Motori nelle ruote delle bici, i tablet UCI non sono efficaci

Motori nelle ruote delle bici, i tablet UCI non funzionano!

Motori nelle ruote

Motori nelle ruote

Motori nelle ruote delle bici un problema che sta affliggendo il ciclismo di questi anni. Abbiamo già parlato tempo fa di doping tecnologico nelle corse amatoriali e professionistiche. Nella primavera del 2016 l’UCI aveva presentato un progetto volto a sconfiggere la piaga delle manomissioni tecnologiche ed elettroniche nelle biciclette.  Con dei tablet (Ipad), opportunamente modificati, si voleva far controllare l’eventuale presenza di sorgenti di movimento elettromeccanico.

Una inchiesta di France2, non troppo convinta della bontà della soluzione tecnologica, ha portato i giornalisti francesi ad impossessarsi di uno di questi tablet per fare alcuni test.

Se si considerano i 40.000 controlli 4.000 solo all’ultimo Tour de France vi è stato un solo caso di “positività” all’inizio della sperimentazione in una corsa di ciclocross. L’ex ciclista francese Laurant Jalabert, durante una tappa del Tour, si era detto incuriosito dall’atteggiamento di Froome troppo concentrato a controllare i “monitor” della propria bicicletta.

Recupati i tablet i giornalisti hanno testato gli strumenti modificato con la presenza di  una apposita applicazione idonea a questi controlli e di un magnete  che fa da antenna trasmittente/ricevente, incrociando le onde magnetiche con quelle prodotte dall’eventuale motore. Il  software è analogo ai teslametri da elettricista scaricabili (gratis o quasi) da iTunes. Analizzandolo si scopre lo sviluppatore: Endoscope-i, una startup di Birmingham.

Nei primi test su biciclette “modificate” compaiono “false positività” dovute a campi magnetici naturali prodotti da elementi metallici. E la ruota a induzione magnetica? Tre ricercatori la passano e ripassano al tablet: il grafico non si scolla dallo zero. La ruota è «pulitissima», almeno per il tablet. Insomma non pare che il sistema funzioni, anzi.

 

 

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