Viola Brand la sexy campionessa di ciclismo artistico

Viola Brand talento mondiale di ciclismo artistico

Viola Brand bella e brava atleta di una disciplina poco nota: il ciclismo artistico anche noto come freestyle cycling

 

Viola Brand

Viola Brand

Viola Brand forse non tutti conoscono questa fortissima (e bellissima atleta) di una disciplina particolare del ciclismo: quello artistico!

Detto anche “freestyle cycling”, il ciclismo artistico rappresenta un figlio minore dell’UCI che unisce al ciclismo abilità tipiche della ginnastica artistica e ballo acrobatico.

La maggior parte dei ciclisti trova a volte difficile pedalare staccando le mani dal manubrio mentre Viola Brand pedala come una ballerina del Teatro Bolshoi danza sul palco.

“Il ciclismo artistico mi ha insegnato molto sin da quando ero molto giovane e non so chi sarei senza di lui. Attraverso questo sport, ho ottenuto molta disciplina, volontà per raggiungere i miei obiettivi e anche migliorato me in tutte le cose che faccio “, scrive la giovane atleta nel suo profilo sul sito di Fuelixir.

Il ciclismo artistico è una disciplina spettacolare molto radicata nei paesi del nord Europa come la Germania. È considerato un nuovo modo di pedalare che, più che con il movimento, ha a che fare direttamente con la danza.

Viola Brand ha iniziato a praticare la disciplina a soli sei anni seguendo il fratello maggiore ed ora si allena in media 20 ore alla settimana per affinare la propria tecnica.

Osservando una gara di ciclismo acrobatico è palese come l’equilibrio sia alla base di tutto ma solo quello non basta:

”penso che la pazienza sia l’elemento principale assieme alla forza mentale: non si può fare un solo errore. La differenza tra vincere e perdere può essere decisa in un secondo in caso di perdita di concentrazione. In quest’ottica è è fondamentale insistere sull’allenamento giornaliero anche se a volte non vedi progressi per mesi” dichiara Viola Brand.

 

Viola è una dei principali veicoli per pubblicizzare questo sport e le sue performance sono diventate letteralmente virali sui social network.

“nel 2017 un amico mi ha suggerito di aprire una pagina su Instagram, poi alcune pagine hanno condiviso i miei video facendoli diventare virali e facendomi superare quota 140.000 follower. Questa è una grande opportunità per aumentare la popolarità del mio sport” afferma la campionessa tedesca.

 

Come detto è stato il fratello di Viola a spingere la ragazza verso il ciclismo acrobatico e ora è la madre che si occupa degli allenamenti “a terra” che vertono su esercizi di forza oltre che di tecnica. Agli esercizi a corpo libero si accompagnano 3 ore di palestra dal lunedì al giovedì oltre agli allenamenti in bicicletta per poi affrontare le gare nel fine settimana. Un vero e proprio impegno senza soluzione di continuità ma la bella Viola trova anche il tempo per frequentare le lezioni dell’Università in gestione nutrizionale.

La 24enne ciclista professionista di Stoccarda utilizza una bici speciale per il ciclismo artistico del marchio Langenberg. Ha una trasmissione a cinghia fissa con rapporto 1: 1, e la geometria è leggermente diversa (il manubrio può ruotare di 360 gradi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Caduta per Letizia Paternoster nella Madison

Caduta per Letizia Paternoster nella Coppa del Mondo

Caduta per Letizia Paternoster durante la prova Madison donne a Berlino per la Coppa del Mondo, solo un grande spavento

Caduta per Letizia Paternoster

Caduta per Letizia Paternoster

Brutta caduta per Letizia Paternoster durante la prova Madison di Berlino valida per la Coppa del Mondo su pista. La campionessa originaria del Trentino è stata coinvolta in una maxi caduta in cui ha subito forti traumi  ma non ha perso i sensi.

Dopo la caduta, Letizia è stata prima soccorsa dai sanitari e la diciannovenne di Revò ha risposto bene alle cure per essere poi trasportata in ospedale per gli accertamenti del caso.

A metà del pomeriggio di domenica è arrivato un primo post dello  staff di Letizia a conferma che la situazione ero meno grave di quanto si temesse:

“Dopo la caduta al velodromo di Berlino, Letizia si trova in ospedale per accertamenti. Già quando ha lasciato l’impianto era perfettamente cosciente. E’ stato un brutto spavento, ma la situazione è ora sotto controllo. Le lastre non hanno evidenziato fratture, rilevando solo contusioni costali”

Attorno alle 23.00 Letizia è stata dimessa dall’ospedale per tornare in albergo. Va detto che a differenza di quanto molti siti hanno riportato subito dopo l’accadimento la Paternoster non ha mai perso conoscenza pur riportando alcuni traumi.

Ora è da verificare se la sua presenza alla tappa di Londra del 14-16 dicembre sarà confermata ma con ogni probabilità la prudenza suggerirà di saltare l’evento britannico.

Nuova divisa per il Team Sky 2019

Nuova divisa per il Team di Chris Froome

Nuova divisa per il Team Sky di Chris Froome che per la stagione 2019 presenta un kit nerazzurro firmato Castelli

Nuova divisa per il Team Sky

Nuova divisa per il Team Sky

Nuova divisa per il Team Sky in vista della sempre più imminente stagione 2019. La formazione di Chris Froome ha svelato il nuovo kit e la notizia è quella di un ritorno alle tonalità scure. Dopo il 2018 caratterizzato dal bianco e dal celeste, per la prossima stagione il team britannico tonerà a colorarsi di nerazzurro.

Il blu richiama la campagna di sensibilizzazione Sky Ocean Rescue  il cui logo figura sul colletto della divisa mentre il nero richiama la divisa classica della formazione di Dave Brailsford.

La produzione dei kit è stata affidata all’azienda italiana Castelli perchè, come ha dichiarato il manager del team:

«Castelli condivide il nostro approccio nella ricerca e siamo veramente impressionati per quanto riescono continuamente a produrre in modo assolutamente pionieristico. Siamo molto felici del look della nuova divisa.

L’azienda Castelli ha avuto un ruolo importante nel nostro successo nelle ultime due stagioni. Questa maglia è molto bella e ci accompagnerà nel nostro decimo anno di attività”.

Soddisfazione anche da parte del Brand Manager di Castelli, Steve Smith:

“oltre all’estetica, siamo convinti che il nuovo kit potrà aiutare il Team Sky ad essere più performente nella prossima stagione. La sesta generazione delle maglie prodotte da Castelli è più leggera e confortevole per l’atleta e garantisce una maggiore aerodinamicità. Il lavoro svolto dall’azienda viaggia di pari passo con quello del team che ci affianca nello studio di nuove soluzioni con continui feedback”.

 

 

 

Federico Scotti sospeso per doping

Federico Scotti trovato positivo

Federico Scotti trovato positivo al termine della “Gran Fondo in Lombardia” per uso di Triamcinolone Acetonide Metabolita

 

Federico Scotti

Federico Scotti positivo all’antidoping

Federico Scotti, secondo quanti riportato dal Corriere dello Sport è risultato positivo ad una sostanza dopante al termine della “Gran Fondo in Lombardia” dello scorso mese di ottobre.

L’atleta Federico Scotti (tesserato ACSI-Ciclismo) è stato sospeso dalla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping a seguito dell’istanza di sospensione cautelare proposta dalla Procura Nazionale Antidoping.

Secondo quanto riportato sul sito del quotidiano, Scotti è risultato positivo alla sostanza Triamcinolone Acetonide Metabolita, a seguito di un controllo lo scorso 14 ottobre 2018, a Civiglio da parte di “NADO Italia”.

Quello di Scotti è solo l’ultimo di una serie di casi di positività a sostanze vietate  nel mondo del ciclismo amatoriale. Purtroppo secondo alcuni studi pare che se l’uso di sostanze proibite è in calo tra i professionisti, sono gli amatori (e i giovani) quelli più esposti alla “tentazione” del doping.

Mike Wilk restauratore di Mountain bike

Mike Wilk e la storia della bici di Juli Furtado

Mike Wilk l’incredibile storia di un restauratore di MTB che ha ricostruito la mitica Yeti usata da Juli Furtado durante i primi mondiali UCI

Mike Wilk (https://durangoherald.com)

Mike Wilk (durangoherald.com)

Mile Wilk il “refurbisher” di Mountain bike d’epoca (foto tratta da https://durangoherald.com), modelli che la maggior parte delle persone ha dimenticato o “si vergogna” a tirar fuori dal fondo del proprio garage.

Quando la MTB era agli albori della sua storia uscirono tanti modelli dalle forme e spesso dai colori improponibili rivisti con gli occhi di oggi.

Per Wilk l’era d’oro della mountain bike e della tecnologia per mountain bike è stato il periodo di tempo compreso tra il 1985 e il 1995. Anni di sperimentazione e innovazione che hanno portato le MTB a essere quello che sono oggi anche nella loro evoluzione di E-MTB. Ecco che per Mike restaurare vecchie Mountain Bike non è diventata solo un’attività professionale ma un percorso catartico di riscoperta della gioventù passata:

“Mi assicuro che ogni modello sia esattamente come quello che volevo quando avevo dodici anni, ma non avevo i soldi per comprarlo. Se parli con qualcuno che ripristina vecchie bici o raccoglie vecchie biciclette, il 95% di loro ti dice che è esattamente il motivo per cui lo fai: perché vogliono le biciclette che non potevano avere da bambini”

Verso la metà degli anni ’80 il mondo delle mountain bike era tutto da creare e, di conseguenza, in continuo fermento. In assenza di regole (come invece esistevano per le bici da corsa) gli ingegneri hanno sperimentato tutto il possibile per rendere le bici più veloci da fuoristrada con una conseguente rapidissima evoluzione dei modelli. Ogni mese usciva un modello nuovo, un aggiustamento e una novità impensabile.

Wilk stima di aver restaurato circa 30 MTB d’epoca. Attualmente ne possiede 20 biciclette di cui 10 di sono più vecchie del giovane talento del Team Sky Egan Bernal.

Alcune delle sue opere sono conservate presso The Pros Closet, rivenditore di biciclette e museo a Boulder, in Colorado, ma il garage di Wilk potrebbe tranquillamente rappresentare “l’evoluzione della MTB”.

Mike Wilk: come rinasce una MTB?

Wilk è cresciuto a Bennington, nel New Hampshire, a circa un’ora e mezza a nord di Boston. Da bambino, il modo più rapido per spostarsi in città era andare in bicicletta attraverso i boschi. Agli inizi del 1992, Wilk si è imbattuto in una gara di mountain bike, in quegli anni Durango stava vivendo un vortice di attenzione da parte dei media di mountain bike. Tanti biker vivevano li tra cui Ned Overend e Myles Rockwell, ciclisti che hanno messo Durango sulla mappa come la città delle mountain bike.

Wilk è stato frequentato il Fort Lewis College, dove ha corso nella squadra ciclistica del college dal 1998 al 2002. Ha preso parte ai campionati del mondo di mountain bike nella categoria under 23 della nazionale statunitense nel 2001. Ma nella primavera del 2002, durante i campionati nazionali collegiali, Wilk è caduto, si è rotto la clavicola e non ha potuto competere per la vittoria andata a Darby Thomas.

Quell’estate fu dura per Wilk perché segnò la fine della sua carriera professionale ma non il suo amore per le MTB.

Nel 2006 completò il suo primo restauro di una vecchia mountain bike Pro-Flex degli anni ’90 di proprietà dell’amico del college Tom Danielson, un ex ciclista professionista travolto dagli scandali per l’uso di doping.

La bicicletta ricostruita non fu il massimo in termini di resa ma accese in Mike la luce del restauro.

Il processo creativo di Wilk inizia con il desiderio di una bicicletta particolare, un modello nascosto nella sua memoria o scovato su una vecchia rivista. Prima dell’avvento dei social media, l’unico modo per trovare modelli di MTB da recuperare era girare nelle discariche, per rigattieri o cercare su eBay.

Se si controllano le classifiche di Strava, si scopre che per molti sentieri nei pressi di Durango, Wilk è ancora il più veloce tra i biker. Per molti, andare in bicicletta serve da evasione dal mondo reale mentre Wilk trova il suo equilibrio nel restauro, nel ridare vita a quelle vecchie strutture in acciaio e sospensioni oleose.

“È una tale disconnessione da tutti gli stress della vita tornare indietro e ripristinare queste vecchie bici che non potrei più smettere. Amo la mia vita, ma allo stesso tempo poter tornare indietro a quando le cose erano molto più semplici ha un potere rigenerante per lo spirito”.

Mike Wilk: e la Yeti di Juli Furtado

Uno dei restauri di cui Wilk è più orgoglioso è una Yeti FRO guidata da Juliana “Juli” Furtado vera leggenda della mountain bike vincitrice dei Campionati del mondo di mountain bike UCI 1990 al Purgatory Resort, una piccola area sciistica nei pressi di Durango, in Colorado.

Ai mondiali Juli corse con una Yeti C-26, che aWilk ha restaurato. Ma fino a quel momento, la sua bicicletta era una Yeti FRO d’acciaio costruita da Chris Herting.

Wilk sapeva che questa storica e rarissima moto era da qualche parte nel mondo fino a quando non venne a conoscenza di un negozio di biciclette ne possedeva una. Quando il titolare del negozio gli inviò alcune foto della MTB, Wilk fu incredulo nel vedere ciò che era impresso nel movimento centrale: “JF”.

Non molte persone avrebbero saputo interpretare quelle lettere, lo stesso negoziante non ne aveva capito il significato. Quelle due lettere erano le iniziali di Juli Furtado: quella era la sua bicicletta da gara!

Wilk dopo una lunga trattativa si recò a Moab, città nel deserto dello Utah meridionale, e si incontrò col negoziante in un parcheggio di un motel. Wilk ora aveva il telaio dei suoi sogni ma, per ricostruire la bici originale. bisognava ritrovare i primissimi componenti per mountain bike realizzati dal produttore italiano Campagnolo.

Ecco che Wilk non si dà per vinto, inizia a scrivere a centinaia di negozi di biciclette italiani e si dedica alla ricerca su eBay. C’è voluto tempo e pazienza ma la Yeti è stata ricostruita!

 

 

Eleonora Ciabocco reginetta agli Oscar del ciclismo 2018

Eleonora Ciabocco promessa del ciclismo tricolore

Eleonora Ciabocco miglior giovane promessa del ciclismo italiano nella serata organizzata da TuttoBici e Tuttobiciweb

Eleonora Ciabocco

Eleonora Ciabocco

Eleonora Ciabocco è stata protagonista della sera degli Oscar del ciclismo, voluta e organizzata da TuttoBici e Tuttobiciweb presso l’Hotel Principe di Savoia di Milano.

La Ciabobbo è stata premiata nella serata in cui si assegnano gli “Oscar del ciclismo” affianco a talenti come Gianni Moscon, Elia Viviani e Marta Bastianelli

Eleonora, 13 anni, (sorella minore del corridore under 23 Elia) ha ricevuto il riconoscimento come migliore esordiente donna dell’anno 2018 grazie alle 13 affermazioni ottenute nelle gare su strada (tra cui i prestigiosi  titoli di campionessa italiana in linea e del ciclocross)

La ragazza originaria di  Corridonia, 13 anni veste i colori del Team Di Federico ha preceduto l’emiliana Giulia Raimondi e la lombarda Federica Venturelli.

 

 

L’ALBO D’ORO DELL’OSCAR DONNE ESORDIENTI

2005    Rossella Callovi
2006    Rossella Ratto
2007    Rossella Ratto
2008    Lisa Gamba
2009    Sara Coffinardi
2010    Sara Wackermann
2011    Martina Alzini
2012    Lisa Morzenti
2013    Letizia Paternoster
2014    Gloria Scarsi
2015    Gaia Masetti
2016    Eleonora Camilla Gasparrini
2017    Francesca Barale
2018   Eleonora Ciabocco

Da Milano a Valbondione, guida per gli amanti delle ciclabili

Da Milano a Valbondione, guida edita da Lyasis Edizioni,

Da Milano a Valbondione In bicicletta dalla metropoli ai 3000 delle Orobie edito da Lyasis scritto da Maurizio Panseri

 

Da Milano a Valbondione

Da Milano a Valbondione

Da Milano a Valbondione. In bicicletta dalla metropoli ai 3000 delle Orobie è una guida nata dall’idea di Maurizio Panseri. L’idea di Panseri è nata “googolando” «Milano-Valbondione» ricavandone risultati poco soddisfacenti soprattutto per chi non è alla ricerca di un tempo di percorrenza ottimale ma di una esperienza di viaggio in bicicletta godendosi zone poco note ma assolutamente ricche di scorci suggestivi.

Pianura, fiumi, colline e montagne possono appagare gli occhi di chi pedala tra la città meneghina e la Valbondione e se una fonte di informazioni come il noto motore di ricerca non è in grado di aiutare nel tracciare un itinerario accattivante, perché non produrre una guida?

Gli algoritmi del motore di ricerca non hanno restituito un percorso omogeneo di ciclabili ecco che l’idea di creare una guida in grado di garantire le necessarie informazioni a chi vuole fare un giro in luoghi assolutamente piacevoli è stata inevitabile.

Maurizio Panseri ha quindi inforcato la sua bicicletta ed è scaturita una guida piacevole, ricca di immagini suggestive suddivisa in 6 tappe (per complessivi 212 km, di cui soli 21 km su viabilità ordinaria e 28 km su viabilità minore, per il resto oltre 160 km su ciclabile in sede propria).

“Mentre pedalo e cerco possibili percorsi, continuo a pensare che la mia regione possa offrire una ciclabile o più direttrici che dalle città portino verso i laghi e nel cuore delle montagne o che, al contrario, dalle montagne conducano verso la pianura, lungo i fiumi e i navigli” ha dichiarato Panseri.

 

Quello di Panseri non è un racconto ma è una guida ritagliata da un’avventura partita da Milano, proseguita lungo l’Adda per concludersi ai piedi delle Alpi Orobiche.

Ad affiancare questo splendido progetto vi è la banca di Credito Cooperativo Bergamo e Valli che in collaborazione con la BCC di Milano, e diverse istituzioni e partner del territorio bergamasco hanno dato vita a “Da Milano a Valbondione”.

“Questa guida vuole essere uno strumento che sia di aiuto a chi vuole muoversi lentamente alla scoperta di questo angolo di mondo compreso tra Milano e le Valli Bergamasche – ha dichiarato Maurizio Panseri -. Una guida  corredata da descrizione chiare, mappe semplici e leggibili e che offre con la possibilità di scaricare (www.leciclabili.it) le relative tracce GPS”.

 

 

 

Ventolin per pedalare tra gli amatori

Ventolin: non solo Froome ma anche alcuni amatori lo usano

Ventolin e altri farmaci, un’inchiesta pubblicata da Il Giorno spiega come l’uso di prodotti vietati sia in calo tra i pro e in aumento tra amatori e giovanissimi

Ventolin e pastiglie

Ventolin e pastiglie

Ventolin e ciclismo, Ventolin e doping. Poco più di undici mesi fa scoppiava lo scandalo (poi rientrato con un nulla di fatto) della positività al farmaco di Chris Froome. Oggi, a distanza di quasi un anno, il farmaco incriminato torna agli onori della cronaca per vicende legate agli amatori.

Il doping è uno dei mali principali che il ciclismo ha cercato di estirpare nel corso degli ultimi venti anni con risultati alterni ma dimostrando, certamente, una minore propensione agli scandali. Solo la vicenda legata alla presunta positività di Froome alla Vuelta 2017 ha fatto tremare le vene ai polsi dei massimi dirigenti dell’UCI che hanno temuto un nuovo caso Lance Armstrong.

Secondo gli studi promossi da “Il movimento per un ciclismo pulito“, il movimento professionistico sta registrando un forte calo nell’assunzione di sostanze proibite trend assolutamente e tristemente opposto tra gli amatori.

In un recente articolo apparso sul quotidiano lombardo “Il Giorno”, in cui si cita una interessante inchiesta condotta da Giulio Mola lo scenario relativo agli amatori appare alquanto preoccupante.

Pare che su alcuni forum e in gruppi sui social media sia fin troppo facile entrare in contatto con “spacciatori” di sostanze proibite. Alcuni blitz della Guardia di Finanza hanno portato alla luce questa triste, ma reale, situazione.

In alcuni siti si trovano “ricette” di cocktail di farmaci e sostanze per poter “spingere di più” in corsa la domenica o sentire meno la fatica in allenamento.

L’inchiesta racconta di account fittizi con cui sportivi “della domenica” interagiscono alla ricerca di venditori senza badare minimamente ai rischi che farmaci proibiti possono comportare per la salute.

Giorgio Mola riporta alcuni stralci di discussione postati in alcuni forum:

 “I miei amici, soprattutto i più giovani, li vedevo sfrecciare mentre io arrancavo. Così ho cominciato a prendere il Ventolin, mi apriva i bronchi e mi dava più ossigeno. E pedalavo più in scioltezza”.

Il Ventolin non è un gioco né un prodotto con cui scherzare, ha una funzione legata agli attacchi d’asma. Il suo uso, come quello di ogni farmaco, senza controllo ne cognizione di causa può risultare potenzialmente dannoso per la salute (come del resto ogni farmaco assunto in modo scorretto).

Nel Deep Web il Ventolin e anche farmaci ben più pericolosi possono essere acquistati senza difficoltà anche da giovanissimi atleti e ciclisti consentendo la creazione di “cocktail” assolutamente pericolosi che possono generare anche malattie cardiache, impotenza e trombosi.

 

 

 

 

 

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Simon Gerrans dal pedale a Goldman Sachs

Simon Gerrans lavorerà in banca

Simon Gerrans, da serio corridore e “calcolatore” in sella ad una bicicletta a impiegato alla banca d’investimento americana Goldman Sachs

Simon Gerrans

Simon Gerrans

Simon Gerrans aveva annunciato da tempo il suo addio alle corse al termine della stagione agonistica 2018. Ora, a distanza di qualche tempo, il corridore ancora sotto contratto con la BMC fino al termine della stagione ha spiegato quello che sarà il suo futuro una volta sganciato gli “attacchi” dai pedali.

In questi giorno Gerrans ha spiegato che il suo futuro, a differenza di molti altri ex corridori, sarà in tutt’altro ambito.

Il vincitore della Milano-Sanremo e della Liegi-Bastogne-Liegi, infatti, ha deciso di cambiare totalmente ambito professionale portando la sua energia nel mondo della finanza andando a lavorare per la nota banca americana Goldman Sach.

“Affronterò un grandissimo cambiamento passando dal ciclismo al mondo della finanza ma è un cambiamento che mi stimola e affascina. Sono molto intrigato da questa nuova avventura professionale e devo ringraziare di cuore tutte le persone con cui ho lavorato in questi anni e che mi hanno fatto crescere come uomo e come atleta.

Un grazie particolare va alla mia agenzia che ha collaborato per consentire la mia transizione del mondo del ciclismo a quello del mercato finanziario. Nonostante il nuovo impegno professionale mi piacerebbe restare legato al mono del ciclismo che molto mi ha dato durante la carriera, devo studiare il come ma la voglia di restare in questo mondo è alta”.

 Simon Gerrans è uno che in carriera non si è mai tirato indietro e che ha ottenuto più di quello che molti pronosticavano mettendo sempre la sua firma su gare di prestigio ( 33 vittorie ottenute di cui 21 sono arrivate in prove World Tour):

“Ho sempre lavorato duro, non sono stato il corridore più dotato del gruppo ma ho sempre usato strategia e tattica per ottenere sempre il massimo da me stesso”.

Gerrans tornerà a fare lo  “stagista” (come quando venne portato in Europa “raccomandato” da Baden Cooke) per la Securities Division di Goldman Sachs:

“In questi anni ho lavorato non solo per allenarmi ma anche per preparare questa transizione: ho collaborato nell’organizzazione di eventi aziendali, attività benefiche in bicicletta e ho costituito una grande rete di persone e conoscenze anche al di fuori del mondo del pedale”.

 

Come ti combatto l’ictus, parola di Alberto Contador

Come combattere l’ictus coi pedali

Come ti combatto l’ictus, El Pistoler Alberto Contador racconta della sua esperienza con la malattia e del suo impegno sociale

Alberto Contador

Alberto Contador

Come ti combatto l’ictus? Forse non tutti sanno che, all’inizio della sua carriera agonistica, Alberto Contador fu vittima di un ictus potenzialmente letale. Oggi a distanza di molti anni, lotta con la sua fondazione per prevenire questa micidiale malattia.

El Pistolero è stato uno dei corridori più carismatici e vincenti degli ultimi anni ottenendo qualcosa come 7 vittorie nelle grandi corse a tappe: due al Tour de France, due al Giro d’Italia e tre alla Vuelta Espana. Ora, appesa la bicicletta al chiodo, ecco che il suo impegno si è spostato a livello dirigenziale costituendo in collaborazione con Ivan Basso il team Polartec Kometa supportato anche dalla Fondazione di Contador.
La fondazione dell’ex corridore iberico si occupa, appunto della prevenzione dell’ictus e il team che ne è scaturito ha iniziato come team juniores e under 23 per sfociare, grazie alla sinergia tra Basso e il noto brand Trek, in una formazione che bussa alle porte del World Tour.

Come ti combatto l’ictus? Pedalando!

Era il 2004 quando, racconta Alberto
“durante il Giro delle Asturie sono stato vittima di un ictus rischiando la vita. Nei giorni precedenti alla gara avevo avvertito un po’ di malessere ed avevo i sintomi dell’ictus ma per mancanza di conoscenza non ero stato in grado di coglierli. L’idea della mia fondazione è proprio quello di spiegare alla gente cos’è un ictus, come prevenirlo e come aiutare nella riabilitazione. Posso dirmi un uomo fortunato, quel giorno la mia vita avrebbe potuto svoltare in modo tragico invece ho avuto una bella carriera con tante vittorie di prestigio ma quella più bella è stata al Tour Down Under 2005 subito dopo aver terminato il percorso riabilitativo”

Contador, atleta serio e uomo profondo, ha da sempre sottolineato l’importanza e i valori trasmessi dalla sua famiglia:

“siamo molto uniti, ho un fratello con una disabilità che richiede presenza ed assistenza costante, questa situazione, lo stare con lui e capirne le difficoltà mi ha insegnato moltissimo. Mia madre, in questo, è stata una figura fondamentale, mi ha insegnato l’importanza del ruolo del genitore e proprio su questo principio e su questi valori poggia la fondazione”.