Kevin Rivera alla Bardiani CSF Faizanè

Kevin Rivera firma con la Bardiani CSF Faizanè

Kevin Rivera scalatore ventiduenne originario del Costa Rica, vestirà i colori della Bardiani CSF Faizanè nelle stagioni 2021 e 2022

 

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Talento, vittorie, abilità in salita e giovane età. Queste le caratteristiche portate in dote dal giovane scalatore Costaricano in forza al team Androni-Sidermec nelle precedenti stagioni. Già 9 successi tra i professionisti per lo scalatore 22enne, vincitore anche di 4 classifiche di miglior giovane e di due classifiche GPM oltre che della classifica generale del Tour of China nel 2017 e del Sibiu Tour nel 2019.

Kevin Rivera, scalatore ventiduenne originario del Costa Rica, vestirà i colori della Bardiani CSF Faizanè nelle stagioni 2021 e 2022. Il giovane e talentoso atleta nonostante la sua giovane età ha già siglato numerosi successi tra i professionisti, collezionando ben 9 successi in quattro anni, 3 nel 2020, tra vittorie di tappa e classifiche generali. Vincitore della classifica general del Tour of China nel 2017 e del Sibiu Tour nel 2019, ha sempre ben figurato in classifica generale nelle corse a tappe conquistando anche 4 maglie di miglior giovane e due maglie dei gran premi della montagna. Nel 2021 e 2022 è alla ricerca del definitivo salto di qualità per il quale ha scelto di cercare nuovi stimoli e sfide nel team Bardiani CSF Faizanè.

Kevin Rivera si presenta con queste parole: “Sono felice di poter affrontare il nuovo anno, con un nuovo team e nuovi compagni. Si tratterà di due anni molto importanti per me e per la mia definitiva crescita come atleta. Il mio obiettivo è quello di portare vittorie importanti al team e di poter partecipare, meritandomi la convocazione, al Giro d’Italia 2021 per testarmi in una delle corse a tappe più importanti del mondo.”

Nel 2020 Kevin Rivera sarà ancora impegnato nei mondiali di Imola questo week-end con la maglia del Costa Rica, per poi dedicarsi e concentrarsi alla preparazione della nuova stagione, in maglia Bardiani CSF Faizanè.

PALMARES:

2020:
1° Tour de Langkawi – Tappa 4.
1° Vuelta al Tachira – Tappa 6.
1° Vuelta al Tachira – Tappa 7.
Miglior Giovane Vuelta al Tachira
Miglior Scalatore Vuelta al Tachira

2019:
1° Classifica General Sibiu Tour.
1° Sibiu Tour – Tappa 2
1° Tour of China II, tappa 3
Miglior scalatore, Tour of China II
Miglior Giovane – Vuelta Ciclista Chile.
Miglior Giovane – Tour of Bihor
Miglior Giovane – Sibiu Tour
9° Milano-Torino.

2018:
1° Vuelta al Tachira – Tappa 7.

2017:
1° Classifica Generale – Tour of China II
1° Tour of China II – Tappa 7
Miglior scalatore Tour of China II

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

 

Shimano Italian Bike Test 2020 a Cardano al Campo

Shimano Italian Bike Test:  in Lombardia a Cardano al Campo

Shimano Italian Bike Test: dopo Samarate (VA) e Alzano Lombardo (BG) l’organizzazione ha scelto Cardano al Campo (VA) per la tappa lombarda 

Shimano Italian Bike Test

Shimano Italian Bike Test

Dopo il grande debutto dello scorso weekend ad Imola, sul tracciato dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, la carovana di Shimano Italian Bike Test è già pronta per la seconda tappa del Tour 2020.

L’unico bike test tour italiano che permette ai partecipanti di testare in anteprima le novità 2021 della bike industry tornerà nuovamente in Lombardia, a Cardano al Campo (VA), sabato 26 e domenica 27 settembre (presso il Centro Sportivo Karol Wojtyla).

La Lombardia è ormai diventata una location storica per l’evento. Dopo diverse edizioni a Samarate, sempre in provincia di Varese, lo scorso anno si è spostato ad Alzano Lombardo, nel bergamasco, facendo registrare il record di test su una singola tappa.

Da quest’anno la scelta di tornare nuovamente nel varesotto, sponda Cardano al Campo, per una tappa che si preannuncia entusiasmante, partecipata e come sempre caratterizzata da centinaia di test!

La partecipazione all’evento è gratuita (previa registrazione online obbligatoria) e permette di provare tantissimi modelli di bike su tracciati tecnici, realizzati per esaltare le caratteristiche delle bici e restituire un feedback all’utente quanto più simile ad un’esperienza di utilizzo quotidiano.

Anche a Cardano al Campo verranno tracciati percorsi adatti al test di road bike eRoad Bike, così come trail di ogni livello per l’utilizzo di MTB, eMTB e bici Gravel. Non mancherà inoltre la possibilità di provare le Urban Bike e le Urban eBike, categorie sempre più richieste dall’utente finale che vede nelle due ruote la soluzione ottimale per uno spostamento quotidiano sostenibile, ecologico, salutare e sicuro.

Per partecipare all’evento è obbligatoria la registrazione gratuita: https://bit.ly/IBT20_Registrati_Lombardia

Il villaggio sarà aperto sabato 26 settembre dalle 9.00 alle 18.00 e domenica 27 settembre dalle 9.00 alle 17.00 (i test termineranno sempre 30 minuti prima della chiusura del Village).

Per maggiori informazioni su Shimano Italian Bike Test, per consultare il Protocollo di Sicurezza dell’evento e scoprire i brand presenti in ogni tappa del Tour: italianbiketest.it

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Giant Roam E+ e Talon E+ 29

Giant Roam E+ e Talon E+ 29

Giant Roam E+ e Talon E+ 29, le ultime novità di Giant sono due E-Bike versatili, agili e adatte alle esigenze di tutti

Qualunque sia la strada da percorrere, Giant è al fianco dei ciclisti che ricercano dei mezzi potenti, affidabili e divertenti da guidare. Le nuove Roam E+ e Talon E+ 29 rispondono proprio a questi criteri, e vengono incontro a necessità ed esigenze diverse: la prima è una bici in grado di affrontare comodamente numerose tipologie di terreni, dalle uscite domenicali su strada ai sentieri sterrati fino a spingersi sui trail. La seconda è una E-MTB e dà il meglio di sé nelle avventure off-road e nei percorsi immersi nella natura, in cui fanno la differenza la sua potenza e la sua robusta struttura.

Le due biciclette condividono molti elementi chiave, a partire dal motore SyncDrive Core: compatto, silenzioso e leggero, fornisce un supporto che può arrivare fino al 300% della potenza di pedalata “umana”. In perfetta sintonia con il motore c’è la Smart Assist Technology: basandosi sui dati raccolti da sei sensori – tra cui pendenza, velocità e tipo di terreno percorso -, questa tecnologia determina automaticamente la giusta quantità di potenza da erogare, per supportare i riders attraverso una pedalata efficiente, senza che questi debbano scegliere in autonomia impostazioni di assistenza particolari. A unire questi due elementi essenziali presenti su tutte le E-Bike di Giant, interviene la Hybrid Cycling Technology, che combina l’energia generata dal motore e la potenza muscolare, regalando ai ciclisti un’esperienza di guida divertente e più che mai naturale.

Entrambi i modelli sono costruiti a partire da un solido ma leggerissimo telaio in alluminio ALUXX che assicura la rigidità ideale per performance di alto livello. Talon E+ 29 e Roam E+ condividono anche i comandi RideControl ONE: posizionati sul manubrio, presentano un design ergonomico che li rende veloci e pratici da utilizzare, anche durante la guida. I pulsanti sono resistenti all’usura e sono in rilievo in modo da trovare facilmente il grip perfetto anche nelle condizioni meteo meno favorevoli. Infine, sono dotati di piccole luci a LED, che indicano il livello di supporto selezionato e il livello di batteria rimanente.

Giant Roam E+
Oltre alle caratteristiche che la accomunano alla Talon E+ 29, la nuova Roam E+ esprime la sua personalità attraverso componenti e tecnologie all’avanguardia. È equipaggiata con una batteria EnergyPak 400, che permette di arrivare lontano senza preoccuparsi dell’autonomia, ed è dotata di una forcella da 63mm di escursione. Inoltre, le ruote Giant Crosscut Gravel 2 da 45mm di larghezza e compatibili con pneumatici tubeless, rappresentano l’elemento giusto per affrontare senza incertezze i terreni irregolari, le ripide salite e i tratti più impegnativi.

Roam E+ GTS

Roam E+ GTS

Giant Talon E+ 29er
Ruote da 29”, una forcella da 100mm di escursione e pneumatici tubeless da 2,4”: è questo il passaporto della nuova Talon E+ 29, il mezzo ideale per coloro che cercano divertimento e adrenalina sui percorsi fuoristrada. Leggera e bilanciata, è dotata di batteria EnergyPak da 500Wh, integrata nel telaio e facile da rimuovere per essere ricaricata. Perfetta anche per i percorsi da Cross Country, promette grandi avventure ai rider più intraprendenti.

Talon E+ 2 29er

Talon E+ 2 29er

In Italia saranno disponibili i modelli Roam E+ GTS (€ 2.099,00) e Talon E+ 2 29er (€ 2.299,00).

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

 

Joaquim Fernandes Agostinho ciclista portoghese

 

Joaquim Fernandes Agostinho

Joaquim Fernandes Agostinho talentuoso ciclista portoghese vittima di una fatale caduta alla Volta ao Algarve 1984

Joaquim Fernandes Agostinho

Joaquim Fernandes Agostinho

Joaquim Fernandes Agostinho nasce in un villaggio nei pressi di Torres Vedras in Estremadura  il 7 aprile 1943 in una famiglia di contadini e inziare a lavorare nei campi è inevitabile. Da piccolo gioca a calcio e tifa per lo Sporting Lisbona sognando un giorno di giocare per la famosa squadra a righe bianco-verdi orizzontali.

Dal 1961-1974 il Portogallo, suo paese natìo è impegnano nella guerra coloniale e il giovane Agostinho viene spedito al fronte tra Angola e Mozambico e proprio in quell’occasione balzano all’occhio le sue doti di pedalatore diventando capitano della staffetta portaordini con compiti di collegamento tra il comando e le unità sul fronte. Su biciclette pesanti come macigni Agostinho è una vera scheggia e, tornato a casa, viene tesserato dalla polisportiva della capitale, lo Sporting Lisbona, famosa per la squadra di calcio, ma che lo fa gareggiare, nella sezione ciclistica, tra i dilettanti.

Joaquim Fernandes Agostinho e la “truffa mondiale”

Nel settembre del 1968 si svolgono i Mondiali di Imola e il portoghese è pronto a tutto pur di prendervi parte ma l’iscrizione gli è preclusa trattandosi di un dilettante. Imbroglia i dirigenti e viene spedito in Italia per la rassegna iridata. La testardaggine di Joaquim lo porta a tirare in testa al gruppo sin dal primo giro per poi andare in fuga alla quarta tornata assieme al nostro Vittorio Adorni che va a vincere con 9’50” sul belga Van Springel. La prova viene conclusa da solamente diciannove atleti e “il rinoceronte portoghese” nonostante le tante energie spese chiude in sedicesima posizione.

Joaquim Agostinho viene definitivamente scoperto dall’ex ciclista e direttore sportivo Jean de Gribaldy, diventato molto ricco grazie al commercio di elettrodomestici, che nel 1968, dopo averlo notato ai Mondiali di Imora, lo incontra in Brasile quando il portoghese conquista la poco nota Volta a São Paulo.

Proprio dopo quella vittoria, a metà della stagione’69 De Gribaldy gli fa firmare il suo primo contratto da professionista con la Frimatic mettendolo nella starting list del Tour de France dove riesce sorprendentemente a conquistare in solitaria due tappe: la Nancy-Mulhouse e la La Grande-Motte-Revel (nell’edizione della prima vittoria del cannibale Eddy Merkx che conquista tutte le classifiche disponibili).

Nel 1969 conquista anche il Trofeo Baracchi assieme a Herman Van Springel e domina anche a livello nazionale conquistando i Campionati Portoghesi si strada nella prova in linea, a cronometro e a squadre: un vero trionfo.

Nel 1970 coglie ben quattro vittorie di tappa alla Volta a Portugal ottenendo anche la vittoria della generale (vinta anche nel 71 e nel 72) per poi andare a bissare la vittoria ai campionati nazionali in linea e a cronometro. Al Tour ottiene un incoraggiante quattordicesimo posto finale.

La carriera di Joaquim Fernandes Agostinho è un susseguirsi di gioie e dolori, di vittorie e cadute infatti proprio nel ’70 durante il Tour è vittima di una rovinosa caduta quando a Divonne-les-Bains, nella quale riportò una commozione cerebrale. Nonostante ciò il giorno dopo risale in bici e completa la Grande Boucle arrivando sino a Parigi. Proprio le cadute gli precludono la possibilità di giocarsi la vittoria della maglia a pois pure essendo un formidabile scalatore.

Nel ’71 è ancora la terra natia a dargli le maggiori soddisfazioni con la conquista della classifica finale al G.P. du Sintra (dove vince due tappe) e alla Volta a Portugal dove vince la corsa facendo man bassa delle tappe (6 semi tappe e due tappe vinte).

Dominatore assoluto in terra lusitana, conquista il titolo di campione portoghese per sei anni consecutivi, dal 1968 al 1973 mentre parallelamente viene riconosciuto come scalatore di punta del ciclismo mondiale dando spettacolo sia alla Vuelta Espana che al Tour de France.

Le annate migliori Joaquim Fernandes Agostinho le passa con i colori della Bic, della Teka e della Flandria.

Al Tour de France chiude per due volte al terzo posto della classifica generale conquistando di quattro tappe mentre alla Vuelta, chiude al secondo posto nel 1973 e nel vincendo un totale di tre tappe nella corsa iberica.

Nel 1974 ottenne il miglior piazzamento in generale chiudendo al sesto posto in generale. Prende parte solamente una volta al Giro d’Italia 1976 ma si ritira alla dodicesima tappa senza mai incidere.

Al Tour del 1978 e del ’79 ottiene il terzo posto in classifica generale finale conquistando la vittoria all’ Alpe d’Huez, dopo aver scalato anche il Col de la Madeleine, il Col du Télégraphe ed il Galibier.

Joaquim Fernandes Agostinho non è propriamente un “santo” infatti cade nella rete dell’antidoping per 3 volte: al Giro del Portogallo del 1969 e del 1973 e al Tour del 1977.

 

Joaquim Fernandes Agostinho la tragedia alla Volta ao Algarve

Il 30 aprile 1984 Agostinho sta correndo alla Volta ao Algarve, breve corsa a tappe portoghese, mancanano pochi metri all’arrivo della frazione di Quarteira. Joaquim Fernandes, che ha compiuto quarantuno anni da pochi giorni, indossa la maglia gialle di leader della corsa ottenuta il giorno precedente.

E’ tornato a casa indossando i colori della sua “alma mater” lo Sporting di Lisbona per chiudere la carriera dopo aver portato il nome del Portogallo nel mondo del ciclismo che conta. Vuole far bella figura e vincere nella corsa di casa. La corsa arriva sulla costa dell’Algarve e nel rettilineo finale due cani si infilano nel percorso tagliando la strada a Joaquim che ne centra cadendo sull’asfalto in modo rovinoso.

E’ un leone Agostinho, si rialza, si toglie la polvere di dosso e rimonta in sella per tagliare il traguardo. Arrivato in albergo il mal di testa fortissimo e la nausea persistente lo costringono a recarsi in ospedale a Faro.

Gli esami evidenziano la frattura del cranio ma l’Ospedale di Faro e lo staff medico non sono in grado di un’operazione al Cervello necessaria per salvare la vita del ciclista. Si opta per il trasferimento in ambulanza a Lisbona. La corsa è disperata ma durante il trasporto Joaquim Fernandes Agostinho va in coma, i trecento chilometri che separano Faro dalla capitale Lusitana sono troppi. Arrivato all’ospedale della capitale le condizioni sono critiche ma si procede ugualmente con l’intervento che tecnicamente riesce ma ormai il corpo del ciclista non reagisce. Dal come non si ridesta più e la mattina del 10 maggio il ciclista portoghese muore.

 

 

 

Ciclismo sloveno: crescono le ragazze di Alé BTC Ljubljana

Ciclismo sloveno bene anche per l’Alé BTC Ljubljana

Nel momento magico del ciclismo sloveno non solo Roglic e Pogacar ma anche la crescita delle ragazze di Alé BTC Ljubljana

È un momento magico per il ciclismo in Slovenia. Domenica sugli Champs-Elysèes a Parigi si è celebrato il picco più alto della sua storia: Tadej Pogacar (22 anni ieri), ha vinto il Tour de France ed è salito con la maglia gialla sul gradino più alto del podio. Accanto a lui, secondo, un altro sloveno, Primoz Roglic. I due hanno dominato la scena nell’ultima Grande Boucle portando alla ribalta la grande crescita e l’eccellenza del ciclismo nell’ex repubblica jugoslava.

Quello a cui si sta assistendo è il risultato di un continuo e costante processo di crescita per il movimento ciclistico sloveno nel quale si inserisce anche il movimento femminile che ha il suo vertice in Italia, col team WorldTour Alé BTC Ljubljana. Una sinergia Italia-Slovenia nata in questa stagione 2020 e che sta regalando belle soddisfazioni. Sono quattro le atlete slovene del team: Eugenia Bujak, ex campionessa nazionale e di recente ha sfiorato la vittoria al Giro Rosa, Ursa Pintar, campionessa nazionale su strada, Urska Zigart, campionessa slovena a cronometro e medaglia di bronzo nella prova su strada (è anche la fidanzata della maglia gialla Pogacar), e Urska Bravec, medaglia di bronzo al campionato nazionale a cronometro. Atlete che proprio nel team italiano stanno vivendo uno step importante per la loro carriera.

Alessia Piccolo, Presidente del team e CEO di APG S.r.l., ha dichiarato: “Abbiamo conosciuto Tadej grazie alla nostra atleta Urska Zigart e con tutto il team abbiamo fatto il tifo per lui. È la testimonianza dell’alto livello raggiunto dal ciclismo in Slovenia. Per noi non è una novità, lo scorso anno abbiamo stretto questa partnership sportiva con il gruppo BTC Ljubljana per costruire qualcosa di importante insieme e valorizzare al massimo le nostre atlete nell’élite del ciclismo femminile. Degli sloveni ci piace la voglia che hanno di lavorare sodo e proprio questo ci ha spinti ad unirci a loro”.

Maja Oven, Director of Market Communications and Public Department di BTC e Vice presidente di Alé BTC Ljubljana ha aggiunto: “Sono felice per Tadej, lo conosco da quando aveva 9 anni e lo abbiamo visto crescere nel nostro club KD Rog. Come vice presidente sono orgogliosa di far parte di una storia slovena di successo e di poter contribuire anche con il nostro team allo sviluppo del ciclismo in Slovenia, in particolare del ciclismo femminile. È un privilegio poter far parte di questa bellissima storia. La Slovenia si sta ritagliando un ruolo primario sulla mappa del ciclismo mondiale”.

Lech Piasecki soprannominato il figlio del vento

Lech Piasecki, per tutti il figlio del vento

Lech Piasecki detto il figlio del vento, forte corridore polacco in grado di vestire la maglia gialla al Tour de France 1987

Lech Piasecki

Lech Piasecki

 

Lech Piasecki nasce a Poznań il 13 novembre 1961, si avvicina giovane al ciclismo vista la passione per il ciclismo del padre che è solito accompagnare lui ed il fratello alla Corsa della Pace che si disputa ogni vicino al paese natale. Nel 1976 corre per la formazione giovanile Orlęta Myślibórz sotto la supervisione dell’allenatore Kazimierz Franczuk, nel 1978 si è trasfersce all’Orląt Gorzów Wielkopolski, un ramo degli Eaglet di Gorzów Wielkopolsk, guidata da un “mostro sacro” come Mieczysław Szurko che intuisce subito l’enorme potenziale di Lech.

Nel 1980 conquista la National Youth Spartakiad nella cronometro individuale a Toruń ed il terzo posto al  campionato polacco di montagna.

Nel 1981 viene convocato con la nazionale polacca (allenatore Zbigniew Rusin) per prendere parte campionato del mondo dilettantistico a Praga dove, però, non riesce ad incidere. L’anno seguente ottiene il titolo di miglior scalatore al Giro della Bassa Sassonia, conquista due titoli nazionali, prende parte ai Campionati del Mondo di di Goodwood, chiudendo 4° nella gara a squadre e conquista il titolo di campione polacco nella cronometro individuale.

L’anno d’oro di Lech tra i dilettanti è il 1985 quando conquista la Corsa della Pace vincendo il prologo e tre tappe e tenendo la maglia gialla di leader dalla prima all’ultima tappa ma, soprattutto, ottiene il titolo di Campione del Mondo dilettanti ai mondiali di Giavera del Montello grazie ad un allungo micidiale. Nello stesso anno ottiene nuovamente il titolo di campione polacco e, assieme a Jaskuła, prende l’oro nella cronometro a coppie.

Attorno al suo nome sono in tante le squadre che girano ed il 29 novembre 1985 Lech Piasecki firma un contratto professionale con il gruppo Del Tongo Colnago ed è il secondo polacco a passare pro nella storia del ciclismo. Le doti che Lech ha fatto vedere tra i dilettanti non tardano a mostrarsi anche tra “i grandi”. Valido collaboratore per i compagni più blasonati ottiene successi personali al Giro di Romagna, al Trofeo Baracchi in coppia con Beppe Saronni ma soprattutto sorprende gli addetti ai lavori vincendo in modo sontuoso la cronometro Sinalunga-Siena al Giro d’Italia. I tifosi lo apprezzano particolarmente e gli danno il soprannome di “figlio del vento”

Nel 1987 conquista la vittoria nella cronometro individuale della Tirreno-Adriatico, ben figura (senza vincere) nelle due crono del Giro.

Lech Piasecki maglia gialla al Tour de France 1987

La stagione del polacco vede il momento più altro (forse anche in assoluto) quando nella prima tappa in linea a Berlino riesce, pur senza conquistare la frazione, ad indossare la maglia gialla di leader della classifica generale. Il giorno seguente è prevista la cronometro a squadre (sempre a Berlino) in cui si impone la Carrera di Stephen Roche ma Piasecki riesce a mantenere il segno del primato salvo doverlo lasciare, il giorno seguente allo svizzero Erich Maechler.. Ai Mondiali di Gand 87 su pista vince la prova dei 5000 sconfiggendo in finale il britannico Anthony Doyle.

Nel 1989 Piasecki vince le prove cronometro della Tirreno-Adriatico e del Giro d’Italia, il Criterio degli Assi a Bologna e il Giro del Friuli. Nel 1990 ha vinto il Giro d’Italia a cronometro e la Firenze-Pistoia. Nell’aprile 1991 Piasecki annuncia, un po’ a sorpresa,  il suo ritiro a soli 29 anni senza però avere rimpianti sulla sua scelta.

Terminata la carriera professionistica, Lech Piasecki si dedica ad una azienda di prodotti per la casa con oltre 200 dipendenti che deve poi chiudere per alcuni problemi. Gli tende la mano Czesław Lang che gli assicura un incarico nell’organizzazione del Tour de Pologne.

 

 

 

Piccolo Giro di Lombardia: le novità del percorso 2020

Piccolo Giro di Lombardia Under 23

Piccolo Giro di Lombardia, classica del ciclismo internazionale per la categoria Under 23, in programma ad Oggiono domenica 4 ottobre 2020

 

Il Piccolo Giro di Lombardia, classica del ciclismo internazionale per la categoria Under 23, in programma ad Oggiono (Lecco) domenica 4 ottobre 2020, propone anche quest’anno un percorso affascinate e molto impegnativo.

Il tracciato disegnato dal Velo Club Oggiono presenta in questa stagione alcune novità nella sua parte iniziale. Infatti, gli organizzatori, anche per semplificare le pratiche burocratiche in questo momento delicato, hanno deciso di togliere i passaggi nelle province di Bergamo e Monza Brianza, inserendo tre giri di un circuito a più corto raggio attorno alla zona dell’Oggionese con tre volte la salita di Sirtori da affrontare.

Resta invariato, invece, il finale che negli ultimi anni ha sempre regalato spettacolo. Quindi confermata la mitica scalata al Ghisallo (dopo circa 128 km) e poi, in sequenza, prima lo strappo di “Villa Vergano”che porta al Colle Brianza, quindi la Marconaga di Ello che saranno con tutta probabilità i punti dove anche quest’anno si deciderà la corsa e che faranno emergere il nome di un nuovo vincitore.

Il ritrovo per le operazioni preliminari e la verifica licenze è previsto dalle ore 8 nella sede della Banca BCC Brianza e Laghi di via Lazzaretto 15/A ad Oggiono. Seguirà dalle 10,30 la presentazione di tutte le squadre partecipanti. La partenza ufficiale sarà data in viale Vittoria alle ore 12.
In totale i concorrenti dovranno percorrere 177,7 km. L’arrivo è previsto intorno alle ore 16 ad Oggiono.

Il presidente del Velo Club Oggiono Daniele Fumagalli ha dichiarato: “Sono giornate frenetiche, i preparativi sono in corso e col poco tempo a disposizione stiamo mettendo a punto tutti i dettagli per offrire ai partecipanti e al pubblico anche quest’anno un evento di altissimo livello. Abbiamo come sempre una foltissima presenza di squadre straniere, le migliori al mondo, e una rappresentanza dei migliori team italiani. Speriamo che il 4 ottobre ci assista anche il meteo”.

La lista delle squadre partecipanti è ancora in fase di definizione e sarà diffusa la prossima settimana.

Supersonic la nuova collezione di Scott

SCOTT presenta la NUOVA Collezione Supersonic

Vi presentiamo la nuovissima collezione Supersonic sviluppata con una cosa in mente: la pura velocità di gara

Quando sei contro il tempo o contro i tuoi più accaniti rivali, sappi che hai i prodotti giusti. La collezione Supersonic ti fornisce gli strumenti necessari per abbattere ogni barriera. Siamo lieti di presentarvi la nuova collezione SUPERSONIC di SCOTT. Live il il 21 settembre 2020 alle 10:00 CET. La collezione riassume alcuni dei migliori telai SCOTT per biciclette sia da strada che da mountain bike, abbigliamento e attrezzature per il mondo racing. La collezione sarà indossata dallo SCOTT-SRAM MTB Racing Team alla Coppa del Mondo di Nove Mesto così come sui Campionati del Mondo a Leogang e con il team Mitchelton-SCOTT ai Campionati del Mondo UCI Road in Italia,
La nuovissima collezione Supersonic di SCOTT ti fornisce gli strumenti di cui hai bisogno per andare a caccia della velocità pura. Scopri subito la collezione qui!

La Supersonic Collection è una Capsule che ha lo scopo di comunicare una cosa e una sola cosa, la velocità. Troverai prodotti nelle categorie MTB e Corsa su strada, con quantità limitate di telai, abbigliamento e attrezzatura.

Supersonic Kit Telaio

La collezione Supersonic comprende tre kit di telaio. Il kit telaio Spark RC World Cup, che viene fornito con un manubrio personalizzato da Syncros e parti personalizzate da SRAM e RockShox (forcella, pedivelle, freni), un kit telaio Addict RC e un kit telaio in alluminio.

Supersonic – Apparel & EquipmentQuesta collezione presenterà anche un’offerta di abbigliamento e attrezzatura dalla testa ai piedi. Compreso il nuovissimo casco Centric Plus, maglia e pettorina RC Pro top di gamma, scarpe ROAD e MTB RC SL, guanti, calzini e occhiali da sole Sport Shield personalizzati, la collezione Supersonic ti offre tutto ciò di cui hai bisogno per essere veloce.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Sidi Fast nuova scarpa per ciclismo

Sidi Fast: veloce ed efficiente

Sidi Fast è la nuova scarpa per ciclismo di casa Sidi: rigida e leggera come sempre ma ancora più scattante, un vero capolavoro

 

Sidi presenta la nuova Fast, un concentrato di performance e tecnologia che garantisce le caratteristiche di rigidità, morbidezza e flessibilità dei prodotti dell’azienda trevigiana con una facilità di regolazione precisa e migliorata. Anche in questo nuovo modello sono state testate resistenza e grip per offrire il meglio durante le azioni più concitate, uno sprint all’ultimo secondo o un fulmineo attacco.

Guardando la scarpa più da vicino, troviamo la suola Carbon Composite 20 realizzata in fibra di carbonio e nylon il cui risultato è leggerezza e rigidità. Il nylon inoltre permette di mantenere le caratteristiche tecniche inalterate con il passare del tempo. Per facilitare ulteriormente il corretto fissaggio delle tacchette, la parte centrale è graduata in scala millimetrica.

Il robusto meccanismo TECNO-3, brevettato Sidi, permette di chiudere la scarpa in tutta la sua lunghezza, adattando perfettamente la tomaia alla forma del piede e ottenendo così una calzata personalizzata. La presenza di un singolo rotore, posizionato lateralmente, permette inoltre una calzata ancora più rapida e semplice. L’affidabile cavo del meccanismo Tecno-3 è realizzato utilizzando un doppio materiale per garantire maggior resistenza e consentire una regolazione facile e ancora più veloce.

Come quasi tutte i modelli delle collezioni Sidi, anche Fast è realizzata in Microfibra Microtech, un materiale leggero, traspirante, idrorepellente e soprattutto eco-friendly, prodotto con uno speciale trattamento all’acqua “Water-Tech”, senza l’uso di solventi. Operazione che riduce drasticamente l’impatto ambientale, le emissioni nocive nell’aria e nell’ambiente nel quale avviene la lavorazione.

Stabilità e potenza di trasferimento sono infine assicurate dal tacco rinforzato in poliuretano che stabilizza e sostiene il tallone e ne riduce il possibile scivolamento.
Come dice il nome, Sidi Fast è stata creata per la velocità: un design classico e una calzata confortevole per essere pronti in pochi istanti per le quotidiane uscite in bicicletta.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Benedetto Patellaro ciclista siciliano

Benedetto Patellaro precursore del ciclismo siciliano

Benedetto Patellaro ciclista siciliano precursore dei tanti atleti dell’isola vincitore di una tappa al Giro d’Italia 1981 con la Hoonved-Bottecchia

Benedetto Patellaro

Benedetto Patellaro

Benedetto Patellaro nasce a Monreale, in provincia di Palermo il  9 gennaio 1960 da una famiglia operante nel settore degli agrumi dopo una serie di gare giovanili con risultati positivi decide di “emigrare” per seguire il suo grande sogno: diventare un ciclista professionista.

Viene tesserato per la Cosmo Cinque una formazione ciclistica di Frosinone e, dopo un po’ di esperienza si trasferisce ancora più a nord, in Lombardia, per correre nella forte squadra del patron Carletto Passerini, la Passerini Gomme dove corrono già Giuseppe Faraca e Guidone Bontempi.

Dopo l’esperienza nelle categorie dilettantistiche Benedetto Patellaro passa tra i professionisti nella stagione 1981 tra le fila della mitica Hoonved-Bottecchia di Dino Zandegù. E’ una formazione ricca di giovani promettenti basti pensare che su 14 elementi sono addirittura dieci i debuttanti. La stagione non è delle più semplici ma arriva un piacevolissimo successo nella cronosquadre di Bibione che da il via al Giro d’Italia 1981.

La Hoonved-Bottecchia precede di tre secondi la Famcucine di Francesco Moser che al termine della corsa lamenta una carenza nella segnaletica che risulta, a detta del trentino, decisiva per la vittoria della prova a squadre.

Sempre in quel Giro arriva una meritatissima vittoria nella diciassettesima frazione che porta il gruppo da Mantova a Borno, il Val Camonica. E’ un percorso duro e lungo (230km) quello affrontato il primo giugno dal gruppo dei “girini” ma Benedetto Patellaro non si fa sfuggire l’occasione; quando a partire è il ciclista “di casa” Mario Noris, il siciliano lo segue. Mancano circa 180 chilometri all’arrivo quando Benedetto allunga da solo. La vecchia volpe Zandegù capisce subito che l’azione è buona. Patellaro, siciliano di nascita ma bresciano di adozione, non molla un secondo grazie ad una intramontabile forza di volontà, la televisione si scatena in primi piani sul siciliano che arriva al traguardo in solitaria a mani levate col viso rigato dalle lacrime dopo aver fatto il segno della croce.

Secondo arriva Faustino Ruperez con quasi 3 minuti di svantaggio e terzo Claudio Bortolotto addirittura a 4’56” mentre il varesino Silvano Contini mantiene la maglia rosa.

Assalito dai cronisti che vogliono scoprire la storia di questo giovane siciliano, Benedetto Patellaro racconta della visitadi qualche giorno prima al padre ricoverato al San Raffaele di Milano che gli aveva detto di attaccare. E’ una vittoria speciale che Benedetto dedica al papà.

Dopo un altro anno con i colori della Hoonved-Bottecchia, nell’83 passa alla Bianchi di Contini senza però brillare. Gli anni seguenti sono un susseguirsi di cambi di squadra passando dalla Murella, dalla Fanini e dalla Maggi Mobili. Nel 1986 Benedetto Patellaro appende la bicicletta al chiodo dopo un’ultima annata nelle file della Santini-Cierre-Conti-Galli di Bruno Reverberi.

Benedetto Patellaro prende dimora in provincia di Como e lavora nellA Polizia Locale diventando responsabile tecnico del settore ciclismo dell’Associazione Sportiva Polizie Municipali d’Italia.