Mondiale di Benidorm 1992, Gianni Bugno campione del mondo!

Mondiale di Benidorm 1992, la doppietta di Bugno

Mondiale di Benidorm 1992, Gianni Bugno diventa campione del Mondo per la seconda volta battendo in casa sua Miguel Indurain

Mondiale di Benidorm 1992, Gianni Bugno

Mondiale di Benidorm 1992, Gianni Bugno

Mondiale di Benidorm 1992, il 6 settembre 1992 ai nastri di partenza gli occhi di tutti sono puntati sul campione di casa. Il nome è presto detto Miguel Indurain; il campione Navarro è al top della carriera. Ha da poco trionfato al Tour de France ottenendo una storica tripletta con il Giro d’Italia vinto a maggio e il titolo di campione nazionale spagnolo.

I nomi caldi della nostra nazionale sono El Diablo Claudio Chiappucci e Gianni Bugno. La rivalità tra i due “galletti” italiani è accesa e spesso di questa acredine ne ha beneficiato proprio il corridore nato a Pamplona (che per altro non ne avrebbe bisogno).

Chiappucci è caldo, arriva da due splendidi podi e dalla straordinaria impresa del Sestriere con cui ha “rischiato” di spodestare proprio sua maestà Indurain. Il campione del mondo in carica Bugno invece è giù di tono, la sua stagione è stata difficile: dopo aver rinunciato al Giro per dedicarsi al Tour, in Francia ha ottenuto “solo” il terzo posto, le vittorie non sono fioccate (il monzese ha vinto solo la cronometro di Sciaffusa al Tour de Suisse).

Alcune visite presso il professor Conconi hanno fatto suonare i campanelli d’ allarme: Bugno sarà a mezzo servizio, sentenziano alcuni giornali. Un bel problema per il CT Alfredo Martini, “non è il Bugno dei tempi migliori, lo dicono i numeri ma non è nemmeno in crisi nera” cerca di riportare la calma proprio lo stesso professor Conconi.

Lo stesso Gianni (come d’abitudine) vive di dubbi la vigilia del Mondiale: “”Mi manca smalto e brillantezza sento le gambe dure, non vado” confessa alla carta stampata.

“Bugno è finito” bubolano i gufacci… si dovranno nascondere ma diamo tempo al tempo.

 

Mondiale di Benidorm 1992: la corsa

A Benidorm c’è un caldo infernale, a settembre in Spagna non può essere altrimenti. Alfredo Martini deve provare a gestire la brava del Diablo che, nonostante un percorso non adatto vuole giocare un ruolo da capitano.

Chiappucci va in fuga con Rominger, Jalabert e l’uomo di casa Indurain, che dire non male come quartetto di testa! Dietro sono, a sorpresa, i colombiani a lavorare come bestie per ricucire lo strappo.  Quando il gruppo si ricompatta è Gianni Bugno a provare il colpo di mano, solitario, controvento. L’attacco è velleitario ma il messaggio è chiaro: ragazzi dovete fare i conti con il campione mondiale di Stoccarda.

Gianni viene riassorbito, entra nella pancia del gruppo e al suo fianco si trova il gregario del suo avversario: Giancarlo Perini, gregario d’oro dal physique du rôle perfetto. Perini gregario del Diablo alla Carrera in nazionale è fedele ai colori azzurri.

In salita provano ad evadere Echave, Bolts, Bruyneel e Leblanc. I quattro creano un solco preoccupante ma è il “gregarione” piacentino a buttarsi a capofitto in discesa per compattare il gruppo e consentire a Gianni di giocarsi le sue carte.

Entrati a Benidorm il gruppo segue il lungomare, il francese Claveyrolat ha un lampo e prova ad allungare. Chi lo segue? Neanche a dirlo, Perini si attacca al dorsale del francese e non gli lascia un metro. Smorzato il francese, Giancarlo si volta, vede Gianni Bugno nelle retrovie, scala il gruppo e lo avvicina.

La Francia ha cinque uomini davanti, condizione ideale per spianare la strada a Laurent Jalabert, Indurain sa che allo sprint non è un fulmine ma il pubblico di casa può dargli una marcia in più. Bugno conta su Perini.

Sono i francesi a lanciare la volata con il trenino per Jaja, Perini capisce tutto e si accoda al trenino e quando al traguardo mancano 400 metri cede la parola alle gambe del Gianni nazionale.

La copertura televisiva iberica non è hollywoodiana e la visuale del gruppo viene impallata da una moto, gli spettatori italiani sussultano. La strada è in salita e Bugno in testa al gruppo sembra inchiodato, le gambe non girano perché spingono un rapporto spaventoso. Jalabert aumenta le pedalate per cercare il sorpasso ma il terreno gli è avverso mentre gli altri non reggono il ritmo.

“Bugno in testa al gruppo” urla Adriano De Zan, quasi non finisce la frase che il monzese ha già le braccia levate a festeggiare il titolo di Campione del Mondo per la seconda volta di fila come soltanto a pochi atleti prima di lui era riuscito.

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