Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi

 

Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi

Ciclismo perché fa bene? 10 motivi validi per preferire l’uso della bicicletta a quello dell’automobile: la nostra guida

Ciclismo (fonte pixabay - Free-Photos)

Ciclismo (fonte pixabay – Free-Photos)

Tutta l’attività sportiva fa bene alla salute, da sempre è cosa nota ma negli ultimi anni il concetto di “mens sana in corpore sano” ha ripreso una eccezionale valenza. Uno degli sport più amati e sani è proprio il ciclismo in quanto riesce facilmente a coniugare la salute fisica con il divertimento. Il ciclismo è uno sport particolarmente adatto a chi vuole perdere peso e ha benefici sia sulla pressione che in generale per la salute del cuore.

In tanti sono i paesi europei che da anni hanno emanato provvedimenti per incoraggiare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro e la recenti pandemia di Covid19 ha imposto anche in Italia una nuova visione della mobilità sostenibile. In tanti paesi il servizio di bike-sharing è ormai consolidato, in Belgio vengono concessi incentivi ai lavoratori in base ai chilometri percorsi in bicicletta per arrivare in ufficio sia al fine di ridurre l’inquinamento che per promuovere la salute pubblica.

 

Ma perché il ciclismo fa bene?

  1. Riduzione del peso
    Il ciclismo è uno sport aerobico ed è quindi ideale per chi vuole perdere peso e sentirsi meglio con sé  stesso. Solo un’attività fisica regolare unitamente ad una corretta alimentazione ci consentirà di perdere peso.
  2. Muscoli si, pancia no
    Può accadere di iniziare a pedalare, salire sulla bilancia e non vedere quella perdita di peso sperata: attenzione pedalando tonificherete polpacci, glutei, cose ed in generale muscoli ed ossa ecco perché non sempre vedrete cali repentini del peso ma certamente la vostra massa magra ne beneficerà
  3. W le endorfine
    Pedalare stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. Ecco che pedalando ci sentiremo più felici, energici e riusciremo ad abbattere il livello di stress
  4. Pedalare rende giovani
    Il pedalare sistematicamente ci farà diventare più tonici, più in forma e ci metterà (sosprattutto la MTB) a stretto contatto con la natura, tutte cose che contribuiranno al ringiovanimento fisico e mentale.
  5. Questioni di cuore
    Il ciclismo aiuta a prevenire malattie cardiovascolari, e ne evita il peggioramento nei soggetti avanti con l’età. Il costante allenamento metterà il vostro cuore nella condizione di diventare più forte e più allenato a sopportare la fatica. Il ciclismo  migliora la circolazione venosa aiutando a prevenire la formazione di gonfiori alle gambe.
  6. Visione a lungo respiro
    Non solo il vostro cuore vi ringrazierà per gli allenamenti in bicicletta ma anche i vostri polmoni in quanto un fisico tonico aumenta la capacità di estrazione di ossigeno dal sangue.
  7. Sempre in gamba
    A differenza di quanto accade con la corsa che è uno sport a forte impatto con il terreno la bicicletta consente di risparmiare i tendini può lavorando fortemente sulle ginocchia, caviglie e articolazioni. Il movimento rotatorio consente di proteggere le cartilagini e, a patto di controllare al meglio la postura, pedalare evita sovraccarichi a livello della colonna vertebrale, come lombalgie e sciatalgie.
  8. Basta fatica
    secondo uno studio dell’Università della Georgia, pedalare per almeno 3 volte la settimana a ritmo moderato innalza i livelli di energia del 20% e % e riduce la fatica del 65% per via della produzione di dopamina.
  9. Lunga vita ai ciclisti
    Chi più pedala più si allunga l’aspettativa di vita: secondo uno studio danese, andare in bicicletta potrebbe allungare la vita sino a 4 anni
  10. Meno rischiosa dell’auto
    Nonostante l’apparente pericolosità, alcuni studi hanno dimostrato che i ciclisti in coinvolti sono numericamente inferiori agli automobilisti.

Lance vs The Last Dance due serie cult

Lance Armstrong vs Michael Jordan: The last dance

Lance vs The Last Dance due facce opposte dello sport professionistico: il modello Armstrong e quello dei Chicago Bulls di Michael Jordan

Lance

Lance

Lance, il documentario di ESPN sul ciclista texano da una parte, The Last Dance il documentario sui Chicago Bulls di Michael Jordan dall’altro. Due fenomeni diametralmente opposti dello sport-business americano. Il modello Bulls che ha letteralmente segnano un’epoca d’oro del basket a stelle e strisce contro il modello Armstrong che ha segnato una delle pagine più nere del ciclismo mondiale.
The Last Dance ovvero l’ultimo ballo è la serie Tv divenuta già cult che racconta l’evoluzione di una delle squadre più forte e vincente di sempre (non solo nella pallacanestro), i Chicago Bulls, che ha espresso con ogni probabilità il miglior basket di sempre.
Lance, la serie di ESPN, in quattro ore ripercorre la nefasta vicenda di Armstrong: insomma un Last Dance al contrario. Il texano, campione pronto a tutto per ottenere la vittoria sin dal primo secondo trascorso su questo pianeta che dichiara “è un miracolo che non sia diventato un serial killer”, viene narrato senza veli nella serie tv. Un percorso aspro, come aspro era (è?) il carattere di Lance che fin da giovane atleta, pronto a falsificare il certificato di nascita per partecipare ad una corsa, appare come spregiudicatamente pronto a tutto.
Forse nella formazione del carattere dell’ex atleta simbolo dell’US Postal ha influito l’assenza del padre naturale e la presenza di un patrigno violento. Lo stesso Terry Armstrong conferma questa ipotesi:

“l’ho trattato come un animale e per questo è diventato un campione”.

Se Jordan ha sempre dimostrato una valida “cattiveria agonistica”, il texano ha spesso spiccato per l’assenza di scrupoli. Simbolo dell’America post Reganiana, Lance mostra tutta la sua prepotenza da cowboy texano imbrogliando, mentendo e camminando sul filo del rasoio.
Inevitabile in un racconto su Lance parlare della vicenda legata al cancro forse proprio legata all’assunzione di sostanze vietate. Nel documentario il texano rivela di aver iniziato a doparsi già nel 1992 e non nel 1996 come raccontato nella sua confessione shock ad Oprah.
“Ho sempre chiesto, sempre saputo e ho sempre preso le mie decisioni da solo. Sapevo quello che stava succedendo.” dichiara Lance parlando delle iniezioni a cui fin da neo professionista venne sottoposto.
Campione del Mondo ad Oslo nel 1994, Armstrong venne costretto al ritiro due anni dopo per un cancro ai testicoli: “non posso escludere che via sia un legame tra il doping e la malattia ma l’unica volta in cui ho fatto uso dell’ormone della crescita è stato proprio nel 1996” ha spiegato Lance.
Armstrong dimostra “tolleranza” nei confronti dell’EPO:

“per molti aspetti è un prodotto sicuro se viene usato con parsimonia, sotto supervisione medica. Ci sono sostanze più pericolose che vengono iniettate nel corpo”.
Il doping “era già radicato nello sport, quando sono arrivato dal Texas, – spiega Lance – siamo passati dal doping a basso numero di ottani, che era sempre esistito, a questo carburante per razzi. Questa è stata la decisione che abbiamo dovuto prendere”.

Un ritratto duro di questo campione del bluff che dimostra però un atteggiamento diverso quando si parla del rivale ed amico Jan Ullrich, il vincitore del Tour de France 1997, caduto in disgrazia nel 2018 a cui Lance ha teso la mano:
Ullrich era astato dimesso dall’ospedale psichiatrico nel quale era stato ricoverato dopo alcuni episodi di violenza. “Sono andato a trovarlo perché lo amo, è una delle persone più importanti della mia vita ha spiegato
dopo una serie di accuse di aggressione. “Il motivo per cui sono andato a trovarlo è che lo amo”, risponde Armstrong, prima di scoppiare in lacrime. “Non è stato un bel viaggio. È stata la persona più importante della mia vita” ha spiegato Lance prima di scoppiare in lacrime.

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti di The Challenge of Stars

Fabio Jakobsen vince il torneo dei velocisti

Il corridore olandese ha battuto in finale Filippo Ganna e si è aggiudicato la prima edizione del primo torneo ad eliminazione diretta sulla piattaforma BKOOL

 

La sfida tra i velocisti di The Challenge of Stars si è conclusa con il successo di Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step). Il campione olandese su strada ha preceduto nella volata finale il campione italiano a cronometro Filippo Ganna, lungo i 1200 metri con una pendenza media dello 0.97% e massima del 2.53%, ambientati nella campagna toscana ricreata dal software BKOOL.

Il torneo si era aperto con i quarti di finale: Pascal Ackermann (BORA-Hansgrohe) ha battuto Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic); Fabio Jakobsen (Deceuninck – Quick Step) ha sconfitto il campione del mondo in carica Mads Pedersen (Trek – Segafredo) mentre Jasper De Buyst (Lotto Soudal) si è imposto su Tim Merlier (Alpecin-Fenix). Nell’ultimo quarto di finale Filippo Ganna (Team Ineos) ha battuto il connazionale Matteo Trentin (CCC Team).

Nelle semifinali il campione olandese Fabio Jakobsen ha sconfitto Pascal Ackermann mentre Filippo Ganna ha battuto Jasper De Buyst, prima dell’epilogo finale con il successo del campione olandese Fabio Jakobsen sul campione italiano a cronometro Filippo Ganna.

Fabio Jakobsen, vincitore del torneo dei velocisti di The Challenge of Stars ha detto:

“Sono molto felice per questo successo. Una volata di 1200 metri richiede uno sforzo più prolungato di un normale sprint di gruppo, le mie gambe mi fanno veramente male adesso! Ho cercato di controllare spesso lo schermo per restare vicino ai miei avversari nella prima parte della prova per poi aprire il gas e dare tutto negli ultimi 500 metri.
È divertente correre un nuovo formato di gara come questo, soprattutto in questo momento in cui non possiamo gareggiare per strada: mi manca il Giro d’Italia. The Challenge of Stars è qualcosa di diverso rispetto alle gare a cui siamo abituati ma devo ammettere che sentivo la tensione prima di affrontare ogni sfida”. 

Il secondo classificato Filippo Ganna ha detto:

“È stata una bella giornata, sono stato un po’ sfortunato nel finale, ho avuto un piccolo problema meccanico e Jakobsen è andato veramente forte! Le mie gambe stavano bene, questo formato con volate brevi ed esplosive si adatta bene alle mie caratteristiche, devo ammettere che lo sforzo si fa sentire, anche se sono solo 1200m. Sicuramente gareggiare così è qualcosa di nuovo e differente; in una gara normale sai meglio cosa sta succedendo intorno a te, qui devi controllare costantemente il tuo schermo ma alla fine ciò che le accomuna è il mal di gambe dopo il traguardo”.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Beta ALANINA, Endurance Enhanced Formula di EthicSport

Beta ALANINA di EthicSport

Beta ALANINA, Endurance Enhanced Formula di EthicSport  integratore alimentare adatto a chi pratica il ciclismo

Beta ALANINA, Endurance Enhanced Formula di EthicSport

Beta ALANINA, Endurance Enhanced Formula di EthicSport

Beta ALANINA, Endurance Enhanced Formula di EthicSport  è un interessantissimo prodotto offerto da EthicSport funzionali ad ad attività di Workout ad elevata intensità. L’azione antiossidante, basificante potenziata e di sostegno alla muscolatura corporea lo rendono adatto agli appassionati di ciclismo

 

 

Beta ALANINA, cos’è?

La ß-Alanina è un amminoacido non essenziale fondamentale per la sintesi di Carnosina, un dipetide presente nel muscolo in elevate concentrazioni. La Carnosina è costituita da L-Istidina e da ß-Alanina, che rappresenta proprio il fattore limitante per la sintesi muscolare.

Una corretta disponibilità muscolare di Carnosina contribuisce a tamponare l’acido lattico prodotto nei muscoli durante sforzi intensi e prolungati. L’integrazione di ß-Alanina è utile per consentire una regolare sintesi di Carnosina. In questa formulazione l’azione tampone sull’acido lattico è sostenuta anche dalla presenza di bicarbonato di sodio, che svolge un’attività basificante.

La Carnosina è nota anche per la sua azione antiossidante a livello muscolare, in questa formula l’attività antiossidante è sostenuta anche dalla presenza di Resveratrolo (da Fallopia japonica)°, che oltre ad un marcato effetto antiossidante, coadiuva la regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare. La vitamina B6 contribuisce al normale metabolismo energetico e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.

MODO D’USO E DOSE GIORNALIERA CONSIGLIATA:

1-2 compresse al giorno da deglutire con un bicchiere di acqua, preferibilmente lontano dai pasti. Il dosaggio di Beta-Alanina, per atleti impegnati in attività intense, può arrivare anche a 3-6 grammi/giorno. In questi casi è bene suddividere l’assunzione durante la giornata, assumendo 1g di beta alanina ogni 3-4ore. Per avere la massima efficacia sono suggeriti cicli di 4-8 settimane, ciò aiuta ad ottenere la migliore disponibilità di carnosina endogena.

INGREDIENTI:

Beta alanina1 , agente di carica: cellulosa; carbonato acido di sodio (bicarbonato di sodio)3 , stabilizzante: idrossi-propil- cellulosa; tocoferoli misti (D-gamma-tocoferolo, D-delta-tocoferolo, D-alfa-tocoferolo, D-beta-tocoferolo), agenti antiagglomeranti: biossido di silicio, sali di magnesio degli acidi grassi; resveratrolo (da Fallopia japonica [Houtt.] Ronse Dec., radice)2 , cloridrato di piridossina (vitamina B6).

 

Tabella nutrizionale

CONTENUTI MEDI
Per dose
(2cpr)
NRV%
Per dose (2cpr)
Beta-Alanina 2000 mg
Carbonato acido di sodio (bicarbonato di sodio) 140 mg
Tocoferoli misti 14 mg
Resveratrolo da Fallopia japonica (e.s) 14 mg
Vitamina B6 0,84 mg 60%

Beta ALANINA di EthicSport: prezzo

Beta ALANINA – Endurance Enhanced Formula è acquistabile, in Barattolo da 90 cpr da 1500 mg, sul sito di EthiscSport al prezzo di 24,90 €

 

FONTE SCHEDE TECNICHE ETHICSPORT

Cadel Evans e la crisi al Giro d’Italia 2002

Cadel Evans, la crisi della maglia rosa

Cadel Evans e la crisi nella tappa di Folgaria con cui perde la leadership al Giro d’Italia 2002 in favore di Paolo Savoldelli, la storia

Cadel Evans (fonte wikipedia)

Cadel Evans (fonte wikipedia)

Cadel Evans è stato uno dei protagonisti del Giro d’Italia 2002, partito da Groninga in un tributo all’Unione Europea attraversando i paesi fondatori. Un anno duro, uno dei tanti per la corsa rosa a causa degli accadimenti legati al doping.

Il Giro 2002 è funestato fin dalla   partenza dallo spettro del doping; sono subito quattro le squalifiche: Zakirov della Panaria e Sgambelluri della Mercatone Uno risultano positivi al NESP (EPO di seconda generazione), Chesini sempre della Panaria finisce addirittura ai domiciliari per aver fornito prodotti vietati ai colleghi e Romano della Landbouwkrediet-Colnago si costituisce quattro giorni dopo il mandato di cattura.

La sera della quinta frazione esplode il caso della positività al Probenecid (un diuretico) di Stefano Garzelli, già vincitore di due tappe e che indossa la maglia rosa.  varesino continua la gara, ma il 21 maggio è costretto all’abbandonare dopo la positività anche alle controanalisi.

La maglia nel frattempo passa sulle spalle del “passistone”! tedesco Jens Heppner un elemento tutt’altro che in grado di eccitare il grande pubblico.

Passano solo tre giorni dall’addio di Garzelli e anche Gilberto Simoni, che ha da poco vinto la frazione con arrivo a Campitello Matese, viene mandato a casa dalla sua squadra a seguito della positività, riscontrata un mese prima, alla cocaina. Il corridore trentino si difende tirando in ballo alcune caramelle regalate da una zia di ritorno dalla Colombia (la giustizia sportiva confermerà poi questa tesi).

La maglia resta sulle spalle di Heppner sino alla sedicesima tappa che porta il gruppo a Corvara di Badia dopo le terribili salite del Forcella Staulanza, Fedaia, Pordoi e Campolongo. Julio Alberto Peréz Cuapio decide di fare un numero partendo da lontano, favorito dal totale disinteresse dei big superstiti del gruppo.
Come da previsioni lungo le interminabili salite dolomitiche, Heppner naufraga inesorabilmente (chiude a oltre sette minuti dal vincitore).

Alle spalle del messicano sono lo statunitense Tayler Hamilton, lo spagnolo Aitor Gonzalez e gli italiani Dario Frigo e Paolo Savoldelli a comandare le operazioni. Accanto a questi c’è anche un giovane “canguro” che veste la divisa della Mapei: Cadel Evans e che a fine serata sale sul podio vestito di rosa con 16 secondi di margine su Frigo e 18 su Hamilton.

Partito come uomo di peso accanto a Garzelli, il corridore originario del nord dell’Australia ha preso lungo la strada i galloni da capitano e si appresta ad essere la sorpresa del Giro.

Il giorno seguente il plotone deve percorrere i 222 km che separano Corvara in Badia da Folgaria: la Mapei scorta sapientemente Cadel Evans, lui pedala agilmente mentre davanti un Tonkov sulla via del tramonto cerca un colpo di coda assieme al vincitore del giorno precedente, Peréz Cuapio.

Cadel Evans:la crisi della maglia rosa

I primi a crollare tra i big sono Frigo e Gonzalez e la Mapei prova ad approfittarne per consolidare il ruolo di leader del proprio capitano. L’inossidabile Andrea Noè si mette in testa a menare come un mulo. Il ritmo è alto ma l’americano, ex compagno di Lance Armstrong, Tyler Hamilton prova ad allungare seguito dal solo Paolino Savoldelli.

Tutti si aspettano una pronta reazione di Evans ma Cadel non risponde, anzi, si lascia sfilare totalmente inerte ed inespressivo. Il viso dell’australiano muta immediatamente assumendo la maschera peggiore: quello della crisi nera.

La bicicletta di Evans diviene in un batter di ciglia di piombo, le sue gambe di pietra il suo viso quello del calvario. Meno di 24 ore e la vicenda dell’Australiano in rosa passa da favola ad incubo quando mancano ancora 10 km all’arrivo.

La maglia rosa diventa un tutt’uno col manubrio della sua bicicletta mentre gli altri volano lontani. Perde metri su metri sino a scomparire. Davanti lo scaltro Paolo “il falco” Savoldelli non si lascia sfuggire l’occasione per mettere fieno in cascina.

Il primo a tagliare il traguardo è Pavel Tonkov, un paio di minuti più tardi arriva Savoldelli che va ad indossare la maglia rosa per portarla sino a Milano. 17 minuti e 11 secondi dopo il passaggio del vincitore ecco giungere, sfinito, al traguardo il 25enne Cadel Evans scortato dai fidi Cioni e Noè.

Il Giro d’Italia 2002 per Evans naufraga Folgaria, a Milano sarà Paolo Savoldelli a trionfare davanti a Tyler Hamilton e Pietro Caucchioli

 

SIDI: piccolo inizio si trasforma in una grande impresa

SIDI: una storia di successo!

SIDI: un insieme di piccoli passi, un cambiamento rapido, una continua evoluzione fanno dell’azienda di Maser ciò che conosciamo oggi

Sidi nasce in un’epoca rivoluzionaria dove tutto era da ricostruire e di idee ce n’erano davvero tante. Non tutti però avevano la determinazione necessaria per fare impresa ma Dino Signori, fondatore di Sidi, ne aveva eccome. È così che proprio nel 1960, all’inizio di una decade, nasce, in 40 mq ricavati da una vecchia stalla, la Sidi. È lì che vengono installati i primi macchinari e i primi mattoni di una storia lunga 60 anni.

Non tutto nasce per caso, non tutto fila liscio dal primo istante, ma è proprio qui che la tenacia del suo fondatore entra in gioco, deciso più che mai a rimanere a Maser, dov’era nato e cresciuto, e dove ha imparato un mestiere. Quel mestiere che gli avrebbe permesso di diventare uno dei produttori di scarpe per il ciclismo e stivali da moto più conosciuto ed apprezzato al mondo.

Tra varie vicissitudini, paure e soddisfazioni, alla fine di quell’anno Sidi assume il suo primo dipendente e la sua attività si sviluppa instancabilmente. Due anni dopo acquista un terreno di 5000 mq, su cui costruisce il suo primo capannone. Piuttosto grande per le esigenze del momento ma era in via Bassanese, dove i genitori un tempo avevano aperto un’osteria. Un luogo pieno di bei ricordi e carico di emozioni. Nel corso degli anni 70, sui 5000 mq di terreno acquistati, sede ufficiale per moltissimi anni, vengono costruite sempre più aree produttive fino ad arrivare ad ospitare un capannone di 2000 mq. Ampliamento considerevole in poco meno di 10 anni.

Alla fine del 2007, uffici e produzione si trasferiscono in via dei Rizzi, sempre a Maser. Impossibile non notarla.

La nuova sede infatti ha una forma singolare nata per rappresentare l’animo e la dinamicità di Sidi con i suoi 90 m di archi in acciaio, mentre evoca i colli asolani, silenziosi e meravigliosi compagni di giornate lavorative, la cui vista è ammirabile dall’interno degli uffici. Un’architettura che non lascia nulla al caso e, così come i prodotti che giornalmente vengono pensati e realizzati al suo interno, si avvale di sofisticati tecniche di costruzione e progettazione. Acciaio a rappresentare la leadership del settore, architetture avanzate e soluzioni innovative a raccontare la continua evoluzione. Il tutto racchiuso nella semplicità dei materiali utilizzati.


Sidi oggi conta un elevato numero di dipendenti e collaboratori, ispirati da un uomo che di esperienza gestionale potrebbe riempire intere pagine. Un imprenditore che ha saputo adattarsi ai tempi, che ha colto occasioni inaspettate, che ha interpretato il mercato e apportato innovazione, spinto dalla sua incessante voglia di creare e poter condividere prodotti sempre al passo con i tempi. Un uomo che ha fatto delle emozioni, un filo conduttore come raccontano i tanti dipendenti. Allora come ora, Dino Signori è sempre disponibile al confronto, fa sentire le persone a proprio agio e non esita a trasmettere la sua esperienza. Valori inestimabili che creano un’atmosfera costruttiva all’interno di una realtà imprenditoriale sviluppatasi esponenzialmente.

FONTE COMUNICATO STAMPA

 

Bontrager aggiunge nuovi modelli di caschi WaveCel

Bontrager aggiunge nuovi modelli alla gamma di caschi WaveCel

Bontrager amplia la gamma di caschi WaveCel con i nuovi modelli Rally e Starvos valutati cinque stelle nella classificazione di sicurezza di Virginia Tech.

WaveCel

Bontrager ha annunciato l’ampliamento della propria gamma di caschi con due nuovi modelli: Rally WaveCel e Starvos WaveCel. I due nuovi caschi sono dotati della tecnologia WaveCel, già utilizzata con grande successo da Trek e Bontrager lo scorso anno. I nuovi modelli sono disponibili a un prezzo significativamente inferiore rispetto agli altri modelli della gamma WaveCel.

Rivolto agli amanti del trail che privilegiano la sicurezza, il casco Rally WaveCel (149,99 Euro) è un modello rivolto al fuoristrada e caratterizzato dal giusto mix tra comodità e prestazioni. È dotato di ghiera di chiusura Boa®, visiera regolabile, calotta estesa posteriormente e divisori LockDown per facilitare la gestione dei cinturini.

Starvos WaveCel (109,99 Euro) è un versatile ed elegante casco rivolto all’uso su percorsi stradali, piste ciclabili, tracciati gravel e trail. Corredato da un sistema di regolazione Headmaster che permette di regolare il casco con una sola mano, questo modello adotta dei pratici divisori LockDown che semplificano la gestione dei cinturini. La nuova proposta è disponibile in taglie fino alla XL.

I caschi Rally e Starvos con tecnologia WaveCel hanno ottenuto cinque stelle nella classificazione di sicurezza attribuita da Virginia Tech.

“Trek e Bontrager sono impegnate a rendere il ciclismo più sicuro per tutti”, ha dichiarato April Beard, responsabile di prodotto per i caschi Bontrager. “Con queste nuove integrazioni alla nostra gamma di caschi, offerti a prezzi più bassi rispetto ad altri modelli WaveCel, siamo in grado di proporre a un pubblico ancora più ampio una tecnologia all’avanguardia per la protezione dagli infortuni alla testa legati alle attività ciclistiche”.

La tecnologia WaveCel, introdotta da Trek e Bontrager nel 2019, è una soluzione rivoluzionaria adottata in esclusiva dai caschi Bontrager. Rispetto ai caschi in schiuma tradizionali, essa permette di aumentare l’efficacia della protezione della testa dalle lesioni causate da alcuni incidenti di natura ciclistica.

Come tutti i prodotti Bontrager, anche i caschi Rally e Starvos rientrano nel programma Unconditional Bontrager Guarantee, che garantisce agli acquirenti un periodo di 30 giorni per entrare in sintonia con il proprio acquisto. Se non ti convincono puoi restituirli. È semplice!

Questi caschi sono inoltre supportati dalla Crash Replacement Guarantee Bontrager. Nel caso in cui il casco dovesse subire un impatto durante il primo anno dall’acquisto, Bontrager lo sostituirà a titolo gratuito.

I nuovissimi caschi Rally e Starvos WaveCel di Bontrager sono già disponibili presso la rete internazionale di rivenditori Trek.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento? 7 suggerimenti

 

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento?

Cosa mangiare dopo l’allenamento di ciclismo è una delle domande che più spesso i ciclo-amatori si fanno, ecco la nostra guida

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento? (fonte Pixabay - RitaE)

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento? (fonte Pixabay – RitaE)

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento? E’ una domanda importante per ogni amante del pedale, come reintegrare correttamente i consumi post-allenamento. Troppo spesso in molti, scesi di sella non curano adeguatamente la propria alimentazione commettendo un grave errore strategico.

Il momento dopo l’uscita in bici è estremamente importante per mettere benzina del motore ma anche per “consolidare” il lavoro svolto sui pedali.

Dopo una pedalata intensa l’organismo ha bruciano tantissime energie ed è stato sottoposto a stress tanto che le difese immunitarie possono risultare indebolite. Le fibre dei vostri muscoli sono state in qualche modo danneggiate e necessitano di essere riparate, la fatica sale e il vostro corpo reclama attenzione. Ecco che è importante non lasciare al caso l’alimentazione post allenamento.

Gli obiettivi dell’alimentazione post workout:

  1. Ripristinare i liquidi e gli elettroliti
  2. Ripristinare le scorte di glicogeno
  3. Rigenerare i tessuti danneggiati.

Ciclismo cosa mangiare dopo l’allenamento? 7 suggerimenti

  1. Cosa mangiare e bere nel post allenamento?
    Proteine e Carboidrati sono i vostri alleati assieme ad una bevanda per il recupero salito. Le proteine contribuiscono al ripristino del tessuto muscolare, i carboidrati vi reintegreranno le score di glicogeno consumate durante la pedalata e la bevanda ricostituirà la scorsa di minerali persi.
  1. Quante proteine?
    20-25 g di proteine ad elevato valore biologico contribuiscono al processo di recupero muscolare
  2. Quanti carboidrati?
    Gli studi più recenti indicano come ottimale una quantità di carboidrati compresa tra 0.8 e 1.2 g per kg di peso corporeo. finita la gara o l’allenamento non è consigliamo riempirsi di palate di zucchero ma utilizzarne le giuste quantità.
  3. Integratori si o no?
    nel post-exercise l’uso di integratori specifici per il recupero è fondamentale: BCAA, micronutrienti, carboidrati ed elettroliti sono strumenti importanti per ricompensare quanto perso durante l’attività fisica. Attenzione gli integratori non sono mai dei sostitutivi di una alimentazione completa ma possono intendersi come supporto valido e funzionale. Gel, bevande idrosaline e barrette sono strumenti utili.
  4. Solo acqua?
    Al termine di una lunga pedalata bere sola acqua può peggiorare la disidratazione. Una strategia alternativa alle bevande isotoniche è  addizionare l’acqua con del normale sale da cucina per aumentare la quota di liquidi trattenuti riducendo il volume urinario.
  5. Per integrare i Sali minerali
    può essere suggerito alimentarsi con verdura frutta
  6. Il recupero inizia in sella
    è una regola che può sembrare banale ma è importate evitare di terminare l’allenamento con il serbatoio totalmente vuoto, portatevi sempre dietro una barretta o un gel per evitare crisi glicemiche.

 

 

 

 

 

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi, recensione

 

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi di Carlo Gugliotta

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi. 70 anni di vittorie italiane di Carlo Gugliotta edito da Alba Edizioni racconta le vittorie italiane nella classica monumento

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi. 70 anni di vittorie italiane di Carlo Gugliotta ripercorre le storiche strade del Belgio dal 1949 al 2019. Due date non a casa che corrispondono a due strepitosi successi italiani lungo i faticosi chilometri di una delle classiche del ciclismo mondiale.

Dal successo di Fiorenzo Magni, primo italiano che riesce a vincere il Giro delle Fiandre alla meravigliosa e storica doppietta di Alberto Bettiol e Marta Bastianelli nel 2019, Gugliotta ci guida nella scoperta dei successi tricolore alla Ronde van Vlaanderen.

Questa corsa, che appartiene all’elite identificata come “classiche monumento”, ha cose segno distintivo la forte presenza e la passione del pubblico che da sempre accorre in quantità lungo i bordi del percorso belga.

800.000, forse un milione di tifosi ogni anno sono la meravigliosa cornice a una delle corse più affascinanti del panorama ciclistico mondiale. Proprio da questa visione nasce il titolo dell’ultimo lavoro di giornalista Carlo Gugliotta (conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro) edito da Alba Edizioni.

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi ripercorre con una scrittura piacevole e scorrevole i 13 successi tricolori (11 tra gli uomini e due tra le donne) nella storia della manifestazione senza tralasciare di impregnare le narrazioni con l’atmosfera speciale che si respira a bordo strada e che spinge tanti appassionati a non perdersi nemmeno un’edizione da anni.

Le strade del Giro delle Fiandre vengono, infatti, invase non solo da appassionati autoctoni ma da molti stranieri e da molti nostri connazionali che hanno saputo apprezzare la bellezza di questa classica e, in alcuni casi, godere dei successi dei nostri alfieri.

Da Magni a Bettiol passando per Moreno Argentin, Gianni Bugno, Gianluca Bortolami (che sul podio del Fiandre salì con il compianto Denis Zanette) e per tutti gli altri atleti nostrani in grado di regalare una giornata speciale ai tifosi italiani, sono assolutamente gradevoli i resoconti di Carlo Gugliotta.

L’autore non si limita ad una mera cronaca degli eventi ma ne fa rivivere i colori e gli odori portando il lettore a sentirsi lungo il percorso del Giro delle Fiandre.

Il libro è impreziosito dalla prefazione di Riccardo Magrin, voce del ciclismo su Eurosport, e da alcuni autentici cimeli come i ritagli dei quotidiani, fotografie e gustose curiosità.

Un libro da leggere e conservare nella speranza che il ciclismo italiano possa aggiungere qualche nuova e storica pagina di gloria per il ciclismo italico.

Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi. 70 anni di vittorie italiane di Carlo Gugliotta

 

Copertina flessibile: 140 pagine
Editore: Alba Edizioni (21 febbraio 2020)
Collana: Storie a pedali
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8899414513

ciclismo come aumentare la forza nelle gambe? sei suggerimenti

Ciclismo come aumentare la forza nelle gambe?

Ciclismo come aumentare la forza nelle gambe? Sei suggerimenti e sette esercizi per migliorare, ecco la nostra guida

Ciclismo come aumentare la forza nelle gambe (fonte Pixabay - pasja1000)

Ciclismo come aumentare la forza nelle gambe (fonte Pixabay – pasja1000)

Aumentare la forza nelle gambe può consentire al ciclista di migliorare la resistenza di lunga durata. L’obiettivo è comune a quasi tutti i cicloamatori che vogliono migliorare in salita (link) e non solo. Non c’è un unico modo per allenarsi, ogni fisico è diverso e ogni preparatore atletico ha le sue idee, i suoi “trucchi” e le sue strategie ma vi sono delle linee guida comuni a tutti i protocolli di allenamento funzionali ad aumentare la forza nelle gambe.

Quello sulla forza, lo abbiamo detto in altri nostri articoli, è un lavoro che va manutenuto lungo tutto il corso dell’anno ma che, inevitabilmente, ha un picco nella stagione invernale quando i ciclisti possono dedicarsi maggiormente ai lavori con pesi ed attrezzi, in casa o in palestra.

 

Come aumentare la forza? 6 suggerimenti

  1. Allenarsi con carichi bassi

Lavorare sulla forza consiste in un carico sulla resistenza e non sull’ipertrofia, non ci interessa avere braccia e gambe enormi, come quelli di un bodybulder ma avere un extra di forza durante le uscite. Per questo motivo il carico non deve mai superare il 40% del massimale (ovvero del massimo peso che riuscite a sollevare in un singolo movimento).

  1. Carichi bassi – ripetizioni alte

Se, come abbiamo detto al punto 1, lavoreremo con carichi bassi, dovremo incrementare il numero di ripetizioni. Se per aumentare la massa faremo poche ripetizioni con pesi elevati, per allenare la forza serviranno ripetizioni in un numero elevato così da lavorare sulla resistenza.

  1. Progressione del carico

L’allenamento per la forza del ciclista va basato sulla progressione del carico: ogni allenamento deve vedere lo stress muscolare aumentare rispetto al precedente. Il corpo così “stressato” è costretto a modificare, viceversa si rischierebbe il cosiddetto “plateau” a causa del quale non riesce a migliorare ulteriormente.

  1. Il recupero

Il lavoro sulla forza è un lavoro “di sfinimento” per incamerare “benzina”, riduciamo al minimo i tempi di recupero tra una serie e l’altra e tra un esercizio e l’altro.

  1. Quanti esercizi?

Inutile concentrarsi sul muscolo meno noto, facciamo pochi esercizi che coinvolgano, però, i gruppi muscolari più importanti.

  1. Manubri ed esercizi a corpo libero!

Per convinzione spingiamo sempre sulla efficacia del lavoro a corpo libero, chi entra in palestra può restare affascinato e attratto dalle macchine che lavorano su singoli muscoli ma per rendere il lavoro funzionale al ciclismo (ed in generale agli sport) è meglio lavorare a corpo libero. Con i manubri, anche sollevare un peso con le braccia, farà intervenire tantissimi altri muscoli funzionali alla stabilità, all’equilibrio alla corretta postura. Ricordiamoci, inoltre, che se non vogliamo andare in palestra sarà più semplice (ed economico) organizzarci con dei pesi o meglio ancora con esercizi a corpo libero anche in casa.

Ciclismo come aumentare la forza nelle gambe: 7 esercizi

  1. Calf: Gambe all’apertura delle spalle, braccia lungo i fianchi si sollevano le punte dei piedi espirando e inspirando si torna in posizione.
  1. Squat: In piedi, bilanciere sulle spalle, si mantiene la schiena dritta e si scende sino ad avere i muscoli della coscia paralleli al terreno (espirando); si torna in posizione (inspirando).
  1. Affondi: In piedi, portare avanti una gamba piegando il ginocchio quasi sino a tessa (espirando). Tornare in posizione (inspirando). Attenzione al peso per non sovraccaricare l’articolazione.
  2. Reverse Crunch: Sdraiati supini, gambe sollevate a 90 gradi, braccia aperte: si portano alternatamente le cosce verso il petto (espirando) e si torna in posizione (inspirando)
  1. Indian Push up: Con palmi poggiati sul pavimento, in posizione “a ponte”, con braccia e gambe tese si piagano le gambe e si scivola con la testa in avanti e poi si ritorna in posizione.
  1. Kettlebell Swing: Utilizzando un kettlebell, sollevarlo davanti al corpo e piegarsi sulle gambe (vedi articolo specifico su questo strumento).