Vince Primoz Roglic, Froome resta leader

Vince Primoz Roglic, primo Sloveno nella storia del Tour

Primoz Roglic

Primoz Roglic trionfa al Tour

Primoz Roglic trionfa nella diciassettesima tappa del Tour de France. Nei primi km pianeggianti si è registrata una caduta: tra i coinvolti anche Marcel Kittel che è stato costretto al ritiro. Scappa una fuga composta da vari corridori tra cui anche Matthews (che eredita la maglia verde di Kittel).

Attacca Nairo Quintana, ma viene ripreso dal plotone; quindi il colombiano accelera alla ruota di Alberto Contador e la coppia allunga. Dopo pochi metri però Nairo cede mentre lo spagnolo prosegue nell’azione. Davanti De Gendt e Matthews vengono ripresi da Daniel Navarro; l’australiano però si stacca mentre i due transitano al GPM con il gruppo Contador a 20″ e il gruppo maglia gialla a 3’30”.

In salita il ritmo lo fa Bauke Mollema che  screma il drappello,  Primoz Roglic si prende i punti al gpm. Dietro Quintana cede definitivamente e abbandona le speranze di un posto nei 10.

Davanti attacca Roglic, che fa il vuoto e transita da solo sul GPM e si invola tutto solo in discesa mentre i suoi compagni di fuga vengono ripresi dal gruppo. Nel gruppo dei big, Romain Bardet è scatenato e attacca per ben quattro occasioni mettendo in croce Aru, Meintjes e Yates che si staccano ogni volta.

Bardet, Barguil, Froome e Urán se ne vanno via in discesa raggiunti poco dopo dall’altro uomo della Sky, Landa. Il distacco di Aru  aumenta progressivamente, diventando di 40″ ai meno 5 km dal termine.

Roglinc fa sua la tappa mentre a  1’13” giunge il gruppetto maglia gialla, con Urán che prende 6″ di abbuono; terzo Froome, con 4″ di abbuono. Con loro Bardet e Barguil mentre Landa è a 1’16”. Martin termina a 1’43”, Contador, Meintjes e Aru a 1’44”.

Chris Froome aumenta il margine sul primo degli avversari per la generale a 27″ su Romain Bardet e Rigoberto Urán, entrambi a parimerito. Quarto Aru a 53″ mentre Landa è quinto a 1’24.

 

 

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Marcel Kittel cade e si ritira dal Tour

Marcel Kittel cade nei primi km della tappa ed è costretto al ritiro

Marcel Kittel cade

Marcel Kittel

Marcel Kittel cade, vittima di una brutta scivolata, nei primi chilometri della tappa odierna; vero mattatore delle volate in questo Tour de France 2017 (con cinque frazioni vinte), il forte velocista di Arnstadt è stato costretto al ritiro.

La lotta per la maglia verde che sembrava di fatto chiusa, con un dominatore assoluto nel tedescone della Quick Step Floors è ora riaperta a favore di Michael  Matthews. Marcel è stato vittima di una scivolata che ha messo a terra diversi corridori. Kittel si è rialzato ma è subito apparso molto dolorante, con diverse escoriazioni e ferite in varie parti del corpo.

Costretto a cambiare la bicicletta e le calzature, il tedesco ha stretto i denti sul Croix de Fer accompagnato dai fidi Sabatini e Vermote ma il dolore non ha fatto accenno a diminuire.

Dopo aver scollinato con circa 16 minuti di distacco dalla testa della corsa, il teutonico ha optato, chiaramente a causa delle botte patite, per il ritiro lasciando la maglia verde sulle spalle di Matthews.

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Chad Young nasce la Fondazione

Chad Young, nasce una fondazione a suo nome

Chad Young, il giovane corridore della Axeon Hagens Berman morto in aprile dalle lesioni subite in un incidente al Tour del Gila, sarà per sempre ricordato grazie alla creazione della “Chad William Young Foundation”.

Chad Young

Chad Young

 

La vita di Chad Young è stata spezzata dopo aver subìto un danno cerebrale traumatico a causa di un incidente nelle fasi finali del Tour del Gila, una gara di cinque giorni nella foresta nazionale di Gila nel New Mexico.

“Chad è stato fortunato ad avere molti grandi mentori, sia a livello accademico che atletico, nella sua vita ed era desideroso di poter dare lo stesso supporto in futuro” ha dichiarato la madre “con la Fondazione Chad William Young, abbiamo l’obiettivo di onorare la memoria di nostro figlio costruendo qualcosa di importante nel suo nome”

“Dopo molte conversazioni con persone della comunità di ciclismo, vogliamo aiutare a sviluppare una nuova tutela basata sulla tecnologia, piuttosto che una protezione fisica come il casco, per limitare il rischio di lesioni cerebrali a causa di n incidente ciclistico “, ha detto il padre, Kevin Young.

“Chad amava e credeva nell’educazione e vogliamo onorarlo continuando a sostenere questi ideali nel suo nome”, ha detto il fratello Kevin Young.” La nostra fondazione ha quindi creato delle borse di studio che verranno assegnate a giovani meritevoli ed in grado di onorare il nome di mio fratello”

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Andrea Bagioli firma col Team Colpack

Andrea Bagioli firma un contratto col Team Colpack

Andrea Bagioli.

Andrea Bagioli

Andrea Bagioli firma con il Team Colpack e la formazione bergamasca si è assicura le prestazioni di uno dei giovani più promettenti del panorama nazionale. Bagioli farà dunque il suo debutto tra gli under 23 con il team del presidente Beppe Colleoni.

Il valtellinese, Andrea è il fratello di Nicola Bagioli attualmente professionista ed in forza alla Nippo-Vini Fantini. Natio di Ganda, il giovane talento quest’anno ha ottenuto cinque successi, sette quelli inanellati nel 2016 tra cui il Campionato Lombardo e l’internazionale di Loano, tra gli Allievi si era messo in luce vincendo il Campionato Italiano su strada a Boario e la Coppa d’Oro nel 2015, collezionando la bellezza di 20 vittorie in due anni.

“È la squadra migliore d’Italia, quella meglio equipaggiata ed è anche relativamente vicina a casa mia e quindi credo che questa sia la scelta migliore per me”, ha spiegato Bagioli. “Devo anzitutto ringraziare i miei genitori e la mia famiglia che mi è sempre stata vicina e mi ha aiutato a crescere come persona e come corridore. ho sempre avuto la massima disponibilità da parte loro nel supportarmi. Devo ringraziare il mio team, la Canturino, che mi ha permesso di crescere in tranquillità e senza eccessive pressioni in questi due anni da Juniores. Grazie al presidente Flavio Spinelli e un grande in bocca al lupo allo staff e ai compagni”.

 

 

 

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Fabio Casartelli ricordo di un campione

Fabio Casartelli ricordo di un campione

Fabio Casartelli ricordo

Fabio Casartelli a Barcellona 1992

Fabio Casartelli ricordo indelebile nella mente di ogni amante delle due ruote. Fabio Casartelli è Barcellona ’92. Fabio conquista la medaglia d’oro in quell’olimpiade,  fu il  primo italiano a riuscirci dal 1968, sembra avviato ad una grande carriera. Invece il destino lo aspetta alla quindicesima tappa del Tour, tre anni dopo.

Un rettilineo leggermente in salita, solo tre ciclisti all’arrivo, una maglia celeste chiaro davanti, le braccia alzate al cielo, al cielo bollente del primo pomeriggio della Catalogna. Fa caldissimo in Italia, ancor di più a Barcellona ma la gioia è grande. Fabio esulta sul podio, l’Italia esulta davanti alla tv, in spiaggia o in casa rintanati dalla canicola di quel 2 agosto poco importa. Fabio ha vinto  con una volata possente, indiscutibile. L’hanno vinta anche i due compagni di squadra di Fabio Casartelli, Mirco Gualdi e Davide Rebellin. Loro erano dati favoriti, loro erano quelli marcati da tedeschi e francesi ma Fabio è stato lesto per prendersi la gloria dell’alloro olimpico.

Il prezzo da pagare per quella gioia infinita arriva tre anni dopo, il 18 luglio 1995.

Fa caldissimo anche oggi, una tappa impegnativa tante salite e tante discese. Il gruppo scollina dal Col de Portet d’Aspet, si lancia nella discesa verso Ger-de-Boutx. In quegli anni i caschi sono leggeri e nemmeno obbligatori ma si va giù, come sempre, come oggi a velocità folli. 60 km/h spingi! 70 km/h dai che facciamo il buco, 80 km/h ti sembra di volare.

C’è una curva, il gruppo sbanda. Dante Rezze finisce diritto giù nella scarpata, il nostro Perini, Museeuw e Breukink  cadono, si rialzano, tutto ok. Baldinger resta a terra, forse si è rotto qualcosa. Passano le ammiraglie. Passa la moto della tv.

Un momento, c’è una maglia della Motorola. Fabio picchia la testa, dalla parte sinistra, contro un blocco di cemento che limita la strada. Fabio non ha il casco (maledetto regolamento che non lo impone!). Fabio rimane immobile.

Sono davanti alla tv, immobile col sangue che è di ghiaccio. Già il sangue, il sangue colora l’asfalto. Il dottor Porte, medico del Tour, si accorge che Fabio ha perso conoscenza, ma il cuore batte ancora. Sono le 11.50 circa di una mattina come altre che non sarà come le altre.

Alle 12.00 circa Fabio è già sull’elicottero del servizio medico: direzione Tarbes. Nei quindici minuti di volo il suo cuore si ferma tre volte. Gerard Nicolet  e l’infermiera Patricia Leclerc lo riportano tre volte alla vita. La vita di un giovane non può finire li, no.

Uno, due, tre non si sa quanti tentativi con violenti massaggi cardiaci e 20 fiale di adrenalina. La vita a volte è cosi resistente a volte no.

“La situazione è apparsa subito disperata – racconterà Nicolet – ma sinceramente ho sempre sperato si salvasse. Ricordo il suo volto gonfio, il sangue che perdeva. Non riuscivo a definire l’entità del trauma cranico ma ricordo il suo cuore che non mollava, reagiva alle sollecitazioni, il ritmo si regolarizzava, la ventilazione tornava”

Fabio entra nel pronto soccorso. Coma profondo irreversibile è la prima diagnosi. Ma nessuno vuole che sia irreversibile, lotta Fabio e lottano i medici. Lottano per oltre due ore. Arriva il medico della Motorola. Fabio ha fratture dappertutto, l’osso parietale sfondato. La situazione peggiora. Un’ora di massaggio cardiaco e nove litri di sangue. I medici le provano tutte. I medici vogliono portarlo a Bordeaux, li sono più attrezzati. Provano a spostare Fabio ma a ogni movimento il cuore si ferma, la vita vuole andare via.

Fabio se ne va alle 14.00 circa. Esce un comunicato che è una pugnalata nel cuore degli appassionati. Il medico legale non ritiene opportuna l’autopsia. A casa, in Italia la moglie di Fabio, Annalisa, è con il piccolo Marco di qualche mese, figlio dei due giovani innamorati.

Il medico della Motorola non sa ancora nulla della morte di Fabio, è al telefono con la moglie del ragazzo.

“Annalisa la situazione è gravissima ma sono qui, stai tranquilla ci penso io…” dalla sala dell’ospedale arriva la notizia. “Passami mamma Rosetta…”.

Fabio è morto e il dolore taglia l’animo di tutti.

Noi ti ricorderemo sempre con le mani alzate nella calda Barcellona del 1992.

 

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Biciclette rubate? Ci pensa Jenni Morton-Humphreys

Biciclette rubate? Leggete questa storia

Biciclette rubate

Jenni Morton-Humphreys

Biciclette rubate? Nessun problema ci pensa Jenni Morton-Humphreys!

Jenni Morton-Humphreys è una trentenne di Bristol, una trentenne come tante con la passione per la bicicletta. La bici di Jenni era, anzi è una Cube. La possiamo vedere sui suoi profili social, presente in tantissime foto. Un vero amore quello tra la ragazza e le due ruote.

Un giorno, durante un giro nel centro della città Jenni aveva lasciato la sua bici parcheggiata e, al suo ritorno, aveva trovato solamente la catena spezzata. Jenni non si è persa d’animo, conoscendo il forte spirito di comunità che lega i ciclisti ha pensato di rivolgersi al web. Capita spesso di essere per strada e forare, perdersi o essere vittime di una caduta e una cosa è certa troverete sempre un ciclista pronto a fermarsi per dare una mano. Cosi avviene anche nel web cosi Jenni ha deciso di rivolgersi online alla Bristol Cycling: una comunità di ciclisti che ha una pagina Facebook.

Un membro della community si è impegnato a ritrovare la bici azzurra tra gli annunci di vendita utilizzando le foto di Jenni, ha spulciato ogni annuncio fino ad individuare quello giusto. La segnalato l’annuncio incriminato e la ragazza ha subito riconosciuto la sua Cube!

Hanno fissato quindi un appuntamento con il Ladro di Biciclette non senza prima avvertire la polizia che ha sconsigliato la ragazza di andare a incontrare il lestofante. Il prezzo di vendita era molto basso e non si poteva perdere tempo, sicuramente qualcuno si sarebbe buttato su quell’affare. Jenni non ha perso dunque tempo e ha deciso di fissare un incontro.

La ragazza intelligentemente è andata in perlustrazione qualche ora prima per capire che movimenti faceva il ladro e se la situazione poteva diventare pericolosa. Alle 18, come da accordi, la ragazza si è presentata al luogo dell’appuntamento fingendosi molto interessata all’oggetto poi con mossa astuta ha detto che il sellino le pareva troppo alto e non adatto alla sua taglia.

Cosi con la scusa dei dubbi sulle dimensioni della bici Jenni (che era arrivata priva di ogni oggetto se non un pacchetto di sigarette e un mazzo di chiavi) ha chiesto di provare il mezzo. Il ladro certo dell’affare che si stava concretizzando ha accettato. La ragazza ha dato il pacchetto di sigarette e le chiavi al ragazzo ed è montata in sella. Ha iniziato a pedalare lentamente e poi… e poi ha accelerato a tuta velocità, con il cuore in gola e tanta paura ma anche tanta gioia per aver riconquistato la sua bicicletta.

Al ladro è rimasto in mano il pacchetto di sigarette e il mazzo di chiavi che Jenni ha spiegato essere quelle della catena che teneva la bicicletta la momento del furto.

Il ladro poi se l’è presa con il ragazzo della community che aveva fissato l’appuntamento. “Aveva detto che sarebbe tornata indietro e non è tornata!” ha scritto il ladro sulla chat. “Probabilmente a quest’ora è già a casa sua” gli ha risposto Chris, “E non mi stupirei visto che si tratta della bici che le è stata rubata ieri. Impara la lezione. Se hai bisogno di soldi facili, mai rubare dalla comunità dei ciclisti”

Biciclette rubate? Ladri giù le mani dalle nostre biciclette, la comunità dei ciclisti non perdona!

 

 

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Cortina Trophy successo su tutti i fronti

Cortina Trophy successo sotto ogni aspetto per l’edizione 2017

Cortina Trophy successo

Cortina Trophy successo su tutti i fronti

Cortina Trophy successo della seconda edizione che ha portato oltre 600 biker tra le maestose Dolomiti di Cortina d’Ampezzo (BL), con partenze e arrivi dal centralissimo Corso Italia.

A dominare la gara Marathon maschile il portacolori del C.S. Carabinieri Mirko Tabacchi, mentre la gara femminile è stata vinta da Cinzia Sartori (Euganea Bike). Sul percorso Classic vittorie per Domenico Valerio (Team Damil -Gt Trevisan) e Alessandra Teso (Sorriso Bike Team).

Tanti sono gli elementi che hanno contribuito a questo risultato, elementi senza i quali nulla si sarebbe potuto realizzare. Regione Veneto, Comune di Cortina, Regole d’Ampezzo, Sponsor e Supporter, Sezione di Cortina d’Ampezzo della Croce Bianca di Bolzano, Stazione CNSAS di Cortina d’Ampezzo (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), Stazione CNSAS di San Vito di Cadore (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), Stazione San Candido BRD – Soccorso Alpino Alta Pusteria, Stazione SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza) di Cortina d’Ampezzo, Polizia locale di Cortina d’Ampezzo, Radio Club Quinto Miglio – Protezione Civile, Polizia di Stato, Stazione Carabinieri di Cortina d’Ampezzo – Soccorso Alpino, Il team dei Medici, Il Volontariato di Cortina, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza, Brescia, Bergamo.

A poche ore dal via la segnalazione di una frana tra le località Cianderou e Posporcora aveva creato preoccupazione, ma grazie all’intervento delle Regole d’Ampezzo, intervenute prontamente con i loro mezzi, è stato risolto il problema, garantendo la messa in sicurezza del tratto consentendo il regolare svolgimento della manifestazione.

 

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Michael Matthews vince su Boasson Hagen

Michael Matthews vince la tappa di oggi al Tour de France

Michael Matthews vince

Michael Matthews vince

Michael Matthews vince la tappa di oggi del Tour de France avendo la meglio in uno sprint di un gruppo non troppo folto davanti a Edvald Boasson Hagen (Dimension Data) e John Degenkolb (Trek-Segafredo).

Per l’australiano si tratta di una doppietta nella Grand Boucle di quest’anno (ha conquistato la tappa di Rodez).

Degenkolb ha molto protestato con Matthews (al punto da mettergli le mani al collo) perché è stato un po’ chiuso da Bling, ma non paiono esserci gli estremi per un intervento della giuria.

Il Team Sky di Chris Froome negli ultimi 16 km di corsa ha dato il via ad una serie di ventagli: tra gli uomini di classifica sono rimasti staccati Daniel Martin (Quick-Step Floors), Louis Meintjes (UAE Emirates), che ci hanno rimesso 51″, e Alberto Contador (Trek-Segafredo), che ha pagato 1’33.

Chris Froome conserva la maglia gialla di leader con 18″ su Fabio Aru (Astana), che oggi si è disimpegnato benissimo nel finale, 23″ su Romain Bardet, 29″ su Rigoberto Urán, 1’17” su Mikel Landa, 2’02” su Simon Yates, 2’03” su Daniel Martin, 6′ su Louis Meintjes, 6’05” su Damiano Caruso e 6’16” su Nairo Quintana.

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Quintana accetta la sconfitta, punteremo a una tapppa

Quintana accetta la sconfitta, dopo la debacle di domenica

Quintana accetta la sconfitta

Nairo Quintana

Quintana accetta la sconfitta di domenica con molta sportività e umanità. Con un’altra settimana di corse ancora in arrivo, tra cui l’arrivo al Col d’Izoard, Quintana ha un ritardo di 6 minuti e 16 sulla maglia gialla e si trova all’undicesimo posto, cosa strana per un campione come lui. Va ricordato che il campione colombiano ha preso parte anche al Giro d’Italia e forse sta pagando il doppio sforzo.

Sicuramente Nairo non sarà felice di non riuscire a raggiungere il podio a Parigi visto che nelle sue quattro precedenti apparizioni nella corsa francese lo aveva sempre ottenuto.

Se la posizione di Quintana in classifica può passare in sordina per i media europei, lo stesso non accade con quelli colombiani che, nonostante le belle prove offerte da Rigoberto Uran non mollano la presa su di lui e sul fatto che sarà la sua peggior prova offerta al Tour.

“Tappe come quelle di domenica hanno sempre un sapore molto amaro, non è semplice sopportare un tale dolore a cui raramente sono abituato ma devo saperlo accettare. L’importante è dare il massimo e io credo di averlo fatto” ha dichiarato nella conferenza stampa di lunedì.

“Siamo abituati a vincere o ad essere tra i migliori di ogni grande giro, lo abbiamo sempre fatto in passato ma la vita è anche questo, la vita è saper prendere i colpi bassi e accettarli con la stessa umiltà con cui incameri le gioie delle vittorie. Personalmente posso dire di essermi preparato bene e di star dando tutto durante la corsa. Siamo molto dispiaciuti per l‘incidente accordo a Valverde, con lui in squadra le cose sarebbero certamente andate in modo diverso, Alejandro è un campione e assieme avremmo dato spettacolo, ma i se nel ciclismo e nella vita contano poco”.

“Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per raggiungere la gara in buone condizioni, ma i risultati sono stati non all’altezza delle aspettative come è evidente a tutti. Ora cercheremo di provare a conquistare un successo di tappa,  l’ambizione e la volontà di fare qualcosa di buono non sono mai mancati e non mancheranno di certo ora, anzi”.

 

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Contador il Tour è ancora lungo, ci proverò

Contador il Tour è ancora lungo può succedere di tutto

Lo spagnolo spera di fare qualcosa di positivo nell’ultima settimana

Contador il Tour

Contador al Tour

Contador il Tour è ancora tutto da scrivere, secondo l’opinione del campione spagnolo la corsa potrà riservare ancora tante emozioni. La tappa 17, che sale al Col du Galibier, sarà più decisiva dell’Izoarddel  giorno successivo almeno secondo l’opinione del campione della Trek-Segafredo.

“La gente dice che me ne andrò a casa ma vi devo dire che questo pensiero non ha mai attraversato la mia mente, anzi il mio obiettivo è esattamente l’opposto. Certo sono realista e so benissimo che ho tanti corridori davanti a me ma nessuno può togliermi l’idea di provare a conquistare una tappa di qui alla fine”.

Contador si sente ancora in forma e in grado di poter competere per la vittoria finale in una corsa dura come la Grand Boucle ma è palese che gli episodi gli hanno sempre girato contro negli ultimi due anni.

“Personalmente non credo nella fortuna o nella sfortuna ma ci sono momenti in cui la strada ti porta al limite per via di cadute o errori. Non voglio in nessun modo guardare a quello che è stato ma voglio concentrarmi su quello che verrà. So di aver lavorato sodo per arrivare a questo Tour tanto che prima di partire ho fatto registrare i miei migliori tempi di sempre sulle mie classiche salita da allenamento. Sono sicuro che senza la caduta avrei potuto giocare le mie carte per la vittoria finale”.

 

 

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