cronometro è forse la sublimazione del concetto di fatica in quanto, in una gara, l’atleta deve andare sempre al massimo.

Un modo per progredire a cronometro è quindi quello di allenarsi alla fatica costante e allo stesso tempo di adattare gradualmente il corpo a questo genere di lavoro.

 

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo?

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo, quale scegliere?

Rapporto lungo cos’è nel ciclismo, quale scegliere? La nostra guida per cicloamatori tra scelta di corone e pignoni e sviluppo della pedalata

rapporto lungo

rapporto lungo

Rapporto lungo è quello che solitamente si usa in pianura o nei tratti in discesa; è la combinazione tra la corona più grande davanti e il pignone più piccolo dietro. Di solito le biciclette da corsa montano una corona da 53 o 54 denti davanti salvo nel caso in cui si opti per il “compact” e quindi si hanno 50 denti.

I pignoni sono in costante evoluzione ma, per semplicità possiamo considerare 13, 12 o 11 denti. Possiamo quindi ipotizzare un rapporto lungo tra il 53×13 e il 54×11.

La distanza che la si sviluppa con una pedalata è data dal numero dei denti della corona fratto il numero dei denti del pignone per la circonferenza della ruota in metri. Questo metodo è empirico ma abbastanza efficace.

Quali sono i rapporti lunghi?

Calcolato lo sviluppo come sopra riportato, possiamo considerare come “lungo” un rapporto che raggiunga gli 8 metri. Chiaramente “spingere” un rapporto lungo richiede più fatica. Pedalare con un rapporto lungo significa mettere più forza e fare più fatica nello spingere sui pedali: a parità di condizioni fisica chi spinge un rapporto più lungo ci mette più tempo a completare una pedalata rispetto a chi ne spinge uno “corte”, la cadenza di pedalata sarà inferiore rispetto a chi sceglie un rapporto che sviluppa meno metri,

Definire quale sia la scelta vincente è difficile, la tendenza nel ciclismo moderno è quella di preferire rapporti agili ai “classici rapportoni”. Le frullate di Froome e prima ancora lo stile del “radiato” Lance Armstrong hanno portato molti a preferire i “rapporti corti”. Quest’ultimi hanno il pregio di appesantire meno la pedalata “salvando la gamba” in quanto ad ogni pedalata corrisponde una contrazione e ad ogni contrazione un minor afflusso di sangue che vuol dire meno ossigeno.

Chiaramente questa è teoria e ogni atleta professionistico od ogni cicloamatore deve definire la propria “strategia” in base alla conoscenza del proprio corpo: ognuno di noi è diverso dall’altro e, di conseguenza, ogni corpo reagisce diversamente ai veri livelli di sforzo.

La scelta del rapporto dipenda anche dal momento: se siete “cotti” è meglio alleggerire, se siete “in gas” potete esagerare ma è sempre importante definire il giusto compromesso tra resa e appesantimento dei muscoli.

Altro parametro da considerare è il terreno su cui si pedala: se siamo in pianura sarà gioco forza più facile usare rapporti lunghi ma se per caso avessimo il vento contrario questo ragionamento reggerebbe meno. Come detto la tendenza moderna è quella di privilegiare i rapportini ai “rapportoni” iconici del ciclismo eroico in bianco e nero quando ometti in maglia di lana ondeggiavano come canne al vento per spingere rapporti.

Quanti rapporti ha la mia bicicletta?

Può sembrare un concetto banale ma in molti sbagliano nel definire il numero di rapporti della propria bicicletta riferendosi semplicemente al numero dei pignoni disponibili quando in realtà va moltiplicato il numero delle corone per il numero dei pignoni.

Se avete due corone davanti e sette pignoni dietro allora avrete a disposizione 2×7=14 rapporti, se la vostra MTB monta tre corone e 9 pignoni allora avrete a disposizione 3×9=27 rapporti.

E’ importante ricordarsi che i rapporti estremi andrebbero un po’ evitati perché troppo duri o troppo soft.

La scelta tra un rapporto lungo o un rapporto corto dipende dal livello di forma, ovvero “dalla gamba”, dalle condizioni del terreno su cui pedaliamo (specialmente per chi pratica la MTB) dalla scorrevolezza dello pneumatico e chiaramente dal tipo e dal numero di rapporti a disposizione.