Marianne Martin e il primo Tour Americano

Marianne Martin vincitrice del Tour de France 1984

Marianne Martin e il primo Tour Americano vinto della storia, una donna prima di Greg Lemond e del bluff Lance Armstrong 

Marianne Martin

Marianne Martin

Marianne Martin vincitrice del Tour de France 1984 si gode la sua maglia gialla, appesa sulla parete della sua casa di Boulder, in Colorado. Greg Lemond? Lande Armstrong? Floyd Landis? No il primo americano a indossare la maglia rosa a Parigi fu una americana, appunto, Marianne Martin!

Martin è la prima vincitrice a stelle e strisce del Tour de France, la prima a salire sul podio accanto a Laurent Fignon (vincitore dell’edizione maschile), sorridendo alla folla e alla legione di fotografi pronta ad immortalare quel momento storico. I due vincitori del Tour fianco a fianco, nessuna distinzione, allo stesso livello l’uomo e la donna, una vera bellezza!

Due anni più tardi il destino dei due sarebbe stato opposto: Laurent Fignon impegnato ancora con la sua carriera di alto livello e Marianne, purtroppo, uscita dal mondo delle corse e impegnata al lavoro per saldare alcuni debiti. Nessun rimpianto però per la ragazza: il titolo di prima americana e di prima donna a vincere il Tour nulla potrà toglierlo!

Marianne Martin si avvicina al ciclismo tardi, ha iniziato l’attività sportiva praticando il podismo ma, un incidente alla schiena, la spinge verso lo sport del pedale. Non è stato facile farsi largo nel mondo del ciclismo ma i primi successi non tardano ad arrivare ed è una gioia per la ragazza che si dimostra un’ottima scalatrice. Al fianco della ragazza c’è Tim Kelly prima e Andy Pruitt poi, allenatori che riescono a far emergere le doti di Marianne.

Il 1984 inizia in modo non troppo esaltante per la Martin che stenta a trovare la condizione nei primi mesi dell’anno. Quando in primavera gli allenamenti diventano più duri la ragazza è spesso stanca e il padre, medico, le diagnostica una forma di anemia.

Compresa la ragione dello scarso rendimento Marianne rimodula i propri allenamenti, crea un nuovo bilanciamento tra attività e riposo per rigenerare l’organismo e si prepara per le prossime sfide.

Appena un anno prima, nel 1983, Felix Levitan, uno degli organizzatori del Tour de France aveva lanciato l’idea di una edizione femminile della Grande Boucle. L’idea suscita un po’ di ilarità, il vincitore del Tour del 1983 Laurent Fignon non prende sul serio la cosa: “Mi piacciono le donne, ma preferisco vederle fare qualcos’altro”.

Levitan non da peso ai commenti ironici e, invece, nell’estate del 1984 fa partire una corsa di 18 tappe e circa 1.083 km riservata alle donne. Marianne Martin non ha dalla sua parte risultati positivi ma riesce ugualmente a convincere l’allenatore della nazionale degli Stati Uniti ad inserirla come sesto e ultimo membro della compagine a stelle e strisce che ruota attorno alla star Betsy King.

L’attenzione dei media è rivolta alla formazione olandese che presenta Heleen Hage forse la più forte ciclista in circolazione.

Marianne Martin al Tour 1984

Marianne è nota nell’ambiente della nazionale americana per non essere un’atleta devota alle strategie di squadra. Nelle prime undici tappe, però, riesce a rispettare gli ordini di scuderia e le atlete si godo la folla delle gare maschili in quanto la prova femminile precede di un paio di ore quella dei colleghi uomini.

Alla 12esima tappa il percorso prevede due passi alpini e lo spirito di scalatrice della Matin esce in tutta la sua foga portandola in fuga solitaria alla conquista della maglia a Pois, emblema del miglior scalatore della corsa francese.

Marianne è inarrestabile a La Plagne rifila 5 minuti alla famosa e celebrata Heleen Hage andando a vestire la maglia gialla. Il team USA si compatta attorno alla nuova ed insperata leader, i media si accorgono del miracolo in corso.

La ragazza prova a mettersi in contatto con la famiglia per avvisare dell’impresa che sta compiendo e per segnalare di guardarla alla TV. Non riesce però a parlare con nessuno. Nell’ultima tappa, sotto l’Arc de Triomphe ecco l’urlo: “Vai Marianne, vai Marianne”. La voce distinta tra la folla è del padre che è partito per assistere al trionfo della figlia.

La squadra americana domina la corsa vincendo la classifica generale con la Martin, la classifica a squadre e la maglia a Pois mentre Deborah Shumway chiude terza.

Marianne sale sul podio accanto a Fignon, Greg LeMond, Bernard Hinault e Robert Millar ed è invitata alla festa predisposta dagli organizzatori.

Il premio per la vittoria è di 1000 dollari che Marianne condivide con le compagne del team. Due anni dopo la Martin si ritira dalle corse per dedicarsi al lavoro per cercare di pagare i tanti debiti accumulati per seguire il sogno della carriera ciclistica.

Il Tour de France Féminin è stato il culmine della carriera ciclistica di Marienne Martin ma negli USA viene un po’ oscurato dalle concomitanti Olimpiadi di Los Angeles 1984.

Il Tour de France Féminin continuò nello stesso formato fino al 1989 per poi iniziare un lento declino con la riduzione del numero delle tappe e delle atlete impegnate passando per il cambiamento di nome del 1998 (in La Grande Boucle) sino alla cancellazione del 2004.

Marianne Martin oggi

L’ex vincitrice del Tour attualmente gestisce un’attività di fotografia non va più in bicicletta, è appassionata di cavalli ma sa in cuor suo di aver lasciato una traccia indelebile nel ciclismo americano e in quello mondiale. Spirito libero e indipendente Marianne ha amato e ama lo sport e si è pianamente goduta le opportunità che il mondo dello sport le ha concesso.

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