Granfondo le Terre di Franciacorta, iscrizioni aperte

Granfondo le Terre di Franciacorta

Granfondo Le Terre di Franciacorta apre le iscrizioni con un’offerta per chi chi vorrà un numero di gara che riporta nome e cognome

 
Ufficiale l’apertura iscrizioni della quarta edizione della Granfondo le Terre di Franciacorta che si celebrerà il prossimo 23 febbraio 2020 ad Adro (BS). L’offerta a cui si potrà aderire già da lunedì 18 novembre, prevede l’iscrizione a prezzo agevolato di 35,00 euro, offerta valida sino al 15/01. Dal 16/01 la quota di iscrizione lieviterà a 43,00 euro per poi raggiungere il costo di 50,00 euro il sabato e la domenica a ridosso della manifestazione.
NUMERO DI GARA PERSONALIZZATO:
Abbiamo pensato di dare la possibilità a tutti i concorrenti di avere un numero individuale che riporti il proprio nome – spiega l’organizzatore Giovanni Belloni – un’opportunità valida però solo per le iscrizioni che perverranno entro il 31/01. Il numero di gara, comunemente chiamato pettorale è spesso un ricordo che dura nel tempo – precisa il promotore Kristian Salvoni – basti pensare a quanti corridori tappezzano le pareti delle proprie autorimesse con i numeri che ricordano le sfide affrontate”.
IL RIEPILOGO DEI COSTI DI ISCRIZIONE:
Dal 18/11 al 15/01 euro 35,00;
Dal 16/01 al 21/02 euro 43,00;
Iscrizione sul posto (22 e 23/02) euro 50,00.

COME EFFETTUARE L’ISCRIZIONE:
Per effettuare l’iscrizione alla Granfondo le Terre di Franciacorta è sufficiente collegarsi al sito della gara a questo link, scaricare e compilare il modulo di iscrizione (singolo o squadra) e, dopo aver effettuato il bonifico IT06J0558489271000000003535 Bic/Swift: BPMIITMMXXX Causale: ISCRIZIONE GF TERRE DI FRANCIACORTA 2020, copia del modulo e versamento dovranno essere inviati al numero di fax +39 031 2289708 o tramite e-mail a iscrizioni@otc-srl.it.
Il comitato organizzatore vi invita a visitate il sito ufficiale della manifestazione senza dimenticarvi di curiosare nelle pagine Facebook ed Instagram #granfondoleterredifranciacorta, entrambe ricche di foto, video e tanto altro ancora.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Raymond Poulidor muore a 83 anni

Raymond Poulidor si è spento a 83 anni

Raymond Poulidor, icona francese del ciclismo e leggenda del Tour de France è morto il 13 novembre all’età di 83 anni

Raymond Poulidor

Raymond Poulidor

Raymond Poulidor è morto nelle prime ore di mercoledì dopo un lungo periodo in ospedale. Il francese, pur non riuscendo mai a vincere il Tour de France è stata una delle grandi icone del ciclismo transalpino degli anni sessanta e settanta Affettuosamente chiamato “Poupou” era ancora sommerso dall’affetto dei tifosi francesi collaborava con l’organizzazione della Grande Boucle in qualità di testimonial per lo sponsor della maglia gialla Credit Lyonnais nel villaggio.

La figlia di Raymond ha spostato Adri van der Poel padre di Mathieu van der Poel recente vincitore del Campionato Europeo di ciclocross.

La Francia perde uno dei ciclisti più amati di sempre che sulle strade ha rivaleggiato con campioni di livello assoluto come Merckx, Gimondi e soprattutto l’eterno rivale Anquetil. Nella sua carriera ha ottenuto otto podi al Tour tra il 1962 e il 1976 senza però mai conquistare l’agognata maglia gialla a Parigi. Proprio per questo motivo era spesso chiamato “L’Eterno Secondo”, marchio di fabbrica che ne ha segnato l’intera carriera ma che è stato non un peso ma proprio un segno distintivo che ha fatto breccia nel cuore dei tifosi.

Raymond era  in ospedale ormai dalla fine del mese di settembre a causa delle complicanze di un edema polmonare che avevano coinvolto il cuore. Si è spento a Saint-Léonard-de Noblat cittadina vicina a Limoges.

Eddy Merckx, cha dato l’addio a Poulidor in una dichiarazione ad AFP: “La sua morte è ovviamente una grande tristezza, è una grande perdita per il ciclismo e per me, un grande amico che se ne va”. I due si erano incontrati lo scorso luglio proprio al Tour de France in occasione della partenza da Bruxelles.

“Sono stato sfortunato, ma il ciclismo mi ha dato più di quanto mi sia costato” Raymond Poulidor

Ciclonews porge le  sue più sentite condoglianze alla famiglia di Poulidor

Luc Leblanc il campione del mondo di Agrigento

Luc Leblanc il ciclista con una storia da raccontare

Luc Leblanc corridore francese campione ai Mondiali di Agrigento 1994 coinvolto nelle vicende di doping dell’Affaire Festina

Luc Leblanc

Luc Leblanc

Luc Leblanc nasce a Limoges il 4 agosto 1966 e a soli 11 anni vede la sua vita segnata da un terribile dramma che consegnerà al ragazzo sempre un velo di tristezza negli occhi. E’ il 1978 Luc e il fratello Gilles di otto anni vengono travolti sa un guidatore ubriaco. Gilles muore per le conseguenze dell’impatto mentre Luc viene ricoverato in ospedale con fratture multiple alla gamba sinistra, vi resta per sei mesi, subisce numerosi interventi ma alla fine riesce a riprendere a camminare. La sua gamba sinistra sarà per sempre più corta di tre centimetri e più debole della destra.

Dopo il terribile incidente Luc, che nel frattempo ama il calcio al punto di rivestire le pareti della sua stanza con foto di giocatori AS Saint-Etienne, matura la convinzione di diventare prete ma, su suggerimento di un fisioterapista, inizia a praticare il ciclismo per cercare di sistemare i problemi alle gambe. La passione per il ciclismo aumenta e risultati, nelle categorie dilettantistiche non tardano e nel 1986 conquista una tappa al Circuit de la Sarthe e la classifica finale del Tour du Perigord.

Raymond Poulidor caldeggia il suo passaggio ai professionisti e nel 1987 riceve la proposta del Team Toshiba di Bernard Tapie per passare tra i “pro”.

Nel suo primo anno tra “i grandi” è vice-campione francese in linea, conquista la vittoria al Grand Prix di Plouay oltre a una tappa al Tour d’Armorique e al Tour du Lyonnais et des monts du Pilat.

L’anno seguente vive una stagione transitoria con la Histor-Sigma per poi accasarsi nel 1990 al Team Castorama di Cyrille Guimard con cui conquista il Tour du Haut-Var , il Grand Prix di Vallonia e una tappa del du Dauphiné Libéré .

Nel 1991 viene selezionato dalla Castorama per il Tour de France e il 18 luglio, nella dodicesima tappa da Pa a Jaca, grazie ad una fuga da lontano assieme a Charly Mottet e Pascal Richard, riesce a strappare la maglia gialla al campione in carica Greg LeMond.

Il giorno seguente, nel tappone pirenaico con Portalet, Aubisque, Tourmalet, Aspin Luc deve lavorare per il capitano Laurent Fignon. A vincere la tappa è Claudio Chiappucci mentre la maglia passa sulle spalle di Miguel Indurain che la porta sino a Parigi. Luc si “consola” chiudendo la corsa francese al quinto posto nella classifica finale, davanti al capitano Fignon.

Nel 1992 Luc Leblanc conquista la sua prima corsa a tappe vincendo il Grand Prix du Midi Libre e ottiene uno splendido secondo posto al Giro del Delfinato. In quell’anno ottiene in titolo di campione nazionale francese in linea non senza polemiche per aver attaccato il compagno di squadra Gérard Rué.

“In una corsa come questa è impossibile fare gara di squadra, era il mio sesto tentativo di diventare campione francese e oggi ero davvero in forma” spiega dopo il traguardo.

In quegli anni i valori e le gerarchie cominciano a scoprire l’importanza dell’uso dell’EPO per alterare le prestazioni e il 1993 vede Luc non trovare nessun acuto personale, complici anche i fastidi alla gamba, in una stagione dominata dai “solito” Indurain, Rominger, Chiappucci e Bugno.

Nel 1994, Luce Leblanc si unisce alla Festina di Richard Virenque,  Laurent Dufaux e Laurent Brochard. La stagione è ricca di successi a partire dalla Vuelta Espana dove vince la classifica della montagna e chiude al sesto posto in classifica generale.

Al Tour trionfa tra la nebbia che avvolge la salita di Lourdes Hautacam anticipando allo sprint nientemeno che il padrone del Tour de France, Miguel Indurain e Marco Pantani. A Parigi sarà ai piedi del podio alle spalle del “solito” Miguel Indurain di Pëtr Ugrumov della Gewiss e di Marco Pantani.

Luc Leblanc, il Mondiale di Agrigento 1994

Il 28 agosto 1994, sotto il sole micidiale della Sicilia è di scena il mondiale di ciclismo nella città della Valle dei Templi. Se il clima è rovente il percorso non è fa meno, i favoriti sono diversi, da Riis a Ugrumov, da Sorensen a Musseuw sino a El Diablo Chiappucci, Richard Virenque e il campione uscente Lance Armstrong.

Leblanc che sta vivendo una stagione eccezionale è uno dei favoriti alla vittoria finale ma mantiene il profilo basso. E’ l’Italia che, correndo in casa, ha il compito di tenere alto il livello della corsa anche se l’assenza di Bugno e i rapporti tesi tra i corridori non aiutano.

Il primo a fuggire è il colombiano Montano che ha chiaramente vita breve. Un attacco condotto di Virenque, Breukink, Cassani, e Sorensen a cui si unisce l’elvetico Puttini fa esplodere le polveri. La corsa è nervosa e vede ribaltamenti di fronte e nell’ultima tornata davanti restano in sette: Sorensen, Konyshev, il campione in carica Armstrong, Virenque e Leblanc per la Francia e i nostri Ghirotto e Chiappucci.

All’imbocco della temibile salita che dalla Valle dei Templi porta ad Agrigento “El Diablo” ha qualche problema al cambio e lascia a Ghirotto il peso di gestire la fuga. Ci prova Sorensen ma Ghirotto è lesto a andare a riprenderlo seguito come un’ombra da Luc Leblanc che sino a quel punto era rimasto coperto.

Ghirotto prova a smorzare l’esuberanza del francese che però scalpita e ai meno 900 metri allunga. Ghirotto prova a resistere ma il serbatoio è vuoto, Leblanc sente l’odore del sangue e come uno squalo vola a cogliere la vittoria che vale una carriera e che lo colora dell’iride.

Dopo un anno da incorniciare le offerte per il neo campione del mondo fioccano e Luc entra nella formazione Le Groupement ma, una settimana prima del via del Tour, la formazione entra in crisi finanziaria, la sua stagione finisce quindi a luglio e si sottopone ad un intervento al nervo sciatico.

Nel 1996 entra a far parte del team italiano Polti di Gianluigi Stanga e al Tour conquista la Chambéry- Les Arcs nell’edizione che vede il ribaltone che porta al crollo di Indurain e alla vittoria di Bjarne Riis, danese in forza alla Telekom davanti al giovane collega tedesco Jan Ullrich. Luc arriverà a Parigi in sesta posizione della generale nonostante i consueti problemi alla gamba.

Il 1997 vede Leblanc conquistare il Giro del Trentino e ottenere un secondo posto alla Freccia Vallone e il quarto alla Liegi-Bastogne-Liegi mentre l’anno successivo deve accontentarsi del titolo di vice-campione di Francia dietro a Laurent Jalabert .

Nel 1999, a causa dei problemi fisici ricorrenti, Leblanc viene licenziato dal Team Polti la disputa si sposta in tribunale dove viene confermata l’assenza di giusta causa e il team viene chiamato a risarcire il corridore transalpino.

Nel 2000 all’interno dell’inchiesta condotta dal tribunale penale di Lille relativa all’Affaire Festina, Luc Leblanc rivela di aver fatto uso di sostanze dopanti durante il Tour de France e la Vuelta nel 1994 e negli anni seguenti. Leblanc afferma di essere stato pulito durante la conquista del titolo iridato del ’94 e che l’uso di prodotto proibiti è stato dettato dalla necessità di mantenere il suo livello in un mondo in cui il doping ormai imperversava.

Nel 2002 diventa direttore sportivo e direttore generale della squadra Panorimmo.com-23 nel Limosino, una squadra amatoriale di categoria Nationale1.

Nel 2004 Luc Leblanc entra a far parte del team belga Chocolats Jacques come direttore sportivo assieme a  Johan Capiot, Jef Braeckevelt e Walter Planckaert occupandosi delle gare che si svolgono sul territorio francese.

Il manuale della bicicletta. Guida completa alla manutenzione – recensione

Il manuale della bicicletta. La recensione

Il manuale della bicicletta. Guida completa alla manutenzione di James Witts e Mark Storey edito da Edizioni LSWR: la recensione

Il manuale della bicicletta

Il manuale della bicicletta

Il manuale della bicicletta. Guida completa alla manutenzione di James Witts e Mark Storey uscito per Edizioni LSWR è arrivato sulla nostra scrivania un giorno di pioggia. Lo abbiamo scrutato attentamente, la copertina curata ci ha invitato a consultarlo immediatamente.

Sin dalle prime pagine abbiamo compreso il perché questa guida abbia venduto oltre 1 milione di copie nel mondo. E’ una guida essenziale ma al tempo stesso completa e corredata da immagini dettagliate.

Poco conta che vogliate (o dobbiate) intervenire per manutenere una bici per bambini una mountain bike, o la vostra bici da corsa, questo libro saprà guidarvi in modo eccellente.

Il Manuale della bicicletta potrà fornirvi valido supporto sia per la manutenzione ordinaria che per interventi più complessi su sospensioni, freni o pignoni. Le foto saranno un valido supporto visivo alla spiegazione scritte.

Un linguaggio semplice, chiaro e completo e pagine che includono le più recenti novità in campo di moderne tecnologie vi consentiranno di approcciare senza timore la riparazione della vostra amata bicicletta.

Attenzione ci vuole sempre un filo di capacità manuale per riparare la vostra bicicletta ma vi assicuro che seguendo le indicazioni della guida anche noi (che siamo decisamente imbranati) siamo riusciti a procedere con attività di controllo e riparazione di non poche inefficienze.

Tra i libri sulla manutenzione delle bici che ci sono capitati tra le mani negli ultimi anni dobbiamo dire che Il Manuale della Bicicletta. Guida Completa alla Manutenzione ci è sembrato uno dei più chiari e semplici da consultare.

Che siate già esperti meccanici o che siate dei novelli, questa guida può rappresentare uno strumento validissimo per supportarvi nelle attività di manutenzione della vostra amata bicicletta. Ricordate di seguire sempre attentamente i consigli riportati e i comportamenti di sicurezza per evitare ogni incidente.

Il manuale della bicicletta: gli autori

James Witts è il giornalista sportivo che, dopo anni di perdite, ha riportato al successo 220 Triathlon, la più prestigiosa rivista multisport del Regno Unito.
Mark Storey ha scritto decine di libri sulla manutenzione delle automobili ed è un grande appassionato della bicicletta. In questo libro ha combinato la sua passione per la bici e la sua esperienza nella realizzazione di manuali per dare vita a un volume straordinario, chiaro e completo, aggiornato alle più recenti tecnologie ciclistiche.

Vincenzo Nibali all-in Giro d’Italia 2020?

Vincenzo Nibali punta al Giro d’Italia 2020

Vincenzo Nibali punta al Giro d’Italia 2020, sarà quindi probabile la sua assenza al Tour mentre si focalizzerà su Olimpiadi e Mondiali

Nibali (fonte pagina Facebook)

Nibali (fonte pagina Facebook)

Vincenzo Nibali va “All-In” sul prossimo Giro d’Italia 2020, il siciliano ha da poco terminato un periodo di (meritate) vacanze e sta iniziando a pianificare, assieme al nuovo team, la stagione 2020. Sarà un’annata importante, la prossima, per Enzo che alla soglia dei 35 anni può ancora essere uno dei principali protagonisti del ciclismo tricolore.

In un ciclismo in cui è importante focalizzarsi su un singolo obiettivo o su un certo target di corse, Nibali è una mosca bianca, è un atleta in grado di primeggiare nelle grandi corse a tappe ma anche di fare la differenza nelle classiche e nelle corse di un giorno. Ecco che il 2020 presenterà due corse di un giorno particolarmente adatte alle gambe di Vincenzo: i Mondiali a Martigny (a fine settembre) e, soprattutto la prova su strada alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (a fine luglio).

La prova a cinque cerchi di Rio ha lasciato una ferita nell’anima di Nibali che quel giorno sulle strade brasiliane ha dato tutto e di più ma ha raccolto solo il dolore dell’asfalto che gli ha negato una strameritata medaglia d’oro. Ecco che la rivincita è quasi in tavola e l’occasione è ghiotta per mettersi al collo la medaglia olimpica nell’ultima occasione della sua vita.

Anche il mondiale e la maglia iridata sarebbero un degno completamento del palmares di uno dei ciclisti più completi degli ultimi 20 anni per il nostro paese (e non solo).

Valutati come primari questi due obiettivi che si collocano nel pieno dell’estate è inevitabile che si affianchi la partecipazione al Giro come ulteriore target stagionale del siciliano. Anche se non più giovanissimo, Enzo se sarà (come pare certo) al via della corsa rosa, vestirà inevitabilmente i panni di uno dei favoriti per la vittoria finale.

Il percorso del Giro pare essere molto adatto allo Squalo dello Stretto e sin dalla partenza di Budapest la Trek-Segafredo lavorerà compatta per il proprio nuovo capitano. Se Stelvio, Izoard e Colle dell’Agnello saranno i punti cardine delle scalate lungo le Alpi nel cuore di Vincenzo non può non esserci la tappa con la scalata del “suo” Etna. Tre tappe in Sicilia non possono che essere il giusto stimolo per arrivare all’appuntamento rosa al top della forma sin da subito.

In questo scenario pare pressoché certa la rinuncia al Tour de France, sarebbe troppo poco il tempo di recupero tra il Giro che termina il 31 maggio e le Grande Depart del 27 luglio e, soprattutto, ci sarebbe poco margine per ricaricare le batterie in vista delle Olimpiadi Nipponiche.

La Vuelta di Spagna prenderà il via il 14 agosto e potrebbe essere un buon trampolino per scaldare la gamba in vista dei mondiali.

 

 

 

Giancarlo Perini il Duca di Benidorm

Giancarlo Perini tra Chiappucci e Bugno

Giancarlo Perini il gregario di Chiappucci che fece vincere a Gianni Bugno il Campionato Mondiale di Benidorm del 1992

Giancarlo Perini

Giancarlo Perini

Giancarlo Perini nasce in località Costa Nicrosi, a Carpaneto Piacentino il 2 dicembre 1959, a undici anni scopre la bicicletta e fin da subito è autentica passione. Si iscrive al Gruppo Sportivo del Comune di Cadeo. Dopo la classica trafila nelle corse giovanili, nel 1976 passa alla A.S.D. Pedale Arquatese di Castell’Arquato, gareggiando per cinque stagioni tra i dilettanti (due anni con la terza categoria, poi tre tra seconda e prima).

Tra i dilettanti riesce a mettersi in mostra grazie alla vittoria nella Coppa d’Inverno, al Gran Premio di Verteva e alla Coppa Fiera di Mercatale.

Al Giro d’Italia dilettanti del 1980 si dimostra assolutamente competitivo andando a conquistare il titolo di miglior giovane e classificandosi al quinto posto in classifica generale. Proprio questa buona performance accende le attenzioni di Davide Boifava che gli offre un contratto professionistico per la stagione 1981 vestendo i colori della Inoxpran dei fratelli Prandelli proprietari dell’omonima azienda di pentole in acciaio.
La formazione di Boifava annovera nelle proprie file, tra gli altri, il giovane Bruno Leali e due campioni esperti come Giacinto Santambrogio e Giovanni Battaglin. Perini, debuttante tra i pro, viene convocato per la Vuelta Espana 1981 e aiuta Battaglin a conquistare la corsa a tappe iberica (chiudendo 45esimo in generale).

Nel 1982 prende parte per la prima volta al Giro d’Italia ma è costretto al ritiro mentre l’anno seguente non riesce a essere convocato per uno dei tre grandi giri. Nel frattempo la Inoxpran cambia denominazione in Carrera Jeans e firma un contratto con Roberto Visentin che corre come capitano al Giro d’Italia 1984 ma non brilla, Perini lavora al suo fianco e, sempre in quell’anno, fa il suo esordio al Tour de France. Dopo un 1985 poco brillante l’anno seguente è vittima di un terribile incidente durante una tapa del Giro di Svizzera. In un tratto di discesa Perini viene centrato da un’autovettura che si è indebitamente introdotta nel percorso della gara., L’impatto è micidiale, Perini rimedia tre frattura al ginocchio destro e un trauma cranico oltre a numerose ferite ed escoriazioni; la sua carriera è seriamente messa a rischio.

Dopo sette mesi lontano dalle corse, fa rientro in gruppo nel 1987, a supporto dei nuovi leader della Carrera ovvero l’irlandese Stephen Roche e un giovane italiano, tale Claudio Chiappucci.

L’anno d’oro di Perini è il 1992 quando, accanto a El Diablo vive un Tour de France sopra ogni aspettativa, il corridore di Uboldo riesce a chiudere secondo alle spalle del navarro Miguel Indurain e Giancarlo, nonostante un instancabile lavoro di gregariato ottiene un impronosticabile (alla vigilia) ottavo posto in classifica generale. Accanto all’exploit in terra francese, il piacentino ottiene piazzamenti nella top-ten al Giro del Veneto, alla Coppa Bernocchi e al Trofeo Matteotti dimostrando una incredibile regolarità nel corso della stagione.

Proprio la regolarità di performance valgono al mitico Giancarlo Perini un posto in nazionale agli imminenti Mondiali di Benidorm in Spagna

Nasce il “Duca di Benidorm”

Cuore, fatica e tenacia sono le doti di Giancarlo e il CT Alfredo Martini ha bisogno proprio di uno come lui nel Team Italia così Perini a 33 anni suonati indossa per la prima volta la maglia azzurra. Una chiamata forse per alcuni inaspettata ma assolutamente meritata a suggellare una stagione unica. Martini nel pianificare la corsa affida il ruolo di capitano ai due “Galletti” Bugno e Chiappucci con Argentin e Fondriest pronti a colpire.

L’Italia è in forma e le dispute tra Gianni e Claudio non inficiano la qualità della tattica di corsa. Quando allungano Indurain e Rominger è Chiappucci che segue la loro ruota. Poco prima dell’ultima tornata i fuggitivi vengono ripresi, Perini guarda “il Chiappa” e si accorge che il serbatoio del varesotto è vuoto.

Mancano circa 20 chilometri all’arrivo e sulla salitella gli spagnolo alzano il ritmo con Indurain che vuole vincere il mondiale di casa. Ghirotto è cotto e non è può Bugno. Perini si avvicina a Gianni e, dopo essersi accertato che il monzese è in forma, gli urla, “andiamo a vincere la volata”. Proprio in quel momento partono uno spagnolo, un francese e un tedesco, il gruppo  sta a guardare. Perini va in testa e lavora come un mulo e ricuce lo strappo. Ai meno 1,2 Perini si volta, Bugno pare spento, in fondo al gruppo.

“Gianni che c****o ci fai ultimo – urla Giancarlo -prendi la mia ruota”.

Il resto è storia con Perini che tira la volata sino ai meno 200 metri quando Bugno brucia Jalabert che prova a rimontarlo ed alza le mani al cielo.

Se Gianni diventa il Campione di Benidorm, Giancarlo Perini  diventa il “Duca di Benidorm”.

Nel 1993 Perini lascia la Carrera e il suo mentore Davide Boifava per vestire i colori della ZG Mobili, con cui ottiene la prima e unica vittoria in carriera al Giro di Puglia. Viene convocato, con ruolo di gregario per i mondiali di Oslo (vinti da Lance Armstrong).

Nel 1995 passa alla Brescialat per una stagione prima di abbandonare il ciclismo professionistico all’età di trentacinque anni per dedicarsi al ruolo di Direttore Sportivo proprio alla Brescialat (poi Liquigas, Cage Maglierie, Tenax).

 

Cipollini “sì, ho rischiato di morire”!

Cipollini: “sono stato fortunato”

Cipollini ha raccontato i suoi problemi di salute legati alla miocardite virale, infiammazione che può essere letale 

Domina Vacanze: Mario Cipollini\

Domina Vacanze: Mario Cipollini

Cipollini, il Re Leone, ha attraversato tanti momenti belli e brutti nella sua vita. Carattere particolare, irriverente, a volte eccessivo ma sempre leale, nei giorni scorsi è stato ricoverato ad Ancona per un problema cardiaco. “E’ un periodo con il vento in faccia” ha raccontato Mario a “La Gazzetta dello Sport”.

Mario è stato sottoposto ad un’ablazione e cinque biopsie, non cose leggere, anzi. L’esito di tutti questi esami è stato tutt’altro che leggero: Mario soffre di una miocardite importante, che causa il 20% delle morti improvvise in giovane età.

Un ruolo chiave lo ha avuto il medico conosciuto alla Liquigas e diventato amico personale di Mario, Roberto Corsetti. Lo stesso dottore ha spiegato: “serviranno due, tre mesi o di più ma Mario tornerà quello di prima, anche se il problema è molto più serio di quello che si potesse pensare”.

“Ho una miocardite linfocitaria – ha spiegato il Campione del Mondo di Zolder 2002 –  una malattia serie che può portare a conseguenze estreme. La madre di un mio caro amico è morta per questa problematica. Secondo quanto hanno potuto verificare i medici, è dovuta a un virus, non c’è cura se non il riposo. Ora sono a dieta, niente carboidrati e tanto, tanto riposo e letture. E’ strano scoprirsi malato: da atleta credi di essere sempre sano, forte e perfetto ma invece non è così. Devo dire che mi ero accorto che qualcosa non andava perché in salita spingevo 500 watt ma mi sentivo come un limitatore”.

Mario, ne siamo certi, reagirà da Re Leone: “Sono stato fortunato perché ho accanto un grande amico e un grande professionista come Corsetti. E’ un tipo maniacale che trovato un problema non molla sino a che non trova la soluzione”.

Cipollini ha poi raccontato delle figlie:

“Rachele che frequenta giurisprudenza a Bologna e Lucrezia che studia fotografia a Milano. Il bene delle mie figliole è l’unica cosa che m’interessa”

Cipollini dopo le voci sul fidanzamento con Francesca Marcon ha attraversato un periodo di forte stress legato anche alle accuse dell’ex moglie, Sabrina Landucci, che ha denunciato episodi di maltrattamenti, violenze, stalking. Il Procuratore di Lucca ha deciso di riaprire il caso che era già stato archiviato ma su questa vicenda, Mario mantiene il massimo riservo alla faccia della sua proverbiale esuberanza.

Mario ha poi speso alcune riflessioni sulla vicenda del servizio de Le Iene su Marco Pantani: “Marco non si è ucciso. Non lo avrebbe mai fatto. Marco è stato ucciso. Avete visto come era conciato!”

 

Imbattibile Van der Poel: è lui il re di Silvelle

Imbattibile Van der Poel: è lui il re degli Europei

Imbattibile Van der Poel: è lui il re degli Europei di Silvelle, Eva Lechner coglie un argento di prestigio nel giorno della Kastelij

Van der Poel

Nel fango di una Silvelle gremita di pubblico, l’olandese volante conquista per la terza edizione consecutiva il titolo continentale fra gli Elite. Una splendida Eva Lechner coglie un argento di prestigio nel giorno della Kastelijn. Olanda padrona con quattro titoli su sei

Chi ha vissuto in prima persona gli anni d’oro del grande ciclocross a Silvelle non poteva che attendersi un grande spettacolo. E così è stato nella piccola località del padovano che da 40 anni respira il fascino della specialità regina del ciclismo invernale.

 

Domenica 10 Novembre, la chiusura di un weekend elettrizzante è stata affidata alle competizioni agonistiche (Elite, U23 e Juniores), con sei titoli in palio e il meglio del ciclopratismo europeo, e quindi mondiale, a darsi battaglia su un circuito impegnativo, reso ancora più difficoltoso dal fango. Dopo le piogge di venerdì, il sole ha fatto da padrone nel sabato dei master, e ancor più nella giornata di domenica, che ha richiamato sul campo gara migliaia e migliaia di appassionati.

Lechner

A Silvelle sono emersi i reali valori in campo della disciplina e non poteva essere altrimenti. Mathieu Van der Poel per la terza edizione consecutiva si è laureato Campione Europeo Elite (record per la competizione), mentre la connazionale Yara Kastelijn ha domato le avversarie nella gara femminile, precedendo una grande Eva Lechner. Titoli U23 al transalpino Mickael Crispin e all’olandese Ceylin del Carmen Alvarado. Le gare Junior hanno invece consacrato i talenti del figlio d’arte Thibau Nys e di Puck Pieterse.

Nello scontro fra Belgio e Olanda, quest’ultima è risultata ancora una volta la nazione dominatrice del medagliere con ben 4 medaglie d’oro su 6 gare in programma.

NON C’E’ DUE SENZA TRE: VAN DER POEL BATTE IL BELGIO

Grande spettacolo e incertezza nella prova Uomini Elite. Alla fine, ancora una volta, trionfa Mathieu Van der Poel, che si porta a casa il suo terzo titolo europeo consecutivo, un’impresa mai completata in passato per un atleta abituato ai primati. Esce a testa altissima dalla battaglia sul fango Eli Iserbyt, che si è arreso alla forza del Campione del Mondo solamente nell’ultimo giro.

 

Fin dal via è stato chiaro il canovaccio della gara: Van der Poel contro il Belgio. Sono addirittura in sei, infatti, gli atleti in celeste a provare a mettere in difficoltà il campione del mondo. La prima stilettata di Van der Poel arriva dopo sei minuti di corsa; gli unici che riescono a seguirlo sono Iserbyt e Michael Vanthourenhout, che non mollano la sua ruota.

Così la corsa diventa improvvisamente più tattica e anche Quinten HermansLaurens Sweeck e Toon Aerts tornano in gioco, in quello che è un accerchiamento belga vero e proprio nei confronti del temutissimo Van der Poel. Iserbyt non vuole fare da comprimario e prova a sua volta ad alzare il ritmo, senza però impensierire l’olandese.

Van der Poel

La gara si decide così all’ultimo giro: Van der Poel mette il piede sull’acceleratore, Iserbyt prova a resistere ma si vede costretto a perdere alcuni metri che non riuscirà più a recuperare. Terzo gradino del podio per Laurens Sweeck, sempre della pattuglia belga, mentre l’atteso Tom Pidcock ha dovuto accontentarsi dell’ottavo posto, alle spalle di sei atleti belgi.

 

Sono felice di questa maglia,” ha commentato Van der Poel, “anche se è oggi è stata veramente dura, su un percorso pesante dove era difficile riuscire a fare la differenza, anche per merito di avversari di livello altissimo. Vincere qui è il miglior viatico per proseguire la stagione di ciclocross verso il Mondiale, poi il mio 2020 prevede le Classiche su strada, e poi la corsa alla prova Olimpica in Mountain Bike. Il fuoristrada sarà probabilmente il mio focus principale dell’anno, potrei pensare anche di puntare alla Coppa del Mondo in MTB. Intanto però mi godo questa maglia, e una giornata bellissima con un pubblico veramente speciale. Il grande ciclocross dovrebbe venire in Italia più spesso.”

 

LECHNER ARGENTO DA SOGNO NEL GIORNO DELLA KASTELIJN

Prima, imbattibile, Yara Kastelijn. Seconda una straordinaria Eva Lechner. È stato monopolio olandese nelle categorie femminili degli Europei di Ciclocross ma è soprattutto grande festa in casa Italia grazie a una performance di spessore dell’esperta altoatesina.

 

L’esperta azzurra si è classificata in seconda posizione su un tracciato, quello di Silvelle, che l’ha vista primeggiare soltanto due anni fa in occasione dei Campionati Italiani. Lechner è stata preceduta soltanto da una inarrivabile Kastelijn, mentre la Campionessa Europea 2018 Annamarie Worst ha completato il podio di giornata. Delusione per la Campionessa del Mondo Sanne Cant, solo sesta, mentre settima è giunta l’altra punta della Nazionale Italiana Alice Arzuffi.

Kastelijn

Kastelijn, Lechner e Worst sono scattate nel migliore dei modi, guadagnando sin dal primo giro un buon margine di vantaggio sulle rivali, mentre proprio una partenza difficile ha costretto Alice Arzuffi ad un inseguimento dispendioso.

 

Kastelijn ha imposto un ritmo forsennato, distanziando la connazionale Worst, mentre Eva Lechner, terza al termine del primo giro, ha raggiunto la campionessa uscente distanziandola nel secondo passaggio. L’altoatesina ha cercato di ricucire il divario dalla Kastelijn, ma la giovane olandese ha confermato di attraversare un eccellente momento di forma, tagliando il traguardo in solitaria.

 

Dopo una buona partenza ho patito un errore nel primo giro,” racconta Eva Lechner, “ma poi ho iniziato a recuperare, e nel finale ho davvero sperato di riprendere la Kastelijn, tentando di metterla sotto pressione. È stata la più forte, ma io ci ho provato fino alla fine su un percorso che mi è sempre piaciuto, davanti a un pubblico spettacolare. Nella mia vita non avevo mai avuto un tifo così: adesso speriamo che eventi di questo livello in Italia tornino ad essere una piacevole consuetudine. Il nostro movimento ne ha bisogno”.

 

La neo campionessa d’Europa non maschera invece lo stupore per una stagione che ha superato le sue aspettative: “Ad inizio anno il mio obiettivo era finire sul podio in una gara trasmessa in TV. Questo inverno mi ha già dato più di quanto avrei mai potuto sperare.

Men Elite
Women Elite

CRISPIN E ALVARADO CAMPIONI U23
Nella gara Uomini U23 si è iscritta anche la Francia al novero delle nazioni vincitrici di una medaglia d’oro ai Campionati Europei 2019. Merito di Mickael Crispin, vincitore a sorpresa, che ha preceduto con un grandissimo ultimo giro il belga Timo Kielich, secondo, e il connazionale Antoine Benoist, terzo. Quarto posto per l’altro belga, Toon Vandebosch.

 

Il grande favorito Benoist è stato il primo a tentare lo strappo, provando ad involarsi da solo già dai primi metri, ma si è visto respinto dal duro tracciato di Silvelle. Su di lui si sono riportati prima l’olandese Kamp ed il belga Vandenbosch, e in seguito anche Crispin e Kielich, che sulle prime non avevano seguito il ritmo del francese. Una scelta poi rivelatasi vincente nel finale: dopo il cedimento di Kemp e la caduta di Vandenbosch, Crispin ha trovato le energie per affondare il colpo, cogliendo un successo a sorpresa. Seconda piazza in lacrime per Kielich, solo terzo un delusissimo Benoist.

 

Festa olandese invece nella prova Donne U23: Ceylin del Carmen Alvarado è giunta in solitaria sul traguardo dopo una gara che l’ha visto a lungo in lotta con la britannica Anna Kay, distanziata solo nel finale. Per lei si tratta del secondo titolo europeo consecutivo nella categoria U23.

 

Argento a 12” per la britannica Kay, terzo posto per la francese Marion Norbert Riberolle, lontana 1’02”. Sesta la prima delle italiane, Francesca Baroni.

Uomini U23
Donne U23
Nys

20 ANNI DOPO È ANCORA NYS A SILVELLE. PIETERSE PRIMA CAMPIONESSA DONNE JR

 

Cambiano le generazioni ma la famiglia Nys è destinata ancora a far parlare di sé nel mondo del ciclocross. A vent’anni di distanza dal trionfo di Sven a Silvelle, in una storica prova del Superprestige, il figlio d’arte Thibau Nys si è aggiudicato la gara Uomini Junior dei Campionati Europei di Ciclocross.

 

Il talentuoso atleta belga si è lasciato alle spalle il connazionale Jente Michels (+9”) al termine di un emozionante testa a testa risoltosi solo nell’ultimo passaggio. Medaglia di bronzo per l’elvetico Dario Lillo (+1’10”).

Donne JR

Proprio la scorsa settimana ho preparato la gara guardando il successo di papà di 20 anni fa,” racconta Thibau, “ma pensavo di trovare un tracciato veloce e tecnico, mentre il fango ha cambiato le carte in tavola. Bello essere riuscito a vivere un’altra grande giornata per la nostra famiglia in Italia.” Sentimento riecheggiato anche da papà Sven, presente al fianco del figlio: “E’ stato bravo, vedremo cosa sarà capace di fare in futuro. Di Silvelle ho splendidi ricordi, e il tracciato di oggi, in queste condizioni, sarebbe stato adatto anche a Nys senior, soprattutto quello di fine carriera.”

 

A Silvelle per la prima è stato assegnato anche il Campionato Europeo Junior Donne, vinto da pronostico dall’olandese Puck Pieterse, con alle spalle la transalpina Olivia Onesti e la connazionale Shirin Van Anrooij, terza. Un onore tutto da guadagnare: “E’ stata la gara più dura della mia vita,” le eloquenti parole dell’olandese al termine. Prima delle italiane Giada Borghesi, dodicesima.

Silvelle

IL BILANCIO FINALE

Al termine della giornata, l’emozione è ancora vistosa negli occhi del Direttore Tecnico di Silvelle ’19 Mauro Zamprogna, orgoglioso leader di un evento di grande successo.

Anche se non abbiamo ancora i dati ufficiali della biglietteria, credo si possa dire che il nostro obbiettivo di avere diecimila spettatori per questo Europeo sia stato centrato. Abbiamo regalato al pubblico una splendida giornata in condizioni climatiche perfette, quasi primaverili. Non potevamo sperare nulla di meglio: è stato un grande impegno ma il risultato ci ha premiati, e gli elogi ricevuti dall’Unione Europea di Ciclismo per l’organizzazione ci lusingano. Ci rimane addosso una grande emozione che porteremo con noi per anni”.

 

Silvelle di Trebaseleghe (PD), 10 Novembre 2019

Silvelle
Silvelle
UEC
Foto: 1) Mathieu Van der Poel a braccia alzate sul traguardo di Silvelle (Credits: Bettini Photo); 2) Eva Lechner ha conquistato uno splendido argento continentale (Credits: Bettini Photo); 3) Il Campione del Mondo Van der Poel in azione sul percorso dei Campionati Europei (Credits: Bettini Photo); 4) Yara Kastelijn è la nuova campionessa europea Donne Elite (Credits: Giacomo Podetti/Vitesse); 5-6) I podi delle categorie Elite (Credits: Bettini Photo); 7-8) I podi delle categorie Under 23 (Credits: Bettini Photo); 9) Il Campione Europeo Junior Thibau Nys festeggia sul podio assieme al padre Sven (Credits: Giacomo Podetti/Vitesse); 10) Il podio della categoria Donne Junior: al centro la Campionessa Europea Puck Pieterse (Credits: Bettini Photo); 11) La stretta di mano fra Eli Iserbyt e Mathieu Van der Poel dopo il traguardo (Credits: Giacomo Podetti/Vitesse); 12) Uno dei passaggi caratteristici del circuito di Silvelle (Credits: Giacomo Podetti/Vitesse); 13) Successo di pubblico per i Campionati Europei Silvelle ’19 (Credits: Giacomo Podetti/Vitesse); 14) Il passaggio di consegne fra Silvelle e ‘s-Hertogenbosch che ha ospiterà i Campionati Europei UEC 2020 (Credits: Bettini Photo). 

FONTE COMUNICATO STAMPA

Hernan Buenahora Gutíerrez El Cabrito de Barichara 

Hernan Buenahora Gutíerrez scalatore colombiano

Hernan Buenahora Gutíerrez El Cabrito de Barichara scalatore colombiano sesto al Giro d’Italia 2000

Hernan Buenahora

Hernan Buenahora

Hernan Buenahora Gutíerrez nasce il 18 marzo 1967 in Colombia, precisamente a Baricha dove nel 1702, apparve la Madonna e i «campesinos» vi costruirono una cattedrale dedicata all’Immacolata Concezione. Hernan inizia a pedalare giovanissimo tra quelle salite tanto care ai colombiani dove l’aria è rarefatta e o pedali o pedali.

Dopo la trafila nelle categorie giovanili El Cabrito de Barichara (questo il suo soprannome) tra i dilettanti conquista una importante vittoria nella Vuelta y Ruta de México ’89 e passa professionista nel 1990 con il Team Café de Colombia rivelandosi un mezzo fenomeno appena la strada accenna a salire e facendo sua la San Cristobal-Siberia alla Vuelta al Táchira e la Tunja-La Mesa alla Vuelta a Colombia di quell’anno.

Poca tecnica, zero tattica, tanto cuore e grinta smisurata, sono questi gli ingredienti del successo del colombiano abituato alla fatica, alla montagna e alla povertà.

Nel 1991 passa alla formazione spagnola Kelme e conquista la Classifica generale della Clásica de Santander e prende parte per la prima volta alla Vuelta ritirandosi alla decima tappa. L’anno seguente non riesce a ottenere vittorie ma chiude la Vuelta Espana al sedicesimo posto in classifica.

Il 1993 esordisce al Giro d’Italia ritirandosi alla 21esima frazione mentre alla Vuelta chiude tredicesimo e viene convocato per i campionati mondiali di Oslo. Nel ’94 vince l’undicesima tappa della Vuelta a Colombia da Neiva a Girardot facendo anche il suo esordio al Tour de France concludendolo in diciottesima posizione conquistando una nuova chiamata per i Mondiali (Agrigento).

Il 1995 è un anno importante per “L’Escarabajo” (lo scarabocchio, altro suo nomignolo) che ottiene il decimo posto in generale al Tour mettendosi in mostra in diverse occasioni e conquistando anche la Classifica della combattività: non c’è un cavalcavia in cui non ingrana le marce ridotte e prova a staccare tutti gli altri scalatori. Non c’è nulla da fare, Hernan Buenahora è nato per la salita mentre in discesa (come spesso accade agli scalatori latinoamericani) sono dolori.

Nel ‘96 si presenta al Giro carico di ambizioni ma non riesce ad entrare nella top ten pur dando come al solito spettacolo. Al Tour de France è costretto al ritiro e si deve “consolare” con la conquista dell’undicesima tappa alla Vuelta a Colombia (una vittoria anche l’anno seguente).

Nel 1998 passa a difendere i colori della Vitalicio Seguros e conquista la sesta e la settima frazione della Volta Ciclista a Catalunya che gli valgono il primo posto nella classifica generale finale della corsa iberica.

Nel 2000 Hernan Buenahora passa alla Aguardiente Néctar-Selle Italia di Gianni Savio e al Giro d’Italia vinto da Stefano Garzelli ottiene un sorprendente sesto posto finale. Anche nel 2001 ottimi risultati dimostrando una grande condizione fisica che lo posta a dominare la Vuelta a Colombia: Buenahora vince la Chinchiná-Medellín, la Medellín-Alto del Escobero e la Manizales-Honda e chiudendo al primo posto in classifica generale. L’anno seguente passa alla Cage Maglierie per poi trasferirsi in squadre colombiane impegnate principalmente nelle prove dell’UCI America Tour.

Negli anni che vanno dal 2003 al 2008 Hernan Buenahora Gutíerrez cambia spesso formazione (Orbitel, Labarca, Café Baqué, Gobernación del Zulia, Lotería de Boyacá) ma riesce a ritagliarsi parecchie soddisfazioni nelle prove continentali.

Nel 2003 conquista la Classifica generale alla Vuelta a Gobernación Norte de Santander mentre l’anno seguente ottiene la vittoria in due frazioni al Clásico RCN. Nel 2005 vince Classifica generale Clásico Ciclístico Virgen de La Consolación e una tappa al Giro di Colombia, nel 2006 conquista Classifica generale Clásico Ciclístico Banfoandes e due frazioni alla Vuelta a Colombia ma viene squalificato per un controllo antidoping non negativo.

Nel 2007 conquista due tappe e la classifica generale della Classifica generale Vuelta al Táchira.

Si è ritirato nell’ottobre 2011 , per assumere la carica di direttore sportivo del team Colombia-Coldeportes .

Hernan Buenahora : tutti i team

Café de Colombia (1990)
Kelme (1991-1997)
Vitalicio Seguros (1998-1999)
Aguardiente Néctar-Selle Italia (2000)
Selle Italia-Pacific (2001)
Cage Maglierie-Olmo (2002)
05 Orbitel (2002)3
Labarca 2-Café Baqué (2003)4
Cafés Baqué (2004)
Alcaldía de Cabimas (2006-2007)
Lotería de Boyacá (2008)
Panachi Liga de Santander (2010)
GW Shimano (2011)

Arvedi Cycling diventa Continental!

Arvedi Cycling Team Continental!

Arvedi Cycling diventa Continental e Biesse Group di Bruno Bindoni entra nel team come main sponsor

Si chiude il primo anno di attività per la Arvedi cycling, il team cremonese, ideato da Massimo Rabbagllio, nato con l’obbiettivo di investire sui giovani talenti della pista italiana. Un progetto che si è da subito dimostrato vincente, con le numerose vittorie e i tantissimi risultati di rilievo ottenuti sia in pista che su strada.
Nel 2020 si è deciso di compiere un ulteriore passo in avanti: la Arvedi cycling diventa un team Continental e all’attenzione per il mondo della pista si aggiungerà un’ambiziosa attività su strada.
Ad affiancare Arvedi arriva la Biesse Group di Bruno Bindoni, main sponsor 2019 della Biesse Carrera, il team gavardese che termina quest’anno la sua onorata esperienza nel ciclismo, dopo cinquant’anni di attività.

“Sono orgoglioso di aver partecipato al successo della Biesse Carrera negli ultimi anni – dichiara Bindoni -, un team che ha fatto la storia del ciclismo giovanile bresciano e italiano. Ci tengo a ringraziare Gabriele Scalmana, Davide Boifava e tutte le persone che hanno lavorato con noi. Si chiude un bellissimo capitolo ma se ne apre un altro che mi regala tanto entusiasmo. Ho deciso di continuare a supportare questo sport, che è da sempre la mia passione, e di sposare il progetto di Massimo Rabbaglio, già team manager alla Biesse Carrera, con cui mi sono sempre trovato in armonia. Credo nella sua idea di ciclismo e sono felice di iniziare questa nuova avventura  con lui e di affiancare il nome della mia azienda a quello di una realtà come Arvedi”.

Rossano Grazioli, responsabile Gruppo Arvedi, condivide l’entusiasmo di Bindoni: “Siamo felicissimi dell’arrivo della Biesse Group nel nostro team, grazie a Bindoni e alla sua azienda possiamo ampliare un progetto in cui crediamo fermamente. Il primo anno di attività della Arvedi cycling è stato spettacolare, non ci aspettavamo così tanti risultati fin da subito. Ora l’asticella si alza ulteriormente, entrando nella categoria continental e ampliando il settore strada. Siamo orgogliosi di poter offrire ai ragazzi questa ulteriore opportunità e soprattutto crediamo che la Biesse Arvedi faccia molto bene al settore giovanile, in cui, storicamente, abbiamo investito e che resta la nostra priorità. Nel 2019, grazie alla struttura organizzativa efficiente e all’esempio fondamentale della Arvedi cycling e degli atleti che ne fanno parte, il nostro settore giovanile ha ricevuto nuova linfa e puntiamo a far crescere, in parallelo, entrambe le realtà”.

La Biesse Arvedi è – e sarà sempre di più -, infatti, punto di riferimento per il l Club Ciclistico Cremonese 1891, team diretto dall’ex atleta cremonese Giovanni Pedretti, che si occupa delle categorie giovanili. Nel 2020, in particolare, sarà sui campi di gara per quanto riguarda le categorie giovanissimi ed esordienti.

A Massimo Rabbaglio, presidente e team manager della Biesse Arvedi, il compito ora di spiegare il progetto Biesse Arvedi 2020 più nel dettaglio:

“Al prestigioso organico di pistard si aggiungono nuovi nomi, talenti promettenti della strada. Offriremo loro un calendario Continental, permettendogli di entrare in contatto con il mondo del professionismo, a livello internazionale. L’obbiettivo è quello di creare un team completo, che possa diventare negli anni punto di riferimento per gli atleti di categoria”.

Continuerà la forte sinergia con la Nazionale italiana per quanto riguarda l’attività su pista:

“Anche quest’anno il C.T. della Nazionale, Marco Villa, avrà a sua disposizione i nostri atleti per allenamenti specifici – continua Rabbaglio -. L’obbiettivo a breve termine più importante, ora, è chiaramente Tokyo 2020 ma il progetto della Biesse Arvedi guarda già anche all’Olimpiade di Parigi del 2024″.

Il direttore sportivo della Biesse Arvedi sarà Marco Milesi, collaboratore fidato di Rabbaglio, supportato da Sergo Gozio e da Massimo Casadei, che rimarrà alla guida del settore pista:

“Mi fido molto dello staff tecnico con cui collaboro. Con Milesi veniamo da una stagione fantastica alla Biesse Carrera e Casadei ha fatto un ottimo lavoro con la Arvedi nel 2019. Sono convinto che potremo fare molto bene fin da subito”.

In via di definizione l”organico della Biesse Arvedi 2020. Confermato il gruppo pista che ha avviato il team nel 2019, mancherà solo Attilio Viviani per il meritato passaggio ai professionisti con il team Cofidis. Rimangono quindi in maglia Biesse Arvedi Diego Bosini, Carloalberto Giordani, Francesco Lamon, Stefano Moro e Davide Plebani.  A loro si aggiungono, per il momento, due giovani Juniores alla loro prima esperienza da Under 23, già protagonisti con la Nazionale Pista Juniores ai Mondiali: Mattia Pinazzi e Alessio Bonelli.

Per quanto riguarda gli stradisti, faranno parte della Biesse Arvedi i due talenti promettenti, cresciuti con Milesi e Rabbaglio alla Biesse Carrera, che arrivano da un 2019 alle stelle:
Kevin Colleoni (terzo nella tappa del Mortirolo e quarto in quella del Fedaio al Giro Under 23, quarto al Palio del Recioto, secondo a Capodarco) e Filippo Conca (quinto al Giro d’Italia Under 23, settimo al Valle d’Aosta, convocato nel team della  Nazionale per il Tour de l’Avenir), entrambi con un contratto già firmato con la Androni Sidermec per il 2021.
Sempre dalla Biesse Carrera arrivano Andrea Berzi, Jacopo Menegotto e Stefano Taglietti.
A loro si aggiungeranno Michael Dresti, al primo anno da Under 23, Mattia Carboni (fratello di Giovanni, professionista alla alla Bardiani) e Michael Belleri, bresciano, classe 1999.

Il team sarà equipaggiato anche quest’anno da biciclette Pinarello e abbigliamento tecnico Castelli.

“Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura – conclude Rabbaglio -. Ringrazio tutti gli sponsor, in particolare Biesse e Arvedi, per aver creduto nel progetto e per essere al mio fianco con il mio stesso entusiasmo. Faremo del nostro meglio per far crescere questa realtà nel modo migliore, con i valori che hanno sempre contraddistinto il mio lavoro e che sono condivisi da tutto il team e dagli sponsor”.

FONTE COMUNICATO STAMPA