Mamma di Pasta Alberto Bettiol

Mamma di Pasta, cuor di leone

Mamma di Pasta, tutta grinta ed energia, Alberto Bettiol è esploso al grande pubblico con la vittoria del Giro delle Fiandre 2019

"Mamma di Pasta" Alberto Bettiol (fonte twitter)

“Mamma di Pasta” Alberto Bettiol (fonte twitter)

Mamma di pasta ha vinto il Giro delle Fiandre! Alberto Bettiol, corre per la EF Education First di Jonathan Vaughers. Perchè quel soprannome? A svelarlo è stato un articolo di Velonews in cui il direttore generale della squadra “in rosa” ha raccontato alcuni aspetti di Alberto.

“E’ un John Wayne italino e magro” ha affermato Vaughers dopo il successo al Fiandre. Alberto, 25 anni, è tante cose, è un compagno amico di tutti, uno che sa scatenare attacchi violenti, come ha fatto domenica sull’ultima salita dell’Oude Kwaremont. Bettiol è uno che sa tenere duro come ha fatto  sul Paterberg:  “sono stati i 14 km più lunghi della mia vita non so come ho fatto” ha raccontato ai giornalisti al traguardo.

Alberto è un ragazzo che ama la pasta fatta in casa dalla madre, ed ecco che il nickname è presto arrivato.

“Era un ragazzo di 20 anni con circa 15 chili in più di grasso – ha detto Vaughters – Si vedeva  che se riusciva a sbarazzarsi di quei 15 chili di gnocchi su di lui, sarebbe diventato un grande talento.”

Vaughters ha raccontato di aver affibbiato a Bettiol il soprannome di “Mamma di Pasta” dopo che Alberto aveva attribuito la “colpa” del suo peso extra proprio alla pasta fatta in casa da sua madre.

“Lo ammette anche, ‘Se mi lasci a casa con mia madre in Italia, ingrasso! devi avermi al campo di allenamento così mi spingi a restare magro'” ha spiegato il direttore della EF.

Se in Italia in tanti conoscevano il potenziale di questo ragazzo, all’estero in suo nome era poco noto, non aveva ancora colto una vittoria tra i pro e il suo 2018 non era stato per nulla indimenticabile. Ora ecco che Alberto ha deciso uno dei teatri più prestigiosi del mondo del ciclismo per mettere in scena la sua “prima”.

Bettiol durante il Tour de France 2017 aveva aiutato Rigoberto Urán a conquistaree il secondo posto finale lavorando duramente a favore dello scalatore colombiano. Nel 2018, invece, le premesse sono state un po’ disattese ed Alberto è uscito dai radar.

“Ho perso 3 kg, è una cosa facile da dire ma non facile da fare, poi ho cercato di essere me stesso. Già alla Milano-Sanremo mi sentivo bene, avrei potuto entrare nei 10 ma ho deciso di attaccare sul Poggio” ha spiegato Bettiol.

Alberto ha anticipato tutti domenica con un attacco inaspettato ma che quelli che lo conoscono bene, fin dalle categorie giovanili, hanno intuito che sarebbe stato devastante.

“Ero dietro a Greg Van Avermaet, mi aspettavo che lui attaccasse ma non l’ha fatto, alla radio il direttore sportivo mi ha detto se hai le gambe attacca altrimenti Kristoff e Sagan ti battono. Non ci ho pensato troppo e nella prima parte del Kwaremont, ho attaccato, e io non mi sono mai voltato indietro, ho guardato sull’asfalto dopo il Kwaremont e non ho visto nessuno alle mie spalle. Quei 10 chilometri sono stati infiniti, ho continuato a pensare: ‘Che cosa sto facendo, sto vincendo la Ronde van Vlaanderen’ –  ha detto “Mamma di pasta” Bettiol – ancora non ci credo davvero, neanche adesso, non so dove sono o di cosa sto parlando.”

“È un bravo ragazzo, un super-italiano e come un vero italiano si siete al tavolo con le braccia incrociate come se fosse in attesa di una birra ma Alberto è davvero in forma” racconta il compagno Taylor Phinney.

Phinney parla italiano e con Bettiol ha legato molto, passano molto tempo insieme e tutti e due sanno scherzare sul proprio lavoro.

Bettiol ha firmato con la EF, targata Cannondale, nel lontano 2014 e, come detto, ha contribuito al podio di Uran al Tour 2017 (e proprio in quell’occasione pare sia nato il nomignolo “Mamma di Pasta”) per poi passare alla BMC nella stagione 2018.

“Quando abbiamo finalmente firmato questo contratto mi ha mandato un messaggio e ha detto: ‘Mamma di Pasta sta tornando! –  ha detto Vaughters – è un ciclista eccellente, sa quando risparmiare energia, sa quando rilassarsi. È versatile. Può sprintare, sa andare in salita e si destreggia egregiamente sul pavé. Era un ciclista estremamente sottovalutato. “

La storia di Bettiol rispecchia la storia della del suo team:  nessuno dei due è entrato in questo sport con squilli di tromba ma tutti hanno lavorato con serietà e i risultati sono arrivati.

fanfara o vittorie, o è mai stato visto come una forza dominante di qualsiasi tipo. La vera attenzione è caduta su Bettiol sin dai suoi primi anni, e prima di domenica non aveva mai vinto una gara di ciclismo professionista. Non uno . Indicò i suoi occhi mentre attraversava la linea, un piccolo messaggio ai media italiani. Non lo vedono mai, dice. Beh, puoi biasimarli?

 

 

 

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