Ride il gioco: la recensione

Ride il gioco, corsa per la sopravvivenza!

Ride il gioco da tavola tratto dall’omonimo film dei registi di Mine, di Luca Maragno edito da Pendragon Game Studios. La recensione

Ride - Gioca o Muori - La confezione

Ride – Gioca o Muori – La confezione

Ride il gioco da tavola tratto dall’omonimo film del 2018 per una volta premia non un “blockbuster” come Star Wars o Harry Potter da cui sono tratti numerosi giochi ma, lo diciamo con non poco orgoglio, un lavoro italiano.

Il gioco, come detto, si basa sul lungometraggio del 2018 diretto da Jacopo Rondinelli che ha come protagonisti alcuni riders che devono affrontare una adrenalinica corsa per la sopravvivenza.

Luca Maragno è l’autore di Ride – Gioca o muori, titolo edito da Pendragon Game Studio in cui i giocatori interpretano dei ciclisti “estremi” esperti di downhill.

L’ associazione segreta Black Babylon coinvolge in una gara mortale alcuni ciclisti e i giocatori (che nel gioco li interpretano) devono correre la gara ottenendo il maggior numero di punti senza lasciarci le penne. Perché? Perché “Dark Rider”, un ciclista impazzito, gli sta dando la caccia!

I giocatori possono decidere se collaborare creando alleanze per sconfiggere il nemico oppure competere aggressivamente uno contro l’altro. Il gioco consente di competere su 4 livelli affrontabili singolarmente o nella “modalità campagna”.

Questo Boardgames è certamente un prodotto interessante per gli amanti delle due ruote che raramente possono trovare dei titoli con cui cimentarsi in giochi da tavola ma è un articolo interessante per gli appassionati dei giochi in scatola che possono divertirsi con il gioco di Pendragon Game Studio.

Ride risulta essere un gioco anzitutto intuitivo, non esageratamente complesso ma che è in grado di saziare i desideri di divertimento anche dei giocatori più esperti ed esigenti.
Assolutamente innovativo ed adrenalinico questo gioco può per certi versi ricordare l’esperienza di un video game con tutto il piacere e la manualità di un boardgame.

Intrigante l’opzione della modalità di gioco in stile “ghost track” dei cd, una vera e propria opzione di gioco segreta (le indicazioni sono scritte al contrario in una pagina del manuale!). Il gioco presenta, cosa pressoché unica, una sua colonna sonora che porta gli utenti a dover pescare una carta ad un suono particolare della canzone. Certamente non una carta “qualunque” ma una che genera nuovi eccitanti incroci.

Ci siamo cimentati in una ventina di partite con Ride. In media la durata è stata di poco superiore alla mezz’ora e, in queste prove, abbiamo potuto comprendere le varie sfaccettature del gioco che porta e alleanze e tradimenti in una sequenza di opzioni sicuramente entusiasmanti.

Il continuo incalzare di eventi può risultare alla prima prova un po’ esagerato ma poi diventerà il punto forte del gioco grazie ai continui colpi di scena proposti dal misterioso “Dark Rider”.

Ci siamo trovati davanti un gioco dalla grafica super e dal regolamento semplice ma stimolante che ricalca appieno lo spirito del film da cui è tratto. Insomma Ride è un gioco assolutamente consigliato per chi ama le avventure, per chi vuole esaltarsi con un gioco in scatola, non fatevelo sfuggire!!!

Ride - Gioca o muori - Un dettaglio del contenuto

Ride – Gioca o muori – Un dettaglio del contenuto

Ride: la confezione

Fin dal primo impatto la confezione appare compatta, con una grafica assolutamente accattivante e all’interno i pezzi sono ben organizzati. La grafica delle carte è accattivante, la qualità ottima e coinvolgente.

Contenuto:

– 1 dado speciale
– 43 carte percorso
– 24 carte evento
– 22 carte azione
– 12 carte oggetto
– 2 carte livello
– 2 carte riassuntive
– 1 carta Black Babylon
– 1 carta classifica
– 4 schede personaggio Rider + 1 scheda personaggio Dark Rider
– 5 pedine Rider
– 4 segnapunti

Astana Woman tre atlete kazake in rosa nel 2020

Astana Woman tre atlete kazake in rosa

Astana Woman tre atlete kazake in rosa nel 2020: Pachshenko, Saifutdinova e Umutzhanova vestiranno la maglia Astana nel 2020

Saifutdinova e Umutzhanova all'ultimo Mondiale © UCI

Saifutdinova e Umutzhanova all’ultimo Mondiale © UCI

Anche nella stagione 2020 l’Astana Women’s Team sarà una squadra UCI registrata in Kazakistan e saranno tre le atlete in organico provenienti dal paese asiatico. La ciclista di maggiore esperienza è Natalya Saifutdinova, 31 anni da compiere nel mese di febbraio e pronta a vivere la sua sesta stagione consecutiva in squadra: il 2019 non è stato il suo anno migliore ed anche per questo motivo la voglia di riscatto sarà tanta. La stagione passata invece ha regalato una grande gioia alla 25enne Makhabbat Umutzhanova che, dopo essersi fatta apprezzare per il lavoro a favore delle compagne di squadre ed essere più volte salita sul podio, è riuscita a vincere per la prima volta il Campionato Nazionale del Kazakistan nella prova a cronometro.

La campionessa kazaka Svetlana Pachshenko

La campionessa kazaka Svetlana Pachshenko

A completare il terzetto di atlete kazake nella rosa dell’Astana Women’s Team ci sarà la giovanissima 19enne Svetlana Pachshenko, sorprendente vincitrice del Campionato Nazionale su strada grazie ad una lunga fuga: lo scorso anno ha fatto le prime esperienze tra le élite ed il 2020 sarà per lei una stagione in cui prima di tutto sarà fondamentale imparare dalle compagne di squadra. Per Pachshenko, Saifutdinova ed Umutzhanova il primo grande obiettivo stagionale sarà il Campionato Asiatico che si disputerà in Malesia a metà marzo.

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Michele Scartezzini alla Biesse Arvedi Premac

Michele Scartezzini alla Biesse Arvedi Premac

Michele Scartezzini firma con la Biesse Arvedi Premac che ufficializza oggi il roster definitivo per la stagione 2020

La stagione 2020 è alle porte e la Biesse Arvedi Premac ufficializza oggi il roster definitivo con l’arrivo di Michele Scartezzini! Il pistard azzurro parteciperà, compatibilmente con gli impegni con il team Fiamme Azzurre e con la Nazionale, alle gare su strada in maglia Biesse Arvedi Premac, aggiungendosi ai 15 atleti già annunciati in precedenza.

“Scartezzini è un nome di punta per quanto riguarda il ciclismo su pista italiano – dichiara il Team Manager Massimo Rabbaglio -, sono molto contento che possa aggiungersi al nostro team, che come ben sappiamo è nato proprio con l’idea di valorizzare i talenti della pista. Quest’anno, col passaggio in Continental, anche il calendario su strada sarà importante e di prestigio e credo che Michele possa fare molto bene anche in quest’ambito. Con l’arrivo di Scartezzini si chiude l’organico 2020, un mix di giovani talenti che credo potranno regalarci una bellissima stagione”.

In maglia Biesse Arvedi Premac vedremo quindi ufficialmente:

Andrea Berzi
Michael Belleri
Alessio Bonelli
Diego Bosini
Matteo Carboni
Kevin Colleoni
Filippo Conca
Nicholas Dresti
Carloalberto Giordani
Francesco Lamon
Jacopo Menegotto
Stefano Moro
Michele Scartezzini
Mattia Pinazzi
Davide Plebani
Stefano Taglietti

L’appuntamento con la prima gara su strada per la Biesse Arvedi Premac è il 16 Febbario, al Trofeo Laigueglia.

 

 

Enrico Barbin si ritira dal ciclismo

Enrico Barbin lascia il ciclismo professionistico

Enrico Barbin, dopo sette stagioni trascorse alla Bardiani CSF, lascia il ciclismo professionistico. Sono cinque il ciclisti tricolore senza contratto

Enrico Barbin ha deciso di appendere la bicicletta al chioso, dopo sette anni da professionista trascorsi sempre alla corte di Bruno e Roberto Reverberi in maglia Bardiani CSF ha deciso di aprire un nuovo capitolo della sua vita. Stante le difficoltà che il 29enne di Treviglio ha riscontrato nel trovare un contratto professionistico per la stagione 2020 ha deciso di ritirarsi dal professionismo.

Enrico, passato pro nel 2013, come detto, ha sempre difeso i colori della Baridani imponendosi in una tappa del Tour de Langkawi 2017 e prendendo parte a quattro edizioni del Giro d’Italia.

“La mia avventura da ciclista professionista finisce qui, da qualche mese non mi alleno e quindi, dopo la mia peggior stagione di sempre, salvo clamorose novità non mi vedrete più in gruppo” ha spiegato il bergamasco.

L’anno appena concluso è stato un anno davvero terribile per Barbin per via di problemi fisici che l’hanno letteralmente perseguitato costringendolo al ritiro dal Giro per via di un virus gastrointestinale di cui non è stata compresa la portata e che è stato difficile da debellare tanto che, a causa di una ricaduta, la sua stagione è stata praticamente compromessa.

“Finire in questo modo non è bello ma mi resteranno i tanti bei ricordi, le esperienze più disparate, i viaggi in posti che mai avrei potuto visitare se non fosse stato grazie alla bici. Quando sono passato tra i pro c’erano 5 squadre professionistiche in Italia, ora ne sono rimaste 3 con budget e organici sempre più ridotti. E’ evidente che il movimento sta soffrendo e se non ottieni risultati con costanza si rischi questa fine. Ci vuole molta fortuna e a volte mi è mancata. Ora devo reinventarmi, so che non è facile dopo aver trascorso praticamente tutta la vita sui pedali” ha spiegato Barbin.

Il ciclista bergamasco ha concluso il secondo anno di Scienze Motorie e vorrebbe restare nel mondo dei pedali a cui è inevitabilmente molto legato:

“Ho mandato il mio curriculum ad alcune aziende di bici. Mi piacerebbe restare nell’ambiente del ciclismo, il top sarebbe occuparmi dell’aspetto tecnico o della preparazione atletica ma necessito di ulteriore formazione. Spero a breve di trovare qualcosa, non sono uno che sa stare a casa, non ci sono abituato”.

La situazione vissuta da Enrico Barbin nel non trovare contratto lo accomuna agli ex compagni di squadra Marco Maronese e Paolo Simion che non hanno avuto il rinnovo da parte della formazione della famiglia Reverberi mentre Lorenzo Rota, anche lui in uscita dalla Bardiani-CSF, si è accasato  alla Vini Zabù-KTM di Angelo Citracca e Luca Scinto.

Tra gli italiani che hanno rischiato di restare a piedi, Enrico Battaglin si è accasato alla Bahrain-McLaren e , Domenico Pozzovivo, che dopo l’incidente dello scorso anno ha rivisto la luce assieme alla NTT Pro Cycling.

Anche Valerio Agnoli, storico gregario di Vincenzo Nibali, è senza contratto anche vi è un interessamento della alla Vini Zabù-KTM così come Giuseppe Fonzi, la maglia nera del Giro, che dopo aver lasciato la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM (attuale Vini Zabù-KTM) non ha ancora trovato collocazione.

Cinque bottiglie per la maglia della Granfondo Stelvio Santini

Cinque bottiglie di plastica per la GF Stelvio Santini

Cinque bottiglie di plastica sono la materia prima per la maglia ufficiale dell’edizione 2020 della Granfondo Stelvio Santini

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Ogni sfida sportiva ha bisogno di alleati solidi e affidabili e Polartec, azienda di riferimento nella produzione di tessuti per lo sport, sarà sponsor dell’edizione 2020 della Granfondo Stelvio Santini e, in collaborazione con Santini Cycling Wear, gli iscritti potranno indossare la maglia ufficiale ottenuta grazie al riciclo di circa 5 bottiglie in plastica, in base alla taglia. Un capo dalle caratteristiche uniche, realizzato con due tessuti ad alte prestazioni, Polartec Power Dry recycled e Polartec Delta recycled, ottenuti dalla riconversione delle bottiglie in PET.
La maglia Santini da indossare obbligatoriamente in gara è disponibile in due varianti uomo e donna.

L’importanza dei materiali in una disciplina come il ciclismo è sempre più centrale, e i partecipanti alla Granfondo Stelvio Santini 2020 potranno testare in prima persona l’efficacia di un capo d’abbigliamento dalle caratteristiche tecniche uniche.

Realizzata da Santini Cycling Wear e Polartec, partner della Granfondo Stelvio Santini del prossimo 7 giugno, la maglia ufficiale della manifestazione sarà un’occasione per provare direttamente sui pedali e sui tornanti dell’Alta Valtellina le tecnologie dell’azienda americana unite al know-how di Santini nella confezione di capi tecnici per ciclismo.

Pedalare è già di per sé un gesto ecologico, ma può diventarlo ancora di più se lo si fa indossando capi ecosostenibili. Caratteristica centrale della maglia ufficiale della Granfondo Stelvio Santini 2020 è la sua impronta attenta all’ambiente. I tessuti Power Dry e Delta utilizzati nella jersey sono infatti realizzati da Polartec attraverso un processo di recupero delle bottiglie monouso in polietilentereftalato, meglio conosciuto nella sua abbreviazione PET.

Per l’esattezza, il 7 giugno 2020 ogni partecipante “indosserà” letteralmente 5 bottiglie di plastica, per un totale stimato di 18.000 bottiglie trasformate in tessuto: non solamente un gesto simbolico, ma un’azione concreta per combattere la dispersione di rifiuti nell’ambiente e favorire invece il loro recupero e riciclo.

Questa tematica è particolarmente cara anche agli organizzatori della Granfondo Stelvio Santini che hanno predisposto delle aree green, posizionate sul percorso di gara, dove i corridori potranno buttare i rifiuti, come la carta delle barrette e dei gel, aiutando così a mantenere pulito il meraviglioso ambiente del Parco dello Stelvio. Questi rifiuti potranno essere riposti, tra un’area green e l’altra, nell’extra taschino laterale presente sulla maglia ufficiale firmata Santini e Polartec.

I TESSUTI POLARTEC
I due tessuti Polartec utilizzati per realizzare la maglia ufficiale della Granfondo Stelvio Santini 2020 sono:
Polartec Power Dry recycled, utilizzato nella parte frontale della maglia e per le tasche posteriori; leggero, altamente traspirante, resistente agli odori e interamente riciclato, è il tessuto più avanzato per la gestione dell’umidità a contatto con la pelle. La lavorazione a maglia è realizzata con procedimento brevettato che utilizza due costruzioni diverse per i due lati del tessuto, permettendo di ottenere due superfici differenziate: una ottimizzata per allontanare il sudore dalla pelle, l’altra per asciugare velocemente.

Polartec Delta recycled, utilizzato sulla parte posteriore della maglia, eccezionalmente traspirante, drenante e fresco al tatto, è un tessuto che supera le consuete caratteristiche di traspirabilità e dispersione dell’umidità, aggiungendo ad esse il raffreddamento corporeo: la sua composizione innovativa, infatti, regola i tempi di asciugatura e garantisce una miglior traspirabilità da bagnato, ottenendo un effetto rinfrescante senza eguali.
La speciale lavorazione di Delta è formata da strutture radianti tessute a maglia che si mantengono più fresche a temperature elevate, aumentando il flusso di aria per la dispersione del calore.

ISCRIZIONE, PERCORSI E CLASSIFICHE
L’appuntamento con la Granfondo Stelvio Santini è fissato per domenica 7 giugno 2020. Le iscrizioni sono aperte, con fasce di prezzo differenti a seconda dei posti disponibili. Dal primo gennaio 2020 fino al 28 febbraio 2020 la tassa d’iscrizione è di 70,00 Euro con 1.000 posti a disposizione. 800 posti saranno poi disponibili a 80 Euro dal 1 marzo a fine aprile e per i restanti 200 pettorali, il costo salirà a 100 Euro dal 1 al 15 maggio.

I percorsi gara dell’edizione 2020 si confermano tre, tutti accumunati dall’arrivo al passo dello Stelvio: il tracciato lungo da oltre 4.000 metri di dislivello e 151,3 chilometri, adatto ai ciclisti dalle gambe forti e dal cuore grande, il percorso medio da 137,9 chilometri che permette di evitare la terribile salita al Mortirolo, e il percorso corto da 60 chilometri nel corso del quale si affrontano comunque quasi 2.000 metri di dislivello.
Non è prevista una classifica generale ma verranno solamente pubblicati, in ordine alfabetico, i tempi totali dalla partenza all’arrivo di tutti i finisher, mentre saranno premiati con la maglia a pois il King e la Queen of the Mountain (per ogni categoria) nelle cronoscalate delle salite di Teglio, Mortirolo e Stelvio: sia con una classifica per la singola salita, sia con una classifica che sommerà i tre tempi di ognuna e premierà il più veloce.
Verranno inoltre premiate la squadra con il maggior numero di iscritti e quella con più atleti all’arrivo.
Le iscrizioni sono aperte su: www.granfondostelviosantini.com

FONTE COMUNICATO STAMPA

Pirelli co-title sponsor del team Trek-Pirelli

Pirelli co-title sponsor del team MTB  Trek-Pirelli

Pirelli prosegue con la sua presenza all’interno del mondo della MTB accanto alla formazione di Marco Trenti nel XCM e nel XCO

Team TREK PIRELLI

Team TREK PIRELLI

La P lunga sigla nuovamente con la blasonata squadra di Marco Trentin, dichiarando un impegno ancora maggiore. Gli obbiettivi sono chiari: si punta ai massimi titoli della disciplina XCM e non solo. Quest’anno il team guarda anche all’XCO.

Pirelli annuncia il rinnovo della partnership con il team di Marco Trentin. Per il 2020 la P lunga sarà co-title sponsor, ribadendo così il suo pieno commitment, non solo verso la squadra ma verso l’intero mondo del Cross Country.

Nasce il team mtb TREK PIRELLI.

Pirelli Scorpion MTB tires on Trek bikes at the 2019 CAPE EPIC

Pirelli Scorpion MTB tires on Trek bikes at the 2019 CAPE EPIC

Come già nel 2019, anche per la prossima stagione, Michele Casagrande, Gioele De Cosmo, Damiano Ferraro, Samuele Porro e Fabian Rabensteiner correranno con gomme Scorpion MTB Pirelli. A pochi mesi dal lancio ufficiale, a marzo 2019, le Scorpion MTB Pirelli riportavano, infatti, le prime vittorie: dal terzo posto assoluto, alla durissima Cape Epic, con Porro e Ferraro, passando per le due maglie tricolore, quella Marathon di Porro e quella Under23 XCO di De Cosmo, fino alle due splendide medaglie – un argento europeo ed un bronzo mondiale – sempre dello strepitoso Samuele Porro.

La gamma Scorpion di Pirelli conta attualmente quattro battistrada, specifici per le diverse consistenze del terreno: H compatto e scorrevole, M per terreni misti, S per terreni inconsistenti ed R (rear) polivalente. Tecnologia portante, che sostiene le performance delle gomme e quindi degli atleti del team, la mescola SmartGRIP Compound: una formulazione sviluppata e prodotta dai tecnici della P Lunga su dirette richieste degli atleti del team, per avere alta resistenza alle forature ed un grip sempre ottimale, a prescindere dalle condizioni meteo, e per tutto il ciclo di vita dello pneumatico.

Disponibile in 29” x 2.2 e 2.4, con carcassa LITE o rinforzata, la gamma Scorpion per il Cross Country consta di ben 15 versioni, incluse le varianti colore Yellow e Classic. Porro e compagni, a seconda della disciplina e del percorso, utilizzeranno per le loro Trek Supercaliber e Top Fuel, sia la LITE sia la rinforzata, sempre nel colore giallo racing, come da tradizione della P Lunga sugli pneumatici destinati alle competizioni.

Per il 2020 la Trek Pirelli punta ancora più in alto: la squadra mira non solo ai massimi titoli dell’XCM ma anche all’XCO, con i Mondiali e la seguitissima World Cup. Il programma è ambizioso e tiene in conto le Olimpiadi, sempre con focus l’XCO. Il primo impegno sarà la durissima ABSA Cape Epic, il prossimo 14 marzo.
Francesco Pietrangeli, Managing Director Pirelli Bicycle Division:

“Una partnership importante con una squadra ai vertici del panorama Cross Country mondiale. La collaborazione con il team sarà, come sempre, finalizzata allo scambio di feedback tecnici, per lo sviluppo di gomme sempre più performanti. Posso già anticipare che stiamo lavorando, con gli atleti di Marco Trentin, ad importanti nuovi sviluppi “.

Marco Trentin, Team Manager Trek Pirelli:

“Siamo entusiasti che Pirelli sia ancora più presente nel team 2020. Un team ambizioso e con tanti giovanissimi talenti, per crescere nel presente e nel futuro. Con Pirelli si è creata fin da subito un’ottima sinergia, soprattutto per la voglia di migliorare il prodotto grazie ai nostri feedback. Nel 2019 siamo stati l’unico top team a non forare alla Cape Epic, abbiamo trionfato alla Swiss Epic sfruttando l’ottima tenuta delle Scorpion sul bagnato. I due campionati italiani, un bronzo mondiale, un argento europeo, il terzo posto alla Cape Epic e la vittoria alla Swiss Epic sono arrivati anche grazie ai Pirelli Scorpion”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Pozzovivo: tornerò ad essere il ciclista che conoscete

Pozzovivo pronto a tornare con la NTT Pro Cycling

Pozzovivo dopo il terribile incidente della scorsa estate vuole tornare in sella e lo farà con i colori della NTT Pro Cycling

Domenico Pozzovivo

Domenico Pozzovivo

Pozzovivo ha da sempre fatto del carattere e della forza d’animo uno dei suoi punti forti su cui ha costruito una carriera di alto profilo. Questo spirito è la benzina che ha sempre alimentato il suo motore e che, a seguito dell’investimento della scorsa estate, sta, una volta di più, spingendo Domenico a trovare la forza per tornare in gruppo.

Il corridore lucano stava preparando la missione Vuelta a España 2019 quando, durante un allenamento a Laurignano in provincia di Cosenza è stato investito da un’automobile. Sono stati giorni e settimane terribili per il corridore lucano che ha dovuto combattere non solo con un importante obiettivo svanito ma con i terribili postumi dell’incidente: : frattura alla clavicola, alla tibia, all’omero, al perone e all’ulna.

In questi anni il ciclismo (professionale e amatoriale) ha vissuto momenti degni di un bollettino di guerra tra incidenti, ferimenti e purtroppo tante morti. L’accadimento di Pozzovivo ha fatto a molti ricordare la tragica scomparsa di Michele Scarponi e se il corridore lucano è stato “più fortunato” in tanti hanno perso la vita lungo le strade in sella ad una bicicletta.

Ad ogni mondo nella testa di Domenico Pozzovivo c’è solo un obiettivo: tornare a correre. Dopo tanta difficoltà e dopo tante nubi addensatesi sulla sua testa ecco la novità di un accordo con la ex Dimension Data ovvero la NTT Pro Cycling che fa parte del circuito World Tour con due anni di contratto.

Il 2020 di “Pozzo” si apre quindi alla grande con una chance che può consentire al lucano di tornare alle corse canalizzando la rabbia che l’incidente gli ha lasciato dentro.

“Ho passato un periodo di sconforto, di nausea del mestiere – ha spiegato a La Gazzetta dello Sport – Ho trascorso un mese a letto poi 50 giorni in sedia a rotelle ma ho visto ragazzi messi peggio di me e quindi ho dato il giusto peso agli accadimenti. Esperienze come questa ti fanno capire il valore anche delle piccole cose, dell’essere autonomo nell’asciugarsi i capelli o nel tagliarsi la bistecca”.

Una presa di contatto con la fortuna che c’è anche negli episodi sfortunati che ha consentito al lucano di trovare stimoli per tornare, non più giovanissimo, a cimentarsi con le gare: “la mia sfida era tornare a correre e ho trovato un team che mi ha dato questa opportunità. La formazione è composta da giovani di belle speranze e un veterano serviva. So di non poter dare garanzie al 100% ma sento di poter tornare ad essere il Pozzovivo che tutti conoscono. So di potercela fare.

Lorenzo Rota firma con la Vini Zabù KTM

Lorenzo Rota arriva alla Vini Zabù KTM

Lorenzo Rota farà parte dell’organico 2020 della Vini Zabù – KTM dopo quattro anni passati alla Bardiani – Csf.

Lorenzo Rota (fonte comunicato stampa)

Lorenzo Rota (fonte comunicato stampa)

Ci sarà anche il bergamasco Lorenzo Rota nell’organico 2020 della Vini Zabù – KTM che accoglie il 24enne reduce da quattro anni alla Bardiani – Csf.

“Sono molto contento di essere approdato alla Vini Zabù – KTM – afferma il nuovo arrivato – in questa squadra spero di poter mettere a frutto l’esperienza accumulata in quattro anni alla Bardiani – Csf, che ringrazio per avermi dato l’opportunità di mettermi in mostra. Questa sarà una stagione chiave e con un pizzico di fortuna in più sono sicuro che potrò togliermi diverse soddisfazioni e fare il definitivo salto di qualità utile sia a me stesso che al team”.

Nelle ultime stagioni Rota, che vanta due partecipazioni al Giro d’Italia, si è contraddistinto per le sue qualità in salità e per il suo spunto veloce con il 4° posto alla Coppa Agostoni come miglior risultato nel 2019.

Come sta veramente Chris Froome?

Come sta Chris Froome?

Come sta Chris Froome? In molti se lo chiedono dopo il terribile incidente della scorsa estate e le difficoltà a tornare in forma

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Chris Froome (fonte pagina Twitter)

Attorno al nome di Chris Froome stanno girando parecchie voci e speculazioni; , il quattro volte vincitore del Tour de France non ha ancora fissato una data precisa per un ritorno alle corse ma in tanti si interrogano su cosa potrà offrire il 2020 al “kenyano bianco”.

Sono tanti i punti interrogativi attorno al nome del capitano del Team Ineos e alla data del rientro alle corse per la nuova stagione. Un report di BiciSport ha fatto scattare il campanello di allarme attorno alle condizioni del forte ciclista britannico.

Il Team Ineos è impegnato, in questi primi giorni dell’anno, in un training camp alle Isole Canarie e Froome era tra i convocati ma dopo pochi giorni, in accordo con lo staff medico, è tornato a casa in quanto non ancora in grado di sostenere i ritmi imposti dalla squadra:

“ Non sta bene e chissà se si riprenderà” ha scritto la nota rivista.

Al momento le condizioni fisiche di Froome non promettono nulla di buono e lo allontanano dal novero dei favoriti per la vittoria del Tour de France 2020.

In considerazione delle tante voci che stanno circolando, Dave Brailsford ha voluto intervenire per smorzare il fuoco:

“Froome non può essere sottovalutato da nessuno, sta mettendo tutta la sua carica e determinazione per farsi trovare pronto per la Grande Boucle 2020. L’atleta e il team faranno tutto il possibile per essere al top dall’avvio di Nizza”.

Sicuramente il Team Ineos punterà su Richard Carapaz per il Giro 2020 e avrebbe comunque l’opzione Egan Bernal come capitano per la corsa francese. Il colombiano non avrebbe disdegnato il ruolo di capitano per la corsa rosa anche per riscattare l’assenza del 2019. Altra freccia all’arco della formazione britannica in vista del Tour è, naturalmente, Geraint Thomas se Froome dovesse “andare lungo” e essere il capitano per la Vuelta.

Naturalmente bisognerà fare i conti con l’oste, ovvero con Froome che proprio non ne vuole sapere di rinunciare all’assalto della quinta maglia gialla in carriera. L’urlo di sfida è arrivato, come classico di questi tempi, con un post su Instagram in cui il Kenyano bianco ha voluto rispondere a chi lo dava per fuori condizione.

Froome ha dichiarato che Giovedì 9 gennaio sarà nuovamente nel ritiro della Ineos cosa che riaccende le speranze di vederlo protagonista in Francia.

Non sarà certamente in tragitto in discesa, anzi sarà ancora molto dura per Froome ma il post e le parole di Brailsford sono un chiaro segnale di ottimismo nonostante il campione si stia sottoponendo ancora a intenso lavoro di fisioterapia per riprendersi dalle terribile ferite riportate nell’incidente durante la ricognizione al Critérium du Dauphiné dell’estate scorsa.

Anche se non corre da giugno Froome ha ripreso da tempo gli allenamenti pur non postando dati sull’applicazione Strava dove era, invece, molto attivo prima dell’incidente. Froome a maggio compirà 35 anni e non ha mai nascosto che uno degli stimoli massimi per continuare a competere è proprio la voglia di entrare nel “club dei 5 Tour”.

Froome e Ineos non vogliono forzare i tempi ma è chiaro che, per essere competitivo a Luglio, il britannico dovrà cimentarsi in test probanti nelle corse più importanti che precederanno la Grande Boucle 2020.

Qualche voce vorrebbe Froome essere nuovamente al via del Giro 2020 ma questo richiederebbe una condizione fisica che al momento è ancora molto lontana dall’arrivare ma, conoscendo la temperanza di Froome, non ci sentiamo di escludere nessuna ipotesi futura.

Indicazioni precise arriveranno già nel prossimo mese di febbraio quando si disputeranno la Volta ao Algarve e il UAE Tour oppure a marzo quando si disputeranno la Parigi-Nizza, la Volta a Catalunya e la Tirreno-Adriatico, primi test probanti della stagione 2020. Se Froome dovesse prendervi parte sarà evidente che le sue condizioni fisiche sono in crescendo.

Omicidio Pantani, il pusher lo conferma!

Omicidio Pantani, Il pusher: pantani è stato ucciso!

Omicidio Pantani? La tesi sostenuta da mamma Tonina viene supportata dalle parole di Fabio Miradossa: Marco sarebbe stato ucciso

Le iene speciale Pantani

Le iene speciale Pantani

Omicidio Pantani? La vicenda della morte del campione romagnolo non perde di suscitare tumulti nell’anima di chi ha amato il Pirata e di tutti gli amanti del ciclismo. Sono in tanti a sostenere che sul caso non vi sia mai stata chiarezza. Dai servizi televisivi de Le Iene, alle parole di Mamma Tonina sono tante le posizioni che mettono dubbi sulla dinamica della morte per overdose.

In molti sostengono che, in realtà, Marco Pantani è stato ucciso. Da chi? Difficile trovare risposta ma sicuramente i dubbi, ormai, superano le certezze.

Accanto al suo corpo del Pirata, disteso sul pavimento del residence “Le Rose” di Rimini sarebbe trovata una palla di cocaina che lo avrebbe ucciso cosa che in molti sono pronti a smentire.

Se la “storia” della pallina di cocaina sarebbe l’emblema del suicidio volontario del Pirata che avrebbe assunto dosi “da cavallo” della maledetta polvere bianca, le parole di alcuni testimoni oculari smentiscono totalmente questa versione dei fatti.

Sull’ipotesi che Marco sia stato ucciso arrivano le affermazioni di Fabio Miradossa, il pusher napoletano di Marco, che secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, davanti alla Commissione parlamentare antimafia a Roma avrebbe ribadito questa versione.

 “Marco Pantani non è morto per droga, aveva la droga da cinque giorni, non avrebbe atteso tanto tempo, l’avrebbe finita nel giro di poche ore. So che mancano 20 mila euro che Marco mi doveva,  ci sono dei prelievi fatti, io quei soldi però non li ho avuti e non sono stati trovati in camera. L’ho sempre detto al Pm, ‘cercate i soldi’, ma non sono mai stato creduto. Marco non sniffava, fumava crack ma chi ha creato la scena del crimine questo non lo sapeva Io sono stato costretto al patteggiamento dalla procura di Rimini: la verità non la volevano” ha detto il Miradossa.

Secondo quanto riportato da SportFair sulla vicenda è intervenuto, ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, Antonio De Renzis, legale della famiglia di Marco Pantani che ha dichiarato: “

In un Paese normale mi aspetto che la Procura lo chiami e gli chieda spiegazioni ma questo non accade ed è un problema per i Pantani e per tutti noi. Le Iene stanno lavorando con grande tenacia a questo caso per trovare qualche elemento dirompente. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani sono convinti che la vicenda Pantani non sia andata come dicono. Ci vuole un’indagine perché un ragazzo di 34 anni è stato picchiato, ammazzato e la scena è stata alterata. Sono convinto che Miradossa sappia perfettamente che Pantani è stato ucciso. A Rimini tutti dicono che Pantani è stato ammazzato, lo dicono perché Rimini è un ambiente molto piccolo e si sanno le debolezze e le virtù di tutti”