Graeme Obree, la Old Faithful e il record dell’ora

Graeme Obree gloria e ombre del pistard scozzese

Graeme Obree, la Old Faithful e il record dell’ora: la storia del ciclista scozzese che rivoluzionò le biciclette con pezzi di una lavatrice

Graeme Obree (fonte wikipedia)

Graeme Obree (fonte wikipedia)

Graeme Obree nasce a Nuneaton nella contea del Warwickshire, in  Inghilterra l’11 settembre 1965 ma cresce in Scozia dove impara l’antica arte del ciclismo su pista. Nel gennaio dell’84, Graeme è davanti alla televisione ed assiste alla conquista del record dell’ora da parte del nostro Francesco Moser. La Scozia degli anni ’80 è una nazione provata dalle politiche economiche volute da Margaret Thatcher che, dopo aver promesso un’apertura sulla nascita di un parlamento scozzese, decide di negare la proposta dei Labour sulla devolution e di tagliare i finanziamenti pubblici alle fabbriche con un incremento della disoccupazione e del tasso di suicidi.

Quando è solo un ragazzo prova a togliersi la vita soffocandosi col gas ma viene fortunatamente salvato dal padre che sta tornando a casa prima da lavoro.

La disperazione serpeggiante nel paese tocca anche Graeme Obree che vive a Irvine, nel North Ayrshire, con la moglie Anne e i figli Ewan e Jamie gestendo un negozio di biciclette e gareggiando in competizioni amatoriali.

Graeme cede alle tentazioni dell’alcool e arriva, vittima della depressione, nuovamente a tentare il suicidio quando la crisi bussa alle porte della sua attività costringendolo a chiudere il negozio. Gli viene diagnosticato un disturbo bipolare che spiega gli alti e bassi che lo accompagnano per tutta la sua vita.

E’ il ciclismo, principale motivo di vita per Obree, che gli viene in soccorso quando, ricordandosi del record dell’ora di Moser, decide di cercare la strada verso la gloria sulla pista di un velodromo.

Analizzando la posizione in sella dei ciclisti, Obree comprende che le braccia sono la arte che più va a toccare l’aerodinamicità del ciclista e decide di ridurne l’esposizione alla resistenza dell’aria: nasce la posizione The Tuck, la posizione chiamata anche “della mantide in preghiera”.

Per poter mantenere una posizione così aerodinamica serve una bicicletta speciale e proprio il record di Città del Messico era stato ottenuto grazie ad un esasperato ausilio tecnologico e della ricerca sui materiali ed ecco che Graeme Obree decide di costruirsi in proprio la sua bicicletta in quanto non esisteva una bici che consentisse di mantenere The Tuck per un’ora.

Graeme costruisce la bicicletta partendo da zero, valutando le parti non necessarie ed eliminandole: ecco che uno dei bracci della forcella anteriore sparisce, le scaepe sono attaccate ai pedali solamente con viti, lo spessore del movimento centrale si assottiglia e il tubo orizzontale sparisce. Lo scozzese, accortosi che alcuni cuscinetti standard per bici non erano adatti, decide di usare i i cuscinetti del cestello della lavatrice che va a 1200 giri al minuto:nasce la Old Faithful.

La posizione di Obree non è vantaggiosa semplicemente aerodinamicamente, ma consente anche, spingendo il punto di pedalata verso la parte posteriore, di beneficiare di una maggiore pressione rimanendo in sella.

Tutto è pronto per il tentativo di conquista del record ma l’esperimento fallisce ma lo scozzese decide di riprovarci la mattina dopo.

Il 17 luglio 1993 alle 7.55 della mattina presso il Velodromo di Hamar, in Norvegia, Graeme Obree e la Old Faithful tentano il secondo assalto al record dell’ora. Il velodromo è senza pubblico l’unico rumore è quello della pedalata dello scozzese che, metro dopo metro, minuto dopo minuto brucia il record di Francesco Moser di 445 metri (51,596 i chilometri percorsi).

Alle ruote lenticolari di Moser si contrappone la bicicletta-lavatrice Graeme Obree che ha, come per la precedente, il valore di stimolare la ricerca tecnologica del settore.

Appena sei giorni dopo, durante il giorno di riposo del Tour de France 1993, è Cris Boardman a soffiare ad Obree il record appena stabilito, tra i due nasce una accesa rivalità e ai Mondiali di Hamar nell’agosto dello stesso anno Obree sconfigge Boardman nella semifinale dell’inseguimento individuale per stabilire il nuovo record mondiale nella finalissima contro Ermenault.

Il 27 aprile 1994 è ancora Obree a riprendersi nuovamente il primato, facendo registrare  52,713 km; lo Scozzese Volante si appresta al prendere parte al  Tour de France del 1995 ma viene “fatto fuori”  dalla sua squadra “Le Groupement”, con un pretesto. Nel 1995 a Bogotà si consola battendo  Andrea Collinelli e conquistando il titolo mondiale nell’inseguimento individuale sfruttando una posizione con braccia allungate in avanti che venne presto vietata dall’UCI.

La rivalità tra lo scozzese e Boardman mette pepe al ciclismo su pista mondiale ma la morte, in un incidente d’auto,  del fratello di Graeme, Gordon, in un incidente d’auto fa ripiombare Obree nel vortice dei problemi personali.

Anche l’UCI da una bella botta allo scozzese mettendo al bando di tutte le nuove avveniristiche biciclette inventate fino a quel momento e ridando il record dell’ora a Francesco Moser.

Obree fa in tempo a conquistare due titoli nazionali a cronometro nel 1996 e nel 1997 per poi appendere la bicicletta al chiodo.

Terminata la carriera la vita di Graeme si adombra ulteriormente, nei primi anni 2000 appare qualche volta in video, scheletrito e con lo sguardo perso nel vuoto. Nel 2001 prova nuovamente il suicidio cercando di impiccarsi ma viene salvata dalla figlia di un contadino del luogo.

Nel 2009, a sorpresa, il nome di Obree torna agli onori della ribalta per l’annuncio di un tentativo di record dell’ora che non viene, però, mai organizzato.

Dopo il divorzio dalla moglie, nel 2011, confessa la propria omosessualità in un’intervista allo Scottish Sun ammettendo che proprio il suo orientamento sessuale abbia fortemente pesato sui tentativi di togliersi la vita: «Sono stato educato da una generazione che ha fatto la guerra che a pensava che era meglio essere morti che gay. Probabilmente sapevo di esserlo ma lo ritenevo inaccettabile».

Nel 2013 Graeme Obree prende parte alla World Human Powered Speed Challenge, competizione tra le biciclette più veloci al mondo.

Ancora una volta decide si crearsi “in casa” la propria bicicletta che sarà battezzata da Chris Hoy”The Beastie“, la bestiola: acciaio recuperato da una padella, rotelle dei rollerblades presi in un negozio di seconda mano di Saltcoats e anche qui esce il genio dello scozzese. La “carrozzeria” viene disegnata dalla Glasgow School of Art ma tutto avviene senza disegni o progetti in puro stile Obree.

Poco prima della partenza per gli USA un infortunio mette a repentaglio l’avventura ma, risolti i problemi fisici, Graeme porta la bicicletta sul lungo rettilineo della Highway 305 alla velocità di a 56.6 miglia orarie (91.1 km/h). Non riesce a diventare l’uomo più veloce al mondo ma fissa comunque il record di velocità per un ciclista in posizione prona. Da questa avventura esce il documentario Battle Mountain.

 

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