Iban Mayo scalatore simbolo del popolo basco

IBAN MAYO

IBAN MAYO

Iban Mayo il Gallo basco: la sua storia

Iban Mayo scalatore simbolo dell’Euskaltel-Euskadi e del popolo basco, in grado di dare spettacolo all’Alpe d’Huez al Tour de France 2003

Iban Mayo Diez nasce a Igorre (Yurre) il 19 agosto 1977 da una famiglia di umili origini, il padre è saldatore mentre la mamma fa la casalinga. Si avvicina da piccolissimo allo sport, pratica il calcio, la pelota basca e le arti marziali con predilezione per il Karate. A dodici anni si iscrive alla suola di ciclismo di Igorre non per un reale amore per il ciclismo ma per ottenere il premio che spetta a chi completa la corsa che si svolge nel paese: un panino. Gli amici di Iban si iscrivono e lui li segue. Iban si iscrive, vince la merenda e non lascia più la bicicletta

Le capacità di Iban Mayo vengono colte dai tecnici tanto che al Mondiale Juniores 1995 dii San Marino fa parte della spedizione spagnola ma le sue speranze vengono annientate dalla morsa tricolore del trio China, Basso e Nocentini che lo precedono all’arrivo.

Passa dilettante coi colori della formazione di sviluppo della Banesto ma nel 1997, durante il servizio di leva obbligatorio (svolto per la Croce Rossa basca) è vittima di un incidente automobilistico. Iban si frattura le due caviglie (a destra addirittura in tre punti) e un braccio e finisce in sedia a rotelle per ben tre mesi. La carriera ciclistica sembra compromessa, già tornare a camminare normalmente è un miraggio.

Nel momento della disperazione arriva la figura di Sabino Angoitia, direttore sportivo della Café Baqué, che esorta Iban a risalire in sella: il basco segue i consigli di Sabino e, con tenacia e volontà, riprende la sua voglia di pedalare nel 1999.

Con i colori della Café Baqué ottiene 13 vittorie diventando il miglior prospetto spagnolo ma, nonostante le buone prove, non riesce a trovare offerte per il passaggio tra i pro. Nemmeno l’Alma Mater di tutti i ciclisti baschi offre inizialmente un contratto a Mayo ma poi nel 2000 arriva il contratto tanto sperato con l’Euskaltel, con un soprannome già stabilmente incollato addosso: in Spagna lo chiamano tutti il Gallo

L’anno di debutto con la Euskaltel-Euskadi coincide con una stagione di apprendistato per Iban che nel 2001, pur non venendo convocato per il Tour de France riesce a mettere in luce ottime doti di scalatore in particolare nelle corse francesi vincendo una tappa nel Dauphiné Libéré, la classifica generale del Midi Libre precedendo i due atleti di casa Salmon e Moreau e  la Classica delle Alpi davanti a due mostri sacri come Lance Armstrong (poi squalificato) e Pavel Tonkov. Mayo è al via della Vuelta Espana 2001 come capitano della formazione basca chiudendo undicesimo in generale.

Nel 2002 è nuovamente al via della Vuelta con la speranza di ben figurare. E’ una sorta di prova generale per la sua carriera: Mayo non conquista nessuna vittoria di tappa ma chiude quindi in generale a  5’42” dal vincitore Aitor González della Kelme.

Iban Mayo e il magico 2003

Il 2003 è l’Anno con la A maiuscola per il ciclista di Igorre, località a 15 chilometri da Bilbao. Al  Giro dei Paesi Baschi (Euskal Herriko itzulia) vince tre frazioni e domina la classifica generale finale davanti a Tyler Hamilton e Samuel Sanchez. Iban ottiene un sorprendente secondo posto alle Liegi-Bastogne-Liegi. Al Critérium du Dauphiné vince la tappa di apertura e l’arrivo di Morzine riuscendo a staccare sua maestà Lance Armstrong e chiudendo secondo in generale alle spalle del texano.

Attorno al suo nome cominciano ad accendersi i riflettori del top team, tanto che la Saeco di Igor Astarloa pare avanzare una proposta di contratto. La Euskaltel non può certamente competere con la Saeco in termini economici ed ecco che punta sulle corde emotive: firmare il contratto per diventare leader dei team che rappresenta il popolo dei Paesi Bachi.

Iban Mayo al Tour de France 2003

Mayo è convocato per il Tour per aiutare il suo capitano Zubeldia a fare classifica,  la maglia gialla è  invece affare tra Armstrong e Ullrich.

Il momento in cui Iban Mayo entra nel cuore della sua gente è il 13 luglio 2003, il Tour de France affronta la salita dei miti, l’Alpe d’Huez: 14 km al 7,9% di pendenza media con 21 tornanti dedicate agli immortali del pedale: da Coppi a Pantani, da Bugno a Hinault l’olimpo del ciclismo è lì rappresentato e tributato.

Il Gallo mette il cuore dove le gambe potrebbero non arrivare e ottiene il successo più prestigioso della storia della squadra, lungo quei tornanti pedala come un indemoniato, macina chilometro dopo chilometro un distacco pazzesco dai due mostri sacri della corsa: Mayo rifila 2 minuti ad Armstrong e 3 ad Ullrich. A Parigi il capitano Zubeldia arriva quinto e Iban è sesto, è un trionfo per l’Euscatel e i tifosi baschi vedono in Mayo il simbolo del riscatto del loro popolo.

La vittoria all’Alpe d’Huez non coincide con la sola conquista di una vetta memorabile ma soprattutto di un posto speciale nel cuore dei tifosi e di un tributo al 20esimo tornante dell’ascesa mitologica in cui solo uno spagnolo aveva spazio: Federico Echave (un basco prima ancora che uno spagnolo). Il successo di Mayo è un vero e proprio manifesto vivente del movimento basco: rispettare la propria identita (leggasi la maglia), attaccare senza paura e metterci sempre il cuore.

Per il 2004 l’obiettivo del Gallo rimane il Tour e la stagione è concentrata su questo appuntamento e per farsi trovare pronto all’appuntamento il basco è già al top della forma a maggio conquistando due tappe alla Clásica Internacional de Alcobendas, la mitica Subida al Naranco (tristemente nota per la morte del nostro Alessio Galletti nell’edizione 2005) e laVuelta Asturie.

Il trampolino ideale per arrivare pronto per il Tour è il Giro del Delfinato ed ecco che anche in quella occasione fa sua due tappe (il prologo e la quarta) e conquista la vittoria finale davanti a Tyler Hamilton e Oscar Sevilla. Ora Mayo è visto con reverenza da tutti e in cima all’elenco dei favoriti per lottare con Lance Armstrong nella corsa francese. La fortuna, però, non è sua alleata: nella terza tappa con arrivo a Namur è vittima di una brutta caduta, perde quattro minuti e, cosa peggiore, non trova più il giusto colpo di pedale. Prima della partenza della quindicesima tappa, ormai staccato di oltre quaranta minuti dalla maglia gialla, decide di abbandonare la corsa ponendo in pratica fine alla sua stagione.

Il 2005 di Mayo è totalmente avaro di soddisfazioni per via dei postumi della caduta del Tour che lo tormentano. Al tour 2006 chiude 50esimo in classifica e alla Vuelta si ritira alla quinta tappa.

Solo nel 2006 Iban Mayo torna a mettersi in mostra alla Classica di San Sebastian, con un tentativo sulle rampe dell’ Alto de Jaizkibel mentre il giorno seguente torna alla vittoria nella Subida a Urkiola.

Al Dauphiné Libéré 2006, dopo una tappa disastrosa al Mont Ventoux, riesce a infilare due ottime tappe finendo al 2 ° posto a Briançon e vincendo la tappa regina che si conclude a La Toussuire. I buoni risultati alla corsa di preparazione, lo mettono nuovamente tra i nomi caldi per il Tour de France (orfano di alcuni ciclisti coinvolti in Operacion Puerto). Mayo perde più di 24 minuti nella prima tappa di alta montagna e il giorno successivo saluta tutti e torna a casa ufficialmente a causa di una faringite causata dall’aria condizionata dell’hotel. In realtà l’abbandono è legato ad un diverbio con un cameraman della televisione francese che ha registrato il momento in cui sarebbe fatto trainare sul Tourmalet.

Al via della Vuelta a España non riesce però minimamente ad incidere ottenendo un undicesimo posto di tappa e il 35esimo in classifica finale.

L’anno seguente, non trovando un accordo economico con l’Euskaltel-Euskadi, Mayo approda alla Saunier Duval Prodir che lo schiera al Giro d’Italia assieme a “Califfi” come Simoni, Riccò e  Piepoli. Il basco vince la frazione con arrivo alle Terme di Comano e lavora per Simoni e Riccò che chiudono rispettivamente quarto e sesto in generale.

Al Tour de France 2007, ottiene un sedicesimo posto finale ma in un controllo antidoping svolto a Châtenay-Malabry risulta positivo all’EPO e viene sospeso dal Team. Le prime controanalisi, però, danno esito negativo mentre a dicembre un ulteriore controllo sulle provette confermano il primo verdetto: positività all’EPO.

La Federazione spagnola decide di opporsi alla decisione dell’UCI non sanzionando Mayo, nell’Agosto 2008 il TAS di Losanna impone una squalifica di due anni al basco sancendo, di fatto, la fine della carriera di Iban Mayo,