Massimo Ghirotto gregario di ferro

Massimo Ghirotto quarto al mondiale di Agrigento

Massimo Ghirotto, molto più di un “semplice” gregario vincitore di tappe in tutti i grandi giri e quarto al mondiale di Agrigento

Massimo Ghirotto

Massimo Ghirotto

Massimo Ghirotto nasce a Boara Pisani il  25 giugno 1961, scopre la passione per il ciclismo osservando una fiammante bicicletta esposta in una vetrina di un vecchio meccanico di paese.

Massimo inizia a pedalare nel tempo libero, poi in sella ad una bici da donna vince una corsa ai mitici “Giochi della Gioventù”. L’alunno Ghirotto si dimostra particolarmente portato per lo sport del pedale tanto da iniziare a maturare un vero e proprio amore per il ciclismo.

Pedalata dopo pedalata,  affina la sua passione ed a sedici anni entra nella “Mantovani velo club” di Rovigo nella categoria allievi per poi passare tra gli juniores dal ’78 a ’79 e fare un suo debutto nel 1980 tra i dilettanti. Nella categoria brilla per le sue doti andando a conquistare la Astico-Brenta e il Giro delle Tre Provincie Toscane (1981) e il Gran Premio Città di Empoli ’82.

Massimo Ghirotto dimostra una grande propensione alla fatica e un instancabile senso del dovere che lo porta ad essere apprezzato da compagni e dirigenti che vedono nel suo rigore e nella sua dedizione una dote sempre più rara.

Le sue buone prove tra i dilettanti gli valgono, nel 1983, la chiamata dei professionisti da parte della Gis Gelati di Giorgio Vannucci, direttore sportivo di Francesco Moser, un vero e proprio mito per il giovane Massimo.

Già al primo anno tra “i grandi” ottiene un interessantissimo terzo posto al Giro di Toscana che ne dimostra le capacità e il potenziale.

Nel 1985 passa alla corazzata Carrera Jeans di Roberto Visentini e Guido Bontempi. In quell’anno fa il suo esordio al Giro d’Italia (chiuso 125esimo).

Nel 1986 è ancora ai nastri di partenza di Giro e si distingue chiudendo al 25esimo posto in generale ottiene poi la vittoria nella decima tappa del Tour de Suisse da Bodele a Zurigo. L’anno seguente fa il suo esordio al Tour de France e conquista tre vittorie personali: al Trofeo Matteotti, alla Coppa Placci e, assieme a Bruno Leali, al mitico Trofeo Baracchi. L’87 è l’anno dei dualismo Roche-Visentin in casa Carrera e anche Ghirotto si schiera con l’italiano (capitano designato); grazie alle sue doti di prezioso e instancabile gregario viene convocato dalla nazionale italiana per i mondiali di Villach 1987 (vinti dall’indemoniato Roche).

Il 1988 lo vede chiudere al 18esimo posto il Giro e vincere la quattordicesima tappa al Tour daB lagnac a Guzet-Neige. Sempre nello stesso anno si aggiudica il GP Industria e Artigianato ottenendo la convocazione per i Campionati del mondo di ciclismo su strada che si disputano a Ronse in Belgio.
L’anno seguente ottiene la sua prima vittoria alla Vuelta a España nella settima 7ª tappa da Ávila a Toledo. Nel 1990, sempre in maglia Carrera, vince il Giro del Veneto, il Giro dell’Umbria, il GP Sanson e la vittoria nell’ottava tappa del Tour da Besancon a Ginevra.
Nel 1991 vince la quarta tappa del Giro del Trentino da Molveno ad Arco e, al Giro d’Italia, conquista la Prato-Felino diventando uno degli atleti in grado di vincere una tappa in tutte e tre le grandi corse a tappe.

Il 1992 lo vede protagonista vittorioso ancora al Giro del Veneto, alla Tre Valli Varesine, alla Cronoscalata della Futa-Memorial Gastone Nencini e, soprattutto, alla Wincanton Classic, (nota anche come Leeds International Classic o Rochester International Classic) precedendo sul traguardo Laurent Jalabert e Bruno Cenghialta. Quell’anno fa parte della vittoriosa spedizione azzurra ai Mondiali di Benidorm (Spagna).

L’anno seguente abbandona la Carrera per approdare alla ZG Mobili con cui bissa il successo alla Tre Valli dell’anno precedente e conquista l’arrivo di Oropa al Giro d’Italia. Viene nuovamente convocato per i Mondiali (Oslo ’93).
Nel 1994 conquista nuovamente una vittoria al Giro (nella Lavagna-Bra) e ottiene il primo posto in classifica generale alla Vuelta a los Valle Mineros.

Massimo Ghirotto al Mondiale 1994



Massimo Ghirotto
viene nuovamente convocato in nazionale, questa volta per i Mondiali di Agrigento, e proprio in quell’occasione vive uno dei momenti di massimo fulgore.

L’Italia, orfana di Gianni Bugno positivo alla caffeina, si affida a Chiappucci, Bortolami e Fondriest ma Maurizio non è in giornata, Gianluca cade e solo El Diablo risponde presente.

A tre giri dalla fine Cassani gli chiede come sta, il Ghiro è in forma e risponde “molto bene”, a quel punto il CT Alfredo Martini gli dice di fare la sua corsa. Massimo ha esperienza da vendere nelle prove iridate, è alla quinta presenza, e sa cosa si deve e cosa non si deve fare in una simile corsa. I più in forma sono Sorensen, Armstrong Leblanc, Chiappucci e Virenque ma si controllano a vista.

Al penultimo giro, sulla rampa finale, Massimo prova uno scatto secco a cui resistono solo Leblanc e Sorensen (nettamenti più forti in una eventuale volata). Ghirotto non collabora e da dietro rinviene Chiappucci con Armstrong, Virenque e Konyshev. Nell’ultima salita parte Lebalc, Massimo urla al Diablo di seguirlo ma il Chiappa indugia e allora è il Ghiro a seguirlo.

Al primo scatto Ghirotto c’è, al secondo pure ma al terzo allungo del francese il serbatoio è vuoto e la luce si spegne quando mancano poco più di venti metri dal piano. Leblanc è un treno e non vedere più nessuno a ruota centuplica le sue energie. Alla fine Massimo deve “accontentarsi” di chiudere al quarto posto alle spalle di Chiappucci, Virenque e, appunto, il vincitore Leblanc: medaglia di cartone, quel giorno gli dei non gli sorridono.>

Il 1995 è il suo ultimo anno da professionista per dedicarsi alla direzione sportiva dapprima con la Roslotto e poi con la Bianchi.

In occasione del Giro 2010 si unisce alla squadra di  RadioRai seguendo il commento tecnico in sella alla moto, tappa per tappa, portando un contributo importantissimo nel racconto della corsa.

Nel 2011 collabora assieme al senatore della Lega Nord Michelino Davico e l’ex ciclista Matteo Cravero ad organizzare la corsa ciclistica denominata “Giro di Padania”.

 

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