Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO

 

Guardia civile smantella rete di trafficanti EPO

Guardia civile spagnola smantella rete di trafficanti EPO con sede a Barcellona e a Cadice, per ora nessun nome viene diffuso

Guardia Civil Spagnola, il logo

Guardia Civil Spagnola, il logo

La Guardia civile spagnola ha reso noto di aver provveduto allo smantellamento di una rete internazionale che trafficava EPO con sede a Barcellona. Si tratta del frutto di una lunghissima attività di analisi, durata quasi tre anni, che ha portato alla luce una rete di trafficanti, in buona parte di nazionalità Serba, che avevano la città catalana come punto di riferimento in Spagna.

L’indagine è stata avviata a metà del 2017, dopo una serie di positività all’EPO, grazie ad atleti che hanno collaborato segnalando un sito web ed alcuni nominativi sul territorio spagnolo.

José Luis Terreros, direttore dell’Agenzia spagnola antidoping (AEPSAD), ha reso noto i dettagli dell’attività investigativa: “atleti dilettanti e professionisti ricevevano le sostanze vietate da questa rete che aveva un punto di appoggio a Cadice”.

Secondo un rapporto presentato da “El Pais” molto ruotava attorno ad una clinica di dialisi a Cadice che ha reso disponibile il farmaco alla rete. L’Equipe ha confermato che il traffico era gestito attraverso diversi siti web e che circa 260 atleti, alcuni dei quali ciclisti, sarebbero coinvolti nella filiera di approvvigionamento e consumo.

Il tribunale provinciale di Cadice ha aperto fascicolo e i nomi degli atleti coinvolti non saranno chiaramente resi noti ma prontamente trasmessi alla AEPSAD. Il segreto sui nomi potrebbe essere cancellato dal fatto che alcuni di questi potrebbero ricevere sanzione ma, va ricordato, in Spagna l’acquisto ed uso di prodotti vietati non è considerato reati.

Sempre secondo L’Equipe sono coinvolti un gran numero di sportivi nazionali e internazionali di diverse discipline e livelli, che hanno usato queste sostanze dopanti per aumentare le loro capacità fisiche.

La Guardia civile spagnola ha arrestato sei persone tra Catalogna e Andalusia per crimini contro la salute pubblica. Tutti i soggetti coinvolti erano legati a organizzazioni criminali già note per attività di riciclaggio di denaro, appropriazione indebita e frode contro la sicurezza sociale. La rete sarebbe operativa da oltre 10 anni e gestiva direttamente i siti internet dove avveniva la vendita delle sostanze. Le comunicazioni con gli atleti coinvolti sarebbero avvenute con un protocollo criptografato ed attraverso reti di messaggistica con una numero telefonico austriaco.

Risulta difficile stabilire le quantità delle sostanze vietate messe sul mercato in quanto, come afferma la Guardia Civil, molti prdotti sono stati rinvenuti nella clinica in condizioni di conservazione pessime.

 

 

 

Con 8 squadre “top class”, il Tour of the Alps vede rosa

 

Tour of the Alpes, ecco le venti formazioni presenti

Svelato a Bressanone l’elenco dei venti team – di cui quasi la metà della categoria “World Tour” – al via della prossima edizione dal 20 al 24 aprile. Nibali, Bardet, Fuglsang, Carapaz tra le vedette del Giro d’Italia attese sulle strade dell’Euregio

Tour of the Alps

A Milano lo si era intuito, da Bressanone è arrivata la conferma: dal 20 al 24 aprile prossimo andrà in scena una nuova grande edizione del Tour of the Alps. Le aspettative per la corsa a tappe euro-regionale inserita nel prestigioso circuito UCI Pro Series sono sempre più elevate e non poteva essere altrimenti, dopo che il GS Alto Garda, la società organizzatrice dell’evento, ha rivelato l’elenco ufficiale delle formazioni ai nastri di partenza.

Lo spartito disegnato dal GS Alto Garda, fatto di percorsi brevi e mai banali, in un costante crescendo d’intensità – fedele al payoff #LiveUphill – ha visto brillare campioni del calibro di Froome e Nibali, incoronando nelle prime tre edizioni del nuovo progetto atleti come Geraint Thomas (2017), Thibaut Pinot (2018) e l’astro nascente Pavel Sivakov (2019), e anche quest’anno si annunciano molti pretendenti di grido a contendersi lo scettro.

Otto saranno le compagini UCI World Tour, a conferma di come il Tour of the Alps sia un appuntamento di grande richiamo oltre che credibile banco di prova in vista del Giro d’Italia. Ci sarà, come d’abitudine, il Team INEOS, più volte vincitore della corsa sotto la denominazione Team Sky, inclusa l’ultima edizione firmata da Pavel Sivakov. Non è ancora noto se il russo si presenterà nell’Euregio per difendere il titolo, ma tutto suggerisce che il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, Richard Carapaz, possa essere al Tour of the Alps per misurare le proprie ambizioni in rosa per una doppietta consecutiva che manca addirittura dai tempi di Indurain.

Da parte sua, Vincenzo Nibali cambia maglia ma non programma: dopo lo spettacolo regalato nella scorsa edizione, e i tanti successi che lo legano alla storia del Giro del Trentino e del Tour of the Alps, il siciliano sarà leader della Trek-Segafredo al via di Bressanone. Già annunciate le presenze del francese Romain Bardet che con la sua Ag2r La Mondiale passerà dal TotA sulla strada della sua prima volta al Giro, del polacco Rafal Majka, già protagonista nel 2019, alla guida della Bora-hansgrohe, e di Jakob Fuglsang, vincitore della ultima Liegi-Bastogne-Liegi e capitano designato del Team Astana per il Giro.

Completano il quadro delle formazioni World Tour il Team CCC, che potrebbe schierare tanto il russo Ilnur Zakarin quanto Fausto Masnada, vincitore di due tappe nell’aprile scorso, la UAE-Team Emirates di Valerio Conti e del promettente colombiano Andres Camilo Ardila, vincitore dell’ultimo Giro Under 23, ed il Team Bahrain-McLaren, formazione assai rinnovata ma che già più volte si è fatta valere sulle strade dell’Euregio.

Una sfida di altissimo spessore tecnico che vedrà protagoniste anche nove squadre Pro Continental, con tutte le tre formazioni italiane motivate a lasciare il segno: dopo aver festeggiato la wild-card per il Giro d’Italia, Androni Giocattoli-SidermecBardiani CSF e Vini Zabù-KTM testeranno le loro ambizioni al Tour of the Alps. Gli scalatori di Caja Rural-Seguros RGA e Fundacion Euskadi troveranno pane per i loro denti sulle numerose difficoltà altimetriche proposte dagli organizzatori. Spazio anche alla francese B&B Hotels – Vital Concept, fresca di invito al Tour de France, al via con Pierre Rolland e Tom-Jelte Slagter, al giovane e interessante team norvegese della Uno-X Norwegian, e a due squadre con diversi corridori italiani in organico: la francese Nippo Delko One Provence, che può contare su FinettoFedeli e Minali, e la russa Gazprom-Rusvelo degli altri azzurri CanolaVelascoScaroniImerio e Damiano Cima.

Due le formazioni Continental, il Tirol KTM Cycling Team e il Team Felbermayr Simplon Wels in rappresentanza dell’Austria, oltre alla Nazionale Italiana guidata da Davide Cassani, per un totale di 20 squadre e 140 corridori.

Tour of the Alps

Alla conferenza stampa tenutasi giovedì 30 gennaio presso la Sala Egger di Bressanone – la località che ospiterà anche le operazioni preliminari e la partenza della 44° edizione a partire dal 19 aprile prossimo – hanno preso parte oltre al Presidente del GS Alto Garda Giacomo Santini e al General Manager del Tour of the Alps Maurizio Evangelista, il Sindaco di Bressanone Peter Brunner, il Direttore di APT Bressanone Werner Zanotti, il Direttore di APT Naturno Uli Stampfer, il Presidente del Comitato FCI Alto Adige Nino Lazzarotto e la ciclista Elena Pirrone, una delle tre ambassador di questa 44a edizione.

Le 20 squadre del Tour of the Alps 2020

WORLD TEAMS
Ag2R La Mondiale (Francia)
Astana Pro Team (Kazakhstan)
Bahrain – McLaren (Bahrain)
Bora – Hansgrohe (Germania)
CCC Team (Polonia)
Team INEOS (Regno Unito)
Trek – Segafredo (Stati Uniti)
UAE Team Emirates (Emirati Arabi Uniti)

PRO CONTINENTAL
Androni Giocattoli – Sidermec (Italia)
B&B Hotels – Vital Concept p/b KTM (Francia)
Bardiani-CSF Faizanè (Italia)
Caja Rural Seguros RGA (Spagna)
Fundacion Euskadi (Spagna)
Gazprom – RusVelo (Russia)
Nippo Delko One Provence (Francia)
Uno-X Norwegian (Norvegia)
Vini Zabù-KTM (Italia)

CONTINENTAL
Team Felbermayr Simplon Wels (Austria)
Tirol KTM Cycling Team (Austria)

SQUADRE NAZIONALI
Italia

 

Per la prima volta dopo tre anni di Tour of the Alps, l’Alto Adige darà il via alle danze dell’edizione 2020: proprio Bressanone ospiterà vigilia ed operazioni preliminari (Domenica 19 Aprile) nella bellissima Piazza Duomo, da dove poi lunedì 20 muoverà la frazione inaugurale con arrivo ad Innsbruck dopo 142,8 km.

 

La corsa farà ritorno in Provincia di Bolzano due giorni più tardi, con l’arrivo della terza tappa (Mercoledì 22 Aprile) a Naturno, dopo il via da Imst, in Tirolo, per complessivi 158,7 km. Dopo la scalata del Passo Resia e le aspre stradine della Val Venosta verso Frinig, sarà l’asperità di Tarres (18 km dal termine) a dare forma ad un finale di tappa aperto a diversi esiti.

 

Infine, sempre Naturno darà il via alla tappa più lunga (168,6 km) e con maggiore dislivello (3380 mt) del TotA 2020, la quarta, che giovedì 23 Aprile condurrà il gruppo verso Valle del Chiese/Pieve di Bono, con in partenza il valico del Passo Castrin, tetto di questa edizione con 1.706 metri d’altitudine.

LE TAPPE
Il Tour of the Alps ha svelato le cinque tappe della 44a edizione in una conferenza stampa tenutasi a Milano nell’ottobre scorso. Bressanone ospiterà la partenza in un 2020 in cui la bicicletta tornerà protagonista anche in occasione del Mountain Bike Testival (17-20 settembre), dove oltre 60 marchi di ciclismo esporranno le novità della collezione 2021, tutte da testare gratuitamente per il pubblico.

Lunedì 20 Aprile: Bressanone – Innsbruck, 142,8 Km
Dislivello: 1950 m. Difficoltà: **

Martedì 21 Aprile: Innsbruck – Feichten im Kaunertal, 121,5 Km
Dislivello: 2640 m. Difficoltà: ***

Mercoledì 22 Aprile: Imst – Naturno, 158,7 Km
Dislivello: 2290 m. Difficoltà: ***

Giovedì 23 Aprile: Naturno – Valle del Chiese/Pieve di Bono, 168,6 Km
Dislivello: 3880 m. Difficoltà: ****

Venerdì 24 Aprile: Valle del Chiese/Idroland – Riva del Garda, 120,9 Km
Dislivello: 2230 m. Difficoltà: ***

FONTE COMUNICATO STAMPA

Johan Bruyneel, lancia 7evenPlusTwo

Johan Bruyneel fonda una società di gestione sportiva

Johan Bruyneel bandito dal ciclismo nel 2014 per i fatti legati alla Us Postal di Lance Armstrong ha avviato un’impresa di gestione sportiva

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel (fonte wikipedia)

Johan Bruyneel e Lance Armstrong hanno scritto la storia (tutta al negativo) del ciclismo dei primi anni 2000 tra vittorie scintillanti e l’annullamento delle stesse per scandali legati al doping che tutti conosciamo alla perfezione.

Ora, passati sei anni, dal momento in cui venne bannato dal ciclismo, il manager belga si lancia in una nuova avventura con una società di gestione sportiva denominata 7evenPlusTwo. L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire ad una gestione diversa degli atleti attraverso un management in grado di offrire organizzazione di eventi promozionali, gestione del brand e pianificazioni.

Inevitabilmente balza all’occhio il nome, 7evenPlusTwo, che ha un evidente riferimento ai sette Tour conquistati dal pupillo Lance Armstrong. “Agenzia internazionale di strategia e marketing sportivo”, così di autodefinisce la neonata azienda sul proprio sito internet, sviluppo di strategie vincenti su larga scala per trasformare le buone squadre in grandi squadre è l’obiettivo del progetto di Johan Bruyneel che aggiunge:

“Lo sport è un grande business, quindi lavoriamo con sponsor, proprietari di diritti, governi e organizzazioni sportive internazionali per creare spettacoli sportivi di classe mondiale redditizi”.

Quali siano gli attuali clienti dell’azienda dell’ex manager belga è ignoto ma c’è da capire se il progetto andrà a coinvolgere ciclisti dal momento che nel 2014 l’American Arbitration Association ha interdetto il belga per 10 anni dall’attività ciclistica e il successivo appello alla Court of Arbitration of Sport, di quattro anni più tardi, ha imposto uno stop a vita.

Su questo aspetto, però, Bruyneel pare deciso:

“la decisione del CAS non sposta il mio desiderio di far crescere il mio sport e migliorarlo negli anni a venire”.

Ora andrà capito come questa visione si vada a conciliare con il divieto prendere parte o organizzare a livello nazionale o internazionale a qualsiasi competizione previsti dagli articoli 10 e 12 delle norme UCI antidoping.

 

Agenzia antidoping olandese: chetoni sono area grigia

Agenzia antidoping: attenzione all’uso di chetoni!

L‘Agenzia antidoping olandese mette in guardi la Jumbo Visma di Roglic e Dumoulin sull’uso dei chetoni, cerchiamo di capirci qualcosa in più

Integratori Chetonici

Integratori Chetonici

L‘Agenzia antidoping olandese, nella persona del presidente Herman Ram, ha voluto prendere una posizione sul crescente uso di Chetoni nel mondo del ciclismo. Ne avevamo parlato già tempo fa in un precedente articolo del rapporto stretto tra Jumbo Visma di Roglic e Dumoulin e questo prodotto che sta prendendo piede nel mondo dello sport professionistico.

“Stiamo parlando, va detto, di un prodotto legale ma sappiamo ancora troppo poco sulle possibili conseguenze sulla salute e, di conseguenza, questo lo pone in un’area grigia – ha spiegato Ram – noi sconsigliamo di usare i chetoni anche se non sono compresi nell’elenco delle sostanze vietate. Trovo fastidioso che la Jumbo Visma ne faccia uso”.

Prontamente è arrivata la risposta del nutrizionista della formazione olandese, Asker Keukendrup, che ha voluto sostenere la scelta:

“i chetoni sono naturali e quindi non ci aspettiamo chissà quali effetti collaterali a lungo termine. Capisco la preoccupazione di Ram dovuta al suo ruolo ma conoscendo il funzionamento dei chetoni le preoccupazioni vengono allontanate. Oltretutto i chetoni non sono certamente la panacea che molti credono”.

Kieran Clarke, scienziato che ha contribuito allo sviluppo di integratori di chetoni, ha qualche tempo fa segnalato che nel corso del Tour 2018 almeno sei team utilizzavano sistematicamente il prodotto in questione, senza però nominare esplicitamente le formazioni utilizzatrici.

Va detto che molte squadre hanno categoricamente vietato ai propri atleti di usare i chetoni (ad esempio la Sunweb) perché potenzialmente pericoloso per la salute

I chetoni non sono un prodotto relativamente recente che sta trovando largo impiego in molte discipline, ciclismo incluso, grazie ad alcuni studi che ne hanno certificato l’efficacia migliorativa delle prestazioni aumentando l’energia e riducendo l’insorgenza dell’acido lattico.

Peter Sagan pedalo perché voglio vincere

Peter Sagan pensa alla stagione che sta iniziando

Peter Sagan a trent’anni compiuti valuta l’evoluzione del ciclismo degli ultimi dieci anni e tiene dritto il timone in vista di un 2020 ricco di impegni

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan (fonte pagina Twitter)

Peter Sagan domenica scorsa ha compiuto trent’anni, momento di maturità per un atleta che ha già ottenuto un numero strepitoso di successi in carriera (113 vittorie). Al via della Vuelta a San Juan con i colori della Bora-Hansgrohe (per il quarto anno consecutivo) Peto ha preso parte alla consueta conferenza stampa dove ha parlato della stagione che sta iniziando e non solo.

“la stagione si costruisce in inverno, mi sono allenato a Monaco e ora sono qui alla Vuelta a San Juan, successivamente affronterò un training camp in altura a Medellin, in Colombia” ha spiegato lo slovacco che sino ad ora si accontentato di piazzamenti (sesto e quinto).

“Mi sento un po’ cambiato rispetto al passato, punto alle corse più importanti. Non è possibile essere al top da gennaio a novembre soprattutto andando avanti con gli anni – afferma Sagan – ho vinto molto ma non mi guardo troppo indietro, sono in bicicletta perché voglio vincere”.

La campagna delle classiche vedrà Sagan battagliare con Deceuninck-QuickStep che rappresenta la continuità col passato ma dovrà vedersela con il nuovo che avanza ovvero Wout van Aert e Mathieu van der Poel.

“Rispetto a dieci anni fa il ciclismo è cambiato, si corre con più aggressività, c’è una sorta di anarchia, prima le gerarchie erano più definite ma possiamo solo convivere con questa evoluzione” ha spiegato Sagan che quest’anno dovrà vedersela con un calendario assolutamente saturo di impegni.

Come detto, terminata la Vuelta a San Juan, lo slovacco sarà impegnato nel training camp e resterà lontano dalle corse cinque settimane per riprensentarsi al via delle Strade Bianche.

La stagione di Sagan sarà contrassegnata, tra le altre corse, dalla prova olimpica di Tokyo 2020. Se a Rio 2016 Peter aveva provato a cimentarsi con la MTB quest’anno, nonostante il percorso avverso, con ogni probabilità sarà al via della prova in linea:

“nel 2016 avevo più tempo per preparare la prova olimpica in MTB, ho corso in Austria e Repubblica Ceca per prender i punti per essere al via ed è stato divertente ma con i programmi stesi per quest’anno sarà impossibile qualificarmi per le Olimpiadi” ha concluso Sagan.

 

Eros Poli e la conquista del Mont Ventoux

Eros Poli a la sua vittoria al Tour 1994

 Eros Poli e la conquista del Mont Ventoux nella tappa del Tour de France 1994 al termine di una incredibile fuga solitaria di 161 km

Eros Poli

Eros Poli

Il Mont Ventoux, il Monte Calvo, autentico mito del ciclismo transalpino, spauracchio di tutti i ciclisti e luogo di culto per gli amanti del pedale è il luogo dell’assunzione alla gloria per Eros Poli.

Lì dove Kübler fu costretto al ritiro dal Tour, dove il povero Tommy Simpson trovò la morte, li dove un vittorioso Merckx dovette chiedere una mascherina d’ossigeno, l’italiano trovò un giorno di insperata gloria personale.

La cima bianca e brulla del monte francese è luogo di imprese mitiche e di crisi epiche, di giornate brucianti nel sole di luglio e di giornate ventose (non potrebbe essere altrimenti) e tremendamente fredde tanto da sfiancare anche i ciclisti più duri e “cazzuti”.

E’ il 18 luglio 1994, la sera prima l’Italia sportiva ha pianto in una notte infinita per il rigore sbagliato da Roberto Baggio nella finale della Coppa del Mondo contro il Brasile. Quel giorno si corre la tappa Montepellier-Carpentras, la maglia gialla sta saldamente sulle spalle del Re Miguelon Indurain e in fuga parte un veneto. Eros Poli un “cristone” di due metri, un “passistote” oro olimpico nella cronometro a squadre nel 1984 a Los Angeles che con le salite ha poco a che spartire e che si diletta a tirare le volate a Mario Cipollini.

Eros Poli tenta una scriteriata fuga dopo sessanta chilometri di corsa, in molti pensano sia un allungo fatto per guadagnare qualche minuto per poi far gruppetto una volta ripreso. Poli conosce meglio la “rete” dove cadono i velocisti che la gloria della testa del gruppo, almeno quando la strada sale.

Tutti si aspettavo Indurain o attendono una sfuriata di Virenque, gli occhi degli italiani sono per un emergente Marco Pantani e quando scatta il “passistone” nessuno è disposto a scommettere un euro, anzi una lira sulla buona riuscita dell’attacco. Mettere in mostra il marchio della squadra, ecco giusto quello può essere l’obiettivo di Eros. E invece tutti si sbagliano.

La tappa scorre ed Eros secondo su secondo scava un solco importante, addirittura enorme quando, ai piedi del monte calvo, il cronometro registra venti minuti di vantaggio sui diretti inseguitori. Un vantaggio enorme ma che può non bastare quando dietro scoppia la bagarre. Poli, l’abbiamo detto, è uno abituato a vedere la coda del gruppo quando la strada sale, è uno abituato a giocare sui secondi per non andare fuori tempo massimo. E proprio questa sua abilità nel centellinare i secondi lo porta a fare un calcolo per puntare all’impresa:

“Ai piedi del monte avevo calcolato di poter perdere un minuto e quindici a chilometro” racconterà all’arrivo. Proprio il cuore e la capacità di calcolo lo condurranno alla vittoria.

Eros Poli sale col suo passo mentre dietro, tra i big, c’è lo scatto di, neanche a dirlo, Marco Pantani. Al pirata resiste (per poco) Luc Leblanc. Eros non si scompone, sa che tutto sarà questione di secondi. Mentre il Mistral sferza il gruppo, il veneto ha già perso cinque minuti.

E’ una sfida impossibile la sua ma, lo sappiamo, è l’impossibile che piace agli amanti del ciclismo. “Forza Poli”, “Allez Polì”, dalle pietraie si alza l’urlo della folla. Gli “indiani”, come vengono chiamati in gergo i tifosi che stanno sul ciglio della strada nelle tappe di salite, vedono da lontano avvicinarsi quell’omone in sella alla sua bici che fatica come un dannato ma che non molla di un centimetro.

“Allez Polì, Allez Polì” urla la folla, Eros ondeggia come una nave nel mare in tempesta. Forza Eros pensiamo tutti noi italiani ma lo pensano tutti, una favola la sua che deve, deve realizzarsi.

Marco Pantani tira come sa fare lui, il margine scende la Eros conta i minuti e i secondi, sa che può farcela. “Non mollare, non mollare, non mollare”. Se guarda in giù dalla montagna, Eros può vedere gli avversari che lo stanno andando a prendere. “Non mollare, non mollare, non mollare”… macina centimetro dopo centimetro il passista veneto, tra pietre infuocate e gente che urla.

Il rischio di piantarsi è alto, le energie fisiche sono al lumicino ma le energie mentali lo portano, quasi sospinto dagli dei del ciclismo a tagliare per primo la vetta del Mont Ventoux. Il corridore di Isola di Scala scollina con cinque minuti di vantaggio su Marco e sei sul gruppo della maglia gialla che in discesa rientra sul pirata.

Se il nemico di Poli era prima la salita ora sono la discesa e il piano l’avversario da temere prima ancora del gruppo degli inseguitori. Eros a testa bassa stantuffa sui pedali, resiste stoicamente come un ciclista degli anni mitologico dello sport del pedale. Dopo 161 chilometri di fuga solitaria Poli taglia stremato il traguardo con circa tre minuti di margine dal gruppo dei migliori.

E’ un vero trionfo quello di Eros, è il trionfo dell’atleta e il riscatto per la categoria dei gregari che sempre meno spesso riescono a trovare giornate di gloria come quelle vissute dal “corazziere” veneto. Lo stesso Jean Marie Leblanc si complimenta con l’italiano che con la sua azione ha impreziosito l’intera edizione del Tour.

 

 

 

 

 

 

 

 

Kobe Bryant, la bicicletta e l’addio a un campione assoluto

Kobe Bryant mancherà al mondo intero

Kobe Bryant stella NBA deceduto per un incidente a bordo di un elicottero era solito allenarsi in bicicletta nella pausa estiva del campionato americano

Kobe Bryant

Kobe Bryant

Kobe Bryant, ex stella dalla NBA, soprannominato “il Mamba” (nome di un serpente arboreo africanio) perso la vita in un tragico incidente aereo nella giornata del 26 gennaio. Il campione statunitense stava volando insieme a sua figlia  Gianna Maria, di soli 13 anni, per raggiungere un campo dove la piccola, che stava seguendo le orme del padre, doveva disputare un incontro di pallacanestro.

Per cause da accertare, probabilmente per condizioni di meteo avverse, il velivolo si è schiantato sulle colline di Calabasas nel downtown di Los Angeles (dove Kobe aveva scritto pagine di storia della pallacanestro mondiale).

Come ciclonews.biz vogliamo tributate un sentito ricordo di Kobe che era particolarmente legato al nostro paese in quanto ha vissuto in Italia quando aveva tra i 6 e i 13 anni al seguito del padre Joe Bryant che proprio nel campionato italiano di pallacanestro aveva trovato lavoro.

Vogliamo tributare un ricordo a Kobe non solo perché campione unico e perché la sua scomparsa assolutamente prematura ha sconvolto tutto il mondo dello sport ma anche perché nella sua carriera aveva in qualche modo incrociato il mondo del pedale.

Il campione dei Los Angeles Lakers, una delle franchigie più amate al mondo, nel 2013 per migliorare le proprie performance aveva deciso di allenarsi in bicicletta per preparare l’imminente stagione sportiva. In accordo con un suo preparatore, Tim Glover, studiarono il percorso più adatto e, assieme ad un bodyguard partirono per una pedalata di 40 miglia (su per giù 65 chilometri) nel deserto. La notte precedente al primo allenamento della nuova stagione dei Lakers, Glover, Kobe e il bodyguard partirono per l’escursione rientrando in Hotel nel cuore della notte, alle due e mezza passate. Il mattino seguente, alle 7.30 Kobe era in palestra pronto per l’allenamento agli ordini di un guru del basket come Phil Jackson.

Stella dello sport senza comportamenti da prima donna, atleta ineccepibile, perfezionista all’estremo Kobe era amatissimo e stimatissimo da compagni di team e dai rivali.

Proprio su quella vicenda, Blake Griffin simbolo dei “cugini” dei Los Angeles Clippers, raccontava nel 2013:

“Quando siamo arrivati al training camp ho sentito la storia di Kobe nel deserto in bicicletta, ero tentato di chiedergli se potevo andare con lui al successivo allenamento. Adoro queste cose di Bryant ti insegna a diventare grande”.

E un grande, un immenso sportivo ci ha lasciati e lo piangiamo come redazione così come lo piange tutto il mondo. Rest in Peace Mamba!

 

 

 

 

Gioele Bertolini e Santa Cruz-FSA si separano

Gioele Bertolini e Santa Cruz-FSA si separano

Gioele Bertolini addio a Santa Cruz-FSA :”Una scelta consensuale, l’obiettivo è ritrovare la serenità con in mente l’obiettivo Tokyo” 

Gioele Bertolini
Foto: Gioele Bertolini in azione nell’ultima edizione di Internazionali d’Italia Series (Credits: Michele Mondini)

Le strade di Gioele Bertolini e del Team Santa Cruz-FSA si separano. Dopo tre stagioni insieme, l’atleta lombardo lascia la formazione guidata dal Presidente Massimo Tabarelli, proprio a pochi giorni dall’esordio dal previsto debutto stagionale nella Mountain Bike a Lanzarote.
Uno sviluppo inatteso, ma del tutto consensuale e concordato fra le parti, a seguito di alcune incomprensioni maturate nel rapporto fra team ed atleta, e infine sfociate nella comune decisione di cambiare strada con una stagione d’anticipo rispetto al termine naturale.

C’è sempre dispiacere nel concludere un rapporto di lungo periodo, ma in questo caso lo abbiamo sentito come un passo necessario,” spiega Bertolini. “Il 2019 è stato una stagione difficile, durante quale sono emerse alcune incomprensioni con il management della squadra che non siamo riusciti a risolvere tempestivamente, e che nel lungo periodo hanno minato la serenità di entrambe le parti.
Un cambio di scenario a questo punto dell’anno non è certo auspicabile, ma ritrovare la giusta serenità è per me indispensabile per inseguire il sogno delle Olimpiadi di Tokyo al massimo delle mie possibilità. È un passo difficile, ma sono certo che sia la scelta più giusta per me e per il Team Santa Cruz-FSA.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Bryton nuovo sponsor della Israel Start-Up Nation

Bryton a fianco del Team Israel Start-Up Nation

Bryton è orgogliosa di annunciare che sponsorizzerà il World Tour Team Israel Start-Up Nation per la stagione agonistica 2020.

Bryton Israel Start-Up Nation

Bryton Israel Start-Up Nation

Israel Start-Up Nation sarà la prima squadra di ciclismo pro UCI con sede in Israele sponsorizzata da Bryton, che quest’anno fornirà il titolo e la sponsorizzazione tecnica per il Team.

Nel dicembre 2019, la quinta stagione di corse per ISN (ex Israel Cycling Academy), il Team è stato promosso allo status di UCI World Tour. La stagione delle corse 2019 ha visto anche crescere la squadra  fino a 30 corridori con un programma che ha coperto oltre 250 giorni di gare in tutto il mondo.

 

“La sponsorizzazione del Team Nation Start-Up Israel UCI World Tour è una fantastica opportunità per Bryton”, ha dichiarato Samuel Wang, CEO di Bryton. “Sin dall’inizio Bryton si è dedicata a lavorare con ciclisti professionisti. Il team Israel Start-Up Nation può aiutarci a spingerci a creare i migliori prodotti possibili“.

 

Israel Start-Up Nation (codice squadra UCI: ISN), ex Israel Cycling Academy, è stata lanciata nel novembre 2014 e mira a sviluppare giovani ciclisti, in particolare da Israele. Quest’anno, come membro dell’UCI World Tour, l’ISN sarà la prima squadra israeliana a competere nel Tour de France.

 

“Siamo lieti di avere Bryton a bordo come partner per i ciclo computer GPS”, ha dichiarato Kjell Carlström, team manager dell’ISN. “Bryton si sta davvero concentrando sullo sviluppo del prodotto e si sta impegnando proprio come noi. I dispositivi supportano tutti gli altri nostri equipaggiamenti, inclusi i misuratori di potenza 4iiii e il nostro software di allenamento TrainingPeaks, quindi è una collaborazione perfetta.”

 

Il team sarà anche una delle prime squadre a utilizzare il più recente ciclo computer GPS di Bryton, il Rider 420, che offre un’accuratezza di prim’ordine dal supporto GNSS completo, Segui Percorso con informazioni POI/Peak, supporto per misuratore di potenza, un display integrato nitido con funzionalità intelligenti come le notifiche smart e il supporto Dual Sensor.

FONTE COMUNICATO STAMPA

Vito Taccone il Camoscio d’Abruzzo

Vito Taccone campione e personaggio unico

Vito Taccone, il Camoscio d’Abruzzo, personaggio unico del ciclismo anni ’60 grazie anche alle partecipazioni al Processo alla Tappa 

Vito Taccone

Vito Taccone

Vito Taccone nasce ad Avezzano l l’8 maggio 1940 in una famiglia di umili origini. Rimasto orfano del padre sin dalla tenera età, Vito è costretto a trovare precocemente un lavoro per contribuire a far sbarcare il lunario alla famiglia. Il giovane taccone inizia facendo il pastore e poi trova lavoro come garzone nella bottega di un fornaio. Il suo compito sono le consegne a domicilio alle trattorie del luogo ma una mattina, dopo aver perso la corriera che lo accompagna al lavoro, decide di caricare sulla sua bicicletta quasi 80 chili di pane e di consegnarle pedalando

Pedala che ti pedala, Taccone viene notato da un vecchio ciclista abruzzese, Enrico Eboli che osservandolo scalare la salita del Salviano si accorge del talento di questo ragazzino e lo avvicina al mondo delle corse giovanili.

Dopo la consueta trafila nelle categorie giovanili e dopo essersi messo in luce con la vittoria al Targa Crocifisso del ‘60, nel 1961 fa il suo esordio tra i professionisti con i colori della Atala-Pirelli.

Le doti di scalatore, la grinta e la voglia di emergere lo rendono subito protagonista tra “i grandi”.In breve tempo Taccone diventa amatissimo dai tifosi, conquista al suo esordio al Giro d’Italia la tappa Bari-Potenza e la maglia verde di miglior scalatore. Sempre nel ’61 fa sue due frazioni e la classifica generale alla Tre Giorni del Sud ed ecco che nasce subito soprannome “Camoscio d’Abruzzo”: come sale Taccone in pochi lo sanno fare. Nel suo anno d’esordio trionfa, inaspettatamente, al Giro di Lombardia precedendo di tre secondi Imerio Massignan della Legnano.

Il 1962 vede Taccone trionfare al Giro del Piemonte davanti a Franco Cribiori e al Giro d’Italia vinto da  Franco Balmamion chiude in quarta posizione a 5’21” dal vincitore.

Vito Taccone diventa uno degli astri emergenti del ciclismo italiano e il 1963 è un anno veramente ricco di soddisfazioni che consacra il camoscio d’Abruzzo come fenomeno vero. Con la maglia della Lygie, Vito conquista ben quattro frazioni del Giro d’Italia: La Spezia-Asti, Asti-Oropa e Biella-Leukerbad tre giorni di fila (decima, undicesima e dodicesima tappa) e più tardi, alla 19esima frazione da Belluno a Moena arriva il quarto squillo. In generale chiude al sesto posto ma conquista nuovamente il titolo di miglior scalatore della corsa rosa.

Una regione poco avvezza al ciclismo e che timidamente cerca di alzare la testa negli anni del boom economico del nord Italia trova il suo eroe popolare in Vito Taccone amato e ben voluto da tutti i suoi corregionali ma anche in tutto lo stivale.

Persona sincera, schietta e genuina, Vito diventa un personaggio pubblico amatissimo tanto da essere praticamente ospite fisso del mitico Sergio Zavoli al Processo alla Tappa. Tra i due nasce una vera intesa, il mito vuole che Zavoli posizionasse il buon Vito al suo fianco rifilandogli un calcetto per dare il via alle pungenti “sparate” di Taccone che infiammavano gli ospiti e soprattutto il pubblico.

Nel ’64 Taccone, con la maglia della Salvarani, conquista il Giro di Campagna, una tappa al Tour de Romandie e una al Giro d’Italia dove però è costretto al ritiro. Lo stesso anno fa il suo esordio al Tour de France senza trovare però gloria tanto da essere costretto al ritiro. Alla Grande Boucle ’64 il carattere sanguigno dell’abruzzese lo porta a scendere di sella per prendere a pugni l’iberico spagnolo Fernando Manzaneque reo di avergli rubato del ghiaccio preso al rifornimento. Taccone era già stato al centro di tensioni durante la corsa francese venendo accusato di provocare cadute nelle volate per via dei suoi scatti scomposti e quell’episodio lo porta a decidere di non presentarsi più al Tour.

Taccone, carattere irascibile e un po’ fumantino, è però un corridore sincero e leale tanto da entrare nelle simpatie del cannibale Eddy Merckx che in una tappa del Giro con arrivo in Abruzzo trovandosi in maglia rosa decide di non rispondere al un attacco di Vito per consentirgli la vittoria. Taccone non riesce a vincere la tappa e Merkcx perde la maglia rosa.

“Probabilmente Merckx bestemmiò in fiammingo quando gli dissi di non aver vinto” ricorderà anni dopo l’abruzzese.

Nel 1965 conquista la Milano-Torino impreziosendo ulteriormente il suo palmares, nel 1966 conquista la prima tappa del Giro d’Italia vestendo la maglia rosa per un solo giorno.

Nel 1968 al Campionato del Mondo di Imola vinto da Vittorio Adorni, Taccone chiude al quinto posto assoluto dopo aver collaborato con la squadra azzurra.

Taccone lascia il ciclismo al termine della stagione 1970 andando a sfruttare la propria popolarità per lanciare alcune attività commerciali come la produzione dell’Amaro Taccone e candidandosi alle elezioni locali tra le fila del Partito Repubblicano.

Nel 2007, divenuto titolare di un’azienda di abbigliamento sportivo, è coinvolto in un’inchiesta della Guardia di Finanza per associazione a delinquere finalizzata al commercio di capi di abbigliamento con marchi contraffatti o provenienti da furti.

Vito Taccone muore a 67 anni, il 15 ottobre 200, per un infarto forse legato allo stress delle vicende giudiziarie che lo avevano visto protagonista. Se il carattere di Vito fosse stato più malleabile probabilmente avrebbe potuto vincere un Giro d’Italia ma, forse, Taccone resterà sempre amato dagli appassionati di ciclismo proprio per il suo modo d’essere sempre esuberante e burbero.