Italo Zilioli l’eterno piazzato del ciclismo

Italo Zilioli talento mai in grado di conquistare il Giro d’Italia

Italo Zilioli ciclista piemontese di grande talento tanto da essere soprannominato “il nuovo coppi” diventerà poi l’eterno secondo del Giro d’Italia

Italo Zilioli fonte Wikipedia

Italo Zilioli fonte Wikipedia

Italo Zilioli nasce a Torino il 24 settembre 1941 da una famiglia di origine bergamasca (Val Seriana), inizia a pedalare assieme ad un amico già iscritto ad una formazione giovanile, la passione porta il ragazzo ad entrare in una squadra (la Gios di Tolmino Gios) nel 1958. Il torinese non se ne intendo molto di ciclismo ma dopo le prime corse prende la misura ai rivali, compra una nuova bicicletta con i soldi che guadagna lavorando e riesce a mettere in mostra doti assolutamente interessanti tanto da essere indicato dagli addetti ai lavori come un potenziale fuoriclasse.

Tra i dilettanti si dimostra assolutamente adatto alla salita e nel ’59 conquista il titolo italiano allievi sotto la guida di Vincenzo Giacotto che decide di farlo debuttare tra i professionisti della Carpano nel 1962 ed il piemontese si fa subito notale per la grande classe e per una intraprendenza non comune: al Giro dell’Appennino mette letteralmente a ferro e fuoco la corsa e sotto un diluvio parte sulla salita della Bocchetta. Zilioli sembra destinato a far sua la corsa ma è vittima di una caduta.

Dopo un avvio di stagione sofferto, senza risultati, viene inserito nella squadra del Giro capitanata da Franco Balmamion, vincitore dell’anno precedente. Per metà corsa  Zilioli soffre e non riesce a trovare il ritmo dei campioni ma nella seconda pare le cose migliorano tra fughe e piazzamenti riesce anche ad aiutare Balamamion nel tappone di Moena. Chiuso il Giro nei primi 20 della generale, Italo si presenta al Tour de Suisse dove conquista la prima frazione e chiude sesto in generale.

Il “futuro Fausto Coppi” come viene soprannominato, si impone la corsa nel ’63 questa volta sotto un sole che spacca le pietre precedendo di quasi due minuti Diego Ronchini.

E’ un anno magico quello del giovane torinese che fa sue anche la Tre Valli Varesine davanti a Franco Cribiori, il Giro del Veneto davanti a De Rosso, Giro dell’Emilia con oltre tre minuti di margine sul secondo.

Per il suo modo di pedalare in salita e per la costituzione esile prende il soprannome di Coppino. Carattere riservato viene bollato bollato come non vincente anche se nel 1964 conquista Coppa Sabatini, Coppa Agostoni e Giro del Veneto.

Al Giro ’64 deve vedersela con un mostro come Jacques Anquetil già quattro volte vincitore al Tour de France e della Corsa Rosa del 1960. Zilioli stacca il campione francese nella tappe di a Lavarone, Pedavena, Roccaraso e Santa Margherita Ligure. Le chance di vittoria finale vengono abbandonate quando nella Cuneo-Pinerolo perde oltre un minuto per una crisi di fame.

Zilioli ha solo 23 anni e tante opportunità di rivincita davanti, nel 1965 passa a difendere i colori della Sanson con cui conquista il Giro del Ticino e la Nizza-Mont Angel. L’obiettivo di Italo è il Giro d’Italia ma ancora una volta deve vedersela con un ciclista più forte: è , Vittorio Adorni a conquistare la maglia rosa con Zilioli secondo ad oltre 11 minuti.

I secondi posti al Giro gli fanno perdere il soprannome di “nuovo Coppi” a favore di “eterno piazzato”, nickname confermato anche al Giro 1966 quando per la terza volta consecutiva deve accontentarsi del secondo gradino del podio, questa volta a favore di Gianni Motta. Italo si consola con la conquista del Gran Premio Industria e Commercio di Prato e del Campionato di Zurigo.

Dopo il ritiro dalla corsa rosa del 1967 proverà l’assalto al Giro senza mai riuscirci (quarto nel 1968, terzo nel 1969 e quinto nel 1970).

Italo Zilioli diventa per il Giro d’Italia quello che al Tour de France è Raymond Poulidor: l’eterno secondo senza neppure vestire almeno un giorno le insegne del primato.

Nel 1970 Italo Zilioli riesce a vestire per cinque giorni la maglia gialla al Tour de France dopo aver conquistato la tappa di Angers e trionfa alla Settimana Catalana, al Giro delle Marche e al Giro del Piemonte. L’anno seguente porta a casa il Laigueglia e la Tirreno-Adriatico. Nel ’73 arrivano la Coppa Placci e il Giro dell’Appennino a cui faranno seguito due successi di tappa alla Tirreno-Adriatico.

Dopo aver appeso la due ruote al chiodo, Italo ha collaborato per anni con lo staff organizzativo del Giro per le tappe piemontesi ed oggi vive a Ruffia in provincia di Cuneo.

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