Le “panterine” del VO2 Team Pink sono pronte a sfrecciare all’autodromo di Imola

le “panterine”  sono pronte a sfrecciare all’autodromo di Imola

Le “panterine” del VO2 Team Pink sono pronte a sfrecciare all’autodromo di Imola: domani  la cronometro individuale , sabato la prova in linea 

Nella foto, la Junior Emma Redaelli (VO2 Team Pink)

Nella foto, la Junior Emma Redaelli (VO2 Team Pink)

Una cornice di gara suggestiva e innovativa che stimola ancor di più a dare il massimo. Le “panterine” Juniores del VO2 Team Pink sono pronte a sfrecciare all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, che nel week end ospiterà le gare ciclistiche inserite nella rassegna “Warm Up Ciclismo 2020” che prevede varie corse di diverse discipline concentrate nell’arco di due settimane in Emilia Romagna.

Domani (venerdì) il sodalizio piacentino “cento per cento rosa” parteciperà alla cronometro individuale di 9 chilometri e 800 metri schierando sette atlete al via: per la torinese Eleonora Camilla Gasparrini (seconda di categoria e nona assoluta sabato scorso a Roveredo di Guà), per l’ossolana Francesca Barale e per la parmense Giulia Affaticati, si tratta del secondo appuntamento stagionale. Debutto, invece, per la milanese Aurora Mantovani, per la bresciana Silvia Bortolotti e per le brianzole Cristina Tonetti ed Emma Redaelli. La folta “pattuglia” diventerà ancora più numerosa sabato per la prova in linea (sul circuito di 4 chilometri e 900 metri) dove si aggiungeranno anche la cuneese Camilla Barbero e la reggiana Isabelle Fantini.

Barbara Malcotti: “Bergamo è la mia seconda cittá”

Barbara Malcotti: “alla Valcar – Travel & Service mi sento a casa”

Barbara Malcotti, trentina classe 2000 è pronta ad una nuova stagione con i colori della Valcar – Travel & Service per riscattarsi dopo un anno deludente

Barbara Malcotti

Barbara Malcotti

Dopo un 2019 sfortunato con la rottura del bacino che le ha compromesso l’intera stagione e un 2020 mai del tutto incominciato a causa del coronavirus, Barbara Malcotti avrebbe tutte le ragioni per essere triste o abbattersi. Ma invece non è così. Classe 2000, trentina di Storo, Barbara si è iscritta alla Facoltà di Psicologia di Bergamo lo scorso anno proprio per coniugare al meglio l’attività scolastica con quella sportiva. Un gesto che fa capire la serietà e la professionalità di un’atleta caparbia che non si arrende di fronte a nulla.

“Per poco non rimanevo bloccata a Bergamo durante l’emergenza coronavirus” raccontata Barbara “avevo scelto di tornare a Storo per stare vicino alla mia famiglia. Il giorno in cui hanno chiuso tutto ero a Bottanuco (BG). Sono partita poco prima della mezzanotte e sono arrivata a casa alle due di notte, ma con il cuore sono sempre rimasta a Bergamo. Qui ho tante amicizie nate durante l’università”.

Momenti drammatici, direi. Come li hai vissuti?

“Ogni giorno mi sentivo con i miei amici dell’Università, volevo rimanere aggiornata. L’ho vissuta da cittadina bergamasca, ero preoccupata per quanto stava accadendo. E poi ho pensato di aver contratto anche io il virus”.

Cioè?

“Quando sono tornata dalla Spagna a inizio stagione, non mi sono sentita bene. Mi sentivo stanchissima, avevo dolori ai muscoli, sono stata a letto per diverso tempo con mal di gola. In realtà non era Covid da quanto poi è risultato dai test”.

Quanto è durato quel periodo di malattia?

“Tre settimane. Poi da un giorno all’altro sono stata bene. Ho iniziato a fare rulli un’oretta al giorno e ho lavorato tanto a corpo libero. I Meetup su Zwift erano l’unico modo per stare a contatto con le mie compagne di squadra. Poi ho incominciato a uscire in bici. Uscite tranquille perché non sapendo quando sarebbero ricominciate le corse, era inutile caricare ed entrare in forma subito. Ora è ben diverso. Le date ci sono e si può programmare la stagione”.

Hai idea delle gare che farai?

“Sì. L’obiettivo è farsi trovare pronti al Giro Rosa. Non ho mai fatto questa gara e ci terrei tanto ad essere presente magari provando a fare bene nella classifica giovani. Per questo abbiamo pensato con il d.s. Davide Arzeni ad un inizio tranquillo con gare open piuttosto impegnative che mi piacciono molto come quelle di Tarzo, Sarcedo e Seren del Grappa”.

Come ti immagini questa stagione? Tu arrivi da un infortunio serio, la rottura del bacino ti ha fatto perdere tutto il 2019.

“Ritrovare il passo delle altre sarà la cosa più difficile. So che farò tanta fatica, ma ce la metterò tutta. Forse lo stop forzato per il lockdown potrebbe avermi aiutato in questo senso, perché anche le altre sono rimaste ferme, ma è tutto da vedere. Di giorno in giorno valuteremo insieme a Davide”.

Sei andata in ritiro a Livigno con le tue compagne di squadra?

“Con grandissimo rammarico, no. Avrei voluto tanto ritornare a pedalare insieme alle mie compagne, questa è la mia seconda famiglia, ma sempre con Davide abbiamo valutato che era meglio fare diversamente proprio per la mia preparazione fisica”.

Come ti sembra il calendario?

“Tutto quello che si farà è oro. È un calendario fattibile per noi donne, forse quello degli uomini è un po’ azzardato. Per noi tutto quello che viene è di guadagnato”.

Hai una gara che ti affascina?

“Mi piace l’idea di correre il Giro delle Marche in Rosa e le gare open che ti ho detto prima. In queste corse vorrei fare bene”.

E per quanto riguarda il World Tour?

“Per le mie caratteristiche da scalatrice sogno un giorno di fare bene alla Freccia Vallone. La sola idea di immaginarmi con tutta quella gente sul muro di Huy mi fa venire i brividi”.

Giant TCX Advanced Pro, la bicicletta da ciclocross definitiva

Giant TCX Advanced Pro, la bicicletta da ciclocross definitiva

Un curriculum da campione del mondo: ecco la nuova Giant TCX Advanced Pro, la bicicletta da ciclocross definitiva

 

Con innumerevoli vittorie a livello professionistico, campionati del mondo e titoli nazionali alle spalle, la gamma TCX di Giant è da anni un pilastro fondante delle competizioni di ciclocross di ogni livello. Dalle più prestigiose gare di Coppa del Mondo alle manifestazioni sportive locali, i modelli TCX sono stati i pionieri dell’innovazione in questa disciplina sin dal 2003: e oggi, per la prima volta dopo il 2015, viene presentata una nuova gamma TCX Advanced Pro totalmente rinnovata, pronta a riscrivere ancora una volta la storia di questo sport.

Realizzata con la fibra in composito Advanced-Grade, la nuova Giant TCX Advanced Pro vanta un peso significativamente più leggero rispetto al modello precedente, pur conservando la sua classica rigidità di altissimo livello. Il telaio e la forcella sono stati riprogettati, e insieme arrivano a far risparmiare fino a 260 grammi: il telaio è 200g più leggero e la forcella, anch’essa realizzata in materiale composito, permette di eliminare ulteriori 60 grammi dal peso complessivo, pur mantenendo la stessa rigidità laterale e di torsione della generazione passata.

Tutto ciò, unito ai progressi ingegneristici come i foderi orizzontali asimmetrici progettati per un trasferimento ottimale della potenza, rendono la TCX più agile e reattiva su, fango, sabbia, asfalto e tratti sterrati – condizioni tipiche delle gare di ciclocross e di altre discipline simili, in cui si pedala su terreni misti. La bici è più veloce in salita, più agevole in fase di accelerazione e ancora più reattiva negli sprint.

 

Giant TCX Advanced Pro 1

Giant TCX Advanced Pro 1

Giant TCX Advanced Pro 2

Giant TCX Advanced Pro 2

 

Oltre alle maggiori agilità e accelerazione, la nuova TCX Advanced Pro permette una guida più fluida e stabile. L’attacco del reggisella è stato riposizionato in posizione più arretrata ed è stato migliorato il sistema D-Fuse, che assorbe ancora di più urti e vibrazioni. La grande versatilità di questa bici la rende il mezzo ideale per adattarsi a ogni stile di guida e ogni genere di terreno. Inoltre, la maggior parte dei modelli TCX Advanced Pro viene equipaggiata con un nuovo reggisella in carbonio D-Fuse SLR, che è del 20% più rigido dell’attuale D-Fuse SL. In aggiunta, è ora possibile adattare ancor di più il setup della bici alle proprie esigenze montando un reggisella telescopico.

Tra le altre novità della TCX Advanced Pro spiccano le nuove e leggerissime ruote Giant e gli pneumatici tubeless, montati di serie sulle bici. Questa soluzione tecnica permette di godere di tutti i vantaggi degli pneumatici tubeless (fino a 45 mm), tra cui una migliore aderenza, una guida più fluida ed efficiente, e la possibilità di gonfiarli a pressioni più basse riducendo il rischio di forature. La bici permette anche l’integrazione di freni a disco con pinze freno con attacchi flat mount e perni passanti anteriori e posteriori da 12mm, che migliorano ancor di più la rigidità e il controllo nella sterzata.

Nel 2013, Lars van der Haar entrò la storia quando divenne il primo atleta a vincere la Coppa del Mondo a Valkenburg, nei Paesi Bassi, utilizzando un prototipo della TCX Advanced Pro con freno a disco.
Foto Cor Vos

 

La nuova TCX Advanced Pro è il risultato di quasi vent’anni di lavoro e miglioramenti. Nel corso degli anni, il team di ingegneri Giant ha lavorato a stretto contatto con riders professionisti del calibro di Lars Boom, campione del mondo nel 2008, Lars van der Haar, nove volte vincitore della Coppa del Mondo, e Joris Nieuwenhuis, vincitore del campionato mondiale Under-23 nel 2016. Ciascuno di questi atleti ha raggiunto i migliori risultati in carriera in sella alle proprie TCX, sfruttando i vantaggi sul campo che queste bici garantiscono rispetto alle concorrenti.

In tempi più recenti, Giant ha collaborato con nuove generazioni di ciclisti, come il due volte campione nazionale canadese Michael van den Ham, migliorando costantemente i propri risultati.

Che partecipiate a delle gare nel fine settimana o che vogliate percorrere tracciati vicino a casa in solitaria, la nuova TCX Advanced Pro vi darà la velocità, il controllo e l’efficienza ideali per conquistare ogni tipologia di terreno.

La nuova TCX Advanced Pro sarà presto disponibile.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Gianni Bugno vince il Giro delle Fiandre 1994 per un centimetro

Gianni Bugno: il Giro delle Fiandre 1994

Gianni Bugno vince il Giro delle Fiandre 1994 per un centimetro davanti a Museeuw dopo aver esultato troppo frettolosamente

Gianni Bugno Giro delle Fiandre 1994

Gianni Bugno Giro delle Fiandre 1994

Il 3 aprile 1994 è Pasqua. Inevitabile dopo un succulento ed eccessivo pranzo mettersi sul divano per vedere, narrato dalla carismatica voce di Adriano De Zan, le battute finali del Giro delle Fiandre.

Il due volte campione de Mondo Gianni Bugno non è uno dei favoriti, tutt’altro. La sua stagione ’93 è stata un autentico susseguirsi di delusioni e in molti danno per finito il monzese di Svizzera. Oltretutto al via del Fiandre ci sono autentici califfi del pavè. Ma Gianni è così quando lo aspetti non c’è e quando non te lo aspetti lui arriva.

Negli ultimi anni la corsa si è sempre decisa, o quasi, “Muro di Grammont“, una rampa secca e terribile che porta a una cappelletta di fronte alla cittadina di Geraardsbergen o, in alternativa, sul Bosberg.

La corsa è di per sé priva di troppe azioni, prima del Grammont allunga un bel gruppetto con, tra gli altri, Sergeant, Van Hooydonck, Museeuw, Tchmil ed i nostri Bontempi, Ballerini e Bugno. Ci prova prima Bontempi e poi Tchmil senza successo, poi è la volta di Capiot che si porta dietro Ballerini, Museeuw, Tchmil e poi Bugno: il gruppo è tutto sgretolato.

Sul Muur Capiot cede e così davanti restano in quattro. Ballerini, che allo sprint non ha chance, prova ad allungare senza risultato. Nemmeno il Bosberg fa la differenza: saranno quindi in quattro a giocarsi la vittoria, questa volta allo sprint.

Si arriva negli ultimi chilometri, è ancora Ballerini che prova l’allungo per sorprendere i compagni d’avventura ma Museeuw prima e Tchmil poi riescono a chiudere il buco: siamo nell’ultimo chilometro.

Il rettilineo d’arrivo è in leggera salita, quando mancano solo 250 metri è Gianni Bugno, già dato da molti per finito, a piantare uno scatto micidiale staccandosi di dosso il favorito (e padrone di casa) Johan Museeuw.

Gianni ha abituato i propri tifosi al brivido e, pensando di aver già vinto, smette clamorosamente di pedalare. Museeuw stantuffa sui pedali come una vecchia locomotiva, ai meno 100 metri si avvicina, ai meno cinquanta i due sono separati da una ruota. A 10 metri dal traguardo Bugno alza le mani al cielo in segno di vittoria proprio Museeuw lo riprende, lo affianca e con un disperato colpo di reni prova a mettere la testa avanti proprio sulla riga del traguardo che viene tagliato dai due atleti letteralmente appaiati.

I più attenti notano il viso di Gianni passare dalla gioia alla disperazione, non si capisce più nulla: la tv prova a far chiarezza mandando in ripetizione le immagini del fotofinish. Ci vogliono più di dieci minuti ai giudici per dirimere la questione: dopo 268 chilometri di corsa il vincitore del Fiandre 1994 è Gianni Bugno, per un solo centimetro di asfalto.

 

 

 

 

Silvia Persico: “Ho avuto il Covid-19: ora sto bene”

Silvia Persico: “Ho avuto il Covid-19, voglio ripartire”

Silvia Persico, atleta bergamasca in maglia Valcar – Travel & Service sin da quando aveva 12 anni, racconta la sua esperienza con il Covid19

 

Silvia Persico

Silvia Persico

La convivenza con il coronavirus è stata ed è difficile per tutti, ma se sei nativa della Valle Seriana in provincia di Bergamo e corri da quando avevi 12 anni in una squadra bergamasca con sponsor bergamaschi come la Valcar – Travel & Service, le cose assumono un significato ancora più profondo.
Se aggiungi poi che sei stata malata di Covid-19 seppur con una forma non grave, ecco che le parole di Silvia Persico, atleta classe 1997 e autentica “bandiera” della Valcar – Travel & Service, diventano ancora più significative.

Sono stata 23 giorni a letto per colpa del Covid-19 con dolori fortissimi ai reni e ho perso gusto e olfatto” racconta Silvia, originaria di Cene e ora residente a Borgonato sul lago d’Iseo “in quei giorni non ho nemmeno toccato la bici, non facevo altro che dormire e mangiare, dormire e mangiare, dormire e mangiare. Poi mi sono ripresa lentamente, ho pian piano ho incominciato con i rulli e sono guarita”.

Un’esperienza personale difficile che di certo avrà lasciato dei segni del tuo stato d’animo…

“Gestire le giornate durante il lockdown é stato difficile. Vedere la mia Bergamo soffrire così è stata dura. I social e i Tg non aiutavano a stare tranquilli. Quando ho visto i video con i mezzi militari che trasportavano le salme dei miei concittadini, è stata dura, perché mi sento molto legata alla mia terra. Ma ora tutti quei momenti – speriamo – sono alle spalle e non vedo l’ora di ripartire”.

Quando ripartirai?

“Andrò in Spagna dal 23 luglio, ma non so ancora in quale delle tre gare che faremo parteciperò. Di certo sarò al via delle Strade Bianche l’1 agosto a Siena”.

E come ti senti adesso?

“Sono un po’ affaticata perché questi sono i giorni del rientro dopo i lavori fatti in altura. Spero di vedere i frutti di questo lavoro più avanti quando riprenderanno le gare”.

Ti sei posta degli obiettivi personali al di là del fare bene alle gare a cui ci tieni?

“Senza dubbio vorrei migliorare la mia tenuta in salita”.

Silvia, ma se tu dovessi dire di te stessa un pregio e un difetto ciclistico, quale mi diresti?

“Penso poco a me stessa e sono un po’ ‘troppo buona’: questo a volte può essere un difetto, non farebbe male essere un po’ più egoista in qualche circostanza. Ma alla fine sono fatta così: non c’è niente di più bello che lavorare duramente per le mie compagne e gioire per i risultati che conquistiamo come squadra. A livello tecnico invece me la cavo bene nel guidare la bici su percorsi difficili”.

Intendi dire in gare sul pavè?

“Anche. Mi piace tantissimo affrontare le gare del Belgio proprio perché ci sono lunghi tratti in pavé dove la tecnica conta moltissimo. E poi quest’anno pensare di correre la prima Parigi – Roubaix della storia del ciclismo femminile è un sogno”.

Quella gara è un’autentica ‘chicca’ del calendario 2020. A proposito, che ne pensi del lavoro fatto dall’UCI per imbastire questo calendario?

“Pensavo molto peggio, perché credevo saltassero molte più corse. E invece il calendario è ottimo sia per noi, sia per i nostri sponsor. È stato fatto un ottimo lavoro da tutti”.

Silvia, per te la maglia Valcar – Travel & Service è una sorta di ‘seconda pelle’: sei arrivata qui a 12 anni, ora sei una donna. Cosa significa correre per questo team?

“È un ambiente a cui sono legata moltissimo, non solo con le mie compagne di squadra, con Valentino Villa e Davide Arzeni, ma anche ad ogni singolo accompagnatore”.

A proposito, come vedi il gruppo di quest’anno?

“Siamo una squadra molto unita, forse ci manca una ragazza di esperienza che in certi momenti ci dica ‘Stop’. Dopotutto siamo una squadra molto giovane. Ma questo ci aiuterà a maturare noi stesse ancora di più. Il gruppo di quest’anno è ottimo, mi trovo bene con le nuove compagne di squadra: pian piano ci amalgameremo sempre di più secondo il nostro stile”.

Che sarebbe?

“Aiutarci l’un l’altra, dare il meglio di noi stesse in allenamento e in gara, rispettare le avversarie soprattutto quelle più ‘anziane’. In gruppo devi chiedere ‘Scusa’ anche quando hai ragione. Il rispetto è fondamentale”.

 

Un’ultima domanda. Tanti anni con la stessa maglia, magari a volte potrebbero calare gli stimoli… Hai mai pensato di cambiare casacca per cercare nuove motivazioni?

“Ho già firmato il contratto per il 2021 con la Valcar – Travel & Service”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Il Lombardia 2020: da Bergamo a Como a Ferragosto

Il Lombardia 2020: un Ferragosto di ciclismo

Il Lombardia 2020: da Bergamo a Como un Ferragosto nel segno del grande ciclismo. UBI Banca è il nuovo presenting sponsor

È stata presentata presso la sede di UBI Banca, che ne sarà anche lo sponsor principale, la 114^ edizione de Il Lombardia. La corsa organizzata da RCS Sport/La Gazzetta dello Sport è in programma il 15 agosto. Il percorso ricalca nella sua interezza quello della passata edizione, vinta dall’olandese Bauke Mollema e dedicata al ricordo del campione bergamasco Felice Gimondi.

 Urbano Cairo, Presidente di RCS Mediagroup e Victor Massiah, Consigliere Delegato di UBI Banca

Urbano Cairo, Presidente di RCS Mediagroup e Victor Massiah, Consigliere Delegato di UBI Banca

DICHIARAZIONI
Urbano Cairo, Presidente di RCS Mediagroup ha dichiarato: “Essere oggi qui a Bergamo, dove Il Lombardia prenderà il via il 15 agosto, è un segnale importante. Vorremmo riportare un po’ di normalità quotidiana sia nella vita di tutti i giorni che in uno sport come il ciclismo che vive sulle strade e tra la gente. Lo faremo sempre in sicurezza e insieme ai nostri partner. Questo nuovo accordo con un’azienda importante come UBI Banca dimostra una volta di più l’appeal e la notorietà internazionale del Lombardia e delle nostre corse e la voglia di ripartenza di tutti”.

“Presenza nei territori di cui siamo parte integrante e condivisione di un valore fondamentale come la sana competizione: sono le ragioni del nostro sostegno a una delle manifestazioni ciclistiche più rilevanti in Italia – afferma Victor Massiah, Consigliere Delegato di UBI Banca. UBI Banca è un partner storico delle comunità attraversate dal Lombardia, luoghi in cui risiedono famiglie e imprese che serviamo da decenni e che possono contare sulla fiducia che la Banca ha saputo conquistare affiancandone i progetti di crescita e sviluppo sociale. La Corsa partendo da Bergamo e arrivando a Como, percorre alcune tra le comunità maggiormente colpite dall’emergenza seguita al Covid-19. Quest’anno vediamo nell’iniziativa anche un segnale di resilienza e di ripresa per aree del Paese che stanno affrontando un momento particolarmente difficile”. 

Il Direttore dell’Area Ciclismo di RCS Sport, Mauro Vegni ha detto: “Sarà un Lombardia particolare nel giorno di Ferragosto. Credo che possa diventare, in questo anno particolare, una buona opportunità per noi, per i territori che ci ospitano e per tutti gli appassionati. Dopo questo periodo così difficile siamo convinti che riportare le corse sulle strade sia la cosa più importante. Abbiamo deciso di tenere invariato il percorso. Partire da Bergamo e chiudere a Como sta diventando una bella tradizione che piace a tutti. Avremo al via grandi atleti di livello internazionale e sono fiducioso che questa edizione de Il Lombardia sarà un momento di rilancio per il ciclismo e non solo”.

Per il Comune di Bergamo, il Sindaco Giorgio Gori e l’Assessore allo Sport e Politiche giovanili Loredana Poli “Anche nell’assurdo 2020 il Lombardia torna sulle strade della città di Bergamo: una partenza che ha molto di simbolico, dopo le note vicende legate all’emergenza Covid19 che ha coinvolto la nostra città. In un’inusuale collocazione estiva, la grande classica monumento del Lombardia – che quindi quest’anno perde eccezionalmente le sue “foglie morte” – cade solo una settimana dopo la Milano-Sanremo e scambia il suo posto in calendario con il Giro d’Italia, in questa stagione ciclistica stravolta dal coronavirus. Dal 2012 la nostra città è luogo di partenza o arrivo della corsa, dal 2014 con Como, su un percorso che piace molto agli appassionati e che rende la corsa estremamente affascinante, con il doppio passaggio a Bergamo, le salite del Colle Gallo, della Madonna del Ghisallo, del Muro di Sormano. La ripartenza di Bergamo passa anche dal Lombardia: la nostra città e il nostro territorio si lasciano alle spalle le dolorose vicende della scorsa primavera e si rilanciano al mondo per quelli che sono, luoghi d’arte, di cultura, di fascino e di grande sport, ancora più belli e forti di prima. Buon Lombardia a tutti”.

L’Assessore allo Sport del Comune di Como, Marco Galli ha detto: “A nome mio e di tutta l’Amministrazione comunale esprimo la più grande soddisfazione nel proporre lo Sport come momento di rilancio della nostra città. L’arrivo del Giro di Lombardia di sabato 15 Agosto costituisce per Como e per l’intera Provincia un’opportunità di Spot ineguagliabile. La 114^ edizione torna così con il suo epilogo nella comasca Piazza Cavour, a quasi un anno di distanza dall’ultima volta ed è preannunciata una startlist di grande livello tecnico. Sarà una delle prime gare dopo la lunga sosta per la pandemia e quindi una vera e propria iniezione di fiducia per chi ama lo sport ed in particolare le due ruote. Il tracciato, con le sue salite più ardue e spettacolari del ciclismo europeo, si presenterà come sempre durissimo, soprattutto se si tiene conto che verrà affrontato in un giorno di norma particolarmente caldo. Sono certo della  risposta del pubblico degli appassionati nonché dell’arrivo di numerosi turisti i quali troveranno  nella nostra città un’accoglienza di prim’ordine, incomparabili paesaggi e molteplici attrazioni storico-artistiche. Il Lombardia rappresenta un occasione di Sport e tempo libero che sapremo affrontare con passione e professionalità confermando nuovamente il territorio Lariano come grande protagonista del ciclismo Internazionale”.


IL PERCORSO
Partenza da Bergamo in direzione sud attraversando nei primi 40 km la pianura bergamasca per risalire la val Cavallina fino a Casazza dove si affronta la prima salita della corsa il Colle Gallo. Colle seguito da una discesa veloce fino a rientrare dalla val Seriana su Bergamo. Ci si immette quindi nuovamente in strade di pianura che conducono in Brianza. Passaggio breve per Colle Brianza e discesa su Pescate per puntare su Valmadrera e poi in direzione Oggiono e, infine, attraverso Pusiano, Asso e la discesa su Onno portarsi a Bellagio dove inizia la salita del Ghisallo. Salita con pendenze fino al 14% su strada ampia con diversi tornanti. La discesa, molto veloce, si svolge per lunghi rettilinei e si interrompe a Maglio dove immediatamente dopo la svolta a destra inizia la salita della Colma di Sormano. Alcuni km di media pendenza e quindi poche centinaia di metri dopo Sormano si imbocca a sinistra il Muro di Sormano (2 km al 15%) su strada stretta, molto ripida, in parte all’interno di un boschetto, con tornanti strettissimi e con pendenze che attorno ai 1000 m di percorrenza superano il 25% fino a sfiorare il 30%. Superata la Colma segue la discesa su Nesso dove si riprende la strada costiera per raggiungere Como. Si affronta la dura salita verso Civiglio (614 m) con pendenze praticamente sempre attorno al 10% per ridiscendere e riattraversando Como superare l’ultima salita di San Fermo della Battaglia (m 397). Sono presenti due rifornimenti fissi: il primo al km 94-97 e il secondo al km 151-154.

Ultimi km
Ultimi 10 km che iniziano dentro l’abitato di Como, si seguono larghi vialoni fino al sottopasso ferroviario dove inizia la salita finale di San Fermo della Battaglia. La pendenza è attorno al 7% (max 10%). Si superano diversi tornanti fino allo scollinamento che avviene attorno ai 5 km dall’arrivo. La discesa su strada larga termina all’ultimo chilometro.

Bauke Mollema vince a Como l'edizione 2019 de Il Lombardia

Bauke Mollema vince a Como l’edizione 2019 de Il Lombardia

FONTE COMUNICATO STAMPA

Koichi Nakano il fenomeno della pista

Koichi Nakano campione iridato e di Keirin

Koichi Nakano, pistard, un vero mito in Giappone per le sue performance nel Keirin diventato pluricampione mondiale in pista

Koichi Nakano (fonte capovelo.com)

Koichi Nakano (fonte capovelo.com)

Koichi Nakano (中野 浩)è stato uno dei più forti pistard della storia del ciclismo mondiale oltre ad essere l’atleta di riferimento del keirin, sport di primissimo piano nel suo paese di origine.

Nato a Kurume, Fukuoka, nel 1955, Koichi è figlio di due atleti di Keirin disciplina che, in un Giappone segnato dalla guerra e dalle bombe atomiche diventa un ingranaggio per la ripresa economica. Il piccolo Nakano segue le orme dei genitori nonostante una innata capacità nell’atletica leggera. Messo su di una bicicletta viene avviato al mestiere di famiglia.

Come detto il Keirin è una disciplina che in quegli anni vive un autentico boom tra ingaggi e scommesse che muovono cifre da capogiro. Koichi Nakano diventa uno dei principali “tenori” dello sport e una pioggia di soldi cade letteralmente nelle sue tasche.

Stiamo parlando del Keirin reale, non di quello che vediamo alle Olimpiadi, corse ad un ritmo spaziale che appassionano il popolo giapponese che accorre in quantità ad ogni singola prova scommettendo fiumi di yen.

La dura legge del Keirin è una scuola pazzesca per Koichi Nakano che si abitua presto alle lotte continue e al ritmo indiavolato delle corse nipponiche.

Occhiali dalle lenti spesse e abbastanza tarchiato non lo penseresti un fenomeno eppure Koichi è un fascio di muscoli, esplosivo come un missile e abile nel trovare sempre la corsia migliore grazie a sagacia, astuzia e tanta, tanta tecnica.

Il giapponese conquista il quarto posto ai Mondiali di Monteroni nel 1976 vinti da John-Michael Nicholson su Giordano Turrini. Nakano fa fuori l’azzurro Cardi nei quarti di finale ma nella semifinale viene battuto da Nicholson e perde anche il terzo posto, beffato dal Yoshikazo Sugata che lo batte nella finalina per la medaglia di bronzo.

Proprio la delusione di quella prova è lo sprone che lo porterà a diventare un’autentica leggenda del ciclismo su pista. I soldi accumulati col keirin sono tanti e il suo obiettivo diventa la conquista della maglia iridata.

Koichi diventa un fenomeno mondiale conquista l’oro mondiale velocità a San Cristobal ’77, a Monaco ’78, Amsterdam ’79, a Besancon ’80, a Brno ’81, a Leicester ’82, a Zurigo ’83, a Barcellona’84 Dazzan, a Bassano ’85 e a Colorado Springs ’86. La sua striscia si interrompe nel 1987, solo perché non è al via passando il testimone a Tawara.

La scelta di tenere alto i colori del Giappone ai mondiali gli costano ingenti perdite di ingaggi nelle corse nipponiche e così la federazione del sol levante gli rifonde le somme non incassate.

Gli appassionati italiani ricorderanno a lungo il Mondiale 1981 quando durante la semifinale Guido Bontempi, già campione italiano di keirin, decide di sfiorare Nakano che rimane appeso alla curva mentre Giudone scivola lungo la pendenza con una clavicola rotta.

Essendo un professionista, il giapponese non può prendere parte ai Giochi Olimpici Nakano deve “accontentarsi” delle prove di Keirin nazionali (in quelle mondiali non riesce, clamorosamente, mai ad eccellere) e sarà al via delle prove a cinque cerchi in sella al “derny” alle Olimpiadi di Sydney 2000 vinte dal francese Florian Rousseau.

Una carriera straordinaria quella di Koichi Nakano che ai successi iridati, come detto, affianca i maxi ingaggi in terra nipponica che gli consentono uno stile di vita che in pochi possono permettersi. Nakano guadagna più degli assi del baseball o dei campioni di golf.

Koichi Nakano nei videogames!

King Keirin (  ) è un gioco di simulazione di corse ciclistiche, che consente al giocatore di controllare la vita quotidiana di un atleta professionista in bicicletta, supervisionato da Nakano creato Coconuts Japan Entertainment da e rilasciato da Super Nintendo Entertainment System nel 1994.

 

 

 

Annemiek van Vleuten: Ero preoccupata per la Manuela Fundación

Annemiek van Vleuten si prepara a questa anomala stagione

 Annemiek van Vleuten si racconta tra la preoccupazione per il cambio organizzativo nel team e le speranze di bissare la vittoria mondiale dello scorso anno

Annemiek van Vleuten (fonte pagina twitter)

Annemiek van Vleuten (fonte pagina twitter)

Annemiek van Vleuten è pronta ad affrontare la stagione 2020 dopo le vicissitudini legate alla pandemia di Coronavirus e alla mancata acquisizione della sua formazione dal parte della Manuela Fundación. Pur non avendo prolungato il contratto con la Mitchelton-Scott la campionessa del Mondo è pronta ad affrontare al meglio questa anomala annata.

 

“Gerry Ryan è una vera leggenda e siamo felici ci sia ancora lui come proprietario del team, è stato un periodo frenetico e confuso ma ora potremmo ancora contare su di lui. È il fondatore della squadra e molto importante per la cultura e la mentalità della squadra. La nostra cultura di squadra è importante e io mi sento davvero a casa. Ero un po’ preoccupata per il paventato arrivo di Manuela Fundación ” ha spiegato la van Vleuten.

Il team Mitchelton-Scott aveva annunciato il mese scorso che l’organizzazione non profit di Francisco Huertas , Manuela Fundación,  avrebbe ricoperto il ruolo di main sponsor del team salvo poi chiudere la negoziazione con un nulla di fatto con GreenEdge pronto  a supportare il team nel 2021.

Van Vleuten è entrata a far parte del team Orica-AIS, ora Mitchelton-Scott, nel 2016 e con questi colori ha vinto il Giro Rosa 2018 e 2019 oltre al titolo mondiale su strada in Yorkshire l’anno scorso e due titoli mondiali a cronometro.

Ora il contratto della 37enne è in scadenza e non è stato ancora rinnovato infatti sta trattando per una sistemazione per il 2021 con più interlocutori: “Al momento, sto parlando con la mia squadra attuale e altre squadre”, ha detto Van Vleuten. “Al momento, non sono sicuro di dove sarò l’anno prossimo, ma sono sicuro che starò bene.”

Van Vleuten ha detto che non ha intenzione di ritirarsi presto e che la sua forma fisica sta ancora migliorando ed è pronta a partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 2021 senza porre limiti alla durata della sua carriera:

“smettere sarebbe un vero incubo per me, amo troppo il ciclismo, questo stile di vita, l’allenamento, essere in sella alla mia bicicletta e davanti a me vedo ancora molte sfide. Voglio continuare perché non sono ancora in parabola discendente. Smetterò quando mi accorgerò che non miglioro più ma per ora vedo ancora tutto positivo. Mi sento bene con me stessa e con il team e non c’è ragione per smettere col ciclismo –  ha spiegato a cyclingnews.com  – Molte persone pensano che dopo i 25 anni inizia la parabola discendente ma non è così e l’ho dimostrato, forse perché ho iniziato a correre un po’ tardi rispetto al normale ma sento di aver ancora sete di vittoria”.

L’UCI ha annunciato il calendario rivisto del WorldTour femminile  e la Van Vleuten ha dichiarato che, con le norme sanitarie previste dal team si sente assolutamente sicura.

“Il team fatto un ottimo lavoro preparando i protocolli per garantire la sicurezza delle cicliste come previsto dalle normative dell’UCI. Abbiamo ancora bisogno per essere cauti ma sono molto fiduciosa che sarà sicuro correre” ha spiegato la ciclista che punta alla conferma del titolo di campionessa mondiale.

“L’anno scorso sono diventata campionessa del mondo su di un percorso non adatto alle mie caratteristiche ed ora non vedo l’ora dell’appuntamento elvetico perché lo vedo molto funzionale alle mie caratteristiche. Il Mondiale sarà il mio obiettivo principale e sono felice si sia riuscito a mantenerlo in calendario”.

 

“Vorrei correre anche al Giro Rosa per aiutare il mio team, le corse a tappe sono l’alimento perfetto per accrescere il feeling di squadra. Non vedo l’ora di essere al via quella gara, ho le dita incrociate sul fatto che venga organizzato. Il mio obiettivo è essere in generale solo ad un livello elevato. Da lì, sono fiducioso di poter correre ogni gara e su tutti i percorsi”.

 

Programma 2020 di Annemiek van Vleuten

23 luglio: Emakumeen Nafarroako Klasikoa
24 luglio: Clasica Femenina Navarra
26 luglio: Durango-Durango Emakumeen Saria
1 agosto: Strade Bianche
29 agosto: La Course di Le Tour de France
1-6 settembre: Boels Ladies Tour
11-19 settembre: Giro d’Italia Internazionale Femminile
21 settembre: cronometro mondiale, Aigle-Martigny
26 settembre: corsa su strada dei campionati mondiali, Aigle-Martigny
30 settembre: La Flèche Wallonne Féminine
4 ottobre: Liegi-Bastogne-Liegi Femmes
10 ottobre: Amstel Gold Race Ladies Edition
18 ottobre: tour delle Fiandre
25 ottobre: Paris-Roubaix Femmes
6-8 novembre: Ceratizit Madrid Challenge di La Vuelta

Tour of the Alps: percorso confermato nel 2021

Tour of the Alps riparte di slancio: percorso confermato nel 2021

Tour of the Alps: tutte le sedi di tappa previste per l’edizione 2020, annullata a causa del Coronavirus, hanno risposto presenti: gran finale a Riva del Garda

Testo alternativo

Il Tour of the Alps riparte da dove si era fermato. Dopo la rinuncia all’edizione 2020 a causa della complessa situazione generata dall’emergenza epidemica, la società organizzatrice dell’evento, il GS Alto Garda, e gli enti territoriali – Tirol WerbungIDM Alto Adige e Trentino Marketing – si sono messi subito al lavoro in vista della prossima stagione.
Quella del 2021 sarà un’edizione del Tour of the Alps all’insegna della continuità: confermato il percorso che gli atleti avrebbero dovuto affrontare nel 2020, dopo che la proposta del ‘board’ dell’evento ciclistico euro-regionale di mantenere inalterato il tracciato ha incontrato l’entusiasmo e la piena disponibilità di tutte le sedi di tappa. I territori coinvolti hanno dimostrato di credere pienamente nel progetto transnazionale, nato nel 2017 sotto l’egida dell’Euregio Tirolo-Trentino-Alto Adige, non volendo perdere l’opportunità di poter vedere sfilare i campioni del ciclismo mondiale sulle loro strade.

“Ritrovare in blocco le sedi di tappa che erano state inserite nel percorso 2020 ci riempie di gioia e di soddisfazione – spiega il presidente del GS Alto Garda, Giacomo Santini – perché dimostra quanto la nostra gara sia apprezzata per la qualità della sua organizzazione e considerata un efficace strumento di promozione territoriale. Il rapporto di grande collaborazione già instaurato con queste località ci consentirà di realizzare una bellissima edizione. Naturalmente un grazie di cuore va agli enti euro-regionali che si sono impegnati per far sì che il Tour of the Alps potesse riprendere il suo cammino senza lasciare nulla di incompiuto”.

Nell’aprile 2021 sarà dunque Bressanone ad ospitare la prima grande partenza altoatesina nella storia del Tour of the Alps con la presentazione delle squadre nella bellissima Piazza Duomo, la conferenza stampa della vigilia e lo ‘start’ della prima frazione che si concluderà ad Innsbruck.
Il capoluogo del Tirolo sarà sede di partenza della seconda tappa, tutta tirolese, con arrivo in salita a Feichten im Kaunertal. Imst e il Tirolo ospiteranno anche la partenza della terza tappa che riporterà la corsa in Alto Adige, con l’arrivo fissato a Naturno, da dove muoverà anche la quarta frazione in direzione Trentino, verso la Valle del Chiese e la località di Pieve di Bono.
La quinta e ultima tappa, tutta trentina, porterà invece la carovana dalla Valle del Chiese, località Idroland, fino a Riva del Garda. Sarà il Garda Trentino a incoronare il vincitore del Tour of the Alps 2021.
Il diktat rimane quindi lo stesso: tappe brevi ma caratterizzate da un elevato coefficiente tecnico, fedeli al payoff #LiveUphill. Bagarre e spettacolo saranno quindi assicurati fra gli assi del ciclismo mondiale: il Tour of the Alps si è infatti consolidato come un appuntamento di grande richiamo, entrato a far parte nella prestigiosa categoria UCI Pro Series, oltre che imprescindibile banco di prova in vista del Giro d’Italia. La collocazione in aprile sarà quella tradizionale, infatti, anche se per le date ufficiali bisognerà attendere dall’UCI l’ufficializzazione del calendario della prossima stagione.
Non è un caso che l’albo d’oro di questa corsa sia caratterizzato da alcuni dei nomi più importanti del grande ciclismo. Geraint Thomas si è imposto nel 2017, mentre nel 2018 è stato il turno di Thibaut Pinot nell’edizione che ha lanciato Chris Froome verso il trionfo al Giro d’Italia. Nel 2019, invece, è emerso un corridore giovane destinato ad una brillantissima carriera, Pavel Sivakov, che si è reso protagonista di un’appassionante sfida con Vincenzo Nibali.

 

LE TAPPE

  • Tappa 1 – Bressanone – Innsbruck, 142,8 Km
    Dislivello: 1950 m. Difficoltà: **
  • Tappa 2 – Innsbruck – Feichten im Kaunertal, 121,5 Km
    Dislivello: 2640 m. Difficoltà: ***
  • Tappa 3 – Imst – Naturno, 162 Km
    Dislivello: 2290 m. Difficoltà: ***
  • Tappa 4 – Naturno – Valle del Chiese/Pieve di Bono, 168,6 Km
    Dislivello: 3880 m. Difficoltà: ****
  • Tappa 5 – Valle del Chiese/Idroland – Riva del Garda, 120,9 Km
    Dislivello: 2230 m. Difficoltà: ***

 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Mirco Maestri cade e si frattura

Mirco Maestri cade in galleria e si frattura

Mirco Maestri durante una discesa affrontata in galleria è stato vittima di una caduta che gli ha causato la frattura della scapola 

Mirco Maestri

Mirco Maestri

Durante il training camp di Livigno, che vede impegnata tutta la squadra suddivisa in due gruppi di allenamento, Mirco Maestri nella giornata di lunedì 13 luglio, è stato vittima di un episodio sfortunato. Durante la discesa del Gavia, in un tratto di galleria, ha impattato contro il muro alla sua destra e cadendo quindi a terra.

L’atleta, a seguito di radiografie e tac, ha riportato fratture plurime alla scapola destra, in particolare del bordo superiore della scapola con un distacco della coracoide. Ora immobilizzato con un tutore di bloccaggio l’atleta rientrerà già in serata presso la propria abitazione per sottoporsi a consulto chirurgico per una ottimale ripresa.

Queste le parole di Mirco Maestri: “Un brutto colpo in una stagione già sfortunata e particolare per tutti. Ma sono un osso duro, non ho mai mollato e non lo farò certo ora. In questo momento penso a recuperare.”

Tutto il team tiene a far sentire la propria vicinanza a Mirco Maestri, uno degli uomini simbolo della squadra, nella speranza di vederlo tornare più forte di prima sulle strade delle gare italiane del prossimo autunno.

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