Lapierre da settanta anni splendide biciclette

Lapierre raffinatezza estetica e passione per i dettagli

Lapierre leader nella vendita delle MTB nel mercato francese produce biciclette che abbinano alla raffinatezza estetica l’innovazione tecnologica

Lapierre il logo

Lapierre il logo

Lapierre è il marchio leader nella vendita delle MTB nel mercato francese ma ha un grande successo anche in numerosi mercati esteri tra cui anche l’Italia. L’obiettivo dell’azienda transalpina è quella di offrire biciclette in grado di soddisfare gli amanti dell’estetica e quelli della tecnologia offrendo strumenti belli e performanti.

 

La riduzione del peso delle bici è da sempre uno degli obiettivi di Lapierre bike e l’azienda effettua continuamente investimenti in ricerche per ottimizzare ogni grammo senza però prendere dei rischi inutili e compromettere l’affidabilità delle bici.

L’headquartier dell’azienda è a Digione li viene sviluppata l’attività di R&D di tutta la gamma MTB e strada. Soluzioni innovative per soddisfare tutti i bisogni che il mercato richiede sono quotidianamente studiate da una apposita equipe di ingegneri in collaborazione con uno staff di collaudatori “sul campo”.

Lapierre la qualità del prodotto

Le bici di alta gamma Lapierre sono assemblate manualmente e sottoposte a scrupolosi controlli di qualità nel centro di Digione, ogni operatore, a lavoro terminato, firma un documento che verrà allegato a ciascuna bici.

Il controllo di qualità avviene sulla filiera produttiva e lungo tutto il processo di montaggio.

 

Lapierre per i professionisti

La qualità dei prodotti Lapierre è testimoniata dall’impiego dei telai di alta gamma da parte dei corridori del Team FDJ, dai piloti del Lapierre Gravity Republic, e da Nicolas Vouilloz.

Le bici Lapierre da strada in carbonio sono sviluppate in collaborazione con l’equipe ciclistica della FDJ da ormai oltre 15 anni grazie a un contatto diretto tra reparto di ricerca e sviluppo e ciclisti. L’obiettivo della collaborazione non è solo la creazione di prodotti destinati alle corse ma anche, e soprattutto, quello di migliorare il servizio offerto ai clienti a cui viene garantita la qualità e la tecnologia tipica di un top team.

Lapierre tecnologia dei materiali.

I telai Lapierre sono in Alluminio e Carbonio

 

  • ALLUMINIO: lavorando con i migliori specialisti dell’industria abbiamo creato un materiale di alta gamma: l’alluminio Supreme 3: 3 livelli di resistenza e di peso. Il Supreme 6, più resistente del 12% e più leggero dell’1,5% rispetto all’alluminio Alu 7005, è una lega che ha una longevità eccezionale, ed è disponibile esclusivamente nei modelli DH, Spicy, Zesty AM, Zesty XM e Edge +. Le leghe del Supreme 5 e del Supreme 4 sono invece utilizzate sui modelli Overvolt, Edge, Audacio e Crosshill.
  • CARBONIO: questo materiale può essere flessibile, totalmente rigido od una via di mezzo tra le due cose. Da Lapierre vengono utilizzati 4 tipi di fibre di carbonio distinte con delle caratteristiche diverse tra loro. Utilizzando queste diverse fibre, i nostri ingegneri sono in grado di adattare la rigidità e la resistenza nelle zone del telaio più soggette alle sollecitazioni. Le fibre ad alta resistenza sono quelle di cui avrete bisogno per l’assorbimento degli urti e per un maggiore confort: tubo reggisella e foderi del carro. Per questi motivi la fibra ad alto modulo avrà un’efficacia ed una rigidità tutte da provare, che ritroverete sulla nostra Xelius SL, il nostro modello da gara. La Pulsium, l’Aircode e l’Aerostorm DRS utilizzano invece la più rigida fibra ad alto modulo. Sui modelli Cross è privilegiata la fibra ad alta resistenza per la massima trazione, resistenza e capacità di assorbire gli impatti.

 

 

Armstrong twitta: “Thomas la coppa te la do io”!

 Armstrong twitta ironizzando sul furto della coppa

Armstrong twitta a Thomas: “se cerchi una coppa tela do io” intervento a gamba tesa dell’ex ciclista texano non nuovo ad affermazioni forti

Armstrong Twitta a Thomas

Armstrong Twitta a Thomas

Armstrong twitta un post non proprio politically correct verso Geraint Thomas vincitore del Tour de France 2018 in relazione allo spiacevole episodio di cui il britannico è stato l’incolpevole vittima.

Qualche giorno fa, a margine di un evento organizzato da Pinarello, il campione britannico è stato “alleggerito” del trofeo commemorativo della vittoria alla Grande Boucle 2018.

“Nessuno potrà portarmi via le emozioni e i ricordi di quest’estate” ha dichiarato Thomas palesemente allibito per lo spiacevole accadimento ed  è palese che perdere il simbolo di una vittroria così prestigiosa abbia un valore intrinseco superiore a quello materiale.

La notizia del furto ha chiaramente suscitato reazioni di sdegno da parte degli addetti ai lavori e degli appassionati di ciclismo. 

A intervenire sulla questione è stato colui il quale nell’albo d’oro non figura ma che in casa detiene sette trofei commemorativi della vittoria finale: Lance Armstrong.

“Che peccato, amico. Ne ho 7 di questi a casa, se vuoi te ne presto uno”. 

e’ il post pubblicato su Twitter dal ciclista texano. Resta da capire se il tono del messaggio fosse serio o vagamente ironico. Quello che è certo è che, dopo aver teso la mano all’ex “nemico” Jan Ullrich, ora il corridore di Austin pare aver preso a cuore la situazione del 32enne membro del Team Sky.

Lance Armstrong è stato squalificato a vita nel 2012 per doping.

 

L’Azzurro va oltre il destino di Gian Marco Mutton

L’Azzurro va oltre il destino… Chiara Pierobon

L’Azzurro va oltre il destino recensione del libro che racconta la storia di Chiara Pierobon scritto da Gian Marco Mutton

L'Azzurro va oltre il destino

L’Azzurro va oltre il destino

L’Azzurro va oltre il destino libro scritto dal ricercatore storico e scrittore Gian Marco Mutton racconta la sfortunata storia di Chiara Pierobon tragicamente scomparsa il primo agosto del 2015 a soli 22 anni mentre si stava preparando per una gara ad Ingolstadt in Germania,

Mutton nella sua opera racconta non solamente gli aspetti meramente sportivi ma anche dettagli della vita della giovane Chiara, i fatti che hanno portato alla formazione di questa ragazza che rappresentava uno dei prospetti del ciclismo femminile italiano tanto da essere convocata per i Campionati Europei di Taru (a cui purtroppo non riuscirà ad arrivare).

Chiara Pierobon era un talento del ciclismo ma prima ancora una ragazza normale con una grande passione per la vita e per lo sport  e proprio questo aspetto appare lentamente scorrendo le pagine di questo meraviglioso libro. Non solo una storia di sport ma anche una storia di vita, di una giovane vita spezzata da un destino infame che l’ha strappata all’affetto della famiglia, degli amici e del mondo del ciclismo.

Chiara Pierobon, originaria di Santa Maria di Sala, militava per il Gruppo Sportivo Top Girls – Fassa Bortolo ma la sua scomparsa ha colpito indistintamente tutti gli amanti del ciclismo e dello sport.

“Il dolore che ancora oggi aleggia in casa della famiglia Pierobon e soprattutto negli animi di tutti i famigliari è enorme. È impossibile non ricordare la loro amata quotidianamente. Per questo è nata in loro la consapevolezza di continuare a dare un proseguo di vita alla giovane e questo grazie alla nonna la quale espresse dal profondo del suo cuore il desiderio di ricordare la nipote con un documento scritto che rimanesse nel tempo. Il tempo ha fatto si che tutto maturasse con le dovute incognite che sarebbero sorte nel ricordare Chiara”.

Spiegava Mutton in una intervista di qualche tempo fa.

Il libro si sofferma soprattutto sulle vicende ciclistiche che hanno toccato la breve carriera della ragazza ma approfondisce anche qualche aspetto che esulta dai passaggi dalla categoria giovanissimi fino al professionismo di Chiara.

L’Azzurro va oltre il destino presenta anche una serie di fotografie a corredo del racconto che rendono esattamente l’idea del carattere e del modo di vedere la vita di Chiara. Gentile, a tratti introversa ma sempre piena di voglia di vivere e di disponibilità verso gli altri e verso il bello della vita.

Abbiamo letto questo libro lentamente, gustandone le sottili pieghe che ripercorrono un’esistenza votata al bello che il destino ha voluto spegnere troppo, troppo presto.

 

 

 

Pinarello Prince 2019 ritorno alle origini

Pinarello Prince 2019 qualità ed estetica

Pinarello Prince 2019 l’all round prodotta dall’azienda trevigiana per coprire le esigenze di alto livello

Pinarello Prince 2019

Pinarello Prince 2019

Pinarello Prince 2019 è l’ultimo colpo di teatro dell’azienda trevigiana che da alla luce una interessantissima all around pronta a saziare i palati più raffinati. Una bici assolutamente raffinata, nata per coprire un evidente buco che era presente nella gamma proposta da Pinarello.

Il “piccolo principe” è a tutti gli effetti la sorella minore della mitica Dogma F10 e rappresenta, appunto, l’ultima evoluzione in casa Pinarello per ciò che concerne i telai all round.

La Pinarello Prince 2019 nasce dall’esperienza che l’azienda trevigiana ha maturato negli anni e dalle tecnologie delle biciclette di alta gamma adattando queste conoscenze a un modello di medio livello.

Chiaramente la Prince 2019 è dedicata per un uso meno “estremo” e stressante di quanto non possa fare la F10 ma dalla sorella maggiore ha preso lo stile piacevole di guida e l’agilità.

Pinarello Prince 2019: i modelli

L’edizione 2019 della Pinarello Prince è disponibile in 3 diverse opzioni:

  • Prince FX: telaio molto performante, reattivo e preciso. Pronto per la gara.
  • Prince: telaio più docile, destinato a coloro che cercano le performance ma senza eccessi.
  • Prince Disk: versione con freno a disco per enfatizzare sicurezza e precisione di guida.

In dettaglio tutte le specifiche che rendono Pinarello Prince il nuovo standard in termini prestazionali per le bici di gamma mid-range.

Pinarello Prince 2019: i prezzi

La Prince è proposta con vari modelli e allestimenti per prezzi che vanno dai 3.000 ai 5.000 euro.

Thok e-bikes, All mountain ad alto livello

Thok e-bikes biciclette dalle idee di Stefano Migliorini

Thok e-bikes presenta tre e-MTB da All mountain, nate dalle idee di Stefano Migliorini, con la collaborazione di Toni Bou

Thok e-bikes

Thok e-bikes

Thok e-bikes è una delle realtà emergenti del mondo delle e-bike mondiali e, in questi giorni, lancia tre splendide e-MTB da All mountain uscite dalla mente di Stefano Migliorini, ex campione di BMX e Downhill, assieme a Toni Bou, 20 ori mondiali individuali nel Trial (indoor e outdoor). Le grafiche sono realizzate da Aldo Drudi.

Thok e-bikes la storia

Thok e-bike è stata fondata nel 2016 dall’ex campione di BMX e Downhill Stefano Migliorini già testimonial di Mercedes Benz Italia per il suo X-Team.

L’obiettivo dell’azienda è quello di offrire delle MTB a pedalata assistita per assecondare le esigenze dei riderds più esigenti senza dimenticare chi vuole godersi l’esperienza e-bike per puro divertimento.

All’idea di Migliorini si accompagnano le expertise imprenditoriale del TCN Group, proprietario del noto marchio di panettoni Galup. Il design e le grafiche sono curate da Aldo Drudi che ha firmato, tra l’altro i caschi di noti campioni di MotoGP come Valentino Rossi, Kevin Schwantz o Mick Doohan e molti altri, anche il motoscafo Anvera55, la moto Burasca e le livree dei caschi per il Team New Zealand dell’America’s Cup.

Livio Suppo, ex-Team Principal dei team MotoGP di Ducati e Honda si occupa dello sviluppo internazionale del brand Thok.

La prima Thok prodotta in Limited Edition in soli 20 esemplari, sold out in meno di un mese, viene dedicata a Toni Bou, 20 volte Campione del Mondo individuale di Trial outdoor e indoor, nonché 12 volte iridato nel Trial a squadre con la Montesa Honda ufficiale, che ne diventa anche testimonial.

Thok e-bikes: prosegue il successo della serie MIG

La gamma attuale di Thok E-bikes si compone di tre modelli “all-mountain” con batteria semi-integrata: la 29er MIG ST con escursione anteriore e posteriore da 120 mm e le MIG e MIG-R con ruote da 27.5”+ ed escursione 150 mm ant./140 mm post.

Tutte le versioni della MIG sono ordinabili esclusivamente online sul sito www.thokebikes.com con consegne in 2 giorni in Italia e ¾ giorni lavorativi nel resto dell’Europa.

A circa un anno dall’uscita della  MIG Limited Edition Toni Bou, una “fuori serie” dedicata al 24 volte Campione del Mondo di Trial Toni Bou, di cui sono stati venduti on line in meno di 4 settimane i 20 esemplari prodotti, Thok Ebikes ha ottenuto ottimi risultati di vendita con le sue MIG e MIG-R e da poche settimane il successo continua anche con l’ultima arrivata, la MIG-ST che ha già conquistato moltissimi nuovi “Thokers” (così amano definirsi i possessori delle e-bike Thok).

Tutte le MIG presentano le stesse caratteristiche della esclusiva MIG Limited Edition, a partire dal motore Shimano Steps E8000 con batteria da 504 Wh posizionata al di sotto del down tube per abbassare il baricentro ed aumentare la maneggevolezza.

Il telaio vanta una elevata rigidezza grazie anche alla particolare forma dello snodo dove il down tube si unisce al supporto motore; il sistema di sospensione posteriore è stato appositamente studiato per la e-mtb ed il carro posteriore, lungo appena 450 mm, offre la giusta reattività. La ricarica della batteria è possibile sia smontandola che lasciandola montata sulla bici.

Scuola di Ladri: Rubato il trofeo del Tour a Geraint Thomas

Scuola di Ladri? Rubato il trofeo del Tour 2018

Scuola di Ladri: rubato il trofeo del Tour de France di Geraint Thomas durante un evento promozionale a Birmingam

Scuola di Ladri?

Scuola di Ladri?

Scuola di Ladri, ricordate l’epilogo del film con Lino Banfi, Massimo Boldi e Paolo Villaggio in cui i tre improbabili ladri riescono a rubare la Coppa del Mondo di calcio? Questa storia per certi versi può ricordarla.

E’ stato infatti rubato il trofeo del Tour de France consegnato lo scorso luglio a Geraint Thomas ai Campi Elisi. L’increscioso episodio è accaduto al termine di un evento organizzato dal Team Sky a Birmingham in Inghilterra.

 

Nell’occasione dell’evento festoso, la squadra di Dave Brailsford aveva esposto anche le coppe vinte al Giro d’Italia ed alla Vuelta di Spagna del 2017 ma quanto è stato il mento di smontare il salone evidentemente il trofeo è rimasto incustodito il tempo necessario perché qualche male intenzionato lo trafugasse.

“E’ stata una sfortuna incredibile che sia accaduta una cosa del genere  Per chi lo ha preso il trofeo ha un valore economico molto limitato, ma significa molto per me e per il team. Spero che chiunque sia stato abbia il buon senso di restituirlo”

È stato il laconico commento di Geraint Thomas

 

Richard Hemington, managing director di Pinarello, azienda organizzatrice dell’evento, ha ammesso:

“Siamo devastati per quanto successo, ci prendiamo le nostre responsabilità e ci siamo già scusati con Geraint. Speriamo che il trofeo venga ritrovato”.

Naturalmente il Team Sky si è immediatamente attivato per cercare informazioni sulla questione e provare a ritrovare il Trofeo rubato, le autorità britanniche hanno avviato un’indagine.

 

Rubato il trofeo del Tour il comunicato della Sky

“Il Team Sky ha esposto i tre trofei dei Grandi Giri in giro per tutto il Regno Unito, assicurando a quanti più fan possibile di poter vedere i trofei. I trofei sono stati dati in prestito a Pinarello per il Cycle Show di Birmingham. Purtroppo, durante l’operazione di disinstallazione alla fine dell’evento, il trofeo del Tour de France di Geraint Thomas è stato momentaneamente lasciato incustodito e rubato. La questione è ovviamente ora oggetto di un’indagine della polizia. Nel frattempo, Team Sky è in contatto con tutte le parti interessate per concordare il miglior modo di agire per risolvere il problema”.

Alessia Gozio una ciclogirl a Miss Italia 2018

Alessia Gozio ciclogirl ha partecipato a Miss Italia

Alessia Gozio figlia di Tiziano Gozio, direttore sportivo della Feralpi Monteclarense ha partecipato alla finale nazionale di Miss Italia

Alessia Gozio

Alessia Gozio

Alessia Gozio ex ciclogirl, figlia di Tiziano Gozio, direttore sportivo della squadra juniores Feralpi Monteclarense, ha recentemente preso parte alla fase finale nazionale di Miss Italia 2018.

Residente a Ronco di Gussago, 20 anni, capelli castani, statura 1, 72, Alessia aveva già vinto il titolo di Miss Eleganza Lombardia (nel 2006 venne vinto da Linda Morselli fidanzata con Fernando Alonso) nel centro di San Pellegrino Terme.

In passato Alessia Gozio ha praticato agonisticamente il ciclismo vestendo la maglia rosa della “Ronco Gussago” conquistando il titolo lombardo “Primi sprint” oltre ai Campionati Provinciali Bresciani per la categoria Giovanissimi.

Nelle categorie G1, G3 e G4 ha conquistato il titolo di campionessa regionale ma, dopo aver disputato alcune gare nella categorie esordienti è stata costretta a rinunciare all’attività per via di alcuni problemi alle ginocchia che l’avevano pure portata in sala operatoria ma

 “Grazie all’aiuto dei miei genitori sono riuscita a vedere questa perdita come un’occasione per impiegare in nuovi interessi. Ho scoperto il mondo della moda ma fin da subito mi sono resa conto che non sarebbe mai stata la mia aspirazione di vita”

Alessia Gozio non si è mai allontanata dal ciclismo seguendo il fratello nelle frequenti trasferte legate all’attività delle due ruote.

Nel 2016 Alessia venne nominata Miss Ciclismo 2016 precedendo Andrea D’AuriaMartina BonaraErika Fioranti e Isabella Tonini.

 

Tre Valli 2018 vittoria di Toms Skujiņš in volata

Tre Valli 2018 vittoria a sorpresa di Toms Skujiņš

Tre Valli 2018 vittoria a sorpresa in volata per Toms Skujiņš della Trek-Segafredo che precede Pinot sul traguardo di Via Sacco

Tre Valli 2018, vince Toms Skujiņš

Tre Valli 2018, vince Toms Skujiņš

Tre Valli 2018 con sorpresa. La sorpresa è Skujins che sul traguardo di Via Sacco ha bruciato allo sprint un pezzo da novanta come Thibaut Pinot (che bissa il secondo posto del 2017). Tutti gli occhi erano puntati sul fresco campione del Mondo Alejandro Valverde. La maglia iridata era in un gruppetto assieme al nostro Vincenzo Nibali quando è partito l’attacco che nel finale ha visto protagonista il colombiano Rigoberto Uran.

La Tre Valli Varesine si conferma corsa dal difficile pronostico, lo scorso anno fu l’outsider Geniez a imporsi e quest’anno un altro corridore che in pochi davano per favorito (forse nessuno). Skujins si è aggiudicato l’importante “prologo” dell’ultima prova di livello della stagione, Il Lombardia.

Come detto tutti attendevano l’applauditissimo Valverde che si è presentato a Varese per testare la gamba in vista dell’impegno di sabato prossimo, assieme a lui anche Nibali era chiamato a un importante test prima di lottare per la riconferma al Lombardia. Entrambi hanno subito la beffa nell’ultimo giro quando la corsa è esplosa sotto i colpi dei capitani della  Education First, Rigoberto Uran e Michael Woods.

Lo scatto decisivo l’ha fatto il colombiano con un’azione che sembrava essere quella buona ma a qual punto si è creato un gruppo di sette corridori che ha resistito al rientro del gruppetto di Nibali e Valverde andandosi a giocate la vittoria in volata.

Lo sprint finale è stato senza storia con Pinot che ha provato ad anticipare Toms Skujins  ma senza esito. La terza piazza è andata a Kennaugh. Per il corridore lettone quello di oggi è il quarto di stagione .

 

Veloflex tubolari per bicicletta                     

 

Veloflex tubolari made in Italy

Veloflex tubolari per bicicletta fatti a mano e  made in Italy fabbricati con metodi artigianali presso la sede di Presezzo (BG)

Veloflex

Veloflex

Veloflex tubolari per bicicletta prodotti da una una piccola azienda italiana specializzata nella produzione di gomme da competizione. Tutti i tubolari sia quelli tradizionali sia quelli che comunemente vengono definiti “copertoncini” sono fabbricati nel laboratorio in provincia di Bergamo e, più precisamente a Presezzo, e confezionati a mano uno per uno.

Veloflex nel mondo delle corse nei suoi 70 anni di storia ha vinto una decina di grandi corse, tra Giri d’Italia e Tour de France pur mantenendo alta la propria vocazione artigianale vero e proprio mantra dell’azienda lombarda.

Naturalmente l’evoluzione tecnica e dei materiali sono fortemente evoluti ma, come tengono a sottolineare sul sito dell’azienda,

“i procedimenti sono quelli di allora, la manualità è una componente fondamentale e il fatto che non esistano in commercio due tubolari Veloflex identici è per noi motivo di vanto”.

Sempre sulle pagine web dall’azienda viene specificato il metodico procedimento di produzione: “ci vogliono 35 operazioni per ottenere un tubolare partendo dalle materie prime e dai componenti (filato, lattice, gomma, colla, valvole) e un tubolare richiede tre volte il tempo di produzione necessario invece per ottenere un copertoncino”.

Veloflex: la storia

L’azienda vede la luce nel 1981 operando nel settore degli articoli in gomma di varia natura. La passione dei fondatori per il ciclismo ha portato in azienda una particolare propensione allo studio e alla realizzazione dei copertoncini e dei tubolari.

Definita l’idea di core-business aziendale ecco che la passione e la competenza hanno portato l’azienda a diventare un punto di riferimento per gli amanti della qualità.

I prodotti dell’azienda berganasca, complice la tensione al miglioramento della proprietà e una continua ricerca nel settore delle gomme naturali, sono un concentrato di qualità grazie ad esclusive mescole di gomma.

Veloflex Srl Contatti

via Ghiaie, 6 24030
Presezzo – Bergamo IT
tel.: +39 035 461519
e-mail: info@veloflex.it

Valentino Rossi: Moto GP come una gara di ciclismo

Valentino Rossi commenta l’evoluzione della Moto GP

Valentino Rossi “il motomondiale oggi assomiglia al ciclismo: gare lunghe che si risolvono in 5 o 6 giri”

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi in bicicletta

Valentino Rossi è un personaggio assolutamente unico nel mondo dello sport, entrato giovanissimo nel mondo delle corse professionistiche ha attraversato, possiamo dirlo, due millenni di corse motociclistiche. Vale ha dato spettacolo e avvicinato al motomondiale tantissime persone che prima non sapevano nemmeno cosa fosse una corsa motociclistica.

VR46 ha entusiasmato tutti vincendo gare e mondiali impossibili, ha costituito la sua Academy alla quale si dedicherà una volta appeso il casco alla parete (ma uno come lui con la velocità del sangue non lo appenderà mai davvero).

Ogni gara di MotoGP è diventata nel corso degli anni un evento, un rito pagano a cui la maggior parte degli italiani non vuole sottrarsi per gustarsi lo spettacolo del motomondiale. Epico è stato lo scontro Marquez Rossi in pista e nelle conferenze stampa.

Dopo il recente GP di Thailandia in cui il nove volte Campione del Mondo si è dovuto accontentare della quarta posizione, il “Dottore” ha voluto commentare la nuova era del MotoGP:

“Tutti sono preoccupati dalle gomme e sembra di vedere le gare di ciclismo. E’ bello perché c’è una bella bagarre ma è dura tenere la concentrazione con tutti questi scatti”

 

Il centauro di Tavullia, dopo aver cercato una fuga iniziale (come in una tappa del Tour de France), puntava a lottare per la vittoria o per il podio ma è stato “ripreso” e ha dovuto vedere trionfare il dal compagno di squadra Maverick Vinales.

Il paragone può reggere perché anche nella MotoGP gruppo dei Big si studia a lungo e chi prova a staccare gli avversari nella prima parte dell corsa, complice l’usura degli pneumatici viene riassorbito. Piaccia o non piaccia è questa l’evoluzione del motomondiale e, se Peter Sagan accusa il ciclismo di essere diventato noioso, cosa ne pensano gli addetti ai lavori?